martedì 10 agosto 2010

Il sol dell'avvenire.

Ma tu ti sei mai chiesto perché trovo sempre così belle le foto di un tramonto o un'alba?

Per non parlare degli originali. Solo che in genere nel frattempo sei distratto dall'esistenza. Non ricordo se l'avevo già scritto da qualche parte, ma una volta ho proposto a quella che credevo sarebbe stata la mia compagna di vita un gioco, che da sempre mi riservavo di giocare con una davvero speciale.

Guarda che non ti volevo mettere tristezza, eh? Dopo tutto questo tempo ormai ci rido su, senti se non ci credi: ahaha. Però all'epoca è stata 1 bella botta. Di quelle migliori, le 2-3 volte che il cuore ti si frattura scomposto, e che poi ti lasci tornare in mente quando vuoi riprender forze dopo un brutto episodio di lascing.
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Eravamo in Sardegna. Giravano bei tramonti, da quelle parti. Hai presente, no? quanto veloce è il sole a tramontare. E anche a sorgere, ho riscontrato ultimamente. Probabilmente piotta a tutte l'ore, quello scimunito di astro (c'è una bestemmia criptata, uau! roba da alta Settimana Enigmistica). Però ci è dato saperlo solo quando la sua folle corsa tende a portarlo fuori dal nostro campo visivo. Questo perché, specialmente quando si tuffa in uno specchio d'acqua (possibilmente sterminato, salato e privo di meduse), o quando ne emerge, ha la geniale prerogativa di cambiare colore. In quei momenti sembra la paletta cromatica di Photoshop, quel vecchio bighellone (Fat Old Sun, lo vezzeggiavano i Pink Floyd in una canzoncina particolarmente hawaiana).

Il fatto è che al tramonto – aspetta un attimo; prima di andare avanti nella lettura metti su il primo album che trovi dei Nouvelle Vague, sennò di quello che ti dico come al solito non capisci niente – il sole al tramonto ti scompare da vanti agli occhi, se ti distrai anche solo un un attimo. Se lo guardi fisso, quello ti sta lì davanti e ti sostiene lo sguardo come il meglio bulletto di periferia. Gli basta anche un fugace battito di palpebre; te lo ritrovi a distanze di vari cm-luce (una frazione degli anni- luce).
Adesso, pur avendo schivato ogni interrogazione di Geografia Astronomica al liceo, ti getto là una profonda considerazione. Anche se a ben guardare suona un po' lapalissiana.

Il Sole in quei momenti è un grandissimo giocatore di 1-2-3 Stella.

Capito quindi, come si giocava a questo gioco? Macché.
Uff.
Tu dovevi tornare dal mare, per tempo & senza dire niente. Salivate in macchina, e zitto zitto cercavi 1 bel posto panoramico.
La strada sembrava quella di casa, ma a un certo punto ti mettevi perpendicolare all'orizzonte, col muso verso il mare, e spegnevi il motore.

“Perché ti fermi?”

“Perché volevo fare una cosa. Da sempre, la volevo fare. E adesso, per la prima volta, volevo farla con te.
Vedi che il sole stava per tramontare? Era da un sacco di tempo che stavo in fissa per una cosa. Volevo guardarlo mentre veniva giù. Guardarlo fisso, senza mai distogliere lo sguardo; finché non riuscivo a vederlo che si muove. Cioè, capito che dicevo? io non volevo più vederlo fermissimo a ogni istante, per 5 minuti in cui però quello partiva staccato dall'acqua e solo alla fine ci era finito dentro.
Io volevo vederne il movimento. Volevo vedere il sole che si muove. Secondo me, ce la potevamo fare. Troppo poco, dura 1 tramonto nelle sue fasi finali. Soprattutto, non volevo farla da solo, questa cosa. Sarebbe stato insostenibile. Avevo tutto il tempo per farla, prima. Ma adesso”, abbassando lo sguardo, “adesso stavo con te. Non ero più solo.”

“...”

“La volevamo fare, questa cosa? Dai, dai: facevamola! Sarebbe stata una ficata.”

“Ma dobbiamo comprare il pane, è finito il pane.”


In effetti, erano quasi le otto.
E non avevamo pane.
Non mi è venuto in mente quale majale di grido dicesse:
Non si vive di solo pane.
Adesso che lo ricordo, però, forse non l'avrei mica citato.



“... ma dai, forse ce la facevamo...!”

“...”

“ Oramai era quasi tramontato, il sole! bastavano giusto 5 min. e poi andavamo a prendere il pane!”

, lo spezziamo, lo diamo in fronte ai suoi discepoli e gliene diciamo quattro noi.

“... amore, non ce la facciamo. Dobbiamo andare a prendere il pane.”

“Ma dai, ma se una volta non ci mangiamo il pane a cena, ma cosa succede...”

“e a colazione? che mangio? che ci mangiamo?”

A quei tempi mi sottoponevo a 1 dieta durissima e mattissima.
In cui non valeva mangiare i carboidrati.
Sul furgone di quando andavamo a suonare,
tutti mi chiamavano Scatola de tonno.
Io appestavo il furgone dell'olezzo del mio Tonno&Ceci Riomare.
Gli altri, nel mentre, si approvvigionavano delle delizie colorate dell'Autogrill.
Il pane contiene il 1.000% di carboidrati.

Ho cambiato. Ho tolto i Nouvelle Vague.
Adesso ho messo More dei Pink Floyd.


La chiave gira nel quadro. “Erano cinque minuti. Solo cinque minuti.”

'Del cazzo', avrei voluto aggiungere. Erano proprio del cazzo, quei cinque minuti. Mai visti cinque minuti più del cazzo. Anche Green is the colour, qui, me lo rimarca.

Forse dovevo declinarmelo, quel cazzo, al genitivo? ma non stava bene. Poi piangeva lei, piangevo io, “scusa amorino mio sono stato uno stronzo”, e lei: “no, che ci facevo io con tutto quel pane vorrei sapere”.

Che significava capisco che per te quel gioco era importante, la tua rabbia mi ha fatto capire quanto, dovevo provare a giocarlo e vedere se piaceva anche a me, e dopo facevamo le nostre valutazioni, e sceglievamo se continuare insieme oppure no. Grazie della tua rabbia, amore mio. Senza non avrei mai capito niente, né quanto importante per te era giocare, né per me quanto fosse spaventoso.

Quel cazzo di genitale, forse era il Caso di declinarmelo, al genitivo. Magari adesso, undici anni dopo, la sera non stavo solo soletto a darmi ripetizioni di sintassi al computer.
 
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Ma io non ti capirò mai, a te. Mi avevi fatto una domanda su certe foto di tramonti, e guarda quanto tempo mi fai perdere per arrivare al punto. Facendomi quasi diventare serio, io che invece cerco sempre di fare il buffone per far ridere i miei compagni.

Io non lo so, perché mi piacciono i tramonti. Che ne so, io? e le albe.
Cos'è, sono i colori? Tutti quei rossi, arancioni, viola, rosa, blé, celeste, verde, bianco? O sono gli interpreti della gig: mare, sole, onde, vento, scogli, gabbiani? o tutteddue le cose, mischiate assieme?
Allora perché, se vari il mix di pochissimo, tipo levando un po' di rosso-viola-rosa, il sole a picco sul mare delLa Mezza non è più la stessa cosa? cosa c'è, una ricetta, per cucinare un'emozione?

Sarà il significato? nascita-alba, tramonto-morte? In effetti, entrambe le cose sono cose forti.
Ed è possibile che dopo tante albàscite, e tanti tramòrti, stiamo lì, ogni volta a sorprenderci come se fosse la prima di uno spettacolo spettacolare?

Possibile sì. Siamo tarati per commuoverci a morte di fronte all'inizio della vita, e per strillare vividi davanti alla fine della morte. Ogni volta è la stessa storia. Ogni volta è così.

Pensa che stronzi.
 
~~~

Lei all'epoca leggeva Un amore, di Buzzati. In copertina c'è un suo disegno, il più geniale che abbia mai visto. Quasi mi piace di più come disegna, che come dipinge, Buzzati. Lui ne sarebbe stato contento, a suo stesso dire.
Io quel libro l'ho letto adesso, un anno fa. Buzzati è uno che ne sa.
Senti lui cosa ne pensa, se ti va.


Di colpo egli capì il significato del mondo visibile allorché esso ci fa restare stupefatti e diciamo
"che bello" e qualcosa di grande entra nell'animo nostro. Tutta la vita era vissuto senza sospettarne la causa. Tante volte era rimasto in ammirazione dinanzi a un paesaggio, a un monumento, a una piazza, a uno scorcio di strada, a un giardino, a un interno di chiesa, a una rupe, a un viottolo, a un deserto. Solo adesso, finalmente, si rendeva conto del segreto.


Un segreto molto semplice: l'amore. Tutto ciò che ci affascina nel mondo inanimato, i boschi, le pianure, i fiumi, le montagne, i mari, le valli, le steppe, di più, di più, le città, i palazzi, le pietre, di più, il cielo, i tramonti, le tempeste, di più, la neve, di più, la notte, le stelle, il vento, tutte queste cose, di per sé vuote e indifferenti, si caricano di significato umano perché, senza che noi lo sospettiamo, contengono un presentimento d'amore.


Quanto era stato stupido a non essersene mai accorto finora. Che interesse avrebbe una scogliera, una foresta, un rudere se non vi fosse implicata una attesa? E attesa di che se non di lei, della creatura che ci potrebbe fare felici? Che senso avrebbe la valle romantica tutta rupi e scorci misteriosi se il pensiero non potesse condurci lei in una passeggiata del tramonto tra flebili richiami di uccelli? Che senso la muraglia degli antichi faraoni se nell'ombra dello speco non potessimo fantasticare di un incontro? E l'angolo del borgo fiammingo che ci potrebbe importare o il caffè del "boulevard" o il "suk" di Damasco se non si potesse supporre che anche lei un giorno vi passerà, impigliandovi un lembo di vita? E l'erma cappelletta al bivio col suo lumino perché avrebbe tanto patos se non vi fosse nascosta un'allusione? E a che cosa allusione se non a lei, alla creatura che ci potrebbe fare felici?
Pensò alla finestra solitaria illuminata nella sera d'inverno, alla spiaggia sotto le rocce bianche nella gloria del sole, al vicolo inquietante e sghembo nel cuore della vecchia città, alle terrazze del grand hotel nella notte di gala, ai fienili, al lume della luna, pensò alle piste di neve nel mezzogiorno di aprile, alla scia del candido transatlantico illuminato a festa, ai cimiteri di montagna, alle biblioteche, ai caminetti accesi, ai palcoscenici dei teatri deserti, al Natale, al barlume dell'alba. Dovunque c'era nascosto il pensiero inconfessato di lei, anche se non sapevamo neppure chi fosse.
Quanto meschina sarebbe, di fronte a un grande spettacolo della natura, la nostra esaltazione spirituale se riguardasse soltanto noi e non potesse espandersi verso un'altra creatura.


Perfino le montagne che egli aveva intensamente amato, le nude scabre inospitali rupi in apparenza così antitetiche alle cose d'amore adesso assumevano un senso diverso. La sfida alla natura selvaggia? Il superamento dell'io? La conquista dell'abisso? L'orgoglio della vetta? Che spaventosa cretineria sarebbe, se consistesse solo in questo.


Difficoltà e pericoli diventerebbero ridicolmente gratuiti. A lungo egli aveva meditato al problema senza riuscire a risolverlo. Adesso sì. Nell'amore per le montagne si annidava clandestinamente un altro impulso dell'animo.
Se quando era ragazzo uno glielo avesse detto, e lui avesse potuto capire, ciononostante avrebbe sempre detto di no, che non era vero, per una forma di pudore. Così anche gli altri diranno di no, che è un'idiozia, che è retorica, romanticismo fuori tempo. Eppure, interrogati, non sapranno indicare altrimenti perché li commuove la burrasca marina o l'arco diroccato dei Cesari o la dondolante lanterna nel vicolo dei bassifondi. Mai confesseranno che in quelle scene c'è anche per loro il richiamo a un sogno di amore, nonostante il disgusto che una simile espressione possa dare.


Gli vengono pure in mente le carovane delle miagolanti befane venute dall'America che scendono dai pullman dinanzi ai musei e alle cattedrali. Forse che anche le sciagurate, nel girovagare da un paese all'altro, inseguono quel presentimento d'amore? Esattamente così, compatitele. Pure in quei ruderi standard pieni di salute resiste ancora, a loro insaputa, il richiamo; hanno sessanta, settanta, ottant'anni, sono donne morigerate e rispettabili, impazzirebbero di vergogna se potessero sapere ciò che le trascina su e giù per il mondo. Eppure se nei viaggi non ci fosse quel barlume romanzesco e inverosimile, mai si muoverebbero di casa. Il vagabondare di frontiera in frontiera, di albergo in albergo, diventerebbe un supplizio. E il fatto universale della poesia? Come mai tanti paesaggi, selve, giardini, spiagge, fiumi, alberi, crepuscoli nei versi alla donna amata? Perché nella natura, i poeti, più ancora degli altri riconoscono il riferimento fatale. Le torri antiche, le nuvole, le cateratte, le enigmatiche tombe, il singhiozzo della risacca sullo scoglio, il piegarsi dei rami alla tempesta, la solitudine dei greti nel pomeriggio, tutto è un'indicazione precisa a lei, la donna nostra, che ci incenerirà. Ogni cosa del mondo congiurando con le altre cose del mondo in complotto sapientissimo per promuovere la perpetuazione della specie.



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Detto questo ti saluto. Parto alla volta dei Generosi Abbruzzi, fino a settembre inoltrato, per promuovermi la perpetuazione delle vacanze – arf arf.


venerdì 6 agosto 2010

eRezioni anticipate.


C'è questo sito che qualche giorno fa si è messo sulla homepage il post vacanziero di prima.

Io sono
lusingato e stupito del fatto che Le mie vacanze siano risultate così interessanti. Ma non c'entro niente. Mi è stato proposto e ho accettato, dico “Lo giuro”. Prendere io una tale iniziativa mi sarebbe riuscito difficile, per lo schivo che faccio usualmente.

Però adesso che ho anch'io il bollino a pié di pagina come faccio, per esempio, a dire ancora pest&corna di dio davanti a tutti?
Ha! manchi come al solito di fantasia.

Per esempio non credi che il solo toccare alcuni argomenti possa stimolare certe esternazioni? Anche per questo, nonché per darmi un tono parlando di cose un sacco serie, il tema che adesso svolgerò è: La Politica.



La Politica.


Dovevi vedere quanto era sdegnato Ér Nesto quando ha sentito che avremmo dovuto pagare una terza piotta d'€cu per il pieno di benzina della Grandepiunto presa a nolo per la vacanza, oltre alle 2 già versate online.
Cioè, capisci? per ammortizzare quel pieno (imposto a un prezzo decisamente alticcio) avremmo dovuto consumare l'intero serbatoio girando in tondo prima di riconsegnare la macchina al noleggio. “And what if I want to pay just the fuel that I'll consume at the pump and at the price that I prefer?” “ Sorry, these are the conditions that you can read on the contract that I've given to you just now” “Ridiculous conditions”. Al che io, soffrendo come un perro rognoso, per compensare la sferzanza di quel ridiculous mi sono ripromesso di rivolgere a quel povero roscetto magrolino dalla pelle rosa e il mento sfuggevole tutti quegli Adéu! sorridentissimi e calorosi che poi gli ho detto mentre ce ne andavamo.

Ma il rude Herr Nesto aveva ragione. Io quando affittavamo il furgone per andare a suonare non c'era mica, sta cosa. Tu lo prendevi, il tizio si segnava il livello del carburante e con quello dovevi riportarlo. Oppure te lo davano pieno, e col pieno dovevi riconsegnarlo. Altrimenti cazzi tuoi, lo rabboccavano loro al costo proibitivo che dicevano.

Sono le sorpresine del marketing.


Tu attiri la falena con una bella lampadina che luccica di condizioni favorevoli, gli fai firmare 1 contratto e poi lo freghi con tutte le clausole scritte in piccolo che riesci ad aggiungerci. Oppure vendi in tutti i negozi lo stesso articolo specificando feature sottodimensionate e standardizzate - “Stampa 18 pagine al minuto!” - e fai dichiarare la diciannovesima solo ai negozianti più fidelizzati. L'esempio è dEr Nesto, che lavora proprio nel Supermarketing. O magari, come usava tempo fa, vendi il Nokia scrauso senza la visualizzazione dell'ora e quello sghicio con, quando invece girano gli hacker sui siti che pubblicano i trucchi per attivarla anche sul primo che evidentemente ha la stessa elettronica. Ma così tu Nokiatestadicazzo spremi per bene entrambe le fasce di mercato. Senza neanche spendere sulla progettazione e la realizzazione di 2 chip diversi.
L'ignoranza è il genitore, e il profitto il figlio.

Ma come al solito, lasciami dire, vai fuori tema. Stiamo parlando di Politica, no? Bene.


Attualmente l'Italiano sembra manifestare un classico episodio di eRezioni anticipate. Fini & Berlusconi rompono definitivam. Chi dice che “Fini però è rimasto l'unico che,” ecc, e invece chi fa “Bene, s'è tolto dai piedi quel rompicoglioni”. E allora anche io & te, che non so te ma io siamo persone serie, parliamo di cose altrettanto serie.
È la divisione che genera l'impero.

Si è creato, mutuando tattiche collaudate, una divisione del bacino di utenza. Hanno provato a unire furbetti paleodemocristiani neoberlusconati con fieri conservatóri dai sani principi reazionari, ma tra loro mal si sopportano. Metti a convivere nello stesso appartamento due grandi amici, e vedrai dopo 1 po' che litigi ne sortiranno. Figurati i due di prima, male assortiti fin da subito.

In questo modo riesco a motivare le due fazioni a darmi un voto perenne. Me li fidelizzo, me li. Come i vecchi casini di Casini, fuoriuscito dall'Asse con pretesti più dimenticabili dell'arciduca Franz Ferdinand, presunta causa dello scoppio della I guerra mondiale sui libri di Storia che mi rivendevo ancora intonsi da Maraldi non appena iniziava l'Anno Scolastico.

Poco prima, anche la sinistra moderata aveva provato a riempirsi la bótte di Sinistri moderati, e a ubriacarsi la moglie di teodem. Coi proverbiali risultati che conosciamo.

Pietro's ammicca ai giustizialisti e seduce i forcajoli.

Pannella fuma spinelli e beve il piscio (restando diciamo sul leggero in entrambi i casi, merda & roina sono + indigeste e rischiano di alienargli il giovane).

Se voto Rifondaz., dall'inattaccabilità della mia postazione intellettuale ostento amore pei necri stracomunitari, che perdipiù mi tornan buoni quando coi loro ditoni affusolati mi sfilano al nero (sic) la merda dal culo dei vecchi-inetti che non riescono neanche più a cagare, ai quali, preso come sono, non ho certo il tempo di badare.

Senò tifo Lega, e prendo a schifare violentemente necri e in generale tutto ciò che dello Stivale non sia la Tomaja.

Quindi riassiumiamo. Nell'ordine, abbiamo opzioni di voto per:

- i Tangentofili
- i Regressisti
- i Sinistrati
- i Siniti parvulos
- i Rockettari's
- i Bombaroli-light e gli Uròpoti
- i Necrofili
- i Legacci senza suola.



Non so. A te ti convince, questa roba? A me mette un po' di tristezza. Ciai presente quell'orazione di Ciceruacchio Pro domo sua?

Io non credo nella bontà e nell'altruismo. Ma poniamo il caso che io nella mia vita abbia a cuore solo il Letame che mi ricopre i campi coltivabili. Di conseguenza mi è giocoforza temere il Necro e l'altezzosa coprofagia con cui me lo divorerebbe. Ebbene: anche in questo esempio di fantapolitica estrema mi sembrerebbe ingenuo dare un voto a uno che spergiura di tutelare esclusivamente questa mia coprofilia, e magari non si esprime su tutte le altre cose che potrebbero starmi a cuore quali, pro domo mia, la Calvizie. Cosa farà costui, mediante il mio voto, per compiacere la mia frustratissima tricofilia? Non saprebbe – non risponderebbe, lo stronzo.

Diamine! La vita, signori miei dell'ultimo punto elencato, non è solo Il Letame. Magari se esci dal campo e ti fai una bella passeggiata al chiuso che fuori è una così brutta giornata, ti accorgi di tutta 1 serie di valori nuovi e interessanti. E poi non perdi il tuo tempo a baccagliare con quelli che invece ti snobbano Il Letame, te lo sminuiscono, e danno attenzione a cose che ti sono aliene come La Marihuana o Il Digitale Terrestre, pretendendole meno merdacee del tuo Letame.

Tutte quelle tribune politiche conseguenti. Ma che te ne fai? non ti bastano più Romalazio & Intermilan?
Secondo me, con un po' di empatia, uno potrebbe dirsi tipo “sì, il letame è una bella invenzione, ma magari pure il jointino di quello o lo yachtino di quell'altro, potrebbero esserlo. Guarda come ci tengono anche loro a quelle cose misteriose, sembrano averle a cuore come io ho a cuore il Letame. Voglio imparare a rispettare le istanze di tutti, e a non spandere più tempo nell'alterco sullo sterco.”


Inoltre, ma chemme rappresenta che adesso tutti si vantano delle loro belle prodezze e si fanno la spia dai cartelloni? ma è possibile che non ci sia mai crisi per i costi tipografici?
Non mi serve sapere che “Per colpa di X chiuso l'ospedale Y”, o “Z lascia un deficit di 1 fantastiliardo”. Coè, sarebbe bello saperlo; ma voglio le prove.

Poi io mi ricordo che da piccoli chi fa la spia non è che sia proprio un fico, e allora non mi spiego questa gran voglia di votare certi soggetti. O meglio, quando dei bambini si accusano a vicenda, una brava maestra dovrebbe esigere chiarezza e scoraggiare le esternazioni di parte, specie se strillate. L'elettorato dovrebbe solo deridermi se io candidato dicessi “è da 20 anni che non mi casca 1 capello” omettendo che a giorni alterni mi rado integrale, poiché semplicemente non ho alcun merito, ho risolto il problema alla radice e sto facendo sofismi del cazzo.

Ma a parte questo, mi faccio cinico e dico “ma no”: è naturale che in una democrazia rappresentativa le parti siano rappresentate in percentuale. Quindi, se io ho la fortuna di appartenere a una maggioranza di coprofili fissati x il Letame, è giusto che di Letame sia impiastricciato anche chi lo snobba. Solo che per Giove, vogliamo per davvero credere che sul tavolo da giuoco i nostri croupier dispongano solo di quattro canne, due crocifissi e un po' di cacca?

Ho l'impressione che le vene aurifere sarebbero ben altre, incontaminate e ormai accessibili.

In una canzone che non ho mai cantato (ma un giorno giuro te la registro) elencavo una serie di valori, anzi Valori ancora incontaminati, da vendersi a caro prezzo ai Partiti. Dico i primi che mi vengono in mente.







L'Odio Verso il Cancro.
Il Diritto a Scaccolarsi Solo Io.
La Propensione all'Immortalità.
Il Diritto al Pene Più Lungo (un partito trasversale, con buone propensioni alle quote rosa).




 


Non darebbero luogo a dei Partiti davvero bellini? Secondo me, ci sarebbe da divertirsi ben di più.

Pest&ccorna diddio! Sessento che Olivierotoscani ci fa i $oldi, maledetto spifferone, giuro che ti vengo a cercare.


domenica 1 agosto 2010

Le mie vacanze.


Dalle mie vacanze ho appreso alcune cose.

- Una ragazza che ha il braccialetto alla caviglia sinistra vuol dire che è single

- Adesso so cosa mi disturba delle discoteche. Ér Nesto mi chiedeva se mi piaceva quella (“Guarda guarda che pezzo di fica quella?”). Io non volevo contravvenire, ma non mi comunicava niente. Ballava sul bancone in atteggiamenti che volevano essere sexy e lo erano, a giudicare dalle facce di chi la guardava. Poi l'ho rivista il giorno dopo, Non più in jeans attillati e canottierina bianco-trasparente, ma in un vestitino-gonnellino corto, rosso a fiori. Era in effetti molto bella, ma in discoteca no. E dopo tutto questo tempo, allora ho capito.

È come se a Ferragosto si stesse tutti sulla spiaggia col caldo, all'ora di pranzo. Qualcuno dice, “ficchiamoci tutti sotto questo piumone pesantissimo”. Nel mio profondo stupore tutti accettano, ci corrono sotto e allora succede una cosa magica: alcuni si scelgono e fanno le loro cose lì, o si allontanano coll'intenzione visibile di farle ancora meglio. Altri se ne escono colle pive nel sacco.
 
Ma tutti sudano, perché è caldo. Caldo dannato.

Il caldo è chiasso, sudore, la puzza di fegati che spurgano alcol dalle bocche, gli urti colle persone, blob umani invalicabili, i fischi e gli urli per darsi convinzione a vicenda. I focolai di risse, i buttafuori, i vestiti buoni che si inzuppano di fumo e lerciume. I barman schizzati, gli shaker che oscillano a frequenze udibili e i diggèi colla cresta. Se me la fai vedere il giorno dopo mentre cammina, quella ragazza piace un sacco anche a me; semplicemente. Adesso no; mi è troppo urgente rilevare l'insensatezza di quel piumone. Poi è chiaro che sono io che non vado bene, e che il non rilevare pezzodificaggine danzereccia probabilmente deriva da determinati miei tabù. Piacerebbe anche a me muovermi bene e sperimentarmi, prima che sperimentare chiunque altra. Questo è un sistema che per gli altri funziona, evidentemente. Ma il noise di quel piumone mi sarà sempre soffocante, e io non potrò mai fare finta di niente.

- Quindi per la seconda e terza volta in assoluto ho fatto da guardaroba vivente di felpe e borsette mentre tutti ballavano.

- L'Insieme Universo delle ragazze che arrivano a interessarti si divide in partes tres. 1) quelle la cui bellezza è pari alla sostanza, e lì è il massimo; 2) quelle la cui sostanza te ne può rivelare una bellezza; 3) quelle la cui bellezza te ne fa sognare una sostanza. Quella ragazza lì a fiorellini faceva parte della rispettabile categoria delle 3), ma solo il giorno dopo.

- Ho parlato per ore con una ragazza splendida, sorprendendomi della vastità delle intersezioni e delle differenze. Mi piacciono, certe sorprese. Quasi quanto mettemi in discussione.

- Ho accettato qualsiasi cibo, ho bevuto alcolici normali e super, e fumato sigarette piccole e grandi. Torno a cibarmi del solito e a disdegnare gli alcolici, valuterò se riprendere colle sigarette che restano squisite, ma credo di no. Anche questi sono noise. Non sono miei punti di arrivo e più o meno dolorosamente ne posso far senza.

- Ho chiesto per strada il perro cercando il porro, ma per fortuna il primo, bleah, non me l'hanno dato.

- Ho rivelato che al questionario dei 3 giorni avrei spuntato la voce “vero” alla riga “Vorrei non essere mai nato”. Inducendo rabbia in alcune ragazze, e tentativi di cambiare istantaneamente discorso in alcuni compagni. Non so, a me pareva una cosa carina da dire, aspettando l'alba da una terrazza panoramica. Di certo nessuno si è accorto che a quest'ora sono ancora vivo, e magari un motivo c'è.

- O magari non era poi tanto carina come cosa, e l'egocentrismo potrebbe essere l'ennesima bambola che la bambina stringe tanto più i grandi si fanno incomprensibili.

- Tornando all'aeroporto ho sbagliato strade su strade, e ho perso l'aereo. Ma a Girona ho abbordato tre ragazze. Una di loro sembrava Claudia. Per il viso, il sorriso mascelloso, la statuarietà giunonica, la cattiveria di quando scherzava.  Perché era di Bologna, e le amiche erano andate al Galvani. Ci ho passato il pomeriggio. Io. Per la prima volta. Non è successo niente di quello che prima mi spaventava. È stato... facile.
Alla fine non ho chiesto cellulari o contatti Facebook, seppure a malincuore. Quella che mi piaceva ha dichiarato un ragazzo, e non mi dispiaceva calarmi nei panni del nobiluomo totalmente disinteressato. Ma come rilevava Il Riccioletto, quei panni calzavano a pennello ai miei sensi di colpa per aver fatto una cosa proibita. Loro se lo sarebbero aspettato, e magari non si sono spiegate quello che, dopo aver chiacchierato bene e ben scherzato, deve esser parso come una specie di rifiuto finale ai loro occhi. Riccioletto che è venuto a prendermi all'aeroporto accompagnato da una ragazza francese superiore.
Dovrei forse rinunciare all'idea che sia possibile razionalizzare ogni cosa.

- Ho incontrato un sacco di persone, diverse da me, nondimeno interessantissime. Mi sembravano elaborate ma semplici, più o meno piacevoli. Interessantissime, davvero. Certe volte interessanti addirittura quanto ultimamente mi interessa Me. Ho parlato a lungo con una diciottenne, mentre la sorella quindicenne mi sorrideva e basta, comunicativa come poche. E il giorno dopo coi genitori cinquantenni, che ci invitavano dappertutto e ci hanno fatto fumare il loro porro, buono e piacevole anche dopo l'ennesima notte insonne, ed è stato sempre bello. Sono stato bene con i miei compagni. Ho letto per la prima volta i Racconti di Hemingway in uno dei posti in cui probabilmente ne ha scritti. Mi è piaciuto pure lui, completamente estroflesso eppure bello anche per me, da anni introféssissimo. Parla attraverso i suoi personaggi di tutto ciò che gli capita, e mai di quello che gli passa per la testa. Giusto qualche vago stato d'animo, ma niente sensazioni, pensieri, emozioni. Esattamente il contrario di me. Ma, lasciami dire, io & lui cantiamo lo stesso disagio.
Ho saltato a pié pari varie notti di sonno. Le - com'è che le chiamano? ragazze, quelle lì, con cui ci si fidanza e magari pure ci si scopa, sono sempre strane e indispensabili. Hanno fatto scalpore i miei quarant'anni insospettabili (ci lavoro sempre molto) e il mio disadattamento (per quello, varrà la pena, “lavorerò di più”).

A Cadaqués ho lasciato diverse abitudini, ma il bagaglio con cui torno è più grande.

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