domenica 10 gennaio 2010

Epifanie.


Come molti, io ho vari difetti. Tendo a tenere la guardia troppo bassa quando mi stanco, non mi va mai di dire le cose alle persone, mi piace non fare mai niente x tutto il santo giorno, roba così.


Fra questi difetti, nonostante io sia un discreto giocatore di ping-pong (pur senza eccellere in gesti tecnici sarei in grado di battere la maggior parte dei miei avversari, se non fosse per il mio timore/dispiacere di vincere – ma adesso non volevo stratificarli così tanto, i miei difetti), riconosco di non aver mai giocato a tennis.


Ecco perché ero così compiaciuto di un'intuizione che ho avuto mentre mi asciugavo negli spogliatoi. Gli altoparlanti diffondevano un pezzo di Ramazzotti, e io ho finalmente realizzato che la voce di Erosramazzotti è come il rumore di quando cammini con una gomma da masticare sotto le scarpe da tennis.

Ne ero talmente compiaciuto che ci ripensavo ancora adesso mentre mi si fredda il tonno&ceci. Mica mi tornava in mente quel signore minuto, parzialmente biancocrinito, che era talmente desideroso di mostrarsi jovanile da prendere la sua doccia inforcando un pajo di Rayban marroni a goccia mod. Aviator. E dovrai ammettere che un signore col pisello di fuori e i Rayban a goccia sotto la doccia è qualcosa che non si scorda facilmente.



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Quel Signore.
Quello sguardo beffardo, lenticolare.
Sarà stato dio?
Forse era dio.

domenica 3 gennaio 2010

Lavoratori.

Sarebbe bellissimo se ognuno sapesse individuare le proprie inclinazioni più profonde. Avremmo una società in cui ogni pezzo occupa la giusta casella dello scacchiere, di conseguenza ci sarebbe più facile azzeccare quacche mossa.

Io di inclinazioni penso di averne varie. Ne ho appena focalizzata una, per la quale non so immaginare nessuno che sia più abile di me.

Sarei il più grande ideatore e contrattatore di Follie.



Ora ti spiego. Metti che c'è un povero multimiliardario il quale, nella sua condizione di possessore di multimiliardi, notoriamente si annoja. Bene, che fa? Durante una delle sue passeggiate al parco, su una copia del Papersera del giorno prima scorge questo mio annuncio: “Ideatore e contrattatore di Follie, esperienza pluriennale, si propone come intermediario a vero miliardario – astenersi perditempo”.

Come Il Fruttivendolo deve il suo nome alla sua abilità nel vendere la frutta, come L'Emofiliaco lo deve alla propria inclinazione verso il mondo 'emo', così l'etimologia deL Multimiliardario va cercata nella scaltrezza che egli ha nel multiplicarsi i miliardi, non certo nella fantasia di dilapidarseli con gusto.

Ecco che quindi intervengo io con tutto un pacchetto di offerte, alcune delle quali anche last-minutes. Io vado da chi lui voglia, proponendogli una Follia. La Follia può essermi preventivamente indicata, qualora il multimiliardario in questione sia particolarmente predisposto, o inclusa nella mia tariffa, previa una piccola maggiorazione della quota da corrispondermi.





Poniamo il caso in cui si scelga il pacchetto 'Follia+contrattazione'.
Scegliamo quale esempio l'entrata da Intimissimi e la conseguente richiesta “Vorrei vedere dei reggipetti da uomo, per piacere.


Ora tu, in qualità di lettore di robe simili (ma nutro il sospetto che tu guardi solo le figure), alquanto disperato lo sarai senz'altro. Eppure, se ci pensi bene, ancora non sai quanti soldi vorresti per fare una sciocchezza simile. Come pure, non ne ho un'idea neanch'io.

Ma è qui che entra in gioco la mia proverbiale empatia. Con poche mirate domande, io riuscirei a far coincidere il massimo della tua soddisfazione economica col minimo esborso del mio mecenate, del quale non si conosce l'amore per la realizzazione di Follie ma solo quello per l'esiguità degli esborsi.

La chiacchierata partirebbe informale.

“Cosa ti piace”
Mettiamo, “andare a pesca”.

“Sembra divertente. Cosa ti servirebbe che ancora non hai”
“Niente in particolare, modestamente ho già quello che mi serve”

“Però magari, invece di svegliarti prima dell'alba e metterti in macchina, potrebbe fartela godere di più passare la notte in albergo direttamente in loco.”
“Eh, magari. Però mi verrebbe a costare un po' troppo rispetto a quello che risparmio mangiando ciò che pesco :D”

“Ma - come hai fatto a inserire uno smile nel parlato. Complimenti. Tornando a noi, ciò non toglie che qualche volta, farlo potrebbe essere carino. Concentrare le energie sul rapporto hemingwaiano che ti piace avere col pesce (sia detto senza doppi sensi) senza disperderle guidando per chilometri, perdipiù dopo un risveglio antelucano”.
“Sì, potrebbe essere carino. Ma spendere per farlo solo qualche volta non avrebbe senso. Ci vuole metodo e razionalizzazione, nella pesca. Regolarità nel bilanciare le entrate colle uscite, altrimenti come dici tu non hai la mente sgombra e il pesce se ne accorge”.

“È qui, se mi permetti, che intervengo io. Un ricco signore che rappresento sarebbe lieto di offrirti questa possibilità, occupandosi lui delle spese. Dovresti solo memorizzare una frase e ripeterla ad alta voce per lui, entrando in un negozio”.

(È risaputo infatti che i $oldi non procurano infatti la felicità, agli stolti. In questo lavoro non si deve offrire volgare pecunia, quanto piuttosto possibilità. Benessere. Relax. Valore aggiunto. E il servizio richiesto non dev'essere mai messo troppo in primo piano, ma diluito in una procedura astratta. Ogni riga dell'algoritmo deve confondere la parte più onerosa da sostenersi. Quello che per questo genere di cose è l'incipit più comune, ovvero “Quanti soldi vorresti per”, sarebbe in realtà il più clamoroso degli autogol. Sarebbe come andare in un suk dichiarando a gran voce di aver appena percepito il proprio mensile. L'approccio majeutico paga di più. Ma continuiamo.)

“Sarebbe magnifico. Ma, che negozio, e che frase.”

“Dovresti entrare un attimo in un negozio di biancheria intima che ti sarà indicato qualora tu accetti, e chiedere informazioni su un reggipetto da uomo come se occorresse a te personalmente, o per fare un regalo ad altri. L'importante chiaramente sarebbe non fare menzione del fatto che si tratta di un gioco. Perché di questo si tratta: di un gioco, una scommessa.”

“Ahah, che forza! ma... non posso dire una cosa del genere.”

“Perché no. Sono meno di dieci parole, pronunciate nella tua lingua madre. Nel contratto che stipuleremmo non si farebbe menzione del momento in cui eseguirlo, purché ciò sia fatto in un lasso di tempo ragionevole. Diciamo un'oretta. Potresti aspettare il momento in cui sei sicuro che nel negozio non ci sia nessuno che conosci, e andartene colla quasi-certezza di non incontrare mai più nessuno dei tuoi interlocutori, i quali peraltro ti ricorderebbero come un innocuo buontempone non del tutto sprovvisto di creatività. Potresti volgere a tuo favore le caratteristiche del franchising, e sceglierti un punto vendita fra i più fuori mano. In cambio di un attimo di Follia potresti vedere una volta tanto com'è il riservare ogni energia al tuo passatempo preferito.”

“Mah, non so, non mi convince. E... quanti alberghi pagati avrei, in cambio?"

“L'hai detto tu. Non avrebbe senso alternare volte in cui il viaggio in macchina dalla città al tuo posto segreto segua la tua levataccia a ben più comodi risvegli in un albergo locale comprensivo di prima colazione. Ma se l'esperimento è regalato (perché di regalo si tratta, praticamente), il giuoco vale la candela.
Dovrebbe essere una tantum, ne convieni? Tanto per provare una volta, e vedere com'è. Anche perché il problema non si limita ai costi di un pernottamento, pensaci. Per te sarebbe un problema destinare due giorni e una notte a un hobby solitario, che già mal si concilia con la tua condizione di [marito, fidanzato, padre, dirigente d'azienda, scegli tu ciò che più ti aggrada]. No-no, una notte secca per una frase secca, e già anche solo temporalmente fai un affarone, mi sembra.”

“E quale albergo sarebbe, quante stelle. Che colazione. A me piacciono quelle continentali a buffet, the, caffè, yogurt, fette biscottate, frutta fresca a volontà, sono un salutista io.”

“Risponderti è facile. Se uno è disposto a svegliarsi prestissimo senza nemmeno la sicurezza che abbocchino (ma mi dicono che tu sia piuttosto bravo), non è certo per la mollezza del riposo che bisognerà contrattare. Troppe stelle sarebbero inquinanti. Sobrietà, sobrietà ci vuole. Certo, anche il rispetto di certi standard qualitativi e igienici, perbacco. Quanto al tipo di colazione, niente da dire. Mi sembra che stiamo entrambi convergendo a un onesto tre stelle (equivalenti in certo nord Italia a due, senza voler fare del gratuito regionalismo). Orsù amico mio, qua la mano! Permettimi di lodare il tuo senso degli affari, un weekend da sogno dedicato al tuo hobby preferito in cambio di una spiritosaggine detta all'altro capo della città.”

E poi,

“Come vede, caro Commendatore, ce la siamo cavata con una trentina d'€cu, quando a parlare di soldi molto probabilmente non saremmo riusciti a scendere sotto i cinquecento. La ringrazio ancora per la differenza fra le due cifre che, come da accordi, finirà nelle mie tasche assieme alla mia parcella.”

Sigh. Roba da farsi mettere allegria anche dal suono della radiosveglia, quando la mattina ti alzi per andare al lavoro.

A questo punto, visto il tristo risveglio alla squallida realtà, vatti a sentire Mondo sogna e Verso Padova dei Cosi, e piangi per un motivo più bello.

venerdì 1 gennaio 2010

Crapo-danni.

NÒOOOoooo staggiaffinì il 2009 non è possibbile era bellissimoooooo°°°°°oooddio adesso come cazzo sarà sto guastafeste de 2010 proprio mò che stavafffilà tutto liscio*



Tu l'hai mai sentita un'esclamazione così? io no. Tutti che solo all'ultimo minuto vigliaccamente dicono

"stammerdadedduemilanove",
"stammerdadedduemilaotto",
"stammerdadedduemilasette",
[...]
"stammerdademillenovecentottantacinque"
"stammerdademillenovecentottantaquattro"
– poi non so/non ricordo.




Il che dimostra le segg. cose.



A) Non aveva poi tutti i torti, Orwell.



B) Nessuno (giustamente) osa toccare gli Anni Settanta, forieri di ogni contingenza estetica. Ieri c'era un 45N alla Ronn Moss di Beautiful (altissimo, purissimo, levissimo ecc.) che usciva dalla palestra e si dirigeva a botta sicura verso un Maggiolone d'epoca, d'ecappottabile, bicolore.
Tu di certo manco te l'immagini il fascino che esercitano da sempre su di me i Maggioloni. Ce l'aveva un mio zio molto carismatico, beige. Sei libero di associare il colore beige a chi dei due ti sembri più pertinente, tra mio zio e il suo maggiolone. Solo, dimmi tu se ti sembra un colore carismatico, il beige. Diastro lestofante, quanto vorrei tornare addietro nel tempo e irridere così le sottolineature rosse & blé, nella sintassi dei miei temi.
Nel portabagagli ci stavamo in piedi almeno in tre, tra fratellini & cuginetti. Sul predellino, per quanto era largo, ci si poteva camminare. Per questo motivo ricordo benissimo lo sgomento di quando alle elementari la Volkswagen ne dichiarò la ritirata dal mercato. Non ho mai scordato che assieme alla ferale notizia venne l'annuncio di un futuro rifacimento del Maggiolone nel 2000. “Duemila, eh? per allora avrò 29 anni, giusto l'età in cui uno si compra la prima macchina. Occhèi, allora io mi comprerò il Maggiolone nuovo.”

Fino al 2000 ho sempre temuto che la speranza, notoriamente ultima a morire, mi si fosse incarnata in una notizia inventata. Ma poi il Maggiolone è ricicciato, dimostrando i segg. sottoparagrafi.

a) Rifare le stesse cose è quasi sempre più brutto di prima. Prendi anche la Cinquecento vecchia & nuova, ad esempio.

b) La lucidità che avevo sin da piccino, dovrai ammettere, è commovente. Riesce quasi a mettere in secondo piano sia il ritardo di 8 anni che il disavanzo di non so quante migliaja di €cu, nella previsione dell'acquisto.

c) Probabilmente non lo sai (non sai mai un bel niente), ma a lungo ho accarezzato l'idea di fare di un'auto d'epoca la mia prima macchina. Magari proprio un Maggiolone. Io rimuovo sempre il grosso delle cose che mi perdono d'attualità; ma ricordo bene che di vantaggi ce n'erano. Non si pagava nulla di bollo e di assicurazione. Si accedeva a una freca di zone interdette alle vetture i cui €uro fossero <4.

Ma veniamo a:



C) Io & te dovremmo tuttieddue ammettere che a noi tutti questi anni non è che ci facciano proprio impazzire.
Presempio tu, ti fai gran vanto di deprecare in pubblico l'anno che hai appena passato. Concedi appena un briciolo di fiducia all'anno venturo, ma la rimuoverai d'incanto al suo scadere, quando tutte le tue speranze pubbliche e forse (che stoltezza) private le riporrai nel 2011. Questo ci porta a concludere che sarebbe molto più sensato affermare a gran voce cose tipo “ma che, davéro un altro anno? un altro ancora? ma quando finisce sta storia? quando arriveranno le vere novità?”
Tanto sappiamo benissimo che ti legherai al dito qualsiasi sciagura ti capiterà nell'anno nuovo, sorvolando su qualsiasi sua ficaggine eventuale (ma non ci sperare, non ti prometto niente). Ciò ti legittimerà la cornificazione di questo tuo bellissimo 2010 coll'ignaro 2011, fra poco meno di dodici mesi. Ricordo bene con quanto clamore dodici mesi fa festeggiavi non si sa bene cosa, esplodendo i tuoi botti e terrorizzando i tuoi cani.

Quanto a me, ho talmente tanti buoni propositi che se poco poco ne realizzo tipo 1/3, allora ben venga sto 2010. Non dico che ho recuperato la progettualità. Ma la voglia di progettualità, quella forse sì.

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