domenica 28 settembre 2008

La lebbra del sabato sera.

Porcamadonna, ho preso la lebbra del sabato sera. Di quando i negozi stanno per chiudere, e tutti sembrano affrettarsi a tornare a casa per potersi finalmente godere l'uscitina settimanale, giocandosi il giolli maturato in un'intera settimana di lavoro. Questo giolli poi, domani che è domenica si scarica, e per ritirarlo su bisogna ricominciare da capo e lavorare tutta la settimana. Praticamente questa è la sinossi di 1 nota canzone di Giakob Leopardi, non quello mysterioso di Lost, l'altro, quello sfigato di Porto Recanati.
Come me lo gioco io questo giolli? Non me lo gioco, ecco come, giacché non l'ò maturato non vale. Infatti inizio a lavorare lunedì prossimo, dopo quasi 3 mesi di inattività totale. Infatti sono letteralmente terrorizzato. Vorrei avere il carisma di un animale domestico, che si può nascondere in un armadio quando sente che lo stanno per portare dal veterinario. Ecco perché l'animalismo non mi ha mai convinto del tutto, è vero che certe volte vedi delle cose che mettono i brividi, tipo io una volta ho visto che c'era una femmina di polentone (si può dire, terrone no ma polentone si può dire, è meno grave in quanto il polentone è economicamente vittorioso) con la cuffia in testa seduta nei pressi di quello che sembrava essere un gigantesco spremiagrumi. Solo che al centro il defloratore dell'agrume era concavo, non convesso. Sto fregno girava con dei pulcini sopra, la polentona colla cuffia ne prendeva uno dopo l'altro e se era femmina la metteva su un nastro trasportatore per sbrigarsi a fare le uova, se era maschio lo buttava vivo nella concavità centrale, dove delle lame lo riducevano vivo in poltiglia viva di futuri mangimi vivi per le mucche pazze morte. Vivo. Per rendere l'idea, bisogna ripetere tante volte 'vivo'. Due considerazioni. Uno, come si capiva se il pulcino è maschio o femmina? che i pulcini cianno il cazzo? No, ora che mi ricordo i maschi erano più grossi. Pensa che rosicata infame nascere femmina grossa di pulcino: non puoi fare le sfilate di moda per innumerevoli motivi, e ti mangiano viva le mucche pazze nonostante le centinaia di uova che ti sarebbero potute uscire dalla cloaca. Due: non te lo ricordi più, ma prima stavo dicendo che nonostante queste porcate che dio tollera di buon grado, nonostante tutto non capivo fino in fondo l'animalismo. Un gatto o un cane non solo non fanno un cazzo di niente tutto il giorno, ma se li devi portare dal veterinario cianno tutto il diritto di graffiarti, mozzicarti, scappare, nascondersi, perché poverini non capiscono. Io invece lunedì mattina niente, improvvisamente devo mettere la sveglia alle 8.00 poverina, dopo che negli ultimi mesi ha oscillato tra mezzogiorno e le due; poi devo provare la sera ad andare a dormire a un'ora compatibile e non riuscirci, mangiare e provare a defecare (invano, visto lo stupro del mio orologio biologico), prendere un autobus come quando ciavevo 15 anni ed ero sfigato per altre cose ma comunque sfigato, e recarmi a spendere le prossime 11 ore senza un minuto di pausa tranne x il pranzo spiegando come si (*)cazzosentono le cose, finendo alle 21.30, riprendendo metropolitane e autobus stavolta completamente vuoti, arrivando a casa alle 23 per prepararmi qualcosa da mangiare, mangiarlo, fare finta di averlo digerito e andare a farmi 4-5h di sonno perché invece il giorno dopo la sveglia è alle 6.30, con in coda alle lezioni gli allenamenti. E niente, mica scappo: la testa nel cappio che non era mica finito qui cela infilo io, sperando pure di non fare troppo tardi nelle varie tappe come mio solito. Praticamente, fra poche ore conoscerò la 70ina di alunni nuovi con cui, assieme alla 60ina di vecchi, passerò l'anno. Questo mi terrorizza e mi eccita insieme. Chi e quanti saranno i simpatici? E brrr, quelli pazzi? E ci saranno femmine? E quali? Anche se io quando mi sono alunne non le toccherei mai nemmeno con un fiore, almeno finora, perché sono un mero professionista dell'insegnamento.
Altro che poveri animali, l'uomo porta sulle spalle tutto il fardello della propria evoluzione, ha creduto opportuno mangiare quella mela del cazzo dall'albero della conoscenza e mò magari fosse inconsapevole come le bestioline che inconsapevolmente si estinguono per le catastrofine ambientali che guarda un po' egli provoca per sfogarsi.

Invece ora sto godendo come 1 porco: il giolli del sabato sera ti dicevo non l'avevo maturato, e quindi mentre tutti per non sprecarlo si devono divertire per forza, io sto in punizione furba davanti al computer.

Il computer. Tra poco mi darà eccitamento sessuale direttamente lui, senza manco più bisogno delle donnine che risalgono la corrente lungo la linea telefonica per il rituale dell'accoppiamento come tanti salmoni ordinati & discinti. Certo ora me lo sta dando, sto sentendomi difilato la trilogia di Radio Gnome dei Gong, nel mio studiolo, con gli 88 tasti pesati dell'unica tastiera che mi sono rimasto che fanno da scomodissimo tappetino del maus & portatastiera del computer. Ma scrivo, e dal diminuito della strofa di Oily way è appena partito il maggiore del ritornello. Bruttamadonna, non so se ciai presente quanto posso godere io in questo momento, mentre tu probabimente a quest'ora (1.00 a.m.) ancora non hai trovato il parcheggio a Testaccio. Guarda, a sfregio ora ciò sete e bevo dalla mia bottiglia d'acqua. Aaah, detto in contemporanea (incredibile coincidenza) con Gilli Smyth. Fra un po' piscio pure, se mi va. Se c'è qualcosa di Superiore, essa è i Gong. Se li senti quando devi fare 1 arrangiamento, ti si spalancano le porte della percezione. Tipo l'effetto analogo che ti fa per i testi quell'altro Superiore di Bugo.
Quanto posso godere io in questo momento? fammi ribère va'. Gilli Smyth continua a rantolare i suoi gemiti. Infatti mi echeggiano flangerati e ròtici nel panpottamento degli auricolari. Sì. È bello, ma mi manca lo scambio. Porcamadonna, ciò un'esigenza, una voglia, una capacità di scambio io in questo momento che se t'incontro ti rivolto come Spartaco un patrizio. Però non mi va, non me ne sento all'altezza. Mi sento come se non avessi alcuna capacità di autoproteggermi dagli agenti esterni cioè te.
Comunque c'è da dire che la cosa che veramente mi fa tristezza mortaccitua sei tu: ma che cazzo ti dico i cazzi miei che poi non è vero, me so inventato tutto (porcodio senti quest'altra com'è bella, che è? Percolations forse). M'era solo venuto in mente 'La lebbra del sabato sera 'come titolo mentre dopo cena mi lavavo il piatto, arimadonna che tristezza. E allora, lò scritto su Openoffice per gioco. Guarda, più scrivo più mi rendo conto di avere l'ubriacatura molesta e sono da sempre praticamente astemio, quindi pussa via! gira alla larga che sennò ti appesto colla Lebbra del giorno.

Ultima nota di squallore, t'insegno un trucco: guarda il mediaplayer dei tuoi amici. Se cianno la funzione 'Ripeti' abilitata vuol dire che si vedono pornazzi brevi, e non amano essere distratti sul più bello. Ora ti lascio perché ne ho abbastanza di dispensare perle di saggezza, per qwanto non richieste, gratis.

Volevo solo fare un esperimento fricchettone di scrittura sotto gli effetti della droga. Però mi sono scordato di assumerne.



(*) per la seguente vocedelverbo si cazzoringrazia l'autore di.



mercoledì 24 settembre 2008

"All we are saying is..."





















Bella. Mò ti faccio vedere le burinate che ho fatto.


La prima è questa qui. Praticamente la bandiera della pace cià i colori dell'arcobaleno, che sciorinati a filastrocca sono: rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto. In mezzo c'è la scritta PACE in helvetica sans qualcosa. Dice Wikipedia che senza scritta e girata al contrario (rosso sopra,
violetto sotto) subito diventa la bandiera dei froci. Io una volta al Gay Pride ci sono stato. Certe volte ero quasi commosso, come quando è passato il camion di un'associazione di genitori di omosessuali che salutavano sereni e sorridenti. Altre volte ero invece molto spaventato, e stringevo ostentatamente mani di femmina. Ad esempio c'era un/una sudamericano/ana. Si muoveva a scatti, serissimo/a e perfettamente solitario/a, e sembrava essere molto in ritardo o in cerca di qualcosa di urgente. L'ho guardato/a a lungo, sempre stando attento a che non mi beccasse perché sembrava proprio isterico/a. La scena aveva un che di onirico, sai quegli incubi in cui non capisci bene cosa succede ma col tuo remote-eyes-movement scorgi comunque un'aria inquietante. Poi ho capito cosa: era come quando ti sogni che esci di casa in ciabatte, ritrovandoti in classe o in ufficio a sperare che nessuno se ne accorga ben sapendo che sarà impossibile. Solo che invece di non avere le scarpe, le scarpe coi tacchi a spillo erano l'unica cosa che aveva su, insieme a un tanga giallo praticamente inesistente. Ero affascinato da quanto, in mezzo a tutta quella gente, la mia reazione a quella condizione sarebbe stata del tutto diversa dalla sua, che sembrava essere perfettamente a suo agio.

Inzòmma (se devo esse burino sarò burino), dicevo che era tipo la stessa bandiera con qualche modifica, io non ciavevo fatto caso ecc., quasi suggerivo che era curioso che la bandiera della pace messa al contrario diventava la bandiera dei froci. Ma a voler fare dietrologia tutto ha connessioni con tutto, come insegnano gli Echi di certi Pendoli. E infatti manco mi va di azzardare qualche teoria umoristica, anche perché come ripeto mi sento burino. Lo dimostra il fatto palese che ho citato quella mia episodica apparizione a un Gay Pride solo per poter impunemente usare come faccio
usualmente la parola froci. Ai quali peraltro va tutta la mia empatia, lo dico esplicitamente visto che continuo a fare il burino politicamente corretto.

Allora, che ho fatto? Lo vedi da te. Pensavo di aver avuto 1 idea fica a comporre la pace con tante guerre (nota la finezza, ingrandisci l'immagine precedente se non ci vedi, te lo dico senza nessuna classe che io sarò burino ma della tua prontezza di riflessi
non mi fido). Ma è da quando l'ò vista realizzata che per l'appunto burino mi sento. Anche se la PACE che ne vien fuori è tremula in modo premonitore. Forse è proprio l'idea in sé a essere burina, non sono il primo ad averla avuta e messa in pratica e non sarò l'ultimo di certo. Senza scomodare petrolieri americani recenti pure quel Fonzie di Tacito, parlando dell'imperialismo dei romani suoi connazionali, in una delle sue frasi più cool diceva 'hanno chiamato pace dove hanno fatto il deserto'.
In realtà per prima ciavevo avuto un'altra idea, molto più gagliarda, parlo di st'estate, diciamo luglio. Bùm!

Visto che roba, eh. Questa è la bandiera che volevo avere in terrazzo, solo che
ho svigliaccato perché i miei nuovi vicini non pensassero che il loro nuovo acquisto fosse un pelato teppistello. Già mi sa che pensano che sono pelato. Mi piace una freca (te l'ò detto che sono burino), finalmente il coraggio di essere coerente. Tante di quelle cose del quotidiano sono guerrafondaje senza che ci fai caso, e ancora si appendono cazzate pseudopacìfere nei balconi. Un esempio sputtanatissimo è che nelle tastiere che mi compro perché magari cianno un bel suono di pianoforte, il DSP mica l'hanno progettato per quel fine lì. Magari era uno dei processori di un puntatore radar di qualche missile, visto che gli €cu per fare ricerca ce li hanno in pochi, fuori dall'industria bellica. E io indirettamente foraggio l'intelligenza delle guerre di certuni con le mie ingenue strimpellate. Sta cosa l'ho letta a culo, mica sento mai la responsabilità di informarmi sistematicamente su argomenti tanto importanti, sono troppo preso dai miei dispiaceri. Che cazzo mi appendo alla casa una bandiera dove sostengo a costo zero tutto il contrario? No, coerenza ci vuole: GUERRA. Questo è quello cui acconsento a ogni mio respiro incosciente. Fra l'altro guarda che storia: nei 7 colori dell'arcobaleno, quelli centrali che finiscono sotto la scritta PACE sono celestiali e riposanti. Visto che GUERRA fino a prova contraria è il contrario di PACE, ho la brillante idea (me la canto & me la suono, l'ò detto che sono burino) di invertire i colori ma non come i froci di prima che li retrogradano. Io dico invertire in senso contrappuntistico, faccio un'Inversione dell'Originale come nella musica barocca. Capito che ardire? una tecnica musicale importata nella grafica, che te lo dico a fa'. Mi ero informato e già non mi ricordo più, se vuoi vai su Wikipedia e cerca, che lì pullula di nozionismi per pigri come me & cacacazzi come te. Ma provo lo stesso a spiegarti a braccio.
Come illustra la fig. adiacente, i colori diametralmente opposti dovrebbero essere i cosiddetti complementari sottrattivi. Pare che se li sovrapponi viene fuori tipo il grigio. La cosa fica, vedi come servono le strutture nei processi compositivi, è che se i colori che capitano al centro sotto la scritta PACE sono celestiali, il risultato è che quelli che fanno da sfondo a GUERRA sono dei rossi accesi e marziali. Quindi godo. Poi, godo o non godo, non è che ho svortàto quarcòsa: i problemi rimangono gli stessi, tali & quali. E mica dico solo quelli della società o dei froci. Mi riferisco ai miei.

mercoledì 17 settembre 2008

L'attimo perfetto.

Stavo al bagno grande a farmi la barba a 4π steradianti (2π radianti cioè 360° è l'angolo giro, 4π steradianti è l'angolo sferico).
Poiché i mobiletti del bagno grande e del bagno piccolo sono stati temporaneamente sacrificati per cose più urgenti come la bilancia digitale colla percentuale di massa magra, i fianchi del rubinetto del lavandino ridondano di schiume barbose, creme annacquanti, latti solari, matite emostatiche, spazzolini, dentifrici, rasoi e cetera. In cetera c'è anche la scatola di plastica con dentro l'apparecchio mobile dei denti. Sì dai, quella che il 75% di te cià avuto alle elementari o alle medie, e invece il 100% di me celà ora.
Niente, sciacquando il rasoio dai peli superflui e dall'acqua residua con potenti frustate di polso, do una botta alla scatola che era in bilico da qualche parte. Lei allora urta sul muro prospiciente, e dopo un coreografico avvitamento su se stessa (c'era l'effetto) centra esattamente l'acqua della tazza del cesso.

Attimi d'impotenza.

Poi la perfezione.

Porca madonna svezzata a sperma”.



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(segue approfondimento)


Io odio dio, direbbe Puffo Brontolone, da quando si verificarono gli eventi crudamente narrati ne Il pozzetto dell'ascensore. Dunque non mi tengo di certo ciò che ne penso, da solo o in compagnia, sempre che sia sicuro che le mie esternazioni saranno apprezzate dagli astanti. Quindi ne ho dette, ah! se ne ho dette. Questa è perfetta, non è l'unica che ho detto a essere bella ma è a mio giudizio 1 di quelle perfette. Non dirmi 'se fosse perfetta il protagonista non sarebbe 1 personaggio secondario come la madonna', perché è palese a tutti tranne che a te che dico a Nuora perché Suocera intenda. Che Quello, sotto sotto, anche se si atteggia ad austero monoteista, è un puzzone che non ti dico. Specie quando gli tocchi la mamma, come tutti del resto. Ma Lui cià la pretesa che nonostante cotanto figlio Lei sia ancora vergine. Oh, è proprio matto eh. Come fa uno matto così ad avere la pretesa di cimentarsi nella Creazione. Oppure, questa è una prova schiacciante dell'inesistenza di dio: come può esistere uno che la madre è vergine?
Ma partiamo dall'inizio.


No dico, riesci a immaginarti uno che si passa sulle ossa della testa prima la schiuma da barba e poi la lametta? essendo certo che si taglierà la cute una media di 3-4 volte? Uno che a 37 anni la notte (quando può, consentimi questo vezzo) deve indossare un apparecchio mobile per non vanificare il lavoro del suo dentista? uno che a un certo punto vede roteare in rapidissima lentezza fino al contenitore delle feci una cosa che deve contenere quotidianamente in bocca? Calcola un attimo quanto veloce gli possono girare le palle, a uno così. Ebbene, così come è bellissimo mingere quando l'hai trattenuta per ore & così come sono bellissime tante altre cose, è bellissimo mettere nel sacco dio con la Bestemmia Creativa Estemporanea proprio quando credeva di averti soggiogato. Proporzionalmente a quanto la Bestemmia Creativa Estemporanea ti sia venuta bene.

Ho pittàto la Guernica. Ma che dico, meglio. Nella Guernica conta se puoi le pennellate. Conta gli istanti di revisione, conta i colori impastati, conta lo sfinimento di quel vecchietto che in preda al raptus artistico per esprimere esattamente quello che voleva lui si è stressato in manierismi che te lo giuro stressano. Dimmi tu cosa c'è di artistico nel passare ore&ore di giorni&giorni di mesi&mesi di anni&anni sdraiato sulla schiena a mangiarti le pennellate come quel matto di Raffaello che dipinge la Cappella Sistina (Raffaello Sanzio dico, non ti confondere). Mettiti tu la sveglia la mattina presto, e alzati anche se piove, per far registrare ai musicisti le parti del tuo pezzo e farglielo fare come dici tu, o perché devi convincere i tuoi operai a fare i muri dritti nell'Auditorium che hai progettato. Io, al volo: tiè. Bastavano 5 parole. "Sbrilluccico d'immenso", è vero, solo 3 ma che vòjono dì? Mah; bella pe' tté Ungaré, sbrilluccica.

Ripetile a voce alta, falle tue. Pronunciale per dio, ti dico fallo, ma FALLO VERAMENTE. E fallo a denti chiusi e digrignanti come ce li avevo io. Goditi i sapori tattili delle labbra che trattengono la pressione dell'aria e la liberano finalmente nelle plosive. Odi lo schioccare elastico della tua lingua contro il palato e i denti al 75% dritti grazie al vecchio apparecchio mobile. Assisti allo schianto dello SVEZZAta che allittera con SPErma, è un Big Bang che partorisce l'idea delle reni SPEZZAte alla Grecia ma con molte meno nazioni simpatiche & incolpevoli dentro, e molte più primemadònne viziose & isteriche.
Ricorda le nozioni apprese sul ritmo. Sulla metrica. Quella che hai studiato all'asilo nelle filastrocche. Quella latina delle superiori. Gusta la prosodia del decasillabo. Tàn-ta-ta tàn-ta, ta-tà-ta tàn-ta.


Dice 'questa non è Arte – è l'intuizione paraculetta di un pigro'. Mavvaffancùlova, te lo tuttoattacco. Allora che cazzo è l'Arte. Qui, la forza evocativa è immediata. Quello che ti sembra insulto gratuito è vicenda, narrazione. Racconta di una bimba che prima di accogliere sull'imene le stimmate abbandona la zinna materna in favore del Seme, ancorché Disperso. Dice e non dice – di chi è, chiediti, quello sperma? Sarà di natura animale? e se sì, di quale animale? quali animali vivevano in quei luoghi e in quei tempi? O era forse umano? Era allevata a stecco che so, con una siringa come i cuccioli inetti, o direttamente alla fonte? C'erano gli estremi per ravvisare l'ennesimo episodio di pedofilia?
Lo vedi quanti interrogativi? quanti sentieri multipli? È insulto, sì, e poi si articola. Suona e risuona a lungo, nel tempo e nello spazio. È Arte statica e dinamica. Fotografia e Cinema. Ho fotografato l'Inesistente. Prima Inesisteva come & più di dio, patetico campione di Inesistenze leggendarie. Poi è esistita. Non creata, trasformata da un pelato disadattato che lui sì, esiste e da troppo poco, e fra troppo poco sarà già destinato a estinguersi. Un unico fotogramma di infiniti terabyte al secondo.


Intuizione dici. Questa è un'Opera Aperta. Contane i livelli di lettura, se ci riesci. Analizza, tu che perdi te stesso in giudizi vuoti, evidentemente non stimando prezioso il tuo tempo. Analizza gli artifici produttivi, le tecniche poetiche. Documéntati, fai ricerche bibliografiche. La mia rivoluzionaria asserzione va a colmare una zona d'ombra del Nuovo Testamento. Nulla si sapeva sinora, tranne certe fregnacce apocrife, delle vicende di Baby Maria.
Dici che non è Arte, perché è stato veloce? ritieni il valore dell'Arte proporzionale alla durata della sua realizzazione? È un regalo delle Muse, e io non ho meriti? E chi ha elaborato in 37 anni rapidamente vasti il tesoro di esperienze e di osservazioni che ho elaborato io per arrivare a tanto? chi cià messo l'Attenzione alla non tossicità dello sperma? chi l'Interesse all'istante miracoloso dello svezzamento? chi la Manipolazione delle tecniche affabulatorie? chi ha Rielaborato la Storia Sacra in Nuova Sintesi? La Rapidità non mi sottrae valore, anzi ne aggiunge.


Ecco perché sono un Genio del nostro tempo.

martedì 9 settembre 2008

Penis 2.0

Uno sta davanti al computer suo, in camera sua, a cercare su internet le cose sue e niente, deve x forza sprecare risorse di sistema mentali per farsi girare in background nella capoccia un'applicazione che riconosce e cestina on fly lo spam che gli piove nella casella di posta elettronica. Raramente fallibile, quest'applicazione riconosce parole chiave come 'pills' o 'viagra' o 'casinò' e ti dà quel pruritino all'indice destro che vuol dire 'elimina'. Parole come 'penis'.

È incredibile come anche la sovrabbondanza d'informazioni possa generarti noia. Io penso che, di fronte all'offerta di qualche cm di penis da implementare al proprio, nessuno si girerebbe dall'altra parte, anzi si potrebbero registrare reazioni di entusiasmo selvaggio. Eh? non è vero? anche per te, no? Ah, beh. Ma quando quei cm di penis t'intasano puntualmente la mail, essi costituiscono solo una vaga nebbia attorno all'occupazione contingente, e sono da cestinarsi subito.

Il fatto è che probabilmente ste paroline chiave cercano di infilarle nelle smagliature dei filtri anti-spam diluendole con altre parole. All'inizio era enlarge your penis, poi increase your penis, da un po' upgrade your penis. Ma mi accorgo solo ora che chissà da quanto tempo mi suggeriscono: update your penis. Qui non posso evitare di chiedermi se mi sia perso qualcosa.

To upgrade mi pare voglia dire avanzare, oltrepassare: è fatto esplicito riferimento alle proprie misure, supposte obsolete da qualche cinico & spietato demotivazionista. Ma il verbo update significa 'aggiornare'. Diodiqualcùno, intorno a me ci si aggiorna il penis con versioni più recenti! Ecco come ti ritrovi quando trascuri la tua vita sociale. È uscito il nuovo modello di penis, e io non posso neanche lagnarmi di non essere stato avvisato per tempo. Eccole lì, nel cestino, le mail che mi partecipavano il lieto evento.

Ora, quando sul mercato esce un nuovo prodotto noi consumatori scaltri sappiamo che si deve aspettare che gli sviluppatori òdano dall'acquirente precipitoso i bug che esso ha, e provvedano a ripararli. Questo può richiedere tempi + o meno lunghi in un'economia in cui arrivare primi significa accaparrarsi clientela a scapito della qualità del prodotto stesso. Bene. Questo mi dà tempo.

Che devo fare? Dovrò innescare la solita Procedura di Acquisto del Bene Ignoto? Ovvero girare per forum in cerca di segnalazioni e/o lamentele, e poi per siti di e-commerce? Dovrò ordinare i vari modelli per prezzo? Ma varrà la pena risparmiare su un bene così primario e (si spera) dall'utilizzo così frequente, se non altro x urinare? Forse almeno per questa volta varrà la pena di usare la funzione ordina per popolarità, così brucerò i tempi e non correrò il rischio di trovarmi in difetto rispetto alla media. Sì, ma almeno in questo caso non sarà il caso di distinguermi dalla massa dei miei potenziali concorrenti nella scelta del penis ultimo tipo?

Poi, dalla bieca prospettiva commerciale, passo a una prospettiva forse più speculativa e quindi incosciente in questa situazione di frettolosità, ma di gran lunga più curiosa. Cosavrà di nuovo il fantomatico Penis 2.0, cosavrà? E soprattutto, cosa dovrebbe cosavrère?

Provo a pensare. L'Italia è terra di forti tradizioni nel Design, e i nostri Maestri bontà loro c'insegnano che è difficilissimo ripensare un design così antico e di uso tanto quotidiano. Si rischia di essere pleonastici, di rovistare nel pacchiano, di perdere di vista la funzione dell'oggetto. Ah certo, se fossi io a ridisegnare il Penis commetterei di certo l'errore di non badare all'estetica (sarebbe Estetica del Cazzo, scusa il batracofagismo, ma data la mia autolesionistica eterosessualità credo di non detenere alcun parametro di valutazione estetica, in materia). Sarei di certo un mero funzionalista.

Comunque, non sta a me cimentarmi nell'impresa. Anche perché le mail cestinate anzitempo ne denunziano il già avvenuto avvento. Ma quando mi s'innesca il processo creativo, mi s'innesca il processo creativo. Parliamo, da critici puri, della mera fruizione. Ecco di seguito alcune considerazioni.





Il comfort

Sarebbe una delle variabili più importanti nella scelta del prodotto penis, e anche tra le più complesse da valutare per chi sceglie. In generale, attorno al concetto di comfort esistono molti falsi miti e percezioni errate, come ad esempio l'idea che la lunghezza, la larghezza e i materiali usati siano determinanti. È evidente che al primo impatto e nell'utilizzo occasionale e di breve durata del penis questi aspetti possano avere un impatto positivo sulla percezione e sulle sensazioni di chi lo utilizza; non è detto però che sul lungo periodo il risultato sia lo stesso. Nel caso in cui si utilizzi il penis continuativamente e per lungo tempo altri fattori incidono in modo molto più importante, e l'eccessiva lunghezza e larghezza dell'oggetto può risultare controproducente perché ad esempio non permettono di scaricare correttamente il peso del corpo.



Forma e funzionalità

La possibilità di scostarsi dal bordo in ceramica e indirizzare il getto direttamente nello specchio d'acqua sottostante, ad esempio, influisce direttamente su una delle funzioni primarie del Penis, cioè una corretta minzione. Questo problema è direttamente connesso all'alzata della tavoletta, che rappresenta sicuramente il principale parametro da considerare. Se si consultano rapidamente le statistiche, si può osservare che nella maggior parte dei prodotti la superficie di affaccio del canale urinario è infinitamente più piccola di quella dell'ambiente esterno. Ciò provoca un disadattamento d'impedenza meccanica, e il conseguente verificarsi del fastidioso 'effetto pioggia'. Senza quindi alterare l'azione penetrativa del penis e nel rispetto delle forme vigenti, sarebbe auspicabile l'adozione di un diffusore a tromba quale adattatore d'impedenza meccanica, da applicarsi temporaneamente nel foro posto sulla parte terminale (il cosiddetto buco del pisello). L'aumento graduale della superficie d'interfaccia, con il raggio di curvatura tendente all'infinito tipico della strombatura esponenziale, accompagnerebbe il condotto ad una crescita graduale verso l'esterno, migliorando così l'efficienza nella trasmissione fluidodinamica.



Materiali e certificazioni

Per riuscire a coniugare le alternative e contrastanti esigenze di espandibilità e miniaturizzazione, è possibile e altresì consigliabile l'uso di prodotti naturali. L'eco-pelle o simil-pelle, per quanto più resistente della pelle naturale e lavabile in lavatrice (qualora completamente sfoderabile), e a fronte di un'esperienza tattile del tutto assimilabile, non è infatti ignifuga, laddove l'attrito dovuto allo sfregamento potrebbe dar luogo a processi aborigeni di combustione. Tutti i rivestimenti utilizzati, esterni e interni, dovrebbero essere identificati dalla dicitura “Classe 1”, obbligatoria anche per gli imbottiti di uso privato. La pelle inoltre subisce e 'registra' le aggressioni di agenti organici tipici dell'ovulazione e prodotti sintetici utilizzati normalmente per la lubrificazione, e se per alcuni questo fenomeno rappresenta un cruccio, per altri è uno degli aspetti positivi del materiale naturale: un materiale 'vivo' e mutevole, depositario della storia del prodotto e di chi lo utilizza.




Qualità e manutenzione

L'uso di un materiale rinnovabile quale la pelle naturale, oltre a rappresentare evidente garanzia di basso impatto ambientale, non limita le possibilità di durata del prodotto Penis 2,0 e della sue future release. Per una sua efficace manutenzione si consiglia di pulirlo regolarmente con una spazzola morbida o con un panno asciutto, evitando accuratamente uno strofinio troppo energico che potrebbe innescare erezioni indesiderate e non pertinenti. Quella della pelle è una scelta spesso 'permanente', che deve essere quindi necessariamente più ponderata. Non esiste a tutt'oggi una versione completamente sfoderabile, caratteristica spesso limitata alla parte terminale e non applicabile all'intera struttura. La sfoderabilità è richiesta spesso per motivi religiosi o igienici: garantisce minore esposizione della struttura a polvere e microorganismi, e quindi all'insorgere di allergie.




martedì 2 settembre 2008

Chi fermerà la musica.

Mah che ne so; mi stavo leggendo un giornaletto quando a un certo punto m'è cascata 1 cosa per terra e ho detto “mannaggia Madre Pio, la moglie di Padre Pio”.

Ora io sono di certo una delle persone che mi fa più ridere, e purtroppo per quel giornaletto lì ho continuato a fantasticare su questa Famiglia Pio su cui ci si regge un pezzo non banale di PIL. Pensavo, 'no aspè, sta cosa di Madre Pio è troppo fica, guarda te se non ne faccio una novella verista'. Tipo che a sto punto m'invento pure un Figlio Pio che era il più fijo de na mignotta (non me ne voglia Madre Pio), e che insieme sti tre, oltre a smerciare pentolame a comitive di turisti, costituivano in segreto la SS. Trinità (geniale SS vicino a Trinità, i miei omaggi al creativo cui si deve quest'accostamento), e non Bud Spencer & Terence Hill che infatti erano 2 e quello era solo un film western dove mangiavano fagioli. Che poi alla fine li riesumano tutti e 3, x quanto erano Adorabili. Si poteva intitolare Mad(r)e in Pio. Vedi? si scriveva da sé. Ma io e te non avevamo fatto i conti con la mia pigrizia: novellare significa strutturare, strutturare significa porre gradi di libertà e questo significa non cazzeggiare. Quindi questa novella muore prima di nascere (beata lei) poiché per scrivere qualcosa che sia più strutturato di fantasticherie random bisognerebbe soffermarsi a riflettere sulla forma adatta e sulla sua struttura. E io ste cose le ho studiate non x lo scrivere parole ma x lo scrivere musica. Mi piaceva pure, mi piace con qualche imbarazzo anche ora, anche se pure lì c'è l'arrangiamento che è 1 rottura di coglioni che non ti dico. Quindi facciamo così: questo da ora in poi diventa un post sulla mia vita di Musicista Fallimentare.



Comincio a studiare il pianoforte in terza elementare, io che stavo 1 anno avanti vuol dire a 7 anni. Mozart a quell'età aveva già composto sinfonie e concertato alla corte di un botto di regine reginelle europee. Io invece strimpellavo quella mezz'oretta quotidiana sperando di perdermi meno cartoni animati possibile. Sa il fato quanti cartoni animati mi avrebbe riservato il boSS di Padre Pio & co., in seguito. Inizia qui una serie umiliante di saggi estivi che mi vedranno eseguire brani studiacchiati malvolentieri durante l'anno (tranne certi Chiari di luna di Beethoven) con una media di 3 toppe cada1, fino agli inizi del liceo. Alle elementari ho un maestro di nome Alessandro. Ciavrà poco + di una ventina di anni, ma per me è un adulto a tutti gli effetti. Non l'ho mai visto ridere, e io già da piccolo infilo certe battute. Mi dà schiaffi stizziti sui polsi, se li alzo, e se piego le falangette o peggio non studio mi mette note da controfirmare sul quaderno dei compiti. Una volta mi ci disegna una mano nella corretta posizione pianistica. Io finito l'anno ci faccio dentro alle dita un cazzone così verosimile da spaventare anche me, in un'epoca in cui ancora non scaricavo terabyte di pornografia e non immaginavo lontanamente il significato della parola Masturbazione. Padre dio aveva in serbo per me progetti grandiosi anche in quel settore. Alessandro dicevo ha una Opel Kadett grigio opaco, di modello vecchio già all'epoca (è la seconda parte dei favolosi anni '70). Inutile dire ciò che provo quando la vedo nel cortile del doposcuola infestato da bambini festosi fra cui io, fino a 1 attimo prima di vederla. Immagino che sia ciò che prova una pecora nel vedere avvicinarsi a sé il suo pastore sodomita. Lo vorrei rincontrare Alessandro, da sempre. Insieme a quell'anonimo istruttore di nuoto agonistico che faceva il piacione colle istruttrici e che una volta mi tenne a tradimento la testa sott'acqua alla fine di una vasca poiché non avevo sentito un suo ordine (avevo 9 anni). Oggi, a entrambi, vorrei mettere paura. Vado bene pensa un po' in solfeggio, leggo la musica senza problemi ed eccello in dettati musicali anche perché non mi richiedono studio alcuno. Ah, in teoria e solfeggio ciò un altro insegnante. Parla bene di me. Prevede meraviglie che speriamo si decidano ad arrivare.

Càpito alla Filarmonica Romana. Molto divertente. Altri dettati musicali, ci fanno cantare, comporre e improvvisare melodie. Stavolta sono bravo. Il migliore, forse insieme a un altro. Infatti mi ci azzuffo; vince lui che è + grande e meno ciccione, ma mi sa che musicalmente ero più forte io. Lui non lo voglio necessariamente rincontrare, ce la eravamo giocata lealmente. Pablo Colino con i suoi aforismi spagnoli urlati ridendo mi fa intuire per primo che la musica può avere – chi l'avrebbe mai detto – aspetti ludici. Entro in un gruppo di flauti barocchi in cui per anni suono di tutto, dal Sopranino al Gran Basso, fino addirittura a dirigerne alcune prove. Con il mio amico Carlo S. suono di nascosto una nota per uno, oppure leggendo la partitura dall'ultima alla prima nota. Che poi erano dei procedimenti di contrappunto fiammingo, il cosiddetto retrogrado dell'inverso mica cazzi, di un pertinente nel repertorio barocco eseguito che allora non potevamo sospettare (il retrogrado dico, non 1 nota sì e 1 no, ma ti pare?).

Dopo le elementari passo delle selezioni che mi valgono il diritto a frequentare le medie in una scuola sperimentale dove si fanno più ore settimanali di ed. musicale e il pomeriggio fanno suonare il pianoforte o il violino o il flauto traverso o il clarinetto. Io tiro dritto col pianoforte. Alla fine della II media la prof. di Pianoforte mi dice che l'anno prossimo (in III) sarei stato io l'alunno migliore di tutta la scuola. Quindi, scettico ma intimidito dalle responsabilità che mi sarebbero derivate dall'occupare io il baricentro dell'attenzione, strepito coi miei al punto che mi cambiano scuola (incredibile! non l'avrei mai sperato), ma mi ficcano a lezione con un'altra insegnante (ti pareva).


Arrivano i guai, nella persona del Liceo. Al liceo ritengo che il problema sia lo strumento che suono, e non chi suona quello strumento. Quindi, di concerto con mio fratello, chiediamo di poter studiare non dico strumenti demoniaci quali la chitarra elettrica o, madonna, la batteria. Neanche ci verrebbe in mente, all'epoca. Più ragionevolmente proponiamo il sassofono. “Il sassofono non c'è al conservatorio, per ora studiate questi clarinetti e dopo il diploma suonerete quello che vorrete”. Eccoci qua, con in mano per i 5 anni del liceo uno strumento costosissimo, che con la sua costosissimità mi ispirerà altri sensi di colpa. Esso mi sarà più estraneo di un piffero con davanti un cesto pieno di crotali narcolettici. Questo appena 1 anno prima che Dylan Dog sdogani colla sua parvenza trendy lo strumento iniziando a Trillarci dentro il Diavolo, tra un moralismo fastidioso e l'altro.

Il mio primo Maestro è fortemente motivato a sottrarci più soldi possibile. Con lezioni multiple insieme a 5-6 altri malcapitati ma a prezzo di 1 singola, o rivendendoci strumenti o parti di essi che rattoppa lui stesso durante le nostre lezioni multiple, o scatole di ance maggiorate di 1000 lire su un prezzo d'acquisto di diecimila. Suo figlio è diplomato in pianoforte, insegna solfeggio a mio fratello, ora è un noto paroliere spesso sovraimpressionato sul tuo televisore per esempio quando vedi Sanremo. Io mi salvo perché ho già fatto l'esame. Il papà invece insegna a S. Cecilia, pare che qualche alunno coi coglioni l'abbia denunciato alla finanza per costituzione di scuola di musica abusiva (l'ingenuo faceva lezioni private non nel proprio domicilio ma in un altro appartamento). Come incastrare Al Capone per evasione fiscale: funziona.


Il secondo Maestro di clarinetto invece è integerrimo, anche lui insegna al conservatorio. Cerca di spronarci. Poverino, vive nell'800 di un libro di Dickens senza minimamente immaginarlo. Dice cose come 'la musica è sofferenza', e 'il mio maestro diceva che chi sa suonare uno strumento non muore mai di fame'. Forse ha la licenza elementare. I suoi congiuntivi sono più licenziosi di Serena Grandi in un film di Tinto Brass. Vorrebbe trasmettere i suoi valori ancestrali negli anni '80, ha sbagliato di uno zero finale. Mi ficcano in una banda scalcinata, in una borgata di Roma che per fortuna manco mi ricordo. Di certo, il posto più sbagliato possibile per un adolescente di una grande capitale europea. il 'direttore' insegna tutti gli strumenti musicali esistenti, e durante le prove che conduce istrionicamente riferisce in continuazione di un suo incontro con Von Karajan. Riesco a essere ancora più scalcinato io con una clamorosa stecca in una parte solistica durante la prima di un suo brano originale; lui per questo mi odierà per tutto l'anno senza che l'alzheimer gli permetta di ricordarne il motivo. A ricevimento dalla mia prof. di matematica mio padre, nel tentativo di giustificare la mia insipienza di studente di liceo classico, chiama 'orchestra' questa patetica accozzaglia di casi umani (me compreso, naturalmente). In realtà, l'unico punto in comune tra quella roba e un'orchestra era che si suonava seduti e non bighellonando. Quindi lei, di fronte a una mia defajance sull'ardesia di un fascio di rette che non si decide a passare per un punto dato, mi sprona coram populo con un involontariamente patetico 'forza, che suoni pure in orchestra!', ottenendone disperati rossori da me e brusii di stupore dai miei compagni per quello che pareva essere solo un chiaro caso di ciccione inerte. Tieni a mente per dopo questo aneddoto.

Il mio suono è sporco, si sente il fiato. Il giorno dopo l'ennesimo saggio in cui sono il 50% di un duo clarinettistico, sulle fotocopie della partitura dimenticata in sala il giorno prima trovo scritto da qualche musico impertinente 'Concerto per clarinetto e soffio'. Quindi, più o meno inconsciamente, aumenta in me la voglia di cambiare completamente area occupazionale, immolandomi all'ennesimo vacuo impegno, la cui osticità inumana stavolta mi faccia da alibi per mollare la musica: per i prossimi otto anni sarà Ingegneria.


Mollo ufficialmente la musica; ma nel mio ultimo anno di preparazione al V anno di clarinetto avevo intrapreso con ben altri frutti lo studio dell'armonia e poi della composizione. L'Alessandro di stavolta sorride, mi fa vedere le sue tastiere e il suo studiolo, mi fa sentire Emerson Lake & Palmer con quelle copertine che vedevo da piccolo a casa di mio zio, mi regala pezzi della sua passione. Con la sacra motivazione ufficiale di dover studiare l'Armonia anche d'estate lontano dal pianoforte, mi faccio comprare la mia prima tastiera, una Roland D20, sul cui sequencer faccio i miei primi esperimenti compositivi. Con quella tastiera mi ritrovo nel mio primo gruppo: i Synthanavai. Senza alcun intento programmatico suono coL Riccioletto alcune 'musiche dei DOORS', me ne trascrivo un botto anche perché Ray Manzarek graziosamente mi dà la possibilità con la sinistra di suonare linee di basso e colla destra le tastiere vere & proprie. Le eseguo divertendomi da solo e in compagnia, addirittura sull'organo di una chiesetta durante un seminario del gruppo di flauti in un convento di frati, il che mi vale l'espulsione seduta stante da quel luogo sacro e il successivo rifiuto della struttura di organizzare altri seminari in loco.

Ma che è quella faccia? poverino, ti annoi? sei tu che origli, quando mai s'è visto che uno sbircia 1 seduta psicoanalitica che esiste solo nella mia & nella tua fantasia e si lamenta pure. Ma guarda che è il colmo della sfacciataggine. Che ti credi che sto a scrivere da 1 ora per far ridere te? se ciai problemi pussa via, io vado avanti.

Mi trascina in quel che saranno i Synthanavai Il Riccioletto, che aveva intrapreso da qualche mese lo studio della Chitarra Elettrica ammaestrato da tal Ilario che non sapeva trovare le note dell'assolo di chitarra di Light my fire. Alla seconda lezione che prende mi fa 'ò, mò dobbiamo fare 1 gruppo eh', e io 'sisì', non sapendo quanti altri pavidi Sisì mi suggerirà all'orecchio l'alito pestilenziale di Nonno Pio fino a tutt'oggi. In cuor mio ero sicuro che mai il mio antico sodale avrebbe trovato gente sonante disposta a tollerarne le incertezze degli esordi. Ma un giorno mi fa 'Ho trovato il bassista eh', e io a me stesso 'dio improntadigitabile anvedi, ne ha trovato uno, una possibilità su 1000' ma tuttosommato resto tranquillo. Poi dopo un po' 'abbiamo il batterista, è pure forte'.
Non so quanto tu sia ferrato, ma chitarra tastiera basso batteria si può suonare. Mi faccio all'interno terrorizzato e all'esterno serio e dico 'eh però co ingegneria, devo studiare' che a pensarci ancora rido, e lui giustamente manco s'innervosisce, dice solo 'ormai mavévi detto che c'eri, ho preso l'impegno'.
Porco dio. Se mi spii addirittura fin sulla porta del mio analista immaginario dovresti sapere che quando sono terrorizzato o semplicemente rievoco qualche vecchio terrore la bestemmia creativa viene soppiantata più banalmente da un 'Porco dio' sgomento. Pure perché pochissimo tempo addietro, alla festa dei 18 anni della mia prima compagna di classe che li compiva, mi ero seduto a strimpellare 1 piano a coda davanti all'unico amico che avevo al liceo, sfigato quanto me. Quando arrivano 3 fra le più belle delle mie compagne di classe. “Suonaci qualcosa”. Negli ultimi 2 anni con loro non avevo parlato mai. Ma ora suonavo pure in orchestra, ricordi? 'Eseguirò per voi No woman no cry, di Robert Nesta Marley', fa con parole molto più banali di queste la mia querula voce da ciccione arrossito. Avevo comprato lo spartito da Ricordi, anche se iniziavo ad accorgermi che spacciavano arrangiamenti di brani che per forza di cose non possono essere pianistici, più fallaci di Oriana. Comunque quella è 1 delle trascrizioni più efficaci, lò suonata tanto da saperla praticamente a memoria, non c'è altra scelta. Ecco le seste, sol – la – si – sol – do – do, poi più niente. È subito horror vacui. Se ne vanno senza una parola, spaventate dal mio terrore tornano al punto di fuga della prospettiva da cui erano arrivate. Il mio amico tenta un accenno di riso, ma capisce che d'innanzi alla più clamorosa disfatta della mia breve storia di 16N (sedicenne) non c'è niente da ridere. Non ne parlammo mai.
Senza menarla ancora per molto, coi Synthanavai niente concerti, col gruppo dopo ne faccio tre di cui il primo nascosto dietro una colonna e tutti gli altri collo stesso cardigan della Levi's a rombi con camicia sbottonata sotto e dolcevita nero a collo alto ancora più sotto, questi ultimi 2 capi senza marca che tanto non si vede. Seduto, leggendo le mie parti da un quaderno pentagrammato sopra un leggio da banda. Ciccione. Ciononostante delle ragazze vengono a parlarmi dopo il secondo concerto. Arrossisco e per farle volare via fingo di essere molto impegnato nello scollegare il jack dalla mia tastiera. Però mi s'imprime nella cataratta, come in 4 mosche di velluto grigio che a questo punto tò rovinato, l'immagine della Musica che Fa Rimorchiare. Ricordati quest'altro particolare, ora anche lui apparentemente insignificante ma poi vedi. Ricordati anche 'colore rosso'+'capelli'. In più, continuo a fare scalpore per come trovo parti, suoni ed esecuzioni uguali all'originale. Al che, visto che la cosa pare funzionare, continuo a suonare esclusivamente cover, dio cagna istericamente gravida, per altri 18 anni.

Col III gruppo è rock progressivo, cover dei Genesis, ELP, King Crimson. I partecipanti ruotano. Io, con quelli che nella lurida sala prove di una fetida parrocchia fabbricata pietrame su pietrisco x adorare dio sono i miei virtuosismi tastieristici, ne sono la copernicana stella fissa. Mi compro addirittura il flauto traverso, me lo imparo da me e quel caratteristico suono soffiato così coglionabile nei clarinettismi classici fa da subito le mie fortune di emulo Jethrotàllico. Il flauto traverso certe volte me lo porto di notte a villa Glori col Riccioletto che riprende la chitarra, e certe altre in Sardegna, dove lo suono sempre accompagnato daL Riccioletto a 1 falò in cui conosco meglio il bassista del mio futuro gruppo di cartoni animati, che già avevo malconosciuto nella fetida saletta di cui sopra. A lui riconosco il merito di avermi spronato al suonare in piedi senza leggio e cardigan con sotto quel costume da soggetto, e il demerito di avermi fatto diffidare dalla polizia all'uso di un nome inventato da me. Ma prima è ReNudo, cover di pop italiano anni '70, PFM, Area, New Trolls, Osanna altri brani di Musica Superiore rigorosamente stagionata e autarchica.
Poi, un'autentica quantità di cartoni animati. Madonna dimenata (nel senso anatomico di de-imenata), 12 anni di cartoni animati. È stato bello quasi sempre, ma alla fine se n'è fatto un accanimento terapeutico imbarazzante. Sai quelle pippe che inizi a farti quasi per senso del dovere, per non rovinarti la media giornaliera o che so io, che alla fine risultano essere praticamente una noia e ti sforzi di finirle al più presto e chiaramente questo ti crea difficoltà per 1 tempo eccessivo? La stessa cosa, solo per 12 anni. Comunque, la sorte mi riserva il vedermi realizzare una mia idea in modalità di cui in questo momento staranno fruendo forse manco un centinaio di gruppi in tutta Italia. La ficata è che nessuna delle migliaia di persone che ha assistito a quei concerti, dal vivo in tutte le regioni d'Italia (tranne le isole e 1 altro paio) o in televisione, per tutti quegli anni, nessuna di quelle persone che hanno chiesto autografi o eretto fancleb o si sono vestite delle nostre magliette, nessuna dico nessuna sospetta minimamente che quel gruppo è esistito solo perché nelle mie fantasie di quando correvo per dimagrire doveva venirmi a vedere e finalmente prendere l'iniziativa di parlarmi la Ragazzina dai Capelli Rossi. Neanche la Ragazzina dai Capelli Rossi. Alla fine addirittura le sue amiche costituirono il primo fan club di tanti che ebbimo o avemmo, scegli tu. Ma neanche ciò mi fu di sprone per rivolgerle la parola. Anche questa sarebbe bella, da raccontare. Un giorno.

Parallelamente, verso la fine, frequento Composizione Sperimentale al Conservatorio di Bari. Dissemino majuscole x farti capire che la cosa si fa seria. Per l'unica volta della mia vita eccello in qualcosa. Mi piace studiare, incredibile. Anche stili come quelli del '900 storico e delle avanguardie più tardone, i cui parti creativi non ascolterei mai di mia spontanea volontà (e infatti, non l'ho mai fatto), a meno che non passino per caso in certi film di Kubrik. Ciononostante, sono belle storie di voti massimi e anni saltati in abbreviazioni di corso conquistate sul campo. Una ficata, vado a Bari 1 volta ogni 2-3 settimane per due giorni, dormo in certi alberghi squallidi spacciandomi per insegnante del conservatorio per ottenerne lo sconto conseguente, mangio ottimo pesce a prezzi stracciati, sono circondato da persone che parlano come Lino Banfi (extrasensoriale l'esperienza di trovare bella una ragazza che parla come Lino Banfi), non dormo per studiare, faccio gli esami in clausura, segregato in una cella chiusa a chiave per ore e ore nutrendomi solo di sigarette fumate di nascosto (le + buone, il 'di nascosto' è la spezia + aromatica). A 29 anni entro in un conservatorio da studente, per la prima volta per frequentarne lezioni e non per sostenerci esami da privatista. Il rumore che si sente costantemente avvicinandosi a questo brodo primordiale di studenti e insegnanti di tutti gli strumenti musicali possibili è quello di un circo che cade ininterrottamente dalle scale. Bellissimi ricordi. Solo che in prossimità del compimento medio il mio insegnante si scoccia di insegnare. Colui che era il mio modello. Prima m'isinculava, se non studiavo. Diceva “Che ci sei venuto a fare a Bari questa settimana se non hai studiato niente?”, e io grugnivo a me stesso la mia futura rivincita della settimana dopo, che infatti arrivava. Quello a cui più devo probabilmente la scelta fatta a 26 anni di una vita professionale magari bellissima rispetto a una sicuramente orrida (almeno per me) da scarso ingegnere. Continuo per un altro anno e mezzo, ma vado avanti solo in Lettura della Partitura (argh) e Storia della Musica (bleah). Accanno, dio sventrato sul molo colle targhe automobilistiche nello stomaco. Ancora mi viene l'angoscia, se penso a quanto mi piaceva (ma tanto ora l'angoscia mi viene per 1 sacco di cose).

Ma io mi chiedo, macheccazzo te ne sarà fregato mai di tutto questo. Possibile che sei arrivato fino a qui? Aò se stai a leggere vuol dire che è possibile. Madonna me so rotto li cojoni pure io.

Riposiamoci un po' tutti&2.


Primo, tanto per essere chiari, è evidente per tutti tranne che per te che la cosa all'inizio di 'mannaggia Madre pio, la moglie di ecc.' mica lavevo detta mentre leggevo il giornaletto. Lò detta veramente, e pure all'impronta; ma vatti a ricordare quando. Era fiction, testone, poi ti pare che all'età mia ancora leggo i giornaletti? semmai al limite 'rileggo' 'talvolta' 'alcuni' giornaletti.

Comunque la storia finisce ai giorni nostri. Provo a fare del pezziproprying di gruppo, ma sono discussioni chilometriche per produrre pochi pezzi che non interessano a nessuno. Ad esempio, scrivo un pezzo ispirato alla persona con cui sto insieme da anni, nonché la stessa con cui convivo. Lo arrangio, lo registro, lo canto colla mia voce da ciccione che non mi è mai riuscito di dimagrire. Glielo faccio sentire col cuore in mano. Si chiama Occhi, la canzone dico, non la persona, testa di cazzo, non scherzare su questioni che fra un attimo si stanno per rivelare così drammatiche. Io la trovo molto toccante (sempre la canzone), forse anche bella (idem). Lei (la ragazza, stavolta) a stento commenta qualcosa, e dopo 3 mesi mi lascia. Colla mia usuale reattività non mi faccio venire il dubbio se sia il caso di continuare a investire quantità sproporzionate di tempo, €cu & energie in questo folle progetto. Non prima di altri 4 anni.

La Musica. Quanto può essere orribile La Musica. Poco altro può essere orribile così. Il lavoro in banca no, ad esempio. Magari non conosce mai grossi picchi di esaltazione, ma certo non può mai essere così orribile. Eppure ciavrò le pigne in testa ma sta mignotta di Musica aò, ancora non riesco a liberarmene completamente. Sto da un mese in montagna, non mi sono portato niente per ascoltarla. Non ci avrei mai creduto ma sto a sbroccà. L'unica cosa per cui non vedo l'ora di tornare a Roma è sentire la musica che ciò lì. Addirittura, poterne inventare un po' ludicamente sotto forma di uni & zeri non mi dispiacerebbe.
Allora, allora mi chiedo (formula di chiara derivazione biblica): macheccazzo di motivo c'è sotto questa ottusità? Che è, pigrizia di mollare completamente un mezzo di comunicazione (e per me comunicare è fonte di grande ansietà) racimolato sin da piccolo? Pitoccaggine, quindi? Il fatto che ciò non l'occhio assoluto, o il naso assoluto, o la lingua assoluta, ma 1 certo tipo di arecchiabsolùtely? tipo che 'non si butta niente'? Certo, questo tipo di recchia più tutte le lezioni prese sin da piccino mi faranno passare i guai all'ultimo quadro, quello col Mostro Finale. Se era vera la Parabola dei Copechi soccàzzi ma ciò già pronta la scusa:”A giesù mavévi fatto i pantaloni colle tasche finte”.

No, no. Qui c'è sotto qualcosa di grosso. Bisogna rifletterci x bene, e seriamente. Non è che i dinosauri si estinguono e le scimmie no e noi possiamo capirci qualcosa ridendoci su. Ci vuole non l'umorismo, ma la Scienza, Come Lamarck, che diceva che alle giraffe si è allungato il collo perché volevano raggiungere le foglie più alte e poi hanno trasmesso questo carattere ai discendenti. Idea del cazzo, perché per restare in tema a quest'ora ciavevamo i piselli lunghi venti metri, altro che mail che iniziano per sex pills. Poi c'è Darwin che sgama; la ficata è che i brigantini su cui s'imbarca si chiamano Erebus (che vuol dire Tenebre o Regno dei morti) e Terror (che vuol dire che se te lo devo dire io sei stupido). E infatti di lì in poi la chiesa si caga sotto dalla paura il suo stesso oscurantismo, e fuori come sempre dal vasetto, per quello che Darwin scopre.

La mia divaghézza è veramente peculiare. Mi stavo a fare una domanda che probabilmente portava ai Grandi Temi e infatti sono arrivato ai Grandi Temi, ma altri. Sono andato fuori Grandi Temi. Chissà con che acciecante colore di matita si segna un così Grande Errore. Il fatto è che tutte le strade mi portano a un tipo di divismo porcino, che nella mia testa è la peggiore delle piante infestanti. A mio modo sono molto religioso.

La domanda era: perché con tutti i calci presi, per quanto la musica oggi mi metta una paura ma una paura!, ancora l'istessa musica mi attizza? Perché ancora verso nell'isteresi della musica? perché tutto questo isterismo per questa arte che mi è stata così spesso costosa e poco amichevole puttana?
La risposta è facilissima. Ad arrivare a farmi questa domanda ciò messo 37 anni ma alla risposta 5 minuti. Non aspettarti niente di spiritoso, che se ancora non l'hai capito io sono sempre serissimo in quello che dico, sei tu che ciai sempre voglia di ridere come uno studentello delle medie prima di accorgersi che la vita ha iniziato di brutto a prenderlo a schiaffi e non la smetterà mai più.
La risposta è seria e definitiva. Anzi, direi ineluttabile. Come quegli oggetti con un peso nel baricentro, che per quanto scuoti non possono cascare mai, si rimettono in piedi strumpallazzando.


Solo che non mi va di dirtela così, in forma di pappapronta. Guarda che portarti a questa domanda è stato faticoso ed era una trappola, tiò fatto credere che stavi spiando i cazzi miei e se sei arrivato sin qui era solo perché prima non lo sapevo ma ora sì: volevo migliorarti. Darti la tua risposta a questa mia domanda vedrai che ti migliorerà. Ti ho sottoposto a una vecchia terapia di tipo maieutico, gratis. Ora, mentre la tua stanchezza di Arrivatore Sin Qui ti fa rivalutare l'azione mortificante della cicuta, alla risposta ci arrivi te. Io ho fatto il lavoro più grosso.

Ti lascio qui colla faccia da fesso, io mi vado a ficcà nell'Iperuranio.




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