mercoledì 15 dicembre 2010

Alla buon'ora.

A un certo punto ho capito.

È stato un attimo. Così, all'improvviso, mentre mi accingevo a farmi la barba.

Farmi la barba non è improvviso, c'è dietro una grossa preparazione specifica poiché non mi va mai. La mia non è come le tue barbe, che come incontrano una frangetta, una nuca o una basetta si arrestano intimidite. La mia non fa prigionieri. Fatta eccezione per mento ciglia e sopracciglia, zone che io da adesso in poi, se mi va, chiamerò La mia Svizzera.

Insomma, questa barba mi è durata l'intero Long Playing Una giornata uggiosa ma ti prego, non essere così barboso, non è di barbe che stavamo parlando. Dai, non m'interrompere mai più.

Avevo appena steso sulla testa il I strato di crema idratante, spruzzato l'acqua acida e spalmato la schiuma da barba quando guardandomi gli addominali allo specchio mentre tutto eccitato cantavo “Il monolocale” ho avuto l'intuizione definitiva.

“Capito Ricciolé?” faccio subito, dopo aver composto l'omonimo Skype id, “era l'Individualità! E non il fisichetto, il vestiario, le marche, la chitarra, le pianole, il flauto, i gruppi, la macchina che fa >bip< già da lontano quando la apri”, perché devi sapere che è dalla pubertà che io e Il Riccioletto ci nterroghiamo sul segreto della dentenzione delLa Fidanzata, per ore & ore, spesso nottetempore, soprattutto al mercato di via Tuscia mentre si passeggia e si fuma(va, ma non ne sarei troppo convinto), o si sta in macchina nell'attesa di essere controllati dalla polizia sul Cosa state facendo di notte qui fermi? Chiacchieriamo.

Il Riccioletto in questo periodo sta ballando molto, non è che può dar retta a me che me ne sto così immobile tranne quando scalcio pugnace nelle mie sessioni di chic-boxing. È un periodo che ci sentiamo un po' poco, sarebbe strano vedere il primo roteare derviscio mentre l'altro cerca di picchiargli l'aria dimenandosi intorno; ma già mi manca. Però, a parte tutto, capisco che Il Riccioletto in queste cose è da sempre uno cool, rispetto a me. Lui non ha mai inseguito marche, e solo di rado sono riuscito a trascinarlo in diete estive o nel mio running forsennato di qualche menisco fa.

Ecco perché alla fine manco l'ho chiamato, e quella chiamata me la sono solo immaginata io ma soprattutto tu, da quell'ingenuo che sei. Lui l'individualità ce l'ha sempre avuta, da questo punto di vista è uno a posto.

Sono io lo sprovveduto, ma adesso sono troppo eccitato per mortificarmi: stavolta con questa storia dell'Individualità ho fatto proprio una bella invenzione!


Capito cioè, io ho sempre pensato che La Fidanzata risultasse attratta da determinate marche (attraverso la cui scelta tu determini il tipo di fidanzata vuoi che rimanga attratta, marche da serfista se vuoi la centrosocialista, marche di stilista se vuoi la pariolina, marche di maglioncini sulle spalle se vuoi la parrocchiana, marche da bollo se vuoi la burocrate), da determinati fisici (più o meno intrisi di muscoli e scevri di grasso), da determinate posizioni (da sopra un palco musicale, da dentro la televisione, da vanti al muro del tuo ufficio con su appesa una laurea, da dietro a 1 cornucopioso libretto degli assegni), e che quindi la strategia vincente fosse conseguire & collezionare il maggior numero di questi buoni-premio per avvicinarti di gran carriera alLa Fidanzata.

Che sciocco sono stato! Sì, è vero, a un certo punto ne avevo raccolti così tanti che qualcuna fidanzabile era pure arrivata, e con pochissime mi ci sono pure fidanzato. Ma mi mandava in bestia scoprire che razza di falene esse fossero, quando le scorgevo ciecamente & biecamente attratte dalle fosforescenze notturne delle mie vacue luminarie. Poverine, lo stronzo che soffiava in quei richiami ero io stesso! Ci credo che accorrevano. Certe volte, ai concerti, cantavano in coro al mio indirizzo; ma quei canti che tanto avrei desiderato in sul Mercà di v. Tuscià, non mi procuravano nessun sollazzo, se non imbarazzo. Checcazzo.

Non riuscivo a uscirne con uno straccio di dea (di-idea, o magari no, scegli tu).


Ora ho capito. La barba è pallosa, ma è sempre 1 bel momento. Come la corsa solitaria e boscosa, che come ti dicevo poc'anzi non mi sono più azzardato a compiere dalla rottura dei menischi, ma è tempo che provi a riprenderla anche perché rassicurato dalle violente torsioni del ginocchio che pare che negli allenamenti non mi diano problemi. Durante queste attività, necessariamente solitarie e solo apparentemente barbose, è lì che dai il massimo, che tiri fuori tutto. Attento, io non è che ero solo marche, diete, attività fisica e via dicendo; dal canto mio avevo tutta una serie di letture, pensierosità, musichine, chiacchierate, chepperò riservavo a me solo, scettico sul fatto che potessero interessare al prossimo mio come a me stesso e soprattutto a cose strane & inspiegabili come Le Fidanzate. Invece, io stesso sono letteralmente stregato dalle individualità altrui. Qualora spiccate mi nteressano sempre tantissimo. E ora che in questi ultimi 3 anni la mia autosegregazione di individualità pare avermene non dico restituito una ma di certo resomene per la prima volta consapevole e divertito, ho capito finalmente che con lei, questa strana individualità che mi pulsa violenta e omnidirezionale, non solo mi ci diverto e mi ci divertirò fino all'ultimo, ma potrò scremarmi La Fidanzata – cioè, addirittura scremarmela, arf arf, capisci? se solo me l'avessero raccontato in quel di v. Tuscia io li avrei presi per pazzi tutti quanti, e invece no: avrebbero avuto ragione loro.

Quello che mi torna meno è: ma non poteva dirmela qualcuno subito, questa cosa? non so, qualche Suormichela ad esempio, non dico in prima perché io ho fatto la primina mentre stavo all'asilo, ma ad esempio in terza? magari all'esame di Teoria della Patente Automobilistica, in uno dei tanti quiz a risposta multipla? al test dei Tre Giorni del Militare? Ad Analisi Uno, al posto della dimostrazione del Teorema di Weierstrass che occupava tutte quelle pag. del Ghizzetti-Rosati?

Cura la tua stessa individualità, senza vergogne e sensi di colpa; gioverai a te e a gli altri”. Diciotto parole, vaffanculissimo, molto meno disboscanti alle foreste amazzoniche e molto più pregne di significato di qualsiasi altre. Magari mi sarei evitato, a quest'ora, questa vaga sensazione di nadempienza, quando ci penso.

Ehm.

Devi vedere però come salto bene a corda.



~~~



Che poi in realtà questa roba me l'ero appuntata 2 o 3 settimane fa, e ultimamente Il Riccioletto l'ho visto eccome. Abbiamo mangiato al ristorante africano dell'ottimo cibo per necri con degli amici, con altri amici abbiamo visto 6 Romanzi Criminacei consecutivi in 1 notte, abbiamo girato per Trastevere (“
Però, fica questa cosa dei soprannomi; Èr Riccioletto, Èr Lampadina...” “Ma che Lampadina, io sò Vilipendio!” [è da qualche mail che mi apostrofa così davanti a tutti, per la brillantezza esteriore {più che per quella interiore} della mia carnagione ultraviolacea]).
 
Abbiamo visto Èr Cuppolone dal famoso spioncino dell'Aventino (“Secondo me dietro ce sta na sòra che se taja tutto il giorno a regge na fotina piccola così”). Abbiamo sentito gli Alan Parson Project cantare Eye in the sky (che oltre ad essere bellissima ha un giro armonico eccezionale, che copierò appena posso) dallo stereo del suo SUV. L'uno cià il SUV e lavora a Milano, l'altro si scolpisce il corpore a suon di lampade. Se ci si riunisse entrambi in un solo essere pensa che testadicazzo ne uscirebbe fuori. O almeno, questo ti verrebbe da pensare.

Ed è 1 peccato, perché Io &R Riccioletto siamo un sacco simpatici quando stiamo a nostro agjo. Quindi scordati di vederci mai così in una tua qualsivoglia presenza.

A un certo punto non sapevo se andarmi a comprare il tabacco. “A
spè, nel dubbio entro 1 attimo dal tabaccajo”. Quindi entro e – cosa vedo? un Oldòlborn Bianco! Un colore di Oldolborn nuovo! con che cuore non provarlo, dopo tutto quello che a tutt'oggi mi ha dato, l'Oldolborn, in termini di Gjoja? Così chiedo di visionarlo, lo prendo, lo tocco, nelle incerte luci del locale non si capisce bene, e anche fuori è notte, e beh, fa schifo, non c'è odore, non c'è sapore, mio zio direbbe Aria fina di montagna, ma io nonscialante ne inalo essendo quello a tutti gli effetti un colore nuovo di Oldolborn. Mi ci tuffo dentro come un pesce-balengo. Mi ci scavo gallerie come una talpa. Signori dell'Oldolborn! mi rivolgo a voi lo sguardo supplice; perché non sfornate sempre Colori Nuovi di Oldolborn? risolvereste così i dubbi che albergano nei ns. cuori di tabagisti prudenti, che magari non osano fumare più, ma poi si pentono e dopo pranzo scroccano a colleghi & alunni delle orribili sigarette già fatte - giaffatte, bleah! ma come si permettono di jaffarle.

sabato 4 dicembre 2010

M° Ciliegja.

Le ciliegie sono come le sigarette: l'una tira l'altra.

Anzi, sono lievemente peggio, visto che per anni non ne ho mangiato poiché fortemente impressionato da una volta in cui vi rinvenni 1 verme. Dovrai concedermi che trovar vermi in una sigaretta è un'eventualità alquanto remota, specie se fumi miscele pregiate come il Giallo Olborneo. Ovvero quanto di più avulso da un habitat verminaceo.


Certo, le ciliegie sono molto buone. Specie quando rosse e grosse. Ma erano gustose anche certe piccole e scialbe, che ricordo di aver colto da piccolo con Claudia e Daniela, da alberi a cui tendevamo le pargolettae mano, in una di quelle infantili gite antelucane che mi hanno poi alienato pessempre dai presunty piacery della Tontagna.

Però come già dicevo, esse possono essere anche infide. Devi battere sul tempo il Verme Divoratore, che ricordo schifato anche da Poe, quando lo leggevo da piccolo. Devi mangiarle tu prima di lui, dico del Verme Divoratore e non di Poe, che da mò che ha perso l'appetito.

Le ciliegie sono infide, oltre a-vermi spaventato tantissimo coi loro contenuti vividi. Io vorrei poter portare il cibo alla bocca
con semplicità, senza doverlo epurare da nervi-grasso-nerodellafrutta & vermi. Se mai sarò ricchissimo avrò un valletto che dovrà farlo x bene, anzi due valletti: uno che mi leva le parti che non ritengo edibili, un altro da far frustare da un terzo valletto quando non mi fa funzionare bene il combruter con cui mi registro i pezzi.
 
E invece le ciliegie, oltre a celare insidie prive di scheletro (e io aborro gli nvertebrati di qualsiasi specie, preferirei trovarci dentro un leone), non sono frutti come Tutti Frutti, ma ciànno il plurale capriccioso. Quando sono declinate al plurale, esse praticam. ti costringono ogni volta a cercare su Google come si scrivono, se colla i o senza la i. Tu lo fai superando il tuo giusto orrore di pigro, e vedi che lo si può fare in tuttieddue i modi. Ma tanto è inutile, dopo un tempo irrisorio te lo scordi, e la prossima volta dovrai ricercartelo imprecando Addio, il fragoroso inventore di tante raggelanti freddure.

Così adesso, a sfregio, io scrivo Ciliegje, come fosse 1 mare croato o 1 madonnanéra polacca.
Vermi reali mi nsidiano le bocche, vermi mentali mi sfiancano la mente.

Niente di tutto questo accade colle sigarette. Cioè capisci, in realtà io ho letto Il libro, e ora so bene gli aspetti che delle sigarette (chiedo scusa) mi disturbano. So ad esempio che a impensierirmi non è tanto Il Tumore (ma che Tumore & Tumore), poiché Il Tumore è chiaro che inesiste in quanto personalmente lontanissimo. Mi accorgo, mentre fumo, che in realtà (ora piango) non sono buone per niente. Anche se poi sono buonissime.

Ma il fatto è che quando mi rivedo le foto dove fumo, i posti dove ho fumato, le situazioni in cui si fumava bene; quando ripenso ai calumet consumati in santa pace coccerti amici miei, allora io ci voglio avere la foto sulla lapide così: da fumatore. Ora mi sto ricomprando la macchina del caffè, un'automatica, fa tutto lei, metti i chicchi e lei te li munge direttamente in aroma. Ma ciò è Cristaceo, nel senso invertebrato del termine (e già ti ho detto che io schifo gli nvertebrati, specie quelli che risorgono vigliacchi dalle croci; preferirei trovarli sbranati nei Colessei dai loro stessi leoni). È Cristaceo perché il caffè più è buono e più pretende di essere fumato sopra ogni cosa. Se tu ti prendi 1 buon caffè e poi non fumi, oltre a essere un rozzo presuntuoso saccente ignorante testadicazzo, sei pure uno scellerato negli acquisti, è come se nella macchina del caffè più perfetta del mondo ci metti a bagno le emorroidi di un dromedario vivo, colla scabbia viva.

Insomma,
in questo periodo non mi va tanto di scrivere. Sono già più preso dalle canzoncine musicali che mi voglio registrare semprepiù. Là mi vola la mente, quando ciò tempo.

Però però, questo parallelismo tra ciliegj-e sigarette, vittorioso per le sigarette, non trovi che sia fascista allo stesso fascio di rette di Compagnia e Solitudine? Compagnia di Una, intendo dire, non di Molti. Quella di Molti si sa, che è Canzoni e fumo – ed allegria.

Nel senso, no? che io starei tanto bene da solo, ma proprio tanto bene. Non fosse che per il fatto che in Compagnia si sta meglio, almeno potenzialmente.
Che però la Compagnia non è che te la trovi sull'albero che sembra piccola e scialba ma poi è gustosa, o grossa e rossa ma poi cià il verme splicito. Macché.
Questo tipo di Compagnia ti devi fare un culo così, per coltivartela. Seminartela. Innaffiartela. Sverminartela. Piluccartela. Mica la trovi sugli alberi, per quanto impervi, o nella vaschetta del supermercato, per quanto costosa.
 
La Compagnia certe volte ti disturba, certe volte volte ti tenta. Sai che è buonissima, anche quando non la senti buona per niente. O che non è buona per niente, anche quando la senti buonissima.

Però, quello che so, è che così ci voglio avere la foto sulla lapide: mentre me ne sto in Compagnia.
Solo non capisco se è un condizionamento o un mio reale desiderio. Perché certe volte da solo me ne sto così bene, ma così bene. Però altre volte da solo sto così male, ma così male, da desiderare persino cose innaturali e impervie come La Compagnia.

domenica 21 novembre 2010

Questo folle sentimento.













 

La cosa bella di Fare l'amore è che poi, indubbiamente, hai Fatto l'amore.

C'è qualcosa di nuovo, poi, nell'aria. Anzi: d'antico? Checcazzo ne so, io.
Io so solo che è molto molto diverso da ciò che si respira dopo altri piaceri. Dopo aver mangiato, dopo aver preso lo stipendio, dopo aver mandato affanculo uno che andava pianissimo sulla corsia di sorpasso.

A differenza di queste altre cose, più convenzionali, dovrei dire?, dopo aver Fatto l'amore, per molte ore a venire, hai la percezione di una normalità strana. Ti sei dato una sistemata. Guardi le facce, le stesse facce che coL Riccioletto ogni tanto ci diciamo “Ma hai visto che facce che ciànno, tutti quanti? tutti che fanno i vaghi, tutti che sembrano assolutamente non interessati al Fare l'amore, guarda come procedono al piccolo trotto sui marciapiedi, nei loro fasci di rette parallele eppure divergenti; tutti che cercano di ssimulare la loro gran voglia di Fare l'amore, eppure tutti che ivi si regolano le trajettorie. Guarda quel signore che ha appena comprato il giornale, sperando di leggerlo subito prima o subito dopo aver Fatto l'amore; o quel ragazzo là, che porta a spasso il cane nella speranza di attaccar bottone con qualche proprietaria di cane fino a Farci l'amore. Quell'adolescente che esce dal negozio coi plettri nuovi per schitarrare ai falò e cercare di Fare l'amore, o quella donna dal parrucchiere, a farsi un taglio che accresca l'imminenza del suo Fare l'amore. Tutti che fanno finta di niente, eppure tutti nati da tizi che hanno Fatto l'amore. Quanto amore, dio maldestro; e allora com'è possibile che su quelle facce serie non ci sia lo straccio di 1 indizio di amore Fatto o Fatturo?”

Io non lo so, ma quelle rare volte che poi Faccio l'amore, poi mi viene da ridere. Dopo aver Fatto l'amore mi guardo attorno, tutta quella gente che dissimula, e nella testa gli dico “ci credo che dissimuli, stavolta se c'è uno che ha Fatto da pochissimo l'amore e che per questo per un po' sta a posto, quello stavolta sono io. Ahr ahr, chissà da quando tu, o tu laggiù, non Fate l'amore. Che ne sapete voi: stronzi”.

Che ridere, dopo aver finalmente Fatto l'amore. Non so, ti viene mai da ridere a te, dopo aver mangiato qualche alimento, per quanto buono? provi forse il desiderio di correre e saltellare per tutta la città, dopo esserti dissetato coccqualche bevanda particolarmente fresca? Io non lo so, ti vedo sempre così poco preso dalle cose, così poco entusiasta. A me un amore Fatto mi basta per non so quanti mesi o anni di risate, poi però è vero, torno triste, e allora ho bisogno nuovamente di pensare a come riFare l'amore.

In questo, trovo che Fare l'amore sia veramente particolare. Anche se odio l'aggettivo “particolare”, mi sembra da decerebrati farne uso, troppo spesso la gente per darsi parvenze sofisticate (bleah) giudica una cosa particolare senza specificare per cosa, e d'altronde se lo specificasse non servirebbe a niente aver premesso la sua particolarità, che nel frattempo sarebbe diventata pleonastica. Eppoi ciò leva a me che non centr'o niente la serenità di definire particolare il Fare l'amore, e dimmi tu se non ho ragione a trovare particolare questa pratica così, come dire, particolare.

È particolarissimo, che tu lo voglia o meno, che un piacere poi sfumi e perduri in sensazioni così allegre. Io quando sono satollo di altri piaceri (“Groan! sono satollo”) sono contento, ma non è che ci trovi niente da ridere. Mentre l'amore, quando finalmente l'hai Fatto, è così esilarante. Ti rimette a posto, io non posso dire che il mangiare o il respirare “ti rimettano a posto”, perché più che altro se non li pratichi regolarmente, da un posto ti ci levano, e cioè dall'elenco dei vivi. Invece l'amore Fatto ti stende i lineamenti, ti spiana le rughe, ti fluidifica per bene all'interno e all'esterno, ti concede finalmente di concentrarti sulle cose senza più quel ronzio di sottofondo per cui stai sempre a rrovellarti sul come Fare l'amore.

E poi e poi, din din, din din din din din din - c'è quel fatto che dopo, nello Zucchino d'oro in cui usualmente
ti fai i ragionamenti, ti senti veramente furbo. Furbo, furbo, FURBO!
Furbissimo.

Se accetti un buon consiglio, cerca di Fare un po' di più l'amore. È l'unica cosa che ti solleva per 1 po' dal dover Fare sempre l'amore.

venerdì 12 novembre 2010

anaBattismo.

Di Luciobattisti io ammiro molto quel suo spregiudicato essere di estrema destra. Quel suo foraggiare gruppi di eastrema dx nonostante la sua proverbiale parsimonia. Quello sciabordio di mari neri, quel nonscialante planare sopra boschi di braccia tese, quei saluti romaneschi sulla copertina deL suo canto libero.

Perché io laggente laggiudico in base alla sua cardinalità, al proprio orientamento, che me ne frega (“me ne frego!”) se canta bene, se scrive bene, se è simpatica, se è pulita. Io che curo la mia igiene fisica molto più di quella mentale mi chiedo: ma che perdo tempo a fare nel tentativo di farmi un'opinione mia su un tizio, quando egli stesso si lascia apporre delle tichette di lettura così semplice.

Che bello il mondo, quando si legge così comodo. Di bello c'è che vedi la vita scorrere liscia come un bicchier d'acqua.


Devi capire bene, spero di riuscire a farti capire bene, che io non sono uno che si fa distrarre dalle frivolezze. Perché devi ammettere che sono frivolezze, le cose che provo dopo 1 approfondito riascolto Battistero dopo tutti questi anni. Al liceo non ero che un animaletto simpatico, anzi più indisponente che simpatico, tutto circoscritto da lardelli vari e da sempre gli stessi pochi vestiti brutti. Cosa c'interessano a noi odierni uomini fatti le emotività di organismi tanto inferiori? Anche se ci mettessimo qui a immaginare le prime, questo non ci mpedirebbe di bruciare i secondi colle lenti d'ingrandimento, in guisa di ragnetti rossi sul travertino dei nostri balconi.

Perché devo ammetterlo: per quanto nel trapassare dall'adolescenza alla pubertà io abbia secreto dosi oceaniche di disadattamento, già a quell'epoca riuscivo non si sa come a pprezzare certe cose. A pprezzarle, dico, emotivamente, e non solo colle cervici.

È assurdo, ma io emotivamente capivo già bene il senso di un'uscita di scuola in cui i ragazzi vendevano i libri, e del restare a guardarli cercando il coraggio per imitarli. Riuscivo a immaginarmi innamorato di una situazione rischiarata dalLe luci dell'est. Apprezzavo la vena ludica di certi arrangiamenti, e dimenavo la mia vertebra caudale allu dire “mentre indossi un super super super reggiseno - per casalinga tutta veleno”, slogan che avrebbe suscitato l'invidia del miglior copywriter.

Capivo già quanto fosse grave La gioja della vita, la vita dentro agli occhi dei bambini denutriti, allegramente malvestiti, che nessun detersivo potente può aver veramente sbiaditi. Che è poi, nonostante i commentatori per lo più si scordino di rilevarlo, 1 dei passaggi più indicativi dell'Eastrema Destrezza del Nostro; Egli, i bambini, li denutrisce perché li vuole vispi & allegri, senza che le loro carni arrivino a solleticare gli appetiti dei Comunisti, da sempre così cannibali ai bambini.

Certo però che manco m'immaginavo cosa significasse emotivamente dire

l'universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c'è

e se qualcuno non difende i suoi interessi con le unghie e con i denti
è degradato ad ultimo dei fessi per non dire degli impotenti

credi che qualcuno possa darti amore se dell'amore suo non è padrone.

Lo capisco ora. Sarebbe impossibile fraintenderlo, specie se ribadito da quella voce, quei suoni di missaggio, quegli arrangiamenti, quelle esecuzioni.

Ma basta ora, parlare di me. Si parlava o no, di estremismi direzionali?


Mi ricordo di una simpaticissima zia, comunista, che tanti anni fa parlando della musica di Battisti a un'altra zia, comunista, commentava ridendo: Certe pomiciate!
Oggi magari sembrano sillogismi azzardati, ma su dei giornalini di fumetti di questi che si pubblicavano all'epoca (cioè un po' comunisti) veniva più volte esposta la tesi per cui Battisti era di destra visto che non diceva di essere di sinistra.


Questo, era il problema-Battisti. Era un bel problema, non trovi? Nel frattempo la Pieffeemme, nonostante si fosse sputtanata la carriera mericana dicendo durante un live negli States che supportava l'OLP, non erano compagni perché a Parco Lambro ciavevano i biglietti alti e nelle loro hit al posto di cose politiche si limitavano a esporre concetti peraltro profondi quali “Come sempre è la festa, un leggero uccello che va, come sempre è la festa, di chi è”. Perfino gli Area (gli Area!) certe volte non erano veri compagni perché chiedevano qualche soldino ai festivals dove suonavano, però poi a tutti andava bene se Demetriostratos suonava magistralmente l'organo su 10ragazzeperilcomunistachedevepurpomiciare.


Che ridere, al pensare a quante gliene hanno fatte passare a Francescodegregori i Comunisti, fra cui pure la figlia di Giorgio Bocca, sequestrandolo durante un suo concerto, costringendolo fra l'altro a rivelare pubblicamente il suo cachet per la serata ("Credo un milione e due..."), per poi esortarlo a "suicidarsi subito, seguendo l'esempio di Majakovski".

Il cappotto, di BattistiGogol
Ti credo che poi un corpulento impresario per cui suonavamo ci raccontò di quando a un concerto de Gregori organizzato da lui una signora aveva portato 2 cappotti australiani pesantissimi di pelle, imbottiti di un sacco di altra pelle in una cruentissima procedura ricorsiva. È che sono una grande fan di Francesco, non è che si potrebbe chiamare? Volevo fargliene omaggio, solo che non so che misura porti e allora ne ho portati due di taglia diversa. Lui sa che qualcuno nei camerini s'incazzerà dibbrutto, ma per quanto rassegnato ci prova uguale. Francesco, c'è qui una signora che viene da anni ai concerti, ha una pellicceria, ti stima tanto, guarda che bel cappotto, voleva fartene omaggio... . “Di' a quella puttana che quando voglio qualcosa vado al negozio e me la compro”. “Signora, Francesco lo stanno trattenendo nei camerini, ha apprezzato tantissimo il suo pensiero”, e porgendo flemmatico a quella dolce venere di rimmel il cappotto più piccolo “ecco, questo gli andava stretto, glielo ridò”, e dice che ancora se lo mette, negli inverni in cui fa freddo abbestia.

I Comunisti. I Comunisti. Praticamente, da quanto ho capito vogliono mettere tutto in Comune, o roba del genere. Poverini, probabilmente l'intento è nobile, certo pure loro devono pomiciare ogni tanto, e mica possono farlo durante La locomotiva, che porta sfiga. Perfino gli intellettualoidi indie, eredi dei Comunisti di una volta, ogni tanto si fanno beccare a canticchiarne i ritornelli – vedi i gagliardissimi Lombroso con Insieme a te sto bene.

C'è da dire che certe volte i Comunisti sono davvero indisponenti. Col loro Sinistro bullismo intellettuale, ben più esecrabile del singèro malDestro bullismo fisico. Eppoi un'altra cosa che non mi trovo coi Comunisti è che a me fa venire molta più voglia di pomiciare Fausto Papetti, rispetto a Battisti. Battisti ad esempio mi fa più rimanere tzarn (v. La collina dei conigli) dallE mozioni, mi fa più piangere, gasare, godere; tutta roba che in genere mi aliena abbastanza dalla pomicianza. Ma magari io per questo genere di cose non sono 1 campione statistico granché rappresentativo, chiuso nella mia camera coi miei pensieri folli (v. Phenomena, che tristezza quando non ti senti di poter dare per scontate le citazioni che fai).
Pensieri folli.
Oddio, io i Comunisti però, se mi ricordo bene, l'ò pure votati ripetutamente. Era nelle volte in cui si doveva andar contro Berlusconi, più o meno nel periodo in cui colui non aveva ancora iniziato a ndarsi contro da sé sviluppando la perversione di farsi beccare dai suoi istessi Gabibbi assorto in orge con puttane miniaturizzate, del tutto prive di merci acquistabili da un onest'uomo quale De Gregori, fatte salve le loro stesse (dis)grazie.

Non so se ho fatto bene, a verli votati. Di certo una componente erronea è stata accettare passivamente
il tentativo Comunista di messa in Comune dell'Individualità, sapendo bene che tale ossimoro le si sarebbe rivelato mortale. Individualità di cui invece BattistiMogol si fece contemporaneamente supremo cantore. Da qui, il pubblico additarlo quale focoso Destriero. Ecco, di poche cose sono certo, forse di niente. Ma negli ultimi tempi ho maturato che: Uno, non si prescinde dal proprio individualismo, e anzi sempre più volte mi scopro attratto dagli invidualismi altrui, perché in quanto individualistici sono sempre parecchio originali, e quindi m'interessano. In questo senso, bisogna riconoscere che il Destrosio di BattistiMogol è una molecola davvero energizzante.
Due: che gran cazzata l'accettare passivamente, porcodioladrodimerdadaiculideivecchimortitramitescassodibara.

A me, comunque, anche un sacco di cose dei Comunisti mi piacciono 1 casino. Certi giornaletti, certi libri, certi films. Certe opere d'arte. Certe comunistine. Sì, devo proprio ammettere: anche la westrema sx non mi dispiace affatto.

Ma però, non trovi che la mia bislacca posizione non sia poi tanto bislacca?


Considera come esempio De Gregori, e immaginatelo uscire di casa, in direz. di 1 qualsiasi negozio gestito da puttana presso il quale egli voglia per capriccio fornirsi di una qualsivoglia merce. Non ti sembra un po' improbabile che tale negozio, o altri affini, siano raggiungibili prendendo a ogni bivio solo svolte a estrema dx, o a estrema sx? Io credo che alla lunga il suo moto si rivelerebbe un po' troppo rivoluzionario, nel senso sòlare del termine. Muoversi così sarebbe una sòla. Secondo me si ritroverebbe a girare in tondo, come quei tipi nelle vignette della Settimana Enigmistica che strisciano a torso nudo sulla sabbia del deserto e si ritrovano dinnanzi allo stesso cranio sotto allo stesso cactus.

Sì sì, ne sono proprio convinto: come nelle geometrie non euclidee, estrema dx e strema sx come cierte rette parallele sin'contrerebbero all'infinito  su temi che le accomunano, ovvero il mutuo sociale, il pomiciare, Luciobattisti ecc. Basterebbe forse che si parlassero un po' di più tra loro, e si accorgerebbero di come in realtà il loro nemico naturale sia l'Estremo Centro. Punto cardinale che pure lui, secondo me, non si deve sottovalutare, in quanto non è scluso che ivi risiedano i negozi di altre puttane, carichi delle merci conseguenti. Epperchémmai rinunciarvi, a tutte quelle merci lì, in un'economia come la nostra, così merceologicamente capitalista? Solo perché è al capitalismo, che punta l'estremo centro? Eppure tutti noialtri estremisti si vive da un pezzo lì, con le nostre sfrenate istanze di pomicìo.

Oh, non ti sognare di trarre una qualche morale dalle mie parole, eh? Non ti azzardare a farlo. Sarebbe davvero ingenuo, io lo dico per te.


Battismi scapicollati.

Io volevo solo dire che a me Giovannibattisti mi sta proprio rifacendo perdere la testa, e aggiungere che addirittura a distanza pluriennale ne continuo a scoprire livelli emotivi tutti nuovi, come peraltro avviene per ogni capolavoro che si rispetti. Da qui l'anaBattismo, e il secondo conseguente, satisfacientissimo, Battesimo.

Quando trovi una cosa che cresce con te, vale sempre la pena di continuare a giocarci, ripromettendoti di farlo anche negli anni a venire.


sabato 30 ottobre 2010

Termometriadi.


Una delle rade soddisfazioni dell'aver conseguito il 63% di ingegneria elettronica è stata la faccia di mia madre quando le ho detto che, una volta raggiunto l'equilibro termico, prolungando il contatto con la sorgente di calore la temperatura del termometro non aumenta più.
 

Difatti al liceo, nelle mie infrequenti mansioni di sorgente termica febbricitante, mi ero sempre molto preoccupato quando dopo 3 minuti esatti mi faceva levare il termometro, “perché se lo lasci troppo gli aumenti troppo la temperatura e la misura si falsa”. Io chiaramente, nelle mie vesti di primogenito, non dubitavo delle sue parole autorevoli. Mi chiedevo soltanto se la stima dei 3 minuti fosse esatta, ad esempio, per ogni termometro nell'universo compreso quello che stavo usando. Mi preoccupavo non tanto perché sennò sarei dovuto andare a scuola: conoscevo bei trucchi per non farlo. Al liceo con le firme dei miei ero un falsario migliore di Donald Pleasence nelLa grande fuga. Quanto per una questione di Giustizia.

D'altronde mia madre era la proprietaria della copia deL nome della rosa che ancora mi rileggo con tanto gusto. Certi libri mi ha regalato, fra i più estasianti che abbia mai letto. Fin dalle lementari, Fattorie degli animali, Millenovecentottantaquattri, Signori delle mosche, Colline dei conigli, giusto i primi che mi vengono in mente.

Ma non ti distogliere: concentrati suL nome della rosa, anzi sul suo autore.
Ieri, dopo giorni & giorni di lezioni ininterrotte, mi sono finalmente concesso una giornata di acquisti. A sera in ordine cronologico nella bisaccia avevo:

- 1 pajo di bermuda Everlast neri, finalmente della giusta misura
- 1 pigiamino tutto nuovo, non di saliva
- Gaza 1956, di Joe Sacco
- Quaderni ucraini, di Igort
- Una borraccia metallica opaca, per portarmi la mia acqua modificata a scuola senza dovermi vergognare della sua opacità.


Tutte cose di cui, capirai, necessitavo da tempo. Come tutte le volte che esci per acquisti, anche in questa è stato un gran lottare odisseo contro le sirene degli altri oggetti desiderabili che ti si parano innanzi, quei maledetti. Bene, ce n'era uno il cui eff. Doppler mi stordiva più di altri, manco ne sapevo la prossima esistenza, tienti forte: è uscito il nuovo romanzo di Umbertoeco!

Roba per l'appunto da punti esclamativi, questa sì. È 1 romanzo storico, per giunta. Non su quegli angoli bui della storia di cui ci si perdeva in Baudolino o nelL'isola del giorno prima,
chìssene dei sacri graal o dei punti fissi dell'antimeridiano di Greenwich. Finalmente  questo sant'uomo, antipaticissimo quando compare in televisione ma buffissimo per la vena ludica che ha quando scrive, ci ha preso per bene il polso. Ha capito ciò che veramente vogliamo noi, piccoli lettori. E che vogliamo noi da lui, che vorremo mai? (sembra la metrica tronca di piede e di contenuti di una canzone di Bleàhsco Ramazzotti, brr, devo smetterla subito)

Misteri. Che siano misteri medievali di preti laidi, laidi, che sorridono tonti; o i misteri massonici contemporanei, e le cabale che dovrebbero spiegarci il mondo. Io voglio credere che questo sia il suo terzo capolavoro (Loana & le sue fiamme erano comunque carine), e che mi si conficchi nella rosa pristina delle mie letture favorite.

Un po' il problema è questo: che io voglio crederlo. Un problema dunque è che io creda qualcosa, 1 altro po' che addirittura voglia crederlo. Credere è un verbo che fa schifo, che non mi esce mai, e che se adesso mi è uscito io non lo cancello, quando ciavrò tempo ci rifletterò su e semmai prenderò delle contromisure. Ma il problema più grosso è che io quel capolavoro creduloso, io non l'ho mica comprato.

Io odio le copertine rigide. Già ci sono cascato colle Loane che dicevamo prima. Esse (le copertine rigide) sono scomode, non pieghevoli, brutte da vedersi quando segnate dalle injurie del tempo, e soprattutto ingombrano e costano un botto. L'avevo pure trovato da Fnac a 17 €cu per i soci, ma ho resistito. Quindi, per colpa dell'avidità dell'editoria che vuole spremere la cellulosa finché è calda, mi tocca aspettare chissaquanto che esca la vers. brossurata, piccolina e conomica come piace a me.

Nel frattempo però, una sbirciata l'ho data. Questa cosa teoricamente non si fa, sono stato educato a "questo non si dice – questo non si fa". Non si va in edicola a sfogliare le cose senza comprarle, e se le compri tanto vale che te le leggi a casa. Però ho fatto caso da tempo che la gente legge i libri in libreria, per un sacco di tempo, e che addirittura le librerie grandi assecondano questa pratica che credevo turpe montando degli appositi divanetti. 

Quindi ho letto le prime pagine. In cui quel buontempone di Umbertoeco si trastulla in descrizioni orribili degli ebrei, di cui chiaramente non ricordo una parola. Giusto che diceva che Gli Ebrei erano il popolo più ateo della terra, e questo prima ancora che rendermeli simpatici mi ha stupito, perché li vedevo così attaccati alle Antichytà dei loro Testamenti. Chiaramente queste mica sono opinioni Eche, tutta roba rygorosamente virgolettata di altri personaggi, tipo il protagonista che ricorda le dicerie del nonno. Poi aggiunge un'altra cosa sulla loro laydità di popolo, dice che sono sfrenati sessualmente, che forse dipende dal loro cazzomezzomozzato che si erge più facile & senza frenuli, e che questi cazzi fanno impressione per la sproporzione delle loro misure con quelle dei loro corpi gobbi e nasuti.

Al che ho chiuso il libro soddisfatto e sono andato al negozio di fronte a comprare i miei prossimi pantaloncini Everlast, gongolando per il momento in cui avrei saputo dove quel pazzo pazzo porcellone volesse andare a parare. Ma stamattina ho letto che non so quale prete o pretessa che insegna non so quali sofismi a non so quale università Preterintenzionale a pagamento,  diceva dalle stanche pagine dell'Oss. Romano che non si deve dire cose così brutte degli ebrei, che per tarare correttamente l'instrumento libraceo ci vuole affianco 1 personaggio positivo che alla fine sconfigge il male, chissà se uno tosto come Gigrobò con le sue transformazioni magnetotermiche potrebbe andargli bene a quella pretessa lì, ma senti che pretesse che hanno, arf arf. E ora chiaramente Umbertoeco risponderà, e ffettivamente quelle erano cose 1 po' forti, ma m'immagino che quando invecchi veramente (e non per finta come faccio ora io) a una certa non ti frega più un cazzo tantomeno del politicamente corretto, e vai giù duro. Tanto più che chissà come va a finire il libro, magari finisce che da questo popolo cazzuto mozzato esce fuori 1 messia infernale ben più adorabile dalle pretesse più acerrime, e allora dovrò aspettare e leggere da me per farmi 1 opinione.

Insomma, questi vecchiardi maledetti di Umbertiechi e dei suoi circostanti pretessi partecipano a 1 bel teatrino propagandistico, e dio tuo come sono ingenuo io a cascarci dentro, e invece di alzarmi ripulirmi e andarmene sperando che non mi abbia visto nessuno, star lì a sguazzarci dentro tutto contento, incrementando le dosi di clic stupidi grazie ai quali le repubblicheonline metteranno sempre più notizie sceme. Però però, che ci posso far? Umbertoeco mi fa notizia, e non vedo l'ora di leggermi questo nuovo tomo che s'intitola Praga + qualcos'altro, belle storie di intrighi, uau come sono emozionato.

Per il resto, niente. Ho poi parlato con quella nuova bellissima con cui in palestra mi guardavo tantissimo sabato scorso, reprimendo la tentazione di andar lì, all'ennesimo sguardo, e dire “non credi che in 1 paese civile dovrebbe esserci una legge che obbliga le persone timide a parlarsi, dopo il III sguardo conclamato consecutivo?”, mettendo lei in imbarazzo e non sapendo cosa dire dopo io. 5-10 min. di chiacchiere intensissime durante lo stretching, in cui è venuto fuori che addirittura pure lei non ha mai ballato in vita sua, dio ciarlatano che emozione, è 1 po' forastica ecc, e io ero così sorpreso che ho sentito del suo amore del trekking solo con le recchie e non col resto (anche se poi i miei sensi di ragno mi hanno fatto verificare che le piacesse + il mare, whew). “La mia motivazione è che sono un ex-grasso, e la tua qual è?”; e lei, esitando, “l'estetica”. Geniale & sempre lauta, l'autaconsapevolezza.

Poi ci siamo ritirati nei reciproci spogliatoj, e io dopo uno stretching così soddisfacent& intenso avevo un'andatura più sciolta di Jerry Lewis.

Ma dovevo parlare di Umbertoeco che ha scritto 1 nuovo romanzo, che promette pure bene, che infatti i preti hanno subito iniziato ad avanzare pretesse, e va a finire che è bello come Saramago che infatti hanno iniziato a dirne male che neanche era morto da 5 min, anzi più bello perché Umbertoeco fa più parte del mio passato, ho letto Nomi delle rose negli Abbruzzi al ginnasio e durante certe febbri del liceo, e non mi sono più fermato.

A proposito delle quali febbri, sta' a vedere che ciaveva ragione mymadher, e che i corpi s'ynfluenzano coi propri calori più di quanto suggerisca una corretta termodinamica, perché io adesso non posso pensare ad altro, a quant'è lontano sabato prossimo, e quindi dovevo allenarmi da subito a vere altro per la testa, non va bene fissarsi così sulle cose, specie se animate, quindi ben venga Umbertoeco e la calorimetria, perché la mia vita è anche questo e non posso sottovalutarlo, non devo smettere di lavorarci su.

Ha anche 33 anni, l'età x-fetta x me, un piede nel mio passato ma le sembianze jovanotte del mio auspicato futuro, poi sono figli, cose varie e tutto il resto. Chissà nel caso chi dei due morirebbe x primo, lasciando l'altro solo un'altra volta.

martedì 26 ottobre 2010

Sguardo contemporaneo.


















“C'è qualcosa di diabolico in me. Di vecchio e giovane. Il mio passato non c'è.
Io ho lo sguardo contemporaneo. Io ho lo sguardo per le cose lontane.”




L'altra sera si chiacchierava in modi che squacciavano le tenebrae. Molto soddisfacenti, non solo i modi, ma anche i temi. Ci si potrebbero fare 1 sacco di post, devo respingere la tentaz. di farne 1 solo lunghissimo che sarebbe troppo faticoso. Non tanto per te (ci manca solo l'empatia per l'indigestore di pappa pronta), quanto per me.


Well. Fra le varie attività della serata c'è stata la re-visione dell'episodio centrale di Quelle strane occasioni, e cioè Il cavalluccio svedese.
Una cosa del tutto Superiore, tanto superiore da esserlo su più livelli. Gli interni, le tappezzerie e le piastrelle da malditesta geometrico. I dolcevita sgargianti, le pubblicità occulte sfacciate.
Ma soprattutto, forme di arte ancora più pura. La prova d'attore di Manfredi. Sia che parlasse, sia che tacesse. Le sue espressioni. Il fatto che Ninomanfredi mi ricordi tantissimo mio padre. I dialoghi. La storia. Il concetto, ancora pienamente attuale dopo 34 anni – 34 (ho controllato Mangimà: è del '76).

Magistraceo.

Dovrei aggiungere un vibrante xlamadonna, ma non lo faccio perché tale magistraggine è sistita non x ma nonostante il noising delLamadonna e della religione tutta.

Sarebbero tante le cose da dire, tante le luminosità da riflettere, assorbire, diffondere.
Però ce n'è una in particolare, che adesso m'imp(r)egna la mente. Anche perché stavo leggendo un catalogo di una vecchia mostra di Enzo Mari, sai le cose che mi compro il mercoledì nella pausa pranzo, quando mi dirigo colla piadina in mano a spendermi la paga del giorno in libreria. E mentre leggevo, m'è venuta in mente la refraignaggine di Millennia di Bugo, uno di quei geni che ricercando se stessi dimostrano che il senso risiede solo nell'originalità. Di questi sì, bisognerebbe adorare le statue, per i chiarori illuministi che emanano.
Cavalluccisvedesi, Enzimari & BughiBughi. Gli eccipienti di questa nuova epifania te li voglio dichiarare così, come le mani di una partita a Whist, quel bel gioco di carte.

Voglio dire questo.


La senti questa voce? non distrarti, la vedi questa foto? Insomma, diceva Enzinho (e naufragar m'è dolce in questo Mari, ahr ahr) che le macchinine che vedi al centro (clicca, clicca pure che s'ingrandisce, per mangiarti meglio) siamo noialtro bestiame sempre più allevato in batteria. Mentre le lapidi a cui tendiamo il pargoletto volano rappresentano: a sinistra il paradiso terrestre ricercato dal Communismo, a destra il paradiso celeste delle Religgioni, ma al centro siamo tutti incolonnati verso l'infernal Spastica, l'incarnazione del Male.

Forte, eh? arf arf, io da solo mica ci sarei mai arrivato. Anche perché mi manca completamente l'elemento culturale del Communismo quale territorio paradisiaco. Voglio solo darti un altro indizio, prima di esporre il mio costrutto poliziesco.

In quegli anni, il dibattito è stato traboccante. Ci si interrogava su come essere, come migliorarsi, su dove fosse il giusto, e dove lo sbagliato. Se ci fossero, poi, cose spiritose come i concetti di “Giusto” e “Sbagliato”. Specie così manikey.

Era come se l'attenzione fosse tutta lì. Sotto i riflettori chi avevamo? uno stuolo di studentelli del Dams, che giustamente parlavano come tanti studentelli del Dams. “Il Segno”, “il Linguaggio”, “nella misura in cui”, eccetera. Pensa a tutti quei bei Nannimorettismi dei primi film, di quando cioè, come dice sagace Il Riccioletto, “Nannimoretti aveva ancora delle idee”.


Essi stavano lì, accollati nelle loro Dolcevitae, a discettare e a pales(tr)arsi le cervellae. Però, se ti vedi capolavori anche odierni come Romanzocriminale (brr, che emozione l'appropinquarsi di novembre, senti che parola paperinesca, “appropinquarsi”), potrai notare come costoro avessero dei fisici senza fili di grasso. E sessei 1 tipetto sveglio come me, ti chiedi Ma comèppossibile? ma che, le palestre cerebrali bruciano cosittante calorie? e allora perché, coi miei onanismi mentali pur acrobatici, sto ancora qui a razionarmi i gelati nella misura di “mai ma ogni tanto a decine, ricavandone poi le psychosembianze di verme”, o a logorarmi il corpore nella ricerca dell'Impossibile?

La risposta non penso sia poi molto difficile. La pubblicità spappola coscienze e vende corse all'oro. Corse appresso all'anoressia col fegato scoppiato dalle merendine. Corse ai troni di plastica dei costosi status symbol per tutti. C'era anche prima la pubblicità, certe bellissime pubblicità di scotch whisky, che anche noialtri astemi sapevamo apprezzare. Ma adesso forse funziona meglio, forse ha avuto più tempo, non so.
Non so, ma soprattutto /nonrispondo; m'interessa di più cogliere l'aspetto.


Di questi tempi, se lavori nella cultura, nella ricerca, nell'arte, nella scuola, fai la fame. Troppe interlocutrici occasionali me lo confermano, già siamo almeno a 3-4. È la crisi? sarà forse La Crisi? che ridere, prova a vedere che crisi c'è nei centri estetici, negli autosaloni, nelle palestre non di allenamento sportivo ma di tonificazione (“Cultura fisica”, ahah, che ridere).
Nella telefonia. Perdiana, è indubbiamente utilissimo domandarci in continuazione “Chi sei?” “Dove stai?” “Che fai?”, e tutti gli altri Grandi Quesiti della vita.

Non c'è crisi, per chi costruisce l'effimero. Cosa è ffimero, secondo me? Non so, dovresti provare a chiedermelo. Magari è ffimera una cosa che dura di meno di un'altra. Il corpore, con tutte le sue umilianti pretese, dura meno di un pensiero. Per carità, non voglio farne un discorso ultraterreno, a me non gratifica affatto l'idea che un mio pensiero possa continuare oltre me, che me ne frega dell'Oltremé, ciò i sensi e le lucubrazioni troppo appiccicate, difficile che oltre la morte continuino a sollazzarmi.



Intendiamoci però: il corpore è senz'altro molto divertente, eh. Credo fra l'altro che l'edonismo non fosse del tutto alieno in quelle età auree lì, come si vede nella Paziente vignetta riprodotta quiaffianco. Forse non era sfacciato come quello di oggi, l'edonismo, e te ne vergognavi un po', e questo penso sia sbagliato. A me piace ricavare piacere attraverso il corpore, attraverso il mio ma soprattutto attraverso quello di altre.

Però mi chiedo: per quanto ancora il corpore potrà darmi facoltà di produrre ad esempio una serie di montanti&ganci soddisfacente per velocità & destrezza? fino ai sessanta, nella più candida delle previsioni? Se avessi iniziato a quindicianni, diciamo, potrei aver giovato di una buona potenzialità di pugilato per un totale di 45 anni, o giù di lì.

Mentre un pensiero magari ti dura di più. Ma soprattutto, lo sfrutti di più, ti ci sollazzi con una frequenza maggiore di un bel corpo e di tutto il suo indotto. Forse, addirittura più dello stesso stare in una bella macchina, a fare delle belle domande in un bel cellulare. Se sei proprio bravo, di bei pensieri poi ce ne puoi avere molti, ma di corpore sano solo uno (dico, escludendoti da quello di altre).

Io ti volevo qui presente, no? a costringermi a portare a compimento uno di quei soliti tuoi calcoli che tanto ti piacciono, cioè il bilancio delle mie attività settimanali. Su 168 h settimanali, dopo stime empiriche varie, io più o meno ne impiego

 
41    per lavorare (comprensive di pranzo e spostamenti)
 9    per allenarmi (comprensivi di docce, stretching, saune)
12    per curarmilcorpore (lavaggi, sbarbaggi)
 2    per cose varie (spesa, bollette, banche ecc.)
45    per dormire
14    per cucinarmi e mangiare e lavare
<1    per un'appropriata vita sociale.



Siamo se non erro a 123. Senza neanche contare le ore che destino a essere pigro, ogni settimana mi rimangono appena 45h per coltivarmi i pensieri, ore che vorrei destinare magari a leggere o a strimpellare, o a registrarmi le canzoncine con cui mi canzono per dilettarmi.

Porkojuda, ti rendi conto che 123 ore le butto nel foraggiarmi la sussistenza? sussistenza che prima o poi, ahité, finirà, e allora ti troverai del tutto privo di Vilipendi di sorta. Vale la pena investire tutte queste risorse nell'effimero? Ma soprattutto, più che un contrasto di monti-ore, io che odio i monti e prediligo i Mari (ahr ahr) vorrei dichiararmi sbigottito per l'ineluttabilità delle prime 123 e la caducità delle altre 45. Io, crolli il mondo, non arrivo neanche a immaginare di ntaccare quel 1° monte ore. Ne ho “bisogno” x vivere. Mentre il 2° costituisce l'esauribile miniera d'oro delle mie pigrizie. Ma diamine, non è un controsenso?

Boh, che vuoi che ne sappia, io, così jovine & bello, ma senza + un'anima.
L'unica cosa certa è che non so se valga la pena, di spenderci tutte quelle ore lì. Ma quando mi metto a vedere e a sentire cosa dicono o cosa cantano o cosa scrivono o cosa recitano tutti quei Cavalluccisvedesi, tutti quegli Enzimàri, ti ci metto pure tutti quei BughiBughi va', così magari vedi che non ne faccio una questione di periodi ma di ricerche; ebbene, solo allora io godo veramente.

Quei giochi artistici mi permeano. Mi sollazzano l'ars(ura) ludica, anche quando mi mancano gli strumenti per godermeli pienamente. Io non li capisco fino in fondo. Non comprendo tutte le parole (“gestalt”?).
Sto lì a spiarli, come un bambino origlia dietro la porta della sala dove i grandi parlano, e quello che dicono ha il fascino oscuro del futuro. Era bello, se il mio futuro era quello lì delle cervellae, invece che questo qua del corpore. Sicuramente mi veniva più spontaneo.

Quindi ecco, non so se mi sono spiegato, ma il punto è proprio questo. Non era bello quando i film cercavano di suscitare tensioni intellettuali? non era meglio quando i designer ideavano provocazioni filosofiche? Non ti senti spiazzato, quando ti spingono a ricercarti l'unicità nella serialità degli stessi costosissimi status symbol? non ti senti confuso, quando a ingozzarti delle merendine più grasse sono le anoressie più palestrate?

A me le merendine oramai piacciono, e mi piace palestrarmi le anoressie. Quindi ci sono cascato. Però mi accorgo che mi piace di più giocare. E allora giochiamo.

Le bambine giocano a Mamma&figlia, a DolciforniHarbert, a MaglierieMagiche. I bambini giocano colle macchinine, le prendono tra tre dita e si allenano a portarle un giorno in visita alla lapide che ha su la svastica Marina (nel senso Marittimo del termine, intEnzo, ahr ahr).

Paiono morte tuttettré, le tre croci. Quella che celebra la trascendenza della morte, quella che inverte malignamente la semiotica del simbolo indiano dello “Stare bene” (come mi ha insegnato l'altra sera Mangimato), e quella formata da attrezzi da lavoro terrestre. Ma avevi fatto caso a com'è attuale quella nazista? Guarda com'è nitido l'intaglio, poi guarda invece com'è antico o quantomeno incerto quello delle altre. Sarà morto di fresco, quer bulletto Svastico? oppure è solo scritto più forte, come a sottolinearne i maggiori richiami? È morte vera, o solo cattivo augurio?

Io origlio e non capisco, neanche dopo spiegazione. Consolato dal fatto che neanche l'autore dice di saperlo, sostenendo che tante volte uno si sciamana fuori delle verità inspiegabili.

Ma sto lì ebbro, anche più che dopo un allenamento di quelli belli, ebbro del gioco che mi ha invitato a fare. A me, che neanche mi conosce; a me ha chiesto di venire a condividere il suo gioco. Sono commosso. Suggellandolo con le sue parole, consolatorie come poche altre.

“La creatività è un atto di guerra”.

Ora scappo però, che mi chiude la lampada settimanale.


domenica 10 ottobre 2010

Barbosità.

Avvertenza: questo post sarà lungo una cifra



Sto a nnà a rota per le lampade. A Sacra Rota.

Sì ok, ci sono lampade & lampade. Nessuna delle 2 mi dispiace. Adesso presempio io & Fratemy ne abbiamo realizzata 1 che ci piace per più motivi. In un capannone gigante pieno di merce fallimentata che c'è dalle nostre parti abbruzzesi, dal quale già vengono alcuni dei pezzi di modernariato che ci rallegrano casa, abbiamo rinvenuto un Victory Termozeta. Nuovissimo ancora imballato, dall'arancione seventies ancora fulgido. Pagati i 30 €cu all'aguzzina che lo teneva rinchiuso in quel fetido lager nonostante il suo lancynante uggiolare, lo abbiamo portato a casa, sballato, spolverato dal pulviscolo fine che vi si era depositato su.

Lo abbiamo lavato, nutrito, coccolato, rassycurato. E non appena ha iniziato a fidarsi di noi, gli abbiamo ficcato dentro una lampada a basso consumo da 20W deflorandolo senza anestesie, e trasformandolo in una piantana che capirai è buffissima, andando a illuminare un pajo di teste riflessive & riflettenti quali le nostre.
Anche 1 altra piantana dal concept kùbricko, ci avevamo in testa. L'idea era buona, ma i costi di produz. salivano: almeno 300-350 €cu. Ma una piantana 1 minimo seria non è che la paghi tanto diversa, e questa secondo me era proprio sghicia. Però rischiava d'essere un po' orecchiona, di certo anche tu ciavrai fatto caso a come certo modernariato specie quando ardito cerca subito di farti passare per feròcio.

Oh, quanto ciavrei scommesso che fra le 2 tipologie di lampade possibili tu ti saresti concentrato su quella meno pertinente delle 2 del mio discorso?

Non solo la meno pertinente, ma anche la + pertinace. Me lo devi far vedere uno a cui non gli piacciono le lampade che illuminano, voglio vedere che razza di giornaletti catarifrangenti ci si può leggere, uno spiacevole alle lampade
banali del tipo illuminante.

Io dicevo La lampada. Non quella che si usa. Quella che si fa.



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La lampada è lo strumento con cui l'uomo può parzialmente riparare all'errore demiurgico di certi Porcellini Trini ma pochissimo disneiani, che si sono inventati che il rapporto qualità/prezzo stagionale, pari al numero di stajoni juste fratto la quantità di quelle sbagliate, valga appena 1,5/4, ovvero uno scarsissimo 3/8.

Il che vuol dire che la fallacia di quei Suini arbitrari espressa in percentuale sia un apocalittico 62,5%. Questo valutando solo gli errori stagionali, perché se inizi a calcolare quelli svincolati dallo scorrere del tempo (gli errori asincroni diciamoli, come la Calvizie o G. Ferrara), ecco che le percentuali di errore più che bulgare si fanno incalcolabili.

Cioè cazzo: tra 4 stagioni ne sbagli duemmezzo? colla faccia tosta di pretendere pure adorazione incondizionata? prendendotela pure col povero Caino se ti offre in sacrificio le sue messi migliori, e non l'Abèla carne di porco di cui sei ghiotto tu, brutto cannibale.

Nel restante 5/8 delle stajoni sbagliate (ovvero autunno, inverno e ben metà primavera), certo non ti metti a prendere il sole col freddo che fa, e se pure ti ci mettessi sarebbe inutile visto che il tempo è brutto e la luce del giorno dura 5 minuti che però se devi lavorare valgono 50 ore.


Quindi l'abbronzatura svanisce, e la tua pelle non può invecchiare decorosamente, e gli oncologi specializzati in melanomi non riescono a garantire alla prole un'esistenza agiata come vorrebbero.

Questa faccenda è di uno squallido rivoltante, da qualunque parte la si rigiri. Ma perché io non posso avere su di me – mica su altri, xBacco - il colore che preferisco?
Certo, io ho sempre aborrito più forte dei barriti di 1 elefante chi si ficcava sì sotto le lampade, ma non per leggerci giornaletti. I cosiddetti allampadati, diciamo. Costoro sono brutti, dicevo, e brutte sono le sciagurate irretite dal contrasto tra la loro pelle bronzea e l'aureo scintillare dei loRo lex da sopra il candido polsino della camicia.

Però io mi pregio avere un'indole duttile, in cui le opinioni mal attecchiscono, non riuscendo a trovare evidentemente un humus soddisfacente. E allora perché non – mi fa ancora 1 po' impressione - “fare la lampada”?

Potrei annojarti con siderazioni inutili quali “guarda, ne ho fatte 3 prima dell'estate e x la I volta della mia vita non mi sono spellato, incredibile! le farò sempre” ecc.
Anche perché in realtà alla fine mi sono spellato anche questa volta, e pensa che rosicata è stato gli ultimi due gg. di mare tardosettembrini, credendo che pur con tutto l'olio coccoloso & abbronzante che mi ero spalmato, essi non mi avrebbero scalfito le squame temprate dal sole dei 1000 metri dei laghi abbruzzesi in cui mi ero bagnato per tutto Agosto.

No, la verità è 1 altra.


Io pago 90 €cu per 12 docce solari di 12 minuti cadauna, che mi fanno come e più di 1 giornata di mare, visto il maròn di cui subito mi ricoprono senza l'onta di alcun rossore pruriginoso. Leva giugno, luglio, agosto e settembre, ovvero i mesi in cui Vostra Suinità con tutta probabilità si cimentava nell'ideazione della fame del mondo o nel design di medus&zanzare o nelle altre porcate spaziali tra le quali sguazziamo tuttora.

L'altra volta alla fine s'è visto che eri scarso a Domande Retoriche & Senza Risposta. Almeno ci saprai fa' a proporzioni?
52 settimane sta a 12 mesi come X settimane sta a 8 mesi (levando come pattuito quei 4 mesi geniali). Dal che si evince che X è = a 34 virgola 6 periodico, dove X sono le settimane in cui mi devo pagare di tasca mia il colore epidermico che prediligo, stanti le porcate di cui sopra.
Adesso, poiché ho già sperimentato come 1 doccia solare settimanale sia sufficiente al mio benessere psychophysikow, una semplice divisione di 34 virgola 6 periodico per 12 moltiplicato per 90 €cu ci darà l'importo annuale di questo mio folle progetto. Sei curioso come me, eh? dai forza: quanto ti viene? a me, 260 €cu.


Cioè, ti rendi conto? Lascia stare i calcoli, io non le avrei mai lette quelle righe inclini alla noja, solo 1 ingenuo come te poteva cascarci. L'importante è che io per soli 260 €cu all'anno mi pigli bene quando mi guardo la pelle allo specchio. Certo, nojoso come sei mi ribatterai che a queste preseabene devo però sottrarre le preseamale di dover spiegare ai più curiosi fra i miei astanti il turpe segreto della mia negritudine (ah, la negritudine, quanti ricordi; ma scòrdati che io ti alleghi mai certi vecchi buffissimi audiofiles a lei inerenti).

Ed è qui che mi caschi, asino che non sei altro. Ma come, non s'era detto che io facevo come mi pareva, e certo né più mai avrei provato disajo dal mio ajo? Quindi stica; sorrisettate pure, sciocchi avventori, di certo la mia abbronzatura artificiosa saprà celare i miei rossori residui.

Io so solo che c'è chi magari ste cifre le passa a 1 bagarino (1 bagarino) per pagarsi all'ultimo il concerto di 1 Vascorossi (Vascorossi!).



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Ecco ciò che ti avrei scritto se mi fosse andato come pensavo il finesettimana. Avrei aggiunto una qualche buffa conclusione citando l'inizio, il che avrebbe dato il solito senso compiuto ai miei pensieri incompiuti, e io & te ci saremmo beccati la prossima volta.

Però in questo fine settimana mi hanno raggiunto delle dosi particolari di depressione. Niente di clinico, intendiamoci. Solo che non mi va nemmeno un po' di scherzare, e i motivi sono vari.

Giovedì ho saltato gli allenamenti, cosa gravissima, ma ero veramente provato da 10 gg. pieni di lezioni consecutive, e dal cambio repentino di fuso orario, dovendo svegliarmi alle 7 invece che alla mezza (12.30, per chi chiama da Fuoriroma). Il che, visti i miei costumi decadenti, ha coinciso con un aumento della mia media giornaliera di gelati da zero a lmeno 6.


Perdipiù oggi c'erano i Calibro 35 all'Auditorium, che risuonavano sul girato Milano odia, la Polizia non può sparare. E invece io me ne sto a casa, un po' perché non saprei con chi andarci, un po' perché vorrei sbrigarmi a finire di registrare dei pezzi, un po' perché dopo tanto tempo e tanto stretching saltato, oggi alla fine dell'allenamento mi sono beccato una contrattura al collo.

Poi oggi una delle tante la cui prorompenza da tempo ammiravo segretamente, salutandomi mi ha dato 1 bacetto che come diceva Il Riccioletto “mi voleva fa capì qualcosa”. Però io da lì in poi ho iniziato a vederla come uno Stato B dell'omonima canzone di Elio, perché questa è una che parla parla ma non ascolta né le cose che dicono gli altri né quelle che dice lei, e questo m'inquieta. Ma cavolo, come fai? se uno rompe una cosa piacevole & interessante come Il Silenzio, sarà di certo per dire delle cose magnifiche; o se non è di certo, magari lo è probabilmente.
E poi, poco fa mi è caduto troppo sale nel minestrone.

E poi e poi. Sono gg. che la sera mi suono alla guitàra h&h di bossanuove malinconiche colle lacrime agl'occhi, perdendo per questo molto sonno e alzandomi comunque molto presto per adempire ai doveri di una vita non mia. E anche questo non mi ajuta, il pensiero cioè che per lei (cioè la vita bastarda che quotidianamente usurpo) mi alzo sempre presto, tra molti timori di arrivare tardi, snaturando la mia indole di dormiglione mattutino e  ritardatario cronico; mentre per quello che vorrei fare io, invece no.

E non mi ajuta neanche questo: “quello che vorrei fare io”, che è? scremando da occupazioni improduttive, forse “quello che vorrei fare io” potrebbe rivelarsi lo scrivere facezie e la composizione di canzoni. Ma il mio mezzosangue di Abbruzzese si ribella alla velleità di certi miei vagheggiamenti che non danno un posto fisso e/o statale, e in più molto più forte mi ride in faccia la pigrizia, che invece dove cazzoè quando mi alzo alle sette la mattina, quella trojaccia svergognata?

Quindi, in tutto questo ricercare, non c'è da stupirsi se mi sono rimesso a leggere delle cose che avevo. Dei vecchi numeri dei Grandi classici di Walt Disney. Un libro intero sulla sezione aurea. Un grosso manuale di design grafico. La Guida galattica per gli autostoppisti.

È appunto di questa che ti volevo parlare.


Quello sguercio del cantante dei Radiohead, che preferisco di gran lunga quando si limita a fare l'autore e il cantante dei pezzi dei Radiohead senza contendere a Bono lo scettro di Scancellatore di Iniquità & Buchi nell'Ozono, diceva che il suo libro o film – non ricordo – preferito era appunto Guida galattica per gli autostoppisti. Quindi che potevo fare? Messo alle strette, mesi fa ho preso e l'ho comprato.

Bah. L'ho finito subito, certo si legge sciolto e questo è sempre apprezzabile, ma non so cosa pensare. Allora consulto l'Oracolo deL Riccioletto, nella persona di Wikipedia. E in effetti, da Lui arriva l'Illuminazione.

Dice che è solo il primo di non so se quattro o cinque altri libri cogli stessi personaggi. E se per Cecità di Saramago questo mi fa trattenere a stento l'ejaculazione di fiocinarmi in libreria prima dello stipendio a comprarmi il Saggio sulla lucidità che ne è la prosecuzione, per la Guida questa notizia mi ha talmente annojato che adesso son qui a teorizzare la pochezza della fantascienza intera.

Cioè, specifico. La pochezza di cui parlavo attiene senza dubbio alle Fantascienze in cui succedono cose su cose e poi basta. Come nella roba fantasy, immagina, o negli Harmony e nei Blue moon.

Invece ce n'è altra di fantascienza, veDi Ck, in cui ci sono cose geniali su cose geniali. Io a Dick non lo copro interamente (e qui èvita facili umorismi: non è Moby, il Dick che dico io). Ma ci sono cose eccezionali che sono fichissime, come quando nelLa svastica sul sole si immagina che siano i Japanesi a ver vinto la Guerra, e che questo li abbia resi cafonissimi, e spendano capitali nella paccottiglia anteGuerra di raffinatissimi texani malinconici e nostalgici delle loro nobili tradizioni samuraje, che però non possono che assecondarli per le loro indubbie capacità di acquisto. O come quando, In Senso inverso, la gente che risorge si cerca dei partner risorti dopo di loro, perché possano assisterli quando verranno riassorbiti dall'ovulo di una donna e dallo spermatozoo di un uomo che fanno l'amore alla loro nascita finale. Ti rendi conto? tutti a fantasticare su Ma pensa che fico se si andasse al contrario, invece di nascere giovane e morire invecchiando uno nasce vecchio, diventa giovane & forte e muore bambino giocando e senza rendersene conto. E invece Dick sta lì, dall'alto delle sue decinaja & decinaja di portenti letterari, a farci capire che sarebbe la stessa identica cosa, vivresti sempre la solita vita piena zuppa della paura di rimanere solo.

La Fantascienza mi sembra come il Giallo. Anche quando fica, succedono cose e basta.

Però pure Il nome della rosa è fondamentalmente 1 giallo, anzi leva pure il fondamentalmente. E allora, perché mi dico sempre che è il più bel libro che ho letto a pari merito con altri che ora non ti sto qui a dire? Ma che, mi sono fatto inculare dal Latinorum che siccome nei gialli non c'è, allora sono meno nobili? ma che veramente uno scaltro come me si fa ancora inculare dal Latinorum, dio palafreniere mafioso dei cavalli del Cav. Berlusconi? E allora, adesso come la mettiamo colla mia opinione sui Gialli?

Ma ti pare che nel mio pensare abbia pretese di esaustività, specie quando stavo parlando d'altro, come adesso? Io non ho mai pretese di esaustività. È che se a un certo punto mi accorgo che ogni giallo o gni fantascienza non di Ckiana mi lascia quella sensazione di niente di appreso (apparte la goduria della trama, qualora ce ne sia stata), allora è bene che ascoltando le mie intuizioni io entri in protezione.

Difatti, si può dire che le intuizioni sono ragionamenti che piottano (specie le mie). E visto che si può dire, lo dico. Ci mancherebbe altro che non lo dica, ma guarda 1 po'.



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Quindi il punto è questo, mi fa male il collo, suono schitarrate tristi, leggo libri che mi lasciano perplesso. Oggi, prima degli allenamenti, stavo al bagno grande a predispormi a farmi la barba integrale, che è una delle mie principali attività. Da sentire mi ero preparato una selezione di una quarantina di pezzi di Dusty Springfield, non dico che in genere una buona barba mi duri così tanto, ma una buona mezz'ora sì. Non tanto perché io abbia la testa grossa, quanto perché cosparsa interamente di schiuma da asportare col pelo eventuale, fatti salvi occhi-orecchi-naso-gola e sopracciglia & metà pyzzetto.
Mi stavo innervosendo perché dopo tutti quei gelati di questi giorni non ero ancora il panzone che pensavo, e 1 osservatore superficiale mi avrebbe potuto scambiare per uno che stava in forma. E quindi parte Dusty Springfield.


Dusty Springfield è il massimo. Già lei da sola basta a ripristinare il ciclo polare artico delle stajoni sbagliate che mi dicevi prima, quindi di che ti lamenti sempre non lo so. Non dico che basti pure a compensare la Famenelmondo e le zanzare/meduse, quello non saprei. Io a Dusty Springfield la conocqui (ma che bella parola da scrivere, “conocqui”) tanti anni fa, nella pubblicità delle Nastrine del Mul. Bianco, con The look of love. Quindi come uso fare per le cose per cui vado in fissa, oltre che di lampade fatte adesso sto a ròta dei pezzi suoi, specie quelli di J.S.Bacharach. Tipo Son of a preacher man, che pure quel marpione di Tarantino infatti l'aveva messa, in Pulp fiction.

“Quella donna è dinamite”, diceva un fratello di Pippo chiamato Ciucco di una sua vecchia fiamma che ricordo orribile. Quindi pensa Dusty Springfield, quanti megatoni varrà.


Tra la rasatura della barba & quella della testa, usualmente mi concedo 1 piccolo break. Eccomi tornare nel grembo rassicurante di Wikipedia, ove i dubbi, se esistono, sono puntualmente dichiarati.

In un afflato mitopojetico vi cerco dapprima buone nuove sulla Guida che dicevamo, ricavandone dissuasioni. Poi, digito Dusty Springfield.

Che bella donna, che era. “Dusty” era il nomignolo da maschiaccio che le avevano, come si dice, affibbiato, sin da piccolina. Poi casini, lascia la scuola, successi, America, Londra, Johann Sebastian Bacharach, professionista scrupolosa e via dicendo.

Ma quello che mi ha preso d'incontro è che era lesbica. Dice che in un'intervista aveva ammesso che a 31 anni non aveva mai avuto nessuna relazione con un uomo, e che aveva imparato ad accettare la sua diversità. Senza mai menzionare la parola che ho usato io, né lei né l'intervistatore, perché a quei tempi Wikipedia sostiene che era impensabile parlare delle abitudini sessuali di gente famosa.

Da lì, pare che nessuno abbia detto niente. Semplicemente, nel decennio successivo fu decaduta nel dimenticatojo. Sinché i Pet Shop Boys (ma guarda) la ricicciarono nei tardi anni 80 (facendole cantare dei pezzi eighty & synthetici orribili, aggiungo io). Poi, la scoperta di 1 nodulo & il cancro al seno. Tanti saluti.



Niente va plù.
Lesbica. Senza leggerlo esplicitamente. Lei alla fine si era accettata. Gli altri, alla fine, avevano preferito di no.
Giorni fa leggevo l'intervista di Repubblica a Tiziano Ferro. Lui dice che invece non si era accettato. Mi sembrava di capire che quindi non aveva praticato, per via di questa sua stessa inaccettabilità. Ieri, sulla bacheca di Facebook di un collega che ci lavora o ci ha lavorato insieme, alcuni suoi alunnetti che probabilmente non lo sapevano pubblicavano sfottò generici sull'outing di Tiziano Ferro. Io pensavo, Pensa se li vede lui, poveraccio. Per non parlare dell'eventuale imbarazzo del mio collega. Quanto a Tiziano Ferro, mi sta simpatico, fatte salve tutte quelle profusioni di Ics per decerebrare le tredicenni. Ha un sorriso simpatico. E poi pure lui era un ciccione, sulle prime.

Il centro di questa cosa, almeno il mio, è che io ci mancherebbe non ho nulla contro un'omosessuale, e nulla perfino contro un omosessuale che non porti l'apostrofo. Anzi, come dico sempre in queste circostanze, una volta mi sono perfino fatto portare a un Gay Pride, pensa che comportamento eroyco ebbi, nella cyrcostanza.

Però ivi ero imbarazzato, lo riconosco. Dello stesso imbarazzo repulsore che sfoggio in presenza di interlocutori o astanti dichiaratamente omosessuali. E certo, tanti anni fa mi aveva turbato essere oggetto di proposte splicite da 1 di loro, urbane per carità, ma che all'epoca mi avevano abbastanza sconvolto. Magari adesso sarei più padrone dei miei nervi, ma mi metterebbero comunque molto a disagio, quasi come quelle di una femmina che non mi nteressi. Ed è per questo che uso delle gran dosi di mbarazzo preventivo davanti a qualsivoglia uomosessuale, mentre le sbiche mi stanno chiaramente molto simpatiche ma sono io spesso a non stare granché simpatico a loro.


Oggi, anche uno dei miei contatti che vedo agli allenamenti, ha pubblicato quella cosa strafottente verso Tiziano Ferro. È la jpeg di una patata, con a fianco scritto “A TIZIANO FERRO, non piace questo elemento...!!!”.

La sera prima invece aveva messo su 1 preghierina + 1 lacrimina x Sarah Scazzi.

2 cose da dire.

1 - porcamadonna, questa si chiamava Scazzi, e ora tutti devono dire questa parola, scazzi, Scazzi, Scazzi!, giornalisti, politici, magari anche Chierichetto Sedicesimo, pensa che fissa. Magari anche in tivù.

2 – ariporcalamadonna, checcazzo c'entra la virgola tra “FERRO” e “non piace”, per non parlare dei tre puntini di sospensione e dei tre puntoni esclamativi.

I puntini di sospensione, quando non giustificati (ed è raro che lo siano) sono una vigliaccata. È come se uno facesse credere di poter aggiungere chissà cos'altro, se in quel momento non avesse però cose ganzissime più divertenti da fare. Quando in realtà probabilmente non è altro che 1 povero scevro (di contenuti).

E i punti esclamativi (specie se ripetuti, razza di mentecatti) non possono fare le veci della dirompenza (dei contenuti).

Ma a parte tutto, sono cose stonatissime tutteddue. Io non ci credo minimamente che tu sia più commosso dalla pur triste fine di Sarach che sorpreso dai suoi Skazzi; come pure, quando uno ha palesato
lui per primo una qualsiasi cosa di sé, compresa una cosa spiritosa come l'Omosessualità, prenderlo in giro proprio per quella cosa è un po' da vigliacchi ma soprattutto da decerebrati. Secondo me prendere in giro vale un casino solo quando uno una cosa cerca disperatamente di nasconderla.

Come vedi, oggi sono pieno di buon senso. Che è una sensazione senonaltro più reale di quando Lamadonna si sentiva piena di grazia, ma come fa una che non esiste a sentirsi piena di grazia, se c'è una cosa che mi si deve sempre riconoscere è che io mannaggiacristo esisto.


Che comunque questo mio contatto di Facebook è un tipo molto interessante. È uno che per dire è tutto capitanTotti, fica e discorsi da spogliatojo inerenti a, e quindi interessato soprattutto a pompare, imparare a menare efficacemente, vestire elegante e macchinare di lusso. Cose che egli vede come tratturi palesi per le sue transumanze vaginali. Non ha ancora avuto la pensata di rompere gli nduji e diventare fascista, anche se gli ci vorrebbe pochissimo. O magari non lo fa per quel vago ma palese sentore di sopraffazione che turba sempre i semplici. Però, pur ricevendo al riguardo le mie puntuali declinazioni, mi ha invitato sempre ai suoi compleanni e addirittura in vacanza. Quando mi parla eccitato di qualche “fica”, poi, si fa serio e mi chiede se per caso con quella ci volevo provare io, e io rido sempre perché la cosa mi fa sempre ridere. Intendiamoci, non è che io sia il suo idolo, ripensandoci sembra quasi che io questo stia sostenendo. Non mi caga poi tanto, però quando lo fa, come dire, ecco: credo che mi usi il massimo rispetto che una mente siffatta possa concepire, quando ad esempio ce ne sono altre (non tutte, per carità) molto più performanti che ciànno dedicato molte meno risorse, e che adesso inorridirebbero se mi sapessero a non parlar male di tipi così, secondo i sinistri schemi di certa Sinistra. Poi questo ragazzo fa delle battute veramente dirompenti, in questo è davvero intelligente. E l'umorismo merita rispetto, anche in presenza di certe scempiaggini Facebookkinare.

Ma Dusty Springfield, però. Io, come dire, la amo. Nel suo timbro roco c'è tristezza anche se canta scanzonata. C'è spensieratezza pure quando si fa triste.

Come si fa, a trattarla male per una cosa così. Sentiti Going back, per capire cosa intendo. Lei vuole bene a tutti. Canta le cose belle e le cose brutte, e oltre che per lei lo fa anche per noi. Su Wikipedia dice che aveva voluto fare un sacco di volte non so quale pezzo per ottenere un certo effetto di eco, poi alla fine l'aveva ottenuto cantando nella tromba delle scale del palazzo dove registrava. Era stata chiamata a Sanremo, aveva cantato in coppia con il tizio di Io che non vivo + di 1h senza te, il pezzo era andato male, lei era tornata in America e l'aveva inciso con un testo in inglese, e aveva fatto il botto.

Sèntiti Close to you. Molto, dirai, si deve al genio di J. S. Bacharach. Ma quella voce merita non so la tua, ma certo tutta la mia riconoscenza. E Tiziano Ferro è solo 1 povero regazzetto, ma perché lo devi far soffrire per chi vuole scopare, specie quando potresti impiegare il tuo tempo a sfotterlo per tutte quelle cazzodiIcs.


Mio padre quand'ero piccolo cantava sempre I only want to be with you. Cioè, io non sapevo che fosse  I only want to be with you, perché come al suo solito storpiava tutto il testo con parole in italiano inventato che se non ci eri abituato come eravamo noi era buffissimo, e infatti i miei cugini impazzivano. Cantava sempre cose così, Gioco di bimba delLe Orme, mi ricordo, che anche se era pallosissima ero proprio contento quando la suonavo col gruppo che avevo prima in cui facevamo tutti questi pezzi di pop italiano anni'70. E ne cantava tante altre che ora non mi ricordo.

Uno pensa sempre a cose da mandare verso gli extraterrestri per fargli capire che ci siamo, e cerca di farne stare in pochissimo spazio quante più possibile.
Io mi chiedo sempre se dovrei pensarci pure io, visto che mi dicono che non durerò mica per sempre. Cosa manderei, se lo dovessi? Di certo i sorrisi di mio padre, e poi il suo umorismo che ora ciabbiamo pure io e Frat anche quando facciamo certe lampade, dovevi vedere che dirompenti letterine della Befana scriveva nostro padre quando eravamo piccoli, certe risate. Le stesse di certi biglietti di auguri più sintetici che però come avremo fatto per un sacco di tempo a non riconoscere provenienti dalla stessa fonte.

Ma di certo pure la voce di Dusty Springfield ci metterei, a pari merito in mezzo a tante altre cose. Dusty Springfield, che cantava This girl's in love with you. Quindi, la prossima volta, non perdiamo tempo a farla soffrire complicandole la carriera per quelle sciocchezze. Che poi magari se ne accorge, e una così splendida non riuscirebbe mai capire come possiamo aver fatto a fare proprio una cosa del genere.

Oggi la mia violenta epifania mi ha fatto, credo, piazza pulita di qualsiasi omofobia emotiva. In un momento di beatitudine e riconoscenza, la cui artefice ho poi scoperto essere uomasessuale. Questa strana miscela di barbosità, canzoni, cantanti e ncyclopedie open-source mi ha aperto la mente all'accettazione emotiva, oltre che razionale, degli omosessuali. La prossima volta che ne vedo di simpatici non vedo l'ora di sciorinargli le mie battute migliori, cosa che riservo solo a chi non solo mi sta simpatico ma soprattutto mi rilassa mettendomi a mio agio.


Dannati omosessuali, ora capisco: anche voi potete essere simpatici! No, non vi prendo in giro, sono singèro, singerissimo. Anzi, meritate tutta la mia tardiva simpatia per le vicissitudini aggiuntive che vi hanno (as)segnato. Segnano, le vicissitudini, eccome se segnano. Esse praticamente sono il trucco Diddio che dai suoi occhi porcini ci ha vòlto lo sguardo munifico donandoci 1 trucco, le vicissitudini, grazie a cui noi ci facciamo più sensibili. E quando sei + sensibile ciai i sensi + scaltri, non so se ciai fatto caso. E coi sensi più scaltri stimoli + Le cervella, e quelle gran pigre delLe cervella si svegliano e ti suggeriscono delle elaborazioni spesso divertenti, lo devi ammettere. Sempre che accanni in partenza asti, intesi non tanto come capoluogo di provincia ma colla doppia “i” finale, o al limite come “î”; poiché saprebbero fuorviarti dalla divertenza e sindacare su chi ti abbia fatto soffrire, portandogli del rancore conseguente. E pesa, il rancore, eccome se pesa.

Io nella vita sono molto più interessato a persone che hanno sofferto che a quelle che no, pensa che perversione che ho, anzi: che X-versione, arf arf!

Purché, mi raccomando, sia stata fatta 1 buona elaborazione delle sofferenze, eh? Anzi, è proprio questo che penso m'interessi: non la sofferenza in sé, ma l'elaborazione, anzi la Buona Elaborazione.

Insomma, che strano.
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