mercoledì 15 dicembre 2010

Alla buon'ora.

A un certo punto ho capito.

È stato un attimo. Così, all'improvviso, mentre mi accingevo a farmi la barba.

Farmi la barba non è improvviso, c'è dietro una grossa preparazione specifica poiché non mi va mai. La mia non è come le tue barbe, che come incontrano una frangetta, una nuca o una basetta si arrestano intimidite. La mia non fa prigionieri. Fatta eccezione per mento ciglia e sopracciglia, zone che io da adesso in poi, se mi va, chiamerò La mia Svizzera.

Insomma, questa barba mi è durata l'intero Long Playing Una giornata uggiosa ma ti prego, non essere così barboso, non è di barbe che stavamo parlando. Dai, non m'interrompere mai più.

Avevo appena steso sulla testa il I strato di crema idratante, spruzzato l'acqua acida e spalmato la schiuma da barba quando guardandomi gli addominali allo specchio mentre tutto eccitato cantavo “Il monolocale” ho avuto l'intuizione definitiva.

“Capito Ricciolé?” faccio subito, dopo aver composto l'omonimo Skype id, “era l'Individualità! E non il fisichetto, il vestiario, le marche, la chitarra, le pianole, il flauto, i gruppi, la macchina che fa >bip< già da lontano quando la apri”, perché devi sapere che è dalla pubertà che io e Il Riccioletto ci nterroghiamo sul segreto della dentenzione delLa Fidanzata, per ore & ore, spesso nottetempore, soprattutto al mercato di via Tuscia mentre si passeggia e si fuma(va, ma non ne sarei troppo convinto), o si sta in macchina nell'attesa di essere controllati dalla polizia sul Cosa state facendo di notte qui fermi? Chiacchieriamo.

Il Riccioletto in questo periodo sta ballando molto, non è che può dar retta a me che me ne sto così immobile tranne quando scalcio pugnace nelle mie sessioni di chic-boxing. È un periodo che ci sentiamo un po' poco, sarebbe strano vedere il primo roteare derviscio mentre l'altro cerca di picchiargli l'aria dimenandosi intorno; ma già mi manca. Però, a parte tutto, capisco che Il Riccioletto in queste cose è da sempre uno cool, rispetto a me. Lui non ha mai inseguito marche, e solo di rado sono riuscito a trascinarlo in diete estive o nel mio running forsennato di qualche menisco fa.

Ecco perché alla fine manco l'ho chiamato, e quella chiamata me la sono solo immaginata io ma soprattutto tu, da quell'ingenuo che sei. Lui l'individualità ce l'ha sempre avuta, da questo punto di vista è uno a posto.

Sono io lo sprovveduto, ma adesso sono troppo eccitato per mortificarmi: stavolta con questa storia dell'Individualità ho fatto proprio una bella invenzione!


Capito cioè, io ho sempre pensato che La Fidanzata risultasse attratta da determinate marche (attraverso la cui scelta tu determini il tipo di fidanzata vuoi che rimanga attratta, marche da serfista se vuoi la centrosocialista, marche di stilista se vuoi la pariolina, marche di maglioncini sulle spalle se vuoi la parrocchiana, marche da bollo se vuoi la burocrate), da determinati fisici (più o meno intrisi di muscoli e scevri di grasso), da determinate posizioni (da sopra un palco musicale, da dentro la televisione, da vanti al muro del tuo ufficio con su appesa una laurea, da dietro a 1 cornucopioso libretto degli assegni), e che quindi la strategia vincente fosse conseguire & collezionare il maggior numero di questi buoni-premio per avvicinarti di gran carriera alLa Fidanzata.

Che sciocco sono stato! Sì, è vero, a un certo punto ne avevo raccolti così tanti che qualcuna fidanzabile era pure arrivata, e con pochissime mi ci sono pure fidanzato. Ma mi mandava in bestia scoprire che razza di falene esse fossero, quando le scorgevo ciecamente & biecamente attratte dalle fosforescenze notturne delle mie vacue luminarie. Poverine, lo stronzo che soffiava in quei richiami ero io stesso! Ci credo che accorrevano. Certe volte, ai concerti, cantavano in coro al mio indirizzo; ma quei canti che tanto avrei desiderato in sul Mercà di v. Tuscià, non mi procuravano nessun sollazzo, se non imbarazzo. Checcazzo.

Non riuscivo a uscirne con uno straccio di dea (di-idea, o magari no, scegli tu).


Ora ho capito. La barba è pallosa, ma è sempre 1 bel momento. Come la corsa solitaria e boscosa, che come ti dicevo poc'anzi non mi sono più azzardato a compiere dalla rottura dei menischi, ma è tempo che provi a riprenderla anche perché rassicurato dalle violente torsioni del ginocchio che pare che negli allenamenti non mi diano problemi. Durante queste attività, necessariamente solitarie e solo apparentemente barbose, è lì che dai il massimo, che tiri fuori tutto. Attento, io non è che ero solo marche, diete, attività fisica e via dicendo; dal canto mio avevo tutta una serie di letture, pensierosità, musichine, chiacchierate, chepperò riservavo a me solo, scettico sul fatto che potessero interessare al prossimo mio come a me stesso e soprattutto a cose strane & inspiegabili come Le Fidanzate. Invece, io stesso sono letteralmente stregato dalle individualità altrui. Qualora spiccate mi nteressano sempre tantissimo. E ora che in questi ultimi 3 anni la mia autosegregazione di individualità pare avermene non dico restituito una ma di certo resomene per la prima volta consapevole e divertito, ho capito finalmente che con lei, questa strana individualità che mi pulsa violenta e omnidirezionale, non solo mi ci diverto e mi ci divertirò fino all'ultimo, ma potrò scremarmi La Fidanzata – cioè, addirittura scremarmela, arf arf, capisci? se solo me l'avessero raccontato in quel di v. Tuscia io li avrei presi per pazzi tutti quanti, e invece no: avrebbero avuto ragione loro.

Quello che mi torna meno è: ma non poteva dirmela qualcuno subito, questa cosa? non so, qualche Suormichela ad esempio, non dico in prima perché io ho fatto la primina mentre stavo all'asilo, ma ad esempio in terza? magari all'esame di Teoria della Patente Automobilistica, in uno dei tanti quiz a risposta multipla? al test dei Tre Giorni del Militare? Ad Analisi Uno, al posto della dimostrazione del Teorema di Weierstrass che occupava tutte quelle pag. del Ghizzetti-Rosati?

Cura la tua stessa individualità, senza vergogne e sensi di colpa; gioverai a te e a gli altri”. Diciotto parole, vaffanculissimo, molto meno disboscanti alle foreste amazzoniche e molto più pregne di significato di qualsiasi altre. Magari mi sarei evitato, a quest'ora, questa vaga sensazione di nadempienza, quando ci penso.

Ehm.

Devi vedere però come salto bene a corda.



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Che poi in realtà questa roba me l'ero appuntata 2 o 3 settimane fa, e ultimamente Il Riccioletto l'ho visto eccome. Abbiamo mangiato al ristorante africano dell'ottimo cibo per necri con degli amici, con altri amici abbiamo visto 6 Romanzi Criminacei consecutivi in 1 notte, abbiamo girato per Trastevere (“
Però, fica questa cosa dei soprannomi; Èr Riccioletto, Èr Lampadina...” “Ma che Lampadina, io sò Vilipendio!” [è da qualche mail che mi apostrofa così davanti a tutti, per la brillantezza esteriore {più che per quella interiore} della mia carnagione ultraviolacea]).
 
Abbiamo visto Èr Cuppolone dal famoso spioncino dell'Aventino (“Secondo me dietro ce sta na sòra che se taja tutto il giorno a regge na fotina piccola così”). Abbiamo sentito gli Alan Parson Project cantare Eye in the sky (che oltre ad essere bellissima ha un giro armonico eccezionale, che copierò appena posso) dallo stereo del suo SUV. L'uno cià il SUV e lavora a Milano, l'altro si scolpisce il corpore a suon di lampade. Se ci si riunisse entrambi in un solo essere pensa che testadicazzo ne uscirebbe fuori. O almeno, questo ti verrebbe da pensare.

Ed è 1 peccato, perché Io &R Riccioletto siamo un sacco simpatici quando stiamo a nostro agjo. Quindi scordati di vederci mai così in una tua qualsivoglia presenza.

A un certo punto non sapevo se andarmi a comprare il tabacco. “A
spè, nel dubbio entro 1 attimo dal tabaccajo”. Quindi entro e – cosa vedo? un Oldòlborn Bianco! Un colore di Oldolborn nuovo! con che cuore non provarlo, dopo tutto quello che a tutt'oggi mi ha dato, l'Oldolborn, in termini di Gjoja? Così chiedo di visionarlo, lo prendo, lo tocco, nelle incerte luci del locale non si capisce bene, e anche fuori è notte, e beh, fa schifo, non c'è odore, non c'è sapore, mio zio direbbe Aria fina di montagna, ma io nonscialante ne inalo essendo quello a tutti gli effetti un colore nuovo di Oldolborn. Mi ci tuffo dentro come un pesce-balengo. Mi ci scavo gallerie come una talpa. Signori dell'Oldolborn! mi rivolgo a voi lo sguardo supplice; perché non sfornate sempre Colori Nuovi di Oldolborn? risolvereste così i dubbi che albergano nei ns. cuori di tabagisti prudenti, che magari non osano fumare più, ma poi si pentono e dopo pranzo scroccano a colleghi & alunni delle orribili sigarette già fatte - giaffatte, bleah! ma come si permettono di jaffarle.

sabato 4 dicembre 2010

M° Ciliegja.

Le ciliegie sono come le sigarette: l'una tira l'altra.

Anzi, sono lievemente peggio, visto che per anni non ne ho mangiato poiché fortemente impressionato da una volta in cui vi rinvenni 1 verme. Dovrai concedermi che trovar vermi in una sigaretta è un'eventualità alquanto remota, specie se fumi miscele pregiate come il Giallo Olborneo. Ovvero quanto di più avulso da un habitat verminaceo.


Certo, le ciliegie sono molto buone. Specie quando rosse e grosse. Ma erano gustose anche certe piccole e scialbe, che ricordo di aver colto da piccolo con Claudia e Daniela, da alberi a cui tendevamo le pargolettae mano, in una di quelle infantili gite antelucane che mi hanno poi alienato pessempre dai presunty piacery della Tontagna.

Però come già dicevo, esse possono essere anche infide. Devi battere sul tempo il Verme Divoratore, che ricordo schifato anche da Poe, quando lo leggevo da piccolo. Devi mangiarle tu prima di lui, dico del Verme Divoratore e non di Poe, che da mò che ha perso l'appetito.

Le ciliegie sono infide, oltre a-vermi spaventato tantissimo coi loro contenuti vividi. Io vorrei poter portare il cibo alla bocca
con semplicità, senza doverlo epurare da nervi-grasso-nerodellafrutta & vermi. Se mai sarò ricchissimo avrò un valletto che dovrà farlo x bene, anzi due valletti: uno che mi leva le parti che non ritengo edibili, un altro da far frustare da un terzo valletto quando non mi fa funzionare bene il combruter con cui mi registro i pezzi.
 
E invece le ciliegie, oltre a celare insidie prive di scheletro (e io aborro gli nvertebrati di qualsiasi specie, preferirei trovarci dentro un leone), non sono frutti come Tutti Frutti, ma ciànno il plurale capriccioso. Quando sono declinate al plurale, esse praticam. ti costringono ogni volta a cercare su Google come si scrivono, se colla i o senza la i. Tu lo fai superando il tuo giusto orrore di pigro, e vedi che lo si può fare in tuttieddue i modi. Ma tanto è inutile, dopo un tempo irrisorio te lo scordi, e la prossima volta dovrai ricercartelo imprecando Addio, il fragoroso inventore di tante raggelanti freddure.

Così adesso, a sfregio, io scrivo Ciliegje, come fosse 1 mare croato o 1 madonnanéra polacca.
Vermi reali mi nsidiano le bocche, vermi mentali mi sfiancano la mente.

Niente di tutto questo accade colle sigarette. Cioè capisci, in realtà io ho letto Il libro, e ora so bene gli aspetti che delle sigarette (chiedo scusa) mi disturbano. So ad esempio che a impensierirmi non è tanto Il Tumore (ma che Tumore & Tumore), poiché Il Tumore è chiaro che inesiste in quanto personalmente lontanissimo. Mi accorgo, mentre fumo, che in realtà (ora piango) non sono buone per niente. Anche se poi sono buonissime.

Ma il fatto è che quando mi rivedo le foto dove fumo, i posti dove ho fumato, le situazioni in cui si fumava bene; quando ripenso ai calumet consumati in santa pace coccerti amici miei, allora io ci voglio avere la foto sulla lapide così: da fumatore. Ora mi sto ricomprando la macchina del caffè, un'automatica, fa tutto lei, metti i chicchi e lei te li munge direttamente in aroma. Ma ciò è Cristaceo, nel senso invertebrato del termine (e già ti ho detto che io schifo gli nvertebrati, specie quelli che risorgono vigliacchi dalle croci; preferirei trovarli sbranati nei Colessei dai loro stessi leoni). È Cristaceo perché il caffè più è buono e più pretende di essere fumato sopra ogni cosa. Se tu ti prendi 1 buon caffè e poi non fumi, oltre a essere un rozzo presuntuoso saccente ignorante testadicazzo, sei pure uno scellerato negli acquisti, è come se nella macchina del caffè più perfetta del mondo ci metti a bagno le emorroidi di un dromedario vivo, colla scabbia viva.

Insomma,
in questo periodo non mi va tanto di scrivere. Sono già più preso dalle canzoncine musicali che mi voglio registrare semprepiù. Là mi vola la mente, quando ciò tempo.

Però però, questo parallelismo tra ciliegj-e sigarette, vittorioso per le sigarette, non trovi che sia fascista allo stesso fascio di rette di Compagnia e Solitudine? Compagnia di Una, intendo dire, non di Molti. Quella di Molti si sa, che è Canzoni e fumo – ed allegria.

Nel senso, no? che io starei tanto bene da solo, ma proprio tanto bene. Non fosse che per il fatto che in Compagnia si sta meglio, almeno potenzialmente.
Che però la Compagnia non è che te la trovi sull'albero che sembra piccola e scialba ma poi è gustosa, o grossa e rossa ma poi cià il verme splicito. Macché.
Questo tipo di Compagnia ti devi fare un culo così, per coltivartela. Seminartela. Innaffiartela. Sverminartela. Piluccartela. Mica la trovi sugli alberi, per quanto impervi, o nella vaschetta del supermercato, per quanto costosa.
 
La Compagnia certe volte ti disturba, certe volte volte ti tenta. Sai che è buonissima, anche quando non la senti buona per niente. O che non è buona per niente, anche quando la senti buonissima.

Però, quello che so, è che così ci voglio avere la foto sulla lapide: mentre me ne sto in Compagnia.
Solo non capisco se è un condizionamento o un mio reale desiderio. Perché certe volte da solo me ne sto così bene, ma così bene. Però altre volte da solo sto così male, ma così male, da desiderare persino cose innaturali e impervie come La Compagnia.
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