giovedì 23 settembre 2010

Il male maggiore.


“Questo non è che il male minore”, “no, è quello il male minore”, “il male minore? è andato di là”.

Ma il male maggiore, invece, qual è? te lo sei mai chiesto? Qual è stato il male maggiore nella tua vita?
Io non me l'ero mai chiesto, ma ora che mi ci fai pensare lo so bene, qual è stato il mio male maggiore.

Tra il dire e il fare c'è di mezzo il Male. Sapevamo di un Lago Maggiore, ma di un Male Maggiore?
No. Non lo sapevamo. Sarà di certo ben più salace.

Che trajedia. Non so come tu reagisca al tuo male maggiore ma io, il mio, lo disprezzo. Lo temo. Lo biasimo. Lo ignoro. Lo indifferenzio della mia indifferenza. Lo vitupero a voce alta parlando da solo.
Pace un attimo; considerando la logica booleana vero-falsa della tua mente-capta, immagino che quale mio male maggiore tu stia pensando Addio. Ma quale Addio. Magari il mio male maggiore
fosse così inesistente, ovvero magari quest'ultimo esistesse anche solo per l'attimo brevissimo di un gancio destro. Invece Colui se ne guarda bene dall'esistere, quel grosso vigliacco. E ciononostante, ha la bella pretesa di essere adorato continuamente e sopra ogni cosa. Cioè, ma ti rendi conto, “sopra ogni cosa”? ma “sopra ogni cosa” contemporaneamente, cioè mettendole tutte una sull'altra e salendoci su, o va bene anche sopra a 1 cosa x volta? tu adesso guardati intorno, io per esempio ho davanti 3 o 4 computers, ma ti pare che dovrei sempre salirci addosso e adorarlo? ma come farei presempio a digitare, da quella posizione scomodissima? ma come avrà fatto uno cosi scomodamente adorabile ad andare tanto per la maggiore?
 
Poi 3 o 4 computers, per quanto performanti come i miei, è facile impilarli, salirci su e adorare. Ma se prendiamo alla lettera la formula “sopra ogni cosa”, qualsiasi persona un minimo giurisprudente in quell'ogni vi comprenderebbe tra gli altri presempio anche G. Ferrara & tutti i modelli di Botero, e adesso tu che fai tutto facile, mi spieghi come si fa a salirci sopra a tutta quella quantità & qualità di gente?

E questo non è uno dei 1000 bug della teologia. Che fissa, ma me lo sto inventando io adesso oppure è vero che esiste una laurea in Teologia? ma che davéro, un Corso di Laurea in Teologia, con un Magnifico Rettore, una Facoltà di Teologia, degli Ordinari di Teologia – ahaha! troppo fico – ma forse ti sbagli e quella che esiste magari è Teleologia. Ma non è che cambierebbe poi molto, anzi, com'era? “Teologia”, arf arf, che buffa parola, mi pare molto più divertente e molto meno patetica.

Un Corso di Laurea in Teologia. Non ci si crede. Cioè, è come se vai in quel bell'esempio di razionalismo che è la Città Universitaria delLa Insipienza, e sopra uno di quei palazzoni astutamente geometrici ci leggi su “Corso di Laurea in Messe in Mezzo”, e poi sul piano di studi “I annualità: Scienza dei Vestiti Sbagliati 1 – Analisi degli Accenti Ridicoli – Umorismo Applicato alla Sopraffazione 1 – Elementi di Impeccabilità Personale”.

Ma che cazzate. Io, semmai un giorno
magari per gemmazione ciavrò il figlio, se quest'ultimo personaggio di fantasia mi viene a turbarmi le vecchiaje sacrosante prima dicendomi:


“padre mio che non sei nei cieli”

“oh, bravo, hai fatto bene a rivolgerti a me se volevi una risposta da un qualsivoglia padre – dimmi pure figlio, adoro la tua saggezza, si vede che non hai ripreso da tua madre che non esiste”

“come tutti quelli ai quali voglio 1 gran bene, sei invitato alla mia Laurea questo pomeriggio”

“puttanaeva figlio mio potevi dirlo prima, cioè adesso mi devo supersbrigare, devo ancora fare le mie gymnastike la barba la doccia”
(ti spiego, io devo sempre molto probabilmente fare le mie gymnastike la barba & la doccia)



, e poi una volta ivi giunto vedo scritte certe fregnacce su diplomi di laurea che certamente mi saranno costati 1 casino; se si verificasse questo mio improbabile incubo a occhi aperti, ma sai le diseredità? Spero quel giorno di essere ricco, ricchissimo nonostante i folli esborsi testé effettuati per i dissennati studi di quel lazzarone ipotetico; ma non per un mio egoistico desiderio, no! solo per incrementare l'entità dei futuri lasciti della sua diseredità.

Ma senti un po' – che stavamo a di'? prima della Teologia, dico, “Teologia”! madonna se ci ripenso.

Ciò come la sensazione che c'era 1 discorso interrotto, fammi vedere: il titolo dice “Il male maggiore”, cosa vuol dire, ah! Il mio male maggiore, o era il tuo? era il mio, dici? e allora? cosa pretendi, che adesso te lo dico qui davanti a tutti?

Non ti fai mai gli affaracci tuoi, eh razza d'impertinente? non hai mai sentito parlare di Legge sulla Privacy? ma kessey sordido?

Ma tu guarda.

sabato 18 settembre 2010

Giorni di un futuro passato.


Quante sigarette ho avuto, quest'estate.

Volendo bene a tutte, dalla più sbrigativa alla più intensa.
Meravigliose. Saporitissime. Buone per esempio da fumarsi una dopo l'altra, non badando al dubbio che forse non ti va più.

Che simpatiche, le sigarette. Compagne silenziose. Economiche. Salutari.

Io con loro sto bene, quando sto con loro mi sembro 1 altro. Me le immagino sorridere, mentre mi sfrigolano tra le labbra. Negli Abbruzzi ogni sera appena mangiato salivo su in camera mia, uscivo in terrazza, me ne accendevo una e quella era la più bella della giornata. Alle nove-nov&mmezza era quasi buio, e  in mezzo alla pineta c'era sempre davanti a me lo stesso lampione giallo-arancione. Con su la luna piena, pienissima di luce bianca, per nulla diffusa, dal perimetro nitidissimo e nero. Sembrava quei quadri di Magritte dalla luce impossibile.

La cosa che mi amareggia è che se le sigarette potessero parlare, vista la mia bieca figura di stronzo interruttore della loro fruizione non appena rientrato nel Big Ringfinger Road (Grande Raccordo Anulare), a quest'ora direbbero di me pest&corna.
Ma come si fa, dico io, come si fa ad essere tanto ingrati? fare lo snob dopo averne tratto tutta quella gioja. “no-no, ora rismetto, guardaquì: 3-2-1-via”.

Pezzo di merda. Non si fa così. Poi lo sai, che quando smetti non sei più capace di ricominciare, che passano i soliti 3 giorni, decidi colla coda tra le gambe di tornare ai tuoi doveri di fumatore, velocissimo te ne rolli una colle mani tremolanti dal desio, ci metti dentro più tabacco possibile (compatibilmente con l'impellenza dell'operazione), te la accendi e scopri che ti fa schifo.

Che maledizione. Dopo soli 3 giorni, già fa schifo. Quando solo 3 giorni fa era buonissima. Insisti, arrivi esausto a metà e la butti via, colle gambe molli & la testa che gira. Puttanamadonna, non bastava la calvizie, anche questa. Resterò qui a sperare di tornare al più presto su quella terrazza marina iperpanoramica assieme a tutta gente che fuma, la stessa terrazza spagnuola nel cui grembo due mesi fa avevo superato in scioltezza lo schifo illusorio del tabacco.


  
Ci sono cose, particolarmente gravi, durante le quali il non fumare dovrebbe essere un'omissione perseguibile penalmente. Tipo adesso che mi sento il terzo e il quarto disco dei Nouvelle Vague – ma perché nessun sapientone si lamenta mai che non abbiamo due apparati uditivi & 2 cervelli che supportino il multitasking, per poter sentire il terzo e il quarto disco dei Nouvelle Vague contemporaneamente? ma è davvero più importante star qui a indignarsi per le tendine di Gheddafi? Insomma non ti distrarre per cortesia: a questa musica paradisiaca qui, aggiungici l'aroma in bocca del caffè appena consumato e il non fumare è uno spreco di risorse che non ti dico.

Fanno bene, le sigarette. Siamo sicuri io e te, che le sigarette facciano poi così male? evidentemente no, se ho appena finito di dire che fanno bene, ma come farai a sostenere sempre cose impossibili. Di certo fanno bene, benissimo! al cuoricino. Non ho detto “cuore”, ma “cuoricino”. Se avessimo una classe dirigente lungimirante, sui pacchetti oltre alle solite banalità che non interessano mai a nessuno (“incinte”, “cardiovascolari” ecc.), dovrebbe aggiungere “fa tanto bene al cuoricino”. Nessuna branca medica si occupa mai del cuoricino, quando invece è assodato che è lui che detiene il primato di tanti malesseri odierni, per i quali si scialacquano intere profusioni di psychopharmacy che non hanno altri effetti che cerebrali, dimmi tu tra cervella & cuoricino quale collegamento dovrebbe esserci.

Invece, pur avendo dei cuoricini parecchio incasinati, tutti non fanno che parlar male delle sigarette, che invece dicevamo avere un'azione così topica. Non starò qui a ripetere che le sigarette ajutano a socializzare, ad asocializzare, a godersi la solitudine, a esaltare la compagnia, perché sono cose banali e poi le ho già dette.
Piuttosto, caro mio, il punto è un altro.

Il punto, ora ci provo, è questo qui.

Io me lo ricordo quando da piccolo assistevo ai cartoni animati per interi pomeriggi. Senza andare sul particolarmente meraviglioso, ieri al mare col Riccioletto citavamo il “Lieto fine!” colla voce di Pino Daniele (o di Topolino, che tanto è uguale) con cui si chiudevano tutte le puntate di Felix the cat.

Ricordo benissimo come pensavo che quella fine magari era lieta per lui (The Cat), ma per me e mio fratello quella fine era lieta solo per la speranza che trasmettessero finalmente un cartone più divertente, dopo l'unica replica che trasmettevano sempre (quella col professore cattivo pelato &tappo col mascara e i baffoni bianchi + Magister Cilindrus) in cui non succedeva mai niente per un sacco di volte consecutive.

Vuoi sapere come pensavo questa cosa? vuoi davvero sapere come?

Esattamente così, nel modo che ho detto. Senza parallelamente pensare mai a “come vorrei fare un lavoro che mi piace - speriamo che lo stipendio mi arrivi in tempo per pagare le bollette & il condominio - speriamo di conoscere la donna della mia vita prima di arrivare a offrirle solo la mia decadenza fisica”.

Tu dirai “Vorrei vedere se da piccolo eri già così lungimirante da preoccuparti per le bollette future”, e poi, maligno come sempre, “oppure ti sei tradito, e parli del presente, e ti vedi ancora con Felix the cat?”.

A parte il fatto che, come ora ti mostrerò, alla lungimiranza preferirei di gran lungi la miranza-breve. Ma come al solito il punto non lo mica cogli. Strano, pensavo fossi uno forte, in coglionerie.

Ecco il punto: questa cosa la pensavo nel presente. Questa era la modalità con cui io mentalmente commentavo quel lieto fine. Oggi posso aggiungere che sottoscrivo la noja di quel cartone, ma aggiungo che la sua grafica era molto bella e quel micio nojoso mi mette veramente di buon umore quando lo vedo ritratto nel suo ormai rado merchandising. Ma mentre formulo ragionamenti anche banali come questo, ho una serie di processi in background, che mi levano la gioja di vivere.

Aridatemi il presente, lo dico anche in giapponese: aridatemelo.

Quando ero piccolo, io me lo ricordo, vivevo davvero il presente. Lo vivevo guardando i cartoni animati o giocando con i miei amici, o nella costrizione di nuotare o di suonare il pianoforte; ma sempre dedicando a questi eventi del presente una dedizione totale.
Non ricordo più quando, ma a un certo punto ho iniziato, a preoccuparmi veramente. Offuscando gioj&dolori, donn&motori con la preoccupazione delle incertezze future.

Una canzone che prima o poi
scriverò, a un certo punto fa “ho nostalgia del mio futuro, ma spero nel passato”. E intanto è il presente, che non mi entra in mente. Mi vorrei capace di una più infantile fruizione del presente, e sanato da questa perversione adultera del passato e del futuro.

Voglio dire, non è che a questo punto della mia vita fumo perché mi piace ficcarmi il fumo negli organi interni, o per cose tipo sentirmi grande. A quello oramai ho rinunciato.

Certo che fumo per quello, ma soprattutto fumo (è solo un present continuous, un continuativo cazzodidono; in realtà ho rmai rismesso) perché quando esci di casa e ti senti premuto in tasca da un pacchetto da 20, hai la certezza che ciavrai da giocarti a tuo piacere 20 flash sul presente. Potrai giocarteli quando il presente è magnifico (in bocca al lupo), altre quando è carino, altre quando non passa mai, altre quando è drammaticamente merdaceo.

Allora lo vedi che tutto torna? Cosa sono le sigarette, anzi: Le Sigarette, se non lampi di presente? non ti ricordano ad esempio quella che in Lost era la costante temporale di Faraday, ovvero Desmond Hume? In ogni epoca in cui Faraday vedeva Desmond, in lui aveva un'àncora tra i flutti dei suoi viaggi nel tempo. O era Faraday la costante di Desmond? vedi, dannazione? da piccolo questo pensiero di correttezze da verificare non mi sarebbe mai venuto in mente, e senza questo noise io avrei imparato ancora meglio a sciogliermi, nelle mie pindariche associazioni mentali. Ma lo sai che dei Pizzicato Five è molto bello anche Ca et La du Japon? non lo conoscevo mica, prima. Tranne però qualcuna, che come al loro solito è lunghissima e rompicazzo. Ma Sukiyaki song è 1 tajo, un spiscio totale.

Cosa mi stavi dicendo? ah sì, te lo concedo, non hai tutti i torti: le sigarette grimaldellavano Faraday dalla Gabbia di Faraday. Comunque, se mi fai parlare senza interruzioni, dicevo che le sigarette mi piacciono anche e soprattutto per questo: perché sono costanti temporali del presente. Lascia perdere il cancro, vaffanculo il cancro, me lo ricordano tutti quei film-fotocopia, quantèbbrutto il cancro.

Ma quanto è brutto, molto più, non godersi quella terrazza di quest'estate, quella che abbracciava tutto il golfino di mare che avevamo davanti, quella che ci stordiva colle sue placide albe pirotecniche? quanto sarebbe stato sacrilego non fermarsi un attimo tra i suoi flutti immobili e tempestosi? Questa della tutela  del presente, porco dio strabico, è una modalità di advising che ti puoi bella che scordare se non per rade eccezioni, come un lungo post di uno stronzo problematico che per tutto il tempo sembra solo lamentarsi della sua rinnovata condizione di autointerruttore di tabagismi.

E invece no. Sono molto contento di aver finalmente capito cosa mi piace delle sigarette. Delle sigarette mi piace che sono l'unica macchina del tempo col navigatore impostato sul presente. Uno non ci va mai, nel presente, non è sotico. Le agenzie di viaggi nel tempo ci propongono solo scorribande nelle speranze impossibili, o nei revival e nel vintage, e invece qui ciabbiamo così tanto e bel presente, ma lo snobbiamo.

Le sigarette le bocciano, le circoscrivono di ammonimenti minacciosi, le ghettizzano assieme a tutte i poveretti che ci restano attaccati a un capo. Perché la fruizione del presente non vende. Cioè: le sigarette vendono, e pure bene. Infatti con quelle ci si guadagna. Ma tu che te le compri non te le devi godere troppo, né loro né tutto quel presente conseguente. Perché altrimenti ti distogli dai costi del futuro o del passato. Costi che hanno da èsse, giustamente, insostenibili, per costituire fonte inesauribile dei guadagni di Qualcuno. Dici “Fai i nomi, dicci chi”? te ne dico 1 a caso: il god's Pork, presempio, il Porco Diddio.

E sai una cosa? Se ci hai fatto caso, questo fatto l'ho scoperto lamentandomi. Lamentarsi, altra occupazione cancellata presto, a suon di scapaccioni, dagli adulti. Anzi, prima scapaccioni. Poi dal fatto che “lamentarsi è da sfigati”.

Forse sì, 'adulto' del mio cazzo; ma non è forse anche tua madre nella sua tomba, un po' sfigata? non ci tieni per niente, a lamentarla un po' anche tu?
Ma magari, io in tanti momenti mi fossi lamentato. Magari l'avessi fatto, e rumorosamente. Forse avrei risolto tante altre cose, e in meno tempo.

Ecco cos'era quest'estate, quando su quella terrazza tutti fumavano e io no. Appena si accendevano la sigaretta gli si fermavano a tutti le lancette dell'orologio, e a me no. Ecco perché dovevo fumare. Sennò magari in quel mentre godurioso sarei stato lì a pensare se era meglio dormire un po' per farsi più mare all'indomani, o se domani finalmente conoscevo una e andava tutto bene, o se
pur essendo così stanco dovevo proprio passarmi il filo interdentale.

Ma come hai fatto a non accorgerti mai di una cosa che era così facile.

Fuma, fuma per carità. Non fare lo stronzo desigarettizzato. Vivitelo, il presente.

Presèntati.

venerdì 10 settembre 2010

La Vacanza.






















Salve! permette una parola?

Prego.

È da un po' che La vediamo capitare da queste parti. Forse il signore è interessato a uno dei nostri pacchetti last-minute? ne abbiamo di magnifici, c'è molta scelta e a condizioni davvero interessanti.

No, in realtà giro, sì, ma non ho una meta precisa.

In questo caso voglia accomodarsi un attimo, prego. Le presenteremo le nostre offerte migliori in un minuto.

Ma sì, perché no, devo ammettere che mi ha incuriosito.

Non faccia caso al viavai che vede, qui è normale e dopo un po' ci si abitua, io non ci faccio nemmeno più caso. E poi, deve ammettere che, per un posto come questo, un tale flusso di persone in ingresso e in uscita sia la migliore pubblicità.

Ma mi dica, la prego.

Ahah. La Sua peculiare determinazione mi fa ritenere che anche Lei potrebbe trovare interessante una destinazione che ultimamente va per la maggiore.

Sì?

Ora provo a descriverla. Mi segua con attenzione, perché sono sicuro che non ha mai immaginato che un posto simile potesse esistere.

La prego, ponga rimedio lei a questa mia mancanza di fantasia.

Mi complimento per il Suo umorismo. Sono sicuro che farlo non sarà affatto difficile.
Si guardi. È fermo, non ha una particolare postura, mi perdoni se Le dico che prima di questa conversazione Lei non aveva l'aria di divertirsi più di tanto. Lei non sembrava affatto prendersela a cuore.
Si immagini adesso arrivare in un posto dinamico, animato da persone sui cui volti si legge una destinazione, ma soprattutto uno stato d'animo, ben determinati ad ogni istante.

Da come lo descrive, quello potrebbe essere esattamente il posto in cui io e lei ci troviamo in questo momento. Cos'ha di diverso al punto da farmi venir voglia di esserci?

Tutto. E questa è anche la chiave migliore, per capirlo. In questo posto c'è Tutto. C'è anche quello che non c'è, perché ce lo porta chi vi viaggia, una volta arrivato, per il semplice fatto di esserci.

Cosa vuol dire “c'è tutto”? come si fa a dire Tutto? ci sono forse cose che a me e a lei, in questo momento, non è dato avere?

Non avrei saputo spiegarglielo con parole migliori. Anzi mi permetta di prendere un appunto, com'è che ha detto? “Cose che
finora non ci era dato di avere”. Se mi permette, lo segnalerò tra gli slogan della prossima stagione.

Faccia pure, ma adesso la prego: venga al dunque. Non mi è affatto chiaro cosa ci sia di interessante in questo posto.

Prima Le chiedevo di notare la Sua, anzi la nostra particolare condizione. Io e Lei stiamo parlando. La nostra conversazione episodica, pur non avendo nulla di particolarmente eccezionale, è qualcosa che ha spezzato una Sua dinamica che in precedenza, mi perdoni l'ardire, era inconsistente.

Sì?

Provi a immaginare questo. Lei arriva in un posto dove trova Tutto.

Tutto che?

Tutto. Ogni cosa. Ogni merce. Ogni clima. Lei potrà aver caldo e sudare. Lei potrà aver freddo, e doversi coprire. Potrà nuotare o navigare sull'acqua, camminare, inciampare, correre sulla sabbia, sulle rocce, sulla terra battuta. Potrà sciare sulla neve. Nel posto di cui parlo sarà giorno e insieme notte. Ci saranno albe e tramonti, e avranno luogo nello stesso istante. Potrà trovarsi al crepuscolo o nella luce del mezzogiorno. O in piena notte, se preferisce. Sono lieto di poterle parlare di come i nostri tecnici abbiano realizzato l'improbabile. C'è un angolo per ogni istante, e gli istanti coincidono tutti insieme e allo stesso momento.

Crepuscolo? notte? mezzogiorno?

Provo a spiegarle. La vede, questa lampadina? fa una luce che permette a me e a Lei di guardarci in faccia, in questa stanza.
Vede? in questo momento, si può dire, ci sovrasta. Ma è equidistante da entrambi. Adesso immagini che al Suo ingresso qui, la sua luce fosse esattamente sopra di Lei, e mano a mano che parliamo, essa si spostasse su un binario verso la parte opposta di questa stanza.

Ebbene?

Avremmo creato una lista infinita di illuminazioni in successione. Un Mezzogiorno e prima un'Alba, e alla fine una Notte. Adesso provi a immaginare, per esempio, che il binario possa scorrere su un piano vicinissimo al Suo, o su uno parallelo ma più alto. Lei avvertirebbe il calore, oltre alla luce, di questa lampadina. Avremmo le Estati, gli Autunni, gli Inverni. A esser fortunati, potremmo collezionare Primavere in un numero anche consistente.
Ma ciò che di sbalorditivo ha questa offerta è che il Posto in cui possiamo mandarLa può immaginarselo come la sovrapposizione di ogni singolo fotogramma che Le ho descritto. Un posto in cui c'è una sola, potentissima, lampadina. Che sorge e insieme tramonta, che La scalda e allo stesso tempo è troppo lontana per riuscirci. Tutto insieme; contemporaneamente. Come se stavolta fosse la lampadina ad essere ferma, e la stanza che ci contiene invece si muovesse. Lei si troverebbe ad ogni istante in un punto preciso della stanza, ma in quell'istante esisterebbero infiniti punti per ognuna delle infinite combinazioni di luminosità e calore possibili. Chiaramente, Lei potrà provare una sensazione alla volta, ma una volta sul posto si renderà subito conto di come questa politopia, se così possiamo definirla, sarà possibile.
Naturalmente, la cosa è molto più complessa di come ne parlo. I nostri architetti hanno ideato un sistema di rotazioni combinate, letteralmente Rivoluzionario e a dir poco Celestiale. Ma credo di averne descritto gli effetti in modo adeguatamente funzionale.

Ammesso che questa cosa possa interessarmi, perché dovrei imbarcarmi in un viaggio che immagino avrà un modo e una durata non indifferenti?

Lei ha ragione. Un viaggio che La porti in una destinazione simile non può che essere lungo. Diciamo qualche mese. E come ogni viaggio anche questo, non lo nascondo, presenta disagi e qualche rischio. Ma Lei si sorprenderà delle moltitudini, e della loro varietà, che avranno fatto questo viaggio. In più Le garantisco che, dall'esperienza di molti viaggiatori, di tutta la Vacanza la parte che più rimane impressa e più viene rimpianta, è proprio quella del Viaggio.

Com'è, quel termine che ha usato? la “Vacanza”?

Sì. E questa è un'altra delle condizioni vantaggiose che Le offriamo.

Non capisco.

Ora Le dico. Un attimo fa, parlavamo di Dinamica. Lei entrando qui, e intraprendendo con me la nostra conversazione, ha innegabilmente interrotto la sua condizione preesistente, variando seppur di poco il suo status quo ante. Mi perdoni per la sfacciataggine, ma in questo nuovo momento io La vedo Interessata. Non attribuisco questa sua nuova condizione a mie particolari qualità. Io mi permetto di dirLa Interessata perché ascolto le Sue domande, e Le do delle risposte. Che appagano le Sue curiosità, e ne generano altre. Io La vedo interessata nel momento stesso in cui Lei entra in questa stanza alterando in qualche misura la Sua condizione preesistente. Quando e se L'annoierò, Lei se ne andrà. E allora anche la noia (di cui preventivamente mi rammarico) sarà un nuovo stato d'animo, ed è questa collezione di fasi che io chiamo Dinamica. Dinamica, ovvero Collezione di Intensità. Mi perdoni se dico cose apparentemente scontate; non voglio assolutamente insultare la Sua intelligenza e le Sue capacità immaginative.

Si figuri. Ma deve ancora spiegarmi cosa intende per “Vacanza”.

Ci arriviamo. Ma mi serve questa lunga premessa, apparentemente banale, perché il posto di cui provo a parlarLe (e che meriterebbe ben altro e più capace mentore) ha delle caratteristiche davvero sorprendenti.
Cerchi di immaginare, adesso, che sia possibile ampliare la gamma di sensazioni possibili da provare. Non c'è più solo curiosità o solo noia, o l'apatia che precedeva il Suo ingresso nei nostri uffici. Nel posto in cui noi possiamo mandarLa, avere sensazioni sarà possibile davvero. In qualità e quantità sorprendenti. Scoprirà, nel momento in cui avremo il piacere di svolgere questo nostro incarico anche con Lei, come le forze che dinamicamente si alternano laggiù (o lassù, perché come le dicevo le direzioni saranno Tutte Insieme ovvero non ci saranno direzioni), quelle forze saranno ben difficilmente resistibili. Lei potrà cibarsi dei cibi più diversi, gustare i sapori più nuovi, e trarne forze imprevedibili. Potrà annusare da un campionario di odori che sarebbe ingenuo provare a raccontare. Vedere posti lontani. Toccare cose nuove. Provare piaceri inconfessabili.
Ma la cosa che veramente costituisce la differenza essenziale tra chi si concede presso di noi una Vacanza e chi no, sta nella Vacanza stessa.

Cioè?

La annoio con un'altra banalità. “Vacanza” vuol dire mancanza. Vuoto. Non sarà la varietà delle fasi, ad ampliarle la dinamica. Ma la loro mancanza.
La genialità della cosa sta nel suggerirle di Prendersi una Vacanza. Riesce a cogliere? Lei non sapendo niente, non manca di niente. Quando Le faremo rendere conto, Lei finalmente prenderà su di sé la Vacanza.
Non avere cibo La farà accorgere dell'esistenza del cibo stesso, come e più dell'averlo. Scoprirà nella puzza (che proprio a questo è necessaria) il senso dell'odore. Nel disgusto, il valore del sapore. Lei Amerà, e ne sarà devastato. Non sarà corrisposto, e tutto perderà di senso. Come perderà senso quando sarà amato, ma in un modo diverso ed estasiante. E Lei saprà cosa sia l'Estasi solo quando conoscerà l'Orrore suo contrario. Per avere dovrà perdere. Dovrà ignorare, per sapere.
Per vivere, dovrà morire.

Io non voglio. Mi sembra immorale, ciò che qui lei propone. Sono sicuro che lei vende la peggiore delle droghe, e visto che non vedo in giro tariffari né mi ha ancora parlato di prezzi, ne concludo che lei sia un sadico, o lo sia chi da lei si fa rappresentare. Non vedo l'ora di essere fuori da qui, signore mio, perché quello che oggi ho ascoltato mi sembra, e questo è il peggio, non del tutto privo di un'attrattiva su una mente selvaggia. Il che poi è il vero pericolo. Voi fate leva sui peggiori istinti, peggio! voi ne fate nascere a chi ne era totalmente privo.

Lei che si immagina felice una volta uscito da questa anticamera, può farlo solo perché oggi vi è stato. Lei mi deve tutto, perché prima di incontrare me non possedeva niente. Niente sapeva. Mentre ora sa.

Mi lasci in pace.

Lei non capisce. Lei ora Desidera qualcosa, o il suo contrario. Tra i nostri clienti abbiamo chi desidera unicamente di partire e chi ne è terrorizzato. Chi, una volta sul posto, si gode ogni momento; e chi maledice ogni istante della sua permanenza. Chi non vorrebbe mai andarsene, e chi lo fa in anticipo, sopprimendo ogni buon senso e attirando su di sé il biasimo di tutti. Sono i meno numerosi, a dire il vero, perché non si rinuncia così presto alle Possibilità. Ma ciò che accomuna l'insoddisfatto al non rimborsato è La Vacanza. Per attirarLa qui, io Le ho dato qualcosa. Curiosità. Lei ne ha presa, e ora sa di cosa manca. Di Tutto. Le dicevo che Laggiù (o Lassù, o a sinistra o a destra o dietro o davanti, o tutt'intorno o in nessun luogo) troverà Tutto. Lo so, ne sono certo, perché è Lei che ce lo porterà. Ne trasferirà per noi l'essenza provandone la mancanza, cioè con la Sua Vacanza. Lei non ha niente, e questo ci dà Tutto. Per ogni cibo che laggiù Le sarà dato, Lei saprà immaginarne infiniti, e li desidererà. Lei li inventerà per Noi, desiderandoli. E così, Lei Ci darà Tutto.

Ora io me ne vado.

Ora lei se ne andrà, e sarà amato ed odiato, amerà e odierà. Spesso senza alcun sincronismo.
Perché il momento in cui Noi le abbiamo rivolto la parola, quello è il momento in cui lei è stato concepito. Prima lei niente sapeva, ed era niente. Adesso per Noi tu sei Tutto, e non finirai mai di esserlo.
Vieni qui, Figlio. E tu spingi, moglie.

martedì 7 settembre 2010

Sulla Politica.





Particolare ignifugo.


L'estate mi scorreva che era una bellezza, ma nel frattempo c'era un particolare che non riuscivo a mettere a fuoco.

Non uno sfocamento di particolari grave come nei primi film Darioargentei, luccicosissimi sì come trama, musiche, fotografia, interni annisettanta ecc. ma un bel po' leziosi nella recitazione degli attori, spesso troppo ammicchevoli. Che fastidio, le persone ammicchevoli senza motivo.

È solo che arrivato a questo punto della mia vita io mi rendo conto di non aver mai scritto alcun saggio realmente esaustivo sulla Politica. Quindi, per sopperire a questa mia riprovevole mancanza, mi ripropongo con il tuo santo ajuto di non offenderti mai più, e di stilare finalmente un Saggio Esaustivo sulla Politica.


Quindi ribadisco,



Saggio Esaustivo sulla Politica.




Sebberlusconi peddavero stava sulle palle a tutti, arrivavano tutti i Cosiddetti Poteri Forti: Gianniagnelli dalle narici sempre più grandi, Bossifini, il Colonnello Buttiglione, la salma ancora viva di Segnifiglio, Minodamato camminante sulle sue stesse ceneri, il Gabibbo e il clone uccel di bosco di Totoriina che gli dicevano “Abbèllo” e gli facevano dei segni inequivocabili di andarsene. Chi con la mano, chi con la P-38, chi colla banconota arrotolata, chi colla voce di Antonio Ricci.

Insomma, lo sgommavano via, gli dicevano “guarda che se non te ne vai tu di tua Spontex dicendo di essere stato improvvisamente asciugato di
quell'unto impossibile dai Rotoloni Regini diddio in persona, noi segretamente ci alleiamo, cambiamo i tris tutti allo stesso giro e ti attacchiamo dalla Kamchatka con un gran pavese di bandierine che non finisce più, se non addirittura ti piloniamo o ti Calviniamo o ti caffeamareggiamo. Marcinkus!”.
Caffeamareggiatissimo.
Perché invece questo non succede mai?

Perché vuoi mettere com'è più sintetico dire “dai! rifacciamo quell'albero vincente dove uniamo tutti gli opposti che però si riconoscono nell'Antiberlusconesimo” senza però aggiungere che per fare un albero ci vuole il legno, e che per fare il legno ci vuole l'albero, e che salteremo in aria tuttinsieme alla prossima puntata?

Pensa come si annojerebbe il telespettatore all'udire “Vota me, che ti metto molta più luce nei lampioni della tua via” “Sì, ma cosa farai per i miei cervi allo stato brado?” “li benedirò con questa preghiera benedetta di Padre Teresa di Gallura” “fin qui tutto occhèi, ma io ho un gran desiderio di Testerosse e di carburanti economici per foraggiarle, però voglio pure la macchina all'idrogeno” “alt alt, fermi tutti, qui casca a fagiuolo 1 discorso serio: aumentiamo un pochettino le tasse ma soprattutto combattiamo strenuamente l'evasione fiscale, facciamo una sanità e 1 scuola come cazzosideve, ridistribuiamo equamente sussidi e pensioni, leviamo lì, mettiamo qui, insomma con tutti i krismi e le % del caso finalmente STUDIAMO & proponiamo un bel cazzodiprogramma.”

Povero telespettatore ma soprattutto come al solito povero te: vi siete già persi. La vs. capacità di concentrazione è notoria, e voi 2 state solo desiderando ardentemente l'arrivo della prossima pubblicità. Vuoi mettere quando si individuava l'Inimico e senza quartiere lo si combatteva? colle parolacce magari, quelle che a scuola e al catechismo non potevamo dire mai dico mai?

N-esimo album infinito.
Inzomma capì, a me mi dispiace un sacco per il mio bel gagliardetto elettorale, che mi richiamava sempre alla mente quell'altra cosa dei bei tempi andati, quegli album di figurine che non riuscivo mai a finire. Finora era completo. C'erano tutti i bolli delle elezioni e con un po' di sforzo potrei anche ricostruire i miei voti precedenti, a partire dal primo, la mia unica scheda bianca perché consapevole di nonsapere, passando per i repubblicani appena usciti dal Pentapartito, i - ahah - Radicali, i Verdi (gulp), Alleanza Democratica dell'ex giudice Ayala che non era riuscito a saltare in aria pure lui, per finire poi al più grosso PSD-PDS-DS-PD che sul momento Disarcivescovodiberlusconopolizzasse l'Arcivescovo di Berlusconopoli. Per non parlare di Pietro, nell'ultimo periodo.

Oh: mi mette tristezza abbestia ma questo elettorale mi sa che era l'unico album che stavo finendo veramente. Ora mi ricordo perché ero così allegro quando ne sottoponevo la completezza ai presidenti di seggio e quando lo rimiravo fino all'ultimo timbro, riponendolo nella sua trasparente custodia di plastica semirigida. Secondo me quei sozzi lo sanno, della smania Deglitaliani di finire almeno 1 album. X questo hanno fatto le cose così.

Però basta. A me i 2 min. d'odio funzionavano puntualmente. Quando vedevo i titoli dei giornali m'indignavo semprissimo. Non fa niente che le cose sono migliorate quando ho ripiegato su Repubblicaonline, foriera delle sue buone nuove di Bambini mordi-cani o Puttane tutte sbagliate dal chirurgo, Fote di quando i vips erano degli sfigati quasicometé e Calciatori che quando salutano ai tifosi rassomigliano agli Antichi romani. Ebbasta! Siete grandi ormai. Ecco vedi? mi ci sto indignando ancora e io mi odio, specialmente quando indignatomi. Poi finisce che attacco coi poco spiritosi porcamadonna gratujti, magari urtando la sensibilità di quelli che non credono granché nel porcamadonning e nei porcamadonnas che ne conseguono.

Poi c'è 1 altro fatto. Non mi piace queste sembianze calcistiche che ha La Politica.
 
Come 'calcistiche', dici tu.
Non so, io queste sembianze calcistiche le riscontro solo nella politica & nel calcio, inteso non come mero elemento chimico ma come Calcio. Non era neL Calcio che ci presentavano diverse persone, differenziate solo per le magliette colorate? non era lì che c'era 1 squadra che mieteva consensi nella sua qualità di Anti-Roma in contrapposizione con la sua complementare che invece puntava tutto sui suoi connotati Anti-Lazio? non era quello il contesto dell'Anti-Inter vs Anti-Milan?
Anzi, ho un idea!
 
Facciamo così, Femmina Generica. Io mi rivolgo nella fattispecie a te come rappresentante del tuo genere sensuale, nella tua natura intrinseca di Anti-Calcio e Anti-Me. Seppelliamo la tua incandescenza magnetica e la mia falenità timorosa. Te lo dico anche in rima: poniamo sottoterra l'ascia di guerra. Dai, prestami ancora 1 volta attenzione.
Il calcio è meglio della politica. Ti sembrerà strano, tu che ti appassioni ogni tanto alla seconda e quasi mai al primo. Quelle undici magliette colorate in un certo modo non ti offrono solo un'appartenenza ma anche, lo riconoscerai persino tu, uno spettacolo. Si tratta, se non l'hai notato, di insaccare un oggetto in un ideale rettangolo verticale, anzi due rettangoli
ideali. Come vedi, già sin dall'inizio siamo pieni di ideali. Queste segnature, si cerca di realizzarle nei modi più pirotecnici possibile. Non so come tu rimanga insensibile a cierte fenomenologie, ma io quando Vargas s'invola pallalpiede sulla fascia sinistra, resistendo colla sua possanzatletica alle cariche dei terzini più arcigni, e la mette perpendicolarissima alla sua direzione di marcia perfettamente sulla testa di Gilardino il quale per lo più sbaglia, io, ecco, mi emoziono.
 
Ora. Se D'Alema mi dimostrasse almeno di saper colpire il più delle volte l'incrocio dei pali da centrocampo, persino Colui mi farebbe emozionare. Magari al punto di farmi arrivare per inerzia al seggio elettorale  a pporre u nalfabetica ics sul posto che occupa nel cedolino che mi danno. Questo, sia ben chiaro, solo a patto che Colui indossi solo la casacca del colore scielto da me.
Il Saltauomini.
Perchessennò io sosterrò sempre che sì occhei, Mabberlusconi (poniamo che sia lui a sporcarmela da dentro, quella mia casacca prediletta, colla sua untuosità) come salta l'uomo lui non ce n'è per nessuno (sic). Anche qualora questo non sia del tutto vero, o non del tutto dimostrabile. Perchè a me basterebbe quello, quello, perdio! a emozionarmi. Io, come Italiano, mi sento tutto sommato un tipo abbastanza emozionabile. Eppure con questi qui se ci fai caso non si proprio riesce a conseguire l'orgasmo, e si sa come l'Italiano da sempre arranky dietro all'orgasmo. Cavolo ajutetelo, all'Italiano! muovetevi un po', ancheggiate, dite cose sconce: fatelo un programmino!

Invece, questo delLa Politica è uno sport inerte. Si sono ricordati sì, di indossare le maglie, ma poi se ne stanno fermi impalati nel Teatrino delLa Politica. Che è un palcoscenico che come spettacolarità non mi puoi paragonare aL Calcio. Questi sembrano degli indossatrici, ma però fermissimi; mentre io mi ricordo che Claudiaschiffer si muoveva, eccome sessi muoveva. Che brava che era, Claudiaschiffer, muovendosi e anche quando se ne stava ferma, lei sì che era brava anche da ferma.
Anzi, io qui non vedo neanche il pallone. Da nessuna parte.

Quindi stop. Detto come al solito dilungandomi & dilungandomi, non voto mai più. Almeno fin quando la mia opzione è Berlusconesimo-Antiberlusconesimo non gioco più.
 
Addirittura quasi lo direi alla maestra, se ne vedessi in giro una brava come Claudiaschiffer.
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