domenica 20 dicembre 2009

In hoc signo vinces.

Dice Wikipedia che agli antichi Greci dell'epoca di Talete (storie di 600 anni indietroaccristo) era già nota l'Elettricità, nella persona dell'Elettrizzazione x Strofinio.

Bene, scusaci sai, ma tra te & Wikipedia io & Il Riccioletto diamo retta a Wikipedia tutta la vita. Quindi non è un bivio storico da scartare che gli antichi Romani, loro che erano così pratici, invece di puntare tutto sull'energia meccanica delLo Schiavo investissero piuttosto sull'Elettricità per i loro folli disegni di conquista del mondo. Presempio, prendendo Lo Schiavo e ordinandogli di lustrare una sedia di ambra finché non ne scaturisse il genio della Lambada che gli ridesse la libertà.
Per quel che ne sai poteva benissimo andare così.


Cioè, non mi sarebbe parso molto più strano che essi si friggessero i rei su di una sedia elettrificata per strofinio, piuttosto che squassar loro le casse toraciche in-crociandoli. Non ti è sempre sembrato un procedimento piuttosto farraginoso, quest'ultimo? Panta rei, lo dice pure il poeta.

Stai a capì? ancora no, eh? Voglio dire: ma te l'immagini se ad aprire qualsivoglia funzione religiosa f(x), dove (x) sta per (croce) del famoso “Segno della (croce)”, a quest'ora noi si stava facendo il “Segno della Sedia elettrica”?



>Bzzzzz< - faceva il celebrante fremendo di elettroni symulati & Perfetta Laetitia;
>BZZZZ< - avrebbe risposto l'uditorio solerte come sempre, e fiato alle danze.

Per non parlare di tutte le varie implicazioni.




A - I papponi necri rappers doltr'oceano a quest'ora al collo ciavevano i seggioloni d'oro cossopra er frikkettone a 24k.

B - Gli atei si imbizzarrivano e volevano levà dai muri della nostra Bella patria quelle cazzo de sdraie lettriche, che oltretutto consumavano un kasino. Essi erano capitanati da Peppegrillo, il quale aborre consumi che non siano quelli delle calorie che ingurgita. Ma purtroppo erano contrariati dai Leghisty, i quali addirittura volevano che sul Patrio Vessillo (che pure, loro osteggiavano da tempo) della sedia-sediòla ce ne fossero bene in vista le sbruciacchiature, come brasche di canna sulla tua T-shirt.

C - Fra 1 po', a Pasqua, si organizzavano le viecrucis elettro-statiche e non peripatetiche, da sempre così faticose per La Vecchietta. L'attore che faceva INRI se ne stava bello elettro-statico sulla sua sedia riscaldata, che a pasqua in genere fa ancora un bel freschetto. Il Centurione gli bagnava le tempie coll'aceto per meglio aderirgli gli elettrodi. Sì, purché però con i pessimi risultati rilevati dal necro enorme deL Miglio verde. Per abbreviare Segno della Sedia si poteva usare l'acronimo SS, forse appena un po' nazi, che vuoi, ma pensa Penetetto Zeticezimo come giuggiolava felice. E poi “Segno della Sedia” è molto carino, ricorda cose tenere quali ad esempio il "Gioco della Sedia" o il “Ballo della Mattonella”.


Ti vedo già, col gretto citazionismo che ti contraddistingue, a dire 'ma noi siamo scienza, non fantascienza'. Però a me tutto ciò mi pare alla portata. Le cose a quest'ora potevano benissimo essere andate così.

Se vuoi proprio deprecarmi le lettricità prima del tempo, allora accetta almeno il nodo scorsoio, la mannaja, la lapidazione. Cosa vietava all'Antico Romano di ucciderti l'oggetto di tante credulonerie in quei modi lì? Secondo me, anche quelli erano Segni che potevano venire benissimo. Pensa che ghiotte onomatopee, rispettivamente: “Ghhh”, “sSZzàck!”, “thud!”. Inoltre le catenine venivano benissimo pure loro, un bel kappietto aureo, oppure auree mannaje (“mannaja akKristo!”, ci stava già pure lo slogan), o magari un sacchettino di lapislazzuli benedetti pendèntiti dal collo boccalone. Anzi no! Facciamo 1 sacchetto di lapis rossi&blé, che in questa lugubre storia ce ne sarebbero tanti, di errori da correggere. La doppia punta puncica bene non solo in testa alle femmine vanesie, ma anche sul target di un'eventuale lapidazione.

In ognuno dei casi precedenti, nota bene, il tuo riottoso cervellino non si vede scritti sui monili tutti quei chilovolts anacronistici.


Ecco, devo convenirti che giusto il gas non andava bene. Per quanto secondo me anche Il Gas era benissimo alla portata di quei nostri geniali Antichi Concittadini, se essi sono ben stati capaci di affliggere generazioni di Ginnasiali con versioni di latino così difficili.

Non andava bene il gas, perché:

a – esso non si poteva sfoggiare al collo in quanto volatile

b – per quanto però c'era già bell'eppronto un ricco business di gas nobili e gas perfetti, ideale per incrementare il volume d'affari delle giojellerie. Specie in epoche come queste in cui c'è tanta carenza di buoni posti di lavoro

c – a maggior ragione, ti pare che lo si poteva attaccare al muro, l'omino strangolato dai gas? poi rimaneva lì solo l'omino a torturarsi il collo colle mani, il gas evaporava e sembrava che Vostrosignore si fosse suicidato e questo è peccato mortale che poi lo possono seppellire solo nella terra maledetta e già noi avevamo il nostro bel daffare a concepirgli la madre/figlia vergine e questo ennesimo mistero proprio no.

d – se il gas evaporava, come potevano avere il tempo di difenderne l'affissione ai muri delle ns. scuole i ns. strenui difensori della Fede? (dev'essere una gran gnocca questa Fede, peccato non ce la facciano mai vedé, fatecelavedé, fatecelatoccà, fors'èqquesto il Ray-Mysterio della Fede, tutta questa Gnoccaggine impossibile da fasselavedere&toccare, ma noi novelli Santommasi non desistiamo e non desisteremo mai! - capito? mai)
Dicevo, come facevano a inventariarcelo i ns. bidelli dei ns. Conservatorii Musicali? in questo modo balordo, si lasciavano vincere facile quei
permalosi di atei che non stanno mai allo scherzo, e noi pubblico impagabile non ci facevano divertire manco un po' nella tenzone teo vs ateo, e sì che san bene da ben prima di 6 secoli Avantiaccristo quanto noi si vada ghiotti di Panem & Circenses.

e - non centra niente, ma non sarebbe bellissimo costituirsi nell'ennesimo gruppo armato di Facebook rispondendo al nome di “Duomi militiaeque”?
Ahr ahr. Lo dico qui perché non voglio certo dover rispondere al citofono a quel scassaMaroni che viene a portarmisi via il modem di Fassweb. Non voglio correre di questi rischi, e poi Fecibook non lo apro da settimane anche x la paura che a quest'ora mi trabocchi di messaggi & piccioni morti, che una volta da piccoli siamo andati al mare al Circeo in una villa affittata che nella cassetta delle lettere era pieno di pulcini di piccioni morti e gusci dei loro ovetti, e videntemente non mi sono ben ripreso dallo sciòcc se ancora lo ricordo così vividamente, non ti sembra? Poi, ti pare che evito la società reale e mi comprometto cocquella virtuale, e ciò pure il cellulare spento da altrettante ere, ed è bellissimo perdersi in questo incantesimo.


f – infatti, nessun commentatore ha rilevato l'evidenza di ciò che pepprimo & unico stoppeddire. Tutto è iniziato pellappunto dall'ultimo disco di quer violento Dibbattiato, dove con un apparentemente innocuo Inneres Auge (che vuol dire proprio occhio interiore) quer nasuto guerafondajo vuole in realtà lanciare un messaggio criptato ai pazzidituttoilmondounitevi che tradotto vuol dire: quasiciecategli un occhio esteriore.

g – anzi no, secondo me centrano sempre gli Antichi di Romaladrona, e in particolare quel quackuaraqquà di Cicero pro Duomo suo.

lunedì 14 dicembre 2009

Confessione.

Lo sai? sono morto. Stecchito. Istupidito. Come il contenuto di una bara, ma con meno alibi. Molti meno alibi.

Voglio baciare? mi chiedo: devo baciare? e subito non c'è più niente da chiedersi. Voglio fare l'amore? Mi viene di fare l'amore solo fino a un attimo prima di fare l'amore, e poi da un attimo dopo. Durante, non mi va più. Voglio piangere? probabilmente non sta bene. Voglio spensierarmi? rischio di perdere il controllo.

Ma il controllo di che? dei sentimenti? quali? i miei di certo no, che non me li ritrovo più da tempo. E dire che mi piacevano tanto, i sentimenti.

Ci sono certi allarmismi curiosi veramente. Ne parte uno, ed ecco che infatti segnali di attenzione si diramano nelle synapsi dicendo: ”attento”. La traduzione di questi segnali costa parecchie risorse, fino al punto di non potersi più chiedere “ma scusi: attento a cosa?”.

La traduzione degli abbaglianti costa alla lepre l'impatto. La traduzione del pericolo è per me, adesso, il pericolo.

Una volta avevamo giocato per tutto il giorno allo Stadio dei marmi, era una manifestazione sportiva estiva. Poi avevamo cenato insieme. Poi avevamo chiacchierato con un buon ritmo, quello consono a delle buone amicizie. Buone dovevano essere, perché a un certo punto ci aveva colto la mattina, colla conseguente fame di rimasugli della cena e delle altre delizie di un frigorifero con dentro il vuoto dell'agosto senza genitori. I fumi di tutte quelle ore consecutive ci vedevano chi sbracato in poltrona, chi a fumare per la trentesima volta, chi affacciato alla finestra troppo stordito per godersi l'alba. Ma nella mia macchina c'erano i miei strumenti, l'avevo lasciata aperta perché tanto molte ore fa stavamo tutti per andare via, entravamo giusto un attimo e tanto stavamo al piano terra. Vicino, c'erano i ladri. Poco distanti c'eravamo io e il mio portafogli, troppo vuoto per potermeli ricomprare tutti subito. Forse, se il furto fosse andato a buon fine, avrebbero dovuto chiamare un altro. Uno di quei musicisti capaci di gestirsi la bontà delle amicizie tenendo nel frattempo la sicura della macchina ben chiusa. Sarebbe stata la fine di quella mia vita, in anticipo di tredici anni. Scatto giù. Non sono uno preparato alle cose, e in particolare alla violenza. Quando sto per strada, c'è una vecchia ragazza barbona e un vecchio ragazzo barbone, con la mia roba a tracollo. Il mio tracollo. Forse la notte era stata insonne anche per loro. Sembrano non sentirmi e vanno avanti, ma è il vecchio trucco di fingersi morto vivente e camminante. Corro, li inseguo, li raggiungo. Sono giovane e già rasato, a ogni balzo mi ballano fuori i muscoli da dentro il sudore rappreso sulla canottiera. Gli vado davanti, ci guardiamo. L'unica cosa che ricordo è che nel posarmi a terra gli strumenti mi dice me sto pure a cacà sotto. Si tira giù i pantaloni e si accoscia. Sull'asfalto del marciapiede, come il contenuto di un tubetto di pasta d'acciughe, più chiaro e più liquido, si caca la paura fuori dai nervi. Senza preoccuparsi di munirsi di carta igienica. Chissà se adesso, a distanza di tanti anni, su quel pezzo di marciapiede ce n'è ancora la macchia. Potrebbe. Dovrebbe. Corrode, la paura.

Ero io, allora, il pericolo? esistevo?

Forse per lui sì, ai suoi occhi ero quello che ero. Era pronto a subirmi, nei modi che io avrei scelto. In realtà la sua umiliazione mi ha ferito, mi è dispiaciuta. Ho sùbito dimenticato il rischio corso. Mi sono stupito per la facilità della restituzione. Mi sono assicurato di aver chiuso la sicura, stavolta. Mi sono messo a pensare che mentre io ero lì a non studiare per i miei esami della sessione di settembre, lui era là a rischiare l'impatto coi miei pugni eventuali e a subire quello coi suoi nervi, nella speranza di rivendersi la sciagura della mia vita per forse cinquantamilalire, velocissime poi a finirgli via dalle tasche.

Allora almeno quella volta forse aveva un senso, l'allarmismo. È anche per me quello, il senso? Forse mi prudono i sensi di ragno perché io possa nascondere a me e ai miei spettatori le mie cacate di nervi?

Di questo mio allarmismo io non ho paura. Sono allarmi razionali, di emotivo non c'è molto. Non temo che mi si vedano i nervi nelle feci. Se succede e mi si vedono, pace. Io sono come sono da sempre; e da ieri in poi io voglio anche smettere di nasconderlo. Solo, mi scoccia di aver perso le emozioni. Quando accorro ai miei allarmi, io sono tranquillo. Mica vado di corsa, trafelato. Ti potrei raccontare di quell'altra volta che, nella gita di quinto ginnasio a Venezia, dei trentenni locali ubriachi ci volevano menare perché menati a loro volta da altri romani, solo che noi eravamo cinque ragazzini romani con dieci ragazzine coetanee al seguito, mentre loro erano un locale pieno di adulti e traboccante di Serenissima solidarietà lagunare, e allora mentre uno di noi si prendeva il primo schiaffo siamo usciti dal locale, e siccome ho visto che qualcuno di noi lo faceva correndo allora mi ero messo a correre anch'io, ma poi sul treno una di quelle ragazzine mi ha detto "sei scappato via di corsa", e io non le ho nemmeno detto di averlo fatto perché vedendo che qualcuno correva allora avevo pensato 'guarda che scemo che sono, vedi che in questi casi bisogna correre' e quindi avevo corso. Perché tanto, dirlo dopo non avrebbe avuto alcun senso. E questo è solo parte del corredo che un bel giorno piglio e mi porto nella bara.

Ma mica sto male. Galleggio, come per l'appunto certi stronzi. Giusto appena un po' più placido. Rido, mi commuovo, tutto sempre con delle belle intensità. Ma mi sembra di starmene acceso come un led su una televisione spenta, che poi arriva Beppe Grillo e mi punta il dito contro e mi dice davanti a tutti che consumo, e io divento tutto rosso consumando ancora di più tra l'indignazione generale. Da una parte mi fortifico, nel corpo e nello spirito. Molto zen. Dall'altra, mi scopro addosso sempre più stupori di punti interrogativi, senza nessuno che me li possa risolvere. Cresco in positivo, cresco in negativo, la mia somma algebrica è uno zero. Zero come prima di nascere, e come dopo. Mi dà fastidio scorgermi affezionato a tutto quel durante entropico, mi sembra privo di senso.



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Poi dopo qualche ora mi sveglio, dall'ennesimo incubo di partenze per concerti che non voglio più fare, ma che non posso dirlo a nessuno, perché se sono partito vuol dire che oramai avevo dato la mia parola, e non posso più rimangiarmela.

Ho suonato in televisione coi tacchi e vestito di arancione, completamente.

Mi sono fatto appellare da Emanuele Filiberto “Mr. Spock” (perché, poi), o diceva a quello che mi stava davanti?, senza usare su di lui quel poco di pugilato che so.

Ho suonato due volte per gli antiabortisti di Comunione e liberazione. La prima volta non sapendolo, la seconda no. E questa per chi sono rimarrà una delle cose più gravi che abbia fatto della mia vita.

Non so dire né capire bene cosa non voglio fare, in effetti.



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E ora, che penitenza? quante trAve Maria devo spingere su nell'æmpio sfintere di Kristo? ;)

domenica 6 dicembre 2009

Rari nantes.

Il discorso è che ciascuno tira acqua al suo mulino.

Tipo: se sono io a scrivere delle cose qui sopra, inizio subito a scrivere un sacco di cose carine su di me. Certo non ci metto mica che ciò un alito pestilenziale. Anzi, è vidente che se ho fatto ricorso a proprio questo esempio è per il fatto che il mio alito è semmai (non voglio esagerare) regolare.

E basta! con tutto questo imbiancarsi il sepolcro, basta! che fra le altre cose, già dovremmo scandalizzarci per via che dopodomani questi ci fanno fare 1 g. di vacanza per i festeggiamenti coatti all'Immacolata Confettura. A parte che secondo me è impossibile fare una frittata senza rompere le uova e quindi Cristo rassegnati: o tua madre (che poi sarebbe figlia di tuo padre ma lasciamo stare che sennò poi per lo sgomento giustamente non mi segui più) è una Confettura di quelle che quando sviti il coperchio non fa “plop!” come quelle altre che ancora mantengono il vuoto dentro, oppure se pretendi di uscire dal coperchio intonso di un'Immacolata Confettura a pensarci bene non ti sei fatto così uomo per noi, come invece pretendi che noi sosteniamo nelle tue preghiere. Diciamo, forse ti sarai fatto al più mezzo uomo. Oppure tu non esisti proprio, che è la cosa più facile. E invece siamo tutti qui a fare i nostri compiti delle vacanze col sorriso sulle labbra, noncuranti delle seg. 2 incongruenze:

1) io non voglio far festa per quella che palesemente è un'ignobile panzana che storna dalla verità tutte le menti tranne la mia;

2) se davvero stiamo usando le ns. vacanze per fare i compiti delle vacanze, cosa cazzo hanno le ns. labbra da sorridere.

Comunque, devo ammettere che fare conversazione con te è come al solito dif-fi-ci-lis-si-mo. Riesci sempre a divagarmi, non fosse per il mio cervello per certi versi superiore forse davvero riusciresti a farmi perdere sistematicamente il punto.

Invece il punto è questo (superiore, per certi versi, questo mio cervello). Tutti si abbelliscono sempre.
Non vale. Io non sto qui a proporre che tutti si abbrutiscano, anche perché non c'è mica bisogno che lo proponga io. Ma un po' di oggettivismo, Crismo. Allora facciamo così. Inizio io, prepara il tuo raccapriccio.

A – Mi fa schifo la poesia. Ma Perlamadonna, parla come parli, no. Cosa cazzo vuol dire pretendere la mia considerazione solo perché ti accorci le frasi, allora è più sensato aspettarsela se taci del tutto. Solo Spoon River è bellissimissimo, giusto perché infatti non è poesia ma praticamente prosa.

B – (vedo che questo elenco letterario? letterale? sì insomma, le lettere al posto dei numeri, riesce a inculare anche uno dritto come Open Office, che non lo riconosce come elenco e quindi non può procurarmi le rogne consuete al momento di impaginare su Blogger. Ma dicevamo,) Pure il teatro, mi fa schifo.
Siamo, ancora per poco, nel 2009. Abbiamo saltato tappe fondamentali come la luna che se ne va per la tangente come in Spazio 1999, o come gli interni domestici ben lungi da essere fighi come quelli di 2001 Odissea nello spazio. Ma, dio stupratore di Kleenex, possibile che a III millennio già avviato si debba rappresentare qualcosa co dei trucchi più ragnatelosi delle ombre cinesi? Ma che è più fico, Tarantino o Pulcinella vs. i burattini? i trucchi di 007 o la porporina & il VerniDas? no dico, allora accanniamo il 3D, il Dolby, la computergrafica e torniamo a impastare le nostre vecchie copie del Papersera cólla còlla (era da tempo che volevo dirlo :D ) da tappezziere, come alle elementari. Poi ci credo che arrivano 3 fascistelli (peraltro spesso molto fichi) e coqquattro Groarrr! Rrrrrumble! ka-Boooom! sei costretto a chiamarli Futurismo. Soffantascienza, rispetto al teatro e ai suoi fondali pittati e a quegli strilloni di attori di teatro. Ammetto giusto Antoniorezza e poche altre cose del genere, che peraltro non conosco.

C – Da un po', il sesso m'interessa meno di 1 volta. Il sesso come comunanza d'intenti, intendo dire.

D – Per non parlare di cose ripugnanti quali la Tontagna, il Blues, o peggiochemai i cani. Specie quest'ultimo punto, poi, mi è vieppiù intollerabile.

Proprio l'altro giorno ero in ritardo per l'allenamento, cosa resa ancor più grave dal fatto che il sabato c'è una freca di gente che va a parcheggiare proprio nei posti che mi piacerebbero a me, forti del fatto che non si riducono sempre all'ultimo momento, loro. Bene, come apro la porta cosa sento? “Attento!”, fa il mio vicino fatto a forma di Vittorio Cecchipaone Gori. Vittorio Cecchipaone Gori era, non so se te lo ricordi, quello che è riuscito a far finire in C2 squadre simpatiche come la Fiorentina. Bene; in questo frangente reclamava la mia attenzione perché il suo nuovo fetido cane mi si stava infilando in casa. E niente. Io col borsone in spalla, serissimo. Quella cazzata linguacciuta che correva in lungo e in largo nel mio salone. Quel cotonato sniffatore di mortadelle bagagline che gli basculava dietro, incapace di qualsiasi pistolettata nei suoi confronti. I miei abiti per fortuna da sudata che si rigavano degli artigli di quel lurido residuo dell'evoluzione. Il mio zerbino sul pianerottolo ancora sporco di terra a forma di zampedicane, da quel giorno. Quando torno a casa dal lavoro, mentre mi do da fare colla serratura di casa (la mia, cosa credi), un orribile puzzo di cane bollito dallo sporco fermentato nella pioggia, sublimato dallo stato gassoso a quello solido a causa della sua stessa intensità, mi salta addosso a farmi le feste. Come, come mi sarebbe piaciuto levarmi dai piè quel ribaldo dilapidatore di patrimoni calcistici & cinematografici con uno spintone, e deflorargli il cane con potenti calci di punta in quell'intrico di peli e merda secca che hanno i cani al posto dell'ano, per poi bruciarmi le scarpe incolpevoli nel sacro fuoco della Geenadavis. Li mortacci di giesuggristo, se esagero. Ecco! In questo momento, proprio mentre scrivo, sul pianerottolo sento quell'incrocio tra Vittorione & Brunetta arrancargli dietro, al grido di “Fermo!” intercalato da fischi che non riescono a essergli perentori quanto dovrebbero.

Insomma, capì? ora non mi viene in mente nient'altro ma sono sicuro che ce n'è, e in ogni caso voglio proprio vedere quante simpatie mi attira questo auting, cose come il teatro la poesia i cani il sesso il blus e la tontagna se vuoi stare simpatico a qualcuno non puoi che dichiarartene adoratore. E a me fanno schifo al cazzo (anche se ce n'è una che nell'elenco spero sia solo di passaggio). L'altro giorno andavo a scuola cogli occhi impastati di sonno, per quanto sveglio da ben 1,5 ore. Esco dalla metro, mancano 500 metri, quando da sotto un motorino scorgo le fauci spalancate di un sorcione di fogna, un sòccola per capirci, dagli occhi bene aperti. Porcamadosca! penso, checcazzoè, un trofeo impagliato o un topo che cerca il confronto fisico? Ma poi ci passo affianco e vedo che esso è ben morto, anche se pare esserlo da pochissimo. Lo guardo bene. Cià il pelo irsuto, anche per l'umidità, e la coda ben carnosa. Subito il mio pensiero corre aL Cane. Tra iL Cane e lui, anche qualora ingrandito fino a raggiungergli le oscene dimensioni, il mio schifo si volge placido aL Cane. Cosa vuoi che m'interessi la carnosità della coda ancorché a dimensioni maggiori? forse che il cane non ne possiede di code carnose, corredate inoltre da un pelo ben sporco a contorno? Il topo di fogna è 1 tipo più distinto: esso si racchiude una lingua ben più piccola e asciutta nelle fauci, anche qualora sorpreso da una morte fulminante quale quella del mio misterioso astante mattutino.

Poi per carità, io ciò grande stima di chi cià un cane che non gli si ficca a casa mia sporcandola, specie quando sto già in ritardo, o magari nelle mie stesse nari che sono invece sempre avide di buoniodori (che impertinenti). Oh, scusa se mi sono fatto prendere i diti daL Cane, è un mio vecchio taboo. Stavolta volevo dire un'altra cosa, e cioè questa: non sarebbe bello se ogni tanto la gente si svelasse le cose brutte, invece di solo quelle belle? Inizio io, anzi ho già iniziato, essossicuro che ce ne sarebbero ben delle altre, senza manco stare a scomodare luoghi comuni quali l'apuntualità. Inizio io, chemmifrega. Io non voglio piacere mancoxilcazzo; da 1 po', io voglio Essere. Solo così mi piacerò: Essendo.

Aspetto mie notizie, eh.

giovedì 26 novembre 2009

Atlante geografico dell'Insensatezza.


Cioè, ma ti rendi conto che strano?

Tu ora mi leggi, ma un attimo fa non esistevi e fra quasi lo stesso brevissimo frangente spaziotemporale sarai morto. Ma tu dimmi se non è incredibile. Manco hai avuto il tempo di imparare a leggere compiutamente (ammettendo per assurdo che tu abbia realmente imparato a farlo), che fra un po' ti si accartocciano i neuroni, inizi a non riconoscerti figli e coniugi, ti fai le ultime cagate nel pannolone se fanno in tempo a mettertelo e bona lé.

Davvero questa cosa delLa Propria Morte mi sta mandando in fissa da decenni. Però tu mi sembri, colla superficialità che assidua ti contraddistingue, non soffermartici abbastanza. Cosa credi? che se fai il vago succede solo agli altri? o speri che ti caschi un bel pianoforte da concerto (almeno un mezzacoda, diciamo) sulla testa, che ti eviti penosi strascichi facendoti finire i giorni in gloria? sarebbe vera gloria? ai postumi l'ardua sentenza, ma la vedo brutta, brutta davvero, x via Dei Matti n° zero.




SVEGLIA! Sei quasi morto. Probabilmente mentre mi guardi sfacciatamente le cose che mi scrivo tranquillo tra me & me nel mio studiolo, in questo momento pure io riesco a scorgerti il rumore delle cellule che non ti si rinnovano più come na vòrta. Se ridi (ma a sto punto mi domando: chetteridi), succede che le chiamiamole 'rughe da espressione' te se continuano a sbracà dalle risate pure mezz'ora dopo che sei tornato serio. Io ora ciò 1 sonno che non ti dico, sono da poco tornato a casa da che ne ero uscito 17h fa dopo 5h di sonno, ti rendi conto che fatica dopo tutto il mio lavoro venirti qui a parlare dei tuoi problemi?

Eppure lo faccio volentieri, di buon grado. Perché tu hai ancora bisogno di qualcuno che ti accudisca.
Ripòsati. Non leggere frasi troppo lunghe tuttedunfiato. Attento anche ad alzarti di scatto dalla sedia. Sarebbe bene che, nel tragitto che ti separa dalla poltrona reclinabile davanti alla tele della cui ricezione digitale non afferrerai mai il corretto funzionamento, tu prevedessi delle piccole soste. Magari dei mobili piuttosto alti su cui poggiarti per rallentarti la frequenza cardiaca. Che rosicata eh. Renditi conto di quanto poco hai ammortato sforzi titanici quali l'aver imparato a nuotare o ad andare in bicicletta. Ginocchia sbucciate. Paure. Pianti. Godimenti sfrenati. Noja.
E ora è tardi, stronzo! Tardi.

Se sei uno veramente fico hai fatto il 7% delle cose che potevi fare, e l'1,7% di quelle che avevi desiderato. Ma che te lo dico a fa, se ancora ti sento rintoccare su queste righe col suono fesso della crapa della falena che si scotta sull'obsolescenza della lampadina a incandescenza, sei talmente soggiogato dalla ri-scoperta della tua pochezza che solo parlare di percentuali ci fa ridere, a me e a te.

Oggi a lezione un mio alunno fichissimo che infatti è talmente un genio che sembrerebbe a chiunque uno normale appena un po' capellone, ha detto in classe che pure lui, come me, avrebbe firmato al volo per l'estinzione non cruenta del genere umano. Si parlava di panda. Non le femmine a benzina prodotte in serie da certe case automobilistiche dalle sovvenzioni pubbliche e i guadagni privati; ma dei maschi organici che dice che non riproducendosi si stanno xlappunto estinguendo. Uno diceva che era perché cianno il cosino piccolo, e tutti a ridere. Un altro più seriamente diceva che semplicemente non sono interessati alle probblematiche dell'accoppiamento e come dar loro torto, specie in questo mio peculiare momento storico. A questo punto, umori più seri. Qualcuno senè uscito commentando “un suicidio di massa lentissimo”. L'atmosfera si è subito fatta diciamo onirica; sai quel film di Shalllallla[boh]man, quello del Sesto senso che a questo punto non si sa come gli sia uscito così fico, perché il film che sto per citare adesso è quella sciocchezza dove a un certo punto le piante ti suicidano, ti suicidano intendo proprio a te-genereumano, quindi non fare il vago. Cioè, prima ti paralizzano come in quei momenti di guerrilla marketing dove tutti tranne te iniziano a fare una cosa strana e poi alla fine si capisce che dovresti solo avere l'educazione di comprare un prodotto ben preciso. E poi, quando ti sblocchi, trovi il modo più spicciolo per toglierti la vita. Alle brutte, se sei in campagna senza niente intorno se non una casa sprangata e i tuoi stessi vestiti, lo fai a capocciate fortissime sulle di lei mura. Che ne so, come si chiama questo film: vai su Wikipedia e guàrdatelo. E poi ringraziami per questo succoso indizio della mia poetica di pigrizia frenetica, in conformità della quale spendo diverse righe del mio tempo per parafrasarti una ricerca sul web che ne richiederebbe molto meno, ma costituirebbe una molto più grave violazione della mia etica.

Tu di certo dirai, 'ma che cazzo di lezioni succedono nella tua classe'. Ecco, vedi? vedi?! Vedi finalmente perché le modalità della tua morte ti colgono così assente, dal punto di vista mentale? Perché scusami sai, ma lasciatelo dire: tu stai morendo. “Lentamente” non è un alibi: cazzo se stai morendo. Ecco vedi? hai appena trascorso altri secondi, buttandoli nel solito cesso. Prenditi la briga di almeno tirare la catena colla consapevolezza che la merda è la tua.
Cazzo, rifletti un attimo su questa tua morte immancabile, no. Perdi tanto tempo per vedere che so, le foto del prima e del dopo chirurgia plastica di certi sconosciuti
famosi. O la cronaca - scritta, perdio! - di un evento sportivo. O le spiegazioni certosine di un film o di un libro o di un disco, senza minimamente curarti di leggerti dentro cosacazzo provi nel fruirne.

Certo lo capisco. È il tuo puerile modo di svagarti. Non dev'essere bello, riscontrarti conficcato in fronte un sì lungo chiodo di Damocle, questo lo capisco. È l'unica cosa che ti resta da fare, prolungarti questo suicidio pluriennale, distraendoti col pretesto più futile.
Quello che invece non capisco è come cazzo possa essere così facile. Porcaccio giudaccio, cosa pensi a fare a preoccuparti per l'imminenza della bolletta, per la congruità del tuo residuo bancario, per la lontananza del tuo prossimo stipendio quando fra un attimo ti si spegne irreversibilmente l'interruttore delle sensazioni. Magari sei uno che si preoccupa una cifra, ma una cifra proprio, dell'eventuale Andare in Galera come conseguenza di certe azioni che quindi ti diventano jokoforza inimmaginabili. Ma Procio dio, sai che curiosità ti viene di Andare in Galera una volta che devi finalmente ammettere di star soggiacendo sul Letto di Morte? lì x lì penserai "cavolo che curiosa, la vita in Galera!". E allora ammettilo, madonna Cicciabomba, ammettilo di star soggiacendo su di 1 Letto di Morte proprio in questo preciso identico momento, poi commetti pure i tuoi reati favoriti & vacci. Cosa pensi, che un Letto di Morte per certificarti la sua autenticità debba essere ricoperto di spine formali? tutto vellutato di drappi? tutto umidiccio di lacrime dei tuoi cari ancora inestinti? recare un'apposita dicitura? che fra parentesi, Death Bed potrebbe essere un bellissimissimo nome per un gruppo di metallari troppo pigri per fare concerti. Quindi magari già lo è, che ne sai.

No guarda, sul Letto di Morte tu già ci stai. E pure da un pezzo. Colle scarpe, che schifo, ci mangi, ci caghi, ci mingi, ti ci parcheggi la macchina tutto contento di aver sculato un posto così comodo, ci suoni il clacson a quello davanti quando diventa verde. È un lentissimo letto di morte il tuo, questo Letto di Morte. Perché compiangi così tanto chi dal suo Letto di Morte stia per essere sceso? Almeno lo strazio gli finisce lì. Pensa cheppalle, tu che ci rimani decubito a tuttopiagarti ancora per anni&anni, magari pure sperandolo. L'unica cosa che mi viene in mente è che l'empatia per il dipartente ti serva ad alimentarti l'ipocrisia.

A stronzooooo! manco ti sei finito di fare la barba alle guance o agli stinchi che già quella ti ricresce sotto il naso e oltre.



Ah! ma tu dici che subito dopo è Vitætterna :D

domenica 15 novembre 2009

Disagjo,




























, non Confusione, will be my Personal Epitapphio.
Difatti chéss'è il Maximo Comune Divisore di tutte le mie vicissitudini. Il Disagjo. Porcamadonna, logora il Disagjo. Attento alla virgola tra 'Porcamadonna' & 'logora', poteva non esserci ma c'è. Cottutto che so che tu le sfumature sei capace di vederle solo come roba intossicante, provo sempre & comunque a solleticarti la senzibbilità poietica. Quindi vedi di ridere.

Ti faccio un esempio di Disagjo, che sennò non capisci. Ringrazia che ciò tempo, perché il poderoso intruglio di tonnocecirisointegralecurryaglio&oglioacrudo ancora non è cotto, tranne l'olio che è a crudo, mio solito testone. Prima, ogni volta che andavo ai Centri Sociali, mi stupivo di quanto l'accoglienza fosse tanto asociale da praticamente non esserci neanche la possibilità di parlarne, di accoglienza. Intendo ad esempio la totale mancanza di sorrisi.

Poi, adesso che vado a 1 circolo di danarosissimi arricchiti o avvocati o commercianti o signore Saratogate o rade giovinette che se la tirano d'allalto della loro caduca beltà jovanile, tutti si sorridono. E quindi pure a me; io come praticamente entro lì dentro, entro tosto a far parte di un 'tutti'. Gente sconosciuta che mi invita a uscire (intendo 'con loro', non 'da lì'), gente che chiacchierando a un certo punto mi chiacchiera pure a me, coinvolgendomi, insomma io sorrido sempre e saluto tutti, sempre remissivo come al solito - ci mancherebbe.
Questi non sanno che uno quando si allena deve a malapena grugnire di fatica, sudare, estenuarsi, recuperare il giusto – cioè poco&niente, giustoconcedersi di cercare collo sguardo qualche lepra quale immagine trainante delle fatiche arculee in guisa di possibile premio futuro. Certo mica rinuncio a una possibile normalità per intrattenermi con gente dalle cotiche intrise di numeri romani che chissà che brutture sanguinolente significano.

Insomma, capito? macché, eh? ùff. Allora.

La prima volta che ho messo il naso in un centro sociale è stato aL Faro, dimolti anni fa. Suonavo, la sera ciavevo il concerto in cui commisi la più grande stecca della mia vita, storpiando vistosamente il finale di un pezzo che terminavo senza accompagnamenti altrui diteggiando sulle mie luride tastiere. Strano, quando ci penso non mi manca il respiro dicendo il prammatico 'Porcoddio!', rizzandomi a sedere di botto sul letto qualora vi fossi precedentemente adagiato. Mi viene più un tipo di curiosità scientifica, al riguardo. Ma questo non c'entra-niente, perché ti concentri sempre su cose che non c'entrano-niente, eh? Poi ci credo che non ci capiamo mai.

Insomma, entriamo. Io, carico in entrambe le spalle & le mani delle mie luride tastiere. Che sporco. Vecchiumi scompagnati accatastati. Grigio. Scritte sui muri. Si vede che qui non c'è manco l'ombra di una mano di madre-vigliaccheria, intendo cioè una che non sia del tipo 'madre-coraggio'.

Sul palco, montiamo. Ci sono due ragazzotti, vestiti di centrosociale, che montano pure loro le cose, i cavi, le luci ecc. Insomma, azzardo una battuta chiaramente molto buffa, che adesso non mi ricordo più. Niente. Seri. Nessuna reazione. Ma vaffanculo. Ti chiami Centrosociale e sei evidentemente la cosa più asociale che abbia mai visto. E non venirmi a dire che la battuta era brutta o troppo difficile perché lì m'incazzo veramente e quanto a te, tu mi diventi subito un deficiente.

Ma poi, uau che fichi i centri sociali. Poi ho capito. Ciò avuto tanti alunnetti provenienti da lì, uno con certe sue droghe mi ha fatto anche svenire davanti a tutta la classe dell'ora dopo. Lo stesso che poi mi ha consegnato la tesina di fine corso con 2 frasi su tre che terminavano con un emoticon in tema. Lo stesso che poi è andato in Palestina a vedere con mano, e mi leggevo le sue mail dove il suo sorriso sempre sardonico & imperturbabile
spesso veniva sostituito dalla rabbia o peggio dalla commozione. Insomma pure loro, no, questi alunnetti dal Centro sociale. Tutti lì a fare comunella tra loro, a non farsi mai beccare a ridere, a salutarsi l'un l'altro quando s'incontravano tra varie classi. Con tutti quei loro tatuaggi tribacei. Tutti quei pìrsings. Sempre zitti, interessatissimi alle materie svolte ma attentissimi a non trapelarsi l'entusiasmo.
Ma il punto era: l'entusiasmo non se lo trapelavano come dicevo io, ma come dicevano loro. Per certi versi, una bella lezione. La cosa che più mi piace, di quando faccio lezione, è quando ricevo lezioni. Che carini poi, quando dopo una cifra si rompeva il ghiaccio. Affettuosi, haivoglia se affettuosi. Tu praticamente vai al Centro sociale no, ti fai i cazzi tuoi mentre tutti quanti si fanno i cazzi loro. Se c'è una cosa bella, quella è potersi fare i cazzi tuoi impunemente; detto da uno che quando sta fuori di casa sta a suo agjo solo nei bagni in cui va a pisciare. E per fortuna, bevendo dimolti litri d'acqua, piscia spesso.

Ma ora basta con tutto questo agjo. Torniamo al Disagjo.

Insomma io entro che so, nello spogliatojo, nelle sale coi sacchi appesi, nelle sale pesi. Questi che fanno? mi parlano come se fossi venuto lì, rinunciando a tutte quelle comode ore di sollazzo in poltrona davanti al computer, per farmi chiacchierare da loro. Ma perché mi coinvolgi? a parte che non è serio: ci si allena soffrendo molto, che cazzo ti stai sempre a ridere. Tipo ti faccio un esempio. Uno coll'inchiostro sottocutaneo a forma di I, X, M, C, V eccetera, magari sta a parlare con un altro che faccio per dire a sua volta sottopelle cià le aquile, magari sta pure col pisello di fuori, bene quest'ultimo piglia e se ne va perché giustamente si deve andare a fare la sauna, e allora quello continua a parlare della stessa cosa a me.
Ma che discorso è. Ma tu primo: come cazzotichiami, e secondo: come cazzomichiamo io, ti devi chiedere. Almeno, così mi hanno sempre detto. Io poi magari dell'oggetto del tuo discorso tra tutta l'umanità sono la vittima principale, tu mi ferisci una cifrissima non solo facendoti sentire che lo fai a voce alta vicino proprio a me, ma coinvolgendomici pure mentre invece ne sono così turbato.
Però, poi mi dico, però. In effetti questa cosa di essere alla mano mi piace. È justo. È cumenico. Sei circondato da persone amiche, sorridenti, vogliose di divertirsi, per nulla contrariate dal coinvolgere nel loro divertimento anche te. Certo, magari mi sei alla mano perché mi vedi lì, probabile appartenente al tuo stesso branco, e allora tuo pari. Però non mi sembra insensato, e mi ha sempre stupito che ciò non avvenisse da subito al Centro sociale. E comunque certo, tuttinsieme ci si potrebbe divertirsi di più se ci si avessero i Suvs come ulteriore comunanza, e io in questo senso sono un nojoso guastafeste.

Che fico sentirsi in colpa al Centro sociale perché si ha la macchinina nuova (la più economica che offra il mercato del nuovo, in termini di costo d'acquisto e consumo carburante), e il giorno dopo alla palestra delle pelli romanamente numerate sentirsi inadeguato per lo stesso motivo.

E questa non è che una sciocchezza. La cosa seria è che riesco a vedere lati belli & brutti in entrambi gli stili di vita. Te li riassumo in un'apposita tabella, che speriamo non mi dia grattacapi al momento poi di impaginare su piattaforma-Blogger. No accanno subito, niente tabelle.



Al Centro sociale ci trovi:

- gente tribalmente tatuata
- molta serietà
- molti cazzi propri (usualmente coperti)
- compagnismo basato sull'appartenenza



Alla palestra invece:

- gente romanamente numerata
- molta ilarità
- molti cazzi altrui (spesso di fuori)
- cameratismo basato sull'appartenenza



La differenza più grande, oltre a quella detta e ridetta dei temi tatuabili, mi pare la maggior efficienza nel coprirsi i cazzi. È chiaro a tutti meno che a te che tale analisi, uscitami per puro caso e lungi dal pretendersi sostanziale, vuole classificare esclusivamente le apparenze. Ma tanto, che parlo a fa'.

Senti qua, piuttosto. A proposito di palestre: devo ammettere, razionalmente (perché emotivamente non lo ammetterò mai), che ora ciò il Fisico. Sì, mi stanno uscendo ad esempio i muscoli ai lati delle chiappe che ora certo non mi va di andare a vedere come si chiamano. Vatteli a cercare tu, una volta tanto, no? Insomma, mi accorgo di avere gli addominali completamente destituiti dal crasso, attualmente di crasso forse ciò solo una parte di intestino non tenue, ma crasso. Tutto questo al modico prezzo di: privazioni. Orribili privazioni, sociali, alimentari & comportamentali. Talmente reiterate e dunque abituali da non parere neppure più privazioni. Violenze, scherzi terribili al proprio organismo. Organismo, quali gioje&dolori tu mi riservi; continua ad aspettartene la pariglia. Cose di pessimo gusto, tipo La Gioja delle Sigarette, prima imposta poi revocata dopo appena pochissime diecine di anni.

Devo dirti che mai, nonostante la tua prosopopea, mi verrà meno l'istinto di schiarirti le cose dalla tua stessa umbratile incomprensione. Ciai presente quella puntata di Devil Gigante che ho avuto per tanti anni alla casa abbruzzese? sì bravo, quel Devil Gigante col Gladiatore in copertina, quel giornaletto che non si sa come scampò per tanti anni ai barbari repulisti con cui una madre sancì la presunta crescita del proprio pargolo, repulisti in guisa di anelli sul tronco dell'albero orridamente reciso & sezionato. Bene, vedo che hai capito bene. Quella puntata in cui Foggy Nelson, il giovane socio cicciottello di Matt Murdock, il giovane avvocato cieco, Foggy Nelson dicevo per far credere alla giovanissima segretaria Karen Page, la stessa che dopo essersi vieppiù prestituita nei pornofilms in dimolte puntate successive venderà l'identità segreta di Devil a Kingpin x una dose... - Porcatroja mi so scordato a che punto del periodo ero. Con questo periodeggiare vorticoso, lo sapevo che prima o poi sarebbe successo. Che poi non ti credere, potevo riannodarne le fila a piacimento, ma ho rinunziato perché sapevo che ti avrei dato il colpo di grazia, e invece stranamente mi servi più da vivo.
L'importante è che Foggy Nelson (panciuto avvocato) invaghitosi di Karen Page (futura troja) di colpo vuole farle credere di essere lui, Devil (vero che colle parentesi mi segui di più? stupido). Che poi che Mattmurdock sia in realtà Devil lo sanno cani&porci, anzi a ben vedere mi sorge il legittimo sospetto che l'unico tizio a non saperlo potresti essere proprio tu. Cioè: renditi conto. Dai scherzo, alla fine pari essere un buon diavolo, celeavrai pure tu le tue rogne :D

Allora, quel cicciotto di Foggy Nelson che fa? va nel negozio del Gladiatore (imminentemente nuovo nemico del diavolo rosso), che di lavoro vende costumi di carnevale dei supereroi, e gliene ordina uno. C'è una scena in cui il panciuto imbroglione si rimira profilandosi allo specchio. In questo momento credo di avertela trovata, mi sto scaricando il numero perché pur essendo esso sopravvissuto ai repulisti di prima, una volta cresciuto mi sono detto 'e adesso? Che ci devo fa co sto numero isolato? meglio venderlo e farci 1000-1500 £ire, data la mia penuria pecuniaria, sperando in tempi migliori'. Tempi migliori che sono arrivati, nella persona di Adunanza, al modico prezzo di 100 €chi (193.627 migliaja di £ire) bimestrali per la flat di Fastweb.

Ecco, vedi? il disegnatore è pure stato generoso, guarda che coscione toniche e che deltoidi. Si è appena sforzato di mettergli un po' di pancione addosso, ma per il resto sembra un culturista incinto, come in quel vecchio film dell'attuale mortal gas-attore di cattivi austro-californiano. In realtà, se accetti di buon grado il parere di uno che di fisici sfatti se ne intende per averne indossato uno per 19 anni, il vero fisico sfatto ha il corpo non teso ma flaccido & almeno una Seconda di seno, pur essendo anagraficamente maschio.

Perché questo pensavo, io da piccolo. Che il processo d'immedesimazione col Supereroe coi Superproblemi mi si fermava dinnanzi al fisico sformato che avevo. È curioso notare che, se pure non fossi stato un ciccione, in calzamaglia col fisico tisico di un dodicenne comunque non sarei stato plausibile. Ma nel mio codice di normalità potenziale il posto di granello di sabbia negli ingranaggi era riservato al ciccionismo. Insomma, capisci? quella tavola mi ha tormentato più o meno consapevolmente per tutti questi anni. Cavolo, non posso nemmeno sperare di risolvere i miei problemi con dei cazzo di superpoteri, perché mi calzerebbe male
(come dice il nome istesso) la calzamaglia.

Ebbene: se serivisse ora io potrei indossare una supercalzamaglia su di un corpo quasi da calzamaglia. E quando dico 'corpo da calzamaglia', incredibile Pisu come diceva Il Riccioletto quando Pisu conduceva scioccaggini con Greggio, intendo il mio, corpodìo.
Peccato che esso, quanto a finalità ludico-erotico-ricreative declinate al plurale, giaccia completamente inutilizzato.

Fra l'altro, che non mi vengano a dire quei supereroi che sotto le loro maschere attillatissime sui cranii non gli si vedono i capelli. Questa cosa non è mai stata verosimile; il cranio appelle solo un vero calvo ce lo può avere. Altrimenti la compressione dei boccoli darebbe vita a un orribile effetto-cuffia, storie di bozzintesta & pelazzidifuori.

Ebbene, se mai dovesse servire io, il corpore mio chiappolateralmente muscolare & la mia cragna silkepilettica ci proponiamo per interpretare non dico uno prestante come sùpermen o lo stesso Devil. So bene di non essere così prestante. Però devi ammettere lo sarei ben più di un Spiderman disegnato da Todd McFarlane. Presempio, come commentava una volta un altro alunnetto su una mia foto di Facebook, da abbastanza lontano potrei essere un Silver Surfer passabile.

giovedì 15 ottobre 2009

L'ora del dilettante.

È incredibile, stavolta ciò una vera bomba per le mani: ho fatto l'amore! Uàaaaauuuuuu!!!!!!!
Non mi sapevo così pieno di risorse, tipo da prendere e a un certo punto fare l'amore. Davéro non so più a cosa un giorno potrò arrivare, di questo passo.

Immagino che non vedi l'ora di chiacchierare finalmente con uno che ha appena fatto l'amore, per sapere anche tu come in fin dei conti è questo fare l'amore di cui al giorno d'oggi tutti sembrano riempirsi la bocca.

Occhei, allora accetto di metterti a disposizione il mio know-how di fattore di amori, poverino. Te lo metto a disposiz. così: graziosamente. E ci credo che faccio l'amore, dal momento che sono così grazioso :D (cavolo se prendono la mano, ste faccine).

Da dove iniziamo? Guarda, alla fine fare l'amore in due è davvero molto simile a fare l'amore in 1. Molto molto simile. Pazzesco, non mi ricordavo così. Però è anche molto molto diverso. Questo già me lo ricordavo di più.

Aò, ciai fatto caso a quanto dura, fare l'amore? dura un casino! ah no, scusa (che brutta mancanza di tatto). Allora senti qua: un sacco di minuti ma proprio tanti, che aumentano più ti sconcentri. E in effetti gradisci molto che aumentino, certe volte è quasi meglio distrarsi un attimo concentrandosi, e poi riprendere a sconcentrarsi come 1 forsennato.

Ma la cosa veramente forte è che mentre fai l'amore C'È UNA! che mica sta lì e basta, macché: piglia e dice cose, emette suoni, ti mette le mani addosso ma in modo conciliante, propone, accetta. Certe volte non sei abituato, e allora per l'imbarazzo assecondi anche se sei perplesso. Ma poi devi ammettere “però!”. Geniale, questa cosa che praticamente sempre quando fai l'amore ci deve essere una. Poi dicono che le idee originali sono finite. Come vedi, non è per niente vero.

Quindi subito ti viene da pensare “ma allora chissà quell'altra, quellalì che di giorno se ne sta tutta seria dietro agli occhiali, chissà cosa proporrebbe se, chissà come ondeggerebbe, se lenta o veloce, chissà se è una che parla o tace, se ti chiede le cose o si vergogna”. Chissà che facce fa quando si tirano le somme. Magari manda in alto le iridi e le vedi il bianco degli occhi (geniale, il bianco degli occhi), oppure è più il tipo che chiude le palpebre e via. Non ti rimane che scoprirlo. Che fissa! Domani, ti riprometti, domani vado lì come se fosse un giorno qualsiasi. “Ehilà ciao”, e non solo “Ciao” come sostiene Vasco Rossi. Dall'aggiunta di quell'ehilà deve subito capire che qualcosa di nuovo c'è, deve sentire subito un “toh guarda chi ciò davanti, solo oggi ti metto sotto una luce tutta nuova e possibilista, che fai torni nell'ombra o stai qui sotto il mio occhio di bue che ti spizza come il terzo Jack che ti entra a poker?”.

E quella chissà che fa, ma non conta. Uno mica gioca a poker solo se gli entrano i punti. Una componente fondamentale del gioco è vedere se riesce. Imparare. Migliorarsi. A volte riuscire. Ma pensa te, che buffo che era, mi sembrava tutto così assurdo e invece. E non ciò certo il tempo di recriminare sulle lasciate perse, che a sto punto ciò i dadi in mano e tutta una serie di caselle del Gioco dell'Oca su cui capitare.

Guardale, guardale come sono felici della mia attività fisica forsennata. Sembrano il vendemmiatore davanti al vitigno. Ah, ora sì eh? Non sono più matto ora eh, arf arf. Non vedo l'ora domani di tornare agli allenamenti e accorgermi degli sguardi. Secondo me, quando vai per accorgertene ce li trovi. E lo sguardo, solo ora lo vedo, è il preludio dell'ammmore! Madonna che ficata. E chi dorme stanotte. Senti, senti qua le pulsazioni: ciò il quore a 1000.

E
stavolta mi è costato pochissimo. Molto meno di tutte quelle cene lì, quei regali, quelle attenzioni, quelle contrattazioni. Unduettré: via. Come diceva Marcio Porcio Cafone, La meretrice gratuita è la più dispendiosa e la meno satisfaciente. Quindi niente, per una manciata di €chi a un certo punto, dai movimenti che ti sorprendi a fare, devi constatare che sì, senza dubbio ti stanno facendo fare l'amore. Però non devi pensarci. Se ci indugi troppo ti estranei, e di conseguenza smetti immediatamente di fare l'amore. Ci penserai dopo, a pensare di aver fatto l'amore. E infatti, eccomi qua.

Che infatti penso. Al fatto che veramente non ho per niente fatto l'amore, nonostante quello che credevi tu.
Ma ti pare possibile, con sto sfondo nero.

giovedì 8 ottobre 2009

Recensione non ti dico di che.


Qual è il mio miglior pregio?
Qual è il mio peggior difetto?
Qual è il mio peggior pregio?
Qual è il mio miglior difetto?



E si potrebbe continuare, ma che io non sia un perdigiorno come te, questo è un fatto. Io, a differenza tua, a un certo punto arrivo sempre al dunque. A maggior ragione quando la risposta a questo genere di domande è sempre la stessa.



Mi metto sempre in discussione per primo.



Ti faccio un esempio. Molti anni fa ho suonato per tipo 1 mese con Marcello. In realtà, forse manco un pajo di prove. Sì, c'era pure Starless (in realtà c'era Starless e sì, veramente c'ero pure io). In seguito avremmo suonato un anno di pop italiano '70 da paurissima, PFM, Area, New Trolls e chi più ne ha. Con Starless, senza Marcello.

Marcello si era appena iscritto a Composizione Sperimentale al conservatorio, io l'avrei fatto qualche anno dopo. Marcello aveva già finito il quadro delle cover, io l'avrei finito 12 anni dopo. Era quindi entrato in quello dove il mostro finale era eunuchi agonizzanti che sfioravano le corde di strumenti fossili, traendone cacofonie. Quindi figurati quanto poco gliene poteva fregà di suonare È festa.

A quel punto però, ero subentrato io quale fattore attizzante (parole sue). Egli era afflitto dalla smania di reperire esecutori, che poi avrei riscontrato anch'io nei Compositori Sperimentali senza mai condividerla (essi sono alla costante ricerca di strumentisti in grado di leggere gratis le loro velleitarie partiture in 173,5 diciasseiesimi). Pare che dopo tentennamenti vari, riguardo alla sua partecipazione al gruppo disse “però Vilipenzo m'attizza perché suona tanti strumenti”. Naturalmente questo mi riempì d'orgoglio e di ansia da prestazione. Quindi l'abboccamento ebbe il suo climax in sala. Suoniamo non so più quale cover (forse proprio Starless, eh Starless?) e poi ci affrontiamo.

Che poi il clarinetto è a doppia ancia”, fa lui. Ma, veramente. È ad ancia semplice faccio io, snocciolando nel discorso diretto una generosa manciata di puntini di sospensione possibilisti. “No no, è ad ancia doppia!”. Al che mi lascio sfuggire un dubbioso accenno del fatto che studiacchio il clarinetto (da 5 anni) con insegnanti del suo conservatorio, cosa che nel mio interlocutore vale un'appena percepibile esitazione, e nient'altro. La discussione finisce lì.

Cioè; io non gli risi&bisi in faccia, senti bene, non per timidezza, o per evitare la violenza di un alterco. Ma per la sicurezza nonscialante che manifestava colui. Mi sono veramente fatto venire il dubbio. Ma magari avrà ragione lui? pensa che grezza se. Poi, come le volte che perdo a ping-pong perché mi dispiace di vincere, mi dispiaceva metterlo in imbarazzo facendogli rilevare la sua pochezza in quella circostanza. Come quando m'imbarazzo per chi c'è dentro la televisione, come se a dire quelle cose fossi io, e invece porcatroia io non c'entro niente, e allora perché.

L'ancia è una sottile linguetta di bambù, l'unica parte vibrante dell'istrumento. Il quale come tutti gli altri habbisogna di qualcheduno che gli faccia tutti quei cicli/sec che noi viventi associamo alla percezione di un'altezza più o meno acuta. Una nota, insomma. Produrre tutti quei cicli/sec ti costa un profondo taglio sul labbro inferiore, a forma dei tuoi incisivi inferiori; poiché ti devi stringere fortissimo quella roba tra i denti di sopra e il labbro di sotto, il quale poggia proprio sui tuoi denti inferiori. Il clarinetto è uno degli istrumenti più del cazzissimo, proprio.

Ora, se tu ti mozzichi fortissimo una cosa tra i denti e le labbra fino a fartele le prime volte sanguinare, ci fai caso se l'emorragia ti è data dalla vibrazione di n°1 o n°2 pezzi di legno. All'epoca non avevo ancora sentito parlare di manuali di Orchestrazione, ma avevo elementi ben più cruenti con cui fare le mie valutazioni. Eppure io di una nozione così certa ho dubitato, per il fatto che il mio interlocutore ostentava sicurezza. Non finirà mai di stupirmi la sicurezza degli altri, specie quando non sono certi di quello che dicono o magari hanno pure torto.

Vedi che fatica avere a che fare con te? praticam. ogni volta ti devo prendere per mano e portare al punto, perché sennò non ci capisci mai niente.

Dicevo, se sono uno che si mette sempre in discussione (con i conseguenti vantaggi e svantaggi), figurati quanto poco mi può costare il Chiedere Scusa. Proprio niente. Lo percepisco come una sublimazione di consapevolezza, un girare pagina insomma. Un serenissimo “non lo faccio più, perché ora anch'io ritengo sbagliata la tal cosa”. E poi davvero ce la metto tutta per non farla.

Certo che ci sono volte che è talmente tanta la cazzata fatta che sublimarne la riconoscenza è pesa veramente. Ma dopo tutta la fatica che mi hai fatto fare non posso certo tirarmi indietro.



Dal profondo te lo dico, scusami, Lost.





Tu alla fine non eri la Cosa Più Bella del Mondo, come ho sempre sostenuto da quando ti ho conosciuto. Anche adesso che st'estate ho visto la V stagione. Continuo a ritenere un miracolo che si possa sostenere tutte quelle ore di spettacolarità con una trama che non perde un colpo, è sbalorditivo tutto questo. Continuo anche a pensare che a tutt'oggi la cosa che più mi farebbe incazzare da morire del morire è non vedere la VI e ultima stagione, quella dove tutto verrà spiegato. Quella che secondo gli autori sarà la più bella di tutte. Non si può morire così, a solo 1 anno dalla fine di Lost. Nessuno dovrebbe. E invece per colpa di quel lurido non-essere diddìo come al solito succederà, e nemmanco a pochi ma a molti. Spero, qualora io debba essere tra questi, di avere il tempo di mangiarmi le palle non figuratamente. Ma rosicone d'1 dio, laycamente ti prego di non prendermi troppo alla lettera quando mi percepisci così iperbolico.

E anche tu, scusa un attimo: vado a mangiare, che ciò l'antimateria nello stomaco.



[...]



Aah. Rieccomi con il mio bel piatto di salmone arrosto e fiocchi di Gnocca. In realtà non fu vera Gnocca (ai post l'ardua sentenza, ahr ahr), ma un'altra marca ancorpiù ipocalorica oculatamente reperita nei frigidaria della GS sottocasa. Mmmh. Senti quanto pompa l'omega3 del salmone, una volta giunto al cervello. Uso spesso la formaggia di Gnocca in cucina, che so, riso alla Gnocca, insalate alla Gnocca. È fresca e magra, ne vuoi un po'? ma già, tu hai le tue strambe idee in fatto di alimentazione. Fatti tuoi, la Gnocca è succulenta. Mi piace: slurparla, ciancicarla, smucinarla in ogni modo.

Che stavamo a di'? Ah, le pubbliche scuse a Lost. M'imbarazzano perché Lost è fantastico, davvero, e se ci penso mi riesce davvero difficile coltivare il bispensiero di adorare monoteisticamente tutteddue le cose. Una è Lost. L'altra è la Cosa più bella del mondo. Colei che è, dirò alla giudìa: non oso nemmeno pronunciarne il nome. Ad ajutarti (tanto x cambiare) ti significherò la tal Cosa mediante degli anagrammi coniati da me. Ho deciso di ajutarti perché mi sono accorto che tu non ciai la contingente affluenza degli Ω3 a sturarti il cervello. Eppure, so già tu cosa farai. Dimenticandoti di anagrammare, ti soffermerai sul senso. Comunque, ecco a te:



AMMIRO ZINNE, CLARO
MICRO ZINNE=MALORA
MACRO ZINNE=MALORI
CLERO, RIMANI MANZO
CLERO=MINORANZA
MA ANZI, MINOR CLERO
MICA RONZI NORMALE



Questa, una volta ri-anagrammata, è di certo la Cosa Più Bella del Mondo (ma anche tu, Lost, a tuo modo lo resti, insieme a Italian Spiderman, solo che è Più Bella questa). Vista per intero in un pajo di gg, imminentemente riveditura, essa mi ha dato tanto. E tanto mi ha insegnato. Guarda, ti elenco cosa mi ha insegnato in ordine casuale perché quando uno è rapito dalla visione estatica dell'oggetto del proprio ammore non ci capisce più gniente, come insegnano Alighiero, Bottarca e Petraccio e tutta quella cricca di antichissimi bohémien. Quindi ecco:



1) mi ha insegnato che non ci si veste come uno skater del cazzo, specie se ciai quarantanni e l'ultima volta che sei andato su uno skate ne avevi forse dodici. Il cavallo basso nei pantaloni, finalmente posso ammetterlo senza schivarne le conseguenze, è davvero scomodo. Sì, le palle ti restano belle fresche; ma fa che tu debba allargare le gambe o scavalcare qualcosa, e allora vedrai che difficile. E basta con questi scrittoni sulle magliette, queste marche ribelli non si sa a cosa ma a caro prezzo. Io sono un uomo adulto, maturo, equilibrato, corposo, aromatico, e merito un guardaroba di classe. Cose seventies. Cose a zampa. Maglioncini aderenti, così m'impegno ancora di più nella lickboxing. Occhiali-specchio a goccia, che chissà per quale intuizione magistrale me li ero già comprati. Non è vero che già da un bel po' non trovavo più uno straccio di cosa nei negozi di abbigliamento per serfisti? Che poi è una contraddizione in termini nella quale pure mi sono crogiolato per anni, no dico “abbigliamento per serfisti”, questi ciànno preso x per il culo finoadesso, a me & soprattutto a te. Come se dici, che so: “parrucchiere per ghigliottinati”. Negli ultimi tempi, quando ci entravo, sembravo gli zombie di Romero, girovaganti nel centro commerciale perché qualcosa nelle scervella continuava a ricordargliene il fascino di quando erano in vita.
Camicie col colletto grosso (non so se ha un nome più tecnico), giacche, giacchine, giacchette, pelle di animale conciato male, vero animale penalizzato dal piazzamento modesto nella scala evolutiva, ma perché ai piedi vale e sulle spalle no, io te lo dico, rischi che la prossima volta che m'incontri (cosa difficile a meno di non macchiarti tutto del reato di violazione del mio domicilio) porto l'animale in spalla, e non solo lo calzo. Morto e svuotato, bello leggero cioè, perché pigrizia vuole che si dia tutto nella lez. di lickboxing e poi si cerchi di faticare il meno possibile.
Certo, quei collettoni belli larghi e appuntiti stanno bene coi capelli lunghi, e questo è un fatto. Però c'era Satana che era pelato, ma di seventies ciaveva i baffoni alla Gionlòrd, che io avevo provato per un po' a portarli ma dice che ci stavo male. Però mi piaceva portare i baffi, scorrazzarmeli per ogni dove, erano vispi e allegri. Ed era divertente, secondo me le persone coi baffi tranne Maurizio Costanzo sono le più buone e simpatiche. Mio padre ad esempio ha i baffi. Prevedo già la tua obiez., quindi ti rispondo: ma tu t'immagini che fiodenamignotta sarebbe D'Alema senza? anzi secondo me è proprio grazie ai baffi che continua a inculare parte dell'elettorato.
Poi, non dovrei dar retta solo a me stesso e portarmeli i baffi, se cosi mi aggrada? Ma allora che senso avrebbe vestirsi seventies quando se facessi per davvero ciò che voglio starei sempre in tuta? Stimo chi lo fa, conosco certi. Ma per quanto io possa ammirarne la tempra, il più delle volte essi hanno sembianze veramente ridicole ai miei occhi. E io non posso cierto rispettare me stesso senza rispettare a chi? a che cosa? ai miei occhi, in quanto essi sono parte irrinunciabile di me. Quindi vale anche senza baffi.



2) e poi io ciò il pizzetto. Quello senza baffi, solo il sotto, non so se ha un nome più tecnico anche lui. Lo porto così quasi dal primo testosterone secreto, perché negli Eterni della Corno c'era Kro che era il capo dei mutanti, i cattivi, che il pizzetto celoaveva così. Quando lo riteneva opportuno si faceva spuntare pure le cornine. E infatti io in cornine ci suonavo, pensa che sciemo, e l'ho fatto per diversi anni.
Il pizzetto alla Kro spacca e basta, secondomé. Un'altra cosa che la Meraviglia in questione mi ha confermato è che uno non può riprodurre pedissequamente un'estetica del passato. Tarantino ha fatto Grindhouse colla stessa pellicola a sgrani dei vecchi filmetti che io e lui e altri guastafeste adoriamo, para para. Qui invece il girato è a 16mm come usava all'epoca, ma le luci sono modernissime. L'effetto è dirompente. E io, col mio pizzetto alla Kro e i miei prossimi capi seventies, di romperò il kulo (nel senso che lo romperò proprio a de, dico gualora du mi guardi).



3) il crimine è una buona cosa. Esprime continuamente valori, monetari e non. Da esso le donne e i casini che ne derivano sono per lo più banditi (banditi dai banditi!), anche se un pajo riescono anche qui a procurarne – ognuno dovrà meglio controllarsi la costola, la prox. volta.
Il crimine non preclude l'affetto, la riconoscenza, la generosità, l'amicizia, l'inimicizia, il rispetto, la lealtà. Questa è una visione superata. Il crimine è bello perch'è litigarello.
Questo non significa che adesso pigliamo & ci diamo tutti al crimine, perché altrimenti il crimine in quanto tale sparisce d'incanto. Guarda ad es. il Governo. Quando il crimine è la norma esso viene istituzionalizzato, e non ci può essere crimine senza infrazione. Quindi io e te, buoni buoni, da domani dovremo persistere nel nostro x-verso regime di innocenza, creando così l'humus più fertile per la buona riuscita di certo crimine.
La lettura celebrativa e proselitica che si vuol dare talvolta al genere è del tutto puerile. Più puerile di chi riscontra nell'heavy metal e nello splatter le cause principali del bullismo e - più in generale - del disagio giovanile. Secondo chi scrive (quindi sturati le recchie) è proprio mostrando questo bellissimo genere di crimine che si infonde nell'uomo comune il senso del dovere. Senza fare il proprio dovere questo tipo di crimine non attecchisce. Lo spettatore lo sa, lo percepisce. Nessuno rapina una banca dove l'uomo comune non deposita i sudati proventi del proprio onesto lavoro. Nessuno gli vende la droga se egli non può permettersi di comprarne grazie al proprio salario mediocre, dal quale egli vorrebbe cercare evasione appunto assumendo delle droghe. Lungi dall'instillare il germe della rivolta, questa poetica distende i nervi favorendo l'ordine pubblico.



4) non mi ricordo più. Trovo il commento sonoro (musica edita, inedita + certe trovate) quantomeno azzeccato. Trovo mirabolante che abbiano pescato certi attori, penso a Bufali & a Buffoni e se non sai di che parlo è solo colpa tua. Attori tutti sconosciuti. Tutti meravigliosi, tranne un paio che restano comunque più che dignitosi, tutti in grado di dimenticarti che stai nel tuo salotto a guardà pe ore dentro a un elettrodomestico checciai.



Questo tuo stare a leggere di Marcelli & clarinetti quando potresti fiocinare te stesso a toccare con mano a godere come non mai (senza neanche far uso di genitali), è veramente ripugnante.

Non posso credere che tu non abbia ancora capito di che si parla. Se è così, sei davvero pezzente. Ma lo sei ancor più se tutto fiero ti tuffi a berciare “ho capito! ho capito io per primo! si tratta di xyz, sono io che ho avvistato la terraferma pepprimo, il doblone bucato spetta a me”.

Questo dimostra due cose. Che tu non hai speranze di redenzione, e che io sono del tutto autosufficiente.

Purtroppo per me, cose tutteddue false.

giovedì 1 ottobre 2009

Celenteromachia.

Gli indizi che preludono all'ineluttabilità dell'inverno sono diversi. La decisione di farsi il primo the. Niente infradito fuori di casa. Le ultime notti ostinate senza il lenzuolo addosso. Nessuna occasione ulteriore di accrescersi la melanina.



Però questo me lo tengo per me, che in te ho talmente poca fiducia da poter tranquillamente pensare che addirittura a te non ti piace l'estate. Non ti piace quando l'impasto di sudore e lenzuola ti si granella tutto di zanzare sazie. Non ti piace che la doccia sia inutile ancora prima di riabbassare il miscelatore, e non ti piace tutto il resto delle cose che all'idea del Bello hanno un'appartenenza palese. Pensa che roba. Come se a uno non gli piace l'ossigeno. Anzi peggio, perché l'ossigeno è necessario ma insapore, come l'acqua; mentre l'estate oltre a essere necessaria è anche cagione di felicità per il non-sprovveduto.

Dunque si cambia registro. Come? nei seguenti due passi. Prima di tutto, alto si leverà il mio peana, madonna abbindolata contrattualmente da un venditore di enciclopedie porta a porta. Hai sentito, che alto?
E poi, oggi la vera notizia è questa: l'altro giorno ho picchiato uno.



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Eh lo so. Adesso ti racconto.
Ma prima devi sapere tutto dei miei trascorsi con la Violenza.



Io ho sempre avuto il terrore della Violenza. Non ho mai fatto a botte. Una volta, forse a 12 anni, uno un po' più grande di me mi ha cinto la testa curvandomi la schiena verso il basso, riuscendoci. Un annetto dopo l'ho fatto io con uno un po' più piccolo di me. Il che dimostra che causa genera effetto. Chissà perché in Primamedia la stessa cosa non era stata per niente traumatica. Quella volta capitò con un mio simpaticissimo compagno di classe che ricordo stranamente pieno di fratelli e sorelle, alcuni dei quali adottati. Sai quegli alterchi infantili cercati da piccoli proprio per testarsi la via della Violenza, come i cuccioli degli animali. Anche qui, storie di teste cinte: la mia schiena andò più giù. Nel mentre, ricordo benissimo le voci degli spettatori di Seconda. “Dagliele, sei più grosso tu”. Vagli a spiegare che la mia grossezza (anvedi che fissa la parola 'gross&zza', guarda le doppie esse & zeta quanto sò palindrome nel loro dinamismo), la mia gross&zza dicevo si doveva alle Cipster e ai Ringo, ai Togo e agli Smarties, non certo alla forza o alla voglia di prevalere. Sarebbe curioso indugiare sul perché quei bruti energumeni di Seconda mi esortassero a dargliele in quanto più grosso all'apparenza. Perché non simpatizzavano per il più magrolino, sarebbe curioso chiedersi? Sarebbe curioso ipotizzare che proprio la loro appartenenza al meccanismo della Violenza richiedeva che il più grosso predominasse, perché altrimenti quella sarebbe stata la fine di un Ordine da poco acquisito. Sarebbe curioso concludere che proprio in questa mia incomprensione, passata e presente, risieda quel terrore che mi è sempre parso di provare.

Ciai ragione, sarebbe curioso. Ma non per me. Specie oggi che ciò ben altro da pensare. Insomma, finadesso pare che a Cinturaditeste il match Me vs Resto del Mondo fosse finito 1-2. Dicevo questo perché ti stavo per parlare dei fondamenti del mio terrore per la Violenza.

La violenza mi fa schifo. Questo non è un giudizio morale, io ho pochissimi giudizi morali che cerco di espiantarmi non appena li sorprendo a essere. Tutti noi, sto ipotizzando al momento, si vivrebbe molto meglio senza. Prendi ad esempio le interrogazioni di Filosofia. Si ridurrebbero tipo a un “e tu, sei Amico della Sofia?” - “io, professoressa, sì. Le sono Amico. Amico non di lei, professoressa; ma della Sofia. Anche se devo ammettere che non mi dispiace il suo modo d'interrogarmi.” La morale, in questo mio capriccioso momento storico, serve per litigare, colpevolizzarsi, trasgredirla ricavandone talvolta piaceri. A parte forse l'ultimo caso, non ne vedo la necessità.

Lo schifo che provo della Violenza è simile allo schifo che provo per l'Invertebrato come categoria animale, che a sua volta trova la sua sublimazione per lo schifo che provo per la Medusa.

La Medusa è una bestia immonda. Di qualsiasi foggia essa sia. Più o meno colorata ad esempio, + o - grande ecc.
Dio morto in croce per mano dell'Uomo (il che mi riempie d'orgoglio, alleviando in me la vergogna di aver perso i 2/3 delle volte a Cinturaditeste), che teste di cazzo gli invertebrati, e prime fra tutti le meduse. Hanno forme terrorizzanti, e infatti i vari creatori di effetti speciali non fanno altro che Rambaldarne le sembianze traendone Oscars, incarnandoci la paura dell'Alieno a loro immagine & somiglianza. Il che dimostra che gli invertebrati fanno schifo. È più carino Bambi o l'insetto-stecco? Tippete o una piovra gigante?
Poi gli invertebrati hanno le carni (qualora si possa usare il termine 'carni' per quei luridi cazzoni viventi) flosce in modo gelatinoso, o che scrocchiano sotto le tue scarpe e figurati sotto i tuoi denti. Pezzi dimmerda. Dice che siete na cifra, molti di più di noi vertebrati. È inutile, non c'è niente da fare. Se non hai un cazzo di scheletro, io ti disprezzo. Diffido anche della cartilagine in luogo delle ossa, la faccia dello squalo è ripugnantemente vitrea; per non parlare della lampreda, vergognoso individuo che finisce con una ventosa tentacolare perpendicolare alla sua sezione, in luogo della testa.

Pezzi di merda, siete dei pezzi di merda. Brutti, brutti in culo come chi vi apprezza. Inquinate il mio mare e la mia gioja di fruitore di innumerevoli bagnetti dove si tocca, perché ho sempre paura di essere disgustato da voi, anzi quelli sono i pesci, bene, allora oltre ad avere lo scheletro, per incorrere nelle mie grazie bisognerà anche non vivere dentro il mare, che resta riservato a me e a un numero epsilon di femmine grande a piacere.

Ammazza quanto divaghi colle tue disgustose curiosità. E ogni volta costringi al divagamento pure me. Sbrighiamoci a concludere: la Medusa oltre a tutto questo si permette il lusso di pizzicarmi, quella puttana meticolosa. Io adesso lo ammetto, sono un uomo giusto. Sì, mi fa schifo vedere la medusa tratta sul bagnasciuga ad agonizzare, perché poi fra vari decenni io potrei calcare col mio calcagno quell'ormai disgustoso tratto di litorale. Ma per giustizia mi impongo sempre di esprimere la mia muta approvazione a tutto questo. Anche se quell'essere indisponente è talmente testa di cazzo da non avere nemmeno un'agonia fruibile allo spettatore.

La medusa può farmi schifo fisico perché mi pizzica più o meno forte; ma questo è superabile. Immergi pure dei sommozzatori con i loro coltellacci e fammi pure sgaràre mentre prendo il mio bagno. Purché in cambio mi liberi dal celenterato male. Lo schifo sta nel contatto con la gelatina vivente, l'esserne urticato ne è solo un'aggravante.
Ricordo bellissimi boccagli tutti rovinati dall'essere stati urlati dentro durante un bagnetto per l'avvistamento di una medusa. Quando si vede la medusa, l'unica è urlare fortissimo da dentro l'acqua a fuori del boccaglio, e allontanarsi scompostamente mulinando ogni proprio arto in direz. contraria.



Deportiamole in tontagna.



Che mi avevi chiesto, prima di schifarmi colle tue meduse? ah sì. Mi avevi fatto un paragone tra lo schifo della Medusa e lo schifo della Violenza. Sì, te lo passo: la paura della puntura celenteracea sta alla paura del prendere botte come la paura dell'esistenza della violenza (e dell'esserne coinvolto anche solo come spettatore) sta a quella data dall'esistenza della medusa (anche solo in una puntata di Quark).

Non deve esistere, la Violenza come la medusa non deve esistere. Ti ripeto che non sto esprimendo un giudizio morale. Sto semplicemente auspicando l'asportazione da un mondo che mi è già di per sé sufficientemente ostico di due cose per le quali semplicemente mi mancano gli anticorpi.

Io film come Funny Games o The Esperiment non li posso proprio vedé (lo dicevo anche da qualche altra parte, che sarebbe impossibile da ritrovare perché iniziano a essere troppe tutte queste lungaggini che ti vieni sempre a sbirciare). La finzione scenica non serve a niente. Come per i film dell'orrore, non riesco a mettermi una mano davanti agli occhi della coscienza e a ricordarmi che è tutto finto. Penso di non saper emergere dal rappresentato, e che mi atterrisca anche la sola possibilità.

Quando ci sono discussioni che io ho il tempo di sospettare inclini a uno scontro fisico anche non mio, il crescere della tensione mi distrugge. È troppo per me. Ecco perché mi sono iscritto prima a prepugilistica sotto il culo dei preti (era una palestra sotto a una chiesa, situaz. tra le + claustrofobiche, brr, però devo ammettere che non c'erano meduse) e poi a lickboxing. Sì occhei, ripeto sempre che sono allenamenti più completi ed estenuanti della corsa e dei bilancieri, con cui pure mi sono afflitto per anni per la paura che poi mi dicessero a vuoto di “dargliele, che ero più grosso”. Ma in realtà volevo vedere se il collidere dei miei arti su dei sacchi troppo inorganici per difendersi, o sui paracolpi tenuti da consenzienti esaltati, potesse essere terapeutico del mio terrore della Violenza.

Lo è stato? - starai qui a chiedermi. Beh, insisti nella lettura, no? Certe volte mi sembra proprio che tu ti perda in dei bicchieri d'acqua mezzi vuoti.

Senti, apprendere l'arte del Pancrazio, del Prepugliato ma anche del Postpugilato, della Quickboxing e di altre amenità, se ciai un terrore tipo me, non serve a niente. Sì, certe volte è inebriante percepirsi migliorare, nel fisico come nella tecnica. Vedere che gli occhietti che pendono dai colpi più poderosi non sono più i tuoi, ma quelli di altri, se non addirittura di altre. Comunque Funny games non me lo rivedrei, esattamente come prima.

Non so se c'entra il fatto che un vero duro non è che sta a vedere seppercaso sei cintura di un colore più scuro del suo. Quello ti tira la sabbia negli occhi. Ti ci ficca dentro i diti. Senza nemmeno essercisi lavato prima le mani. Ti dà il calcio nelle palle. Ti dà la testata sul setto nasale, che ti rompe il setto nasale da cui proviene il grosso delle tue sembianze. Magari ciaveva la lama o er fèro o cosecosì. Ti parla malissimo di mammeta, fijeta, soreta, zieta. Ti sputa da lontanissimo. Ti dice i morti. Coglie le tue debolezze. Inizia a chiederti le Capitali Europee, le Capitali Mondiali; ma anche quelle Nazionali, Regionali & Provinciali. Davanti a tutti. Ti sopraffà, insomma. È questo che mi paralizza. La sopraffazione. Anche se dovessi essere io a sopraffare, non si torna indietro. Il Sopraffatto da me, oltre alla fesseria di essersi lasciato sopraffare da uno così terrorizzabile nonché colla Testa Cinta verso giù il doppio delle volte, dovrebbe scontare il profondo imbarazzo che avrei nell'averlo sopraffatto. Poverino. Poteva essere stronzissimo (e infatti l'unica vittoria conseguita nella Cinturaditeste era stata a scapito di un secchione Agente Cattolico, dell'Az. Catt. cioè, che mi aveva fatto la spia a Flauto col direttore dicendogli che sbagliavo apposta o cose del genere, cosa che io fresco di onta con uno un po' più grande di me non potevo certo perdonare a uno un po' più piccolo di me). Ma mi avrebbe terrorizzato col suo disagio, così come ti può terrorizzare la visione di un animale che metti sotto colla macchina, scoprendolo poi ancora un po' vivo.

Ti premetto, quello che ho scoperto nella circostanza di cui ti dicevo all'inizio, è che mi sono accorto che mentre fai a botte a un certo punto percepisci il fare a botte come una cosa NORMALE. Sì, ok, dapprima c'è il fastidio, il lasciar perdere, il vedere che il fastidio continua, il guardar male ma distogliendo lo sguardo per primo, il desistere, il vedere che porcodio la desistenza viene colta come debolezza e non come semplice lasciar perdere, PORCODIO. Il vedere il suo buffetto sulla tua guancia. Il sentirla avvampare di combustioni indotte. Il sentir fluire anni di repressioni nelle cellule, il lasciarle fluire. Il sentirsi addosso una possibilità. Nuova per me, ma vecchia di secoli. Il vedere che ti porti sempre appresso un instrumento atto a scoraggiare l'aguzzino occasionale.

Il fare a botte è NORMALE. C'era scritto pure in una vecchia canzone che avevo fatto io da giovane. Quest'estate, al mare in Toscana con amici per qualche giorno, parlavamo appunto del tema della Violenza, e tra l'altro ho scoperto che al paese i bambini di una volta chiamavano mangimati noi prole di cittadini, in contrapposizione al razzolare ruspante degli autoctoni per procacciarsi cibo e dignità. Geniale. Quest'ultimi, anche da grandi, li vedi valutare l'uso della forza cosiddetta bruta alla stessa stregua di quanto tu valuti o scarti possibilità dialettiche. E chi dice che l'una sia peggiore dell'altra? Te lo dico io chi lo dice, secondo me lo dice l'intellettualismo radical-chic. Anche questo lo dicevo qui sopra tempo addietro, io trovo la sopraffazione intellettuale deplorevole quanto il bullismo. Anzi peggio perché mascherata da Cosa Giusta, e alle Cose Scontatamente Giuste riserverei un destino anche peggiore di quello che prima riservavo ai giudizi morali. Quando ti avverti pugnante, scopri che quello che fai ti sta scritto nei geni (è geniale, come dire) da tempi più remoti di quelli in cui furono scoperte le infinite possibilità della dialettica. È una possibilità, semplice. È possibile prenderle, darle; è stupido precludersi. Attento, non sono apologetico. Non faccio scale di valori. Non m'interessa stabilire chi, tra botte e dialettica, vinca a Cinturaditeste. Sto solo dicendo che fare a botte è un'eventualità. Così come c'è un momento per mingere & uno per defecare, e che a posteriori puoi pure chiederti se fosse più pertinente l'altra opzione, in luogo di quella fatta (sic). Ma non serve a niente, è andata così. E certo non sarò io quello che ti sprona a produrti nell'una o nell'altra possibilità, specie ora che mi stai sul blog, bleah che schifo.




Perché ancora non vengo al punto raccontandoti la crudezza degli avvenimenti cui la tua meschina attenzione brama? Perché, perché. Perché era meglio farti prima capire che non avrei saputo come raccontare i fatti. Devo limitarmi ad essi? o posso concedermi di indugiare nel compiacimento? e se le avessi prese io, sarei venuto lo stesso tutto fiero da te a raccontartelo? devo vergognarmi delle mie malefatte? cià ragione la morale? o ciavevo ragione io? e se a questo punto ci faccio a botte, colla morale? e se facessi a botte con te, che cerchi sempre di mettermi all'angolo della narrazione? mi sembra che ora che ho fatto il mio esordio nelle Botte si debba stare tutti più in campana, no? Tutti, compreso io.

Ma soprattutto tu, stai più in campana, no? Ma è possibile che ci caschi in continuazione. Ma non è vero niente. Ti pare che ora inizio a fare a botte, alle falde dei Quarant'anni.

Dio d'un dio (questa è di mio zio: bellissima non trovi?), 'Fare a botte'. Come mi piacerebbe e mi atterrirebbe allo stesso tempo. Così, senza rancori particolari.


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