sabato 20 dicembre 2008

La poetica del Riennevaplù.

Che poi è evidente che sono io, il disadattato. Quello incapace di relazionarsi. Mica possono essere tutti gli altri nessuno escluso, no. Cavolo, la statistica è nojosa quasi quanto l'economia, ma è evidente che un evento che abbia una sola probabilità di verificarsi contro svari miliardi di altre mi sa che è ridicolo x davvero.

Dopo 37 anni ancora non ciò capito niente di come mi dovrei rapportare cogli altri. Cogli oni & cogli altri. Quindi no, sono io lo stronzo. Magari fosse retorica; e invece io finora mi sono comportato sempre allo stesso modo. Nonnò, sono proprio stronzo. Piglio e sparisco, senza manco perdermi in parole magiche. Potrei elencarne, di corsi e ricorsi storici. Lustri passati colì, decenni trascorsi colà. Olà: periodici repulisti totali.

Puff; sparisco. Saturato dalla mia stessa impotenza. Niente, è così: a un certo punto intollero il povero coglione che incarno nelle circostanze, e smetto di botto di circostarci. Pure se all'orizzonte non c'è nient'altro. Io nel Nientaltro ci sopravvivo Nientemale, grazie. Tipo, guarda qua: non ciò gastriti. Non celeò! Ergo sto abbastanza bene. Aspetta va', fammi andare a fare un caffè, fintantoché.


Àah.

Io penso che ognuno sia unico, e fin qui niente di originale. Ma oltreché unico, intendo anche sottintendere portentoso nella caratteristica non necessariamente positiva che lo rende unico, o 'nelle caratteristiche', al plurale perché magari è più d'una. Ecco la mia (o una delle mie, ma sicuramente la più sbalorditiva).


Sono la persona più intollerante che esista sulla terra (e fin qui poco di eccezionale, doveva pure essere uno il più intollerante, mica due), ma anche la più tollerante al tempo stesso. Questo è l'assurdo.


Sono capace di resistere per interi multipli delle 24 ore a cose che mi sono insopportabili. Ricordo di averci resistito per almeno una freca di volte, dicendomi 'Dai, che ad es. fra 72 ore è tutto finito', 'dai, che mancano solo 2 risvegli', 'dai, che stasera finalmente ne sono fuori'. E di averlo fatto alla perfezione; credo di essermi fatto sgamare raramente, forse mai. Aggravando sia le insopportabilità contingenti, sia le mie responsabilità d'insopportatore silente.
Intendiamoci: io sono un pigro espertissimo. Non intendo fare niente che non vada a me, e intendo pure litigare fino alla morte pur di difendere il diritto a non farlo. Se provi a costringermici celebro istantaneamente i miei riti vodoo per rianimarmi la testardaggine abbruzzese sopita in qualche cantuccio del dienneà, e con essa mi faccio inespugnabile. E ritengo inestimabile, come detto più volte su questo template che mi si dice essere illeggibile, la capacità di assecondarmi la pigrizia. Perché così faccio solo quello che mi va; non ho detto 'quello che mi piace', ma 'quello che mi va'. È diverso, perché ivi comprendo sia le mie piacenze sia le mie volenze, ovvero quello che io stesso ritengo di dover fare per una mia piacenza di ordine superiore. Tipo che so, non mangiare il cioccolato per passare a pieni voti la Prova Costume.

Quanto la pigrizia mi sia inestimabile mi è chiaro solo adesso. Laddove io ritengo vi sia una ragione trascendente per fare le cose, che so: amore – amicizia – divertimento – lavoro, la pigrizia non mi viene secreta dal sistema immunitario. E mi annullo.

Porcoddio, ho detto 'mi annullo', e questo intendo. E non me ne accorgo. E sapermene accorgere prima di ogni altra cosa mi era inestimabile. E porcoddio, non ne sono capace. E, porccacciodiddio; ecco cosa mi terrorizza in questo momento della vita, impedendomi di mettere fuori di casa la mia socievolezza generalmente piacente. La consapevolezza di esserne, al momento, inconsapevole. La consapevolezza di potermi riconoscere nell'ennesimo stupro solo quando me ne ha decretato le lesioni pure il medico legale.


Guarda le cose che sto a dire. Guarda quando le sto a dire. Adesso. Stavo trastullandomi su Facebook, mangiando il mio piatto di risointegraletonnoalnaturaleolivenereagliolioacrudopeperoncino pensa che fissa se le ricette le facessero così, provando a sentire i Plaid. Mi viene in mente di iniziare un post dicendo 'Che poi è evidente che', anzi, era da stamattina che ci pensavo e mi piaceva. Poi qualche neurone si preme il tasto Invio, ed eccoci qua. Io e te, che basta che scrivo una cazzata e tu subito ognipresenzi. Ma tu pensa sto vegliardo d'Iddio. Diamogli la majuscola per stavolta, va'. Gli gira il culo e ti fa non solo trovare ma soprattutto cercare una risposta. Cazzo, io a sta roba ci dovevo aver pensato da un pezzo. Essa da sola mi costituisce l'antro della vita. Il clichet, il corso&ricorso periodico, il moto inarmonico più cacofonico che possa solo pensare di percepire. Oh, celò in capoccia proprio ora. Io lo so cos'è dio; che ridere a pensare quanti filosofi, quanti teologi, quanti stronzi si siano accapigliati a definirlo, e lui sempre sfuggente come scureggia fuor da sfintere. Sta roba chiamata dio è, semplicemente, l'oggetto del mio odio. Nient'altro. Se non lo odiassi smetterebbe di esistere, ma Lo Stronzo sa benissimo che io non intendo privarmi di lui perché ne ho bisogno, mortacci suoi. Cazzo però, me li scelgo bene i bersagli. Penso non ci sia niente di più acuminato, quanto ad acume, intendo. Un vero Maestro. È un porcone e va bene, ma come non stimarlo, è geniale, l'oggetto del mio odio è geniale.


Fare un bilancio è inutile.


Non ho mai avuto sensi di colpa verso le vittime delle mie pulizie. Poiché mi hanno saturato. Mi apprezzavano per la mia capacità di capire, per l'empatia che sapevo sempre come trovare, per la facilità con cui mi funzionava il meccanismo. Ciononostante, la maggior parte delle volte mi hanno messo nelle condizioni di non essere capito, e di non poter contare su nessuna empatia, da parte di nessuno. Di sentirmi costretto a chiarire. E dopo questa violenza che nella mia immaturità continuo a sentire inaccettabile, me ne hanno fatto percepire l'inutilità, con tranquilla inaudita violenza quotidiana. Di qui, i carpiati nel Nientaltro.


Ho sempre avuto sensi di colpa con loro. Poiché me ne sono fatto saturare senza saper fare per tempo la cosa giusta. Perché mi avevano voluto bene anche per la mia capacità di capire, per la facilità di trovarmi l'empatia. Perché ingenuamente ho dato per scontato che la loro comprensione e la loro empatia mi spettassero di conseguenza.

Soprattutto ho sempre avuto sensi di colpa verso le persone non toccate in alcun modo dalle ragioni della mia fuga nel Nientaltro. Con loro appresso, mai l'avrei raggiunto. Le ho, spietatamente, sacrificate.


Eccolo il bilancio; e infatti è inutile, perché ormai sono saturo. Non serve a un cazzo. Sono saturo.


Non so dire le cose; o non le dico fino alla morte, la mia, o nel dirle deflagro, esternamente e internamente. Ed è irreversibile.


Che sfiga.


Sò pure pelato.
















domenica 14 dicembre 2008

Forature.

Na cosetta veloce (*), che oggi non ciabbiamo tempo da perdere nessuno dei due.

Cena dai miei, quindi televisione.
Tg5 che trabocca di 'articoli di costume'. Servizi sul natale, sui prossimi regali, su certi pinguini che
non ricordo in quale zoo avevano vestito da Babbinatale. Sui videogiochi di ultima generazione, sui negozianti che ora sono contenti di come gli inizia l'onda dei regali.
Occhio che ho detto 'servizi' sul natale eh, mica uno solo. Ma tanti, spezzettati, costituiscono le notizie del giorno. Insieme al maltempo e alle immagini catturate da un cellulare che mostrano una donna coreana che cià il suv appeso a un carrattrezzi che glielo sta per portar via, ma lei è più lesta ed entrata in macchina se ne va portandoselo appresso, rendendogli pen x ficaccia. Ma a un certo punto finalmente arriva la pubblicità, quella vera dico, e con lei la possibilità di pensare.



Pensare cosa? Beh, l'inizio è un conseguente e necessario 'Porcamadonna'.
Ma parlate di me, piuttosto! Perché non ci sono io, al Telegiornale? Eppure io nel mio piccolo sono 1 autentico coacervo di notizie-bomba, senti qua:

  • sono calvo e gli Altri Prelati (tradendo la totale assenza di spirito di categoria) non vogliono che io mi spalmi i feti in testa, e con loro le cellule staminacee
  • desidero sistematicamente le cose che non posso permettermi
  • se mi ammalo muojo di fame, non potendo più lavorare
  • a meno di non gravare finché posso su residui di un passato socialmente ancestrale (i miei genitori, buoni & bravi)
  • ho la dipartita IVA ma di fatto sono un dipendente
  • per quella minima parte della settimana in cui lavoro guadagno bene (dico in proporzione, non credere chissà che) e ho un sacco di tempo libero
  • ma ogni altro essere su questo pianeta no! e quindi che ci faccio?
  • vivo costantemente a un passo dagli psicofarmaci
Visto? roba da fermare subitissimo le rotative.



Poi, è Ruota della Fortuna. Dalla conduzione dell'orrido Mikebongiorno dei pranzi familiari di 15 anni fa, a quella di Enrico Papi – Victoria Silvstedt. Un salto temporale con modalità digitali, senza alcuna continuità, che mi consente delle sensazioni ben precise. Eccole qua.
  • I modelli archetipi del vincitore sono quantitativamente pari al numero dei sessi legalmente riconosciuti (ma l'ex onorevole Lussuria sta colmando il vuoto legislativo a grandi passi, coccerte sue presunte vittorie). Cioè due.
  • Il primo è Enrico Papi. Chissà se se lo sarebbe mai immaginato lui stesso.
  • Quindi, oggigiorno il maschietto può vincere nonostante panza e occhiacci lenticolari; ma solo a patto di sfoderare la sua verve umoristica in raffiche di battute che non dovrebbero far ridere alcun avente diritto alla vita. Dal che deduci pure che, visto che il senso della vita è sparararsi in vena delle gran dosi di fica & successo, scòrdati di indugiarti le tristezze. Al limite scaricati dai siti americani gli antidepressivi più in voga.
  • La seconda è Victoria Silvstedt. Ovvero, l'abrogazione della legge Merlin. 'Ovvero ovvero' (cit. neo-testamentale), il 'Colpo Grosso' definitivo: lo strip-tease integrale delle cervella.
  • Chiedo scusa alle Vere Mignotte. Professioniste esemplari, leali e indefesse, che regalano sensazioni autentiche in cambio di compensi a definizione alta davvero. Non esiste infatti che il cachet di una mignotta debba essere un pacchetto generico di cene-gioielli-malumori-viaggi-regalìe-automobili-MinisteridelleDisparità. Le Vere Mignotte secondo me sono delle ragazze d'oro. Tu gli chiedi una cosa, loro ti dicono di sì e ti chiedono in cambio una cifra precisa, altrimenti è no. Sta a te vedere o rilanciare. Certo, la qualità della partita immagino dipenda dallo spessore dei giocatori, ma com'è giusto che sia. Meglio ch'accanno di decantà, che più continuo e più non mi ricordo più perchè non sta bene rivolgersi a codeste Signorine. Potrei scoprire che è sempre per quei residui di paura delle Jesus' tears, e allora sarebbe conseguente lasciare che tutto specie me vada a puttane.
Ma mannaggialSolito, non posso cenare con davanti le ignudità di una coi sisoni in pvc e le gambe di Schwarzenegger, mi fa schifo vedere un naso talmente rifatto che inesiste quasi quanto quello di Michaeljackson. E la pietanza più invitante mi è indigesta quando vedo sdoganati gli ammiccamenti più troieschi di fronte all'incapacità sistematica di capire ciò che attorno gli succede, a quella troia contraffatta. La Finanza dovrebbe tutelare le Vere Mignotte. Non è possibile che arrivano questi carichi di mignotte estere senza alcun certificato che ne attesti le qualità che anzi è evidente che non ci sono, a inflazionarci il mercato. Cottutti quei derivati del petrolio che ciànno dentro sossicuro che non so nemmanco ignifughe.

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Poi però mi ricordo che io sono completamente soggiogato dal fascino virile di Umberto Eco, e quindi non voglio né essere né, dirò di più, fare (parafrasando l'editore Pendolare Garamond) né l'Apocalittico né l'Integrato. Ho fatto il primo? Fammi essere un po' anche secondo.

Accanno chiasmicamente & immediatamente la seconda serie di probbblematiche.

Sei maschio e vuoi accanto una femmina patinata ma tridimensionale? Goditela. Poi ti voglio vedere quando ti dovrà co-educare i figli o semplicemente sostenerti la conversazione per qualche minuto successivo a, e lei sarà solo capace di risponderti ammiccando. Non fumarci vicino, piuttosto. Te la ricordi, sì, la puzza di plastica bruciata nei portacenere.

Sei femmina e mascheri l'attrazione che provi per il Potere con il tuo amore per le Matte Risate? Vattelappiandercùlo.

(poi comunque sto comportamento mica è nuovo, è dalla preistoria che le femmine sono attratte da chi cià la clava più grossa, così come il maschio è attratto da chi gli allatterebbe meglio la prole; quello che mi sconvolge è che trovo divertente girarci attorno romanticamente o eroticamente, a st'argomento, mentre invece si sdogana esplicitamente & vieppiù la decerebralità, qui mi fermo sennò ricomincio).

Chiami Telegiornale la manco tanto subliminalità dei tuoi messaggi publicitari? Bah.
Ora il Telegiornale è quando mi dici a pranzo e a cena che devo comprà, perché ci stanno cose tanto fiche e perché sennò i commercianti piangono. Oddio, i commercianti in effetti stanno simpatici a tutti, campano con poco e alle loro tasse si deve che so, la Sanità Pubblica e l'Istruzione.
Ma prima, che io ricordi, m'inscenavi comunque i Teatrini della politica. Craxi diceva A a Forlani il quale sollecitato da Andreotti chiosava B provocando le reazioni C delle piazze capitanate da Belinguer e le proteste indignate C di Pannella che s'ingollava rabbioso il piscio mentre Papa S(anto) S(ubito) invocava la Pace nel mondo mentre spendeva i suoi vigorosi giovanilismi in estenuanti session fotografiche con i principali dittatori latinoamericani.

C'era un gioco sulla Settimana Enigmistica, “Il Bersaglio”. Ora lo faccio, ma breve-breve.

Il Teatrino è Rappresentazione. La Rappresentazione può essere Catarsi. La Catarsi a sua volta è purificazione, spurgamento da una contaminazione.

Ecco; non c'entra un cazzo. Qui non è che ti devi sentire migliore. Non ci si basa su una tua presunta capacità di percepirti; anzi si dà per scontato che questa capacità tu l'abbia persa già colle prime puntate del Drive In.

Questi creano emergenze per autolegittimarsi i toni del reclutamento elettorale. Il trucco è dannatamente propagandistico, dirò di più (continuo a parafrasare): calcistico.

Così come il romanista aveva bisogno di Paolodicanio e i suoi ghigni romanamente insalutistici e il laziale necessita di Pupone Tottigò, il fascista ha bisogno del comunista come accade x il viceversa. L'antiproibizionista ha bisogno del proibizionista. L'ultras ha bisogno del celerino, e il celerino dell'ultras. Sennò, la domenica se ne stanno a casa tuttieddue. L'uomo è un ballerino provetto. Gli piace una freca di danzare questi balli, ecco perché io schifo il ballare. Tranne certi passettini di danza piccoli-piccoli tra ateismi e credenze. Machecentra, dovresti vederli quei passettini, sono d'1 grazioso irrinunciabile.

Quindi al Telegiornale, quando non è 'Articolo di Costume', è tutto 1 urlare allùpo allùpo sui pericoli della Democrazia, sui pericoli del Comunismo, sui pericoli della Dittatura Mediatica, sui pericoli del Maltempo, sui pericoli della Sicurezza. Perché coll'allarmismo ti metto la strizzalculo, e collèi ti strapperò il voto dalla matita copiativa. Non si fa. Si fa piuttosto crescere il senso critico dell'elettorato, e con lui la capacità di discernere i propri veri desiderata.



Ci sarebbe da aggiungere che ora i concorrenti si gufano esplicitamente tra loro, che le concorrenti quando si chinano a girare la Ruota mostrano le mammelle in scollature jenerose quanto presumo obbligatorie, che i riferimenti letterali non sono più 'D' come Domodossola (quindi hanno praticam. azzerato questa città) e nemmanco Alpha-Bravo-Charlie, ma qualche creativo amante del brivido s'è inventato che ora le iniziali si riferiscono o allo stereotipo professionale o macchiettistico incarnato dal concorrente, o in mancanza d'altro a doppi sensi generici. Ci sarebbe da aggiungere pure che la famiglia italiana che un tempo era bigotta ora sorride indulgente a certe licenziosità. Prendi la mia. Sono stato buttato della mia collez. orig. di Dylandog nell'epoca di massimo splendore della stessa, quando i collezionisti l'avrebbero pagata parecchie centinaja di Milalire quando colle centinaja di milalire ci potevi comprà tanta roba per davvero. Perché? Perchè le figuranti ciavevano le sise di fuori. Non fa niente che ivi figuravano in bianco&nero senza manco i toni di grigio a renderle più intriganti, quelle portavano le sise di fuori e quindi il loro posto era la mondezza. Ed ero grandicello eh, la mia ventina di anni celavevo. Ora invece la stessa Buttafuori, pur di vedersi i suoi giochini enigmistici, tollera di buon grado certe scollature, e soprattutto l'uso giulivo che si fa delle cervella ignare che a quelle mammelle ignude dovrebbero attaccarsi. Il tutto sia detto senza intenti di rivalsa, eh. Quello fu davvero un sopruso ingiustificabile, orribile, una vera violenza, fatta a sorpresa, per nulla mitigata dal realizzare in seguito che Dylandog sucks e i suoi moralismi pure. Ma boh, coi miei mi sento molto ma molto più debitore che creditore, mi commuove percepirne la qualità e la quantità del bene che mi vogliono e non sono affatto certo che sarei un genitore alla loro altezza. Per quanto porcodio nessuno rispetterebbe mai i fumetti di 1 prole quanto me.
Il mio intento è invece palesarmi nel rimpiangere Oscar Luigi Scalfaro che mette i suoi scialle verbali (ma checcazzo ci faceva Oscarralfòne co 1 scialle verbale, quel checcazzo) addosso alle spalle ignude delle donne. Nel rimpiangere addirittura la mia mamma buttafuori. Sigh. Non credevo che l'avrei mai fatto.

Porcatroja (quelle televisive, intendo): arièccomi Apocalittico. Giuro che non volevo.


(*) ancora che ce credi.

lunedì 8 dicembre 2008

Ma ecco qualcosa di veramente attuale.

Tutti a parlà di cazzate. Tutti quanti. Bravi, bravi, è molto utile.
“Maestra maestra, è Di Roccia che ha stracciato l'impegno, mica Velscranni” - “Chi vuole l'abborto mette il dito qui sotto” - “Aderiscimi e il Noto Scrittore è praticam. salvo”.
Nessuno è + capace di affrontare I Grandi Temi. Tipo: è lecito scureggiare davanti a qualcuno? e soprattutto, è ragionevole farlo dinnanzi all'essere + delicato (fisicamente & mentalmente) del Kreato: la Ragazza?
È un dilemma disperato. È evidente che “La Ragazza” è quanto di più agli antipodi ci sia risp. al concetto di skureggia. Ma, è altresì evidente, come si concilia la durata di un rapporto con la tenuta necessariamente limitata dell'intestino, x quanto crasso sia esso?
Fortunatamente, mentre tu sbatti le tue ciglia leziose tra occhielli capziosi ed elzeviri conniventi, c'è chi non si risparmia in carteggi di levatura internazionale. Ecco cosa scrive Stephanel dagli U.K. (prova ne sia il fatto che ciò messo le ore a sostituire tutte le vocali apostrofate con quelle italiotamente accentate), cui si deve anche la segnalazione dell'opera da cui è tratta l'immagine di apertura, che egli dichiara acutamente di leggere come “una sorta di fine del sogno americano”.








----- Original Message -----
Sent: Monday, October 13, 2008 2:46 PM
Subject: Re: +44773xxxxxxx

“Mai mi sono permesso e mai mi permetterò di scureggiare in maniera udibile in presenza della fidanzata. Lo considero assolutamente inaccettabile, una vera e propria mancanza di rispetto. Le scuregge sonorizzate vanno fatte con gli amici, loro sì che le sanno apprezzare.
Neanche i rutti mi permetto di fare, li considero sullo stesso livello.
Detto questo, una volta passato abbastanza tempo da potermelo permettere passo alle tecnicissime loffe. È inumano chiedere a chiunque di degassificare solo quando si è in perfetta solitudine. Sulla tecnica della loffa sarebbe poi bello disquisire, perché è una mezza arte. Solo che il rischio - come dici giustamente - è che poi escano puzzolenti. Io mi regolo così: se so che sto in una fase inodore, mollo senza pudore (e questo è stil novo). Se invece so che rischio la figuraccia lascio perdere a malincuore. Capita anche che mi butti, nel senso che non so cosa serbi il peto e decido di assecondare l'addome. Di solito mi va bene. Ma la settimana scorsa no: dinanzi alla tv con la mia bella produco una loffa piuttosto cipollata. È matematicamente impossibile che non se ne sia accorta. E qui ci sarebbe da descrivere come normalmente reagisco: in pratica mi pietrifico, nella speranza che l'afrore si diffonda il meno possibile ma anche perché l'imbarazzo è troppo. Infatti credo che tenda anche ad arrossire.
Succede anche a loro però, le maledette. Con tutte le mie partner mi è capitato di sgamarne il prodotto gassoso delle viscere. E la tecnica è la stessa: loffa nella speranza che.
Ricordo che una volta in Germania nella casa dello studente in cui sia io che la mia ragazza avevamo una stanza, entrai all'improvviso in camera sua con lei sdraiata sul letto a studiare. Si era scatenata, l'aria era praticamente irrespirabile.
Ecco, condividere con la mia partner le proprie emissioni intesti-anali è un'idea che mi dà ribrezzo. Perché lei è pura (...). E così altrettanto non posso accettare l'idea che lei sia costretta a subire le mie.
Per concludere l'argomento: sabato mattina rimango a letto da solo per qualche minuto, dopo che Xxxx <cita il nome della ragazza, NdR> mi lascia per raggiungere le amiche che dividevano il letto degli ospiti in salotto.
Fino ad allora avevo posticipato l'atto supremo. Finalmente posso mollare. Ma sempre loffa deve essere perché la porta è aperta e le troie sono troppo vicine per rischiare. Con una certa disinvoltura irrigidisco l'addome sicuro della mia tecnica "sorda" e mollo. Sarà stata la scarsa lucidità del risveglio, ma m'escìta na stecca Yyyy <pronunzia il mio nome invano, NdR>. Devo ave' fatto una faccia fichissima subito dopo, terrorizzata. Vista l'euforia che le impregnava già di prima mattina dubito che comunque siano riuscite a sgamarmi. Ma me la son vista brutta porcoiddioladro.”

sabato 6 dicembre 2008

Come crollarmi la libido.




























Ohè pulzella, senti che dritte ti do per rattrappirmi l'interesse. Te ne do di buone tanto per piccoli colpi quanto per mazzate definitive, tutte mischiate, tutte x té! Che bello che bello, andiamo a leggerle insieme.


  • Fammi sapere di che segno sei, malcelatamente compiacendoti per la rilevanza della notizia
  • poi, dopo aver indovinato il mio dal niente,
  • tràine infine una qualche morale.
  • Lascia trapelare di tanto in tanto un elemento religioso.
  • Permettimi di avere a che fare col tuo cane
  • quindi innanzitutto possiedine uno; a tua scelta uno di quelli piccoli, allegri e chiassosi, oppure uno grosso e fedele, che sbava di più
  • il fatto che anche dopo anni che ci saremo lasciati ne troverò i peli sui miei indumenti puliti, sarà il modo più romantico per non dimenticarti.
  • Più ti trucchi, più mi hai in tuo potere.
  • Non risparmiarmi mai i tuoi umori.
  • Ricorda che in un gruppo io sono attratto dalla femmina dominante; cerca di esserlo.
  • Fammi ballare, a qualsiasi ora del giorno & della notte.
  • Usare il cellulare il più possibile mi piace molto.
  • Per le ferie portami in montagna: cammineremo sempre e senza mai affrettare il passo, godendo del nostro semplice, purissimo camminare
  • purché però la pendenza sia maggiore del 30%, e pioviggini costantemente. E che sia tutto molto costoso.
  • Accendi la musica mentre chiacchieriamo
  • inizia una conversazione mentre si ascolta musica
  • a questo proposito, durante un film mi piace spezzare il ritmo chiacchierando di altro.
  • Il tuo passato sessuale m'incuriosisce come poche altre cose
  • quindi, tienimi sempre aggiornato sul confronto fra me e i tuoi ex.
  • Provare a spostare un potenziale litigio sul piano razionale è una perdita di tempo che lasciamo agli ingenui.
  • Quando mi dici “ma stai sempre a leggere” è tenerissimo, vuol dire che ci tieni ad avermi tutto per te.
  • Le tue sensazioni non m'interessano
  • come pure le tue emozioni e i tuoi pensieri
  • tranne quelli frivoli, poco impegnativi.
  • Nel sesso, vederti troppo presa m'inibisce
  • e sentirti dire che ti piaccio, alla lunga non mi stimola.
  • Mi piace vedere che ti tieni aggiornata sui gossip
  • e anche quando mostri di perdere la testa per i divi dello spettacolo: questo appassionarsi per qualcosa di irraggiungibile è un chiaro indice di sprezzo del quotidiano, dunque di nobiltà spirituale.
  • Alla parità nel bilancio delle rinunce di una normale vita di coppia preferisco un pizzico di follia: è molto più eccitante
  • Adoro pianificare in autunno le ferie estive, nel minimo dettaglio.
  • Che non si facciano sforzi di empatia reciproca o nei confronti di parenti e amici: le cose devono venire da sé, sennò niente. Si mancherebbe di spontaneità.
  • Un rimprovero in forma di sfogo non può che farmi crescere.
  • È bene che tu eserciti un regolare controllo delle mie attività, senza tralasciare quelle mentali
  • e che anche io debba controllare te: affidarsi ciascuno al proprio autocontrollo mi sembrerebbe come giocare alla roulette russa.

Naturalmente, esiste tutt'una serie di trucchi per esternarmela, la libido, trucchi naturalmente + o meno eleganti. Ma chissà perché m'è venuto solamente di palesare quelli per internarmela. Questo sembra 1 comportamento autolesionistico, chissà da cosa può essere dettato, dovrei approfondire.

Ma chi cià tempo.

domenica 23 novembre 2008

Il dilemma del prigioniero.

Oggi ero sul Raccordo quello Grande & Anulare, tornante a casa da una ghiotta spesa di mutande di Intimissimi, un libro di Andreapazienza e 1 di Primo Levi + due ciabatte imbottite della North Face che renderanno più di tendenza le mie solitudini. Dopo settimane di austerity continuavano infatti i festeggiamenti per la Riscossione del Primo Stipendio dell'A.A. 2008/09.
Nello stereo i Perigeo, Torre del lago e poi Via con Beato Angelico. Quindi capisci bene che ero incline alle riflessioni. Da destra in quel momento si estroflette uno stormo di volatili. Sai, quelli che tuttinsieme prendono le forme di qualcosa. Che pulsa, organico, comprime e spande i suoi interstizi.
Lo credi giocare perché non ti sembra vero di poter proiettare su qualcosa i tuoi desideri inconsci, specie quelli più difficili da vedere 1 giorno realizzati.
Invece sai che fa? te lo dico io, perché per una volta c'erano le condizioni emotive per favorire il ricordo di qualcosa che avevo letto chissà dove.

Dice che i banchi di spinarelli, gli stormi di uccelli, i branchi di gazzelle, corrono-volano-nuotano-strisciano tuttinsieme (come sa chi da piccolo gli compravano enciclopedie di Topolino o vinceva costose partecipazioni su emittenti televisive locali) per un preciso motivo. Che non è ludico manco un po', anzi; infatti lo fanno nel tentativo di scampare alla morte. Ciai presente forse qualcosa di meno ludico? Prova a immaginarti te stesso, se ci riesci, mentre con uno dei tuoi trucchi tenti di scampare alla morte. Fatto? Ora ricordati te che giochi, una qualsiasi volta di te mentre giochi. Fatto?
Diverso, eh.

E come si svolge, come si svolge questo tentativo di scampare alla morte?
Ma niente, ti metti te & 1 altro milione a mangiare, ballare, urlare a skuarciagola (fico Skuarciagola come nome di 1 gruppo), cantare. Tutti insieme, rassicurati da quel milione di posti di lavoro promesso che oramai sarà imminente. Tutti a fare la stessa cosa qualsiasi, tutti nello stesso momento. Ognuno svolge la sua, solo vagamente consapevole che sta capitando lo stesso al milione di esemplari circostanti. Pensa il casino.
In questo kasino succede una cosa strana. La Morte, nella persona episodica deL Predatore, ti vede come una Massa Informe. Informe ma perlamadònna immensa, molto più immensa dei suoi artigli/zanne/falci/scacchiere bergmaniane. Quindi, povero Predatore Mortifero, si sgomenta.
Se invece non si sgomenta perché è del tipo poco fantasioso, lo vedi partire in quarta verso il tuo milione interatomico di colleghi, puntandone singolarmente i nuclei. Che ti frega, però. Sai bene che infatti quello sovente cià la vista di Lembo Kid quando si tratta di puntare 1 singola preda, ma finché non la punta lo sciocco vede solo Kriptonite. Fluttua please, continua a fluttuare come l'insensato che sei, che per un po' gli rimandi il pasto.

Fico eh. Forse pure tu per lo stupore ciai la bocca aperta (io ce l'avevo mentre scrivevo, pur avendo già un'idea, per quanto vaga, di ciò che stavo per scrivere). Quindi chiudila per cortesia che non sta bene. Mentre esegui ti rimarco un punto che non credo che le tue latenze temporali ti abbiano ancora permesso di cogliere. La domanda è: 'Nella figura informe, chi occupa le posizioni periferiche, che sono evidentemente le più pericolose? e soprattutto, perché?'



Riapri per lo stupore quella boccaccia e poi richiudila, per poi non permetterti mai più. Non davanti a me, che mi fa schifo a meno che sei femmina decente e ti vedo la lingua. È infatti evidente - che peccato non poter garantire praticamente mai per l'acume del proprio lettore – che chi occupa il centro è l'esemplare più sicuro della propria sopravvivenza. Chi no, no. Tu dirai “bello stronzo, 'chi no': cosa aspetta a convergere”, tradendo così la tua appartenenza al genere di persone di cui disfarsi sarebbe bellissimo. Dirò solamente: checcazzo ci fa qui uno come te con in onda così tante repliche notturne del tg4 da visionare?
Dici che non hai detto niente, e sostieni che non è per lentezza di procedere mentale ma per buona educazione civica? Mah, mica lo so se ti salvi; non sarai mica 1 po' fesso? possibile che l'idea manco tià sfiorato? 'Mazza, spero di non dovermi mai trovare con un compagno di avventure palloso come te. Ah, ecco dove l'avevo letta. Storie confuse di Teorie del Gioco; infatti, quale comunità ha senz'altro più probabilità di sopravvivenza, tra quella cooperativa e quella scooperativa? quella Consociativa o quella Dissociativa? La risposta esatta, a tutt'oggi, è 'Boh, cosa intendi per comunità? un'entità astratta o gli individui che la compongono? ecc. ecc.', diowrèstler cheppalle.

Come vedi, non c'è soluzione. Gli spinarelli sono pallosi. Gli uccelli singolarmente sono simpaticissimi, ma na caciara collettiva di uccelli Hitchcock cià insegnato di no. Le gazzelle sono fra gli animali per la cui inespressività avere empatia è più difficile. Qualsiasi soluzione all'enigma tu mi offra, ti avverto, mi ti renderà ancora più inviso di quello che potresti già essermi. Anche – e specialmente – se tu l'enigma lo risolvi, perché in questo caso la tua intelligenza, che in altre circostanze da lettore avrei molto ammirato, metterebbe in cattiva luce tutte le volte in cui tiò bistrattato. Quindi fai una cosa, fila via e lasciami andare a prepararmi per il letto con ai piedi le mie misantropissime The North Face imbottite, che quest'episodio mi dimostra per l'ennesima volta come dal consorzio non solo umano non se ne esca se non sconfitti.



Comunque, la cosa delle TheNorthFace imbottite non la potevo fare, in quanto non diegetica. Nel senso che è un pensiero fuori dalla consecutività dei tempi, lo pensavo ora che trascrivo i vecchi pensieri e non mentre quei vecchi pensieri li pensavo sotto al roteare informe d'uccelli, ma non nel senso triviale che starai sogghignando tu. Era una battuta mia, non fingere di vedercelo tu il doppio senso audace perché celò messo io, pezzo di fesso.
Peccato perché poteva essere un ottimo finale d'effetto. Aprivo e chiudevo colle TheNorthFace (oltre a rischiare una sponsorizzazione se ripetevo TheNorthFace 1 altra dozzina di volte); puzzava veramente tanto di programmaticità d'intenti, mentre invece era solo una sculata come spesso già capitatomi. Quindi per onestà intellettuale riprendo il flusso di pensieri là dove l'avevo interrotto. Concedimi solo un'ultima divagazione: non sarebbe fantastico se dio si rompesse il femore? All'età che ciavrà a quest'ora non gli si risalda più e poi è tutto in discesa, diventa questione di attimi come ci insegnano i nostri parenti più anziani ormai defunti. Forse riusciremmo a levarcelo dalle palle e a sposare tuttiquanti Lamadonna, che sarebbe un tripudio edipico di massa. Vabè.

Ahò, insomma la questione è: lo spinarello è scandinavo, la vecchietta che sgattàjola dalla fila è partenopea. Ma il punto più alto dell'evoluzione qual è? la collaborazionistica ottusità spinarella o la verve odiosa della vecchiaccetta? Pare che i libri di biologia, in guisa di agenti provocatori del Darwinismo biologico & sociale, mentre attendono di essere definitivamente revisinonati dalle normative vigenti, diano La Vecchia alla posizione 2.0 della scala evolutiva, mentre Lo Spinarello alla 1.0/1.1 al massimo. Me lo ricordo bene perché quei libri me li sono sciroppati per tutteddùe le estati del liceo, reo dell'abisso che separava la votazione di 5,5/6- dalla sufficienza piena. Altro che femore quel coglione, vorrei intaccarlo personalmente con 1 grattugino da degustatore di Grana. Però allora perché alla vecchiòrrida uno gli darebbe una gomitata sulle gengive, e
invece caccia la lacrima dalla saccoccia lacrimale quando Pieroangela gli serve lo spinarello nella padella del pesce grande? Io chi cazzo sono? Chi cazzo devo essere? Un individuo e stop, o la transustanziazione della collettività? Sono sicuro che cià già pensato qualche cervellone che non ho portato alla maturità e quindi non ciò 1 idea di chi sia. Come pure mi sembra strano che uno qualsiasi di codesti cervelloni abbia potuto dipanare una tale gordiana matassa. Guarda, la mia posizione è questa. Un tempo accettavo l'eventualità di una rischiosa periferia nel timore delle Jesus' Tears. Che paura che avevo, quale cazzo di timore provavo, per l'eventualità di farmi sorgente delle Jesus' Tears coi miei comportamenti scapestrati! Poi, superati certi attimi di sbandamento di cui non ti dirò mai, MAI! perché mai potrei dirtelo, anche grazie a questi sbandamenti erostratiani mi sono riinquadrato alla possibile precettazione periferica per tutta una questione di lealtà & correttezza. Io credo che lealtà & correttezza, se applicato per bene, possa essere 1 trucco più furbo persino di Berlusconi e del Berlusconismo. Che prima si chiamava Forza Italia, adesso Il Popolo delle Libertà, ma i 18 milioni di telespettatori votanti sono trasversali. Quindi mi comporto così, inseguo 1 ideale di comportamenti che sui grandi numeri penso sia la cosa più paracula, per i ritorni personali che esso mi può assicurare. Per quanto mentre sto al volante credendo di comportarmi lealmente & correttamente compio una serie di scelleratezze illegali quali rossi infranti, sorpassi a destra, parcheggi illegali, senza manco accorgermi. Però aspè, i rossi che infrango sono quelli di certi incroci notturni in cui non passa mai nessuno. I sorpassi a destra li faccio solo quando la strada è alm. a 2 corsie e colla linea tratteggiata, può essere pure che si possano fare, non mi ricordo che diceva il libretto della patente, è passato troppo tempo. I parcheggi illegali non sono certo quelli che la gente fa in seconda fila, che se pure qualcuno dice 'tanto ci rimango dentro io, se dà fastidio la sposto' le altre macchine passano a fatica, e perché mai uno dovrebbe faticare per la comodità di uno che a quel punto è uno stronzo.

Però vedi 1) che certo non ciai proprio niente da fare se mi stai nella capoccia a origliare queste insulsaggini 2) che razza di spinarello scandinavo sono, se la mia concezione della legalità me la slabbro addosso alle mie convinzioni bitorzolute? se oggettivizzo la mia morale? ma aspetta, la morale era oggettiva o soggettiva? eccheccazzo ne so, mi ci avessero rimandato forse a quest'ora un'idea celavrèi, ma così no, tanto sarà pieno di furboni di buona memoria che non vedono l'ora di andare a caccia di fregna colle 4 cazzate su Kant & co. che si scrivevano sui palmi delle mano al liceo.

Comunque, fregna, Kant, spinarelli, capitan Findus, vecchiette
, predatori frastornati, ciabatte colle piume d'oca dentro che non lo sapevo come gliele cazzotolgono sennò col cazzo che me le compravo, compongono un quadro che cela necessariamente la soluzione. Noi ci abbiamo bisogno della soluzione, io tra un deltatì ridicolo trasgredirò nuovamente la morale (s)oggettiva. E allora cosa posso fare per prevenirmi questo crimine orrendo? No, sul serio, per me è orrendo per davvero; io odio chi non spinarella come si dovrebbe fare tutti, non voglio certo macularmi di qualche colpa perché questo è uno dei rari casi, forse l'unico, in cui voglio mantenermi l'occhio libero dalle travi e col mio biasimo implicito tenermi sacrosanta la possibilità di cacare i cazzi in tutta coscienza di tutti quelli che girano sciorinando le loro pagliuzze oculari. Quindi, comporre il busillo è urgente, davvero urg



Porca troia, “This guy's in love with you”, Burt Bacharach, nella versione di Herb Alpert.
Questo è 1 colpo basso. Scatta la goduria.

mercoledì 19 novembre 2008

Autarchia.

Ho appena notato una cosa. Oddio cioè, l'ho appena razionalizzata, che già la sapevo.
Quando non mi sento in forma, che so: non muscolarmente tonico, 1 po' flaccido, poco abbronzato (quest'ultima vale solo se d'estate), non mi vengono bene le pippe.
Le mie, dico! Impertinente. Sta cosa però mi fa pensare.
Cioè, da una parte lo capisco. È infatti davvero importante che la trama di 1 pippa sia la più plausibile, per ricavarne la max soddisfazione. Quindi, se verso in un periodo di smagliante forma fisica mi sento irresistibile; questo significa che posso di punto in bianco piantare tutti in asso & correre a casa a immaginarmi quello che mi pare a me, in modi x l'appunto parecchio plausibili.
Però da un'altra parte mi sento come 1 po' di autofrociaggine, come se mi dovessi attrarre da me. Come se quando non mi trovo abbastanza (brrr) carino mi lasciassi automaticamente indifferente.

Che schifo porcodio.

giovedì 13 novembre 2008

Jam session for a lonely heart.

Un mio piccolo cruccio è che non volendo deludere le aspettative di nessuno non ho mai tentato di improvvisare. Pensieri, azioni, ora pensavo alla musica. Controllo razionale, ci vuole. Quando si ha la sensazione che il controllo razionale possa non essere sufficiente: rinunciare, dichiarandolo. Così facendo praticamente io sono stato il più grande traditore di me stesso, nella mia storia. L'unica che mi debba interessare. È infatti evidente che Napoleoni, Debelligàllici e Massacri di Irochesi sono serviti a fare da premessa necessaria ai miei sviluppi, e con la mia morte perderanno ogni senso. Questo naturalmente vale anche per te, dal tuo particolarissimo punto di vista contingente. Sia nel senso che anche tu esisti per essermi guest star poco brillante, sia perché il mio discorso può valere anche per te, se lo fai tuo. A quel punto sarei io a brillarti attorno, anche se devo ammettere con ben altri luccichii.

Toh guarda, sto improvvisando. Non ho la più pallida idea di cosa sto scrivendo, o di 1 direzione. Solo la certezza istantanea di un brulicare di sensazioni. Mi colpisce per un attimo, l'idea che tutto st'ambaradan historico sia allestito a mio esclusivo palcoscenico. Oh chiariamo subito che non ciò tempo da perdere in atti di superbia. Ti parlo, se ancora non l'hai capito, del mio punto di vista emotivo. È un punto di vista solo mio, non puoi pretendere di ficcarti in mezzo ai miei occhi o ai miei orecchi o ai miei diti né tantomeno giudicarmi, cosa che ti sconsiglierei di fare con chiunque, a prescindere.

Mi ricordo, ero molto piccolo, di 1 domanda fatta a mia madre. Una di quelle tipo 'dove andiamo quando moriamo' o 'come nascono i bambini', che ci vorrebbe un manuale di istruzioni alla vita infantile che ti spieghi che fanno solo perdere tempo. Meglio che invece giochi, che impari molto di più, e poi sarà tutto 1 gran lavorìo per fartene passare la voglia. La domanda era: "Mamma, ma l'Italiano è la lingua più importante, no".

Mia madre professava Lettere alle medie, ora è in pensione. Quindi per un me forse 5-6ènne era 1 autentica istituzione monumentale, quella che mi avrebbe dato risposta. Non ricordo se facessi la primina o la secondona o addirittura l'asilo, certo è che era il Monstrum di un quadro molto in là da venire, nel mio (personalissimo) gioco elettronico dell'Istruzione. Come uno che per fare la ricerca delle medie cià a disposizione Umberto Eco. Avrei attinto a un pozzo di conoscenza che per i miei modesti bisogni conoscitivi sarebbe stato di un pertinente sbalorditivo.

"Come, la più importante". Ahiahi, mi aspettavo un 'no' o un 'sì', e doveva essere evidentemente un 'sì'. Puzza di mancanza di Ogniscienza.

"Cioè, è la più importante di tutte le altre, dell'Inglese, del Francese, del Tedesco, dello Svizzero. Tutte queste lingue noi le traduciamo in Italiano". Citavo nientemeno che personaggi delle barzellette; il sillogismo quindi mi pareva buono.

"Sì, è molto importante, gli Antichi Romani hanno portato la loro cultura dappertutto, e anche in seguito la cultura italiana, l'arte, la musica, sono state molto importanti, e continuano a esserlo." "No no vabè, non fa niente". Un altro pezzo di adulto divinizzato si era staccato, povera mamàn. Oh, io stranamente l'ho fatta piuttosto corta, ma non c'era stato verso di capirsi, e sì che ero stato chiarissimo.

Io intendevo dire che: ma era una specie di scherzo che gli altri popoli si ostinassero a parlare lingue straniere. Tanto poi tutto veniva tradotto in Italiano. Era una specie di codice segreto che usavano per gioco, per non farsi capire, per farci dispetto. Facessero pure, tanto alla fine quello che scrivevano o che dicevano c'era qualcuno che lo traduceva in Italiano. Che dunque era l'unica lingua che avesse un senso usare.

Credo che questa sia stata l'unica forma vaga di patriottismo con cui mi sia mai compromesso, un sentimento che non ho mai provato. Neanche quando la mia adolescenza si dipanava pigramente tra Tamburini sardi e Piccole vedette lombarde, nonché Contadini allegri, Visconti dimezzati, Cavalieri selvaggiamente inesistenti. Ero troppo inconsapevole per codificare ciò che mi stregò in seguito nelle denigrazioni deamicisiane di certi Elogi di Franti. Come un cieco o un sordo cui si tenti di spiegare la vista o l’udito. A un certo punto un’idea di ciò che ti manca te la fai, ma non puoi capire l’accanimento emotivo con cui il tuo interlocutore ti fornisce le sue descrizioni.

È evidente che non era patriottismo manco quello. Io dicevo quello che notano molti lucidi osservatori di bambini tipo Gianni Rodari: il bambino è egocentrico, tutto deve ruotargli attorno. È uno spudorato terrestrino tolemaico, e ancora non sospetta l’entità dei traumi futuri che avrà, quando si accorgerà di essere in compagnia talmente ridondante che gli conviene cambiar rotta finché è ancora in tempo. Nel frattempo soffre, più o meno consciamente, delle rivoluzioni copernicane che lo frastornano, ma in genere le incassa con molta più classe di certi infantilismi clericali passati presenti & futuri. E si dispone a stanare e a biasimare il suo coetaneo che nel cielo delle stelle fisse tenterà di continuare a brillare più del tempo dovuto. Almeno, il bambino che non ciaveva Maria De Filippi dentro la TV.

Voglio essere ancora più chiaro perché oh, non c’è 1 volta in cui ti scrivo che non mi stupisca di quanto io sospetti la tua ottusità. L’italiano era la lingua più importante perché era evidentemente la lingua che parlavo Io, e a seguire in un’ovvia scala-valori la mia mamma, il mio papà, quella che se tutto andava per il verso giusto avrebbe biascicato sempre meglio il mio fratellino testè nato, i miei zii, i miei amichetti ecc. ecc.

‘Mazza quanto improvviso 'razionale'. Non so se sono io che non mi lascio andare, o cogli anni mi si sia atrofizzato l’organo che esprime certe forme di emotività. Che poi non lo so se è così: ciai fatto caso quante cose vergognose sciorino usualmente di me, delle mie orribili figuracce, delle mie turpitudini, della mia atrofia sociale. Niente di che, credo, ma certo sono più auto-impietoso della media. Allora perché sono inibito nel suonare, perché mi lavo in continuazione se c’è gente che devo vedere, perché cerco di far ridere gli altri, perché cerco di restituire echi di piacevolezza visiva a ogni costo, perché cerco di ostentare sempre la mia assoluta rinuncia alla competitività? Nel frattempo però mi controllo le ortografie, a meno di non inventarmi uno stile prosaico in cui certe licenziosità sono simbatiche, oltre che permesse. Mi istruisco con qualche successo nei derivati del Pancrazio. Soffro come 1 cane quando cado pubblicamente in fallo. Da sempre. Sarò sciemo, o forse coerente. Rifuggo le competizioni. Perdo apposta inconsciamente quando sto vincendo, tipo peresempio a ping-pong. Odio con tutto il cuore, disprezzo e infine sogno di vittoriosamente irridere a ogni livello fisico e mentale chi ostenta la propria competitività, chi cerca di mettere sotto il più debole. Ho paura della violenza, una paura folle, film come Funny games mi fanno star male. Il primo, dico, col cavolo che sono andato a vedere il secondo, perché manco c'è quell'enfasi, quel caricaturale, quell'alieno design d'interni, quel moogheggiare di certe rielaborazioni classiche, a estraniarti dal contesto violento di certi Agrumi meccanici. Dentro Funny games (come quell'altro, The experiment) l'origine della violenza è il quotidiano, mica lo straordinario. In un contesto in cui potresti tranquillamente ritrovarti anche tu. Nella parte della vittima, ma anche (ecco la chiave forse!) in quella del carnefice. Becca Erostrato di Sartre. Becca i lanciatori di cose dai cavalcavia, che già schivai d'un soffio non da bersaglio ma da bersagliatore. Forse mi fa orrore non solo l'idea di subire, ma anche l'idea di lasciarmi andare. Perché magari ci sono insospettabilmente predisposto.

Ma cazzo, giuro che improvvisavo. Partivo proprio da questo, 'perché non improvviso?' E all'improvviso, improvvisando esternazioni apparentemente sconnesse, ti arrivo al dunque.
Dovrei avvertirti che stai per leggere dei soliloquistici cazzimiei; tornare al titolo e inserire un avviso. Ma niente affatto, non c'è spazio. Dovrei usare un nuovo foglio protocollo e poi ricopiare tutto in bella. Mi concedo in tutta superficialità, per 1 volta, un ragionamento a voce alta su di me, senza pensare al tuo sollazzo. In genere da sti luoghi cerco di farti ridere (ma guarda) o più sottilmente piangere, usandomi come mezzo ma non come fine. Bèccati questo. Mi sembra un pedaggio fin troppo modesto, poi puoi sempre accanarmi da esattamente dove ti trovi: qui.

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Se non lài fatto sei un tipo strano. Anche perché non garantisco niente, continuo a non avere idea della mia direzione. Certo è che a partire dal prossimo intervento si ricomincia con gli umorismi tristi e le allegre disperazioni, sta roba freejazz autospeculativa scassa parecchio anche me. Lo dicevo anche ai miei alunnetti oggi pomeriggio, sto pensiero originale: 'L'assenza di strutture castra le creatività'. E loro, dall'alto della loro età media di 22ènni, lo capivano perfettamente.

Il fatto è che ieri ho fatto un incontro che mi ha turbato profondamente, lasciandomi invischiato nella mia stessa tela di sensazioni. Quindi tornavo sull'autobus trattenendo a stento le lacrime, con nelle cuffiette Burt Bacharach. Oh, mi sono scoperto da tempo essere un frocio musicale; a me ste musichette zuccherofilanti sistematicamente m'inculano. È per questo che sentivo il bisogno di alcune gymnastiche spirituali, ti chiedo scusa per avertene coinvolto. Ne ho tratto la sensazione che mai, mai devo avere l'arroganza di ritenere le mie paure più pressanti di quelle di qualsiasi altro, che questo deve farmi abbassare di brutto la soglia delle mie aspettative, persino di quelle che ritengo del tutto legittime. Persino di quelle che razionalmente continuo a ritenere che mi spetti di diritto aspettarmi.

Questa scoperta è macabra, sembra di firmare la propria condanna all'infelicità intingendo il pennino nella giugulare di quel sant'uomo che porse la spugna acetosa in luogo della bramata acquadueò alla crociféssa progenie di dio fintamente morente.
Ma sta scoperta è spesso alleviata dallo scoprire che persone che ritenevi in un modo possono sorprenderti in un altro, che è algebricamente migliore. E con questo, ripagarti dei crediti che avevi contratto con le tue aspettative deluse.

Come ogni altro messaggio fondamentale, anche questo è criptico. Scusami se ti ho usato anche se temevo di esporti a un concerto di stecche. Mi servivi tu perché senò non sarei mai arrivato a tornare in tonalità e concludere il tema. Intuivo che mi avresti costretto a farlo facendo leva sui miei obblighi di ospitalità. Menomale, altrimenti questa miniera di sensazioni sarebbe rimasta ciò che in genere rimane. Una miniera di sensazioni.

sabato 1 novembre 2008

Sicuramente io vado all'Inferno.

È Halloween.
La gente, immagino, se la diverte.
Io invece, troppo in là cogli anni per trepidare x 1 festa troppo posticcia per le mie italiche radici, troppo segnato nell'immaginario dai fumetti dei Peanuts, ricordo troppo bene l'angoscia provata assieme a Linus Van Pelt mentre aspettavo con lui il Grande Cocomero. Halloween è Notte di paura. Di disillusioni. Di minacce, neanche troppo velate.
Quindi io lo celebro così.



Oh, non t'imbarazzare se ti capita di sopravvivermi e mi vedi la carcassa sul ciglio della strada. A me non disturba.
Se non ho 1 buon odore, prenditela col
Notàro.

mercoledì 29 ottobre 2008

La più bella.
























Ideata da st'estate, volevo indossarla il 25 ottobre, giorno del mio Dis-sacramento. Macchè, se nè infilata per primo una lui con 1 maiale dentro 1 triangolo e la scritta che non ero credibile io.

sabato 25 ottobre 2008

Sera subito, praticamente.

“È sera. L'infatuazione m'è passata”. Andrea Pazienza parlava di D(emocrazia) P(roletaria), io di Facebook. Aperto & sperimentato. Ora non dico di averci capito tutto, ma di saperla lunga e probabilmente di saperla più lunga di te, questo sì.

È in particolare la sera del sabato, la stessa che più del plenilunio m'esce la licantropia. Difatti ciò na cifra voglia di scrivere. Povero te.

Forse è una settimana che mi sono fatto il Facebook. Il bilancio una volta tanto sintetico è questo.

Alcuni ripescaggi succulenti & incredibilmente succulenti.
Altri simpatici, ma che si erano persi non a caso.
Aggiunte di gente che ti richiede, per non dire di no.
Fondi di barile, raschiati perché tanto hai già accettato quell'altro.
Persone al limite della molestia, ma se ciai già su i fondi di barile.
Gente accantonata per motivi gravi, ma che poi forse non erano così gravi.
Gente che colleziona amicizie finte.
'Lasciate perse' che 'vediamo se'.
Volti noti di cui scopri lati sorprendenti.
Volti noti di cui hai conferme d'inanità.
1 malattia presa.

Che ti posso dì? non vale farsi belli colla frase da saloon “se io 1 persona l'ho persa, ci sarà il motivo”. Certo che ci sarà, ma quel motivo potevi benissimo essere tu. È invece una ficata clamorosa trovare conferme alla stima che hai sempre riposto in persone che non hai perso né tu né loro, ci aveva pensato la vita. Quasi quanto trovare una personalità viva come poche in quello che credevi essere un semplice figurante nel tuo quotidiano.

Praticamente, una volta attivato Facebook che fai? Trèpidi, tutto il giorno. Qualsiasi notifica ti fa sussultare. Assapori la gioja di startene sbracato sulla tua poltrona colle mutande brutte, mancante dalla tualètta da diverse ore, ma fai contemplare agli altri le tue foto migliori. Per loro reciti le tue battute migliori. Mostri quel che sai essere il tuo Profilo migliore, quello con cui vieni meglio. Ti iscrivi a gruppi che esibiscono la tua personalità. È buona norma firmare un sacco di appelli e condividere i propri feticci tribali col maggior numero di persone. Ricordi trash del passato, trasmissioni televisive, dischi e film. Appartenenze in multiproprietà. Se vuoi stupire colla larghezza delle tue vedute, ostenta sarcasmo su Berlusconi. Specie se sulle Info ciai che sei di centro-dx. Evita sicuramente parole come 'negro', o 'spastico', o 'frocio', e in generale ogni contraddittorio.

Per carità, non c'è niente di male. Sono, fra le regole compatibili col web, quelle che hanno sinora permesso la sopravvivenza del consorzio umano. Una facciata imbiancata per bene nasconde crepe & magagne che sulle prime ti farebbero temere crolli che in effetti il più delle volte non ci sono.

Poi, mi basterebbe una sola fra le mie (ri)scoperte piacevoli per giustificare tutto il resto. Resto che non è nemmeno così spiacevole.

“E allora, com'è che dal tono sembra che ciai qualkosa da ridì?” dirai tu, prevedibile come sempre. Stavolta bravo, ciai preso, infatti. Ciò qualcosa da ridì.

Ora ad esempio mi ascolto La verità sul tennis, Virginiana Miller.

“rodermi il cuore di panna al bar”
“gli anni della chimica per tutti, del blu di metilene, del natale al microscopio”

Questo è ciò per cui mi piace comunicare, in input & output. Il mio trofeo è la tua risata e la tua lacrima, mi sono da trofeo anche non sapendole. Certo che godo, quando le so. Mi premiano, ma solo se avvengono per meccanismi validi. Cioè i miei. Mica che tutti gli altri siano invalidi, per carità. Ma i miei, validi lo sono di certo. Vuoi una prova? peresémpio, nessuno dovrebbe permettersi di essere così cafone da dimenticare che un tempo c'erano cuori di panna, anche se c'era pure chi con loro ci si arricchiva, ma questo a noi bambini non importava. Dimenticare che prima della ludoelettronica delle Playstation ci si divertiva mischiando contenuti colorati di provette, sperandoli esplosivi. Nessuno porcamadonna, nessuno dovrebbe dimenticare o far dimenticare. Tantomeno qualora pretenda di cimentarsi con la Creazione. Ah, oggi mi sono sbattezzato. Ho semplicemente inviato un cedolino alla mia ex parrocchia (che poi era la stessa in cui imperversava Mamma Ebe, forse la cosa non è casuale) dove tra le varie burocrazie c'è scritto che non voglio più essere allegramente conteggiato tra le fila dei cattolici. Volevo andare da solo all'appuntamento romano della vigilia, a Trastevere. Volevo offrire i miei servigi di mano d'opera a costo zero, per la prima delle mie cause perse gratis. Volevo pensa te, svegliarmi presto e andare sabato mattina alle 9&30 a San Giovanni, per quella che mi è la più importante delle manifestazioni. Volevo trovarmi in mezzo a un mucchio di Ateine, che non sono quelle senza teina ma le femmine giovani di Ateo. Avevo in mente di farne un post glorioso, in cui ti raccontavo la giornata in cui sulle prime mi avevano messo a mischiare nel Calderòli il piscio di G. Ferrara necessario per la sintesi dell'Acqua Maledetta, indispensabile x celebrare lo Sbattezzo. Che poi a un certo punto finiva, ma trionfante arrivavo io brandendo 1 sacchettino di peli pubici liofilizzati di G. Ferrara col cui contenuto si poteva maledire due volte l'intera Cristianità, sacchettino regalatomi in premio per un vecchio post. Questo mio zelo a fine giornata mi valeva la promozione a Sgran Sbattezzatore. Volevo confidarti che come dono di Sbattesimo mi avevano regalato uno Scrocifisso d'oro 18k, che era bellissimo, dovevi vederlo tutto d'oro com'era a tentare di arrampicarsi nuovam. sulla croce, inetto & privo di superpoteri com'era senza di essa. Oh, era da prima dell'estate che aspettavo questo fine settimana.
Invece niente, ciò la mia malattia contratta su Facebook, che m'inchioda nel mio letto di rosicate per giorni, pochi ma buoni. È inutile che provi a indovinarla, nessuno lo può, nessuno la sa.



I Virginiana Miller sono un gruppo che la discografia può permettersi di ignorare. Come me, finché a Diego, mio allievo solo per pochi mesi, non capita di segnalarmeli. Diego ha più di dieci anni meno di me, praticamente un ragazzo. Eppure, credo sia padre di due bambine, suona la chitarra elettrica in un gruppo demenziale che una volta è stato pure citato da XL di Repubblica. Come tanti che si ostentano pagliacci, sembra capace di serietà Superiori. Mi ha solo detto 'sentiti La verità sul tennis' nel rientro in classe da una pausa-sigaretta, dopo che avevo appena finito di esternare la mia all'epoca fresca esaltazione baustelliana.
Non so, c'era qualcosa nel suo sorriso del momento che me ne provava l'urgenza. La scuola finisce, io sto in Abbruzzo ad aspettare al sole. Nelle cuffie, l'urgenza è dimostrata. Porcodio, fammelo cercare subito su Facebook Diego! l'avevo già fatto, ma se c'è una cosa incredibile di Facebook è che trovi chiunque, da un giorno all'altro.


“mandarti un sms per amore, [...] vorrei parlarti d'altro ma ho finito le parole”.
Incredibile. Virginiana Miller sapeva già da anni quale sarebbe stata 'qualkosa da ridì'.

Da ridì c'è che nessuno ha il tempo di infondere contenuti a se stesso. Anche quando vorresti ti senti scemo, sai benissimo che nessuno investirebbe il suo tempo a leggerteli. 'Come lo sai?' chiedi tu, oggi stranamente puntuale. Bravo, due domande azzeccate di fila. Peccato che tu le abbia sprecate per 2 cazzate. Lo so benissimo, perché io per primo non mi prendo di certo la briga di andare a vedere i contenuti degli altri. A meno che non mi servano per appagare curiosità, il più delle volte futili.

Senza tante morali, senza nessuna anzi, che non solo non ci abbiamo il tempo tutti e due ma a me le morali mi stanno benissimo sul cazzo.

Il problema è che per me si va nella città dolente.

Dico 'per me' non nel senso di moto per luogo, ma nell'accezione deL Riccioletto, che lo leggeva fino a tempi insospettabilmente recenti come complemento di limitazione (mi pare si dicesse così, negli ambienti bene), ovvero 'secondo me'. Sempre geniale Il Riccioletto, agglomerato di cervella irriducibili alle convenzioni.

Si va nella città che duole per la sua stessa pochezza, per la morte dei suoi pensieri e dell'essenza vera dei suoi ricordi, uccisi da orwelliani pseudolinguismi. Tutti anelano a essere lo slogan pubblicitario di se stessi, e io per primo! Mi dà tanta felicità quando ci riesco, lascio tutti a bocca aperta. "Come ci 6 riuscito bene!", essi mi dicono. Salvo poi pasturare i miei Facebàchi infetti, vibrioni che non so fronteggiare.
Tutto questo duolòre cittadino è di un allegro, ma di un allegro! Mai visto 1 dolore così giojoso & spensierato. Noi si segue i pifferi di Hamelin, non vedendo l'ora di farci lemming dei mari gelidi in cui ci attirano. Ci si inventano attorno pifferi sempre più melodiosi e quindi divertenti, divertenti come roba tipo Facebook senz'altro è.

Aòh, ma non mi prendere per un Apocalittico eh! Avevo giurato a me stesso, dio fetido, di non predire apocalissi, mai più. Come al solito, è uno strumento. C'è chi trova nuovi utilizzi pure per i truciolati dell'Ikea che mànno fottuto i menischi, figurati se non riesci a piegarlo alle tue esigenze, x es. pescando persone che nel mischiaggio delle carte erano finite in fondo al mazzo.

Il problema è: per quanto ancora le tue esigenze esigeranno l'esigibile?

giovedì 16 ottobre 2008

Critical Brain.





















----- Original Message -----
From: Il Riccioletto
To: Vilipenzo
Sent: Saturday, October 11, 2008 4:07 PM
Subject: RE: Tabacco




Ti ricordi quando ti dicevo di critical mass, di <xxxx>, della mia avversione per l'arroganza del ciclista. Il punto principale è che secondo me i ciclisti devono decidere una volta per tutte se seguire le regole dei veicoli o quelle dei pedoni, dopodiché si devono attenere ad esse nei rispettivi diritti e doveri. Poi qualche giorno fa ho visto anche un'intervista al fondatore, un tipo di san francisco, che ha ideato il tutto più di dieci anni or sono.
Beh mentre passeggiavamo tu mi dicesti "pensa farlo al contrario, cioè un giorno in cui gli automobilisti danno la caccia ai ciclisti".

Cazzo ripensaci bene, sarebbe una ficata fare un sito ed un movimento e chiamarlo tipo "CRITICAL CAR" oppure "CRITICAL ENGINE" (per così coinvolgere anche le moto, più agili nel braccare i ciclisti).

Cioè qualsiasi mezzo che consumi un idrocarburo per spostarsi.


Il sito potrebbe nascere come ritorsione al critical mass che ha ovviamente scagliato la prima pietra.
Tutti sanno che infatti la maggior parte dei componenti del C.M. vogliono solo divertirsi danneggiando gli automobilisti, qualunque automobilista, anche il più innocente.

Quindi loro hanno iniziato e si potrebbe fare tranquillamente un movimento, a patto che fin da subito ci si dissoci da qualsiasi incidente che causi ferite ai ciclisti - gli si potrebbe solo mettere un po' paura, braccarli un po', sgasargli dietro ed inchiodare all'ultimo.

Poi dissociarsi quando succede qualche incidente ... come i calciatori si dissociano dagli atti vandalici dei teppisti allo stadio.

Se sul sito chiariamo bene questo punto penso che non ci sia nulla di illegale, non più di quanto facciano i CM.

Poi si sceglie un giorno all'anno che sarà il giorno del "CRITICAL CAR", ci si dà appuntamento e ci si diverte scorrazzando per la città e suonando clacson e sgasando, anche se i ciclisti si fossero rintanati tutti, sarà a suo modo un successo.

Se ne becchi uno poi scateni il putiferio. Lo scorti lungo tutta la sua fuga sino a casa assordandolo.
Nei vicoletti i motorini possono lanciarsi e continuare il lavoro sporco stanando il fuggiasco.

Oh se non riusciamo a fa un sito magari butti st'idea in qualche post.


CRITICAL CAR



N.B. Dice Il Riccioletto che a Milano i bicisti sono molto + preponderanti, arrogànzi & rischiòferi che x es. a Roma.


giovedì 9 ottobre 2008

Lezioni americane.

Ciao. Non ti saluto mai. In effetti oggi mi viene di considerarti. Volevo finalmente spiegarti qual è un mio antico sogno marginale, che però sarebbe faticosissimo a realizzarsi.
Ho provato a spiegarlo a qualcuno, qualche volta, ma non credo di esserci riuscito. Altrimenti avrei visto nel mio interlocutore l'incanto, e non la risata cortese. Oppure, nessuno sogna il sogno mio.
Comunque io insegno Fisica Acustica. Che è un intrico scientifico di nozioni marginalissime. Serve come base teorica a chi decide di occuparsi di audio a qualche livello; costoro pagano una retta a una scuola, che in piccola ma ragionevole percentuale va a finire nelle mie tasche.
Incredibile come un meccanismo consueto sia strano, quando te lo scrivi.
Fattostà che nella sua qualità di intrico scientifico, la Fisica Acustica che insegno gode di una coerenza impeccabile, fatte salve le falle nella mia preparazione di docente scarsamente interessato alla materia. Dell'insegnamento mi diverte molto più giocare a generare interessi, come direbbe Morgan prima di finire in tv vicino vicino al silicone di Simona Ventura.
Le lezioni hanno cadenza settimanale. Fatti 2 calcoli, in ogni lezione svolgo meno dell'1,4% del programma per ogni classe. Di classi ne ho una quindicina a settimana. Da qui la sensazione di essere uno stillicidio, che se non lo sai è il fenomeno che provoca lentissime stalattiti e stalagmiti.
Quindi dentro di me divago spesso. La divagazione mi porta a immaginare la seguente fantasia, che non ti spiego subito perché prima ti devo fare la mia classica premessa, una divagazione nella divagazione. Fra parentesi, mentre sto qui a divagarti, contemporaneamente ascolto Lucio Dalla vecchio, che è superiore come poche altre Cose. Il tuo guajo di lettore è che sono molto ramificato, supporto benissimo il multitasking e m'interessa pochissimo che lo sopporti anche tu,

Ti prendo per mano nella spiegazione perché mi fai tenerezza, tu così poco interessato alla questione nelle grinfie di me così logorroico. Quando il cane deL Riccioletto era solo un cucciolo, il secondo insegnò al primo a guadagnarsi leccornie in cambio dell'esecuzione di alcuni comandi. Gli vennero insegnate delle equivalenze elementari, ad esempio 'zampa' = biscotto. Ogni tanto, per affinare il meccanismo, Il Riccioletto sciorinava un elenco di nomi inizianti per zeta: Zorro. Zero. Zazzera. Zoroastro. Niente biscotto se il cane ci cascava. Allora io dicevo 'prova con zappa, zompa, zimpa, zumpa, vediamo quando fa 1 faccia veramente smarrita'. Il Riccioletto aveva allora una reazione che capivo ma non provavo, 'no, ma che sei matto, poverina...', e sentendosi in colpa solo per aver avuto per un attimo le mie crudeltà nelle orecchie, le dava biscotti senza più comandare. Diceva Il Riccioletto una volta recente che era tornato a Roma, che talvolta gli avevo suggerivo esperimenti analoghi anche col fratellino, di 10 anni più piccolo, giungendo dunque ad attribuirmi venature naziste.
Non è nazismo, è scienza ludica. Ti riferisco un pensiero che a mia volta mi riferiva un sodale abbruzzese al lago quest'estate (bella Crì). Ma ci pensi che c'è uno che ha ficcato un virus, per quanto rintronato e mezzo morto, dentro a dei bambini vivi e in salute? Solo poiché essi non sono morti, ragionando per induzione, ha inventato i vaccini. In casi come questo, chissà se il metodo induttivo era eticamente corretto. Il rischio era alto. Ma valutando i grandi numeri, quei bimbi erano niente in confronto alle punture che da allora hanno salvato i culi nostri & loro. Per quanto riguarda poi il bimbo e il cane, mica li metti in pericolo o li fai soffrire. Li confondi un attimo, ma poi se proprio ti spiace te li puoi abbracciare stretti stretti subito dopo. Macché, Il Riccioletto mi diceva che ero nazista. Oddio, 'I can see where are you from' gli direi a questo punto, e lui di rimando 'I certainly was in the right'. Ma l'antefatto di questo spassosissimo battibecco lo conosciamo solo Jason, lui e me che me lo ha raccontato.
Insomma, da sempre mi affascina l'esperimento. Io mi affanno ogni anno con centinaia di alunni a farmi aedo di aride nozioni, manco finisco che subito c'è un refresh di altre centinaia. Pure bello eh, che ne so, ogni anno c'è qualcuno che porta un nome che non ha mai avuto nessuno degli alunni precedenti, o mi fa conoscere un libro o un film o un disco che non adoravo in precedenza e invece poi sì, oppure mi mostra affetto, oppure mi confligge mettendomi in discussione, oppure fa delle battute che mi skiantano o si skianta per le mie, oppure mi mostra quanto devo scendere i calzoni sotto le mutande sul mio culo di quasiquarantenne se voglio sembrare giovane a qualke allocco che ankora ci caska (le cappa esprimono un rigurgito di gioventù). Stupori preziosi. Però cazzo, si parla per lo più di y(t)=Asen(2πft+φ), se non peggio.

Ma ecco arrivare il mio sogno. Sostituire di nascosto la materia che insegno. Inventarle una grammatica, una sintassi, vesti nuove. Scientifiche, coerenti in ogni dettaglio. '2+2=5', ma non quello orwelliano, legittimato dalla scorciatoia facile del bispensiero. Bensì uno nuovo, confermato da un nugolo fittissimo di postulati, teoremi, assiomi & corollari. Inestricabili per chiunque voglia addentrarcisi, perché alla fine progettati per resistere a qualsiasi aggressione di agenti logici. Per progettare 1 sistema simile dovrei farmi un culo grosso come un'urbanistica di capanne. Ma alla fine, scommetto che ce la farei a far tornare tutto, se solo mi andasse fino in fondo.
E io mi commuoverei finalmente per ciò che dico, per i nozionismi che trasmetto. “Le onde acustiche non si propagano attraverso materiali del colore degli abiti di chi li indossa, stante in un raggio di 1.917 m. Ciò è ragionevolmente confermato dal fatto che i colori a loro volta sono costituiti da onde magnetoorganiche quanto i suoni da oscillazioni termochimiche, ma di natura particellare. Quindi si assiste a una danza in cui il protone negativo, che vibrando induce la percezione del colore, cerca continuamente il quantum negativo che invece stimola il nostro principale sensore acustico: l'ano”.

Che fissa Luciodalla quando cantava nella sua seconda lingua, l'Inglese Inventato.

Tale asserto (quello prima di Luciodalla) chiaramente smontabile in 4&4=8 è solo un nonsense costato 5 minuti. Se mi dessero miliardi di €cu a me e a tutti quelli che dico io, levandoli a schiaffoni ad altri sempre suggeriti da me, mi metterei a tavolino per qualche annetto e ne uscirei con 2 bei tomi rilegati di cui progetterei anche copertina e impaginazione in omaggio. Ma proprio miliardi eh, perché a me il rigore scientifico, per quanto possa apprezzarne tantissimo l'esistenza, quando tenta di farmi suo complice mi spiana i coglioni come gli schiacciasassi di Hanna & Barbera.
Se qualcuno mi desse retta, la prospettiva di essere obbligato da tutti quei miliardi mi atterrirebbe. Schiatterei dall'angoscia. Dormirei male. Mi ridurrei all'ultimo. Ma un po' questo gioco mi stuzzica, pure gratis.
Facciamo così. Ti preparo solo una lezione. E non su sta cazzata di Fisica Acustica che mi sembrerebbe risibile già solo per il nome che porta. Troppo facile. Come inventarsi una Tellurica Ottica, o un'Onanistica Statica.
Poi, una materia scientifica dovrebbe essere definita non solo qualitativamente, ma anche quantitativamente. E pensa che palle. Facciamo così. Solo una lezione. La Prima Lezione di Musica.








La Prima Lezione di Musica.



Come vuole l'antica consuetudine illuministica, prima di approcciare qualsivoglia indagine scientifica si ripudi il padre putativo del Cristo e i suoi oscurantistici insegnamenti.




i definisce Musica la tecnica con cui si raccolgono i musi ('musi' + 'tecnica'), ovvero tutto ciò che ottenga un seguito nell'attenzione del fruitore, provocando effetti.
Il successo di tale tecnica e di chi la applica può essere quindi misurato contando la quantità di 'musi' raccolti nel proprio uditorio.
Essa può essere di vario tipo: sonoro, visivo statico, visivo dinamico, adimensionale, bidimensionale, tridimensionale, pluridimensionale.

La Musica si divide in due ordini: Superiore e Inferiore.
Secondo il Principio di Causa-Effetto, La Musica Superiore genera reazione. Le ghiandole salivari producono i loro secreti che vengono subito scagliati sull'autore, se siamo a un concerto punk. Quelle lacrimali in certi casi arrivano a idratare l'epidermide circostante. Alcuni arti possono prendere a muoversi in sincrono con il ritmo percepito. Lo spettatore prova il desiderio di partecipare all'azione musicale. Compaiono espressioni facciali apparentemente scollegate dalla realtà circostante. In certi casi documentati i soggetti analizzati cercano di produrre suoni dall'apparato fonatorio o attraverso la percussione di oggetti o di parti del corpo, proprio o altrui.
La Musica Inferiore si riconosce per l'assoluta inerzia in cui lascia il suo recettore. Non costituisce stimolo, se non talvolta come inconsapevole fastidio nella percezione dell'aumento del rumore di fondo. Può spesso essere rimossa con evidente soddisfazione del soggetto testato e del ricercatore che conduce l'esperimento, non trasmettendo informazioni capaci di attivare i recettori neurali del fruitore. Il numero di musi di conseguenza non varia significativamente nel luogo ove l'azione musicale si svolge.
Una volta costituita questa differenza, sarà fondamentale sempre associare una di queste categorie alla musica che si voglia avvicinare. Nel primo caso (Musica Superiore) è bene dedicare all'ascolto la giusta costanza, anche qualora sulle prime si abbiano difficoltà di comprensione (in questo senso si accennerà nel seguito alla distinzione tra Musica 'Bella' e 'Brutta'). È spesso in questi casi che si hanno i risultati più preziosi. Nel secondo (Musica Inferiore) l'ascolto è consentito solo per fini utilitaristici, quali la composizione di una compilation nei rituali di corteggiamento di una potenziale compagna, o lo spingere a tempo il carrello pieno in un ipermercato sottobraccio a te. Anche se spesso la rimozione di musica inferiore comporta effetti distensivi che superano di gran lunga i presunti fini utilitaristici.

Esaurita la trattazione della Musica Inferiore per la palese insufficienza di informazioni trasmesse e reazioni suscitate, passiamo all'analisi della Musica Superiore. Essa può ulteriormente suddividersi in due branche: Superiore Negativa e Superiore Positiva. La Musica Superiore Negativa è quella che induce nell'ascoltatore sensazioni di fastidio se non addirittura anche di rifiuto. Secondo una nomenclatura che sfrutta la nota associazione tra onde chimiche di tipo acustico e onde olfattive della stessa natura, se l'effetto negativo del brano è ottenuto attraverso dissonanze, allora diremo che tale brano è catalogabile come Musica Negativa Profumata. Nel caso in cui invece prevalgano le consonanze, ci si troverà di fronte a un chiaro caso di Musica Negativa Maleodorante.

Condizione talvolta necessaria ma non sufficiente per far parte della Musica Superiore è avere un nome con la Bi. Ad esempio Beatles, Bach, Beethoven, joBim, Bugo, Eric Blair, Carl Barks, PaBlo picasso. Contrariamente a quanto asserito da certe scuole di pensiero, Beethoven va annoverato tra i Musicisti Superiori: pur avendo spesso costituito materia didattica, sono state misurate reazioni di sincero apprezzamento nella maggior parte dei campioni statistici sottoposti a esperimento. Non come 'Baglioni' o the 'Best of Fausto Papetti' che rappresentano chiari casi di come si possa essere con la Bi e non essere necessariamente Superiori.
Altre classificazioni, quale ad esempio quella che divide la Musica in Bella e Brutta, sono da scartarsi poiché rispondono evidentemente a criteri istantanei e non oggettivamente misurabili. Spesso certe forme, inizialmente classificate come Brutte, a un ascolto reiterato costringono lo studioso a ribaltarne la definizione. Il Brutto è spesso temporaneo, proprio com'è a più attente verifiche il Bello.

Una più recente scuola di pensiero, che guadagna consensi sempre maggiori, non si sofferma sulle forme inferiori di musica o su quelle superiori e negative, ma cerca di individuare una Superiorità nell'interazione compositiva che certe vicende musicali innescano nel proprio fruitore. Si è definita la Musica come la tecnica di affabulare musi. Musi intesi come parte del tutt'uno fruitivo. Orbene, dicono alcuni, quale migliore affabulazione dell'instaurarsi di un'interazione ludica fra chi compone lo spunto iniziale e chi lo elabora nelle proprie emozioni, ed esternandole lo rimanda all'artefice iniziale?
In tale teoria, degno di nota è che si supera la distinzione tradizionale tra il ruolo attivo del compositore e il ruolo passivo dello spettatore. Entrambi sono Il Musicista. Riconoscendo un ruolo marginalmente gerarchico a chi inizia temporalmente questo gioco di rimandi, la Musica diventa una tela tessuta da più mani. Quante volte quello che sembra l'artefice unico di un brano veicola inconsapevolmente una serie di emozioni che i suoi contemporanei trasudano? Il Musicista si fa medium della società, cadendo in trance egli segnala unicamente con la propria tecnica ciò che il mondo a lui circostante ha creato già. E il mondo esterno potrà cogliere e sviluppare di rimando le sue proposte facendone nuove poetiche, in un gioco che secondo questa suggestiva teoria può essere l'unico mezzo permanente per contare i musi dei propri giocatori.

Secondo la definizione tradizionale invece, la Musica Superiore Positiva dispone invece di una ben più vasta gamma di sottocasi, suddivisi in diciassei Articolazioni e Scale, fra cui le principali sono la scala endecatonica, la scala di Milano, la scala Mobile, la scala 'Richter-Mercalli', la scala aperta sotto&sopra e la scala Reale (che batte tutte le altre). Affronteremo nel dettaglio lo studio di tali Articolazioni nelle prossime lezioni (che non arriveranno mai, chissà se si è rotto più il cazzo chi scrive o tu che leggi, altro che miliardi, mi dovete portare dio in catene con un imbuto nel buco del pisello, già infilato che mi fa schifo - n.d.r.).

Che cazzata è venuta fuori. Mi immaginavo qualcosa dimolto (dimolto attaccato, alla toscana) più scoppiettante, e invece si vede benissimo che mi ero stancato praticamente subito. E poi è quasi tutto vero. Ma se per caso a una di queste cene di intellettuali europei con Umberto Eco insieme ad antipaticissimi musicisti contemporanei viventi, dopo mangiato viene inventato un manuale del genere, e un giornalista dell'Espresso il giorno dopo spiffera tutto, giuro di studiarmelo a un prezzo modico e di interpretarlo a lezione magistralmente.

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