sabato 29 maggio 2010

Sempre nei guaj.

Che dio non sia un gentleman lo si evince da certi suoi comportamenti.
Per esempio, tra le sue smisurate ognipotenze rientrerà senz'altro la capacità di autocombustione.
E allora perché non prende fuoco all'istante? eh, perché?
Un vero gentleman a uno dalle prerogative così porcine darebbe fuoco senz'altro, senza lasciarsi distogliere da dettagli marginali quali l'autoreferenzialità.
Quindi, Esso (non me ne voglia l'omonima compagnia petrolifera) non è altro che un dannato cafone.

Non mi riferisco tanto allo sciopero generale di oggi 28 Maggio, poi revocato. Anche se, grazie ad esso (qui la minuscola toglie ogni dubbio), già alle 9 di mattina ero cosciente da ben 3 ore, reduce del combattimento col traffico e coi parcheggi di questa città del cazzo.
In fondo, è sempre grazie a questi scioperati se mi sono goduto per più tempo del previsto il mio periodico ricorso Bitolsiano. Ieri, percependone le avvisaglie, mi ero messo su SD tutto lo Stereo Box Set. Pornomadonna quant'è bello. Io di solito piglio la metro, ma oggi per andare a scuola ho preso la macchina, ficcandomi a testa bassa per Città Universitarie, Stazioni Termini & Colossei.
Ero lì che stando fermo giravo per Roma, sai questa swingin' Roma piena di turisti, ma soprattutto di turiste dai gracili costumi estivi. Nel mentre, mirabilmente approfonditi dal panpottaggio della stereofonia, si consumavano nella mia modica vetturetta le note struggenti di There's a place, Ask me why, It won't be long e P.S. I love you.

Devi sapere (ma non necessariamente) che la prima volta che sono stato a Londra era l'Ottantadue, partendo dagli Abbruzzi al fischio finale di Italia-Brasile 3a2, con la gente che mentre
io e papà passavamo allestiva i festeggiamenti della sera. Questo sembra l'incipit di chissà quali andirivieni, mentreinvece ci sono stato solo più nell'87 per 1 pajo di giorni. E poi basta. Ma quello fu il mio primo (e unico? uhm, mi pare di sì) viaggio da solo in aereo. Avevo 11 anni. Ho assaggiato Mc Donald (bleah) anni prima che sbraitassero sulle aperture di piazza di Spagna. Mangiavo fagioli zuccherati. Visitavo con mia cugina i peggio musei per tutto il giorno (quello che ricordo di più era il Geffrye Museum, una stanza per l'arredamento di ogni secolo, dalla paglia per terra sbriciolata e pisciata del '600 al design geometrico degli anni '50 – non è strano che più che il ben noto contenuto di Gallerie Nazionali e Musei Britannici io ricordi ancora perfettamente gli stilosissimi manici gialli a triangolo rettangolo di quelle tazze da the?).

Ma spesso la notte giravamo per Londra in macchina.
Oddio, 'la notte'. Saranno state le 22. Ma per me era notte fonda. Calcola che io non ho potuto condividere coi miei coetanei il feticismo per Guerre stellari perché finiva ben oltre le 21.30, ora del mio coprifuoco fino credo ai 14 anni.
Quindi, as far as I'm concerned, io la prima città che ho visto illuminata di notte è stata Londra. Dopo aver mangiato fuori (altra cosa proi-bi-tis-si-ma), mia cugina e il suo marito simpaticissimo (altro che musei, mi portava sulle spiagge inglesi a caccia di fossili e minerali, e da bravo programmatore qual era aveva casse piene di schede perforate e di altri reperti informatici da Spazio 1999) mi caricavano sul loro taxi originale di II mano (immenso, e continuava ad sembrarmi tale anche tornandoci dopo a 17 anni) e mi facevano vedere Londra by night. Anche per quello ancora mi piace 1 sacco sfrecciare sul Lungotevere, di notte. Specie sentendo musica. Specie se sono i Beatles.

Poi, di giorno, la gente suonava per strada. Ho visto i miei primi (e per un sacco di tempo, unici) punk colla cresta colorata e il resto rapato a Central Park – o era Hyde Park? controlla tu, e poi dàtti un buffetto comprensivo sulla guancia da parte mia. Mia cugina mi spiegava che molti inglesi ce l'avevano con loro perché vivevano del ricchissimo sussidio di soccupazione pagato dalle loro tasse salatissime.
Chi suonava x strada, however, mica erano pizzaeffichi qualunque. Erano per lo più studenti dei conservatori locali, giacca&cravattati e schierati sedia & leggio, che haidavedé quanti soldi alzavano.

Insomma, tu pensa alla paperella di Lorenz: vuoi che cervella ancora più evolute quali le mie non abbiano risentito più pesantemente di certi imprinting?
Come accadeva quelle volte in Inghilterra, io oggi guardavo i Beatles diversificarmisi nel Left & Right dei diffusori della macchina, e proprio non riuscivo a bestemmiare con rabbia il dio frastornato dalla sua stessa ingordigia di sperma canino, pur se responsabile di una traffic jam che
entro breve si ripeterà, a cagione della notturna revoca di questo sciocco sciopero. No-o! io au contraire – oops! - on the contrary, lo invocavo quale pavida vittima di arsure della sozza semenza dei botoli più pulciosi. Ma lo facevo per la gioia, riesci a capire?
Sensazioni che provo da sempre – e quando dico 'sempre' intendo da quando all'asilo mio zio me li metteva per ore in cuffie più grosse di me.
È incredibile. Quelle sono, pare pare, le sensazioni dipinte su pellicola in Fumo di Londra. Fascinazione per qualcosa di futuribile. Irraggiungibile, eppure lì. Alla portata. Se stendi la mano puoi toccarle, quelle luci notturne, quelle minigonne. Ma se lo fai, perdi il Mistero. Saresti il documentarista che dopo ore di appostamento sciupa tutto per un rumore inconsulto. Quello che ti piace è il non arrivarci, altrimenti sono catenate in faccia di Mods & Rockers. Puoi solo rimbalzarci contro senza mai raggiungerle, da falena irrisolta. Ogni volta, scottata. Poi
, se preferisci atteggiarty, critica pure la prima regia di Albertosordi. Ne hai, di elementi. Torna pure a utocitarsi, il Grande Albertone, colla solita scena del maccarone provocatore. È uno di quei film dove a un certo punto parte la canzone e tutti ballano. Film allappacojoni, sono io il I a dirlo. Ma in quel film io tutte queste mie impressioni le ritrovo pennellate benissimo.

Poi a 1 tratto parte Boys. È Ringo che canta. Mi ha sempre affascinato, come canta Ringo, e Boys lo conferma. Sèntiti come attacca Yellow submarine, per capire di che parlo; precisamente, il temperamento tra la II e la III nota, quelle di (In) thetown (where I was born ecc.)
Ha la capacità di concepire le altezze dei suoni completamente disancorate da qualsiasi intonazione. È ben stemperato. Non come gli orientali, che semplicemente nelle note hanno un passo discreto più piccolo del ns. semitono: il IV di tono. Macché. Lui canta “continuo”, senza soluzione di continuità. Ho suonato con una cantante, che aveva lo stesso strano talento. Ci sbroccavo, quando le dicevo le parti dei cori. Non riusciva a intonarsi da sola sui nomi delle note che le riferivo. Dovevo intonargliele io, facendo attenzione a essere massimamente preciso, perché mi prendeva alla lettera, formalizzando ogni mia micro-stonatura e impadronendosene x sempre. E il bello era che questa cosa non mi faceva mica incazzare, io che pure sono così impaziente. Anzi, ne ero per l'appunto affascinato. Come un paleontologo che scopre nei fossili tracce di organi ancestrali, o un feticista di vertebre caudali. Mi sentivo l'unico testimone di autentici residui neanderthaliani. Davanti a me era l'ultima interprete di menticate nenie preistoriche.

Insomma, chèss'è. Bisogna pur riscontrare unacazzo di coincidenza taumaturgica fra la spavalda I saw her standing there e la Mr. Dante Fontana frizzante, tra la I'll follow the sun interlocutoria e la pensierosa Richmond Bridge. Tanto lenitiva, come coincidenza, da far dimenticare che Jesuckkristo fosse un puttaniere di tutto rispetto (lo dimostra il fatto che persino un best-seller da casalinghe come Labbibbia non riesca a ometterlo).

E allora perché questa vena d'odio non m'accenna a scomparire?

Perché quel porco maledetto, lurido amante del mal fare e del disfare peggio, oggi ha creduto bene di terminare un lavoretto che aveva in ballo da un pezzo.







domenica 23 maggio 2010

“Allergia!”

Sai ke keste terre, per kelle fini che ki contene, trentanove anni di allergie mebe facettero, possette furminare sancti Benedicti?
Detto in modo ancor più volgare, sai che questo cazzodipianeta contiene in gran copia elementi che cortocircuitano ogni mia attività in sequele sterminate di starnuti e jaculazioni lacrimevoli?


Eh: ora lo sai. Nel corso degli anni ho inventato al riguardo belle perifrasi. Tipo, tra uno starnuto e l'altro, inveisco “ma ti pare che un Majale, invece di lasciare (placidamente come tutti gli altri) che ci si cibi delle sue Carni, s'ènventato sto meccanismo per cui alla sessualità dei fiori tu reagisci starnutendo?”. È questa, dovrai ammettere, una pruderia invero riprovevole, roba da I-II stato di prima della rivoluzione francese.
Oppure quella battuta, “per me, vedere sti tocchi di polline fluttuante è come per un musulmano vedere le porchette che volano”. La ricordo, stranamente, perché grazie ad essa feci ridere di gran gusto una bellissima ragazza che però eravamo tutteddue fidanzatissimi. Ancora me la rigioco, ogni tanto; e anche questo è strano, perché contrario al mio codice personale, e infatti soggiungo sempre che mi sto autocitando. Si ricade sempre lì: nell'auto&citazione.
Ed è vista che si abbassa, e pelo sulle mani
. Ma solo per chi ci crede.

Ma tu, ci pensi? La più bella stagione del mondo (ci sarebbe l'estate, ma come direbbe Ghepardi quella è La domenica del villaggio), rovinata ogni volta perché tu devi starnutire in continuazione. Che ne so, è come se ogni volta che stai per mettere un record a flipper ti si forma una caccola da mezzo chilo e tu devi star lì a scaccolartela davanti a tutti.

Calcola che, beffa delle beffe, ogni volta che scrivevo starnutire o starnuti il correttore automatico di Open Office me ne segnalava la corretta grafia. Sin da piccino infatti ci sono parole che io mi sbaglio sempre a dire. Tipo sternutire, formacia, sargente. Che strano: è la prima volta che le scrivo per esteso così, appositamente sbagliate, e mi fa strano scriverle così, cioè, è come se fosse una dislessia solo verbale. Le dico giuste, ma ogni volta, prima di dirle, un po' ci devo pensare. La prossima volta che m'incontri (se m'incontri, sono così evasivo) prova a fare questo gioco: senza farti accorgere cerca di farmele dire e vedi se ci fai caso, a quella micropausa. Okkio che è facile che ti bekko, cerca un buon trukko o mi akkorgo se cerchi di farmele dire apposta. Quelle volte lì sono xlap. molto concentrato.

Insomma, capì? “Allergia!”, “Allergia!”.

Questo slogan pensavo, handicap o cavallino “e tutto questo genere di cose”, mentre spazzavo il terrazzo dove usualmente di questi tempi inizio a prendere il sole. C'erano sopra ere geologiche di fogliame fossilizzato, ragni, porcellini di S. Antonio (ma non so se si può dire, in questi tempi di SS. Pedofilia). Ragnatele, polvere. Ah! sono allergico anche alla polvere, naturalmente. Chiedi alla polvere.

Il tutto condito da robuste & generose spruzzate di polline, la risaputa sborra floreale.

Quei sboroni di fiori, quindi, mi facevano sta(grazie, correttore di Open Office)rnutire. Allora pensavo che mi potevo mettere le mascherine, le avevo comprate quando avevo dovuto scartavetrare l'interno di tutti gli armadi a muro di casa, altra giornata di gran starnuti, quella. Ma tanto poi lacrimavo. A dire la verità, una volta che per l'allergia stavo a sbroccare infatti mi ero messo per casa la maschera del mare. Ma poi, pensavo, potevo farmi vedere dai miei vicini o dagli astanti sottocasa (molti dei quali essendo i transessuali prediletti dal Marrazzo) in quelle condizioni? Che avrebbero pensato di un pelato che a torso nudo per il gran caldo si spazzava di buona lena il terrazzo colla mascherina antipolvere e la maschera da sub, in questa bella giornata primaverile?

Che poi (fremendo di rabbia), non esistono delle popolazioni appositamente pensate per la pulizia dell'Occidentale? Non lo so; io pensavo che i Filippini puliscono, gli Americani fanno le guerre e gli Italiani i vini. Ma forse mi sbaglio, forse non è una Piccolaamicadeicavalli la zoccola che in quelle rare mattine in cui potrei dormire mi sveglia alle 8 in punto dal piano di sopra per iniziare a pulire facendo cadere rovinosamente in terra qualsiasi cosa, coi suoi luridi zoccoletti di legno che almeno due volte salendo su le ho porcodiopregato di rimuovere per sempre, colla scusa delle mie registrazioni. Ha la metà dei miei anni, la layda fornycatrice, e già due piccole scimmie che amano percorrere correndo e urlando le diagonali del rettangolo che fa a loro da pavimento e alla mia camera da letto da soffitto. Chiaramente, durante il suo lavoro di Pulizia dell'Occidentale se le porta appresso, penso per dargli delle banane all'ora esatta.
Oltretutto la situaz. di avere x casa una simbatica orientaleggiante potrebbe ingenerare delle ghiotte occasioni prossime di peccato.

E allora, perché? perché io & il mio terrazzo no? non siamo forse ambedue Occidentali?

Quest'organizzazione mondiale è bella: io sono bravo a spiegare le recchie agli altri, i Piccoliamicideicavalli a pulire. Perché ciascuno non può fare il proprio lavoro? Non so, ti pare bello che 1 Piccoloamicodeicavalli a un certo punto deve spiegare una cosa delle recchie a 1 amico suo, e lo fa in un modo orrendamente approssimativo? Non è meglio che chiama me, e per circa quattrovoltetanto la sua paga oraria di Pulitore di Occidentali il suo povero amico riceva una spiegazione come si deve? il tutto basandosi non tanto sull'arretratezza di 1 economia di baratti (èssi civile 1 volta tanto), ma attraverso la poderosa invenzione della Cartamoneta (altrimenti Marcopolo per il mondo checcazzo ci girava a fare), generando movimenti dell'economia e arricchendo giustamente alLe Banche e a Berlusconi che poverino non è che avrà molto ancora da campare?

Ma tanto tu che ne sai. Acquestora starai a viverti la tua vita-fotocopia. La so io la risposta, invece.
É che il mio coinquilino, Er Fratemy, non gradisce che le sue cose vengano toccate dalle manacce dei Amicideicavalli, per quanto Piccoli essi siano. Non so, magari forse ha paura che le si sporchino tutte di biada.



~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~



Eppoi il vino, io manco lo bevo. Sono astemio praticante, nonché una mera espress. geografica.

sabato 8 maggio 2010

Preludi & fughe.


Nel posto in Abbruzzo dove vado da trentanove anni c'è uno che va in bicicletta con una gamba sola.
Nel senso, cioè, che lui ha una gamba sola, e ci va in bicicletta.

L'ho visto io con questi occhi che da quando la feci finita con Ingegneria tornarono a vere 10 decimi e più non conobbero l'onta dell'occhiale da vista. Questo va in bicicletta, e ci va pedalando con una gamba sola. Ma tu che pure sei sempre così distratto, ci pensi? come fa a salirci su e a scendervi giù? dove si appoggia? esercitando una pressione su un solo pedale, come riesce a imprimere alla traiettoria un moto rettilineo che sia uniforme e non a strappi? e perdio, le salite? come le affronta, le salite?!

La prima cosa che mi viene in mente è 'chissà se quand'era piccolo si immaginava che sarebbe finito su internet per le sue qualità di monopedalatore'. Sarebbe stato un bel colpo già solo immaginarsi una cosa tipo internet. Magari si ipotizzava calciatore o almeno venditore ambulante; e invece il dr. Destino per lui aveva in serbo di farlo diventare per gli altri “quello che va in bicicletta con una gamba sola”. Questo doveva essere il suo principale talento. La sua vera specialità. Pensasse pure quello che voleva, le intuizioni più potenti, si intonasse pure i calzini (anzi, il calzino) al colore della cravatta. Chi avrebbe avuto mai il tempo per accorgersene? ringraziasse anzi di avere avuto in dote una prerogativa, che non tutti riescono a verne una tutta loro.
Invece, non riesco mai a vedere altrettanto chiaramente cosa il dr. Destino abbia avuto in serbo per me. Me ne accorgerò mai?

Che poi non riesco bene a ricordare se aveva una tecnica. A dire il vero non so bene nemmeno se sia ancora vivo. Aveva forse una specie di laccio di cuoio fissato al pedale in cui infilarsi il piede, per pedalare anche verso l'alto? È strano, ma io quel paio di volte in cui l'ho visto, l'avevo guardato; eppure non ricordo. Chissà se è perché mi sono imposto di non studiarlo a fondo, perché non stava bene (mica lui, che andava una meraviglia; mi riferisco all'omonima convenzione sociale). Oppure se magari non me lo ricordo perché faccio come quei selvaggi primitivi - sai quella cosa che si dice - che quando vedono un carretto a ruote non riescono a capirne il funzionamento, ma comunque lo accettano di buon grado.

È strano poi pure, a pensarci bene, come uno non scriva niente per decenni. Eppoi a una certa, anche quando pensa di sentirsi bello inaridito, torna spossato dalla lezione di chic-boxing e mentre sgranocchia carote e cuoce scatole smania per svuotarsi il buffer dei pensieri su combruto. Cioè, in realtà ogni tanto delle cose le scrivevo. Mi ricordo peresempio a diciottanni che una volta, sempre nei facondi Abbruzzi, avevo 39 di febbre e stavo seduto in poltrona davanti al camino tutto intabarrato di coperte eppure tremante di brividi, e mi frullava in mente quel fuoco, e allora sul bordopagina della copia deI Grandi Classici di Uòldisney che mi ero portato ma che non ce la facevo a leggere (quando non ce la faccio a leggere 1 Topolino allora vuol dire che sto proprio male) avevo scritto la mia prima e unica poesia (a matita, rispetto x Igrandiclassici), che giustamente si chiamava Il Fuoco, e parlava di uno che piglia la legna e la brucia e ci si riscalda e gli piace pure stare lì a vederla gemere e sentirla scoppiettare perché gli mette come un'allegria in fondo al cuore, e quel fuoco ero io e il guardone era dio, ahr ahr, però, era fica sta cosa.


Pure adesso che dovrei invece scrivere qualcosa di più organico di un post qualsiasi, mi viene in mente di tutto. Gente che pedala con una gamba sola, altro che le tue minchiate-zen, le peggio canzoni, i peggio testi di canzoni, una voglia furibonda di registrarmi anche loro su combruto. Il problema è proprio nel “più organico”, abbasso l'Organismo, io odio le tecniche, la realizzazione dei progetti, sono cose che a doverle fare bene ti fai un culo come una casa, evviva le intuizioni ejectate su carta in preda al raptus e gira pagina, porcoddio.



Vabbè va, dai, lavoriamo 1 po'.
Ah no: è già ora di cena.


Paperblog