giovedì 22 luglio 2010

Teorema.



Facciamo un gioco.

Io, che sono sempre così logorroico, ti voglio dimostrare una cosa.

Però tu hai fatto tue un mucchio di idee arbitrarie tanto per darti un tono, e adesso le difendi collo stesso accanimento con cui 1 contadino abbruzzese cercherà sempre di spostare un po' più in là i paletti del suo orto, nella nobile urgenza di usucapire le cose che lo circondano.

Quindi scusami sai, ma la prendo un po' alla lontana.

~~~



Ti sottopongo un testo. Tentiamone insieme un'analisi. Ti va?
Non udendo risposta vado.

Procederò numeroelencandone le frasi, e intercalandole con delle brevi osservazioni.



1) Ave Maria

dall'imperativo latino (h)ave del verbo "avere", nel senso di abbi buone cose.
Un po' come dire “Bella [sorte] pe tte, Marì”.



2) piena di grazia

sì ok, perché no



3) il signore è con te

veniamo al dunque, “to the point”, direbbero nelle Americhe aL Riccioletto;



4) tu sei benedetta fra le donne

il che sembra preludere alla proposta d'acquisto di una bella collezione di tomi enciclopedici, da acquistarsi in comode rate pluriennali



5) e benedetto il frutto del seno tuo Gesù.
Ciò che sembra preparare un climax erotico (“seno”), introduce invece un personaggio famoso.



6) Santa Maria

altro personaggio famoso? Si cita un noto attore cinematografico contemporaneo, ma staccato; nel frattempo la tensione spirituale sale.



7) madre di Dio

Alea iacta est: il “matronimico” declina le reali generalità dell'oggetto dell'invocazione.
Viene usata una tecnica spietata ma efficace: la celebrazione di Una avviene attraverso la degradazione delle Altre. Tutte le altre Marie compiaciutesi sinora fanno 1 passo indietro mogie mogie, e rientrano nella mediocrità di una vita in cui mai sapranno generare una prole dotata quanto questo “Dio” (come egli stesso amerà farsi chiamare dagli amici e dalle prostitute che redimerà attraverso varie procedure).



8) prega per noi peccatori


Ecco a cosa mira il latore della presente. La sua opera si rivela essere una cauta lettera di raccomandazione. Solo in chiusura, dopo aver riconosciuto l'autorità del destinatario, costui si permette di avanzare richieste.
Di cui peraltro viene surrettiziamente sminuita l'entità. Si chiede alla “madre di Dio” di “pregare”, cioè di chiedere vantaggi per il mittente, intercedendo presso il di lei figlio. È evidente come il parlante, rivelando un vena autenticamente ruffiana, ne abbia testé sottolineato l'ascendente genitoriale, e speri di veder realizzati i propri desideri da quel figlio ognipotente, invocando la materna minaccia di una riduzione della paghetta settimanale o di essere mandato a letto senza cena.
Da rilevare come quello che si rivela essere il kernel testuale sia preceduto da lunghe formule di saluto dalla valenza chiaramente adulatoria. Alcuni commentatori ne sottolineano inoltre la funzione magica e litanica, pari a quella di un mantra o dello stesso Rosario.
Il “noi” è da leggersi come plurale maiestatico, o meglio ancora come tentativo di farsi portavoce di una comunità adorante, e in quanto tale costituisce l'ennesima manifestazione di viltà.


9) adesso e nell'ora della nostra morte

 
l'invocazione termina colle circostanze della richiesta, pretendendo un esito dalla durata indefinita che potrebbe rivelarsi consistente. Nelle speranze del parlante, “adesso” vorrebbe estendersi sino all'“ora della nostra morte”, sottovalutando il rischio di suscitare nel destinatario (la cui prole, ribadiamolo, si vuole ognipotente) una noia mortale letteralmente, e vedere così i due istanti temporali drammaticamente riavvicinati.



10) amen.

letteralm. “sia così”. Vi si scorge un possibile indignazione, qualora una così ben formulata invocazione non venga smaltita con buon esito, e al contempo incredulità (“speriamo che ci caschi”).


~~~



Scusami del tedio che ti ho procurato. Dev'essere dura esser trascinati in un'analisi testuale in una notte estiva tanto calva e umida. Ma “un bel gioco non può durare poco” (cito a braccio da una mia canzone, che devo aver pur scritto da qualche parte), e anche a spiegare le regole di una cosa semplice come Nascondino Ketty Kredy, mica si fa tanto prima (fino a quanto si deve contare, e con quale scansione metronomica? in quale modo ci si assicura che chi si acceca non possa realm. vedere? qual è il perimetro entro cui vale nascondersi? ci si può appostare dietro chi si acceca o dietro la sede del suo acceccarsi e "fare tana" non appena sia finita la conta?)
A meno che tu non fossi uno di quei disgraziati che giocava facile & noncurante.

Comunque dai, se più o meno convieni anche tu sui dieci punti suesposti abbiamo quasi finito.

Fra parentesi, detto in $oldoni: non sembra anche a te un tantino ingenua, questa preghierina? rivolgersi in modo tanto querulo a un personaggio che i più vogliono di fantasia? si aspetta davvero, lo sfortunato postulante, di essere esaudito?
 
Non varrebbe la pena scegliere a caso da un elenco di potenti della terra, dai per gioco, prendiamone uno che va per la maggiore; Silvio Berlusconi?

Dai, ma dimmi la verità: tu porresti più speranze nella preghiera di cui sopra, o nel parallalismo giocoso che adesso ti propongo:

1) Grande Silvio
2) generoso con gli amici
3) gli italiani hanno scelto te
4) tu detieni il potere, nonché il fascino che ne consegue
5) perché sei furbo, brillante e chiaro quando parli.

6) Potente Silvio
7) unto da dio
8) facci fare uno stagino in una delle tue aziende private o pubbliche
9) entrando in vigore la ns. richiesta da adesso al conseguimento dell'età pensionabile (perifrasi per "ora della ns. morte", ndr)
10) mi raccomando.

 ?


~~~



È del tutto comprovabile che esista Silvio Berlusconi. Che sia allegro, ottimista, scaltro, potente. Che sia inoltre un fiero anticomunista, cosa che a una grossa parte dell'elettorato fa sempre un bell'effetto. Che su di lui l'adulazione faccia una presa ben maggiore, rispetto a una che su un piano scientifico neanche esiste.

Dal che si evince che, rispetto alLa madonna, Silvio Berlusconi è oggettivam. di gran lunga più adorabile.

Questo è il mio teorema, e ho detto tutto.


sabato 17 luglio 2010

dio li fa e poi li accoppa.


Ahahah, chette possino caricatte: se al post di prima non volevo fare quello che vede un potenziale Speaker's Corner in ogni dominio gratis del web, ora invece eccomi qua a illuminarti sulle tue iterative vicissitudini.

Mi chiedi il perché di questo improvviso voltafaccia? non saprei. Era 1 po' che ti vedevo rabbujato dallo sbattere le corna sempre sullo stesso luogo. A proposito: tu la sai, la semiotica delle Corna? quelle di quando si vuole insinuare a qualcuno di essere 1 po' Cornuto?







Dicono che c'era come una leggenda. Tipo il padre di quello che poi diventerà Il Minotauro chiede a 1 dio dei tanti che giravano all'epoca di mandargli 1 toro fichissimo per non so più quale concorso di tori. Sembra incredibile ma quando di dèi ce n'era a josa, pur non mancando competizioni a chi fosse il più puzzone, quasi mai quei dèi erano rognosi quanto quel sozzo Babau il cui figlio sembra sia invulnerabile alle croci. Tanto è vero che quel dio quel toro fichissimo a quel re glielo dà quasi subito.
Ed è fichissimo per davvero!

Tanto che quel padre di successivi minotauri (ah! che poi era tipo il re forse di Creta? forse di Micene? o di Focene?), stravince coccquel toro il concorso di bellezza taurina. Però poi non ha più il cuore di sacrificarglielo, contravvenendo agli accordi preventivi che ciò prevedevano. Ora per inciso io mi chiedo: non poteva quel dio crearsi 1 bel toro di sana pianta e sacrificarselo da sé? che bisogno aveva di un intermediario, per di più regale? non poteva accontentarsi di far fare 100 flessioni a Tarquinio il Superbo o giocare allo Schiaffo del Soldato con Romolo Augustolo? Va aggiunto che dio solo sa (in una caleidoscopica procedura ricorsiva) come gli dèi vanno in brodi di giuggiole quando gli si sacrificano le cose salvo quando siano scrause (chiedi a Caino). E allora quel dio ci va in puzza, ma di brutto proprio, perché sta' a sentire cosa gli combina adesso, a quel re di Miccette.
Gli fa innamorare la moglie-regina del toro fichissimo!

Oramai, essa concupisce solo quel tipo di ingroppamento, e tu prova a immaginare i complessi che possono venirti quando la nerchia ti entra in competizione con quella di un toro perdipiù fichissimo.
Niente da fare: "peccquanto quell'imbranato di mio marito non detenga in giardino nessuna pianta dell'omonima erba, io vojo, vojo! èsse sdrumata da quel muccone ganzissimo", oppure "andatevene tutti affanculaccio & lasciatemi sola coccquel vacco da paura", e così via. Al punto che costringe uno dei suoi ingegneri personali a fargli un esoscheletro vaccino di chissacquale materiale biodegradato retrogrado & stantio. Tu pensa: schivi  cancellinate & versioni di greco x tutto il liceo per poi immatricolarti a una facoltà che ti impara x filo & x segno il design dei microchips chepperò purtroppo si svolge solo nella Silicon Valley quando tu invece abiti, dicevi, a Focene? brrr – e che fine fai? o finisci a fare il programmatore sgomitante coi 18enni che d'allalto dei loro diplomi di Perizia Informatica ne sanno molte più di te; oppure, sessei uno di quelli che si svegliava ogni santo giorno alle 4 a.m. per prendere il posto davanti e vederci qualcosa a lezione per potersi laureare in corso coccientodieci&lode, insomma sessei 1 di quelli diciamo proprio bravini, allora ti pigliano le regine come loro pers. ing. a fabbricargli vacconi di fango per le loro tauromachie (“ma caVo, me lo faccia ben + profondo & largo quel condotto vaginale, ma non ha visto la possenza del mio prossimo amante? (ammiccando) vuole forse toccare con mano anche lei? macchentelaricordipiù Meccanica Razionale?”).

Adesso. Indovina un po' fra 9 mesi che si piscerà via dalla cloaca quella povera donna, vittima del Fato? ti ricordi sì, di chi era padre quel povero vincitore di concorsi agricoli?
~~~

Attraverso questa storia io ti voglio trasmettere  diverse lez. di vita, che adesso ti riassumo:

A) gli dei, qualora essi si pregino di esistere e tu gli sacrifichi cose rinunciabili, ti possono procurare tante di quelle rogne che è meglio lasciar perdere;

B) accanna co ingegneria il prima possibbile;

C) quando ti fanno le corna è segno che la vulgata ti vuole coniugato a una layda giovenca ipersensibile alla ficaggine di cierti tori.

D) non ti ci mettere mai, con un potenziale Creativo di nerchie tanto maggiori.


Nel frattempo stavo ascoltando La pennichella di Ninomanfredi, celeberrima sigla di una vecchissima Domenica in, ed è strano come sia lei sia Cicciottella di Lorettagoggi, pezzi contemporanei a 1 periodo conclamatamente meraviglioso, condividano la meraviglia di uno stesso passaggio armonico. Un accordo maggiore, poi modalmente un altro sul II grado della scala con sotto lo stesso pedale di tonica. Quando nel Pop l'armonia modale al giorno d'oggi si è, ahimé purtroppo, praticam. estinta.



Ma tu, dove vuoi andare a parare, con tutti questi giri di parole? non avevi detto che ciavevi chissacquale verità grossissima da farti raccontare da me? non sai più che dire, eh. Fa niente, ti ajuto io.
Sto facendo l'oscuro. Non sei tu, per questa volta, a essere duro di comprendonio. Sono io che sono oscuro, come infatti si addice a un degno oracolo. E ti addice pure bene che io non sia la Sfinge di una volta, che quella quando non gli risolvevi l'indovinello usciva fuori dalla Settimana Enigmistica e ti mangiava.

Ma comunque anche con me non si scherza. Non +, o xlo-, sempre -'s (cioè “D -” detto in Genitivo Sassone, ci sai fà, tu, a Genitivi Sassoni?).
Se io vengo raggiunto da 1 illuminazione e graziosamente con te la condivido, è quanto- giusto che stecchiamo la bolletta.

Quindi, piglia carta & penna e scriviti la mia ultima, fondamentale, verità; quella che volevo dirti sin dall'inizio.

~~~

Le  donne sono affette dal Patriottismo;
gli uomini dal Matriottismo.

Questo genera la maggior parte degli orrori del rapporto di coppia.

Quelle fanno scontare al compagno ogni Patria deficienza,
sgomentandolo per l'ingiustizia della pena.

Questi cercano nella compagna le Matrie consuetudini,
e non trovandole covano rancore.

È tutta una questione di cordoglio ombelicale.

~~~

Non pensare che il mio attuale ascoltare l'incanto portentoso dei Super Furry Animals mi distolga dai tuoi compiti. Hai scritto? Rileggi. O mi stai prendendo per il culo? perché qui ci sono solo io, non c'è nessun altro, qui.

giovedì 15 luglio 2010

La Crisi.

Certe volte ci sono di quei meccanismi perversi che, dio sicofante, ti lasciano veramente lì coll'amaro in bocca.

Prendi Morgan.

Adesso immagino che a qualsiasi esemplare di mammoccio colla tivù accesa faccia fico dirne pest&corna in comitiva, un po' come quando noialtri piccini si denigrava la Powerness  sanremese di Albano&Romina. Ricordo ancora quando la prestigiosa coppia di tanti omonimi Balli dall'alto di un titolo eighty del Corrieredellosport  tuonava “Siamo Verona e Udinese della canzone”, brr. Non so se tu ti ricordi, laido mammoccetto, ma quel Verona dello scudetto aveva Briegel in difesa e al centro dell'attacco Elkjaer, capace di segnare un gol senza una scarpa. Quanto all'Udinese, essa ciaveva Arthur Coimbra detto Zico.
Adesso nell'immaginario collettivo, a quest'ora tutto ben mammocciato dalla tivì, Morgan sta bello crucifesso su di un cristallo di coccoina tra il ladrone buono e quello cattivo, cioè la carta d'identità ben plastificata di Simonaventura e quell'altra Vittoriosgarba di cui pretendo di continuare a non ricordare il nome.


Ma io in questo momento ho appena risentito La Crisi, checcazzo ne sai tu.

Mi stavo preparando la musica delle vacanze, funkettoni da inseguimento per quando in preda all'euforia si va al mare, bossevecchi&nuove per quando da lì si ritorna, un terzo folderone ripieno di chicche '70-'80 ma non di quelle che copiaincollano in qualsivoglia discoteca rock (aribrrr). Beh, quest'estate si sentono pure i Bluvertigo.

Ora sto bei pezzi avanti alLa Crisi, sempre sullo stesso disco (Zero). Scorrono belle fotografie veriste, bei squarci di verità insomma. Arrangiamenti veramente originali, sontuoso imprinting degli anni novanta. La prima volta che ho ascoltato Metallo non metallo era sul furgone verso Savona, mentre andavamo a suonare. Mi incuriosisce, mi affascina, mi strega. Però devo serbare la mia inespressione poiché messo nel lettore cd da uno con cui da un bel po' non vado più d'accordo, tantevvero che dopo qualche tempo mi denuncerà per uso di nome inventato da me. Poi la ragazza dell'agenzia che si occupa del nostro management, milanese e coetanea di Morgan, di lui ci dice che prima di intraprendere la fama  ciaveva sempre le unghie sporche e si atteggiava tantissimo a rtista. Però già si vedeva che lo era veramente.

Ma se continuo così, mi sembro uno che cià il blog per dire la sua ad altri che evidentemente la schivano accuratamente già fuori dal blog. “La mia” non è che meriti più delle “altri's”. Quello che a questo punto inizia a farmi venire l'ansia è: ma quando arriva la parte autoreferenziale, autoerogena, autoerotica?

Dicevo prima che in qualche modo, arf arf, ho superato La Crisi. Detta così mi fa na cifra ride, ma shhh!  qui nun c'è gnente da ride [cit].
La Crisi è un pezzo superiore. Gli accordi utilizzati, ad esempio; fa sempre un bell'effetto quando la VII > volge alla VII < per andare poi a parare su di un altro <, quello della sottodominante. Ma la melodia, i cori, l'arrangiamento così asettico & digitale. E
xlamadonna, il testo!
 
Quel concetto l'avevo saputo da ben prima di quel pezzo. “Crisi” un tempo voleva dire “cambiamento”, passaggio improvviso tra due stati diversissimi, non necessariamente in peggio. Ora invece è diventata una parola da telegiornale. Porcaccio dio blasfemo, spero proprio di non diventare mai una “parola da telegiornale”. Pensa se lo fossero le bestemmie, “parole da telegiornale”. Avrei perso un sacco di tempo, madonna frigida solo a parole. Ma la mia fortuna è stare in un paese fatto a forma di stivale, che ha come precipua sorgente della sua puzza di piedi il Vaticaccio. E i malvagi abitatori del Vaticaccio, i Vaticacci, ci usano l'accortezza di incarcerarci, a noi che propendiamo per la viltà divina. Mentre
a nnichilirci basterebbe metterci tranquillamente in bocca a Fede. Brr: in bocca a Fede. Non posso pensarci,  né in senso pokeristico né in senso teologale.

“Crisi” può voler dire pure “rinascita”. Storie di farfalle che escono dal bozzolo ecc.
Mi è finita “La Crisi”? macché. Finirà mai?
Chissà.


martedì 13 luglio 2010

Of our elaborate plans, the end.


Siamo come i bambini. Vogliamo vivere avventure, scovare misteri. Solo che i bambini accettano ogni qual cosa li emozioni; noi abbiamo bisogno di un chaperon razionale. Senò, niente emozioni per noi, grazie. Sciocco tu ad averci provato, con me che sono così furbo. I bambini sono sempre pronti alla favola, noi preferiamo occuparci di cose serie come costruire le nostre personali routine.
Quanto mi dà fastidio quando manco sono finiti i titoli di coda e mi chiedono “allora? che dici? sbrigati perlamadonna, hai pochissimo tempo per dire la cosa intelligente che ci si aspetta da uno che vorrebbe passare per sveglio”. Mentre io vorrei solo godermi le mie emozioni, se ne ho. Ero andato lì apposta per averne. Poi si può innescare il prossimo livello, quello razionale, e iniziare a nalizzare, verificare, catalogare.  Anche questo è divertente. È un cerimoniale ludico, un rito. Come un tempo le femmine giocavano a Mamma&figlia (cosa del tutto incomprensibile) e i maschi con le macchinine (ora sì che ci siamo); così adesso una cosa divertente, in un secondo momento, può essere prolungare l'orgasmo nella razionalizzazione. A capirlo, l'ho capito; solo che non mi riesce granché applicare il concetto in tutti i contesti.



La notte, o meglio la mattina presta in cui ho finito di vedere l'ultima puntata di Lost ero più sconvolto di quanto mi accorgessi. Sono andato a letto, ho messo a '3' il ventilatore sul soffitto. Come d'inconsueto, ho spento quasi subito la luce. Invece di leggere per ore, ho giusto gironzolato per qualche minuto su internet (ci vado pure a letto con internet, “Vuoi tu, baldo pelato, prendere in moglie Internet, nella buona e nella cattiva connessione?” “Sì. Lo voglio.”). Poi ho spento, e mi sono addormentato quasi subito.
Qualche ora dopo, già cinguettavano gli orridi uccellini mattutini che mi affliggono il fuso orario d'estate, ho avuto freddo, e mi sono ficcato sotto il piumone che ancora mi giace affianco, pigro più di me, nonostante l'umido luglio assassino.
Mi sembrava di dormire da solo, all'aperto. Come se fossi in mezzo ai giunchi di Jack. Che vergogna, avrei sperato fossero meno banali, le mie suggestioni. Avevo bisogno di un riparo. Capivo che era una specie di sogno, e che coprirmi col piumone per quanto assonnato fossi poteva imbarazzarmi. Ma facendolo stavo meglio.

È incredibile quanto anche a livello inconscio fossi impressionato. È finito, le peripezie sono finite, nell'unico modo che ci sia dato per farci finire le cose. Mille peripezie, una e una sola possibile conclusione. Altro che cento: eterni anni di chiassosa solitudine. Che con tutto l'eccesso di entropia prodotta, finisce anche stavolta. È finito, e io li rivorrei subito. Come una bimbetta vorrebbe indietro la bambola, se gliela levassero. La bambola sta lì, e la sua immutabilità serve da consolazione quando non si capiscono le cose. Allo stesso modo, quei personaggi servono a illudere che tutto si possa controllare, provando e riprovando, fuggendo le routine, vivendo speciali, piegando gli eventi o autodisciplinandosi, attraversando rivoluzioni o cambiando sfumature. Alla ricerca, mica di molto; di un senso? di uno scopo? di una spiegazione? di una rivincita? Questo li muoveva, questo ci muove. E ora che è finito, nell'unico modo, l'unico modo! in cui le cose ci finiscono, sento freddo. Ho bisogno di un riparo. Anche uno effimero e fastidioso come un piumone d'estate.

 

Centinaia di anni di solitudine. È incredibile come le cose più brutte possano essere così belle. È incredibile come le cose più belle possano essere tanto brutte.
 
No safety or surprise.
 
Qui una bestemmia ci starebbe bene.

giovedì 1 luglio 2010

Minima immoralia.


Avevo tante cose da fare, ma poi la morte di Taricone mi ha molto preso.

No dai, scherzo. Anzi mi fa ridere questo occuparsi di un fenomeno preponderante quale La Morte attraverso la celebrazione delle sue vittime più famose, ancorché sconosciute. È come se, d'innanzi al Nome, si stipulasse il patto di finalmente rompere quest'assurda omertà sulLa Morte.
Omertà che non mi stupirà mai abbastanza. È scandalosa, questa Morte. Quindi capisco che sia frustrante, qualora occorra, non poter dire al prox. “Ohilà, mi è appena morto il padre e non riesco a pensare ad altro; ma che, ti andrebbe di secernermi all'incanto qualche mg. della tua migliore empatia?”.
Anche perché il rischio è quello di sentirsi dire "ma che sei matto? 'un ciò miha la testa, sto attraversando un periodo di permanenza in vita del padre".



Invece con Taricone è tutt'un altro pajo di maniche.


- Oddio no: leggo qui che è morto Taricone.

- Ma chi, l'omonimo concorrente del I Grande Fardello?

- Inutile star qui a specificare: questo lo conosciamo tutti, a differenza del mio testé defunto padre. Ora, visto che anche tu avrai i tuoi cari estinti ancora non elaborati, ma che ti andrebbe di celebrare assieme 1 bel transfert psicologico?

- Ma sì, che bello, era ora che la sorte infame ci regalasse meccanismi siffatti.”



Quanto al mio complesso rapporto con Taricone, ti basti sapere che una volta a Bari sul mio libro preferito a pari merito con altre meraviglie quali In nome della rosa e Il pendolo di Focò, entrambi di quel bravo cattedratico; o Q di quell'altezzosissima combriccola che finge di non voler né donne o cavalier né armi né onori; o ancora l'Astoria, il famoso hotel di E. Morante, ecc; insomma sulla copertina di quel libro lì, buttato per terra in cataste innumerevoli impilate in bell'ordine, era apposta la fascetta con su scritto “La vera storia del Grande Fratello”; e questo mi ha fatto desiderare di andare a scaricare dal Mulo tutti gli snuff movies reperibili nella speranza che ve ne fosse qualcuno con dio sbattuto ancora vivo sugli scogli per meglio frollarne le carni limacciose, o con dio eviscerato vivo sul bancone di una pescivendola colla macchina in seconda fila, o cose così. Però, che centr'ava Taricone? L'intensità della mia partecipazione emotiva alle attuali tariconiadi  di massa è pari al dispiacimento per la scomparsa della morte per l'essere umano X che sta morendo in questo momento, o in quest'altro momento, Eccosivvia.


In realtà mi è finita la scuola da meno di 24h, ed è già tutto un gran mulinare di mari e puntate vecchi&nuove di Lost. Tutte cose estremamente estasianti, estive e-statiche, che hanno il gran vantaggio di avere i piedi ben piantati per terra, non come certi paracadute che poi non si aprono.

Cose che, per farti capire quanto mi sono follemente care, equivalgono alla gioja di poggiare i piedi su una pelle di dio ben conciata, al risveglio mattutino in una calda baita di Tontagna.
Per pelle 'ben conciata' si intende una di quelle dove si prende l'Animale ancora ben vivo e lo si scuoja piano piano col coltellino poco affilato.
Paperblog