lunedì 29 luglio 2013

(venti)Sei personaggi in cerca di Ammore.





















Nella mia vita interminabile ne ho viste, di cose normali.
Non ci credi? strano. Sei sempre incline a credere alle cose più pazze, poi ti stupisci di affermazioni lineari come questa. A differenza di me, che non credo mai in niente e dico sempre la verità. Tranne quando mi sbaglio, o decido di dirti una bugia.

Comunque, per non perdere tempo, meglio che io ti sottoponga subito un elenco ordinato di prove. Tu sai quanto io abbia il pallino degli elenchi ordinati e del controllo delle cose in generale. Ma non divagare.



Alpha vuole un compagno perché a breve sull'orologio biologico le suona l'allarme;

Bravo vuole una compagna perché sennò si mbarazza quando i colleghi parlano dei figli al distributore dei caffè;

Charlie la vuole perché rischia oramai di non far conoscere ai nonni i loro nipotini;

Delta lo vorrebbe per essere al centro delle totali attenzioni di qualcuno;


Echo perché ha paura di essere guardata dai parenti a natale come una zitella;

Foxtrot perché non ce la fa più a fare le cose senza condividerle;

Golf perché ha immani carenze di affetto;


Hotel perché a mangiare da solo al ristorante si vergogna;

India perché ha bisogno che qualcuno la ccompagni in macchina dove deve andare;

Juliet vedrebbe in un compagno una scorciatRoia per avere una posizione;


Kilo perché alla sua età non sa più con chi fare le vacanze;

Lima perché, dopo un disastroso rapporto col genitore dell'atro sesso, spera di avere una seconda opportunità;

Mike perché non saprebbe da chi farsi soccorrere da vecchio, in caso di rottura del femore nella vasca da bagno;

November perché deve poter chiedere a qualcuno quale vestito mettersi stasera;

Oscar perché spera di essere compreso fino in fondo da qualcuna;

Papa perché ciò è normale, semplicemente;

Quebec perché è troppo grande per dividere l'affitto con un altro maschietto;

Romeo vuole proprio lei per sentirsi un grande conquistador;


Sierra per vincere definitivamente la propria guerra con la suocera;

Tango perché non può più guardare da solo neanche una cosa ripetitiva come il tramonto, senza sentirsi male;

Uniform perché non sa lavare né stirare né pulire né cucinare;


Victor perché non ha mai sperimentato interessi propri;

Whiskey per sentirsi necessario a qualcuno;

X-ray per poter avere una condotta sessuale eticamente accettabile;

Yankee perché anacerta bisogna pur ritrovarsi in un rapporto stabile;

Zulu per provare l'emozione di essere sopportati da qualcuno.



Fai caso a come ciascun personaggio non brami mai il bene altrui, quanto piuttosto il proprio.

Eppure, per identificarsi i sentimenti in società, continua a usare l'idea platonica di Ammore. Vuoi per sintesi, vuoi per buona educazione. Questo Ammore poi dovrebbe essere una cosa disinteressata, tipo 'Preferirei perdere un braccio piuttosto che farti soffrire' ecc. Come so queste cose? Perché io sono parte di quell'alfabeto fonetico, o lo sono stato o lo sarò; e perché la parte restante è arrivata alle mie orecchie, ai miei sensi e alle mie sperienze.

 

D'altronde, anche il bravo Dinobuzzati lo disse, mentre in uno dei suoi ultimi libri aspettava la morte imminente. Dinobuzzati, sì, proprio lui. Quello che tu confondi sempre con il suo sosia Paolostoppa.
È bellissimo, Dinobuzzati. Non per un libro in particolare, non me ne ricordo nessuno particolarmente bello. Però vale la pena di essere letto tutto quanto, se in mezzo ci trovi una favoletta semplice e breve come questa:



La ragazza innamorata soffriva tanto, che perfino il demonio se ne impietosì. Andò da lei e le promise l'amato. A una sola condizione: che mai, mai , per tutta la vita, neppure con una semplice carezza, con un semplice pensiero, lei lo tradisse; pena, la morte sua, di lui e dei figli. Singhiozzando, fu costretta a rinunciare.



Uhm. Dovrei farci una canzone.
Ci andrebbe bene la cassa in quarti.

giovedì 25 luglio 2013

Laterizi.




















La chitarra è un ottimo strumento da suonare, quando innamorato. Specie se non corrisposto.
Puoi cimentarti ad esempio nell'esecuzione di Mondo sogna, deI Cosi, strozzandoti la voce sempre a quel passaggio che parla delle nuvole nere.
Poi, non sapendola suonare bene perché non è lo strumento tuo, puoi provarla anche al pianoforte. E, non rimanendo soddisfatto dalla tua esecuzione, accorgerti che non è tuo strumento alcuno.
Con la chitarra puoi scimmiottare Joao Gilberto, e rispolverare il tuo toccante patrimonio bossa. Agua de beber, Corcovado, Garota de Ipanema l'immancabile, O morro, O barquinho, The joker, Mas que nada, So danco samba, Chega de saudade, accidenti quante ne sapevi.

Sai che altro mi viene in mente? perché mi accorgo che stanotte hai davvero bisogno di dritte sulle cose da fare quando ti senti innamorato, corrisposto o no.
Beh, puoi rischiare di rovinarti una vacanza a Ischia da ottimi amici perché tutto preso a coltivare il tuo umor nero, quello senz'acca mi raccomando. Poi, vediamo un po'. Vattene a vedere il concerto dei Pelican a Spazio Pigneto, vacci bello allegro, ignaro di tutto ciò che ribolle e come al solito avrà per manifestarsi  autostrade meno convenzionali della coscienza. Mi raccomando accetta le stupefacenze che ti porgono i tuoi ex alunnetti, che adesso lavorano tutti, bene, benissimo, vuol dire che hai lavorato bene pure tu. Accettale poiché leggére, anche se sai benissimo che chi te ne passa era uno che caricava e caricava. Poi guarda una, bellissima, un po' sovrappeso ma bellissima, fattene guardare a tua volta, e partorisci dalla concupiscenza di cui ti trovi oggetto qualche frase. Per esempio andrebbe bene “Tu hai qualcosa di bellissimissimo che adesso non mi viene in mente”, non pensare alle conseguenze perché tanto sei fatto, o perlomeno ti vai via via facendo, “ma ho bisogno di qualche giorno per mettere a fuoco, facciamo così, andiamo a cena una di queste sere e ti spiego bene”.

Però per carità non dirla, perché altrimenti lo spettacolo di cui a breve sarai protagonista coinvolgerà anche lei. Dovresti ringraziarmi, perché è un ottimo consiglio. Infatti, devi andare piuttosto a sederti, provare a mangiare una macedonia, che magari ti rinfresca senza bisogno di zuccheri aggiunti.
Ecco, vedi? Ora infatti sei fresco, sì, stai proprio fresco. Non ti senti morire come pure a volte capita, però senti che corpo e mente sono cose ormai lontane dal tuo controllo.
Siediti sulla panchina, sbràcati sullo schienale inclinatissimo con molta prudenza, continua a essere guardato da due ragazze niente male che ti si siedono accanto e ancora non sanno che fra poco ti guarderanno per ben altri motivi. Inizia la tua ora e mezza di collasso immobile. Suda tantissimo, ma proprio tanto. Devi grondare. La gente deve poter sentire lo scricchiolio dei rivoli di sudore che ti scivolano addosso.
Bùttati avanti adesso, ma lentamente. Lentamente. La testa fra le mani, gli occhi chiusi.

Ogni tanto prova a prirli, gli occhi. Essi ti narreranno di un mondo incontrollabile. Richiudili, presto. Devi reagire o assecondare? Lascia perdere, è meglio. Hai bisogno di tutto il tempo necessario. Ti serve il tuo amico vicino, per potercela fare devi percepire il bene di qualcuno al mondo, anche se quando ti chiede una gomma gli fai capire che tirarle fuori è un'impresa impossibile. Fìssati sui dialoghi, ma uno alla volta, anche se alle orecchie ti arriva una somma di duecentomila onde diverse fra voci rumori e musica.
Scorgi gli atteggiamenti. Ogni parlante ha uno scopo e un ruolo. È sottomesso, oppure domina. Ha bisogno di cose, oppure può concederne. Di qui, la maschera che indossa. Puoi chiedertelo se vuoi, 'Ma anche da lucido questo gioco lurido è tanto sfacciato?'
Ma non è questo il problema. Non preoccuparti, comunque. C'è bisogno di tempi tecnici, ma dopo qualche contrattazione e l'ostentazione della ripigliata potrai rimetterti al volante e andare a casa.
Poi ne parlerai allo psicologo, quello sì che è tuo. E ti accorgerai che sei un impostore, che non sei per niente innamorato, che sì è bella, che bella che è, è intelligente, spiritosa, aggraziata, oltre a tutti i personali bug che spettano di diritto anche alla persona più abbietta. Ma tu sei vissuto benissimo (benissimo?) prima, e continuerai a farlo anche dopo (davvero?). Una magnifica opportunità, ma ci vuol poco all'astuzia della volpe per cogliere le asperità dell'uva. In seguito funzionerà ancor meglio la repulsione che si prova verso le persone con cui ci si compromette. E nel frattempo la luna è piena, gigante, fosforescente e pazza, e tu stai a fumare in terrazza e te la guardi da solo.

La prossima volta forse potrai evitare di vomitarle addosso i succhi gastrici per meglio digerirla, e farla da subito materiale di risulta che ti riempia i vuoti esistenziali, quelle carenze affettive che ti bucoannerisconono da sempre. Ti servono mattoni per abitare in una casa, e tegole, calce, sabbia, cemento. Vuoi che la gente non frema al pensiero di diventarlo? Sì bravo, spersonalizzala, sii compulsivo. Scrivile cose lunghissime al posto di vederla e vivere, calpesta i frutti del tuo lavoro. Svilisciti il carisma e annùllati ogni fascino. Deve essere brutto sentirsi laterizio di uno spazio infinito. Deve essere per quello che vieni sempre skippato anche da laterizi poco funzionali. Puoi tenertelo quel buco, se ci tieni tanto. E mi sa che ci tieni, vero? È lui che ti rende il pessimista più allegro del mondo che ti piace essere. Ma non restarci male se vedi che la gente che provi a infilarci scappa via a gambe levate. Falli accomodare fuori, la prossima volta, anche se non invitarli a entrare ti sembra maleducato.

In breve: continua a fare quello che hai sempre fatto. Però! ci metti sempre meno a ccorgerti dello sbaglio: evviva.
Ripromettiti, ripromettiti; e un giorno avrai grandi risultati. Ma con la prossima.

martedì 16 luglio 2013

Relatività e sue ristrettezze.

Ho comprato una bustina di questi semi di papavero, tempo fa, da Natura sì.

Non sapevo bene che farne, io sono molto ghiotto di semi, essi mi nducono senzazioni di adolescenza bulimica, surrogandomi dolciumi.
Fra essi ricordiamo: i semi di zucca, che sono assieme i più proteici e i meno carboidrogeni; i semi di girasole, stucchevoli ma i favoriti del mio pappagallo (rip); mandorle e mi fermo qui, perché gli stuzzichini a base di noccioline e anacardi vari (per non parlare delle Macadamia nuts, mortacci loro) oltre a essere grassissimi, non contenti sono anche salatissimi, e il sale trattiene i grassi e alza l'impressione.

Naturalmente i miei favoriti sono i semi di sesamo, dai richiami favolistici e dal sapor mediorientale, anche qualora privi del caramello circostante. Ma mentre io son qui a dirti: Lo sai che i papaveri?, tu immancabilmente dirai: Ma che c'entra adesso I Semi?, e io di rimando: Niente, ma da una parte un C'entro sta in mezzo ad altre cose, e io invece ho appena iniziato; secondo poi io cerco sempre di fare ciò che mi pare, quando ho la prontezza di spirito di ricordarmene.

Questi semi di papavero, dicevo. Da una parte forse volevo vedere se facevano anche me, se mi nfondevano vigore o mi alleviavano gli allenamenti massacranti a cui mi sottopongo poiché in ritardo colla prova costume, e il mare è ormai prossimo: a quanto sembra, giovedì.
Poi ndubbiamente hanno questa forma stranissima: sabbia fine di una spiaggia ferrosa. Strano te, a immaginarteli diversi. Come potrebbero avere dimensioni maggiori, dovendo starsene ficcati nell'omonimo papavero? Attualmente ne consumo in forma di condimento di 1 insalata gigante, nel pentolone che detengo in fronte del combruto dal quale ti scrivo questa mia, non perché sia cotta, ma perché ho rotto l'insalatiera in cui assemblavo queste mie poderose insalate.
Non sono male. Lievemente piccanti e aromatici, quasi balsamici, direi. Assieme a un filo d'olio e all'immancabile tonno, o sgombro, o salmone quando scelgo di concedermi momenti di euforia, conferiscono alle deforestazioni di cui mi nutro un qualche vago sapore. Te li consiglio, qualora anche tu sia sociopatico o afflitto da disturbi mental-alimentari, e intenda prevenire il reflusso gastrico colla dissociazione della dieta e fiumi di aloe vera.

Un'altra cosa che mi dà da pensare ultimamente, è quel signore che sta sempre di fronte casa mia.
Dico 'signore' non in senso ecumenico, né per la raffinatezza dei modi. Non saprei come altro dirlo, visto che dal mio III piano al parcheggio in cui si loca quel che vedo è uno dal corpo vecchio, dal viso più giovane ma dai capelli biondo-bianchi. Sembra slavo, probabile che lo sia.

È sempre molto scattoso. Praticamente si mette in un angolo di questo parcheggione su cui tempo fa fiorivano i campi da tennis, dando al mio isolato un florido aspetto di villaggio-vacanze e invece adesso un altro più dimesso, infestato com'è da solitari signori sinistri.

Questo angolo è dietro una piccola costruzione che racchiude contatori elettrici, o roba del genere. C'è un'incannucciata sintetica che la rende visivamente inaccessibile dalla via, ma accessibilissima a me, che amo consumare le mie ottime sigarette termodinamiche dal terrazzo prospiciente, mentre penso ai casi miei, o svolgo le bende sudate dalla mia chic-boxing.
Ha foderato questo angolo retto di cartoni, in guisa di musulmano scalzo rivolto alla Mecca; ma musulmano non è; giusto scalzo. Siede su dei blocchetti di cemento, mangia qualcosa da una sporta che ha, poi si alza di scatto e si tira fuori la camicia dai bermuda.
Quando invece non si cambi i bermuda in calzoni, rimanendo
nel frattempo in mutande. Oppure, in piedi e a torso nudo si piega la camicia e la stende sui blocchetti. Poi se la rimette, si siede e fuma mentre beve birra in lattina, scagliandosi poi alle spalle entrambe, una volta terminate.

Certe volte poi fa una specie di ginnastica. Apre le braccia, respira profondo, le chiude e si siede. Per alzarsi di scatto dopo un tempo inverosimile, cioè una frazione di secondo.
Non si guarda mai attorno. Io per esempio gli sto innanzi ben visibile, ma lui non dà mai segno di accorgersi di me. Contrariamente ai passanti, che quando mentre fumo li guardo 1 su 3 alzano lo sguardo e mi beccano.
Avrei voglia di saperne di più, e poter tornare ai casi miei di quando fumo, ovvero diete, racconti, arrangiamenti di chitarre, testi, missive spiritose alle ragazze che intendo frequentare. E invece questo signore coi suoi modi inusuali mi ruba fette preziose del presente che io mi procaccio a suon di sigarette rischiosissime dal punto di vista medico. Mi fa provare sensazioni discordanti: distacco, interesse, biasimo, empatia. Mi sono da seme di papavero speziato, nell'insipida insalatona quotidiana in cui mi caccio.
Mi chiedo se è opportuno desiderare di venire a capo del mistero, e se poi di mistero si tratti. Non potrei anch'io, mentre guardo quel signore, essere guardato da altri, justi addirittura più di me?

venerdì 12 luglio 2013

Puntualità.

Viviamo in tempi disordinati. Compriamo razzi difettosi, per difenderci da nemici pericolosi al punto di essere invisibili. Pubblichiamo sulle nostre sigarette elettroniche le aberranti foto di chip bruciati o di fusibili rotti, per dissuaderci dal suggerne surrogati poco tossici.

Ordine e disciplina” è spressione dagli echi sinistri, negli mmaginari comuni. Ma questo talvolta è un punto di vista riduttivo. Se io voglio imparare a giocare a scacchi, ho bisogno di apprendere un sistema di regole che mi permetta di esprimermi le strategie. Devo sapere al più presto che, se necessario, il cavallo scavalca gli altri pezzi, com'è opportuno per un animale come lui, e lo fa trotterellando a “elle”. Non potrò pretendere di arroccare una regina coi suoi pedoni, poiché prerogativa rigidamente monarchica. Le regole ha senso infrangerle una volta note, per tentare di produrre qualcosa di originale e purtuttavia valido.

La struttura, vincolandoti, ti dà gli spazi per esprimerti. Lungi dall'essere castrante, questo meccanismo è invece ricco di stimoli. Specie quando le tue strutture sei capace di creartele da te.

Ordine e disciplina” è poi mprescindibile quando, per esprimerti, decidi di avvalerti di codici condivisi.
Decifrare un codice, noto o ignoto, è un'impresa che non tenterei mai, se perfino quel rissoso, irascibile, carissimo Umbertoeco nei suoi saggi sterminati spesso non fa altro che sterminarmi l'entusiasmo con cui tento di approcciargli le semiotiche.
Più modestamente cercherò di riferirti quello che, più che lo studio, l'esperienza di osservazione più che di vita (tanto per cambiare) mi ha insegnato sull'interpunzione.

Se tu ti articoli i diti sulla tastiera alfanumerica, non puoi confondere i Duepunti col Punto&virgola, che è l'errore più noto. O il Trattino colla Barra. Se lo fai, improvvisi in una neolingua più orwelliana dell'originale, che invece di espanderti i confini e le possibilità, ti relega nel detto male, nel non espresso, nel poco chiaro. Impoverisci la mente tua e del tuo interlocutore, e alimenti l'inquinamento e il degrado mentale, intaccandomi l'ecosistema pezzo per pezzo; irrimediabilmente. Eccoti quindi un bugiardino, di cui leggere attentamente le avvertenze e le modalità d'uso, per guidarti a un uso più puntuale delle scelte interpuntuali. Partiamo dall'inizio.



Il Punto (“.”)

Non è una faccina. Non cominciare. Sai bene quanto m'innervosisci, quando tiri fuori chiavi dalle tue serrature cabalistiche. Le virgolette servivano a creare un'oasi semiotica in un flusso semantico precedente e sequenziale.

Il Punto è unico nella sua essenza geometricamente adimensionale. Anche una modica Virgola (v. prossimo paragrafo) ha estensioni lineari e superficiali (quando addirittura spaziali, nel suo spessore tipografico) non trascurabili.

Eppure, in qualsivoglia sintassi, è il Punto a detenere il massimo potere conclusivo. Esso chiude ogni discorso, lasciando a te la scelta se farlo in modo temporaneo o definitivo. Usa un mezzo potenzialmente devastante come il “Punto” sempre con la massima sapevolezza.



La Virgola (“,”)

La virgola serve a respirare. Il cantante e lo strumentista accorto la utilizzano come apice tra le note, per deciderne il fraseggio. Melodie pure azzeccate diventano soffocanti, se non inframezzate da virgole opportune. Se troppe, causeranno fenomeni di iperventilazione, e conseguenti svenimenti.



I Due punti (“:”)

A che pro, incastonarti due punti in verticale nei discorsi? per ejaculare una conclusione da un onanismo verbale precedente. Ciò che segue ai Due punti chiosa, riassume, conferma. Oppure nega, sorprende, stupisce. Ma sempre, ciò che lascia eruttare è l'effetto di quanto precedentemente costruito.
Non avvalertene, se stai per dire cose avulse dal contesto.



Il Punto&Virgola (“;”)

Fra i segni interpuntuali più simpatici. La perentorietà del Punto, stemperata dallo scivolo lessicale della Virgola. Quando ne fai uso, inchiodi su un acceleratore che, con la sua energia cinetica, rinculerà il lettore sulla conclusione successiva. Scegli di offrire nel discorso una pausa veloce alle macchinette del caffè, da cui non si può che uscirne rinfrescati, e mentalmente più attenti. Pronti per cogliere proficuamente il frutto del lavoro precedente.
Non a caso, nelle faccine degl'imbecilli, esso semioticamente vale l'ammicco di un “occhietto”.



Il Punto interrogativo (“?”)

Non dubitare mai del dubbio. Esso è foriero di ogni certezza futura.
Non rafforzarlo soprattutto, copiancollandolo in una ripetizione selvaggia. Non esistono domande, o richieste, vaste al punto da meritarla, poiché sono tutte tendenti all'infinito. Sortiresti piuttosto l'effetto contrario: la banalizzazione. Come quando leggi “Professionale” su un attrezzo che palesemente non lo è. Anzi: la dicitura “Professionale” ne decreterà di norma il contrario.
Molto bello il Punto interrogativo inverso (“¿”), di uso spagnolo. Anche in musica una tensione va preparata, anticipandola e lasciandola fuoriuscire in fade-in da una precedente consonanza.



Il Punto esclamativo (“!”)

In un discorso scritto non va mai usato. Denota quasi sempre arroganza, quando non addirittura insicurezza sui contenuti esposti. Un uso singolo è ammissibile solo per colorare di ronia la proposizione. Va invece benissimo nella narrazione, nel fumetto, o in ogni caso di sospensione dalla realtà, che infatti favorisce. Anche qui, copiaincollaggi selvaggi e rovesciamenti ispanici provocano le stesse, diversissime, sensazioni esposte nel paragrafo precedente.



I Puntini di sospensione (“...”)

Non ce n'è alcun bisogno. Mai.
Un loro utilizzo denota vigliaccheria dialettica. Come a dire, Potrei dire, ma per delicatezza o superiorità non dico. O anche: I miei contenuti sono traboccanti, te ne lascio solo intuire la portata poi basta perché sennò rimarresti devastato dal mio spessore. Non ti dico, però; e non dicendo non ti do modo di soppesarlo, questo mio spessore presunto e dunque presuntuoso. Il che immediatamente ne rende il fruitore figlio di Troia per niente archeologica.
Mai sospendere. Tenere aperto, se necessario; oppure chiudere. Buoni per ambientazioni esclusivamente favolistiche. Un loro utilizzo da te effettuato, assieme ai copiaincollaggi precedenti (interrogativi e sclamativi), è il trucco più veloce per svanirmi dalla considerazione.



Le Virgolette

Sintomo inequivocabile di definizione, citazione o discorso diretto. Disegnamone in aria il meno possibile, se non vogliamo restare catturati in un ruolo di scimmia imitatrice di chissà quale comico televisivo antesignano.
Scolastiche sono quelle Basse (“<< >>”), d'uso comune i doppi apici (“ “” ”), indicanti spesso un flusso di pensieri in contesti narrativi quelli singoli (“ ' ' ”).


Le Parentesi

Con la loro presenza, ti ricordano che al mondo vi sono infiniti livelli possibili. Che individuano una dinamica altrettanto infinita. Tu puoi prestare attenzione a quello da cui vieni e a cui tornerai, mentre loro ti hanno appena aperto una botola sotto i piè.
Permettono una funzione di supervisione del testo presso il lettore.
Possono essere tonde (“()”), quadre (“[]”) o graffe (“{}”), e acquisire vari gradi di priorità in contesti meramente matematici. In quelli narrativi, la presenza delle quadre indica rimozioni testuali, qualora racchiuda puntini di sospensione nel loro unico uso giustificabile.



Il Trattino (“-”)

Trae dal suo contesto aritmetico una valenza sottrattiva, richiamando a sé l'attenzione dal contesto precedente. Ha una funzione parentetica meno sospensiva delle Parentesi. Chiede esplicitamente la tua attenzione, senza distoglierti pienamente. In quanto tale, è un ammicco appena meno appagante del Punto&Virgola. Alle volte ti permette, se lo vuoi, di sillabare.


La Barra (“/”)

Anche qui, come nel Trattino, importiamo un significante aritmetico per rendere l'idea di divisione tra termini o concetti. Equivale per l'appunto alla congiunzione “o”, “oppure”. Costituisce disgiunzione inclusiva (in latino vel, XOR in algebra booleana), a differenza del trattino (aut e OR negli stessi contesti) che disgiunge più esclusivo, più radical, più chic.



Quindi non dire che non ti ho avvertito. Apprezzami il lavoro fatto, che per quanto modico è notevole quando ne sia autore un pigro. Ora, se a me ti vuoi rivolgere, accetta almeno l'uso che dei segni d'interpunzione io ti propongo. Non farmi respirare convulso, con il tuo virgolare forsennato o assente. Non pretendermi reazioni emotive, coi tuoi perentori esclamativi o interrogativi insulsi.

Oppure ammetti che io, sui tuoi modi e la tua indole, mi faccia delle idee conseguenti e mie.

mercoledì 3 luglio 2013

Il discorritore della Psiche.

Quindi alla fine ho deciso di essere più pazzo che pigro, scettico, tirchio o fifone. E sono andato da uno bravo.
Non è che prima, per quei motivi lì, volessi andare invece da uno scarso. Non saltare subito alle tue conclusioni, sennò che ci sto a fare, io. Salta piuttosto alle mie, e non farmi perdere altro tempo.

Io proprio non ci volevo andare, da uno. Cioè, magari ci volevo andare, però non proprio subito. Perché non mi andava di nformarmi su chi fosse bravo e chi no (pigrizia). Poi pensavo che uno, bravo o no, ne sappia sempre di meno di te rispetto a un amico scaltro (scetticismo). Inoltre, quanto sarebbe stato l'esborso? botte di 70-100 €cu come minimo (tirchiaggine). Ma quello che mi ha scosso è stato scoprirmi timoroso.


In effetti la pigrizia è inestimabile. Grazie a lei, uno evita di fare più dello stretto indispensabile, preservandosi in piena forma per l'appuntamento colla Morte.
Però non era tanto la poca voglia di fare le cose, a trattenermi. Quanto l'incertezza sul metodo informativo da dottarsi.
Io, come altri, conosco alcune persone che ritengo sufficientemente sveglie da formulare giudizi attendibili. Guarda, te le conterei pure, se non fossi così pigro.


Il dubbio però è: questa persona che, sarà pure sveglia ma non al punto di non mettermi la pigrizia in imbarazzo, quale metro di giudizio usa? sicuramente il proprio, mi rispondo. Anche perché sennò non la riterrei affatto sveglia. E quel metro con cui essa valuta il suo come uno bravo, magari non è compatibile coi parametri miei. Magari questa bravura è perfetta per quel suo personale tipo di problemi, però non c'entra niente con tutti gli altri. Quindi, come vedi, stiamo parlando di rigore e di metodo scientifico.

Passiamo allo scetticismo.
La tesi era quella dell'amico scaltro. Egli ti conosce forse bene, il più delle volte gratis, il che già lo rende simpatico a te, e incomprensibile a me. Dunque egli sa. Magari non dice, per prudenza o convenienza. O magari perché pure lui avrà diritto a coltivare le proprie pigrizie, poverino. Certo, al parere di uno bravo che addirittura paghi gli dai tutt'un altro peso. Però, quanto ci mette ad avere il quadro della tua situazione? e nel frattempo, quante piotte d'€cu gli hai già llungato?

La tirchiaggine, ne converrai, è consequenziale.


Ma la fifa mi risulta inaccettabile. Praticam. è andata così. Ogni volta che parlavo della questione con amici, colleghi, concittadini, essi mi spronavano a ndare dal loro, che a detta loro era sempre bravo. Il che mi ha spuntato una questione spigolosa: perché mi consigliate, o amici? necessito forse io, secondo le vostre innegabili scaltrezze, di una messa a punto?
Macché: non può certo essere. Costoro mi spronano perché mi vedono incline all'ipotesi, e certo per compiacere le mie inclinazioni le assecondano.
 
Però a questo punto si nnescava un ragionamento. Che mi portava ciceronescamente a contraddire le tre solite obiezioni, nel modo seguente.

1) la pigrizia è una donna ffascinante, ma la si affronta quando ne vale la pena. Che è, o potrebbe essere, per l'appunto il mio caso.
2) lo scetticismo mi ha fatto sempre conversare cogli amici e conoscenti più scaltri che ho, per un monte ore impressionante; ma apparentemente insufficiente.
3) la tirchieria è sempre prudente, ma non è un problema insormontabile. Non nel momento in cui ad esempio spendo 300 dei miei migliori €cu per l'acquisto di un aspirapolvere nuovo che non tiro fuori dall'imballo per 6 mesi, fino a scoprire che nella confezione c'è solo una serie di accessori, del tutto inutili senza l'aspirapolvere in questione, e la promessa copia omaggio deI pilastri della terra, di Ken Follett. Senza potermi rivalere sul venditore, vuoi per il tempo passato, vuoi per lo smarrimento della prova d'acquisto. Dal che si evince che io ho pagato I pilastri della terra, di Ken Follett, libro ricco di spunti interessanti ma dal finale alquanto ammerricano, la cifra di 300 €chi, che non so manco se avrebbe meritato Il ben più bello nome della rosa, a proposito di €chi e prime metà del '500.

Oppure, più che nella tirchieria, il punto 3) va a convergere nella pigrizia al punto 1) ?
Sia come sia, il ragionamento finisce sempre qui. Al punto 3).
Finché un giorno, non mi ricordo perché, mi chiedo: Ma perché finisce sempre lì, al punto 3), senza che né lui né nessuno dei punti precedenti mi dissuada fino in fondo?
E, se non sono dissuaso, allora perché entro le successive 2 settimane io non ho mai un numero da chiamare, il migliore possibile come rapporto presunta qualità / prezzo praticato?

E mi rispondo: è vidente che qualcosa mi trattiene, e questo Qualcosa diventa un punto 4).
La fifa, o la potenziale fifa. Tira più un pelo di fifa, alle volte.
Quindi no, non pò èsse.

Anche perché, per le zioni di canto, dal momento in cui ho deciso di riceverne, nel giro di una settimana il numero da chiamare ce l'avevo. E anche lì avrei potuto malcapitare, e sperperare conseguentemente. E invece guardacaso no.
E poi, se perdio (come complemento di causa efficiente, e non per quelle saporitissime sigarette che certo male non fanno, anche se ho poi comprato davvero la sigarònica, capito Ricciolé? forse ciavevi ragione tu), se perdio dicevo avessi un canchero, quante ore impiegherei a reperire il migliore oncologo che mi possa permettere? Pure lì potrei finire nelle grinfie di un esoso Dibello gallico qualsiasi, però il giuocoforza avrebbe valso la candela, o roba del genere.
Quindi niente, la reazione è stata immediata. Poco dopo eccomi lì a conversare sulla mia Psiche da due volte, sborsando quasi il triplo della mia paga oraria. Per acquisire al momento, fra le informazioni più salienti che non sapessi già, queste:

1) Basta con questa storia dell'essere stato ciccione;
2) meno pippe mentali, più scopate allogene;
3) “Sei un soggetto suggestionabile”.

Ora, la 1 mi ha abbastanza sorpreso e spiazzato, ma c'è del vero in effetti.
La 2 mi sembra la più avventata. Ma chi sono io, se lo dice uno che ha il carisma di percepire cotante parcelle per trucchi simili.
Quella che più mi fa pensare è la 3. Sarei norridito, se non fosse stata pronunciata a commento di una sessione di training autogeno. C'era del compiaciuto nell'intonazione, quindi era una cosa positiva,
forse. Devo approfondire.

Tu che ne dici, o ignoto avventore di siti? Come t'è andata
a te, invece?

Paperblog