giovedì 15 ottobre 2009

L'ora del dilettante.

È incredibile, stavolta ciò una vera bomba per le mani: ho fatto l'amore! Uàaaaauuuuuu!!!!!!!
Non mi sapevo così pieno di risorse, tipo da prendere e a un certo punto fare l'amore. Davéro non so più a cosa un giorno potrò arrivare, di questo passo.

Immagino che non vedi l'ora di chiacchierare finalmente con uno che ha appena fatto l'amore, per sapere anche tu come in fin dei conti è questo fare l'amore di cui al giorno d'oggi tutti sembrano riempirsi la bocca.

Occhei, allora accetto di metterti a disposizione il mio know-how di fattore di amori, poverino. Te lo metto a disposiz. così: graziosamente. E ci credo che faccio l'amore, dal momento che sono così grazioso :D (cavolo se prendono la mano, ste faccine).

Da dove iniziamo? Guarda, alla fine fare l'amore in due è davvero molto simile a fare l'amore in 1. Molto molto simile. Pazzesco, non mi ricordavo così. Però è anche molto molto diverso. Questo già me lo ricordavo di più.

Aò, ciai fatto caso a quanto dura, fare l'amore? dura un casino! ah no, scusa (che brutta mancanza di tatto). Allora senti qua: un sacco di minuti ma proprio tanti, che aumentano più ti sconcentri. E in effetti gradisci molto che aumentino, certe volte è quasi meglio distrarsi un attimo concentrandosi, e poi riprendere a sconcentrarsi come 1 forsennato.

Ma la cosa veramente forte è che mentre fai l'amore C'È UNA! che mica sta lì e basta, macché: piglia e dice cose, emette suoni, ti mette le mani addosso ma in modo conciliante, propone, accetta. Certe volte non sei abituato, e allora per l'imbarazzo assecondi anche se sei perplesso. Ma poi devi ammettere “però!”. Geniale, questa cosa che praticamente sempre quando fai l'amore ci deve essere una. Poi dicono che le idee originali sono finite. Come vedi, non è per niente vero.

Quindi subito ti viene da pensare “ma allora chissà quell'altra, quellalì che di giorno se ne sta tutta seria dietro agli occhiali, chissà cosa proporrebbe se, chissà come ondeggerebbe, se lenta o veloce, chissà se è una che parla o tace, se ti chiede le cose o si vergogna”. Chissà che facce fa quando si tirano le somme. Magari manda in alto le iridi e le vedi il bianco degli occhi (geniale, il bianco degli occhi), oppure è più il tipo che chiude le palpebre e via. Non ti rimane che scoprirlo. Che fissa! Domani, ti riprometti, domani vado lì come se fosse un giorno qualsiasi. “Ehilà ciao”, e non solo “Ciao” come sostiene Vasco Rossi. Dall'aggiunta di quell'ehilà deve subito capire che qualcosa di nuovo c'è, deve sentire subito un “toh guarda chi ciò davanti, solo oggi ti metto sotto una luce tutta nuova e possibilista, che fai torni nell'ombra o stai qui sotto il mio occhio di bue che ti spizza come il terzo Jack che ti entra a poker?”.

E quella chissà che fa, ma non conta. Uno mica gioca a poker solo se gli entrano i punti. Una componente fondamentale del gioco è vedere se riesce. Imparare. Migliorarsi. A volte riuscire. Ma pensa te, che buffo che era, mi sembrava tutto così assurdo e invece. E non ciò certo il tempo di recriminare sulle lasciate perse, che a sto punto ciò i dadi in mano e tutta una serie di caselle del Gioco dell'Oca su cui capitare.

Guardale, guardale come sono felici della mia attività fisica forsennata. Sembrano il vendemmiatore davanti al vitigno. Ah, ora sì eh? Non sono più matto ora eh, arf arf. Non vedo l'ora domani di tornare agli allenamenti e accorgermi degli sguardi. Secondo me, quando vai per accorgertene ce li trovi. E lo sguardo, solo ora lo vedo, è il preludio dell'ammmore! Madonna che ficata. E chi dorme stanotte. Senti, senti qua le pulsazioni: ciò il quore a 1000.

E
stavolta mi è costato pochissimo. Molto meno di tutte quelle cene lì, quei regali, quelle attenzioni, quelle contrattazioni. Unduettré: via. Come diceva Marcio Porcio Cafone, La meretrice gratuita è la più dispendiosa e la meno satisfaciente. Quindi niente, per una manciata di €chi a un certo punto, dai movimenti che ti sorprendi a fare, devi constatare che sì, senza dubbio ti stanno facendo fare l'amore. Però non devi pensarci. Se ci indugi troppo ti estranei, e di conseguenza smetti immediatamente di fare l'amore. Ci penserai dopo, a pensare di aver fatto l'amore. E infatti, eccomi qua.

Che infatti penso. Al fatto che veramente non ho per niente fatto l'amore, nonostante quello che credevi tu.
Ma ti pare possibile, con sto sfondo nero.

giovedì 8 ottobre 2009

Recensione non ti dico di che.


Qual è il mio miglior pregio?
Qual è il mio peggior difetto?
Qual è il mio peggior pregio?
Qual è il mio miglior difetto?



E si potrebbe continuare, ma che io non sia un perdigiorno come te, questo è un fatto. Io, a differenza tua, a un certo punto arrivo sempre al dunque. A maggior ragione quando la risposta a questo genere di domande è sempre la stessa.



Mi metto sempre in discussione per primo.



Ti faccio un esempio. Molti anni fa ho suonato per tipo 1 mese con Marcello. In realtà, forse manco un pajo di prove. Sì, c'era pure Starless (in realtà c'era Starless e sì, veramente c'ero pure io). In seguito avremmo suonato un anno di pop italiano '70 da paurissima, PFM, Area, New Trolls e chi più ne ha. Con Starless, senza Marcello.

Marcello si era appena iscritto a Composizione Sperimentale al conservatorio, io l'avrei fatto qualche anno dopo. Marcello aveva già finito il quadro delle cover, io l'avrei finito 12 anni dopo. Era quindi entrato in quello dove il mostro finale era eunuchi agonizzanti che sfioravano le corde di strumenti fossili, traendone cacofonie. Quindi figurati quanto poco gliene poteva fregà di suonare È festa.

A quel punto però, ero subentrato io quale fattore attizzante (parole sue). Egli era afflitto dalla smania di reperire esecutori, che poi avrei riscontrato anch'io nei Compositori Sperimentali senza mai condividerla (essi sono alla costante ricerca di strumentisti in grado di leggere gratis le loro velleitarie partiture in 173,5 diciasseiesimi). Pare che dopo tentennamenti vari, riguardo alla sua partecipazione al gruppo disse “però Vilipenzo m'attizza perché suona tanti strumenti”. Naturalmente questo mi riempì d'orgoglio e di ansia da prestazione. Quindi l'abboccamento ebbe il suo climax in sala. Suoniamo non so più quale cover (forse proprio Starless, eh Starless?) e poi ci affrontiamo.

Che poi il clarinetto è a doppia ancia”, fa lui. Ma, veramente. È ad ancia semplice faccio io, snocciolando nel discorso diretto una generosa manciata di puntini di sospensione possibilisti. “No no, è ad ancia doppia!”. Al che mi lascio sfuggire un dubbioso accenno del fatto che studiacchio il clarinetto (da 5 anni) con insegnanti del suo conservatorio, cosa che nel mio interlocutore vale un'appena percepibile esitazione, e nient'altro. La discussione finisce lì.

Cioè; io non gli risi&bisi in faccia, senti bene, non per timidezza, o per evitare la violenza di un alterco. Ma per la sicurezza nonscialante che manifestava colui. Mi sono veramente fatto venire il dubbio. Ma magari avrà ragione lui? pensa che grezza se. Poi, come le volte che perdo a ping-pong perché mi dispiace di vincere, mi dispiaceva metterlo in imbarazzo facendogli rilevare la sua pochezza in quella circostanza. Come quando m'imbarazzo per chi c'è dentro la televisione, come se a dire quelle cose fossi io, e invece porcatroia io non c'entro niente, e allora perché.

L'ancia è una sottile linguetta di bambù, l'unica parte vibrante dell'istrumento. Il quale come tutti gli altri habbisogna di qualcheduno che gli faccia tutti quei cicli/sec che noi viventi associamo alla percezione di un'altezza più o meno acuta. Una nota, insomma. Produrre tutti quei cicli/sec ti costa un profondo taglio sul labbro inferiore, a forma dei tuoi incisivi inferiori; poiché ti devi stringere fortissimo quella roba tra i denti di sopra e il labbro di sotto, il quale poggia proprio sui tuoi denti inferiori. Il clarinetto è uno degli istrumenti più del cazzissimo, proprio.

Ora, se tu ti mozzichi fortissimo una cosa tra i denti e le labbra fino a fartele le prime volte sanguinare, ci fai caso se l'emorragia ti è data dalla vibrazione di n°1 o n°2 pezzi di legno. All'epoca non avevo ancora sentito parlare di manuali di Orchestrazione, ma avevo elementi ben più cruenti con cui fare le mie valutazioni. Eppure io di una nozione così certa ho dubitato, per il fatto che il mio interlocutore ostentava sicurezza. Non finirà mai di stupirmi la sicurezza degli altri, specie quando non sono certi di quello che dicono o magari hanno pure torto.

Vedi che fatica avere a che fare con te? praticam. ogni volta ti devo prendere per mano e portare al punto, perché sennò non ci capisci mai niente.

Dicevo, se sono uno che si mette sempre in discussione (con i conseguenti vantaggi e svantaggi), figurati quanto poco mi può costare il Chiedere Scusa. Proprio niente. Lo percepisco come una sublimazione di consapevolezza, un girare pagina insomma. Un serenissimo “non lo faccio più, perché ora anch'io ritengo sbagliata la tal cosa”. E poi davvero ce la metto tutta per non farla.

Certo che ci sono volte che è talmente tanta la cazzata fatta che sublimarne la riconoscenza è pesa veramente. Ma dopo tutta la fatica che mi hai fatto fare non posso certo tirarmi indietro.



Dal profondo te lo dico, scusami, Lost.





Tu alla fine non eri la Cosa Più Bella del Mondo, come ho sempre sostenuto da quando ti ho conosciuto. Anche adesso che st'estate ho visto la V stagione. Continuo a ritenere un miracolo che si possa sostenere tutte quelle ore di spettacolarità con una trama che non perde un colpo, è sbalorditivo tutto questo. Continuo anche a pensare che a tutt'oggi la cosa che più mi farebbe incazzare da morire del morire è non vedere la VI e ultima stagione, quella dove tutto verrà spiegato. Quella che secondo gli autori sarà la più bella di tutte. Non si può morire così, a solo 1 anno dalla fine di Lost. Nessuno dovrebbe. E invece per colpa di quel lurido non-essere diddìo come al solito succederà, e nemmanco a pochi ma a molti. Spero, qualora io debba essere tra questi, di avere il tempo di mangiarmi le palle non figuratamente. Ma rosicone d'1 dio, laycamente ti prego di non prendermi troppo alla lettera quando mi percepisci così iperbolico.

E anche tu, scusa un attimo: vado a mangiare, che ciò l'antimateria nello stomaco.



[...]



Aah. Rieccomi con il mio bel piatto di salmone arrosto e fiocchi di Gnocca. In realtà non fu vera Gnocca (ai post l'ardua sentenza, ahr ahr), ma un'altra marca ancorpiù ipocalorica oculatamente reperita nei frigidaria della GS sottocasa. Mmmh. Senti quanto pompa l'omega3 del salmone, una volta giunto al cervello. Uso spesso la formaggia di Gnocca in cucina, che so, riso alla Gnocca, insalate alla Gnocca. È fresca e magra, ne vuoi un po'? ma già, tu hai le tue strambe idee in fatto di alimentazione. Fatti tuoi, la Gnocca è succulenta. Mi piace: slurparla, ciancicarla, smucinarla in ogni modo.

Che stavamo a di'? Ah, le pubbliche scuse a Lost. M'imbarazzano perché Lost è fantastico, davvero, e se ci penso mi riesce davvero difficile coltivare il bispensiero di adorare monoteisticamente tutteddue le cose. Una è Lost. L'altra è la Cosa più bella del mondo. Colei che è, dirò alla giudìa: non oso nemmeno pronunciarne il nome. Ad ajutarti (tanto x cambiare) ti significherò la tal Cosa mediante degli anagrammi coniati da me. Ho deciso di ajutarti perché mi sono accorto che tu non ciai la contingente affluenza degli Ω3 a sturarti il cervello. Eppure, so già tu cosa farai. Dimenticandoti di anagrammare, ti soffermerai sul senso. Comunque, ecco a te:



AMMIRO ZINNE, CLARO
MICRO ZINNE=MALORA
MACRO ZINNE=MALORI
CLERO, RIMANI MANZO
CLERO=MINORANZA
MA ANZI, MINOR CLERO
MICA RONZI NORMALE



Questa, una volta ri-anagrammata, è di certo la Cosa Più Bella del Mondo (ma anche tu, Lost, a tuo modo lo resti, insieme a Italian Spiderman, solo che è Più Bella questa). Vista per intero in un pajo di gg, imminentemente riveditura, essa mi ha dato tanto. E tanto mi ha insegnato. Guarda, ti elenco cosa mi ha insegnato in ordine casuale perché quando uno è rapito dalla visione estatica dell'oggetto del proprio ammore non ci capisce più gniente, come insegnano Alighiero, Bottarca e Petraccio e tutta quella cricca di antichissimi bohémien. Quindi ecco:



1) mi ha insegnato che non ci si veste come uno skater del cazzo, specie se ciai quarantanni e l'ultima volta che sei andato su uno skate ne avevi forse dodici. Il cavallo basso nei pantaloni, finalmente posso ammetterlo senza schivarne le conseguenze, è davvero scomodo. Sì, le palle ti restano belle fresche; ma fa che tu debba allargare le gambe o scavalcare qualcosa, e allora vedrai che difficile. E basta con questi scrittoni sulle magliette, queste marche ribelli non si sa a cosa ma a caro prezzo. Io sono un uomo adulto, maturo, equilibrato, corposo, aromatico, e merito un guardaroba di classe. Cose seventies. Cose a zampa. Maglioncini aderenti, così m'impegno ancora di più nella lickboxing. Occhiali-specchio a goccia, che chissà per quale intuizione magistrale me li ero già comprati. Non è vero che già da un bel po' non trovavo più uno straccio di cosa nei negozi di abbigliamento per serfisti? Che poi è una contraddizione in termini nella quale pure mi sono crogiolato per anni, no dico “abbigliamento per serfisti”, questi ciànno preso x per il culo finoadesso, a me & soprattutto a te. Come se dici, che so: “parrucchiere per ghigliottinati”. Negli ultimi tempi, quando ci entravo, sembravo gli zombie di Romero, girovaganti nel centro commerciale perché qualcosa nelle scervella continuava a ricordargliene il fascino di quando erano in vita.
Camicie col colletto grosso (non so se ha un nome più tecnico), giacche, giacchine, giacchette, pelle di animale conciato male, vero animale penalizzato dal piazzamento modesto nella scala evolutiva, ma perché ai piedi vale e sulle spalle no, io te lo dico, rischi che la prossima volta che m'incontri (cosa difficile a meno di non macchiarti tutto del reato di violazione del mio domicilio) porto l'animale in spalla, e non solo lo calzo. Morto e svuotato, bello leggero cioè, perché pigrizia vuole che si dia tutto nella lez. di lickboxing e poi si cerchi di faticare il meno possibile.
Certo, quei collettoni belli larghi e appuntiti stanno bene coi capelli lunghi, e questo è un fatto. Però c'era Satana che era pelato, ma di seventies ciaveva i baffoni alla Gionlòrd, che io avevo provato per un po' a portarli ma dice che ci stavo male. Però mi piaceva portare i baffi, scorrazzarmeli per ogni dove, erano vispi e allegri. Ed era divertente, secondo me le persone coi baffi tranne Maurizio Costanzo sono le più buone e simpatiche. Mio padre ad esempio ha i baffi. Prevedo già la tua obiez., quindi ti rispondo: ma tu t'immagini che fiodenamignotta sarebbe D'Alema senza? anzi secondo me è proprio grazie ai baffi che continua a inculare parte dell'elettorato.
Poi, non dovrei dar retta solo a me stesso e portarmeli i baffi, se cosi mi aggrada? Ma allora che senso avrebbe vestirsi seventies quando se facessi per davvero ciò che voglio starei sempre in tuta? Stimo chi lo fa, conosco certi. Ma per quanto io possa ammirarne la tempra, il più delle volte essi hanno sembianze veramente ridicole ai miei occhi. E io non posso cierto rispettare me stesso senza rispettare a chi? a che cosa? ai miei occhi, in quanto essi sono parte irrinunciabile di me. Quindi vale anche senza baffi.



2) e poi io ciò il pizzetto. Quello senza baffi, solo il sotto, non so se ha un nome più tecnico anche lui. Lo porto così quasi dal primo testosterone secreto, perché negli Eterni della Corno c'era Kro che era il capo dei mutanti, i cattivi, che il pizzetto celoaveva così. Quando lo riteneva opportuno si faceva spuntare pure le cornine. E infatti io in cornine ci suonavo, pensa che sciemo, e l'ho fatto per diversi anni.
Il pizzetto alla Kro spacca e basta, secondomé. Un'altra cosa che la Meraviglia in questione mi ha confermato è che uno non può riprodurre pedissequamente un'estetica del passato. Tarantino ha fatto Grindhouse colla stessa pellicola a sgrani dei vecchi filmetti che io e lui e altri guastafeste adoriamo, para para. Qui invece il girato è a 16mm come usava all'epoca, ma le luci sono modernissime. L'effetto è dirompente. E io, col mio pizzetto alla Kro e i miei prossimi capi seventies, di romperò il kulo (nel senso che lo romperò proprio a de, dico gualora du mi guardi).



3) il crimine è una buona cosa. Esprime continuamente valori, monetari e non. Da esso le donne e i casini che ne derivano sono per lo più banditi (banditi dai banditi!), anche se un pajo riescono anche qui a procurarne – ognuno dovrà meglio controllarsi la costola, la prox. volta.
Il crimine non preclude l'affetto, la riconoscenza, la generosità, l'amicizia, l'inimicizia, il rispetto, la lealtà. Questa è una visione superata. Il crimine è bello perch'è litigarello.
Questo non significa che adesso pigliamo & ci diamo tutti al crimine, perché altrimenti il crimine in quanto tale sparisce d'incanto. Guarda ad es. il Governo. Quando il crimine è la norma esso viene istituzionalizzato, e non ci può essere crimine senza infrazione. Quindi io e te, buoni buoni, da domani dovremo persistere nel nostro x-verso regime di innocenza, creando così l'humus più fertile per la buona riuscita di certo crimine.
La lettura celebrativa e proselitica che si vuol dare talvolta al genere è del tutto puerile. Più puerile di chi riscontra nell'heavy metal e nello splatter le cause principali del bullismo e - più in generale - del disagio giovanile. Secondo chi scrive (quindi sturati le recchie) è proprio mostrando questo bellissimo genere di crimine che si infonde nell'uomo comune il senso del dovere. Senza fare il proprio dovere questo tipo di crimine non attecchisce. Lo spettatore lo sa, lo percepisce. Nessuno rapina una banca dove l'uomo comune non deposita i sudati proventi del proprio onesto lavoro. Nessuno gli vende la droga se egli non può permettersi di comprarne grazie al proprio salario mediocre, dal quale egli vorrebbe cercare evasione appunto assumendo delle droghe. Lungi dall'instillare il germe della rivolta, questa poetica distende i nervi favorendo l'ordine pubblico.



4) non mi ricordo più. Trovo il commento sonoro (musica edita, inedita + certe trovate) quantomeno azzeccato. Trovo mirabolante che abbiano pescato certi attori, penso a Bufali & a Buffoni e se non sai di che parlo è solo colpa tua. Attori tutti sconosciuti. Tutti meravigliosi, tranne un paio che restano comunque più che dignitosi, tutti in grado di dimenticarti che stai nel tuo salotto a guardà pe ore dentro a un elettrodomestico checciai.



Questo tuo stare a leggere di Marcelli & clarinetti quando potresti fiocinare te stesso a toccare con mano a godere come non mai (senza neanche far uso di genitali), è veramente ripugnante.

Non posso credere che tu non abbia ancora capito di che si parla. Se è così, sei davvero pezzente. Ma lo sei ancor più se tutto fiero ti tuffi a berciare “ho capito! ho capito io per primo! si tratta di xyz, sono io che ho avvistato la terraferma pepprimo, il doblone bucato spetta a me”.

Questo dimostra due cose. Che tu non hai speranze di redenzione, e che io sono del tutto autosufficiente.

Purtroppo per me, cose tutteddue false.

giovedì 1 ottobre 2009

Celenteromachia.

Gli indizi che preludono all'ineluttabilità dell'inverno sono diversi. La decisione di farsi il primo the. Niente infradito fuori di casa. Le ultime notti ostinate senza il lenzuolo addosso. Nessuna occasione ulteriore di accrescersi la melanina.



Però questo me lo tengo per me, che in te ho talmente poca fiducia da poter tranquillamente pensare che addirittura a te non ti piace l'estate. Non ti piace quando l'impasto di sudore e lenzuola ti si granella tutto di zanzare sazie. Non ti piace che la doccia sia inutile ancora prima di riabbassare il miscelatore, e non ti piace tutto il resto delle cose che all'idea del Bello hanno un'appartenenza palese. Pensa che roba. Come se a uno non gli piace l'ossigeno. Anzi peggio, perché l'ossigeno è necessario ma insapore, come l'acqua; mentre l'estate oltre a essere necessaria è anche cagione di felicità per il non-sprovveduto.

Dunque si cambia registro. Come? nei seguenti due passi. Prima di tutto, alto si leverà il mio peana, madonna abbindolata contrattualmente da un venditore di enciclopedie porta a porta. Hai sentito, che alto?
E poi, oggi la vera notizia è questa: l'altro giorno ho picchiato uno.



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Eh lo so. Adesso ti racconto.
Ma prima devi sapere tutto dei miei trascorsi con la Violenza.



Io ho sempre avuto il terrore della Violenza. Non ho mai fatto a botte. Una volta, forse a 12 anni, uno un po' più grande di me mi ha cinto la testa curvandomi la schiena verso il basso, riuscendoci. Un annetto dopo l'ho fatto io con uno un po' più piccolo di me. Il che dimostra che causa genera effetto. Chissà perché in Primamedia la stessa cosa non era stata per niente traumatica. Quella volta capitò con un mio simpaticissimo compagno di classe che ricordo stranamente pieno di fratelli e sorelle, alcuni dei quali adottati. Sai quegli alterchi infantili cercati da piccoli proprio per testarsi la via della Violenza, come i cuccioli degli animali. Anche qui, storie di teste cinte: la mia schiena andò più giù. Nel mentre, ricordo benissimo le voci degli spettatori di Seconda. “Dagliele, sei più grosso tu”. Vagli a spiegare che la mia grossezza (anvedi che fissa la parola 'gross&zza', guarda le doppie esse & zeta quanto sò palindrome nel loro dinamismo), la mia gross&zza dicevo si doveva alle Cipster e ai Ringo, ai Togo e agli Smarties, non certo alla forza o alla voglia di prevalere. Sarebbe curioso indugiare sul perché quei bruti energumeni di Seconda mi esortassero a dargliele in quanto più grosso all'apparenza. Perché non simpatizzavano per il più magrolino, sarebbe curioso chiedersi? Sarebbe curioso ipotizzare che proprio la loro appartenenza al meccanismo della Violenza richiedeva che il più grosso predominasse, perché altrimenti quella sarebbe stata la fine di un Ordine da poco acquisito. Sarebbe curioso concludere che proprio in questa mia incomprensione, passata e presente, risieda quel terrore che mi è sempre parso di provare.

Ciai ragione, sarebbe curioso. Ma non per me. Specie oggi che ciò ben altro da pensare. Insomma, finadesso pare che a Cinturaditeste il match Me vs Resto del Mondo fosse finito 1-2. Dicevo questo perché ti stavo per parlare dei fondamenti del mio terrore per la Violenza.

La violenza mi fa schifo. Questo non è un giudizio morale, io ho pochissimi giudizi morali che cerco di espiantarmi non appena li sorprendo a essere. Tutti noi, sto ipotizzando al momento, si vivrebbe molto meglio senza. Prendi ad esempio le interrogazioni di Filosofia. Si ridurrebbero tipo a un “e tu, sei Amico della Sofia?” - “io, professoressa, sì. Le sono Amico. Amico non di lei, professoressa; ma della Sofia. Anche se devo ammettere che non mi dispiace il suo modo d'interrogarmi.” La morale, in questo mio capriccioso momento storico, serve per litigare, colpevolizzarsi, trasgredirla ricavandone talvolta piaceri. A parte forse l'ultimo caso, non ne vedo la necessità.

Lo schifo che provo della Violenza è simile allo schifo che provo per l'Invertebrato come categoria animale, che a sua volta trova la sua sublimazione per lo schifo che provo per la Medusa.

La Medusa è una bestia immonda. Di qualsiasi foggia essa sia. Più o meno colorata ad esempio, + o - grande ecc.
Dio morto in croce per mano dell'Uomo (il che mi riempie d'orgoglio, alleviando in me la vergogna di aver perso i 2/3 delle volte a Cinturaditeste), che teste di cazzo gli invertebrati, e prime fra tutti le meduse. Hanno forme terrorizzanti, e infatti i vari creatori di effetti speciali non fanno altro che Rambaldarne le sembianze traendone Oscars, incarnandoci la paura dell'Alieno a loro immagine & somiglianza. Il che dimostra che gli invertebrati fanno schifo. È più carino Bambi o l'insetto-stecco? Tippete o una piovra gigante?
Poi gli invertebrati hanno le carni (qualora si possa usare il termine 'carni' per quei luridi cazzoni viventi) flosce in modo gelatinoso, o che scrocchiano sotto le tue scarpe e figurati sotto i tuoi denti. Pezzi dimmerda. Dice che siete na cifra, molti di più di noi vertebrati. È inutile, non c'è niente da fare. Se non hai un cazzo di scheletro, io ti disprezzo. Diffido anche della cartilagine in luogo delle ossa, la faccia dello squalo è ripugnantemente vitrea; per non parlare della lampreda, vergognoso individuo che finisce con una ventosa tentacolare perpendicolare alla sua sezione, in luogo della testa.

Pezzi di merda, siete dei pezzi di merda. Brutti, brutti in culo come chi vi apprezza. Inquinate il mio mare e la mia gioja di fruitore di innumerevoli bagnetti dove si tocca, perché ho sempre paura di essere disgustato da voi, anzi quelli sono i pesci, bene, allora oltre ad avere lo scheletro, per incorrere nelle mie grazie bisognerà anche non vivere dentro il mare, che resta riservato a me e a un numero epsilon di femmine grande a piacere.

Ammazza quanto divaghi colle tue disgustose curiosità. E ogni volta costringi al divagamento pure me. Sbrighiamoci a concludere: la Medusa oltre a tutto questo si permette il lusso di pizzicarmi, quella puttana meticolosa. Io adesso lo ammetto, sono un uomo giusto. Sì, mi fa schifo vedere la medusa tratta sul bagnasciuga ad agonizzare, perché poi fra vari decenni io potrei calcare col mio calcagno quell'ormai disgustoso tratto di litorale. Ma per giustizia mi impongo sempre di esprimere la mia muta approvazione a tutto questo. Anche se quell'essere indisponente è talmente testa di cazzo da non avere nemmeno un'agonia fruibile allo spettatore.

La medusa può farmi schifo fisico perché mi pizzica più o meno forte; ma questo è superabile. Immergi pure dei sommozzatori con i loro coltellacci e fammi pure sgaràre mentre prendo il mio bagno. Purché in cambio mi liberi dal celenterato male. Lo schifo sta nel contatto con la gelatina vivente, l'esserne urticato ne è solo un'aggravante.
Ricordo bellissimi boccagli tutti rovinati dall'essere stati urlati dentro durante un bagnetto per l'avvistamento di una medusa. Quando si vede la medusa, l'unica è urlare fortissimo da dentro l'acqua a fuori del boccaglio, e allontanarsi scompostamente mulinando ogni proprio arto in direz. contraria.



Deportiamole in tontagna.



Che mi avevi chiesto, prima di schifarmi colle tue meduse? ah sì. Mi avevi fatto un paragone tra lo schifo della Medusa e lo schifo della Violenza. Sì, te lo passo: la paura della puntura celenteracea sta alla paura del prendere botte come la paura dell'esistenza della violenza (e dell'esserne coinvolto anche solo come spettatore) sta a quella data dall'esistenza della medusa (anche solo in una puntata di Quark).

Non deve esistere, la Violenza come la medusa non deve esistere. Ti ripeto che non sto esprimendo un giudizio morale. Sto semplicemente auspicando l'asportazione da un mondo che mi è già di per sé sufficientemente ostico di due cose per le quali semplicemente mi mancano gli anticorpi.

Io film come Funny Games o The Esperiment non li posso proprio vedé (lo dicevo anche da qualche altra parte, che sarebbe impossibile da ritrovare perché iniziano a essere troppe tutte queste lungaggini che ti vieni sempre a sbirciare). La finzione scenica non serve a niente. Come per i film dell'orrore, non riesco a mettermi una mano davanti agli occhi della coscienza e a ricordarmi che è tutto finto. Penso di non saper emergere dal rappresentato, e che mi atterrisca anche la sola possibilità.

Quando ci sono discussioni che io ho il tempo di sospettare inclini a uno scontro fisico anche non mio, il crescere della tensione mi distrugge. È troppo per me. Ecco perché mi sono iscritto prima a prepugilistica sotto il culo dei preti (era una palestra sotto a una chiesa, situaz. tra le + claustrofobiche, brr, però devo ammettere che non c'erano meduse) e poi a lickboxing. Sì occhei, ripeto sempre che sono allenamenti più completi ed estenuanti della corsa e dei bilancieri, con cui pure mi sono afflitto per anni per la paura che poi mi dicessero a vuoto di “dargliele, che ero più grosso”. Ma in realtà volevo vedere se il collidere dei miei arti su dei sacchi troppo inorganici per difendersi, o sui paracolpi tenuti da consenzienti esaltati, potesse essere terapeutico del mio terrore della Violenza.

Lo è stato? - starai qui a chiedermi. Beh, insisti nella lettura, no? Certe volte mi sembra proprio che tu ti perda in dei bicchieri d'acqua mezzi vuoti.

Senti, apprendere l'arte del Pancrazio, del Prepugliato ma anche del Postpugilato, della Quickboxing e di altre amenità, se ciai un terrore tipo me, non serve a niente. Sì, certe volte è inebriante percepirsi migliorare, nel fisico come nella tecnica. Vedere che gli occhietti che pendono dai colpi più poderosi non sono più i tuoi, ma quelli di altri, se non addirittura di altre. Comunque Funny games non me lo rivedrei, esattamente come prima.

Non so se c'entra il fatto che un vero duro non è che sta a vedere seppercaso sei cintura di un colore più scuro del suo. Quello ti tira la sabbia negli occhi. Ti ci ficca dentro i diti. Senza nemmeno essercisi lavato prima le mani. Ti dà il calcio nelle palle. Ti dà la testata sul setto nasale, che ti rompe il setto nasale da cui proviene il grosso delle tue sembianze. Magari ciaveva la lama o er fèro o cosecosì. Ti parla malissimo di mammeta, fijeta, soreta, zieta. Ti sputa da lontanissimo. Ti dice i morti. Coglie le tue debolezze. Inizia a chiederti le Capitali Europee, le Capitali Mondiali; ma anche quelle Nazionali, Regionali & Provinciali. Davanti a tutti. Ti sopraffà, insomma. È questo che mi paralizza. La sopraffazione. Anche se dovessi essere io a sopraffare, non si torna indietro. Il Sopraffatto da me, oltre alla fesseria di essersi lasciato sopraffare da uno così terrorizzabile nonché colla Testa Cinta verso giù il doppio delle volte, dovrebbe scontare il profondo imbarazzo che avrei nell'averlo sopraffatto. Poverino. Poteva essere stronzissimo (e infatti l'unica vittoria conseguita nella Cinturaditeste era stata a scapito di un secchione Agente Cattolico, dell'Az. Catt. cioè, che mi aveva fatto la spia a Flauto col direttore dicendogli che sbagliavo apposta o cose del genere, cosa che io fresco di onta con uno un po' più grande di me non potevo certo perdonare a uno un po' più piccolo di me). Ma mi avrebbe terrorizzato col suo disagio, così come ti può terrorizzare la visione di un animale che metti sotto colla macchina, scoprendolo poi ancora un po' vivo.

Ti premetto, quello che ho scoperto nella circostanza di cui ti dicevo all'inizio, è che mi sono accorto che mentre fai a botte a un certo punto percepisci il fare a botte come una cosa NORMALE. Sì, ok, dapprima c'è il fastidio, il lasciar perdere, il vedere che il fastidio continua, il guardar male ma distogliendo lo sguardo per primo, il desistere, il vedere che porcodio la desistenza viene colta come debolezza e non come semplice lasciar perdere, PORCODIO. Il vedere il suo buffetto sulla tua guancia. Il sentirla avvampare di combustioni indotte. Il sentir fluire anni di repressioni nelle cellule, il lasciarle fluire. Il sentirsi addosso una possibilità. Nuova per me, ma vecchia di secoli. Il vedere che ti porti sempre appresso un instrumento atto a scoraggiare l'aguzzino occasionale.

Il fare a botte è NORMALE. C'era scritto pure in una vecchia canzone che avevo fatto io da giovane. Quest'estate, al mare in Toscana con amici per qualche giorno, parlavamo appunto del tema della Violenza, e tra l'altro ho scoperto che al paese i bambini di una volta chiamavano mangimati noi prole di cittadini, in contrapposizione al razzolare ruspante degli autoctoni per procacciarsi cibo e dignità. Geniale. Quest'ultimi, anche da grandi, li vedi valutare l'uso della forza cosiddetta bruta alla stessa stregua di quanto tu valuti o scarti possibilità dialettiche. E chi dice che l'una sia peggiore dell'altra? Te lo dico io chi lo dice, secondo me lo dice l'intellettualismo radical-chic. Anche questo lo dicevo qui sopra tempo addietro, io trovo la sopraffazione intellettuale deplorevole quanto il bullismo. Anzi peggio perché mascherata da Cosa Giusta, e alle Cose Scontatamente Giuste riserverei un destino anche peggiore di quello che prima riservavo ai giudizi morali. Quando ti avverti pugnante, scopri che quello che fai ti sta scritto nei geni (è geniale, come dire) da tempi più remoti di quelli in cui furono scoperte le infinite possibilità della dialettica. È una possibilità, semplice. È possibile prenderle, darle; è stupido precludersi. Attento, non sono apologetico. Non faccio scale di valori. Non m'interessa stabilire chi, tra botte e dialettica, vinca a Cinturaditeste. Sto solo dicendo che fare a botte è un'eventualità. Così come c'è un momento per mingere & uno per defecare, e che a posteriori puoi pure chiederti se fosse più pertinente l'altra opzione, in luogo di quella fatta (sic). Ma non serve a niente, è andata così. E certo non sarò io quello che ti sprona a produrti nell'una o nell'altra possibilità, specie ora che mi stai sul blog, bleah che schifo.




Perché ancora non vengo al punto raccontandoti la crudezza degli avvenimenti cui la tua meschina attenzione brama? Perché, perché. Perché era meglio farti prima capire che non avrei saputo come raccontare i fatti. Devo limitarmi ad essi? o posso concedermi di indugiare nel compiacimento? e se le avessi prese io, sarei venuto lo stesso tutto fiero da te a raccontartelo? devo vergognarmi delle mie malefatte? cià ragione la morale? o ciavevo ragione io? e se a questo punto ci faccio a botte, colla morale? e se facessi a botte con te, che cerchi sempre di mettermi all'angolo della narrazione? mi sembra che ora che ho fatto il mio esordio nelle Botte si debba stare tutti più in campana, no? Tutti, compreso io.

Ma soprattutto tu, stai più in campana, no? Ma è possibile che ci caschi in continuazione. Ma non è vero niente. Ti pare che ora inizio a fare a botte, alle falde dei Quarant'anni.

Dio d'un dio (questa è di mio zio: bellissima non trovi?), 'Fare a botte'. Come mi piacerebbe e mi atterrirebbe allo stesso tempo. Così, senza rancori particolari.


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