venerdì 1 aprile 2011

Alla fiera dell'est.

Io non sto solo camminando di notte alla volta del lontanissimo secchione della differenziata sul lato senza marciapiedi della mia strada. Io sto anche producendo latenti dosi di depressione. E perché mai?

Non torna. Quest'oggi ho tenuto delle lezioni di qualità superiore, rapendo il mio uditorio nella morsa usuale di vis comica e semplificazione didattica. I lavori in casa sono finiti. Da dopodomani mi inizia il prossimo lunghissimo weekend in cui lietamente strofeggiare e ritornellare oppure, se non ne avrò la costanza, al limite riposarmi. E allora che è?

Ah, si.
Il topo.

Guarda che quello lo hai sicuro fatto tu, uscendo e riuscendo dal terrazzo per fumare – ma checcazzo, un topo, un topo al terzo piano! - sì, ma di campagna, quelli sono piccolini, entrano dappertutto – ma poi come cazzo ha fatto a rimanere fermo mentre chiudevo la finestra, eppoi guarda lì, per lungo sullo stipite interno, come un coglione, possibile che col movimento della porta se ne sia scappato proprio per lungo sullo stipite verso l'alto lasciandosi spiattellare?

Occhi che schizzano verso l'esterno. Legno che si chiude soffice soffice. Organi interni che chissà se ce la fa, quel sacello di pelliccetta zozza, a contenersi. Una sagoma bidimensionale essiccata, che mi permea da chissà quanto i pori del legno, lo stesso legno che io
nel frattempo credevo intento a contenermi al di fuori le intemperie.

Topolini non cartacei che arrivano ai Terzipiani. Quelli che io, costantemente, abito.

Che fare? Un gatto, si potrebbe. Il gatto è un animale domestico ancora abbastanza plausibile. Discreto, poco impegnativo, dall'impatto igienico ancora quasi accettabile.

Ma che dico? devo essere sconvolto davvero. Tu hai mai visto un gatto pulirsi il culo, se non con la lingua ruffiana che con parsimonia ti concede per pretenderti le tue profusioni alimentari?
Quei sozzi peli, quelle vibrisse, che ti riposano per terra e poi sul letto – per non parlare del cane, della mucca che credi di mangiarti nei vassoietti apparentemente asettici del supermercato – ma hai mai visto una mucca pisciarsi litri della sua chiassosa brodaglia ureica sulla pelliccia? una cosa talmente zozza che neanche colla lingua si arriva ai metriquadri di fregna pasturatrice di mosconi, i quali di certo non aiutano. Il tonno, ma lì almeno c'è l'acqua di mare che scalcagnifica. L'elefante e la sua puzza circense e le sue zanne eburnee e fetide.

E da qui alle persone il passo è breve. Ecco, a me le persone mi sa che fondamentalmente fanno schifo e oh! non è che questa cosa la sto dicendo io, c'era anche Sartre in quel racconto, cos'era, Erostrato? dove le persone viste dall'alto sono formiche e ci tirava delle cose su e se avesse avuto una lente adeguata era certo che le bruciava, però sbagliava perché lo schifo è proporzionale alle dimensioni dell'oggetto, le formiche sono piccole e invece le persone, con tutta la mole delle loro sporcizie sensitive e mozionali, (che già bastano le mie, a terrorizzarmi) fanno schifo un bel po' di più.

Un cellulare stranamente acceso, un sms. Guarda che mi ero sbagliato, non è un topo, è un geco. M'ha tratto in inganno la spina dorsale.

 
Ah. Poteva essere. Ora ci saremmo, in effetti. Per i topi, ancorché campagnoli, non potevo accettarlo. I gechi si arrampicano, quindi vale. Anche fino ai Terzipiani. I gechi sono bolsi, e fuggono verso l'alto. Facile che una finestra appena placata della sua arsura di nicotina possa lentamente coglierne uno bello grosso.
I gechi hanno scaglie belle lisce, non peli accaparratori di merde.

Ma posso fidarmi? magari mi mostravo così scosso da meritarmi una bugia pietosa, ricordo di aver detto che la mia vita non sarebbe stata più la stessa, che d'ora in poi avrei camminato sul pavimento di casa mia in punta di piedi, planando
se possibile in piccoli balzi radenti come nei sogni. Non avrei certo potuto fare niente di concreto, ma avrei contratto ancora più gli stomaci, mentre mi nutrivo del cibo dispensato da un covo di sorci sozzi e rincoglioniti.

Vedi? dicevo bene che le persone sono infide, dal largo della loro stazza impregnata di fetide personalissime emozioni. E il problema adesso è proprio questo:

anche lo stesso Frat, tecnicamente, è una persona.

Oh, beh. I gechi non li toccherei mai, ma al limite sono carini.
E lenti, il che non guasta, nell'occasione.

La vita, allora è vero che è meravigliosa. Le mucche, buonissime. E le persone?
Fantastiche.

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