lunedì 2 luglio 2012

Eravamo

io, Giovanni Rana e Giosuè Carducci, a girare per la città.

Questo aumentava la mia confusione, io ho sempre scambiato Giosuè Carducci non con Giovanni Rana ma Pascoli. Eppure ci voleva poco a decidere di concentrarsi una volta per tutte e inventarsi una mnemotecnica per ricordare quale dei due fosse quello
incazzoso, e quale invece quello placido, gioviale e contemplativo delle Cavalline Stornellate.

In più, a confondermi definitivamente, c'era Giovanni Rana invece di Giovanni Pascoli. Ti avverto, non ho la più pallida idea di dove io stia per andare a parare. Per rompere l'imbarazzo, a un certo punto decido di dire una carineria a ciascuno dei due. Mi giro verso Giovanni Rana e gli fò: “A Giovà, ma lo sai che a pensacce bene ciai avuto proprio na bella idea, o chi pe' tte? A fà er testimonial de te stesso ce risparmi, e impiù,  bello pacioccone come sei, rassicuri la massaja. Prima pensavo Ma chi je lo fa fa, a Giovanni Rana, de mettese a imparà recitazione, dizione, cerone all'età sua; poi invece t'ò capito, e se tte devo dì la mia, hai fatto proprio bene.”

Poi, rivolto a Giosuè Carducci. Certo non gli posso dire Ti confondo sempre con quell'altro, così antiteticamente diverso da te. Io Giosuè Carducci in fondo lo temo perché mi sa che al liceo un artificio mnemotecnico me l'ero inventato. Carducci cià le spine tipo cardo, è'n fijodenamignotta che se non stai attento puncica. Pascoli è quello bovinamente
fregnone come vuole il cognome.
Ma era proprio così? non è che alla fine di questo ragionamento dovevo aggiungere Però è l'esatto contrario?

Quindi spengo quello sguardo gigione con cui apostrofavo il peggior terrore di ricotte & spinaci, e mi faccio serio. “Giosuè, la tua prossimità m'induce ricordi. Io alla Maturità portavo Storia e Italiano, più per esclusione che per passione vera. Infatti le alternative erano Greco e Geografia Astronomica. Il mio Greco, a  parte il V ginnasio in cui il rischio di ritrovarmelo a settembre m'aveva fatto prendere delle ripetizioni cazzutissime, se posso dire Cazzutissime di fronte a uno” (qualunque dei due fosse) “
che occupava 3 pag. del libro di Letteratura Italiana, dicevo il mio Greco nei 3 anni di liceo si è estinto ad opera di 1 professore che non insegnava mai niente. Dire la mia Geografia Astronomica m'incriminerebbe di appropriazione indebita anche oggi, quando se non fosse per una lettura sistematica di Asimov in corso d'opera, potrei benissimo scambiarla per Geologia Gastronomica o Geometria Ansiolitica.”

“Quindi che dovevo fare, Giosuè? Calcola che per ragionamenti simili tutti portavano Storia e Italiano. La prima materia non potevano cambiartela, ma la seconda sì. E non mi garantiva certo l'aver scelto Storia per seconda, ovvero quella un pelino meno gettonata. Però era pur vero che non avevo manco idea dei votacci fetidi con cui mi avevano portato nelle altre due e in tutte le materie scientifiche in genere, e infatti poi spiritosamente mi sono iscritto a Ingegneria, mentre in Storia e Italiano avevo due stranissimi 7. Quindi non ti preoccupà per me Giosuè, e continua a starmi a sentire.”

“Del tempo che mi riservavo per iniziare a studiare per l'orale, alla fine occupo un ε piccolo a piacere mio. Bisogna ottimizzare, e la pigrizia mi rende
spesso algoritmico. Dell'Italiano studierò le sole vite e critiche degli autori. Sul Paradiso ciò scritto a matita delle note piccolissime e nascostissime. Se mi chiedono le opere, io leggo e imbastisco, e se so vita & critiche qualcosa me la invento.”

“Storia è già più un problema. Ciò l'alibi che alla II guerra mondiale si sa, i programmi in Italia quasi non arrivano mai. Poi ho gli appunti dEr Sorcio, dettati da lui medesimo tutto l'anno; già solo il fatto di averli scritti io di mio pugno, fa scattare tutta una serie di memorie visive.
Il tema faccio quello di attualità che non mi ferma nessuno, e alla versione di Latino me la gioco, se è vero che mia madre mi ha fatto arrivare al ginnasio che già sapevo declinazioni e coniugazioni, e al liceo quasi lo parlavo, con tutto che quel trojone della C. in I è riuscita non si sa come a darmelo a settembre.

“Insomma Giosuè, parto flemmaticamente a studiare dal Congresso di Vienna (1815, ma tu ricorderai meglio di me), e arrivato a metà mi rendo conto che mancano 3 gg. al mio orale. La mia lettera, di cui il mio cognome è l'unico esponente, è stata estratta per prima.
Cosa fare? Ho un'idea. Prendo i libri delle medie di mia madre, studio lì. Così se ne va il I giorno & mezzo dei 3 residui, ma a me di quel secolo scarso su cui a ben vedere ero chiamato a deporre, mancavano ancora due terzi buoni.”

“Giosuè, Giosuè. Mi vergogno a dirlo, ma considerando che dovevo lasciarmi lo spaziotempo di almeno mezza giornata per un vanissimo ripassone finale, all'epoca presi la decisione di prepararmi il resto sui riassunti di fine capitolo. Di un libro di III media. Non fare quella faccia Giosuè” (ma quale? non mi giravo mai a guardarlo in faccia, e io non sono uno di quei tipi come il Riccioletto che quando ti raccontano una cosa cercano di assicurarsi la tua preziosissima attenzione dandoti quegli odiosi colpetti sui fianchi. Perché non lo guardavo? Penso che fosse perché temevo di incappare nel fiero suo cipiglio, qualora spinosamente Carduccio, e ancor più di scorgere lo sguardo acquoso del ruminante al Pascolo – niente di peggio di raccontare un aneddoto che tanto ci appassiona a un interlocutore insulso.)


“Arriva il giorno.
La mia versione ha preso 7, ciò che mi sorprende è il tema: 5. La traccia che dovevo sviluppare chiedeva tipo se fosse possibile che l'uomo potesse un giorno diventare una macchina, e se il mio svolgimento traboccante di retorica adolescenziale meritava il 5 che ebbe, i ministeriali che proposero e lasciarono passare un argomento così cretino avrebbero dovuto essere valutati in codice binario, a 1 bit. Può una lucciola divenire lanterna? Può un dito finire arcùlo? La retorica adolescenziale è ben più di quel che mai meriterai, coglione.
Scusami il turpiloquio Giosuè, ammazza me piasce 1 sacco chiamarti Giosuè, me sembra la tronca di Giosuèppe, arf arf, Gioesù-Giosuepp&Morìa, ma un po' più di rispetto non guasta, ehm.
Io lo so che la Maturità ai tempi tuoi era una cosa seria e che non potevi prendere la patente fino a 21 anni, anche se però a te al cinema ti facevano fumare. Però, per uno ammesso a maggioranza come me, ovvero con delle insufficienze in varie materie (per lo più scientifiche), le prove orali sarebbero state determinanti – anche se alla fine mi salvarono coi loro 36 i raccomandati da bocciare, avanzandomi all'austero risultato di Quaranta Sessantesimi.”

“Insomma mi siedo. Inizio dalla Prima Materia: Italiano.
Senza falsa modestia, gioco in casa. È una lingua che volente o nolente mastico da 18 anni, ho letto un sacco di riduzioni dei Classici di quelle con Paperino o Topolino e anche tanti libri ma quelli non valgono come preparazione perché letti per diletto. Più che altro sono fiero del mio algoritmo. Chiedimi pure quello che vuoi, baffone di mezza età che mi interroghi: con un po' di Vite e un pizzico di Critiche, io ti reggo botta fino alla fine.”

Parliamo delLa Pentecoste, di Alessandro Manzoni. Capito Giosuè? si era tradito! se non me ne avesse rivelato l'autore, forse non l'avrei neanche saputa trovare sull'antologia! Quello era senz'altro un bug del mio algoritmo, ma mi era andata bene e adesso è inutile star qui a piangere sul latte versatile, anche perché c'è ben altro.”

“Sì, allora, un attimo che la cerco. Nel frattempo mi dica pure cos'è la Pentecoste, nella tradizione cattolica.

“Ahah Giosuè, penso io, ma questo è uno scherzo! Questi non sanno che io per 16 anni sono stato lo zimbello virtuoso di una freca di suore e catechisti, e che nel mio zelo spaccato ho letto la Bibbia varie volte, e che ho salito la Scala Santa sui miei stessi ginocchi e che in certi anni a Maggio, il famoso Mese della madonna, come da precetto andavo a messa pure di venerdì. Ora io perdio a questo lo scherzerò ben bene.
Ma Giosuè, giunto a quel punto sopravviene in effetti una domanda."

"Cos'è la Pentecoste?"

"Cioè capisci Giosuè, cosa cazzoera Lapentecoste? Noto con paura crescente che al volo non mi viene, e ho paura di dedicare tutte le risorse al quesito poiché so per esperienza che quando cerco di ricordarmi una cosa che lì per lì non mi viene, più mi ci sforzo più mi sfugge.
Ma questa è diversa, Giosuè. Io non è che non mi ricordo cosasiaLapentecoste, nella merdizione cattolica; io proprio temo di non averlo mai saputo. E questo non è giusto, Giosuè! per 16 anni ho servito quel buffone come un allocco, e quello nel frattempo mi preparava questo bel tranello, quel figlio ossimorico di Mignotta Semprevergine.”

“In più, ho poche frazioni di secondo prima che la mia esitazione sia palese, e io malcominci la mia opera non vedendone più la sua metà manco col binocolo. Ho deciso: farò ricorso all'etimologia. Penta in greco non vuol dire cinque? Qualcosa c'entrerà. Chi cazzomai erano in cinque? la Banda dei 5 di Elisabetta Viviani? i 5 sensi? i 5 continenti? I 5 peccati capitali, le 5 virtù teologali, i 5 comandamenti, i 5 apostoli, i 5 evangelisti? E invece se penso a Lapentecoste mi vengono in mente solo delle polo coi coccodrillini sopra.”

“Nessuno, Giosuè. Nessuno nella catechesi era mai in cinque. Tutti si riunivano o in di più, oppure giravano in di meno.
Perciò, per me è giuocoforza arrendermi.”

Non lo so."

"Nello sguardo del Baffone si spegne la routine, mentre in lui si anima la Vera sorpresa.
Mi guarda, e quegli occhi stupiti sono l'ultima cosa che mi ricordo del mio mediocrissimo Orale della Maturità. E questo stato di ncoscienza non aiutò certo la mia performance.”

“Cioè hai capito Giosuè? io, così sempre cattolico, arf arf, fregato dalla Pentecoste? A Giosuè, ma alla fine tu lo sai checcazzo era la Pentecoste? Ma tu ce l'ahi mai avuto un baffone tutto tuo che a un certo punto ti ha detto È la calata dello Spirito Santo sugli Apostoli, dopo la Krocifissione del Kristo? Scommetto che tu lo sapevi, Giosuè! L'hai sempre saputo tu eh, li mortacci tui?”, e nel dirlo gli assesto un'amichevole pacca sulla spalla, a dire il vero neanche troppo piano.

Non saprò mai, da un sorriso benevolo o uno sguardo corrucciato, quale dei due ei fosse.
Fatto sta che, o Giosuè Carducci o Giovanni Pascoli fece una cosa che mi stupì tantissimo.
Senza guardarmi, sputò in terra. Girandosi un poco verso di me, vicinissimo alla mia scarpa. Senza naturalmente che io potessi scorgerne l'ebete spressione o il fiero sguardo.

È inutile che vado a chic-boxing se poi non so soppesare la violenza. Come leggere l'accadimento? È un segno di fastidio per l'imposizione di un racconto noioso? ma chi t'ha imposto niente, coglione? O una maleducata provocazione nei miei confronti, a cui dovrei reagire?
O magari un gesto perfettamente normale, per un cittadino dei tempi in cui a ogni angolo fiorivano le sputacchiere. Ma a me lo sputo, tranne che di ragazza piacente e specie se di vecchio, mi fa schifo. E questo qui, chiunque sia, vecchio è vecchio, se me lo mettono sull'Antologia. “A Giova' (il Rana), ma hai visto sto stronzo ch'affatto? me stava a scatarrà sulla scarpa, me stava! Io je spacco er culo, nun me frega niente che ai tempi suoi la scuola era n'artra cosa, e che lui alla Maturità portava tutte le materie, e lui qua e lui là: a stronzo! Le odi barbare, Le odi barbare? io nun ne odo manco mezza, cérchetele da te a ste Barbare! Je spacco er culo, a lui e a te, st'altro cazzo de tortellone rancido, ma checciài da guardà eh, checciài? E invece st'artro, m'avesse mai guardato negli occhi na volta, sto mezzo uomo, te senti forte a campeggià sui libbri cogli amici tua, eh? vojo vedé che fai, qua in mezzo alla strada, senza
bidelli e professori che sse mettono in mezzo. Perché sapete tutto voi, non è vero? sai tutto tu, eh? La Pentecoste. Na cosa che non solo nun serve a'n cazzo, ma quello ce scrive pure la poesia, ce scrive. E poi che fai? Sali in piedi sulla sedia, e a natale ja'a dici a ttu madre pe ddù mandarini? vojo vedé che ce fai co dù mandarini, quando io co na Primacomunione scrausa ce svortavo armeno un Daitarntré di ferro e plastica. La Primacomunione! La Cresima! queste sò feste, no tte. Altro che le Pentecosti tua! Perché strigni strigni, haivoja a pontificà, a spoetazzà; ma la vera Maturità dell'individuo non si misura colla capacità di ripetere le cose altrui volute. Perché è così che si predispongono generazioni di somari veri, di quelli che tirano la soma senza mai protestare. È questo che vogliono da noi, che impariamo i loro catechismi, e allora e solo allora saremo noi maturi, e potremo guidare le loro macchine, e comprare le loro benzine, e mangiare i loro mandarini, ed è così che alfine l'Uomo si fa Macchina e poi ai temi di attualità piglia Cinque non azzeccando la risposta esatta, e insomma Giosuè, ecco che ti volevo dire – a maggior ragione se alla fine eri Giovanni Pascoli, è o non è buona quest'erba."
 

martedì 1 maggio 2012

InNaturità.

Già una volta ti dicevo del mio Non voler essere mai nato.
Quella è stata l'unica volta che l'ho esternato socialmente, ed ero rimasto molto sorpreso dal clamore dell'insuccesso sociale che quell'esternazione mi comportava.

Come pure ero tutto un fremito di emozioni, quando al liceo avevo letto per la prima volta dell'episodio mitologico in cui non ricordo quale entità trascendente, messa alle strette da un impertinente umano a cui doveva un favore, richiesta di quali fossero le due cose di cui l'uomo dovesse primariamente necessitare, rispose stizzita “non essere mai nati” e “morire pochi istanti dopo la nascita”. Già all'epoca incredulo a qualsivoglia questione mitologica, avevo provato un piacere singèro nel leggere che qualcuno nel passato, come l'estensore di questa favoletta, aveva condiviso le mie perplessità al riguardo del Voler sempre nascere.

Ma tu non mi scocciare con frasi cioccolatinose quali “la vita è 1 kosa meravigliosa”, o “il mirakolo della vita”, che pure mi è capitato di sentire. So da me quanto possa essere divertente questa madornale sciocchezza del Vivere. Non c'è mai il lieto fine, però certi giornaletti sono davvero appassionanti, come pure certe sigarette, e se mi ci metto di cose potrei sicuramente trovarne altre; quindi lasciami perdere colle tue banalità. Madonna, ora che mi ricordo quelle frasi le ho sentite veramente. Mortacci loro. Mortacciacci loro. Ma quelle volte erano più discussioni teologiche generiche, mi sa. Dire che tu, senza trincerarti dietro i Max. Sistemy, Non vuoi mai nascere, dovrai ammettere che è molto più intimo e imbarazzante.

Adesso a dire il vero pensavo a un episodio specifico. Il mio pervicace Non voler mai nascere l'avevo esplicitato almeno un'altra volta, tanto tempo fa. Me ne sono ricordato ultimamente, narrando l'aneddoto a una che per sua stessa ammissione è una G.D. (Giovane Donna), in un carteggio in cui si parlava delle perplessità reciproche nel festeggiare i compleanni. Cosa che ora mi accingo a fare anche con te, per quanto m'imbarazzi scrivere due volte la stessa cosa perché se Paganini non ripete, perché mai dovrei farlo io?

Però dai, mi fai pena, magari stai lì alla finestra a uggiolare al maltempo in questo uggioso I maggio, e sapere che c'è qualcuno al mondo così ostinato nel suo Non voler mai nascere, ti fa sentire meno solo. So bene quanto a volte si possa essere meschini. Aggiusterò giusto qualcosa qua e là, per fezionare l'aneddoto e proteggere l'anonimato della G. D. e di altre persone fisiche eventualmente coinvolte.

~~~


“ […] Ho 18 anni, sono da poco majjorN e la Patria già reclama i miei servigi scegliendo fra alcuni altri me quale strenuo difensore dal Nemico, previa sottoposizione a un lunghissimo test.

Il test in questione è quello rinomato dei Tre Giorni, mirabilmente cantato dai Bluvertigo di Fuori dal tempo. Tu non lo puoi sapere in quanto Giovane & Donna, come non manchi mai di rimarcarmi; ma le donne pare che la Patria non le reputi opportune, nella difesa dal Nemico. Forse ritiene che egli, il Nemico, non appena le veda si metta a ridere, o magari venga preso da impulsi ben più torbidi, non so. In fondo il Nemico sarà giustamente 1 bel fijodenamignotta. In più tu ti salvi anche nelle tue qualità di jovine, visto che da qualche anno la Patria ha capitolato rinunciando pessempre alla procedura di alLevare pefforza anche G. U. (Giovani Uomini), e io mi chiedo come faremmo di fronte al Nemico in questi attimi di crisi. Io se fossi Il Nemico non mi parrebbe vero di poter approfittare di attimi simili.

In questo test dei Tre giorni (tale la sua durata) c'erano delle domande facilissime, tipo Sento delle voci, Me piàsciono i fiori ecc, tutte cose da barrare su falso, roba che anche per una Jovane Donna prenderci un punteggio alto sarebbe un gioco da ragazze. Certamente la Patria non può affidare la propria tutela a uno che si distrae come vede 1 margherita, o magari mentre scavalca a grandi balzi le trincee mulinando la bajonetta e urlando “maledetto inimico, finalmente ti ò in pugno, adesso ti faccio vedere io” e cose del genere, invece si gira perché gli sembrava che qualcuno lo stesse chiamando, e dopo sono cavoli suoi. Ma ce n'erano anche di più difficili. Io per esempio sono stato molto su Non vorrei essere mai nato.

Beh, si può essere ipocriti al cospetto della Patria, mentre Ella ci guarda? io dico no, e barro vero, cioè battendomi il petto dichiaro che in effetti se mi dessero finalmente l'opportunità di scegliere, preferirei non essere mai nato né farlo mai.

Il giorno dopo, mentre sono alle prese con altre visite mediche, viene letto un elenco di nominativi che dovranno sottoporsi a un Collaudo Psicologico. Io sono tra quelli.
Ahahah, sogghigno furbastro assaporandomi a voce alta le parole coLLaudo psicologico facendo roteare bene le due L, per farti capire colla lingua che batte sul palato molto più dietro, lontano dai denti, madonna quando penso a queste cose che uno può fare ma non può vedersi gli apparati fonatori mentre le fa, mi viene più angoscia che essere sepolto vivo.

Insomma, al mio turno entro in questa stanza dove un medico dell'esercito mi squadra bonario ma serio. Prudentemente, inizia a farmi domande generiche. Io non resisto, Dottore ma perché sono stato mandato al CoLLaudo Psicologico, e lui dopo un attimo di esitazione mi dice che È per quella del Non voler essere mai nati. Ma perché io vorrei così tanto Non essere mai nato, mi chiede.
Ah quella, faccio io ridendo, No niente, è una cosa filosofica. Boh, insomma, si vede che la Filosofia mi salva facendomi abile & arruolato, e io quindi 10 anni dopo, esauriti i miei acrobatici rinvii a Ingegneria, posso finalmente Obiettare che alla difesa della patria preferisco farmi persino 10 mesi di fotocopie gratis all'ARCI Nazionale - Ufficio Musica, Cultura e Spettacolo.

~~~

Ora io dico: non è 1 bell'aneddoto? C'è solo una cosa che non mi convince, ed è che non è successo a me, ma a Karl The Dancer, mio ottimo compagno di classe nato ahilui 1 mese prima di me, quindi io giunto al bivio di quella domanda e sapendo come andava a finire, ho ba(r)rato falso.

Mi ha forse rubato, Karl The Dancer, una importante parte di Destino? ma no, meglio così, io all'epoca non ero che un cicciottello capelluto, senza la classe di quel mio magnifico compagno di classe (ah, i prodigi del classismo), necessaria per sostenere la mia parte sino in fondo [...]”

giovedì 19 aprile 2012

Il tempo di morire.

“Chessaicheoresono?”, mi fa a un certo punto uno col pisello di fuori.
Una cosa anche inquietante, li x lì non posso fare a meno di pensare, visto che fino a qualche tempo fa non avrei mai pensato di frequentare degli spogliatoij, tradendo così il mio ideale di allenamento solingo e ramingo in questa valle di lacrime.
Ma poi mi è giocoforza distrarmi da questo pensiero.

A uno come me che, per combattere gli effetti della mancanza di puntualità, porta avanti tutti gli orologi di casa e da polso di una quantità compresa fra ¼ - ¾ d'h, l'algoritmo di traduzione del quadrante non è facile.
Su questo
che indosso, un Casio G-Shock nero mentre col borsone a tracolla mi accingo a ndarmene alla casa, dai cristalli liquidi attualmente mi sgorga un posticipo di 15 min. Li sottraggo pertanto, e le 22:28 diventano dunque 22:13. Mi rendo conto della latenza che ha la mia risposta laboriosa. Dalla vergogna mi accelero quindi i processi in background, e mi accingo alla risposta.

C'è ancora un impedimento, che mi fa esitare. Che faccio, rispondo Dieciettredici o Diecieunquarto?
È ancora fresco il ricordo di quando in quinta, coll'orologio nuovo della prima comunione, per non aver arrotondato all'errore convenzionale del Quartodora e aver risposto al minuto, sono stato dileggiato dai miei compagni come un precisino. 'Ma che volete', pensavo imbronciato, 'se 1 cià le lancette allora arrotonda, ma se visualizzi il tempo in numeri la cosa più semplice è riferire la lettura, da soggetti sarebbe piuttosto arrotondare'.

Questo brutto ricordo, io non dimentico mai i ricordi belli e brutti, mi fa perdere istanti preziosi. Dopo aver svolto tutto il calcolo in real time, per questa dolorosa epifania sarei passato per un rimbambito che ci mette una cifra pure a leggere l'ora. Alla fine, visto che oramai il ritardo è tratto, prevalgono i vecchi traumi. Non sono sicuro che gli anni passati siano bastati per sdoganare la mia teoria cronometrica infantile, e decido per l'approssimazione. “Le Diecieunquarto”, rispondo vigliacco dopo qualche secondo.

Eppure, la quinta elementare è stata 31 anni fa. In 31 anni ne cambiano, di cose.

Da adolescente m'ero sentito un sacco smart, quando s'è swicciato dalla stretta di mano orizzontale a quella obliqua. Uno che sa stare al passo coi tempi.
Ora, certi miei alunnetti impertinenti si scambiano il segno della pace dandosi di quegli schiaffetti preliminari
colle dita aperte, per poi battersi le nocche dei pugnetti chiusi, un po' come pretendono per strada quei necri che smerciano pedalini, per favorire la contrattazione coll'empatia (unica via), e se ci caschi in effetti un rifiuto ti imbarazza di più. Per noi Stivaliani che senso cianno, pensi tra te & te, questi saluti hippop, mutuati da chissà quale cultura restreettiva e globalizzante che non cià mai riguardato fino ad ora e che si farebbe belle beffe di noi se ci beccasse a scimmiottarla, belle beffe come quelle che ci faremmo noi di un norvejese che scioglie nell'acido i familiari di un pentito di mafia mentre canticchia Funicolì funicolà. Tipologia di considerazioni che mi rende pertanto classificabile quale Vecchiodimmerda.

Ce n'è uno in particolare, di alunnetto, che è molto bravo ma disordinato nel suo alunnettismo, molto acuto nelle sue intuizioni e pure puntuale a lezione, però spesso si addormenta in classe, gli ho messo Nove ma mi sono e gli ho ripromesso che a fine anno sarò molto più intransigente, e insomma voglio dire ma che ti frega adesso della mia metrica di valutazione, stavamo parlando di saluti & anacronismi e come al solito tu m'interrompi pretendendo preamboli che poi ti distraggono, sei un lettore disordinato e in quanto tale io ti metto pure Nove, ma poi a fine anno ti vengo sotto.

Questo bravo alunnetto che tanto mi sta a cuore, tutto contento del suo Nove fresco
fresco, dopo il suo ottimo esame ha preteso per la gioja di salutarmi imponendomi quel rituale di schiaffetti e pugnetti conseguenti, come a dire Sei uno di noi. Io, preso di sorpresa, non ho avuto il tempo di pormi le mie obiezioni morali d'inflessibile barbogio coerente. Ma nel frangente mi sono scoperto plausibile – voglio dire, porto o non porto i pantaloni che a volte sotto fanno vedere le mutande - , e adesso ogni volta che devo salutarmi con qualche jovine ho questo bivio etico aggiuntivo. Oh forsennato jovine; come salutarti? nel modo convenzionale, o mi joco questo fresca procedura acquisita e mi commiato da te a suon di schiaffetti & pugnetti?

E nel frattempo gli anni passano, e io mi spendo le risorse di sistema mica a pensare che intanto le amiche  coetanee si sposano e procreano e io no perché tanto mica ciò l'orologio biologico io, e se pure ce l'avessi mi lascerei distrarre dalle sue modalità di lettura analogica o digitale e dalle Teorie dell'Errore conseguenti. Ma piuttosto, sto qui a riflettere con te sulla tipologia di saluti che fra altri trentun anni renderà obsoleti me e quelle mie amiche - prudenti ma non abbastanza. Dovremo fare cosa? rotearci i polsi come spadaccini e poi intrecciarci solo le dita dispari? mimare a pollici incrociati chissà quale ombra cinese? o magari, nell'ennesimo conato vintage, afferrarci per i mignoli e dondolandoli riesumare il vecchio detto Mannaggialdiavolettochecciaffattolitigà?

E avrò ancora un bravo alunnetto caritatevole che nel suo disordine me le spiega, queste procedure? che m'introduce ancora una volta ai misteri dell'ennesima joventù che io non avrò capito? oppure dovrò rassegnarmi al mio stesso decorso, incapace di assecondare un'altra corrente?

Io ora mi metto a fare un'altra canzone. È sera e ho saltato gli allenamenti, avevo troppo sonno, da tutto l'anno vado a letto tardi e mi alzo presto, e questo temo mi stia invecchiando oltre le mie sembianze jovanili, e i miei propositi di riposo sono vanificati dall'esigenza di spurgarmi le riflessioni e poi di fare una canzone che parla del fatto che ci sono troppe canzoni, e poi dovrei rispondere a troppe mail e a troppi messaggi che mi aspettano da troppo tempo.


Però mi chiedo. Non sarà questo, che alla fine rende tollerabile l'ora della ns. morte? il rendersi conto, come cantavano nelL'uomo del secolo i Baustelle quando ancora non Misticheggiavano, che in fin dei conti ti sei stufato?

domenica 11 marzo 2012

Èr Trifase.



















Qualche ora fa vado a vedere il Requiem di Mozart, a una di quelle chiese che, a differenza di quanto cantavano i Matia Bazar (“il Lungotevere infesta”), infestano invece p.zza del Popolo.

Lo fa un coro di Japanesi più mia madre, che japanese non è, (chissà come stavo, cogli occhi a mandorla), nell'occasione del I anniversario dell'omonimo terremotaccio. L'ingresso è libero, con sottoscrizione facoltativa ma senza consumazione, a meno di non autofornirsi direttamente dalle acquesantiere, bleah.

Chiaramente arrivo tardi. Al Rex tremendae, tipo quasi a 1/3. È pieno di gente, mi trovo un posto in piedi a lato, il più avanti possibile. Ci sono in effetti diverse Japanesi, nel coro come nel pubblico.
Quanto sono belle, le Japanesi, quando sono belle. Per esempio nel coro ce n'è una che mi dà da pensare. A spiagge bianche, amache di corda, sorsi di lattedicocco (il classico lattedicocchi japanesi) ecc. Una di quelle che, come Il Riccioletto raccontava dicesse un suo conoscente veneto, “ti fa venir voglia di far béne”.

Ma pure il Requiem di Mozart, però. Con coro e orchestra. Lo fanno bene, belle dinamiche. L'avevo cantato purìo, con coro & orchestra. Che brividi. Grosse pressioni ha esercitato Miamadre, per farmici andare pure a me; e cavolo se ci ho pensato. Tra Japanesi e Requiem di Mozart che goduria. Però ciò 1 sacco di altre cose da fare.
Io non riesco a capire se mi piacciono di più Certe Japanesi o il Requiem di Mozart; e questo è un dubbio tra due grandezze parimenti incommensurabili che le rafforza entrambe.
Sto cazzo di Requiem di Mozart, che meraviglia. A un certo punto come al solito ciavevo le lagrymae agl'occhi, in questa chiesa che suonava benissimo, mentre cercavo traccia di quegli artifici acustici di cui parlo a lezione ai Secondi in questo periodo dell'anno.
Più ne cercavo, più mi distraevano miniature, bassorilievi, mosaici, altari. Tutto (trucchi acustici & figurativi) per magnificare quel grosso equivoco che non risponde (non risponde mai, provaci un po' tu che sei tanto bravo) al nome Diddìo.

Incredibile, una mole di lavoro empirico di proporzioni, potenziali crolli strutturali sia musicali sia edili e invece no; tutto per magnificare Colui, invece di, l'avrei capito già di più, irriderlo. Mi viene in mente Morgan e i suoi versi, alcuni dei quali tanto geniali che mi consentiranno pessempre di perdonargli qualsiasi bizzarria e brizzoleria. Tre sono le fasi per capire Mozart, io sto ancora in quella intermedia. Quando ero piccolo mi divertiva, e ora stupidamente non ascolto Mozart.
Ogni tanto con ostentata indifferenza mi struscio addosso a questa Japanese che però non era tanto bella, ma era pur sempre Japanese. Poi guardavo tutta quella gente che suonava, cantava, gesticolava, attaccava, e mi veniva in mente che per quei 55 minuti c'era voluto un lavoro titanico di contrappunti e orchestrazioni, prove su prove, impegni disdetti e disattesi, scazzi e sacrifici, spesso anche senza riconoscimenti economici. Lo stesso Mozart pare non beneficò di compenso alcuno, tutto preso dalla sua istessa morte. E allora perché?

Gli esseri umani, io lo so, oltre che spassosi a osservarsi sono ludòfili e ludòmani. Da piccoli non provano vergogna a giocare a voce alta a qualsiasi cosa, pure inventata. Poi a una certa inizia a pesare lo status symbol della Seriosità, che justappunto ti aliena dall'età infantile che tante discriminazioni ti costa in società, sinché invece non capisci che daresti tutto per potervi far ritorno.
Quindi, capisci bene che certe volte ti permette di recuperare l'istanza ludica pure un pretesto pretestuoso quanto La gloria Diddìo (io non posso sottostimare gli Antichi, dovevano essersi resi conto benissimo della pochezza di quel permaloso lanciatore di saette).

Compositori che compongono, esecutori che eseguono, architetti che architettano. Tutta gente che per conseguire 1 know-how fatica non poco. E certo, se ci provi solo per ricavarne mercimonio (ma quale? meglio aprire un centro estetico, allora), come chi troppo in alto sal, cadi sovente. Devi piuttosto essere animato da singèra passione.

Come le Japanesi. Lo confesso: io forse, ahimé, non sono animato da passione vera o totale. Forse per questo non ne ho mai provata una, oltre che per le mie timidi vezzi antisociali. Magari non aderisco totalmente a 1 modello di amore incondizionato. Presempio, mi disturberebbe non poco avere tra i piedi un pargolo dagli oculi amigdalici. “E tu chi sei?”, gli farei ogni tanto. “Xché, pur essendomi sborra malmirata su fazzolettino, io non ti riconosco tutti i jèni?”.
Forse è 1 residuo di protettività della specie. Intendo dire, nella circostanza potrei inconsciamente voler favorire la continuità della mia razza dagli occhi a Litchi (che pure è un frutto cinesco, vedi che buffo il destino). Se sapesse, la mia razza, che bello scherzetto le sto preparando, con la mia mira infallibile a tutti quei fazzolettini così morbidi e a basso prezzo.
A un certo punto, come spesso mi succede stando in piedi passivamente senza per esempio nel frattempo suonare o far lezione, scatta la Sacra Sindrome del Nascondino. Mi scappa la pipì.
Questo mi tacita la vena contemplativa, mozartiana e japanese, in favore di un nuovo rispetto per il confessionale presso cui mi appoggio. Entrarvi adesso potrebbe unire l'utile al dilettevole.
Quindi penso, 'Ma quante di queste persone, la cui età media è pure così avanti, soffriranno del mio stesso problema istantaneo? quanti litri di pipì staremo tutti noi trattenendo? e l'intero Genere Umano, così pronto
in età infantile a jocare in modi tanto schietti quanto complessi e malcelati in quella adultera, quanti milioni di galloni di orina sarà capace di produrre in un minuto?'

Vedi che strano, il Genere Umano. Oggi nelle sue buffe peculiarità l'ho davéro apprezzato.

sabato 21 gennaio 2012

Stop-load, ovvero dello Skating away.

Senza tante manfrine. Ciò la coperta termica che frigge da ¼ d'h in attesa che mi ci sdrai sopra, lasciandomi a mia volta sovrastare dal fumettone testé arrivatomi da ibs.com, che da quando hanno fatto cessare i Megascontoni di amazon.it prediligo per la sua propensione a foraggiare l'UAAR, ente sulla cui convenienza peraltro mi interrogo, non foss'altro per il fatto che se a un certo punto ho scelto di deplorare l'antiberlusconismo nella convinzione che fosse il miglior humus del berlusconismo, le pur buffe campagne dell'UAAR potrebbero sempre foraggiare bigottismi e dogmatismi che sono la matrice di tutti i problemi dell'umanità, quindi per questo non ricordo se gli ho dato mai i miei Cinquepermille, ma i miei contributi libracei sì, vedi tu quanto sono contorto.

Questa premessa non tanto per Megacircostanziare, o magari per mera scrematura dell'incauto lettore; quanto per svuotarmi il buffer di memoria perché sennò mi conosco, avrei continuato a rimuginar leggendo, fino al zarmi nella notte per scrivere come faccio ora ma perdendo
tempo in qualità e quantità, e invece domani devo fare 1 sacco di cose pregne di contenuti.

Tutti a lamentarsi della chiusura di Megaupload. Tutti a mmirare quegli hacker, novelli Robinhoods, che attaccano con 3 dadi i siti che a detta loro incarnano le figure dei cattivi, che non mi va per niente di andare a vedere quali sono ma m'immagino potentati ammericani & major varie.
Tutti a invocare pene di morte e linciaggi da far west per Schettino.

Io non lo so. CoL Riccioletto poco fa al telefono dicevamo che Facebook è una vera ficata, meglio di mille puntate di Quark, perché permette di focalizzare la realtà contingente più di una laurea in sociologia.
Gente che hai nei contatti, la cui superficie nella vita reale hai sfiorato senza soffermarti ma subodorando,  che “pubblica” roba scopiazzatasi a vicenda, alternando stocasticamente cinico freddurame a poetame ipersenzibbile. Ti avverto, oggi ciò il periodare lungo na cifra.

“Ecco vedi?”, pensi fra i denti trovando conferma alle tue disistime. Ma poi, nei minuti successivi, è tutto un fiorire di Mipiace, di har har har, di Miodioseidavverounapersonasplendida, che ti fanno render conto con orrore che mentre tu sei lì a produrti in una tra le poche fruizioni di Internet che abbia un senso (ovvero seghe su cose particolarissime e raccapriccianti per il Benpensare), questi rifiuti inumani vanno avanti anni luce grazie ai consensi raccolti mentre tu, che pure ejaculi felice & spensierato in ogni Kleenex che abbia l'ardire di trovartisi nei pressi, travolto come sei dal Tempo (che pure è una buona alternativa di fazzoletti), ricordi quelle ottime sigarette ormai fumate che vengono ejectate dai finestrini delle autoincorsa, con le braci che sfrigolano i loro ultimi istanti nell'aere terso.

Dovrei mentalmente bestemmiare fortissimo, ma dallo sgomento
pornodio quasi non ci riesco.
Io scarico mica solo Donnenude, ma una freca di film, mp3, software, di tutto proprio, guarda. Non mi toccare poi la puntatina in streaming dei Simpson quelle rare volte che pranzo a casa beato. Però so che non è bello, che non si fa, ciai presente quelle cose come scureggiare silente purché il numero di astanti sia congruo? ecco, brutto majale: roba del genere non andrebbe fatta, però tu justamente mi dici che eppure la fai, certe volte (che schifo) anche sistematicamente.


E, a proposito di Bruttimajali, ecco la foto del porcello che guadagnava Centinaja di milioni di $ dalle pubblicità che vendeva su Megaupoad. Non mi va di cercare link da copiaincollarti, ma in giro c'è tutto un gran fiorire di roba su cui puoi ti documentare da te. Cadillac rosa, ville da paura e il solito vario mignottame di contorno.
Tutto ciò va a questo grasso por(c)ello incriminato di frode, appropriazione indebita e  riciclaggio, oltre che della violazione del diritto d'autore in questione; invece che a Kubrick, che mi dirai è morto ma avrà pure degli eredi meritevoli di attenzioni, o a nonimi sviluppatori, o a musicisti morituri di fame.
 

Io non ho mai un'opinione su niente: troppe sfaccettature. Travolto come sono dai rovesci delle medaglie ricordo il Craxi degli ultimi tempi davanti all'hotel Raphael. Figùrati opinioni su roba difficile pure da scrivere come copyright & copyleft. Però certo, se un Bertoèco ha speso begli anni della sua vita per scrivere I nomi delle rose uno x uno, sarebbe meno impertinente che quelle puttane villane rosa  finissero a lui, invece a chi me lo schiaffa gratis sull'ebook (che peraltro mi hanno regalato, un Kindle, e devo dire che è comodissimo, guarda se non va a finire come i cidì, “no, io non potrei mai rinunciare alle mie pareti di Cidì”, quindi figurati a quelle ben più estese di libri, e invece).

Xciò, Xlamadonna, abbi il senso xlomeno di scremare la tua xsonale convenienza dallo zelo crociatesco dietro cui ti nascondi. Dico a te, che ti scrivi le pochezze su FB, ma anche a te che gliele Piaci e poi le freghi. Io non so come si risolve il problema, secondo me l'unica è far pagare queste spese ai grossisti di ADSL, io sperpero una piotta d'€uri ogni due mesi di Fastweb solo per connettermi ad Unanza, ed è chiaro che uno paga quelle cifre per accedere alle merci, mica solo per scriversi le email.
Però immagino che ci sarebbero un sacco di problemi tecnici, etici. Ma certo mi vergogno a trasformare la mia rosicata di commensale interrotto di Simpson in sacro sdegno contro i violatori delle Libertà. Manco mi verrebbe in mente proprio, una condotta tanto infantile.


Poi. Schettino. Oltre che di opinioni, io di attualità non ci capisco proprio. Di cronaca neanche, la TV non la vedo mai, non mi frega niente di aggiornarmi sul contemporaneo, vivo tutto in chiave passata o futura. Non ho per esempio sentito i file audio, le telefonate, tanto meno le parodie e le spiritosaggini. Certo, da quanto mi arriva di rimbalzo pare proprio che questo Schettino sia 1 coglione pericoloso.

Ma puoi tu scordarti che, se su quella nave eri in crociera la settimana prima, stavi a farti le foto con tuo figlio e Schettino in livrea? tuttietré trotterellando sorridentissimi? mentre oggi stai lì a struggerti perché non lo impiccano all'albero più alto damblais (vedi com'è bello, fare o scrivere comecazzo ti pare, come puoi tu allora colpevolizzarlo così)?

E perché ti ci facevi le foto?

“Perché in quel caso era 1 grand'uomo, che faceva il suo lavoro, era l'ammiraglio, il capitano, il mare-sciallo?”

No, brutto bugiardo. Perché era un winner, anzi su quella nave il winner, e tutti sappiamo quanto ci piacciano quegli Algidi gelati lì, io ne mangiavo a dozzine, com'erano buoni, yum.

Non mi dire che tu, quando vedi un grand'uomo, un uomo justo sul tuo cammino, subito pigli l'i-Fonzie e ti ci metti in posa assieme, tipo che so, un vigile urbano irreprensibile, un ciabattino coscienzioso, un maestro imparziale delle lementari. Per quei tipi nsulsi manco un bit ci sprechi, dei tuoi pur capienti semiconduttori. Invece come ti piotta l'indice, quando vedi unacazzo di celebrità, conseguita nei versi justi o sbagliati che siano, non so: un Corona che scenderebbe in campo ma solo con Renzi.

Per non parlare della gioja di scagliarsi contro l'ex winner fresco loser, che già ai tempi di Britneyspears e Michaeljackson mi faceva (justamente) imbizzarrire I Riccioletti nei loro periodi americani.

Io non lo so, non dovrei star qui a citarLo, dico proprio Lui, già immagino le tue obiezioni scandalistiche: “come! stando alle Nuove Testimonianze, Colui era un puttaniere storico”, ma let's give Caesar's to Caesar: storie di travi e pagliuzze, e soprattutto storie auspicabili di lapidatori realmente immacolati. E invece tutti lì, a pubblicarsi addosso “come sono buono,
invece, io”.

Che merda, essere seri. La prima volta che non rido mentre scrivo.


Paperblog