domenica 20 dicembre 2009

In hoc signo vinces.

Dice Wikipedia che agli antichi Greci dell'epoca di Talete (storie di 600 anni indietroaccristo) era già nota l'Elettricità, nella persona dell'Elettrizzazione x Strofinio.

Bene, scusaci sai, ma tra te & Wikipedia io & Il Riccioletto diamo retta a Wikipedia tutta la vita. Quindi non è un bivio storico da scartare che gli antichi Romani, loro che erano così pratici, invece di puntare tutto sull'energia meccanica delLo Schiavo investissero piuttosto sull'Elettricità per i loro folli disegni di conquista del mondo. Presempio, prendendo Lo Schiavo e ordinandogli di lustrare una sedia di ambra finché non ne scaturisse il genio della Lambada che gli ridesse la libertà.
Per quel che ne sai poteva benissimo andare così.


Cioè, non mi sarebbe parso molto più strano che essi si friggessero i rei su di una sedia elettrificata per strofinio, piuttosto che squassar loro le casse toraciche in-crociandoli. Non ti è sempre sembrato un procedimento piuttosto farraginoso, quest'ultimo? Panta rei, lo dice pure il poeta.

Stai a capì? ancora no, eh? Voglio dire: ma te l'immagini se ad aprire qualsivoglia funzione religiosa f(x), dove (x) sta per (croce) del famoso “Segno della (croce)”, a quest'ora noi si stava facendo il “Segno della Sedia elettrica”?



>Bzzzzz< - faceva il celebrante fremendo di elettroni symulati & Perfetta Laetitia;
>BZZZZ< - avrebbe risposto l'uditorio solerte come sempre, e fiato alle danze.

Per non parlare di tutte le varie implicazioni.




A - I papponi necri rappers doltr'oceano a quest'ora al collo ciavevano i seggioloni d'oro cossopra er frikkettone a 24k.

B - Gli atei si imbizzarrivano e volevano levà dai muri della nostra Bella patria quelle cazzo de sdraie lettriche, che oltretutto consumavano un kasino. Essi erano capitanati da Peppegrillo, il quale aborre consumi che non siano quelli delle calorie che ingurgita. Ma purtroppo erano contrariati dai Leghisty, i quali addirittura volevano che sul Patrio Vessillo (che pure, loro osteggiavano da tempo) della sedia-sediòla ce ne fossero bene in vista le sbruciacchiature, come brasche di canna sulla tua T-shirt.

C - Fra 1 po', a Pasqua, si organizzavano le viecrucis elettro-statiche e non peripatetiche, da sempre così faticose per La Vecchietta. L'attore che faceva INRI se ne stava bello elettro-statico sulla sua sedia riscaldata, che a pasqua in genere fa ancora un bel freschetto. Il Centurione gli bagnava le tempie coll'aceto per meglio aderirgli gli elettrodi. Sì, purché però con i pessimi risultati rilevati dal necro enorme deL Miglio verde. Per abbreviare Segno della Sedia si poteva usare l'acronimo SS, forse appena un po' nazi, che vuoi, ma pensa Penetetto Zeticezimo come giuggiolava felice. E poi “Segno della Sedia” è molto carino, ricorda cose tenere quali ad esempio il "Gioco della Sedia" o il “Ballo della Mattonella”.


Ti vedo già, col gretto citazionismo che ti contraddistingue, a dire 'ma noi siamo scienza, non fantascienza'. Però a me tutto ciò mi pare alla portata. Le cose a quest'ora potevano benissimo essere andate così.

Se vuoi proprio deprecarmi le lettricità prima del tempo, allora accetta almeno il nodo scorsoio, la mannaja, la lapidazione. Cosa vietava all'Antico Romano di ucciderti l'oggetto di tante credulonerie in quei modi lì? Secondo me, anche quelli erano Segni che potevano venire benissimo. Pensa che ghiotte onomatopee, rispettivamente: “Ghhh”, “sSZzàck!”, “thud!”. Inoltre le catenine venivano benissimo pure loro, un bel kappietto aureo, oppure auree mannaje (“mannaja akKristo!”, ci stava già pure lo slogan), o magari un sacchettino di lapislazzuli benedetti pendèntiti dal collo boccalone. Anzi no! Facciamo 1 sacchetto di lapis rossi&blé, che in questa lugubre storia ce ne sarebbero tanti, di errori da correggere. La doppia punta puncica bene non solo in testa alle femmine vanesie, ma anche sul target di un'eventuale lapidazione.

In ognuno dei casi precedenti, nota bene, il tuo riottoso cervellino non si vede scritti sui monili tutti quei chilovolts anacronistici.


Ecco, devo convenirti che giusto il gas non andava bene. Per quanto secondo me anche Il Gas era benissimo alla portata di quei nostri geniali Antichi Concittadini, se essi sono ben stati capaci di affliggere generazioni di Ginnasiali con versioni di latino così difficili.

Non andava bene il gas, perché:

a – esso non si poteva sfoggiare al collo in quanto volatile

b – per quanto però c'era già bell'eppronto un ricco business di gas nobili e gas perfetti, ideale per incrementare il volume d'affari delle giojellerie. Specie in epoche come queste in cui c'è tanta carenza di buoni posti di lavoro

c – a maggior ragione, ti pare che lo si poteva attaccare al muro, l'omino strangolato dai gas? poi rimaneva lì solo l'omino a torturarsi il collo colle mani, il gas evaporava e sembrava che Vostrosignore si fosse suicidato e questo è peccato mortale che poi lo possono seppellire solo nella terra maledetta e già noi avevamo il nostro bel daffare a concepirgli la madre/figlia vergine e questo ennesimo mistero proprio no.

d – se il gas evaporava, come potevano avere il tempo di difenderne l'affissione ai muri delle ns. scuole i ns. strenui difensori della Fede? (dev'essere una gran gnocca questa Fede, peccato non ce la facciano mai vedé, fatecelavedé, fatecelatoccà, fors'èqquesto il Ray-Mysterio della Fede, tutta questa Gnoccaggine impossibile da fasselavedere&toccare, ma noi novelli Santommasi non desistiamo e non desisteremo mai! - capito? mai)
Dicevo, come facevano a inventariarcelo i ns. bidelli dei ns. Conservatorii Musicali? in questo modo balordo, si lasciavano vincere facile quei
permalosi di atei che non stanno mai allo scherzo, e noi pubblico impagabile non ci facevano divertire manco un po' nella tenzone teo vs ateo, e sì che san bene da ben prima di 6 secoli Avantiaccristo quanto noi si vada ghiotti di Panem & Circenses.

e - non centra niente, ma non sarebbe bellissimo costituirsi nell'ennesimo gruppo armato di Facebook rispondendo al nome di “Duomi militiaeque”?
Ahr ahr. Lo dico qui perché non voglio certo dover rispondere al citofono a quel scassaMaroni che viene a portarmisi via il modem di Fassweb. Non voglio correre di questi rischi, e poi Fecibook non lo apro da settimane anche x la paura che a quest'ora mi trabocchi di messaggi & piccioni morti, che una volta da piccoli siamo andati al mare al Circeo in una villa affittata che nella cassetta delle lettere era pieno di pulcini di piccioni morti e gusci dei loro ovetti, e videntemente non mi sono ben ripreso dallo sciòcc se ancora lo ricordo così vividamente, non ti sembra? Poi, ti pare che evito la società reale e mi comprometto cocquella virtuale, e ciò pure il cellulare spento da altrettante ere, ed è bellissimo perdersi in questo incantesimo.


f – infatti, nessun commentatore ha rilevato l'evidenza di ciò che pepprimo & unico stoppeddire. Tutto è iniziato pellappunto dall'ultimo disco di quer violento Dibbattiato, dove con un apparentemente innocuo Inneres Auge (che vuol dire proprio occhio interiore) quer nasuto guerafondajo vuole in realtà lanciare un messaggio criptato ai pazzidituttoilmondounitevi che tradotto vuol dire: quasiciecategli un occhio esteriore.

g – anzi no, secondo me centrano sempre gli Antichi di Romaladrona, e in particolare quel quackuaraqquà di Cicero pro Duomo suo.

lunedì 14 dicembre 2009

Confessione.

Lo sai? sono morto. Stecchito. Istupidito. Come il contenuto di una bara, ma con meno alibi. Molti meno alibi.

Voglio baciare? mi chiedo: devo baciare? e subito non c'è più niente da chiedersi. Voglio fare l'amore? Mi viene di fare l'amore solo fino a un attimo prima di fare l'amore, e poi da un attimo dopo. Durante, non mi va più. Voglio piangere? probabilmente non sta bene. Voglio spensierarmi? rischio di perdere il controllo.

Ma il controllo di che? dei sentimenti? quali? i miei di certo no, che non me li ritrovo più da tempo. E dire che mi piacevano tanto, i sentimenti.

Ci sono certi allarmismi curiosi veramente. Ne parte uno, ed ecco che infatti segnali di attenzione si diramano nelle synapsi dicendo: ”attento”. La traduzione di questi segnali costa parecchie risorse, fino al punto di non potersi più chiedere “ma scusi: attento a cosa?”.

La traduzione degli abbaglianti costa alla lepre l'impatto. La traduzione del pericolo è per me, adesso, il pericolo.

Una volta avevamo giocato per tutto il giorno allo Stadio dei marmi, era una manifestazione sportiva estiva. Poi avevamo cenato insieme. Poi avevamo chiacchierato con un buon ritmo, quello consono a delle buone amicizie. Buone dovevano essere, perché a un certo punto ci aveva colto la mattina, colla conseguente fame di rimasugli della cena e delle altre delizie di un frigorifero con dentro il vuoto dell'agosto senza genitori. I fumi di tutte quelle ore consecutive ci vedevano chi sbracato in poltrona, chi a fumare per la trentesima volta, chi affacciato alla finestra troppo stordito per godersi l'alba. Ma nella mia macchina c'erano i miei strumenti, l'avevo lasciata aperta perché tanto molte ore fa stavamo tutti per andare via, entravamo giusto un attimo e tanto stavamo al piano terra. Vicino, c'erano i ladri. Poco distanti c'eravamo io e il mio portafogli, troppo vuoto per potermeli ricomprare tutti subito. Forse, se il furto fosse andato a buon fine, avrebbero dovuto chiamare un altro. Uno di quei musicisti capaci di gestirsi la bontà delle amicizie tenendo nel frattempo la sicura della macchina ben chiusa. Sarebbe stata la fine di quella mia vita, in anticipo di tredici anni. Scatto giù. Non sono uno preparato alle cose, e in particolare alla violenza. Quando sto per strada, c'è una vecchia ragazza barbona e un vecchio ragazzo barbone, con la mia roba a tracollo. Il mio tracollo. Forse la notte era stata insonne anche per loro. Sembrano non sentirmi e vanno avanti, ma è il vecchio trucco di fingersi morto vivente e camminante. Corro, li inseguo, li raggiungo. Sono giovane e già rasato, a ogni balzo mi ballano fuori i muscoli da dentro il sudore rappreso sulla canottiera. Gli vado davanti, ci guardiamo. L'unica cosa che ricordo è che nel posarmi a terra gli strumenti mi dice me sto pure a cacà sotto. Si tira giù i pantaloni e si accoscia. Sull'asfalto del marciapiede, come il contenuto di un tubetto di pasta d'acciughe, più chiaro e più liquido, si caca la paura fuori dai nervi. Senza preoccuparsi di munirsi di carta igienica. Chissà se adesso, a distanza di tanti anni, su quel pezzo di marciapiede ce n'è ancora la macchia. Potrebbe. Dovrebbe. Corrode, la paura.

Ero io, allora, il pericolo? esistevo?

Forse per lui sì, ai suoi occhi ero quello che ero. Era pronto a subirmi, nei modi che io avrei scelto. In realtà la sua umiliazione mi ha ferito, mi è dispiaciuta. Ho sùbito dimenticato il rischio corso. Mi sono stupito per la facilità della restituzione. Mi sono assicurato di aver chiuso la sicura, stavolta. Mi sono messo a pensare che mentre io ero lì a non studiare per i miei esami della sessione di settembre, lui era là a rischiare l'impatto coi miei pugni eventuali e a subire quello coi suoi nervi, nella speranza di rivendersi la sciagura della mia vita per forse cinquantamilalire, velocissime poi a finirgli via dalle tasche.

Allora almeno quella volta forse aveva un senso, l'allarmismo. È anche per me quello, il senso? Forse mi prudono i sensi di ragno perché io possa nascondere a me e ai miei spettatori le mie cacate di nervi?

Di questo mio allarmismo io non ho paura. Sono allarmi razionali, di emotivo non c'è molto. Non temo che mi si vedano i nervi nelle feci. Se succede e mi si vedono, pace. Io sono come sono da sempre; e da ieri in poi io voglio anche smettere di nasconderlo. Solo, mi scoccia di aver perso le emozioni. Quando accorro ai miei allarmi, io sono tranquillo. Mica vado di corsa, trafelato. Ti potrei raccontare di quell'altra volta che, nella gita di quinto ginnasio a Venezia, dei trentenni locali ubriachi ci volevano menare perché menati a loro volta da altri romani, solo che noi eravamo cinque ragazzini romani con dieci ragazzine coetanee al seguito, mentre loro erano un locale pieno di adulti e traboccante di Serenissima solidarietà lagunare, e allora mentre uno di noi si prendeva il primo schiaffo siamo usciti dal locale, e siccome ho visto che qualcuno di noi lo faceva correndo allora mi ero messo a correre anch'io, ma poi sul treno una di quelle ragazzine mi ha detto "sei scappato via di corsa", e io non le ho nemmeno detto di averlo fatto perché vedendo che qualcuno correva allora avevo pensato 'guarda che scemo che sono, vedi che in questi casi bisogna correre' e quindi avevo corso. Perché tanto, dirlo dopo non avrebbe avuto alcun senso. E questo è solo parte del corredo che un bel giorno piglio e mi porto nella bara.

Ma mica sto male. Galleggio, come per l'appunto certi stronzi. Giusto appena un po' più placido. Rido, mi commuovo, tutto sempre con delle belle intensità. Ma mi sembra di starmene acceso come un led su una televisione spenta, che poi arriva Beppe Grillo e mi punta il dito contro e mi dice davanti a tutti che consumo, e io divento tutto rosso consumando ancora di più tra l'indignazione generale. Da una parte mi fortifico, nel corpo e nello spirito. Molto zen. Dall'altra, mi scopro addosso sempre più stupori di punti interrogativi, senza nessuno che me li possa risolvere. Cresco in positivo, cresco in negativo, la mia somma algebrica è uno zero. Zero come prima di nascere, e come dopo. Mi dà fastidio scorgermi affezionato a tutto quel durante entropico, mi sembra privo di senso.



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Poi dopo qualche ora mi sveglio, dall'ennesimo incubo di partenze per concerti che non voglio più fare, ma che non posso dirlo a nessuno, perché se sono partito vuol dire che oramai avevo dato la mia parola, e non posso più rimangiarmela.

Ho suonato in televisione coi tacchi e vestito di arancione, completamente.

Mi sono fatto appellare da Emanuele Filiberto “Mr. Spock” (perché, poi), o diceva a quello che mi stava davanti?, senza usare su di lui quel poco di pugilato che so.

Ho suonato due volte per gli antiabortisti di Comunione e liberazione. La prima volta non sapendolo, la seconda no. E questa per chi sono rimarrà una delle cose più gravi che abbia fatto della mia vita.

Non so dire né capire bene cosa non voglio fare, in effetti.



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E ora, che penitenza? quante trAve Maria devo spingere su nell'æmpio sfintere di Kristo? ;)

domenica 6 dicembre 2009

Rari nantes.

Il discorso è che ciascuno tira acqua al suo mulino.

Tipo: se sono io a scrivere delle cose qui sopra, inizio subito a scrivere un sacco di cose carine su di me. Certo non ci metto mica che ciò un alito pestilenziale. Anzi, è vidente che se ho fatto ricorso a proprio questo esempio è per il fatto che il mio alito è semmai (non voglio esagerare) regolare.

E basta! con tutto questo imbiancarsi il sepolcro, basta! che fra le altre cose, già dovremmo scandalizzarci per via che dopodomani questi ci fanno fare 1 g. di vacanza per i festeggiamenti coatti all'Immacolata Confettura. A parte che secondo me è impossibile fare una frittata senza rompere le uova e quindi Cristo rassegnati: o tua madre (che poi sarebbe figlia di tuo padre ma lasciamo stare che sennò poi per lo sgomento giustamente non mi segui più) è una Confettura di quelle che quando sviti il coperchio non fa “plop!” come quelle altre che ancora mantengono il vuoto dentro, oppure se pretendi di uscire dal coperchio intonso di un'Immacolata Confettura a pensarci bene non ti sei fatto così uomo per noi, come invece pretendi che noi sosteniamo nelle tue preghiere. Diciamo, forse ti sarai fatto al più mezzo uomo. Oppure tu non esisti proprio, che è la cosa più facile. E invece siamo tutti qui a fare i nostri compiti delle vacanze col sorriso sulle labbra, noncuranti delle seg. 2 incongruenze:

1) io non voglio far festa per quella che palesemente è un'ignobile panzana che storna dalla verità tutte le menti tranne la mia;

2) se davvero stiamo usando le ns. vacanze per fare i compiti delle vacanze, cosa cazzo hanno le ns. labbra da sorridere.

Comunque, devo ammettere che fare conversazione con te è come al solito dif-fi-ci-lis-si-mo. Riesci sempre a divagarmi, non fosse per il mio cervello per certi versi superiore forse davvero riusciresti a farmi perdere sistematicamente il punto.

Invece il punto è questo (superiore, per certi versi, questo mio cervello). Tutti si abbelliscono sempre.
Non vale. Io non sto qui a proporre che tutti si abbrutiscano, anche perché non c'è mica bisogno che lo proponga io. Ma un po' di oggettivismo, Crismo. Allora facciamo così. Inizio io, prepara il tuo raccapriccio.

A – Mi fa schifo la poesia. Ma Perlamadonna, parla come parli, no. Cosa cazzo vuol dire pretendere la mia considerazione solo perché ti accorci le frasi, allora è più sensato aspettarsela se taci del tutto. Solo Spoon River è bellissimissimo, giusto perché infatti non è poesia ma praticamente prosa.

B – (vedo che questo elenco letterario? letterale? sì insomma, le lettere al posto dei numeri, riesce a inculare anche uno dritto come Open Office, che non lo riconosce come elenco e quindi non può procurarmi le rogne consuete al momento di impaginare su Blogger. Ma dicevamo,) Pure il teatro, mi fa schifo.
Siamo, ancora per poco, nel 2009. Abbiamo saltato tappe fondamentali come la luna che se ne va per la tangente come in Spazio 1999, o come gli interni domestici ben lungi da essere fighi come quelli di 2001 Odissea nello spazio. Ma, dio stupratore di Kleenex, possibile che a III millennio già avviato si debba rappresentare qualcosa co dei trucchi più ragnatelosi delle ombre cinesi? Ma che è più fico, Tarantino o Pulcinella vs. i burattini? i trucchi di 007 o la porporina & il VerniDas? no dico, allora accanniamo il 3D, il Dolby, la computergrafica e torniamo a impastare le nostre vecchie copie del Papersera cólla còlla (era da tempo che volevo dirlo :D ) da tappezziere, come alle elementari. Poi ci credo che arrivano 3 fascistelli (peraltro spesso molto fichi) e coqquattro Groarrr! Rrrrrumble! ka-Boooom! sei costretto a chiamarli Futurismo. Soffantascienza, rispetto al teatro e ai suoi fondali pittati e a quegli strilloni di attori di teatro. Ammetto giusto Antoniorezza e poche altre cose del genere, che peraltro non conosco.

C – Da un po', il sesso m'interessa meno di 1 volta. Il sesso come comunanza d'intenti, intendo dire.

D – Per non parlare di cose ripugnanti quali la Tontagna, il Blues, o peggiochemai i cani. Specie quest'ultimo punto, poi, mi è vieppiù intollerabile.

Proprio l'altro giorno ero in ritardo per l'allenamento, cosa resa ancor più grave dal fatto che il sabato c'è una freca di gente che va a parcheggiare proprio nei posti che mi piacerebbero a me, forti del fatto che non si riducono sempre all'ultimo momento, loro. Bene, come apro la porta cosa sento? “Attento!”, fa il mio vicino fatto a forma di Vittorio Cecchipaone Gori. Vittorio Cecchipaone Gori era, non so se te lo ricordi, quello che è riuscito a far finire in C2 squadre simpatiche come la Fiorentina. Bene; in questo frangente reclamava la mia attenzione perché il suo nuovo fetido cane mi si stava infilando in casa. E niente. Io col borsone in spalla, serissimo. Quella cazzata linguacciuta che correva in lungo e in largo nel mio salone. Quel cotonato sniffatore di mortadelle bagagline che gli basculava dietro, incapace di qualsiasi pistolettata nei suoi confronti. I miei abiti per fortuna da sudata che si rigavano degli artigli di quel lurido residuo dell'evoluzione. Il mio zerbino sul pianerottolo ancora sporco di terra a forma di zampedicane, da quel giorno. Quando torno a casa dal lavoro, mentre mi do da fare colla serratura di casa (la mia, cosa credi), un orribile puzzo di cane bollito dallo sporco fermentato nella pioggia, sublimato dallo stato gassoso a quello solido a causa della sua stessa intensità, mi salta addosso a farmi le feste. Come, come mi sarebbe piaciuto levarmi dai piè quel ribaldo dilapidatore di patrimoni calcistici & cinematografici con uno spintone, e deflorargli il cane con potenti calci di punta in quell'intrico di peli e merda secca che hanno i cani al posto dell'ano, per poi bruciarmi le scarpe incolpevoli nel sacro fuoco della Geenadavis. Li mortacci di giesuggristo, se esagero. Ecco! In questo momento, proprio mentre scrivo, sul pianerottolo sento quell'incrocio tra Vittorione & Brunetta arrancargli dietro, al grido di “Fermo!” intercalato da fischi che non riescono a essergli perentori quanto dovrebbero.

Insomma, capì? ora non mi viene in mente nient'altro ma sono sicuro che ce n'è, e in ogni caso voglio proprio vedere quante simpatie mi attira questo auting, cose come il teatro la poesia i cani il sesso il blus e la tontagna se vuoi stare simpatico a qualcuno non puoi che dichiarartene adoratore. E a me fanno schifo al cazzo (anche se ce n'è una che nell'elenco spero sia solo di passaggio). L'altro giorno andavo a scuola cogli occhi impastati di sonno, per quanto sveglio da ben 1,5 ore. Esco dalla metro, mancano 500 metri, quando da sotto un motorino scorgo le fauci spalancate di un sorcione di fogna, un sòccola per capirci, dagli occhi bene aperti. Porcamadosca! penso, checcazzoè, un trofeo impagliato o un topo che cerca il confronto fisico? Ma poi ci passo affianco e vedo che esso è ben morto, anche se pare esserlo da pochissimo. Lo guardo bene. Cià il pelo irsuto, anche per l'umidità, e la coda ben carnosa. Subito il mio pensiero corre aL Cane. Tra iL Cane e lui, anche qualora ingrandito fino a raggiungergli le oscene dimensioni, il mio schifo si volge placido aL Cane. Cosa vuoi che m'interessi la carnosità della coda ancorché a dimensioni maggiori? forse che il cane non ne possiede di code carnose, corredate inoltre da un pelo ben sporco a contorno? Il topo di fogna è 1 tipo più distinto: esso si racchiude una lingua ben più piccola e asciutta nelle fauci, anche qualora sorpreso da una morte fulminante quale quella del mio misterioso astante mattutino.

Poi per carità, io ciò grande stima di chi cià un cane che non gli si ficca a casa mia sporcandola, specie quando sto già in ritardo, o magari nelle mie stesse nari che sono invece sempre avide di buoniodori (che impertinenti). Oh, scusa se mi sono fatto prendere i diti daL Cane, è un mio vecchio taboo. Stavolta volevo dire un'altra cosa, e cioè questa: non sarebbe bello se ogni tanto la gente si svelasse le cose brutte, invece di solo quelle belle? Inizio io, anzi ho già iniziato, essossicuro che ce ne sarebbero ben delle altre, senza manco stare a scomodare luoghi comuni quali l'apuntualità. Inizio io, chemmifrega. Io non voglio piacere mancoxilcazzo; da 1 po', io voglio Essere. Solo così mi piacerò: Essendo.

Aspetto mie notizie, eh.

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