lunedì 28 aprile 2008

Caccaddòsso.

Il primo episodio di Caccaddòsso di cui ho coscienza adultera (nel senso che ricordo di averne provato una vergogna da adulto) l'ebbi circa a 9 anni, in IV elementare. C'era la ricreazione dopo pranzo, quella che durava un'ora e precedeva i compiti del doposcuola, in cui si poteva giocare senza vedere alcun confine temporale per il gioco che giocavi. In effetti a quell'età il tempo pare una cosa infinita, sensazione che riesci a simulare giusto in seguito a 1 buona scorpacciata di canne. C'era stranamente Suormichèla invece della Signorina del doposcuola. Ste signorine erano alcune buone tipo Daniela. Placida, vagamente piacente soprattutto perché era sempre sorridente, addirittura aveva ammesso di aver visto al cinema Patrick che era un film dellorròre per cui dai trailer noialtri marmocchi ci si giustappunto cacavaddòsso, lo slogan era qualcosa tipo “Chi dormirà con Patrick?” e bè, i film dellorròre erano una cosa su cui pendeva il biasimo di suore e madri. Quindi Daniela era 'buona'. Altre non è che erano cattive, ma di certo non 'buone'. Tipo Carmelina che invece avevo in V, sorrideva ma in modo labile, si vedeva che non era serena come Daniela anzi le sue Caccheaddòsso probabilmente erano provocate dalla severità delle suore, che in effetti mica skerzavano (ci metto una kappa perché in fin dei conti erano gli anni Settanta).

Però mi sa che doveva essere Daniela perché era in IV e non in V, ma tanto che fa? come dicevo poc'anzi chiunque fosse la suppliva Suormichèla, che d'altronde la volta della mia Caccaddòsso fu un personaggio del tutto marginale.

Fattostà che invece di farci giocare nel cortile asfaltato in cui solitamente si giocava dopo il refettorio quella volta Suormichèla, forse per farci assaggiare la sua autorevolezza x1volta in modo gradevole, ci portò lontano lontano, dietro le fratte proibite di siepi spinose in cui talvolta ci avventuravamo di nascosto, che dominavano l'intero complesso scolastico dall'alto di un montarozzone gigantesco.

Giochiamo giochiamo ma io mi estranio sempre di più, perché ho quel sentore di Caccancoranonaddòsso che quando ti prende ti ciuccia tra il 40% e il 60% delle risorse di sistema. Strano come per certe cose negli anni si cambi tuttosommàto poco. Ora come allora, quando osservo qualcuno che scioltamente assecondi i suoi impulsi defecatòri (lo 'scioltamente' non si riferisce tanto alla consistenza quanto all'indifferenza) in qualsiasi posto e in qualsiasi modo, provo un misto di ammirazione per il savoir-faire e di disgusto per la rozzezza con cui vedo risolvere il problema. La cacca la si fa nel proprio bagno, possibilmente quello grande quando è libero, con l'ausilio di 1 adeguato numero di fumetti da consultare nel frattempo. Comunque gioco sempre più serio e sempre più distratto, contenendo l'impulso sino all'inverosimile.

L'inverosimile arriva pochissimi minuti prima della fine della ricreazione. Allora mi accosto a Suormichela e quanto più piano possibile le bisbiglio che dovrei andare al bagno. “Ma fra cinque minuti andiamo tutti” - ”eh lo so, ma è proprio urgente” e in qualche modo pronuncio la parola 'pupù'. Suormichèla non era poi così terribile, cioè...la sua terribilità era proprio il non esserlo, in un certo senso. Non era di quelle suore di certi amici miei che ti menavano o abbondavano in castighi e punizioni, ma vederla sordamente arrabbiata era molto spaventoso. In un certo senso, m'insegnò fra tanti a temere gli adulti e quindi ad assecondarli. Anzi, non voleva neanche che tu dicessi “Suormichèla è arrabbiata” perché “i cani si arrabbiano”, dovevi dire “Suormichèla è addolorata”, e io credo che il gatto che giochi col topo rispettando i protocolli del politically-correct possa essere un'autentica miniera di Caccheaddòsso. E poi andatevi a leggere cosa combinò a quel povero diavolo del simpaticissimo e intelligentissimo Francesco C. nel vecchio post Cose di marzo 2008, quando si parlava del divino Gianburrasca.

Ma adesso basta, non è l'ennesima storia di Suormichèle: questa era una storia di Caccheaddòsso. I bambini s'incamminano, direbbe Povia vincendo Sanremo la volta dopo. Scendono tornanti sino al cortile asfaltato dal quale si dipanano i corridoi che tortuosamente portano alle latrine. 'Latrine' è la parola giusta. Tutti i bagni delle scuole private e pubbliche, almeno quelli della mia giovinezza, dall'asilo al liceo, erano maiolicati delle peggiori maioliche grigioverde, senza tavolette e pieni di scritte sui muri. Quelli dell'Istituto Parificato della mia I Caccaddòsso consapevole erano proprio così, ci mancava solo Palladilàrdo che si spara in bocca col fucile e Kubrik che filma.

Suormichela apre la serratura dell'edificio, e come un falconiere mi lancia con un “Vai, corri!”. Io caccio dal becco un urlo rapace e mi lancio nel corridoio buio. Troppo tardi. Nella corsa, lo sprint si riversa tutto nelle mutandine.

Intanto arrivano i primi compagnucci, si affacciano nei bagni, si rinfrescano dopo tanto giocare. E si affacciano sulla porta della mia latrina, perché non ce n'era nessuna con un cazzodichiavistèllo. Ma Porcodìo, io capisco che se fai la suora devi xlo+ pregare e non puoi certo metterti a salvare mocciosi rimasti intrappolati nelle tue latrine come fa il pompiere col micetto sull'albero. Ma accidenti così fai dei danni che manco t'immagini. Che dolore vedere il simpaticissimo e intelligentissimo Francesco C. che sciorina 1 dopo l'altra battute simpaticissime e intelligentissime per far ridere i tuoi compagni. Che umiliazione che entri Suormichèla e li cacci come Giesù coi mercanti nel tempio, e che poi ti pulisca il culo con carta igienica & faccia schifata, lei che in classe incita all'amore per il lebbroso (per un approfondimento sui Lebbrosi & le Suore v. ibidem, ma stavolta quando si parla delLa collina dei conigli). Porcaccio Iddio, che brutta scoperta essere più schifoso di un lebbroso. Che male quando Suormichéla giudica le tue mutandine troppo malridotte, quindi le butta chissà dove e ti fa rivestire coi Blugìns a pelle sulle pallette cacate, e scopri che la puzza non ti ha comunque abbandonato. Che orrore quando dopo aver finito i compiti vai a Minibasket e la maestra dice “Scusate bambini ma forse qualcuno ha pestato qualcosa... potreste controllare?” e tutti in coro, capitanati dal simpaticissimo e intelligentissimo Francesco C. essi ti indicano esclamando “Il tuo nome!”, e c'è tuo padre che è arrivato prima per prenderti e portarti a casa, e tu lo deludi colla tua soggettaggine. Ripensandoci, non c'è peggior figlio di puttana di dio, e io ogniqualvolta penso alle Sue nefandezze passate presenti & future vorrei solo scaccolarlo a suon di cannonate. Senza neanche prendere bene la mira.

Poi ce ne sono state altre, di Caccheaddòsso, molto più tardive. La faccio + breve perché già mi sono dilungato troppo, ma in compenso mi dilungo con la seg. riflessione. 'Perché scrivo?'. Pure Umberto Eco se l'è chiesto in un omonimo saggio, quindi potrò ben farlo anch'io che come lui sono un Altro Essere Umano, quindi figurarsi se mi lascio intimidire. 'E soprattutto, perché così prolissamente, e quasi sempre di cazzi che sono praticamente solo miei, e senza ficcare il tutto in un diario e poi in un cassetto di casa mia, ma in un pubblico corner della Vasta Ragnatela Mondiale?'. Per poi rispondermi: 'e che ne so? Sicuramente, perché giudico questi argomenti interessantissimi, e me la persona più indicata per esporli e commentarli nella maniera più oserei dire brillante'. Poi certo, ho il massimo rispetto per le priorità che la pigrizia di ciascuno di noi assegna a ciascuno di noi, quindi figurati se m'offendo se ciò che scrivo non se l'incula nessuno. E così andiamo avanti.


2a Caccaddòsso consapevole.

Stavolta ciò tipo 13 anni, estate della III media, luglio precisamente, si sta al Circeo perché nei consueti Abbruzzi c'è appena stato il Terremoto dell'84, ci si riposa dal licenzioso 'Distinto' riportato, si inizia a tifare seriamente x la Fiorentina. E si corre al mattino presto sulla spiaggia.

Lo si fa solo perché obbligati dagli zii, una mia cara amica grassoccia nell'adolescenza e pigra come me sosteneva che 'se facesse dimagrire allo stesso modo, sarebbe meglio un certo n° di poderose nerbate che lo stesso n° di km di corsa' o qualcosa del genere. Beh anche qui dopo poco l'impulso ci coglie, non si sa se camminare lentissimi per ammansirlo o correre velocissimi e batterlo sul tempo. Comunque, tra passi lentissimi e scatti atroci e preghiere ardenti e promesse di fioretti difficilissimi (è quell'età di mezzo in cui non si crede più a B. Natale ma ancora all'Arrabbiatissimo anzi Addoloratissimo - così Suormichèla è contenta - Vegliardo con la Testa fra le Nuvole), non si sa come ma si arriva a casa. Solo che IL CESSO E' OCCUPATO!!! Dio (è maiuscolo solo perché a inizio frase, la grammatica è una signora bella come poche e in quanto tale sempre la si deve cortegiarla) insaccato avariato con la tenia dentro, quanto sei cattivo. Mi caco addosso. Un costume dell'Upim finisce al secchio.


3a Caccaddòsso consapevole.

22 anni. Hai letto bene, 22 anni. Corro, stavolta per mia iniziativa, lungo un torrente montano che si inerpica solitario lungo gli austeri paesaggi montani degli Abbruzzi. Sono diventato uno serio, certe volte corro anche per 2h filate, non mi fermo mai, per nessun motivo, anche quando mi ringhiano contro i cani da pastore che negli austeri paesaggi montani degli Abbruzzi sono particolarmente cattivissimi. Semplicemente, gli ringhio addosso più forte io. Quelli capiscono che le mie motivazioni sono più radicate delle loro, e guaiscono sottomessi. E poi c'è il trucco di fingere di raccogliere il sasso da per terra, che in effetti lo confermo li fa scappare anche se pare parecchio strano che si facciano tutto sto trip futuribile per un solo gestìno. Non mi fermo mai, mai. Sono dimagrito, e non mi fermerò mai di scappare dalla mia grassezza complessata e quindi dalla mia infelicità (vorrei avere altrettanta tenacia anche per le infelicità ultimo tipo). Neanche se questo vuol dire Caccheaddossoa22ànni. Neanche rallento il passo, toh. L'unica concessione che faccio al mondo civile è che alla fine dell'ora&mezza pattuita mi levo le mutande e con loro a cose fatte finisco di pulirmi, e torno a casa a lavarmi coll'acido muriatico.


E ora c'è la 4a Caccaddòsso consapevole, la + triste.

È oggi, il 28 aprile 2008, ho 37 anni e Rutelli riesce a consegnare la Città che fu dei Cesari a uno che non molti anni fa picchiava nero. Tu quoque, o fastidioso Rutello. A uno che è stato prosciolto per aggressioni di gruppo a studenti di sinistra, per aver lanciato molotov all'ambasciata dell'URSS (ma per questo s'è fatto 8 mesi di gabbio), per aver tirato sassi a Bush padre per poi contribuire al rinforzo dei carrarmatini sparsi per il suo Risiko mondiale, uno che prima contesta la Lega e poi ci si allea, uno che dentro AN è stato con quell'energumeno di Storace il principale riferimento della Destra Sociale, che è stato preso poi a sassate dagli autonomi al Laurentino 38 mentre demolivano i Ponti, che cià la celtica benedetta al collo. Uno che è si è recentemente laureato fuoricorsissimo ingegnere dell'ambiente e territorio (direte: "che c'entra?" - "e che ne so? io sto solo copiando tutto quello che trovo da Wikipedia"), uno che fino all'ultimo giorno lo si beccava far campagna elettorale nelle caserme dei Carabinieri. Questa di Caccaddòsso è solo figurata, ma non per questo meno puzzolente alle mie nari. Magari sarà un bravo sindaco, chissà?, magari vorrà proprio riscattare la sua a dir poco irruenta storia politica colla sua permanenza al Campidoglio. Di certo non potrà fare cose più brutte della Tangenziale Est, o del Fascismo Blu dei parcheggi a pagamento per tutta Roma, o della stazione di Vigna Clara vicino casa mia, che costruita in tutta fretta per i mondiali del '90 giace inutilizzata in una città avida di trasporti pubblici come questa. In bocca al lupo, al Sindaco Alemanno e 'a noi' (quale inquietante doppio senso). Ma nel frattempo, questa Caccaddòsso è quella che mi fa meno ridere. E perché proprio questa?

Perché c'è gente che nega le camere a gas. C'è gente che nega Bolzaneto. Ci sono alcuni tutori dell'ordine istruiti a reprimere menando le mani, invece che colla prevenzione. Ci sono fuori e dentro le periferie ragazzetti col coltello facile che hanno voglia di sfogare il loro legittimo disappunto sociale su stranieri, zecche e omosessuali, e se l'equivoco non fosse troppo tragico sto calderone di presunti responsabili farebbe solo ridere, è come se si individuassero come colpevoli quelli il cui cognome inizia con la A, la N e la T. Vanno placati, col ragionamento ma anche e soprattutto coi fatti. Migliorando la loro condizione sociale, e se serve col codice penale. Non possono mai, dico mai, sentirsi legittimati, dio molosso. E chi li foraggia aveva già i soldini per tappezzare ogni quartiere di manifesti dallo stile grafico omogeneo e quindi costoso. A me non va di perdere tempo e amici così, per problemi che paradossalmente potrei anche condividere ma che diventano infinitamente meno urgenti di fronte ai toni e ai modi della violenza. Che fine fanno adesso, tanto per dirne una, i miei alunni e i miei amici del Forte?

Ricordo quando talora, in società, amavo porre la domanda “Ma voi quand'è stata l'ultima volta che vi eravate fatti la Caccaddòsso?”. Così, tanto per indulgere all'amor di chiacchierata. Tanto per la curiosità di vedere se c'erano delle Caccheaddòsso più divertenti delle mie, e non ce n'erano mai. Eh sì, era piacevole. Ora non più. Mi avete fatto perdere forse per sempre la fragrante comicità delle Caccheaddòsso. Non vi ringrazio.


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