mercoledì 28 gennaio 2009

Kynoureismi.

Certo che me lo ricordo ancora benissimo, di quando imparai che non si metteva la q nella parola cuore.
Praticamente quel giorno si alzò Suormichela – 'alzò' è una parola alta per una nana di 130 cm, ci credo che appena ti rendi conto di essere alta 130 cm abbracci la castità e la fornicazione immaginaria col Kristo; che altro volevi abbracciare, in alternativa? giusto cosce di maschi durante funebri pompe all'impiedi.



Che inizio-splatter eh, puro Tarantino-style. Insomma no, si alza Suormichela e scrive sulla lavagna 'quore'. A qualcuno di noi sembra regolare, a qualcun altro no. Quindi spiega che bisogna levare la stanghetta della 'q' da 'quore', perché altrimenti è come se gl'infilzi 1 spada nel cuore. E allora leviamogliela questa stanghetta e dorainn'anzi scriviamo 'cuore' - happy end & applausi, e via colla collaudatissima Didattica del Sensodicolpa.
Io so che in realtà si fa così perché così ordina la grammatica, ma acconsento di buon grado a questo piccolo inganno per i più piccini, così come mai mi sognerei di dire a mio fratello che B. Natale non esiste.

Che poi pare che, a parlarne così, Suormichela mi stia antipatica. Ma no, non particolarmente. Certo veicolava belle cazzate oskurantiste, il nick di ogni suora dovrebbe sempre essere un Argenteo Mother Tenebrarum. Poi maltrattò sistematicamente Francesco C., poi rappresenta pur sempre una delle prime Figure Autorevoli che la mia storia ricordi; quindi non merita certo i miei peli sulla lingua. Che tanto non potrebbe avermeli uguale, avendo essa da tempo abbracciato la castità e non peni all'impiedi. E, aggiungerei, avendo io stesso abbracciato l'ateismo, che m'impedisce di credere nell'esistenza nelle suore ma non nella sfiga che esse portano. Non di Suormichela volevo parlare, comunque. Ma dei bellissimi Gelsuccosi.



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I Gelsuccosi erano i 4 sghiaccioli (leggasi 'sghiaccioli'='ghiaccioli sghici' della Eldorado. Nelle persone di: Dalek, Magic-Cola, Fiordifragola & Lemonissimo. Il Dalek era a strisce orizzontali colorate, di sicuro c'erano il verdementa, il biancolimone, il rossoamarena, il cocacola, e costava ciento lire. Lo stesso importo che solo qualche anno prima, qualora concessoti dalla mammatua, poteva realizzarti i desideri se in America volevi andar. Affascinante era il pensiero che con la paghetta settimanale dell'epoca avresti potuto permetterti una sbronza di 5-Dalek-5 uno dopo l'altro! Ma evidentemente le genitorìadi funzionavano, perché nessuno lo fece mai; fortunatamente, perché dei 4 glaciali eroi il Dalek fu il primo a sparire dal metallo dei tabelloni. Totalmente insapore già a metà della prima leccata, probabilmente ogni Dalek veicolava la dose di coloranti per tingere 1 milione d'italici vessilli macchiati di narcocacola.

Macheccazzodico! Quello era l'Arcobaleno, che proprio per la sua insipienza era bandito dall'elitario quartetto. Che tristezza quando ciavevi giusto le ciento lire x l'Arcobaleno, e la tua lingua narcotizzata dall'insipienza vedeva i tuoi amichetti flippare sui colori psichedelici e i sapori lisergici dei Gelsuccosi autentici! Invece il Dalek era quel miracolo blu col ripieno rosso che senza troppa convinzione provavano a spacciarti per frutti di bosco. Il Lemonissimo era giallo-chiaro con l'anima giallo-scura, e il Fiordifragola rosa-fragola con un candido ripieno di panna. Grazie a questa isocromia, i pubblicitari avevano buon gioco a suggerire metafore fruttuose quanto ardite; checquelli erano solo alcuni Alchini, che quando mi hanno rimandato in Chimica in II liceo per la II volta su 2 mi era giunta voce che gli alchini sono dei composti organici e cianno il sapore della frutta, e infatti nelle caramelle alla frutta invece della frutta ci mettono loro.
Comunque, Fiordifragola e Lemonissimo sculano i legittimi colori dei loro legittimi frutti. Il Dalek no, checcazzo è blu in natura, che secondo te potevano dire 'un guscio provvidenziale di antigelo Paraflù con un morbido ripieno di pomidoroes'?, e questo sancì la fine della bella avventura del Dalek nei neuroni dei bimbi seventies, peraltro tuttora colorati dai più prudenti e mimetici colleghi del Dalek, i quali (Magic Cola a parte) ancora sopravvivono.

Vuoi farmi contento e ricambiare finalmente il sollazzo che ti do? Portami ancora 1 Dalek non del tutto squagliato, anzi che schifo no! lasciami piuttosto sotto casa un tabellone vintage metallico dell'Eldorado, che me lo appendo alla destra del monitor e guardandolo penso a quanto sei ingenuo a non essertelo tenuto te, quando io attizzo il mio desiderio dell'Estate col solo guardarlo. L'Estate, quella stagione che cerco tutto l'anno per tenermi alla larga da qualsiasi asperità geografica la cui derivata prima non sia sempre pari allo zero assoluto, e che scarseggi di sabbia bianca finissima e acque turchine e tropicane-jèah.

Invece, al di fuori della ristretta & altezzosa ghenga dei Gelsuccosi, fece la sua comparsa Lo Squalo, per una fuggevole brevissima estate. Lo Squalo non ce l'aveva mai nessuno dei 2 bar affacciati l'uno sull'altro alla Piazza, 'sicché' (come dicono bellissimamente i miei alunni toscani sul finire delle loro risposte spesso juste) ogniqualvolta si visitavano i paesi del circondario obbligavo i grandi alla perquisizione dei frigidarium dei bar locali. E ogniqualvolta era un buco nel ghiaccio.

Finché sul finire dell'estate, mi sembra nella bellissimissima cittadina di Pescasseroli, ecco spuntarne la pinna di carta blu dal marrone del parallelepipedo dal soffitto scorrevole, giojoso forziere ripieno di glaciali gioje inestimabili.

Lo Squalo era blu, col ripieno forse rosso. Ma in realtà non saprei, forse lo sto mischiando mnemonicamente coi colori più sperimentati del Dalek? non so più, bisognerebbe raccogliere altre memorie. Ci sono bellissime pagine su I sommersi e i salvati di Primo Levi che spiegano come uno, riabboccando negli anni agli ami della propria memoria emotiva, possa senza accorgersene deformarli col proprio peso; quindi secondo l'autore si rende necessario condurre rigorose valutazioni di altrui testimonianze, per trattenerne solo le intersezioni comuni e scartare (spesso a malincuore) tutte quelle che non trovino conferma. Che uno, raccontando spesso a sé e ad altri le sue cose, casualmente distorce; e può promuoversi le distorsioni a verità. Una cosa come la lectio difficilior, che era 1 appunto a margine del testo scritto dai copisti medievali per ricordarsi un significato, che poi entrava per distrazione a far parte del testo ufficiale da loro testé copiato. Il critico sveglio se ne accorgeva per la ridondanza della doppia frase e sceglieva per vera la lezione più difficile, cioè quella che aveva avuto bisogno di una spiegazione, evidentemente. Questo aneddoto insieme a tanti altri dall'effetto altrettanto vivificante su delle lingue morte mi fu narrato davanti a 1 freca di caffè sambucati (prima che decidessi di essere praticam. astemio) dallo smartissimo prof. P###ozzi, che al liceo m'impartì ripetizioni di latino & greco. Spesso inventava all'impronta (lectio difficilior!) versioni sugli argomenti studiati da farmi tradurre a casa. Le scriveva dall'altra parte del tavolo, sul quaderno rivolto verso di me, affinché io potessi leggerle in tempo reale. In greco antico, storie di alfa-beta-gamma ecc, accenti & spiriti dolci & aspri, tutto questo inventato e scritto al contrario! Fortunati i suoi alunni naturali, io (o meglio il mio papà) quelle infusioni di verità le pagavo a botte di 50mila dell'epoca all'ora. Però valevano quanto quelle degli Echi dei libri di Umberto, cioè molto più dell'importo corrisposto. Chiunque faccia cultura nell'unico modo possibile, ovvero generando interesse, merita di essere coperto d'oro & figa non necessariamente in quest'ordine.



Fra l'altro Primo Levi fa le sue considerazioni su un uso scientifico della memoria (era difatti un chimico laureato in Chimica Industriosa) al riguardo di una vicenda personale e non, molto meno allegra delle mie vicissitudini con Lo Squalo (che peraltro stanno per riservarci sgradite sorprese). Quindi merita l'ammirato Tantodicappello che peresémpio pur nella mia pressappochezza rivolgo sempre a Orwell, per la capacità di gestire una cronaca senza alcuna interferenza emotiva; anche quando tali interferenze abbiano l'ampiezza di una permanenza in lager o di una pallottola nel collo nelle trincee spagnole della guerra civile. Sapersi liberare dalle proprie interferenze emotive autoconferisce oggettività & distacco, quindi credibilità; oltre che prassi doverosa ciò rappresenta furba tecnica. È 1 dei miei chiodi fissi, correttezza e lealtà sarebbero un modello autoripagante.

Quindi io cerco di rifarmi a cotanti e cotali modelli, apparentemente ignaro della diversa rilevanza degli argomenti trattati. D'altronde, perché raccogliere le memorie del Partigiano o quelle di Erodoto sulle guerre persiane, e non le mie o quelle di chiunque altro sui Gelsuccosi? secondo me, ci sono cose che a trovarsele per la strada meritano sempre di essere raccolte. Un ferro di cavallo, peresempio. L'altro giorno un signore me ne ha trovato uno davanti mentre aspettavo il 117 e l'ha raccolto imbarazzato, giustificandosi a voce alta per il proprio comportamento bislacco 'perché porta fortuna'. 'Signore ma perché ti vergogni?' gliò fatto silente, annuendo colla testa oscillata e il labbro aggrottato. Niente di strano, dopo 37 anni di Abbruzzi io ho visto il mio primo cinghiale libero & bello sotto casa mia, alle 10 di sera del sabato in quella metropoli tentacolare che è Roma Capoccia. Parlo dell'inizio della Cassia, mica di qualche fratta dell'Agro Romano.
Oppure merita di essere raccolta una banconota da 50milalire, che una volta lò trovata per terra con Antonella e ci siamo andati a cena. O sicuramente una memoria. Non parlo di hardware, ma di quelle software di Primolevi, Orwell o Vilipendio perchenò, accomunate da 1 passione rigorosa e asettica mai autoindulgente.

Ma insomma Lo Squalo. Come quello sbuca forsennato dalla carta, la lingua prende a skiaffeggiarlo colla cupidigia soddisfanda del gourmet collezionista di Gelsuccosi.
Il sapore non è particolarmente buono, acqua fredda e vagamente dolciastra. Il ripieno non è 1 quore (béccati sta puncicata Suormichè) morbido come quello del Dalek e dei suoi confratelli che giustamente si chiamano Gelsuccosi non a caso. In un impeto giustificazionista mi dico che però quei toni di blu sono molto ben sparati.

Poi mi accorgo di quanto 'sparati' lo fossero ben più del previsto. Capisco anche perché fu evidentemente ritirato dal commercio anche prima del finire di quella estate. Lo Squalo ti faceva la lingua blu per ore, sufficienti per farsene ammirare tutto fiero lo scempio da Claudia e Daniela anche dopo il viaggio di ritorno a casa, e per tutto intero quel pomeriggio.
Ma avevo finito anche quell'estate il tabellone della Eldorado, come invece non finivo di pochissimo nessun album delle figurine. Daltr'onde non a caso ero un ciccione.



Basta per oggi, colle rievocazioni del passato. Che ho già dato al riguardo, pubblicamente e per dimolti anni addietro.



Che senso ha tutto questo vaniloquio solo apparentemente disomogeneo? Puro pisciodicane che demarca di velleità il proprio territorio.

C'è in omaggio pure l'Nsima percentuale di temporeggiamenti. Ciò in canna da tempo il vilipendio musicante ai Còni, ma ciò pure la postazione musicale smontata da questestàte. Appena la rimonto registro e con l'ascolto dee-ley ti dànno l'anima (voce del verbo non dare ma dannare, dannato).

Nel frattempo continuo a snocciolarti le perle più arbitrarie della mia saggezza autentica.

Prego, 'Oink' anche a te.

mercoledì 21 gennaio 2009

La Tontagna.

Cosa penseresti se, dopo una giornata di duro lavoro, nell'adagiarti sul tuo divano per assistere alla partita di coppa della tua squadra del cuore scoprissi che la visuale ti è interdetta da un'astuta & altissima convessità posta al centro del tuo salotto?

O se per caso, ansioso di separarti lo stomaco dagli effetti della tua droga favorita, realizzassi solo a quel punto che il bordo del tuo WC ti è precluso da un'orribile salita, valicabile nella stragran parte delle ore della tua giornata?


Troppo facile. Ricomincio.


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Tipo, io e te stiamo insieme. Tu hai lavorato durante l'anno, no? Niente di particolarmente massacrante, ma è da quando sei piccolo che coi $$ che metti al pizzo ti ci compri quello che ritieni ti faccia stare meglio, rinunciando a tutta una serie di cose pure belle. Bene, ora è estate e ci sono le vacanze.

Le vacanze esistono apposta per rifarti la bocca dopo tutte le bevande gastriche reflusse in gola per il traffico, la fatica, la privazione del sonno, lo smog, i soprusi, le discussioni sterili, i semafori rossi, le incomprensioni, la sporcizia, le scuregge che trattieni tu e quelle che invece mollano gli altri, il disordine, le brutte abitudini e tutto il genere di cose che ti danza abitualmente attorno nel quotidiano.

Gradiresti per reazione il riposo. La serenità. Il clima ottimale. Il sole, se possibile. Non troppo caldo grazie, magari la possibilità di rinfrescarsi non appena se ne abbia la voglia. Stimoli, perché no? spesso uno si porta appresso quei libri per leggere i quali ha aspettato tempi migliori.

Attorno a ogni cellula del tuo corpo, a ogni sfumatura del tuo pensiero, ci deve essere la massima concentrazione di Benessere. In tutte le sue forme e manifestazioni. Ciài giocato diciamo dalla primavera, a fantasticarci su. Meglio non prima della primavera, perché sarebbe autolesionistico farlo quando ti mancano ancora quel pajo di mesi di piogge & maltempi. Quindi diocristo mi pare ovvio che di certo non te li vai a cercare tu recandoti in... ma no, è troppo presto; il Poeta non deve prendere il sopravvento sulla Poesia.

Dicevo, stiamo insieme. Stai per capitalizzare il tuo gruzzoletto in qualcosa d'impalpabile. Hai scelto di non possedere un bene materiale, ma d'investire in ricordi, odori, sensazioni, immagini, suoni, posti, alcuni dei quali (i migliori) ti porterai appresso tutta la vita. Le persone cambiano, le tue cellule si rinnovano, le mogli, i mariti, gli amici, i nemici, i figli, i genitori, i colleghi e tutto il teatrino che quella bruschetta carbonizzata d'iddio ti dimena intorno, è solo destinata a essere labile; proprio come quelle foglie di certe stagioni caduche, cantate dai letterati di prima della Guerra.

Stai a un passo dal climax, ecco ci siamo, già ti immagini spugna di sacrosante emozioni quando io, il tuo legittimo partner, irrompo noncurante nella stanza tutta impregnata dei tuoi bisogni. “Che bello che bello: quest'anno tocca alLa Tontagna”.


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Che poi è molto del dramma del vivere, quello sinora rappresentato. È chiaro che non è di un argomento vasto & tristo quanto la contrapposizione dei bisogni propri cocquelli altrui che mi voglio occupare, come potrei in uno spazio qualsivogliamente limitato? No, io voglio solo parlare di quella burla carnascialesca, di quel demoniaco e contrappassante girone Divinamente Comico, di quel fastidio madornale che è La Tontagna.

Così più che altro ce la caviamo con poco, perché poco ci vuole a liquidare un'insulsaggine, una distrazione come questa. Qual è la Forma Auspicata? abbiamo mai visto autovetture col sedile di dietro che punta verso l'alto e quelli davanti rivolti verso il basso? squatteriamo abitazioni dai pavimenti in salita? calziamo forse scarpe che sotto la pianta ciabbiano 1 cuneo? ma ti pare? la suola delle nostre scarpe è piana, o al più anatomica.

Come ha potuto prevalere L'Uomo suGli Animali? col Linguaggio? col Pollice Opponibile? col Digitale Terrestre?

No. Prevalentemente Egli ha prevalso cogli utensili manifestàtisigli dall'ingegno contrappòstosigli alle avversità. Egli, L'Uomo dico, ha fabbricato tra le altre cose La Livella. Il principe Antonio De Curtis, che a me di suo non mi ha mai scucito un granché (tranne che neI soliti ignoti), cià pure dedicato 1 poesia, alLa Livella.

A che serve La Livella? A spianare, dio metastasi. A che servono gli zoccoli delle capre? a scavare sentieri nei fianchi di questo errore geologico che è La Tontagna. Cosa fanno Il Vento e Le Acque, se lasciate fare? la risposta è: erodono. Erodono le cose, i ciottoli, le rocce, i pezzi di vetro. Lasciamoli fare, ed essi ci libereranno in pochi milioni di anni della presenza ostile delLa Tontagna.

Tu hai lavorato. Prendiamo una tipologia di lavoro a caso: il lavoro d'ufficio. In realtà, non l'ò presa proprio a caso, questa tipologia; bensì è 1 degli esempi principali del repertorio cui ho sempre fatto ricorso per spiegare i miei rapporti colLa Tontagna.

Hai passato ore, giorni, mesi, stagioni, tutte in ufficio. Periodi cadenzati da uscite il sabato sera in strade trafficate, ristoranti chiassosi, locali affollati. Senti adesso il bisogno imprescindibile di ritemprarti.

Vai, vai pure in Tontagna. Come vive davvero La Tontagna, il Cultore delLa Tontagna? Si sveglia sul presto tipo massimo alle 7-7.30, ma volendo pure prima. Colazione in albergo, poi ti mette fretta nel bagno perché sennò si perdono le ore migliori. E quali sono le ore migliori? sono quelle in cui se ti dice bene forse non pioverà ininterrottamente, come spesso accade in Tontagna dalla Mezza sino al tardo pomeriggio. Quindi via, 5-6 ore di salita. La vuoi prendere sportivamente, non dico nel senso di 'con filosofia', ma in quello agonistico? che so, magari una decina di ore di passo svelto su dislivelli trigonometrici ti faranno buttare giù qualche etto dei lardi. Non puoi, 'devi vedere la natura'. Non vale ribattere 'conosco innumerevoli cartoline che sarebbero liete di fornirmi le loro prestazioni paesaggistiche per un importo pari a 1/3000 di ciò che mi stai facendo spendere', perché 'non è la stessa cosa', ti arriverebbe in risposta.

Lo zaino è pesante, perché deve contenere il caratteristico abbigliamento 'a cipolla' che dovrà difenderti dai disagi delle temperature continentali tra le quali sarai sballottato: caldo ustionante e gelo glaciale. Vedere a ferragosto se stessi in balia dei ghiacciaj è una violenza gratutita quanto una dieta di occhi azzurri di bambini piccolissimi. In più, in Tontagna ci si abbronza in modo tribale, tatuandosi addosso il bianchiccio epidermico delle cinghie dello zaino, della canottiera e dei pantaloncini, perché mica puoi salire su in mutande che è pieno di gente ricchissima snobissima e perbenissima. Non temere, se avrai incidenti sulle pietraje o se sarai colto da crisi epilettiche, in Tontagna è tutto 1 brulicare di minielicotteri guidati da abilissimi Playmobìl in grado di atterrare su qualsiasi ciottolo. Essi ti porteranno sino al più vicino prontosoccorso. Lo zaino pesa anche perché ti devi portare acqua, molta acqua. Perché nei rifugi (mi rifiuto di cercare di ricordarmi il termine tecnico, che pure mi è capitato ahimè di sapere) tutto costa maledettamente caro. Quindi, converrebbe che ti portassi i panini dal paese. Solo, che cazzofai una volta in vetta? come ti gratifichi? fumi? qualora tu abbia il privilegio sempre più raro di non aver ancora smesso, sappi che una sigaretta dopo ore di cammino verticale su pietre sconnesse e pericolosissime in un'atmosfera del tutto carente di ossigeno non è il massimo della vita. Allora ti tuffi in canederli e compagnia bella, che in cambio di poche decine di €cu ti rendono cogli interessi tutte le untuose Kcal abbandonate su rocce già scivolose di per loro.

Preferisco correre velocissimo 2 ore & mezzo inseguito da mosche inferocite che ti trovano i sudori più succulenti della merda, piuttosto che camminarne 10 lentissimamente. Finisce prima, e poi sei libero di fare tutto quello che vuoi. Libero di recarti nel + vicino parco pubblico a dare una chance ai Testimoni di Genova. Libero di portare a spasso il cane più puzzolente con nelle cuffiette il blues più invariabile. Libero di ributtarti in poltrona davanti a un computer dotato di un buon allaccio ADSL. Quello che dicevo sempre era: dovrebbe essere il contrario. Uno sta tutto l'anno in Tontagna, dovendo camminare tutto il giorno sotto il sole e sotto la pioggia ma per lo più la pioggia, su orribili salite cosparse del pietrisco più insidioso, che poi diventano discese scoscese cosparse del pietrisco più insidioso. Quello che mangia costa 1 occhio della testa. Quello che dorme costa 3 occhi della testa. Quello che chiacchiera cogli awtockthöni (se ci riesce) costa di più, ovvero l'umiliazione di sentirsi uno zotico sudista equatoriale sconfitto dall'entropia, dalla maleducazione, dalla chiassosità dei propri simili e dall'economia della sua regione a statuto per nulla speciale.

Poi, per due magiche miracolose settimane all'anno, ecco il paradiso. Un paradiso di aria condizionata. Poltrone di pelle a norma ISO-9001. Mokaccini a poche decine di centesimi di €cu, a pochissimi metri dalla propria scrivania. Zone fumatori in cui chiacchierare amabilmente, sorseggiando con dignità boccate di ottimo fumo passivo. La mensa, spesso convenzionata, di cui l'abitudine ci abbia insegnato le vivande migliori. Sai che fotografie disperate che gli scatti alla tua scrivania, allo scadere dell'ultima settimana.

Altrimenti, uno va Al Mare. C'è il sole. L'organismo, riconoscente, si mette subito a secernere melanina; che ti darà una invidiabile tintarella collacquale innalzare altissima la tua autostima e attrarre d'incanto le giovani e ingenue pollastrelle semiignude che ti limìtrofano.

A un certo punto, di botto, hai caldo. SPLASH! Nuotando un po', bruci calorie. Mangi della frutta, la frutta è ottima al mare; proprio quello che ci vuole, il giusto compromesso fra fame e sete. Oppure indulgerai saltuariamente ai capricci del tabellone metallico. Ricorderai quali Eldoradiche Algide prelibatezze sono sopravvissute alla tua infanzia, e ogni volta ciò ti commuoverà. E ti stupirai di ogni novità ritratta per la prima volta questestate, e sarai curioso di assaggiarla. Fai lunghe passeggiate sulla spiaggia, quelle sì! Su di essa, l'asperità più inespugnabile che avrai da valicare avrà l'ordine di grandezza del granello di sabbia. La quale sabbia, per sua cedevole conformazione, è anatomica. Essa ti avviluppa nel suo caldo abbraccio, in qualunque posizione tu voglia averci a che fare. Nella posizione di 'panciasotto', i suoi tepori non mancheranno di favorirti e nasconderti le sacroundsante erezioni conseguenti alle svestali semiignude che ti circondano. Hai mai visto svestali semiignude in Tontagna? se sì, erano allucinazioni da disappunto.

Degli omini dalla buffa igiene e dalla curiosa etnia ti porgeranno per poche monetine piccole leccornie, pezzettini di cocco, bevande ghiacciate, preceduti dalle loro caratteristiche esilaranti esclamazioni. L'afrore del fumo squagliato o dell'erba testé raccolta ti salirà nelle nari da ovunque. Assisterai al più indimenticabile degli spettacoli: il Tramonto sul Tirreno. Miracoloso ossimoro di cinematica statica, un fuoco che arde da spento, una luce buja che del suo fresco calore lascia tracce sorprendentemente durature. Attimi di immobilità frenetica.


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Mi hanno portato in Tontagna, no? per ben due volte. Mica dico Gli Abbruzzi. Lì ciai casa, giardini, laghi, macchine, biciclette, sediesdraje, amici, ricordi, radici: ci stai bene x forza. Dico quella regione nordsecessionista, l'unica di tutto il nostro bel stivalone che continui ostinatamente a fingere di aver perso la Guerra. Ecco cosa ho provato, quando mi si è rivelata d'un tratto, ancora dall'autostrada.

Mi sono sentito in effetti come uno che cià la casa a Ostia (RM) e x questo si è sempre rifiutato di pagare per una vacanza a un mare alternativo, che lui la casa al mare celà già; e poi lo portano a Madre Teresa di Gallura. Come si sente provinciale, burino e in definitiva stronzo!

Di botto la roccia si era fatta altissima. Nuda e altissima. Nuda, rosa e altissima, quella spilungona svergognata. I colori erano tutti sparati, non c'era alcuna foschia ad annacquarli. Il sole arancione, l'erba e le pinete verde smeraldo, il cielo blu, le nuvole (poche, m'aveva detto culo) bianche, il legno marrone scuro, i camosci e gli scoiattoli marrone chiaro, la roccia nuda, altissima e rosa. Sembravano i colori assolutissimi dei pastelli che sceglierebbe 1 bambino delle elementari (e difatti dio ciavrà + o meno quell'età cerebrale lì).

Era mozzafiato. Bella sciocchezza, colla rarefazione atmosferica dei 4000m, essere mozzafiato.

Se putacaso dio esisteva tronfio e puzzone quale lo ritraggono le Sacre Pitture, so già quale sarà il mio contrappasso dantesco. Portare a spasso i cani di un bluesman che mi paga in musica perché io gli porti i cani a fare i loro stronzi in Tontagna. Acciaccandoli.

Altro finale possible. Nella mia infinita magnanimità ti suggerisco altre due prove indiziarie per ajutarti ad abbracciare commosso la mia tesi di spregio delLa Tontagna. Uno: La Tontagna ha più o meno la stessa forma della merda caninamente (ido)latrata da' Cerberi sul marciapiede, come si vede già sin dall'inizio. Due: quale oggetto di erosioni continue & inesorabili, La Tontagna rappresenta nel paesaggio ciò che in fisica si definisce un equilibrio instabile. Che corrisponde a 1 massimo relativo dell'energia potenziale. Il kvale sarebbe quell'interstizio tra la fine di una salita e l'inizio di una discesa in cui indugia il tuo vagone quando ti lanci dalle montagne russe. Ce ne sono di sempre più bassi, di questi max. relativi; ti ci crogioli per un attimo ma poi riparti e ne trovi di nuovi, sempre più bassi. Fino all'ultimo, risolutivo: l'Equilibrio Stabile. Lì scendi dal vagone, e inizia il divertimento. Poiché per quanto russe, esse pure sono da considerarsi Tontagne, se non altro per le analoghe nausee a pagamento che provocano. E dunque tutto il divertimento ristagna alla loro base; che almeno quello di Gravitazione Universale è x fortuna 1 disegno di legge che non c'è Lodo Schifoso che potrà mai abrogarlo.


venerdì 16 gennaio 2009

Il Blues.


Corpo d'una pipa. Qui si è fatta pubblica menzione di una mia opinione privata su un argomento ben preciso: Il Blues. 'Qui dove?', dirai tu. Qui porcodio, qui – ti rispondo seccato. Difatti in tutti i fumetti i riassunti delle puntate precedenti costituiscono immancabilmente una perdita di spaziotempo per i lettori seri, o un'annotazione superficiale e insufficiente per quelli svogliati. Comunque, intendo 'qui nei commenti all'ultimo post', dio crucifesso.

Orbene: non sia mai che un mio intimo pensiero non possa pubblicarsi, ancorpiù se richiesto. Per quanto speri di non sgarrare dal percorso di pace sul campo minato stipulato coL Riccioletto. Vuoto il sacco perché questa mia opinione celò nelle cervella, e ormai da tempo le cervella mi perseguono una politica espansionistica tutta loro, almeno da queste parti.

La prendo però alla lontana che questi sono tempi indegni, che privilegiano l'anpassàn in luogo della correttezza e dell'esaustività, quando per capire bene le cose bisogna circostanziarsi. Almeno, quando uno ciàbbia voglia; e nel caso mio, perchenò.

Cominciamo con Il Reggae. “Il Reggae si divide in Reggaebianco e in Reggaenaero”, direbbe evasivamente il cantante dei Synthanavai. Non chiedermi cosa ciò significhi perché sono fatti miei e al più deL Riccioletto e del cantante dei Synthanavai. Fattostà che Il Reggae mi è stato un genere dapprima simbatico, quando scopersi (che è una meravigliosa voce del verbo) gli arrangiamenti della raccolta “Legend” di Bobmarley da appena diciassettN. Tali arrangiamenti sono tutti fatti di groove & suonini che riuscirebbero moderni anche al giorno d'oggi, e risultano quindi senza età, e sono ben poche le cose varie che non siano legate nel bene ma soprattutto nel male a 1 dato contesto storico. E qui stamo a parlà di cose vecchie na cifra.
Per poi a un certo punto starmi invece antipatico, Il Reggae. Quando mi accorsi (questa vocedelverbo invece mi è del tutto indifferente, dagli esordi Maxibòn ai più recenti Penultimi baci) che era il genere del fricchettone. Fricchettone è una parola bellissima della lingua italiana, e tanto di cappello a chi l'ha storpiata dal termine freak, e altrettanto di cappello alla lingua italiana che anche in questa circostanza si rivela più duttile e malleabile dell'oro
stesso. Però il fricchettone era sempre tranguillo, capì?, e ciò non poteva andar giù a chi come me dai diciamo 18 anni ai 26 per reazione alla propria condizione di disadattato ha ascoltato solo ed esclusivamente Progressive. Che non è “la progressive”, quel genere discotecaro che spacciano sulle spiagge certe bonazze troglodite coi loro flyer. Quella roba lì manco voglio saperlo che cazzosignifica. Il Progressive sarebbe un genere che ha sfornato roba superlativa quale PFM, Area, King Crimson, Jethro Tull, ma anche aberrazioni mitologico-paraceltiche che manco voglio nominà, che già mi sto tirando addosso abbastanza detrattori ultimamente. A sto punto i detrattori me li gioco nella mia imminente disamina suL Blues.

Vabè, il fricchettone fumatone non può che essere odiato dallo sfigato. Il primo cià la figa facile quanto immeritata, mentre il secondo ha nel cervello un imene inestricabile a proteggerne la demenza giovanile. Il primo oscilla il capo ossessivamente, ostentando al contempo l'assenza di problemi; quando il secondo non se ne lascia scappare uno di problema, lamentandosene nel frattempo a voce molto molto alta. Anche ora Il Reggae certe volte lo guardo cogli orecchi del sospetto, certe altre quando mi coglie sull'arenile del Villaggio Tognazzi colle difese abbassate dalle canne, allora sì che lo capisco.

Le canne sono molto, molto buone. Io per le canne sono svenuto più e più volte, ho sperimentato cosa si provi con una pressione interna molto molto minore di quella esterna, mi sono fatto la pipì sotto davanti attùtti senza accorgermene, 1 volta ho avuto la sicurezza di stare per morire. Ma non sia mai che rinnegherò le canne! alle canne devo infatti l'arricchimento del mio spettro emotivo. Mi hanno fatto squotere i miei capelli immaginari al ritmo del nulla, mi hanno fatto capire che 'èeeeeh ma che fretta c'è? ma che ti affanni affà? rilassati, fratello'. Mi hanno fatto conoscere la sensazione di potersi concentrare per ore su dettagli assolutamente marginali, sensazione impossibile da conoscere per vie proibizionistiche, e invece fondamentale. Perché in quello stato assapori un umorismo diverso, rilassato, mai nervoso, non ostentatorio, non cinico, non aggressivo. Sei amico di tutti, e tutti sono amici tuoi. Solo in quei momenti hai certe trovate favolose che potranno esser comprese solo da chi versa o ha versato nel tuo istesso istato.
Altre volte invece è tutto il contrario; inspiegabilmente. Ti pisci per esempio addosso, sei sicuro di morire, hai le paranoie e magari gli attacchi di panico, devi vomitare anche se vomitare è di certo la cosa più brutta e schifosa del mondo. Svenire invece è il massimo del relax: tu svieni 3 secondi e ti svegli riposato come dal sonno lunghissimo e regolare di quando eri piccolo.

Io per sempre sarò amico delle canne. Una volta di queste, incidentalmente, c'era su di una spiaggia di fricchettoni Il Reggae. 'Ah ecco perché, Il Reggae. E certo. Ti dà i capelli immaginari molto, molto più lunghi. Presto, squotiàmoli.'
Quel ritmo che non è né binario né terzinato ma una strampalata via di mezzo, quello stesso che sembra il ciabattare di una gattara al piano di sopra, in certi canneti trova improvvisamente giustificazione.

M'immagino per induzione che La Techno sia percepita in modi molto più completi, quando stai ai rave e ti sei calato di tutto. Dico 'per induzione' perché io per esperienza personale non lo so. Io delLa Techno fruisco con gran soddisfazione quando è animata da strutture compositive di tutto rispetto com'è quella di Squarepusher. Manco lo so se si può definire Techno, quellalì. Manco lo voglio sapé quindi bada a té, fatti i fatti tuoi.
Mi basta godermela così, da fruitore banalotto, a un livello distratto & superficiale; e magari altre volte fare caso a come s'impenni repentino il gradiente ritmico o timbrico o melodico o armonico. È già fico così e mi basta, delle pasticchette ciò paura, tutti noi abbiamo conosciuto il nostro pajo di persone col cervello pressofuso dalle pasticchette, e non è mai un bello spettacolo. E poi magari scopro che sono buone, e io già ciò avuto il mio bel daffare per opporre la mia ritrosissima forzadivolontà a sigarette & cibo (e la partita mi resterà aperta tutta la vita). E poi e poi, già mi ci ammalo a sufficienza cogli spifferi che mi arrivano dalle porte della percezione.


Ma veniamo aL Blues: Il Blues.


Il Blues è necessario quanto una canzone in cui valgono solo il triangolo e le note fa bemolle e si bequadro. Porcamadonna mi sale il nervoso se solo mi viene in mente di esporre in modo formalmente corretto a quali tipi di Blues mi riferisco; che a me la critica, le ricerche bibliografiche, la correttezza formale, l'esegesi, la documentazione mi scassano il cazzo. Hanno il loro perké (eppure la kappa vuole veicolare il mio dispregio nei loro confronti), ma permettimi di tenermene alla larga, quando posso, perché mi skassano subito tutto il cazzo. Io mi riferisco a queL Blues che terzinando fa x es.: tonica (4 battute) – sottodominante (2 battute) – tonica (2 battute) – dominante (1 battuta)– sottodominante (1 battuta) – tonica (2 battute). La melodia nel frattempo fila sui binari delLa Pentatonica, ovvero una successione di 5 note. Che se sgarri ti pigliano per il culo studenti e insegnanti, dicendoti che non sai suonà. Solo I Beatles possono permettersi di uscirsi intonsa la credibilità dopo un blues. 'I Beatles', dico, mica Pizza&Fichi.

Il Blues è La Quantizzazione della musica. Tutto è codificato, quindi prevedibile. I necromanti che lo suonano sono ciccioni sudatissimi, palesemente animati dal vudù, Oppure sono già morti. Oppure sono gengivoni come Steve Ray Vaughan. Io stesso quando voglio fare il politicamente corretto tiro in ballo che 'magari in queL tipo di Blues scervellato il parametro che colla sua variazione tenta disperatamente di trasmetterti una qualsivoglia informazione è il tocco su quelle chitarre bellissime a vedersi, ma che impari presto a detestare quando capisci che da esse derivano sempre & solo quei suoni clean tutti uguali', vedi? non ci riesco manco per finta a essere politicamente corretto suL Blues, manco nella vita reale. Figuriamoci qui sopra, ove vuole regnare incontrastata la mia
circostanziata opinione, fino all'avvento di prove contrarie che siano prodotte con metodo scientifico.

Che ne so, magari anche Il Blues ha le sue droghe. Il Reggae, dicevamo, ha Le Canne. La Techno trova il suo perché nelle pasticchette. Quale cazzo di droga cià Il Blues? Che è, forse L'Eroina? ma no, L'Eroina era di Charlie Parker, di Chet Baker, di storie anch'esse in bilico tra il Bene e il Male perché Charlieparker, Dizzigillespie glielammollano, specie quest'ultimo quando attira frotte di raganelle ninfomani coi suoi guancioni aerostatici, ma pure la storia tema - assolidituttiquantiripresadeltema è sempre brutta. Brutta almeno quanto Sgarbi che copia i suoi libri da quelli degli altri e non succede niente.

Quale può essere La Droga deL Blues? La Cocaina? figurati. Proprio ce lo vedo Gianniagnelli coll'orologio sul polsino, scalzo su una zattera cullata dal Mississippi a odorarsi la cocaina da un'armonica sudata.

L'Anfetamina? uhm. Si spiegherebbe il perché di certe sudate. Ma poi quando scatta l'iperattività nessuno riuscirebbe più a trattenersi dall'infilare note eretiche nelle sue pentatoniche.

La religione? L' “Oppio dei Poveri” dici, eh. Potrebbe essere, sarebbe la droga iniqua e spiritual al punto giusto. Ma no, secondo me poi per tollerare Il Blues e la religione messi assieme ci vorrebbe una droga ancora più grossa.

Le Sigarette? quella può essere una condizione necessaria del blues, ma non sufficiente. Io ho fumato per 15 anni il più possibile, spesso anche quando non mi andava granché, e guarda in che rapporti sto coL Blues. No, dev'essere altro.

L'Alcol? forse ci siamo. Oddio io sono incompetente in materia di alcol, da praticamente astemio quale sono per l'assioma L'alcol ingrassa. E infatti i Bluesmen sono spesso grassi, vedi, forse ci siamo. Ma no, nelle scuole di musica (e io le squole di musica le bazzico da 1 bel po') suonano Blues dalla mattina alla sera e non vedo farsi cicchetti se non in pausa pranzo. Non resisterebbero agli orrori deL Blues per tutto il giorno, con così poco alcol. Ma ci stai facendo caso che all'iniziale di Ogni Droga do la majuscola, e persino aL Blues, e a dio praticamente mai? ma tu che leggi frivolo e superficiale, soffermandoti raramente su tutti i livelli di cui la mia Opera è colma, ma ciài fatto caso alla qualità, allo spessore del mio odio? E dio, quell'odioso, non mi dà soddisfazione. Non si arrabbia. Glielo deve aver detto la maestra delle elementari, 'non dargli soddisfazione e quello prima o poi si stancherà' e niente, lui non me la dà. Non reagisce. O invece sì? in effetti, lamento spesso sintomi. Ma non me ne frega nulla, io non la smetto, non la smetterò mai, MAI!
Mai.

Allora che? I pistacchi sgusciati? le ciliegie? Il Vegemite? le cin-gomme?

Il Blues non ha Droga. Nemmeno La Droga, poverina, può disalienartene. E chi sono io, poverino, per trovarti le vere motivazioni delL'Apprezzamento deL Blues? mica so tutto, lungi da me; soprattutto, quando vedo che una cosa mi sfugge senza riuscire a incuriosirmi, lesto le sventaglio il fazzoletto dalla carrozza mentre mi lascio scivolare sui binari.

Al massimo in chiusura posso provare 1 nuovo argomentare.

Il Blues non lascia peli, Il Cane sì.
1 a 0 per Il Blues.

Il Cane può latrare fortissimo ma occasionalmente, ad abbaiare senza sosta non ce la fa e alla fine molla; Il Blues è un continuo sottofondo di noia. Continua.
Sospesa per pioggia, sempre 1-0 per Il Blues.

Non si può dire né 'Abbasso Il Cane' né 'Abbasso Il Blues' senza procurarsi dei gran casini; stiamo ancora 1-0 x Il Blues.

Il Blues non leccannusa la merda: Il Blues si porta meritatamente sul pareggio.

Basta così, non mi viene niente altro. Questo è bellissimo, perché ci offre a me & a te l'occasione di chiudere con un aforisma che mette tutti d'accordo, amanti & detrattori: Il Cane vale quanto Il Blues.

Quindi, io non lo so il perché Il Blues continui a esistere. Non nego invece la sua importanza storica, è quello in fin dei conti l'istante in cui la musica delL'Uomo Bianco sottrae Il Ritmo quale parametro compositivo alla musica delL'Uomo Nero.

Dev'essere questo il motivo per cui L'Uomo Nero, da piccoli, ci mette tanta di quella paura.

domenica 4 gennaio 2009

La caciara der silenzio.

(schitarata da stadio pe 2 voci e na chitàra)

È da un po' che medito su una cosa. Uno che legge sta roba, che idea può farsi di chi l'ha scritta? Come diceva quel famoso divo, "e voi, chi pensate che io sia?".

Tu mi leggi. Sei qualcuno che nella vita reale conosco o ho conosciuto. Oppure un avventore occasionale. Un naufrago della navigazione. Una mosca impigliata nel web. Cosa pensi di me? che io sia uno stronzo? uno cattivo? un vigliacco? un fifone? un insicuro? un pazzo, un malato, un genio?

Come pensi, sbagli. Io non sono Vilipendio, quello .blogspot.com, dico. Magari lo fossi. Per fortuna non lo sono. Questo posto (come da un po' sto realizzando) è la fisioterapia di un, come già detto, disadattato. Qua dentro mi cerco. Che fastidio parlare di me. Lo trovo, fra le altre cose, inelegante. Mi fa impazzire invece schiaffeggiarci coi miei pensieri, te & me; per quelli non ho ritegno, né almeno qua sopra voglio averne.

Perché troppo ne ho avuto, di ritegno. Mi sono resettato, e mi sto resettando. Lavoro, mi alleno, scrivo, strimpello, compongo. Penso. Tutto, quando posso, a casa mia. Ne esco poco, per lavoro appunto, per la spesa, fra un po' mi iscrivo da qualche parte per tornare ad allenarmi come si deve. Pochissime uscite sociali, vissute con stordimento.

Da qualche giorno ho capito che mi sto ritrovando, o meglio ricercando. Sai quando ti vorresti concentrare su una voce o su un suono o su una musica ma c'è casino intorno, e allora inconsciamente desidereresti stare in una stanza insonorizzata tu e la tua sorgente acustica? È quello che succede a me, io sono contemporaneamente la sorgente e l'assetato.

Sto isolato. Non mi arrivano altre esigenze che non siano le mie. Il telefono m'infastidisce, difatti lo tengo spento. Mi vanno bene mail e messaggi, perché è un'applicazione che mi posso far girare in testa quando non sono attento a me. "Attento a te!"

Ma ti rendi conto che questa, "attento a te!", è una minaccia? Altro che minaccia, porco dio demente: dovrebbe starci tatuata a fuoco sull'interno delle palpebre. Da non confondersi con "attento alle pubblicità", "attento alla moda", "attento al cazzochetisifreca". Porcodio più merdoso di dio stesso, in una procedura autorisonante e ricorsiva. O tempora. O mores.

Sto attento a me. Da un anno. Come si fa, a stare attento a te? Sarai curioso. Niente: sussisti. Leggi. Spegni la luce quando c'è luce e la accendi quando è buio. Affossi la stessa parte del materasso. Mescoli scatolette. Ti sorprendi di avere la stessa bottiglia di olio, o la stessa di detersivo, o gli stessi soldi nel portasoldi, da un sacco di tempo. Metti a posto. Disordini. Funzioni.

Dice che nella camera anecoica a un certo punto ti senti le pulsazioni del cuore, e a un altro le molecole di aria sbatterti sui timpani. Sotto al Gran Sasso d'Italia, sulla A24, ci stanno laboratori di fisica talmente schermati da interferenze elettromagnetiche da quelle tonnellate&tonnellate di roccia che ci fanno chisacquali esperimenti. Io sto iniziando a sentirmi.

Dicevo giorni fa che tremavo nel riscontrarmi incapace di capire cosa intollerassi. Mi dicevo campione d'intolleranze come di vane sopportazioni. Eccomi qua: dopo questi pochi giorni ho cambiato idea, mi è sempre piaciuta la mia estrema facilità nel cambiare idea. Ogni tanto me ne vergogno un po'; un po' le sono affezionato nel modo in cui uno si affeziona ai difetti, un altro po' ne sono segretamente orgoglioso come uno può essere fiero dei propri pregi.



Blèah. Ho appena ammazzato un grosso insetto. Mentre digitavo, a un certo punto, ha prodotto un ronzio che ne tradiva la stazza. Pensavo fosse un calabrone, era quel tipo di ronzio che segnala pungiglioni. Mi sono ricordato di avere acquistato a due euro quest'estate, nel supermercato qui sotto, una specie di racchetta da tennis elettrificata, per disfarsi asetticamente degli insetti. Esco dalla stanza del computer, mi richiudo la porta alle spalle intrappolando il ronzone. Ficco dentro le due pile stilo, torno e cerco. Sta sullo schienale del divanetto. Accendo, parte un sibilo e con lui l'elettricità. Frigge al contatto, temo di stare bruciando la stoffa del divano ma no, è l'insetto. Non si muove ora, ma a pensarci bene neanche prima. Lo sollevo, è una Cimice Puzzolente. Infatti puzza mortacci sua. Via nello sciacquone.

Era già morta, ma avrei applicato questa procedura anche sull'esemplare vivo. Gli insetti mi fanno rode'r culo, zanzare e mosche in primis, e anche tutti gli altri invertebrati, cui ad esempio appartengono le meduse. Sono molto felice quando so che qualcuno le sta facendo asciugare al sole. Lo trovo sensato: pizzicano quelle zoccole, oltre a essere viscidamente jelatinose e a farmi schifo specie nella goduria perfetta dei Bagnetti. L'unica cosa che mi dà fastidio è quando l'insetto o l'invertebrato inizia ad avere una stazza non indifferente, diciamo dalla grossa mosca in su, perché allora ucciderli io o pensare che lo faccia qualcun'altro mi fa schifo, tipo le blatte.

Ripeto la domanda: sono cattivo? sono buono? sono onesto? sono sfacciato? Non m'interessa un giudizio. M'interessa, in questo momento mi è vitale, sapere chi sono. Poi, saputolo, potrò ritoccarmi secondo il mio giudizio. Che si baserà, ma solo subordinatamente, anche su quello degli altri.

Non sparisco per intolleranza. Mi spurgo delle esigenze degli altri, poiché mi erano traboccate, per lasciar affiorare le mie.

Se i polmoni dell'ex fumatore tornano intonsi dopo anni, pensa quanto ci vuole per ritrovarsi, specie se è per la prima volta. Fa niente, mi spinge fra le altre cose la curiosità.

I primi raffioramenti di me risalgono a quest'estate, erano le cose più galleggiabili, infatti c'era molta materia fecale. Ora invece, per esempio, mi sento indisposto a passare la prossima estate come le quattro stagioni precedenti, nei miei luoghi consueti. Mi ricordo che talvolta, magari mentre guidavo sull'autostrada o notavo un paesaggio o un tramonto o un aereo, pensavo che volevo camminare in posti nuovi, mosso dalla curiosità. Io non ho mai viaggiato molto, ora invece inizio a scorgermi la curiosità di farlo.

La vedi, l'anecoicità della mia situazione? Lo senti il mio buio?
Questo silenzio è bellissimo.

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Senti, qui e altrove mi smerdo talmente tanto e spesso che mi faccio un altro complimentone.
Ammiro molto, in quelli che la dimostrano, la programmaticità d'intenti. Nei saggi di Brunomunari. Nelle storie di Andreapazienza. Il termine affascinare, etimologicamente, pesca nel Magico, nello stupore e nella paura che ne consegue. A me affascina, letteralmente, quanto sti esempi vedevano lungo sin dall'inizio di ogni loro produzione, stando alla perfezione che vi riscontro. Non c'è niente di più e niente di meno del necessario. Quindi sono geni.

Io sono un mediocre, ho appena 40 sessantesimi della maturità classica e altri innumerevoli aborti di studi interrotti. Soprattutto, la mia colpa più grande è che non sono arrivato a fare quello che mi appassiona. Non saprei nemmeno definirlo per bene, quello che m'appassiona, figurati quanto ne sono lontano. Però che tenerezza quando mi riscontro un embrione di programmaticità intuitiva! "Vilipendio" era la mia mail, poi il mio soprannome. Poi, in cerca di uno slogan che fosse tale, sono arrivati i punti di vista divergenti e la sfacciataggine di me, senza più mezzi termini.
Io non sapevo quello che stavo facendo. Lo sto scrivendo ora, quello che sto facendo, e come sempre me ne stupisco, e pure questo è bellissimo.

E ora ho capito. Qui io mi cerco. Non potrei farci altro, qui sopra; non si scrivono centinaia di pagine senza prospettive economiche o adulatorie o la certezza della Figa conseguente. Soprattutto, io qui sopra mi trovo. E per questo erano necessari gli insetti bruciati che puzzano la loro morte, i rutti parlati, i monologhi estivi a voce alta. E ogni cosa che trovo è bellissima, anche quando non lo è, e succede spesso. Se non lo è, è comunque bellissimo averla trovata. Ed è bellissimo anche il gioco che ne conseguirà, quando mi ritroverò in un cassetto il promemoria di lavorarci su. Se c'è una cosa che perlamadonna mi piace, è: Giocare.

Quindi io quello che mi trovo sarei pronto a difenderlo a qualsiasi prezzo, se il prezzo che ho pagato per ritrovarmelo è non tanto la mia gogna (che quella diverte anche me, e parecchio), quanto il fatto che alla fine avrò vissuto in meno il tempo necessario a. O in più? Il Dottor Divago.

Come questa cosa dei cani.

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Mi ero arrabbiato da me anche quando mi projettavo nella testa i sapientoni che mi avrebbero deriso se mai mi avessero sentito paragonare il serial Lost a 1 poema omerico dei nostri tempi. Io sono un represso, e uno dei grimaldelli della mia furia omicida è l'imbattermi in chi tenta d'inibirmi, magari anche con arroganza. Infatti, penso di essere molto molto immaturo, emotivamente. Mi ci facevo i film, coccquei sapientoni, infatti a fine post li avevo anche sceneggiati.
Sarei pronto quindi, oltreché a sceneggiarli, a produrli, a girarli, interpretarli, ridoppiarli, montarli, sottotitolarli e finalmente condividerli secondo le modalità del p2p. Ogniqualvoltaché sentissi in pericolo i frutti del mio stilitismo. Ricciolè, avrei triturato qualsiasi, qualsiasi malcapitato che mi detrattasse i pensieri, tentando di delegittimarli. Certe volte ho disseminato trappole, ho scritto che la cappellata Sistina l'avesse fatta Raffaello, in un altro post ho infrattato una trappola per cattolici di cui ora manco mi ricordo più, perché nessun cattolico c'è caduto dentro. Dovrei rileggermi completamente, per ritrovarla; ma chimmesencùla?
Avrei tratto vantaggi dal riscontrarci dentro le mie prede? No, se veramente mi fossi sentito tranquillo di me stesso. Se qualcuno mi accusasse di essere un fottuto capellone non mi ci scalderei di certo. Quindi sono un immaturo anche per questo.

La trappola piazzata in ultimo valeva a stanare Colui che sta per supponenza dalla parte del giusto, uno dei miei più acerrimi nemici. Io non odio i cani, magari ne ho “odiati” alcuni e altri ne “odierò”; come posso “odiare” certi giocatori della Fiorentina, come sacrilegamente faccio talvolta “odiando” addirittura i Beatles per il loro scioglimento e la fine conseguente della loro produzione artistica, e questo dice tanto. Io odio, perlamadonna odio! chi mi critica solo perché oso dubitare, peraltro circostanziandone i motivi, dell'assioma "Avere il cane è oggettivamente bello; deve esserlo per chiunque".

Uno può lavare il cane come e più di un cristiano. Te lo ricordi Ricciolè quel matto alla mensa di S. Pietro in Vincoli che prima di mangiare si lavava le posate, il piatto, il bicchiere vestendo guanti di plastica, per tutta la durata della nostra fila, del nostro pranzo e delle nostre sigarette sul pratino quando era bel tempo? Sarebbe tecnicamente possibile prendere un Padrone di cane e un Cane e stipendiarli affinché l'uno lavi l'altro come e più di quanto non tentasse di fare quel poveretto col mondo che gli circostava.

Ogni mia argomentazione potrebbe per assurdo essere smontata per assurdo, manco vale la pena di continuare; basti immaginare casi estremi come il precedente. Odierei ancora, a questo punto, il cane? No, perché non lo facevo neanche prima.

Cioè, a me i cani fanno schifo veramente, di default. Come i mongoloidi. Come i fasci, come i punkabbestia, come i coatti, i fricchettoni e tanti altri accomunati dall'essermi diversi, che però mi è capitato di frequentare accorgendomi che possono avere una loro valenza per quanto Diversidame; anzi. Ho riscontrato spesso che il Diversodame non è necessariamente anche Peggioredime. Anzi. Ma quando il cane è posseduto da una persona che non dà per scontato che esso debba gravare su di me, posso arrivare a provarne simpatia, come arrivo a provarne per il tuo segugio anti-vivisezione. Ricorderai quali cani non ho sopportato. Puoi immaginartene tanti altri. Se io, come dicevo esplicitamente, fossi stato nella mia classe delle elementari anche in prima, avrei avuto un anno intero per rendermi conto che Barbarella era la compagnuccia presso la quale accorrere in festa nonostante il moccio al naso, quando mi veniva a trovare negli anni successivi. Mi hai raccontato le tue interazioni con vari tipi di mongoloide più o meno evoluti presso lupetti e scout, che per sto genere fichissimo di cose quasi riescono a farmi dimenticare quali religiosità veicolino in cambio (ma dovrebbero pur cazzoesistere metodi di automiglioramento che siano alternativi a quelli propagandistici della religione). Sottolineo che il disgusto di default è solo emotivo; la mia veneranda età mi consente quasi sempre di moderarlo grazie all'uso provvidenziale delle cervella.

Quello che io continuo a rivendicare, colla violenza se necessario, è che a me Il Mongoloide, emotivamente, mi fa ribrezzo e paura. Semplicemente, perché non ho mai avuto occasione di superare la mia fase infantile di Ribrezzo e Paura per il Mongoloide. E certo il pensiero di affrontarla ora senza esserne costretto mi procurerebbe un bel fastidio, per la paura e il ribrezzo di cui sopra.
Ma manco vorrei motivarla più di tanto, la causa: il fatto è che io ho il diritto di provare le mie emozioni, qualsiasi esse siano. Starò attentissimo a celarle con chi ha motivo di esserne ferito, tipo mongoloidi in carne e ossa o loro parenti e amici; ma con nessun altro che al riguardo mi chieda un parere, o che digiti deliberatamente il mio www.

Stessa cosa dicasi del Cane. Non è igienico e ci sono alcuni animali anche più intelligenti. Anche se lo ammetto, in molti cani si riscontrano particolari intelligenze e utilità sociali di tutto rispetto, insieme a proprietari in grado di impartire educazioni o di alleviarne il fastidio a terze persone. Ma sarebbero innumerevoli gli esempi che mi portano l'acqua al mulino, e anche più quelli che elencano Padroni di cane che danno tranquillamente per scontato che chiunque debba tollerare quelle che sono seccature canine persino per lui. I pappagalli hanno una sporcizia di raggio più ristretto, e i portatori di baffi anche più. È facile per me parlare adesso, visto che non ho più nessuno dei due, ma se portassi i miei baffi o il mio pappagallo nelle prossimità di qualcuno che mi facesse capire di esserne infastidito, ne proverei stupore (perché se avessi immaginato avrei certo prevenuto) e non indignazione.

Non c'è stato un episodio in cui il bracchetto mi abbia infastidito. Forse, indirettamente quella volta che abbajò ar Lèle sbroccato, ma manco ne sarei così sicuro visto che primo non c'ero e secondo Erlèle era scocciato anche prima di scapocciare. Come, tanto per fare un esempio fuor dalle spinosità dell'argomento dibattuto, anche se ho smesso di fumare e tu vieni a casa e fumi, io mi accorgo di non avere manco un portacenere (ma checcazzo cambo a fà, dico io), e mi riprometto di munirmene per la prossima volta. È successo ieri, con altri amici. In quel caso mi preme che il fumatore appaghi la sua esigenza (anche perché so bene quanto sia appagante), a prescindere dall'amicizia e dall'ospitalità. Anche se a me il fumo passivo mi dà lo stesso effetto insalubre di quello attivo, senza però la soddisfazione conseguente. Lo farei anche al ristorante con un avventore occasionale, a meno che non mi arrivino esalazioni continue. A maggior ragione lo farei con un amico, aspettandomi che egli sia pieno di premure a maggior ragione con me, che per proprietà transitiva gli sono amico anch'io. Nel caso della recidività e della mancanza di empatia mi infastidirei, mi sforzerei di palesare il mio disappunto in modi totalmente urbani, prima con la mimica, poi colle parole, e poi coi fatti. Anche se il più delle volte mi fermo alla prima fase, e a questo devo le mie autosegregazioni per riflettere.

Ma non è questo che mi preme. Il fatto è che questo post voleva essere trappola, piazzata per immaturità anch'essa.

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Io odio chi potrebbe colpevolizzarmi un'emozione, una percezione sensoriale che ritengo legittima qualsiasi essa sia. Che poi magari ci penso io a correggere, e comunque non la faccio vedere a nessuno e mi ci rodo io segretamente il fegato, anzi lo stomaco colle mie gastriti, a meno di non vedere il Vil-segnale e indossare il Vil-costume.

Quindi lo volevo stanare, lo stronzo. Gli faccio un post dove per lo più dico peste & corna deL Cane; poi per un attimo faccio lo stesso coL Mongoloide ma riprendo subito coL Cane. Cosa spero, nella mia immaturità? che il fesso si indigni per la mia eterodossia canina, che dominandosi a stento mi attacchi, che non commetta certo l'ingenuità di sorvolare sulla mia Mongolofobia ma che anzi se ne serva per smascherare la disumanità del mio Odio del Cane. Mostrare il fianco scoperto. Fintare, scartare e sferrare l'attacco finale. Tecniche scacchistiche, trucchi da olimpionici del fioretto; storie che non vedo l'ora di riallacciare reiscrivendomi a Pancrazio.

E io lì lo stano. Gli dico ad esempio, 'io ciò x l'appunto la fobia del mongoloide, e l'odio per il cane'. Non ciò affatto L'Odio per il Mongoloide. Né La Fobia per Il Cane, quella so che dandoti arie di superiorità me l'avresti tollerata. Io posso avere paura di Ibrahimovic quando la Fiorentina gioca a S. Siro; è mio diritto. Non puoi criticarmi perché ho paura deL Mongoloide. Non quando la mia paura me la chiudo dentro a doppia mandata e me l'affronto da me, quando pretendo di abitare il consorzio umano. Soprattutto, non quando nel post non rivolgo mezza critica al mongoloide. Dì la verità, tu sei indignato per Il Cane, e per te Il Mongoloide è solo un pretesto dialettico. Ti rendi conto? tu sfrutti Il Mongoloide. Ti ci ripari dietro, lo mandi in prima linea a prendersi le granate che erano destinate alla tua faccia. Tu non cerchi un confronto con me, preoccupandoti della validità delle tue argomentazioni; mi deplori davanti a tutti per la mia totale mancanza di Poesia e Sensibilità e Bontà e Dignità del Vivere, poiché io oso dubitare deL Cane.

Era una trappola fikissima.
Però.

Quando ero piccolo, mio padre mise un pezzo di formaggio nella classica tagliola dei cartoni animati, quella di Tom & Jerry, solo che era interamente di metallo zincato e non aveva parti di legno. Voleva catturare il grosso topo di fogna che aveva visto nei giorni prima scappare nell'edera sopra la gabbia delle sue quaglie e tortorelle, probabilmente lo stesso che il giorno prima le aveva scempiate quasi tutte per il solo istinto di farlo, poiché a molte aveva solo staccato la testa e non credo che si possa trarre molto nutrimento da una testa di quaglia.
Lo sguardo che aveva la mattina seguente nel vederci dentro una cincia schiacciata, quello sguardo non me lo scorderò mai.

Ero sicuro di aver teso una trappola atta a catturare il tipo di stronzo che più mi asfissia. Da che mondo è mondo, il formaggio è dei topi, e non delle cince. Ciò trovato dentro Il Riccioletto. Qui, davanti a tutti.

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Cazzo, io cercavo il Silenzio, col tramite della schermatura dalle interferenze esterne. Confrontarmi con le quali è ed era stato sino all'ultimo troppo rumoroso. Il rumore era nel confronto tra sordi, che fa un sacco chiasso. Ma cazzo, se ci può essere un'incomprensione così sorprendente perfino con te che ci conosciamo come iddio oramai conosce il porco, cazzo allora il silenzio non è d'oro. Ecco perché so fin dall'inizio che non mi ci potrò impigrire infatti.

Io non odio il tuo cane. Non odio perfino il cane che più mi ha infastidito in vita mia, sino ad ora. Non odio nemmanco quello che in futuro lo batterà. Io odio Il Cane. Che equivale al dare per scontato che non esista manco voglio dire l'odio, diciamo l'indifferenza per il cane. E quindi quel qualcuno può trovare ancora più arduo tollerarne i fastidi che Il Cane ogni tanto dà, a detta del suo stesso padrone.
Inoltre penso che manco in una giornata uggiosa uno abbia il diritto di scodellare al proprio cane 'pochi pasti e un paio di uscite giornaliere'. Se lo fa, tale padrone si merita almeno altrettanto dalla sua mamma, o dal figliolo adolescente, o dalla sua fidanzata, o dal suo capo, qualora questi ultimi versino nella stessa uggia. Poiché il cane, sempre comunque meno del mongoloide, è sensibile. Quindi non ha bisogno che a possederlo sia neanche il fiodenamignotta più okkasionale.

Io amo semplicemente il mio diritto a provare un fastidio, se mi va, ad aprirmi un blogspot punto com e a schiaffarcelo dentro, e nel frattempo non far trapelare il mio fastidio aL Corretto Padrone di Cane. Non finché sia urbanamente il caso di evitarlo.

Cazzo, hai temuto che ti potessi rispondere colla retorica dell'intero Transatlantico parlamentare, hai dubitato della mia correttezza dialettica persino te, che mi conosci più che bene. Sta cosa mi colpisce proprio, non nel senso che ne sono in qualche modo offeso. Mi stupisce veramente il fatto che persino noi, che coll'aneddotica collezionata sin dall'infanzia discorriamo da veri impressionisti, saltando passaggi su passaggi, persino noi possiamo travisarci. Perché mi sembra che alla fine ci siamo travisati, non è così? Cazzo, m'hanno sempre preso per il culo perché areggo la portiera aperta a chiunque mi stia per salire nella macchina; non posso aver predicato l'odio razziale per il diverso. O sì? io stesso, altrove su questo url, ricordavo che a mò di scherzo periodicamente mi hai tacciato di nazismo. Quello che riesco a scorgere è che sbuffo fumi dalle froge quando mi sento attaccato, e mi sento attaccato dalle costrizioni, dalle inibizioni e da quella che per me è mancanza di lealtà e razionalità nel mio interlocutore. Forse, il mio nazismo è in quel per me.

Comunque, il punto è: solo col mio modo di fare, senza la scusa di altre interferenze provenienti dall'esterno, sono riuscito a farti scordare, evidentemente, che per come sono fatto potresti sempre e tranquillamente tacciarmi di nazismo sicuro del fatto che non ti risponderò mai Sgarbato, nel senso di Vittoriosgarbato. Non cercherò di produrre solo argomentazioni favorevoli alle mie tesi, non alzerò la voce, il mio furore non mi oscillerà la zazzera (specie questo, mi sarebbe impossibile), non sarò mai sordo ai tuoi contenuti. O meglio, faccio di tutto per essere così.

Io do sempre per scontato che se uno mi conosce lo sa, è impossibile che se lo scordi, per quanto aggredito o ferito possa sentirsi. Specie se quel qualcuno è uno intelligente, riflessivo, autentico e leale come Il Riccioletto.

Porcodio: ho toppato. Tutto il post potrebbe ridursi a queste sole tre parole. Ma vuoi mettere?
Evidentemente, sono capace di generarmi interferenze
autarchiche. Affascinante. Questa cosa mi dà da riflettere per un bel po'. Per esempio, per 6 pagine di Openoffice in Verdana corpo nove.



Lo cantava pure Morgan, non quello del tipo Freeman ma quello attualmente prigioniero del guano-grano televisivo, sì dai quello fico dei Bluvertigo.
"Non si dà niente x scontato". Lo diceva colla x al posto del per, sossicùro, che già ciaveva in canna certi Factor.

giovedì 1 gennaio 2009

Chi vincerà Sanremo nel 2030.


Aspetta un attimo. In uno dei post precedenti (che poi che fastidio, la precedenza temporale in un blog diventa conseguenza spaziale; dio, anche per questo tu meriti che ti abbiano x-fisso proprio il figlio hippie, fra i tanti tuoi illustri bastardi illegittimi che avrai disseminato di certo), in un post-o precedente dicevo, c'era un punto dove ho tirato fuori il biasimo per il cane.

Che bello, ora ricordo. Il sottotitolo di quanto sto scrivendo ora potrebbe essere È il cane il peggior nemico dell'uomo?, risposta: Sì, lo è.

Ma ecco che sale il fastidio (mio), e con lui vien meno la bestemmia creativa.

I cani sono brutti e stupidi, ma questi sono dettagli. T'inculano con la loro breve fase cuccioloide, che regala loro attimi di (come diceva Andreapazienza) ciccipucceria. Ma più ancora che brutti e stupidi, essi sono sporchi.

Io non riesco a immaginare niente di più sporco di un'entità che oltre a essere sporca di suo ha dei movimenti autonomi e convulsi e delle propaggini pelose carnose e umide che oscillano proporzionalmente alla quantità di moto del tronco. Hai mai percepito il fiato di un cane? Anche se il consorzio umano sucks, io torno ad amarlo quando ricordo che una sua regola non scritta esige la ghettizzazione sociale immediata di qualsiasi suo esponente con un alito che puzzi un decimo di quello del cane meno molesto. E ci credo che puzza: quelle costosissime orribili scatolette di cui sono ghiotti contengono sostanze il cui odore si aggrappa a qualsiasi oggetto solido nel raggio di chilometri, sostanze che danno dipendenza gastronomica a lui e schiavitù economica a te, le stesse sostanze che devono drogarlo a vita più di Ben Johnson a Seoul '88. In più facci caso: giù in istrada queste bestie immonde si leccannùsano reciprocamente le merde.



Che schifo, i cani. E pure tu, evitami l'immaginazione della tua faccia indignata per le mie affermazioni e rispondimi: cosa penseresti di qualcuno che fa la cacca per strada e che avesse però il culo ben peloso, e che poi con i suoi bei peli del culo smerdati ti venisse ad accarezzare tutto il pavimento dove magari ci sono bambini che camminano scalzi, e magari ti salisse pure sul letto? Guarda, spero che qualsiasi partner io incontri in futuro ciabbia l'aids piuttosto che il cane. Almeno per l'aids puoi indossare il preservativo e dire “scusa eh, è per quel fatto che ciai l'aids”. Col cane primo, non c'è un cazzo da indossare che tenga duro contro il suo sporco. Secondo soprattutto, se solo provassi a esprimere del tuo disgusto un epsilon piccolo a piacere (come dicono sarcasticamente i matematici), il padrone del cane ti guarderebbe di uno sguardo capace di sciogliere il tuo cadavere più dei migliori acidi corleonesi. Vaffanculo, ecco 1 altra cosa che non si può dire: i cani sono orribili. No, chi amministra sconsideratamente il mondo cià tolto anche quest'altro grado di libertà: questa verità non si può dire. Pena la completa, totale messa al bando dall'Insieme Universo delle Persone Buone. Fai una ricerca su Google (che ammettilo, Google è oramai uno dei pochi e più quotati Depositari della Verità), cerca “cani”+”schifo”. Nessuno osa fiatare. Nessuno, tranne i cani flatulenti di cui sopra. “Oddio, i Cinesi si mangiano i cani, che animali!”. A parte il fatto che è come se dici “oddio, i leoni si mangiano i selvaggi, che uomini!”. Ma poi, chi lo dice che le mucche o i coniglietti o i cerbiattini o i pesciolini o le gallinelle si possono mangiare e i cagnaccinfami no? Certo, mi dirai che la carne che è stata sempre appiccicata a quei merdosi peli di culo e al tuo letto di possessore di cane fa schifo al cazzo. E di certo io ti do ragione.



I cani, i cani. Dio cane! Perché continui a dire 'porco dio', i maiali sono intelligenti, anzi dice che sono intelligentissimi, e meritano tutta la nostra simpatia per le grame condizioni in cui sono allevati e scannati e per la loro allegra e palese lontananza dalla pulizia. Anzi, dice pure che allo stato selvatico abbiano 1 kasino cura della loro igiene. I cani invece. Fanno finta di essere mediamente puliti (alcuni comunque non ci riescono proprio), e sono stupidi. Hai sentito bene, non far finta di avere nelle orecchie lo Sporcodicane: i cani sono stupidi. I sorci che vivitorturano a migliaja al dì sanno eseguire giochetti molto più sofisticati del tuo campione di sporcizia, ma com'è che di loro non te ne frega nulla, eh! Ti dà la zampa? ti riporta il legno? ti guarda? cià la lingua di fuori? corre? cià le orecchie? omiodiochemiracolo, scodinzola quando è felice cioè sempre? ci credo che è felice, non fa 1 cazzo dalla mattina alla sera. Ficcalo nel labirinto della cavia più stupida o nella ruota proporzionale del criceto più obeso; il suo sguardo nihilpotente non riuscirà a non apparire totalmente stupido anche a 1 cocciuto e permaloso come te. “Che carino, esegue gli ordini!” Vaffanculo, nell'eseguire gli ordini i tanti lavoratori del Minorile sono molto più puntuali e ossequiosi di lui. “Ma guarda come mi è fedele...” vaffanculo ancora di più: consentigli di starsene in panciolle per tutto il giorno e vedi come ti è fedele anche il forzaitaliota + paraculo. “Ma i cani tengono compagnia, io ciò 1 vero e proprio rapporto col mio cane, ecc.” e ci credo Porcocane! che razza di rapporti sociali potrebbe coltivare uno che manco ci arriva a realizzare che tiene in casa un grumo stupido e bavoso di merda semovente? Il massimo a cui puoi aspirare è insegnare “seduto!” al tuo sordido cane. Tu poi stai lì tutto compiaciuto del tuo carisma di leader opinionista, mentre lui ti sbriciola vorace sul parquet il suo impasto di pezzi di biscotto e saliva di cane. Che poi mi fai pena pure tu: non è altro che quello che succede, magari in modo più raffinato, nel rapporto tra te e chi ti governa. Ma sì dai, tieniti il tuo cazzo di cane che tanto ciò tante di quelle rogne che non sarai certo te.

Anzi, vaffanculo di nuovo, no. Ora faccio una di quelle digressioni che da sempre mi allontanano dalla normalità di una vita sociale lontano dal computer. Che mi frega. Vuoto il sacco.



Io coi mongoloidi ciò da sempre 1 rapporto pessimo. Ho fatto la primina, ero 1 anno avanti. Sono capitato in Seconda Elementare nella mia classe, e pare che in Prima ci fosse una bambina mongoloide di nome Barbarella. Mi scuso, devo scusarmi? come usa fare? del mio linguaggio forte. Però mi sembra che dire “bambina Down” o “bambina handikta” (non è un refuso, è una licenza poetica in stile kappa e spada) che poi ora pare sia brutto pure così, o “bambina diversamente abile” sia ancora peggio. Guardami nel monitor: quando io e te siamo sicuri che nessuno ci sente diciamo tutti e due 'mongoloide' per quei significati lì, oppure no? Aò, che ti devo dì; a me quantificare e confrontare e quindi ribadire le diverse abilità mi pare molto più indelicato. Somiglia a 1 mongoloide? Beh, ci sono alcune femmine orientali (maschi orientali non saprei dire) parecchio attizzanti, mi sembra che una mongola fosse stata pure premiata in qualche concorso di bellezza di livello internazionale. Secondo me dire 'mongoloide' è la cosa più carina, viene da 'mongolo' che come direbbe Tomas Milian vuol dire 'mongoloide di Mongolia' + 'oide', da 'orào', che in greco antico io lo so, vuol dire 'tipo'. 'Tipo 1 mongolo', quindi.

Certo nel mio quotidiano (ingannevole per me e per gli altri) non sarei mai così crudo, e mi guarderei bene dal raccontare certe cose, ma se io e te siamo qui non è un caso. A me Barbarella metteva una paura. Era tornata, una volta, in seconda. A trovare i suoi vecchi compagnucci. A ricreazione, come arrivò, tutti le sciamarono attorno entusiasti, lasciandomi solo e turbato. Io mi ero inserito nella mia classe a meraviglia (a parte l'episodio raccontato in Caccaddosso, che comunque sarebbe arrivato alcuni anni dopo), uno di quegli inserimenti che in seguito mi sarebbero stati sempre più difficili. Ma lì, che dovevo fare? Ero l'unico a non conoscerla, se mi fossi avvicinato e le avessero spiegato che ero Il Bambino Nuovo ne sarebbe conseguita un'interazione troppo ravvicinata. E a me Barbarella metteva una paura. Immàginati di essere piccolo, ma piccolo piccolo, e di sentire le parolacce. Capisci che quando sei proprio cattivo vieni chiamato “stronzo!”, e magari quando fai uno scherzo un po' stupido ti dicono invece “mongoloide”. Tu pensa se a un certo punto a ricreazione vieni a sapere che 'Oggi viene a trovarci Franceschino' – 'ah e chi è Franceschino' – 'Franceschino è quello che c'era l'anno scorso, quello che tu non hai mai visto, quello lì, il Bambino Stronzo'. La stessa cosa, solo che quel giorno c'era La Bambina Mongoloide. Credo che, pur pretendendo oggi la politically correctness sui cani, tu possa ben immaginare quanto potessi essere curioso & apprensivo. Beh, che ti devo dire. La Bambina Mongoloide aveva le guance enormi, gli occhi piccoli e una quantità di mocciolo al naso superiore alla media. Non potevo credere che i miei compagni la baciassero con quell'allegria, ad averla conosciuta doveva essere per forza simpaticissima. Ciononostante io non ce l'avrei mai fatta a baciarla così. Dicevano pure che I Mongoloidi morivano prestissimo, giovanissimi, tipo 35 anni. Ma perché. Questa cosa pure mi metteva una paura. Se Ilbuondio, quel burbero perfezionista, gli appioppava penalità del genere sin dal suo incolpevole start, allora Il Mongoloide doveva essere losco per forza. Inoltre mi percepivo intorno qualcosa che non andava: l'esistenza dei Bambini Mongoloidi era una cosa così eclatante, eppure nessun media cui avessi accesso ne parlava. Giornaletti, televisione, canzoni da chiesa, La Bibbia, cartoni animati. Addirittura, manco il Piccolo Missionario, tutto intento invece a sdoganarmi tonnellate di Crostedilebbrosi. Forse ero più cattivo, perfino di Francesco C.



Ogni volta, quando ne sentivo parlare, mi scoprivo a rallegrarmi colpevolmente per averla schivata, Barbarella, grazie alla mia Primina. Ancora adesso la parola 'Barbarella' più che magiche sise anni '60 mi rievoca emotivamente la sensazione della protagonista sconsiderata di un film dell'orrore. Che poi, più che dell'Orrore fu un film dell'Errore. Se non ci fosse stata la mia primina, avrei avuto un'infanzia con meno scuse per il fatto di essere sempre il più piccolo nelle classi dove capitavo, e magari un bellissimo rapporto coi mongoloidi. Invece no, ora li temo, mi fanno una paura matta. Anche in montagna dove vado sempre ci doveva essere una qualche colonia per bambini handikti, e quando dalla mia biciclettina li vedevo comparire all'orizzonte per mano ai loro accompagnatori, i loro sorrisi pazzi mi sconvolgevano completamente. Come ora, del resto. Io già non riterrei giusto avere figli (in modo financo simile a come la volpe abiura certa uva), non vorrei proprio cedere alla tentazione di perpetrare questo gigantesco equivoco che secondo me è La Vita e pare proprio che disperdendo solitariamente il seme ci stia riuscendo a meraviglia. Ma se dovessi avere 1 figlio già così svantaggiato in partenza, mi spiace per te e per me, mio spaventevole figlio mio, ma potendolo ancora fare sarebbe la Rupe Tarpea dell'aborto. È questo un concetto troppo duro per le tue cervella molli? Allora sveglia. Chiamo a testimone mr. Google, sdoganato oramai quale giudicante incorruttibile & super partes. Mi chiedevo se tirare in ballo quissopra un'immagine di mongoloide, già scettico perché non avrei inserito "il" mongoloide ma "un" ignaro particolare mongoloide, il che pare brutto per lui/lei persino a me. Comunque mentre mi si avviano gli ossidati ingranaggi della Morale, intanto ricerco "mongoloide" su Google Immagini. Oh, non cenè 1. Caromio, la Rupe Tarpea è già fra noi, in questi tempi di buffi a usura per le liposuzioni. Non posso che sperare di non finirci sopra & poi sotto pure io, che non è che mi senta un tipo tanto sveglio. Te, non so. Ricominciamo, io e te, a parlare di mongoloidi. Sarà un modo come un altro per riappropriarci del nostro diritto a un'Ontologia della Bruttezza.

Tutto questo, è ovvio, nella massima empatia con qualsiasi mongoloide o parente di mongoloidi, cui va tutta la mia considerazione. Consentimi, data la lunga premessa, di usare con noncuranza la parola 'mongoloide'. Anche perché, ti svelo in segreto nel caso non te ne fossi accorto, qualsiasi persona non sia mai stata coinvolta in parentele mongoloidi lo fa, quando si sente al sicuro. Guarda che se no ti attacco un altro pippone del genere su necri e froci.



Ok, la premessa è stata fatta. C'è una domanda, che mi pongo da anni. I miei più antichi conoscitori potranno testimoniarlo, Il Riccioletto ad esempio, benché Turpe Possessore di Cagna, non potrà non confermare quanto sto per esporre, se necessario.



Ma perché il Possessore di Cane non preferisce Possedere Il Mongoloide?



Nel senso buono – ovviamente - della parola.
Posto che il cane è

1a) spesso brutto;
2a) abbastanza più stupido di tante altre cose;
3a) davvero parecchio sporco,

il mongoloide è senz'altro

1b) molto più carino, con addosso vestiti carini;
2b) molto ma molto più intelligente e affettuoso;
3b) sensibilizzabile sulle problematiche inerenti all'igiene.



Io una mia teoria celò. Maturata in tanti anni di osservatorio. Il Padrone di Cani ha difficoltà relazionali in un mondo di suoi pari, i suoi biscotti da due lire non interessano fino a quel punto ai suoi interlocutori nonché potenziali esecutori di ordini. E allora trova nel cane il compagno ideale. A quella stupida sozza & soprattutto ingorda bestia immondamente piagnucolosamente assordantemente vorace non gli pare vero che esista la figura del Padrone di Cane, e tosto impara a riconoscere e a eseguire come significante dell'ordine impartito dal Padrone non tanto il termine quanto il tono di voce con cui esso viene pronunciato. Non è manco semantica o semiotica, è puro istinto di sopravvivenza. A parziale dimostrazione della mia teoria scientifica sta il fatto che nel cane l'evoluzione (innaturale quanto a rapidità), premia come carattere ereditario vincente non la pulizia o la sensibilità poetica, ma soprattutto la suddetta ciccipucceria. O magari L'aggressività, se il padrone è un pappamolle e mediante la grossezza del cane vuole incutere timore al prossimo suo come a se stesso. Ci manca solo che sul vello del cane del coatto, previi certi incroci con testimonials necri fortissimi negli sports, invece che l'aids spunti il Baffo della Nike.

Attento, il tuo cane ti frega soldi e vita reale. Abbasso i cani, i cani sporcano.



Ovviamente, queste sono mie considerazioni personali. Ciò non toglie che esse siano circostanziate nel minimo dettaglio, e quindi oggettive. Almeno sino a quando non ti prenderai la briga di smontare le mie argomentazioni producendone di più valide. Quello che voglio dire è che non vale andare su tutte le furie e scagliarmi contro gli anatemi del buon senso comune, dell'animalismo, del canismo, dello Sporchismo, della correttezza politica e di ogni altra radical-sciccheria che dalle mie fetide elucubrazioni potrebbe generarsi spontaneamente. La generazione spontanea e l'abiogenesi in generale sono infatti teorie confutate parecchio tempo fa. Mantieni i nervi saldi e prova a dimostrarmi a rigor di logica e oltre ogni ragionevole dubbio che i cani sono puliti, o che è vero che sono sporchi ma i loro padroni li igienizzano in modo periodico & soddisfacente, o che sì, sono sporchissimi, ma che male c'è? sei tu (cioè io) che sei paranoico, e la sporcizia non ha mai fatto male a ness1 (anche se se sosterrai questo ciavrai la scienza medica contro, si spera), e neppure il disgusto. Se ci riesci mi arrendo, lo sciemo sarò io.



Infatti, io non ho la minima idea di chi vincerà Sanremo nel 2030. Che tu sia arrivato sin qui nella lettura (e se l'hai fatto nonostante tutte le orribili crudeltà che hai letto sui cagnolini ecc. o sei un nazista schifoso o non hai principi morali o sei un gatto) ti rivela solo come il solito credulone. Posso giusto provare a ipotizzarlo, un vincitore; anche questo lo faccio da diversi anni. Precisamente, dalla serie quasi consecutiva di vittorie sanremesi di ciechi, quegli Aleandribàldi, quei Bocelli e quelle altre leopardate buonissime che secondo me ci vedevano benissimo (queste ultime) ed erano furbissime e ancora stanno a ridere per la loro vittoria e la tua dabbenaggine.



Secondo me è fortemente possibile che Sanremo 2030 lo vinca un gruppo di rock-cristiano composto da :

1 sequencer-emo
1 mongoloide (di quelli coi capelli a caschetto delle sit-com americane anni'80, colle sneakers fighe, la felpa col cappuccio e il cappellino storto che surfano col culo sul corrimano delle scale)
1 lolita dark e
1 paio di cani.

Quindi, mi dispiace che da oggi in poi se ciavevi il cane non vieni più qui a subìrti una chiacchierata. Ma nel caso è una scelta tua, io con te non ciò il minimo problema, qualsiasi razza di cane hai cià i peli troppo tortuosi per conficcarmisi nella linea telefonica. Invece, sessei x caso uno dei pavidi & silenti biasimatori di sozzerie in corpo di cane, esci la tua inconfessabilità di insensibile insensato e vienimi tosto a mettere il dito qua sotto.

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