domenica 23 novembre 2008

Il dilemma del prigioniero.

Oggi ero sul Raccordo quello Grande & Anulare, tornante a casa da una ghiotta spesa di mutande di Intimissimi, un libro di Andreapazienza e 1 di Primo Levi + due ciabatte imbottite della North Face che renderanno più di tendenza le mie solitudini. Dopo settimane di austerity continuavano infatti i festeggiamenti per la Riscossione del Primo Stipendio dell'A.A. 2008/09.
Nello stereo i Perigeo, Torre del lago e poi Via con Beato Angelico. Quindi capisci bene che ero incline alle riflessioni. Da destra in quel momento si estroflette uno stormo di volatili. Sai, quelli che tuttinsieme prendono le forme di qualcosa. Che pulsa, organico, comprime e spande i suoi interstizi.
Lo credi giocare perché non ti sembra vero di poter proiettare su qualcosa i tuoi desideri inconsci, specie quelli più difficili da vedere 1 giorno realizzati.
Invece sai che fa? te lo dico io, perché per una volta c'erano le condizioni emotive per favorire il ricordo di qualcosa che avevo letto chissà dove.

Dice che i banchi di spinarelli, gli stormi di uccelli, i branchi di gazzelle, corrono-volano-nuotano-strisciano tuttinsieme (come sa chi da piccolo gli compravano enciclopedie di Topolino o vinceva costose partecipazioni su emittenti televisive locali) per un preciso motivo. Che non è ludico manco un po', anzi; infatti lo fanno nel tentativo di scampare alla morte. Ciai presente forse qualcosa di meno ludico? Prova a immaginarti te stesso, se ci riesci, mentre con uno dei tuoi trucchi tenti di scampare alla morte. Fatto? Ora ricordati te che giochi, una qualsiasi volta di te mentre giochi. Fatto?
Diverso, eh.

E come si svolge, come si svolge questo tentativo di scampare alla morte?
Ma niente, ti metti te & 1 altro milione a mangiare, ballare, urlare a skuarciagola (fico Skuarciagola come nome di 1 gruppo), cantare. Tutti insieme, rassicurati da quel milione di posti di lavoro promesso che oramai sarà imminente. Tutti a fare la stessa cosa qualsiasi, tutti nello stesso momento. Ognuno svolge la sua, solo vagamente consapevole che sta capitando lo stesso al milione di esemplari circostanti. Pensa il casino.
In questo kasino succede una cosa strana. La Morte, nella persona episodica deL Predatore, ti vede come una Massa Informe. Informe ma perlamadònna immensa, molto più immensa dei suoi artigli/zanne/falci/scacchiere bergmaniane. Quindi, povero Predatore Mortifero, si sgomenta.
Se invece non si sgomenta perché è del tipo poco fantasioso, lo vedi partire in quarta verso il tuo milione interatomico di colleghi, puntandone singolarmente i nuclei. Che ti frega, però. Sai bene che infatti quello sovente cià la vista di Lembo Kid quando si tratta di puntare 1 singola preda, ma finché non la punta lo sciocco vede solo Kriptonite. Fluttua please, continua a fluttuare come l'insensato che sei, che per un po' gli rimandi il pasto.

Fico eh. Forse pure tu per lo stupore ciai la bocca aperta (io ce l'avevo mentre scrivevo, pur avendo già un'idea, per quanto vaga, di ciò che stavo per scrivere). Quindi chiudila per cortesia che non sta bene. Mentre esegui ti rimarco un punto che non credo che le tue latenze temporali ti abbiano ancora permesso di cogliere. La domanda è: 'Nella figura informe, chi occupa le posizioni periferiche, che sono evidentemente le più pericolose? e soprattutto, perché?'



Riapri per lo stupore quella boccaccia e poi richiudila, per poi non permetterti mai più. Non davanti a me, che mi fa schifo a meno che sei femmina decente e ti vedo la lingua. È infatti evidente - che peccato non poter garantire praticamente mai per l'acume del proprio lettore – che chi occupa il centro è l'esemplare più sicuro della propria sopravvivenza. Chi no, no. Tu dirai “bello stronzo, 'chi no': cosa aspetta a convergere”, tradendo così la tua appartenenza al genere di persone di cui disfarsi sarebbe bellissimo. Dirò solamente: checcazzo ci fa qui uno come te con in onda così tante repliche notturne del tg4 da visionare?
Dici che non hai detto niente, e sostieni che non è per lentezza di procedere mentale ma per buona educazione civica? Mah, mica lo so se ti salvi; non sarai mica 1 po' fesso? possibile che l'idea manco tià sfiorato? 'Mazza, spero di non dovermi mai trovare con un compagno di avventure palloso come te. Ah, ecco dove l'avevo letta. Storie confuse di Teorie del Gioco; infatti, quale comunità ha senz'altro più probabilità di sopravvivenza, tra quella cooperativa e quella scooperativa? quella Consociativa o quella Dissociativa? La risposta esatta, a tutt'oggi, è 'Boh, cosa intendi per comunità? un'entità astratta o gli individui che la compongono? ecc. ecc.', diowrèstler cheppalle.

Come vedi, non c'è soluzione. Gli spinarelli sono pallosi. Gli uccelli singolarmente sono simpaticissimi, ma na caciara collettiva di uccelli Hitchcock cià insegnato di no. Le gazzelle sono fra gli animali per la cui inespressività avere empatia è più difficile. Qualsiasi soluzione all'enigma tu mi offra, ti avverto, mi ti renderà ancora più inviso di quello che potresti già essermi. Anche – e specialmente – se tu l'enigma lo risolvi, perché in questo caso la tua intelligenza, che in altre circostanze da lettore avrei molto ammirato, metterebbe in cattiva luce tutte le volte in cui tiò bistrattato. Quindi fai una cosa, fila via e lasciami andare a prepararmi per il letto con ai piedi le mie misantropissime The North Face imbottite, che quest'episodio mi dimostra per l'ennesima volta come dal consorzio non solo umano non se ne esca se non sconfitti.



Comunque, la cosa delle TheNorthFace imbottite non la potevo fare, in quanto non diegetica. Nel senso che è un pensiero fuori dalla consecutività dei tempi, lo pensavo ora che trascrivo i vecchi pensieri e non mentre quei vecchi pensieri li pensavo sotto al roteare informe d'uccelli, ma non nel senso triviale che starai sogghignando tu. Era una battuta mia, non fingere di vedercelo tu il doppio senso audace perché celò messo io, pezzo di fesso.
Peccato perché poteva essere un ottimo finale d'effetto. Aprivo e chiudevo colle TheNorthFace (oltre a rischiare una sponsorizzazione se ripetevo TheNorthFace 1 altra dozzina di volte); puzzava veramente tanto di programmaticità d'intenti, mentre invece era solo una sculata come spesso già capitatomi. Quindi per onestà intellettuale riprendo il flusso di pensieri là dove l'avevo interrotto. Concedimi solo un'ultima divagazione: non sarebbe fantastico se dio si rompesse il femore? All'età che ciavrà a quest'ora non gli si risalda più e poi è tutto in discesa, diventa questione di attimi come ci insegnano i nostri parenti più anziani ormai defunti. Forse riusciremmo a levarcelo dalle palle e a sposare tuttiquanti Lamadonna, che sarebbe un tripudio edipico di massa. Vabè.

Ahò, insomma la questione è: lo spinarello è scandinavo, la vecchietta che sgattàjola dalla fila è partenopea. Ma il punto più alto dell'evoluzione qual è? la collaborazionistica ottusità spinarella o la verve odiosa della vecchiaccetta? Pare che i libri di biologia, in guisa di agenti provocatori del Darwinismo biologico & sociale, mentre attendono di essere definitivamente revisinonati dalle normative vigenti, diano La Vecchia alla posizione 2.0 della scala evolutiva, mentre Lo Spinarello alla 1.0/1.1 al massimo. Me lo ricordo bene perché quei libri me li sono sciroppati per tutteddùe le estati del liceo, reo dell'abisso che separava la votazione di 5,5/6- dalla sufficienza piena. Altro che femore quel coglione, vorrei intaccarlo personalmente con 1 grattugino da degustatore di Grana. Però allora perché alla vecchiòrrida uno gli darebbe una gomitata sulle gengive, e
invece caccia la lacrima dalla saccoccia lacrimale quando Pieroangela gli serve lo spinarello nella padella del pesce grande? Io chi cazzo sono? Chi cazzo devo essere? Un individuo e stop, o la transustanziazione della collettività? Sono sicuro che cià già pensato qualche cervellone che non ho portato alla maturità e quindi non ciò 1 idea di chi sia. Come pure mi sembra strano che uno qualsiasi di codesti cervelloni abbia potuto dipanare una tale gordiana matassa. Guarda, la mia posizione è questa. Un tempo accettavo l'eventualità di una rischiosa periferia nel timore delle Jesus' Tears. Che paura che avevo, quale cazzo di timore provavo, per l'eventualità di farmi sorgente delle Jesus' Tears coi miei comportamenti scapestrati! Poi, superati certi attimi di sbandamento di cui non ti dirò mai, MAI! perché mai potrei dirtelo, anche grazie a questi sbandamenti erostratiani mi sono riinquadrato alla possibile precettazione periferica per tutta una questione di lealtà & correttezza. Io credo che lealtà & correttezza, se applicato per bene, possa essere 1 trucco più furbo persino di Berlusconi e del Berlusconismo. Che prima si chiamava Forza Italia, adesso Il Popolo delle Libertà, ma i 18 milioni di telespettatori votanti sono trasversali. Quindi mi comporto così, inseguo 1 ideale di comportamenti che sui grandi numeri penso sia la cosa più paracula, per i ritorni personali che esso mi può assicurare. Per quanto mentre sto al volante credendo di comportarmi lealmente & correttamente compio una serie di scelleratezze illegali quali rossi infranti, sorpassi a destra, parcheggi illegali, senza manco accorgermi. Però aspè, i rossi che infrango sono quelli di certi incroci notturni in cui non passa mai nessuno. I sorpassi a destra li faccio solo quando la strada è alm. a 2 corsie e colla linea tratteggiata, può essere pure che si possano fare, non mi ricordo che diceva il libretto della patente, è passato troppo tempo. I parcheggi illegali non sono certo quelli che la gente fa in seconda fila, che se pure qualcuno dice 'tanto ci rimango dentro io, se dà fastidio la sposto' le altre macchine passano a fatica, e perché mai uno dovrebbe faticare per la comodità di uno che a quel punto è uno stronzo.

Però vedi 1) che certo non ciai proprio niente da fare se mi stai nella capoccia a origliare queste insulsaggini 2) che razza di spinarello scandinavo sono, se la mia concezione della legalità me la slabbro addosso alle mie convinzioni bitorzolute? se oggettivizzo la mia morale? ma aspetta, la morale era oggettiva o soggettiva? eccheccazzo ne so, mi ci avessero rimandato forse a quest'ora un'idea celavrèi, ma così no, tanto sarà pieno di furboni di buona memoria che non vedono l'ora di andare a caccia di fregna colle 4 cazzate su Kant & co. che si scrivevano sui palmi delle mano al liceo.

Comunque, fregna, Kant, spinarelli, capitan Findus, vecchiette
, predatori frastornati, ciabatte colle piume d'oca dentro che non lo sapevo come gliele cazzotolgono sennò col cazzo che me le compravo, compongono un quadro che cela necessariamente la soluzione. Noi ci abbiamo bisogno della soluzione, io tra un deltatì ridicolo trasgredirò nuovamente la morale (s)oggettiva. E allora cosa posso fare per prevenirmi questo crimine orrendo? No, sul serio, per me è orrendo per davvero; io odio chi non spinarella come si dovrebbe fare tutti, non voglio certo macularmi di qualche colpa perché questo è uno dei rari casi, forse l'unico, in cui voglio mantenermi l'occhio libero dalle travi e col mio biasimo implicito tenermi sacrosanta la possibilità di cacare i cazzi in tutta coscienza di tutti quelli che girano sciorinando le loro pagliuzze oculari. Quindi, comporre il busillo è urgente, davvero urg



Porca troia, “This guy's in love with you”, Burt Bacharach, nella versione di Herb Alpert.
Questo è 1 colpo basso. Scatta la goduria.

mercoledì 19 novembre 2008

Autarchia.

Ho appena notato una cosa. Oddio cioè, l'ho appena razionalizzata, che già la sapevo.
Quando non mi sento in forma, che so: non muscolarmente tonico, 1 po' flaccido, poco abbronzato (quest'ultima vale solo se d'estate), non mi vengono bene le pippe.
Le mie, dico! Impertinente. Sta cosa però mi fa pensare.
Cioè, da una parte lo capisco. È infatti davvero importante che la trama di 1 pippa sia la più plausibile, per ricavarne la max soddisfazione. Quindi, se verso in un periodo di smagliante forma fisica mi sento irresistibile; questo significa che posso di punto in bianco piantare tutti in asso & correre a casa a immaginarmi quello che mi pare a me, in modi x l'appunto parecchio plausibili.
Però da un'altra parte mi sento come 1 po' di autofrociaggine, come se mi dovessi attrarre da me. Come se quando non mi trovo abbastanza (brrr) carino mi lasciassi automaticamente indifferente.

Che schifo porcodio.

giovedì 13 novembre 2008

Jam session for a lonely heart.

Un mio piccolo cruccio è che non volendo deludere le aspettative di nessuno non ho mai tentato di improvvisare. Pensieri, azioni, ora pensavo alla musica. Controllo razionale, ci vuole. Quando si ha la sensazione che il controllo razionale possa non essere sufficiente: rinunciare, dichiarandolo. Così facendo praticamente io sono stato il più grande traditore di me stesso, nella mia storia. L'unica che mi debba interessare. È infatti evidente che Napoleoni, Debelligàllici e Massacri di Irochesi sono serviti a fare da premessa necessaria ai miei sviluppi, e con la mia morte perderanno ogni senso. Questo naturalmente vale anche per te, dal tuo particolarissimo punto di vista contingente. Sia nel senso che anche tu esisti per essermi guest star poco brillante, sia perché il mio discorso può valere anche per te, se lo fai tuo. A quel punto sarei io a brillarti attorno, anche se devo ammettere con ben altri luccichii.

Toh guarda, sto improvvisando. Non ho la più pallida idea di cosa sto scrivendo, o di 1 direzione. Solo la certezza istantanea di un brulicare di sensazioni. Mi colpisce per un attimo, l'idea che tutto st'ambaradan historico sia allestito a mio esclusivo palcoscenico. Oh chiariamo subito che non ciò tempo da perdere in atti di superbia. Ti parlo, se ancora non l'hai capito, del mio punto di vista emotivo. È un punto di vista solo mio, non puoi pretendere di ficcarti in mezzo ai miei occhi o ai miei orecchi o ai miei diti né tantomeno giudicarmi, cosa che ti sconsiglierei di fare con chiunque, a prescindere.

Mi ricordo, ero molto piccolo, di 1 domanda fatta a mia madre. Una di quelle tipo 'dove andiamo quando moriamo' o 'come nascono i bambini', che ci vorrebbe un manuale di istruzioni alla vita infantile che ti spieghi che fanno solo perdere tempo. Meglio che invece giochi, che impari molto di più, e poi sarà tutto 1 gran lavorìo per fartene passare la voglia. La domanda era: "Mamma, ma l'Italiano è la lingua più importante, no".

Mia madre professava Lettere alle medie, ora è in pensione. Quindi per un me forse 5-6ènne era 1 autentica istituzione monumentale, quella che mi avrebbe dato risposta. Non ricordo se facessi la primina o la secondona o addirittura l'asilo, certo è che era il Monstrum di un quadro molto in là da venire, nel mio (personalissimo) gioco elettronico dell'Istruzione. Come uno che per fare la ricerca delle medie cià a disposizione Umberto Eco. Avrei attinto a un pozzo di conoscenza che per i miei modesti bisogni conoscitivi sarebbe stato di un pertinente sbalorditivo.

"Come, la più importante". Ahiahi, mi aspettavo un 'no' o un 'sì', e doveva essere evidentemente un 'sì'. Puzza di mancanza di Ogniscienza.

"Cioè, è la più importante di tutte le altre, dell'Inglese, del Francese, del Tedesco, dello Svizzero. Tutte queste lingue noi le traduciamo in Italiano". Citavo nientemeno che personaggi delle barzellette; il sillogismo quindi mi pareva buono.

"Sì, è molto importante, gli Antichi Romani hanno portato la loro cultura dappertutto, e anche in seguito la cultura italiana, l'arte, la musica, sono state molto importanti, e continuano a esserlo." "No no vabè, non fa niente". Un altro pezzo di adulto divinizzato si era staccato, povera mamàn. Oh, io stranamente l'ho fatta piuttosto corta, ma non c'era stato verso di capirsi, e sì che ero stato chiarissimo.

Io intendevo dire che: ma era una specie di scherzo che gli altri popoli si ostinassero a parlare lingue straniere. Tanto poi tutto veniva tradotto in Italiano. Era una specie di codice segreto che usavano per gioco, per non farsi capire, per farci dispetto. Facessero pure, tanto alla fine quello che scrivevano o che dicevano c'era qualcuno che lo traduceva in Italiano. Che dunque era l'unica lingua che avesse un senso usare.

Credo che questa sia stata l'unica forma vaga di patriottismo con cui mi sia mai compromesso, un sentimento che non ho mai provato. Neanche quando la mia adolescenza si dipanava pigramente tra Tamburini sardi e Piccole vedette lombarde, nonché Contadini allegri, Visconti dimezzati, Cavalieri selvaggiamente inesistenti. Ero troppo inconsapevole per codificare ciò che mi stregò in seguito nelle denigrazioni deamicisiane di certi Elogi di Franti. Come un cieco o un sordo cui si tenti di spiegare la vista o l’udito. A un certo punto un’idea di ciò che ti manca te la fai, ma non puoi capire l’accanimento emotivo con cui il tuo interlocutore ti fornisce le sue descrizioni.

È evidente che non era patriottismo manco quello. Io dicevo quello che notano molti lucidi osservatori di bambini tipo Gianni Rodari: il bambino è egocentrico, tutto deve ruotargli attorno. È uno spudorato terrestrino tolemaico, e ancora non sospetta l’entità dei traumi futuri che avrà, quando si accorgerà di essere in compagnia talmente ridondante che gli conviene cambiar rotta finché è ancora in tempo. Nel frattempo soffre, più o meno consciamente, delle rivoluzioni copernicane che lo frastornano, ma in genere le incassa con molta più classe di certi infantilismi clericali passati presenti & futuri. E si dispone a stanare e a biasimare il suo coetaneo che nel cielo delle stelle fisse tenterà di continuare a brillare più del tempo dovuto. Almeno, il bambino che non ciaveva Maria De Filippi dentro la TV.

Voglio essere ancora più chiaro perché oh, non c’è 1 volta in cui ti scrivo che non mi stupisca di quanto io sospetti la tua ottusità. L’italiano era la lingua più importante perché era evidentemente la lingua che parlavo Io, e a seguire in un’ovvia scala-valori la mia mamma, il mio papà, quella che se tutto andava per il verso giusto avrebbe biascicato sempre meglio il mio fratellino testè nato, i miei zii, i miei amichetti ecc. ecc.

‘Mazza quanto improvviso 'razionale'. Non so se sono io che non mi lascio andare, o cogli anni mi si sia atrofizzato l’organo che esprime certe forme di emotività. Che poi non lo so se è così: ciai fatto caso quante cose vergognose sciorino usualmente di me, delle mie orribili figuracce, delle mie turpitudini, della mia atrofia sociale. Niente di che, credo, ma certo sono più auto-impietoso della media. Allora perché sono inibito nel suonare, perché mi lavo in continuazione se c’è gente che devo vedere, perché cerco di far ridere gli altri, perché cerco di restituire echi di piacevolezza visiva a ogni costo, perché cerco di ostentare sempre la mia assoluta rinuncia alla competitività? Nel frattempo però mi controllo le ortografie, a meno di non inventarmi uno stile prosaico in cui certe licenziosità sono simbatiche, oltre che permesse. Mi istruisco con qualche successo nei derivati del Pancrazio. Soffro come 1 cane quando cado pubblicamente in fallo. Da sempre. Sarò sciemo, o forse coerente. Rifuggo le competizioni. Perdo apposta inconsciamente quando sto vincendo, tipo peresempio a ping-pong. Odio con tutto il cuore, disprezzo e infine sogno di vittoriosamente irridere a ogni livello fisico e mentale chi ostenta la propria competitività, chi cerca di mettere sotto il più debole. Ho paura della violenza, una paura folle, film come Funny games mi fanno star male. Il primo, dico, col cavolo che sono andato a vedere il secondo, perché manco c'è quell'enfasi, quel caricaturale, quell'alieno design d'interni, quel moogheggiare di certe rielaborazioni classiche, a estraniarti dal contesto violento di certi Agrumi meccanici. Dentro Funny games (come quell'altro, The experiment) l'origine della violenza è il quotidiano, mica lo straordinario. In un contesto in cui potresti tranquillamente ritrovarti anche tu. Nella parte della vittima, ma anche (ecco la chiave forse!) in quella del carnefice. Becca Erostrato di Sartre. Becca i lanciatori di cose dai cavalcavia, che già schivai d'un soffio non da bersaglio ma da bersagliatore. Forse mi fa orrore non solo l'idea di subire, ma anche l'idea di lasciarmi andare. Perché magari ci sono insospettabilmente predisposto.

Ma cazzo, giuro che improvvisavo. Partivo proprio da questo, 'perché non improvviso?' E all'improvviso, improvvisando esternazioni apparentemente sconnesse, ti arrivo al dunque.
Dovrei avvertirti che stai per leggere dei soliloquistici cazzimiei; tornare al titolo e inserire un avviso. Ma niente affatto, non c'è spazio. Dovrei usare un nuovo foglio protocollo e poi ricopiare tutto in bella. Mi concedo in tutta superficialità, per 1 volta, un ragionamento a voce alta su di me, senza pensare al tuo sollazzo. In genere da sti luoghi cerco di farti ridere (ma guarda) o più sottilmente piangere, usandomi come mezzo ma non come fine. Bèccati questo. Mi sembra un pedaggio fin troppo modesto, poi puoi sempre accanarmi da esattamente dove ti trovi: qui.

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Se non lài fatto sei un tipo strano. Anche perché non garantisco niente, continuo a non avere idea della mia direzione. Certo è che a partire dal prossimo intervento si ricomincia con gli umorismi tristi e le allegre disperazioni, sta roba freejazz autospeculativa scassa parecchio anche me. Lo dicevo anche ai miei alunnetti oggi pomeriggio, sto pensiero originale: 'L'assenza di strutture castra le creatività'. E loro, dall'alto della loro età media di 22ènni, lo capivano perfettamente.

Il fatto è che ieri ho fatto un incontro che mi ha turbato profondamente, lasciandomi invischiato nella mia stessa tela di sensazioni. Quindi tornavo sull'autobus trattenendo a stento le lacrime, con nelle cuffiette Burt Bacharach. Oh, mi sono scoperto da tempo essere un frocio musicale; a me ste musichette zuccherofilanti sistematicamente m'inculano. È per questo che sentivo il bisogno di alcune gymnastiche spirituali, ti chiedo scusa per avertene coinvolto. Ne ho tratto la sensazione che mai, mai devo avere l'arroganza di ritenere le mie paure più pressanti di quelle di qualsiasi altro, che questo deve farmi abbassare di brutto la soglia delle mie aspettative, persino di quelle che ritengo del tutto legittime. Persino di quelle che razionalmente continuo a ritenere che mi spetti di diritto aspettarmi.

Questa scoperta è macabra, sembra di firmare la propria condanna all'infelicità intingendo il pennino nella giugulare di quel sant'uomo che porse la spugna acetosa in luogo della bramata acquadueò alla crociféssa progenie di dio fintamente morente.
Ma sta scoperta è spesso alleviata dallo scoprire che persone che ritenevi in un modo possono sorprenderti in un altro, che è algebricamente migliore. E con questo, ripagarti dei crediti che avevi contratto con le tue aspettative deluse.

Come ogni altro messaggio fondamentale, anche questo è criptico. Scusami se ti ho usato anche se temevo di esporti a un concerto di stecche. Mi servivi tu perché senò non sarei mai arrivato a tornare in tonalità e concludere il tema. Intuivo che mi avresti costretto a farlo facendo leva sui miei obblighi di ospitalità. Menomale, altrimenti questa miniera di sensazioni sarebbe rimasta ciò che in genere rimane. Una miniera di sensazioni.

sabato 1 novembre 2008

Sicuramente io vado all'Inferno.

È Halloween.
La gente, immagino, se la diverte.
Io invece, troppo in là cogli anni per trepidare x 1 festa troppo posticcia per le mie italiche radici, troppo segnato nell'immaginario dai fumetti dei Peanuts, ricordo troppo bene l'angoscia provata assieme a Linus Van Pelt mentre aspettavo con lui il Grande Cocomero. Halloween è Notte di paura. Di disillusioni. Di minacce, neanche troppo velate.
Quindi io lo celebro così.



Oh, non t'imbarazzare se ti capita di sopravvivermi e mi vedi la carcassa sul ciglio della strada. A me non disturba.
Se non ho 1 buon odore, prenditela col
Notàro.

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