mercoledì 29 ottobre 2008

La più bella.
























Ideata da st'estate, volevo indossarla il 25 ottobre, giorno del mio Dis-sacramento. Macchè, se nè infilata per primo una lui con 1 maiale dentro 1 triangolo e la scritta che non ero credibile io.

sabato 25 ottobre 2008

Sera subito, praticamente.

“È sera. L'infatuazione m'è passata”. Andrea Pazienza parlava di D(emocrazia) P(roletaria), io di Facebook. Aperto & sperimentato. Ora non dico di averci capito tutto, ma di saperla lunga e probabilmente di saperla più lunga di te, questo sì.

È in particolare la sera del sabato, la stessa che più del plenilunio m'esce la licantropia. Difatti ciò na cifra voglia di scrivere. Povero te.

Forse è una settimana che mi sono fatto il Facebook. Il bilancio una volta tanto sintetico è questo.

Alcuni ripescaggi succulenti & incredibilmente succulenti.
Altri simpatici, ma che si erano persi non a caso.
Aggiunte di gente che ti richiede, per non dire di no.
Fondi di barile, raschiati perché tanto hai già accettato quell'altro.
Persone al limite della molestia, ma se ciai già su i fondi di barile.
Gente accantonata per motivi gravi, ma che poi forse non erano così gravi.
Gente che colleziona amicizie finte.
'Lasciate perse' che 'vediamo se'.
Volti noti di cui scopri lati sorprendenti.
Volti noti di cui hai conferme d'inanità.
1 malattia presa.

Che ti posso dì? non vale farsi belli colla frase da saloon “se io 1 persona l'ho persa, ci sarà il motivo”. Certo che ci sarà, ma quel motivo potevi benissimo essere tu. È invece una ficata clamorosa trovare conferme alla stima che hai sempre riposto in persone che non hai perso né tu né loro, ci aveva pensato la vita. Quasi quanto trovare una personalità viva come poche in quello che credevi essere un semplice figurante nel tuo quotidiano.

Praticamente, una volta attivato Facebook che fai? Trèpidi, tutto il giorno. Qualsiasi notifica ti fa sussultare. Assapori la gioja di startene sbracato sulla tua poltrona colle mutande brutte, mancante dalla tualètta da diverse ore, ma fai contemplare agli altri le tue foto migliori. Per loro reciti le tue battute migliori. Mostri quel che sai essere il tuo Profilo migliore, quello con cui vieni meglio. Ti iscrivi a gruppi che esibiscono la tua personalità. È buona norma firmare un sacco di appelli e condividere i propri feticci tribali col maggior numero di persone. Ricordi trash del passato, trasmissioni televisive, dischi e film. Appartenenze in multiproprietà. Se vuoi stupire colla larghezza delle tue vedute, ostenta sarcasmo su Berlusconi. Specie se sulle Info ciai che sei di centro-dx. Evita sicuramente parole come 'negro', o 'spastico', o 'frocio', e in generale ogni contraddittorio.

Per carità, non c'è niente di male. Sono, fra le regole compatibili col web, quelle che hanno sinora permesso la sopravvivenza del consorzio umano. Una facciata imbiancata per bene nasconde crepe & magagne che sulle prime ti farebbero temere crolli che in effetti il più delle volte non ci sono.

Poi, mi basterebbe una sola fra le mie (ri)scoperte piacevoli per giustificare tutto il resto. Resto che non è nemmeno così spiacevole.

“E allora, com'è che dal tono sembra che ciai qualkosa da ridì?” dirai tu, prevedibile come sempre. Stavolta bravo, ciai preso, infatti. Ciò qualcosa da ridì.

Ora ad esempio mi ascolto La verità sul tennis, Virginiana Miller.

“rodermi il cuore di panna al bar”
“gli anni della chimica per tutti, del blu di metilene, del natale al microscopio”

Questo è ciò per cui mi piace comunicare, in input & output. Il mio trofeo è la tua risata e la tua lacrima, mi sono da trofeo anche non sapendole. Certo che godo, quando le so. Mi premiano, ma solo se avvengono per meccanismi validi. Cioè i miei. Mica che tutti gli altri siano invalidi, per carità. Ma i miei, validi lo sono di certo. Vuoi una prova? peresémpio, nessuno dovrebbe permettersi di essere così cafone da dimenticare che un tempo c'erano cuori di panna, anche se c'era pure chi con loro ci si arricchiva, ma questo a noi bambini non importava. Dimenticare che prima della ludoelettronica delle Playstation ci si divertiva mischiando contenuti colorati di provette, sperandoli esplosivi. Nessuno porcamadonna, nessuno dovrebbe dimenticare o far dimenticare. Tantomeno qualora pretenda di cimentarsi con la Creazione. Ah, oggi mi sono sbattezzato. Ho semplicemente inviato un cedolino alla mia ex parrocchia (che poi era la stessa in cui imperversava Mamma Ebe, forse la cosa non è casuale) dove tra le varie burocrazie c'è scritto che non voglio più essere allegramente conteggiato tra le fila dei cattolici. Volevo andare da solo all'appuntamento romano della vigilia, a Trastevere. Volevo offrire i miei servigi di mano d'opera a costo zero, per la prima delle mie cause perse gratis. Volevo pensa te, svegliarmi presto e andare sabato mattina alle 9&30 a San Giovanni, per quella che mi è la più importante delle manifestazioni. Volevo trovarmi in mezzo a un mucchio di Ateine, che non sono quelle senza teina ma le femmine giovani di Ateo. Avevo in mente di farne un post glorioso, in cui ti raccontavo la giornata in cui sulle prime mi avevano messo a mischiare nel Calderòli il piscio di G. Ferrara necessario per la sintesi dell'Acqua Maledetta, indispensabile x celebrare lo Sbattezzo. Che poi a un certo punto finiva, ma trionfante arrivavo io brandendo 1 sacchettino di peli pubici liofilizzati di G. Ferrara col cui contenuto si poteva maledire due volte l'intera Cristianità, sacchettino regalatomi in premio per un vecchio post. Questo mio zelo a fine giornata mi valeva la promozione a Sgran Sbattezzatore. Volevo confidarti che come dono di Sbattesimo mi avevano regalato uno Scrocifisso d'oro 18k, che era bellissimo, dovevi vederlo tutto d'oro com'era a tentare di arrampicarsi nuovam. sulla croce, inetto & privo di superpoteri com'era senza di essa. Oh, era da prima dell'estate che aspettavo questo fine settimana.
Invece niente, ciò la mia malattia contratta su Facebook, che m'inchioda nel mio letto di rosicate per giorni, pochi ma buoni. È inutile che provi a indovinarla, nessuno lo può, nessuno la sa.



I Virginiana Miller sono un gruppo che la discografia può permettersi di ignorare. Come me, finché a Diego, mio allievo solo per pochi mesi, non capita di segnalarmeli. Diego ha più di dieci anni meno di me, praticamente un ragazzo. Eppure, credo sia padre di due bambine, suona la chitarra elettrica in un gruppo demenziale che una volta è stato pure citato da XL di Repubblica. Come tanti che si ostentano pagliacci, sembra capace di serietà Superiori. Mi ha solo detto 'sentiti La verità sul tennis' nel rientro in classe da una pausa-sigaretta, dopo che avevo appena finito di esternare la mia all'epoca fresca esaltazione baustelliana.
Non so, c'era qualcosa nel suo sorriso del momento che me ne provava l'urgenza. La scuola finisce, io sto in Abbruzzo ad aspettare al sole. Nelle cuffie, l'urgenza è dimostrata. Porcodio, fammelo cercare subito su Facebook Diego! l'avevo già fatto, ma se c'è una cosa incredibile di Facebook è che trovi chiunque, da un giorno all'altro.


“mandarti un sms per amore, [...] vorrei parlarti d'altro ma ho finito le parole”.
Incredibile. Virginiana Miller sapeva già da anni quale sarebbe stata 'qualkosa da ridì'.

Da ridì c'è che nessuno ha il tempo di infondere contenuti a se stesso. Anche quando vorresti ti senti scemo, sai benissimo che nessuno investirebbe il suo tempo a leggerteli. 'Come lo sai?' chiedi tu, oggi stranamente puntuale. Bravo, due domande azzeccate di fila. Peccato che tu le abbia sprecate per 2 cazzate. Lo so benissimo, perché io per primo non mi prendo di certo la briga di andare a vedere i contenuti degli altri. A meno che non mi servano per appagare curiosità, il più delle volte futili.

Senza tante morali, senza nessuna anzi, che non solo non ci abbiamo il tempo tutti e due ma a me le morali mi stanno benissimo sul cazzo.

Il problema è che per me si va nella città dolente.

Dico 'per me' non nel senso di moto per luogo, ma nell'accezione deL Riccioletto, che lo leggeva fino a tempi insospettabilmente recenti come complemento di limitazione (mi pare si dicesse così, negli ambienti bene), ovvero 'secondo me'. Sempre geniale Il Riccioletto, agglomerato di cervella irriducibili alle convenzioni.

Si va nella città che duole per la sua stessa pochezza, per la morte dei suoi pensieri e dell'essenza vera dei suoi ricordi, uccisi da orwelliani pseudolinguismi. Tutti anelano a essere lo slogan pubblicitario di se stessi, e io per primo! Mi dà tanta felicità quando ci riesco, lascio tutti a bocca aperta. "Come ci 6 riuscito bene!", essi mi dicono. Salvo poi pasturare i miei Facebàchi infetti, vibrioni che non so fronteggiare.
Tutto questo duolòre cittadino è di un allegro, ma di un allegro! Mai visto 1 dolore così giojoso & spensierato. Noi si segue i pifferi di Hamelin, non vedendo l'ora di farci lemming dei mari gelidi in cui ci attirano. Ci si inventano attorno pifferi sempre più melodiosi e quindi divertenti, divertenti come roba tipo Facebook senz'altro è.

Aòh, ma non mi prendere per un Apocalittico eh! Avevo giurato a me stesso, dio fetido, di non predire apocalissi, mai più. Come al solito, è uno strumento. C'è chi trova nuovi utilizzi pure per i truciolati dell'Ikea che mànno fottuto i menischi, figurati se non riesci a piegarlo alle tue esigenze, x es. pescando persone che nel mischiaggio delle carte erano finite in fondo al mazzo.

Il problema è: per quanto ancora le tue esigenze esigeranno l'esigibile?

giovedì 16 ottobre 2008

Critical Brain.





















----- Original Message -----
From: Il Riccioletto
To: Vilipenzo
Sent: Saturday, October 11, 2008 4:07 PM
Subject: RE: Tabacco




Ti ricordi quando ti dicevo di critical mass, di <xxxx>, della mia avversione per l'arroganza del ciclista. Il punto principale è che secondo me i ciclisti devono decidere una volta per tutte se seguire le regole dei veicoli o quelle dei pedoni, dopodiché si devono attenere ad esse nei rispettivi diritti e doveri. Poi qualche giorno fa ho visto anche un'intervista al fondatore, un tipo di san francisco, che ha ideato il tutto più di dieci anni or sono.
Beh mentre passeggiavamo tu mi dicesti "pensa farlo al contrario, cioè un giorno in cui gli automobilisti danno la caccia ai ciclisti".

Cazzo ripensaci bene, sarebbe una ficata fare un sito ed un movimento e chiamarlo tipo "CRITICAL CAR" oppure "CRITICAL ENGINE" (per così coinvolgere anche le moto, più agili nel braccare i ciclisti).

Cioè qualsiasi mezzo che consumi un idrocarburo per spostarsi.


Il sito potrebbe nascere come ritorsione al critical mass che ha ovviamente scagliato la prima pietra.
Tutti sanno che infatti la maggior parte dei componenti del C.M. vogliono solo divertirsi danneggiando gli automobilisti, qualunque automobilista, anche il più innocente.

Quindi loro hanno iniziato e si potrebbe fare tranquillamente un movimento, a patto che fin da subito ci si dissoci da qualsiasi incidente che causi ferite ai ciclisti - gli si potrebbe solo mettere un po' paura, braccarli un po', sgasargli dietro ed inchiodare all'ultimo.

Poi dissociarsi quando succede qualche incidente ... come i calciatori si dissociano dagli atti vandalici dei teppisti allo stadio.

Se sul sito chiariamo bene questo punto penso che non ci sia nulla di illegale, non più di quanto facciano i CM.

Poi si sceglie un giorno all'anno che sarà il giorno del "CRITICAL CAR", ci si dà appuntamento e ci si diverte scorrazzando per la città e suonando clacson e sgasando, anche se i ciclisti si fossero rintanati tutti, sarà a suo modo un successo.

Se ne becchi uno poi scateni il putiferio. Lo scorti lungo tutta la sua fuga sino a casa assordandolo.
Nei vicoletti i motorini possono lanciarsi e continuare il lavoro sporco stanando il fuggiasco.

Oh se non riusciamo a fa un sito magari butti st'idea in qualche post.


CRITICAL CAR



N.B. Dice Il Riccioletto che a Milano i bicisti sono molto + preponderanti, arrogànzi & rischiòferi che x es. a Roma.


giovedì 9 ottobre 2008

Lezioni americane.

Ciao. Non ti saluto mai. In effetti oggi mi viene di considerarti. Volevo finalmente spiegarti qual è un mio antico sogno marginale, che però sarebbe faticosissimo a realizzarsi.
Ho provato a spiegarlo a qualcuno, qualche volta, ma non credo di esserci riuscito. Altrimenti avrei visto nel mio interlocutore l'incanto, e non la risata cortese. Oppure, nessuno sogna il sogno mio.
Comunque io insegno Fisica Acustica. Che è un intrico scientifico di nozioni marginalissime. Serve come base teorica a chi decide di occuparsi di audio a qualche livello; costoro pagano una retta a una scuola, che in piccola ma ragionevole percentuale va a finire nelle mie tasche.
Incredibile come un meccanismo consueto sia strano, quando te lo scrivi.
Fattostà che nella sua qualità di intrico scientifico, la Fisica Acustica che insegno gode di una coerenza impeccabile, fatte salve le falle nella mia preparazione di docente scarsamente interessato alla materia. Dell'insegnamento mi diverte molto più giocare a generare interessi, come direbbe Morgan prima di finire in tv vicino vicino al silicone di Simona Ventura.
Le lezioni hanno cadenza settimanale. Fatti 2 calcoli, in ogni lezione svolgo meno dell'1,4% del programma per ogni classe. Di classi ne ho una quindicina a settimana. Da qui la sensazione di essere uno stillicidio, che se non lo sai è il fenomeno che provoca lentissime stalattiti e stalagmiti.
Quindi dentro di me divago spesso. La divagazione mi porta a immaginare la seguente fantasia, che non ti spiego subito perché prima ti devo fare la mia classica premessa, una divagazione nella divagazione. Fra parentesi, mentre sto qui a divagarti, contemporaneamente ascolto Lucio Dalla vecchio, che è superiore come poche altre Cose. Il tuo guajo di lettore è che sono molto ramificato, supporto benissimo il multitasking e m'interessa pochissimo che lo sopporti anche tu,

Ti prendo per mano nella spiegazione perché mi fai tenerezza, tu così poco interessato alla questione nelle grinfie di me così logorroico. Quando il cane deL Riccioletto era solo un cucciolo, il secondo insegnò al primo a guadagnarsi leccornie in cambio dell'esecuzione di alcuni comandi. Gli vennero insegnate delle equivalenze elementari, ad esempio 'zampa' = biscotto. Ogni tanto, per affinare il meccanismo, Il Riccioletto sciorinava un elenco di nomi inizianti per zeta: Zorro. Zero. Zazzera. Zoroastro. Niente biscotto se il cane ci cascava. Allora io dicevo 'prova con zappa, zompa, zimpa, zumpa, vediamo quando fa 1 faccia veramente smarrita'. Il Riccioletto aveva allora una reazione che capivo ma non provavo, 'no, ma che sei matto, poverina...', e sentendosi in colpa solo per aver avuto per un attimo le mie crudeltà nelle orecchie, le dava biscotti senza più comandare. Diceva Il Riccioletto una volta recente che era tornato a Roma, che talvolta gli avevo suggerivo esperimenti analoghi anche col fratellino, di 10 anni più piccolo, giungendo dunque ad attribuirmi venature naziste.
Non è nazismo, è scienza ludica. Ti riferisco un pensiero che a mia volta mi riferiva un sodale abbruzzese al lago quest'estate (bella Crì). Ma ci pensi che c'è uno che ha ficcato un virus, per quanto rintronato e mezzo morto, dentro a dei bambini vivi e in salute? Solo poiché essi non sono morti, ragionando per induzione, ha inventato i vaccini. In casi come questo, chissà se il metodo induttivo era eticamente corretto. Il rischio era alto. Ma valutando i grandi numeri, quei bimbi erano niente in confronto alle punture che da allora hanno salvato i culi nostri & loro. Per quanto riguarda poi il bimbo e il cane, mica li metti in pericolo o li fai soffrire. Li confondi un attimo, ma poi se proprio ti spiace te li puoi abbracciare stretti stretti subito dopo. Macché, Il Riccioletto mi diceva che ero nazista. Oddio, 'I can see where are you from' gli direi a questo punto, e lui di rimando 'I certainly was in the right'. Ma l'antefatto di questo spassosissimo battibecco lo conosciamo solo Jason, lui e me che me lo ha raccontato.
Insomma, da sempre mi affascina l'esperimento. Io mi affanno ogni anno con centinaia di alunni a farmi aedo di aride nozioni, manco finisco che subito c'è un refresh di altre centinaia. Pure bello eh, che ne so, ogni anno c'è qualcuno che porta un nome che non ha mai avuto nessuno degli alunni precedenti, o mi fa conoscere un libro o un film o un disco che non adoravo in precedenza e invece poi sì, oppure mi mostra affetto, oppure mi confligge mettendomi in discussione, oppure fa delle battute che mi skiantano o si skianta per le mie, oppure mi mostra quanto devo scendere i calzoni sotto le mutande sul mio culo di quasiquarantenne se voglio sembrare giovane a qualke allocco che ankora ci caska (le cappa esprimono un rigurgito di gioventù). Stupori preziosi. Però cazzo, si parla per lo più di y(t)=Asen(2πft+φ), se non peggio.

Ma ecco arrivare il mio sogno. Sostituire di nascosto la materia che insegno. Inventarle una grammatica, una sintassi, vesti nuove. Scientifiche, coerenti in ogni dettaglio. '2+2=5', ma non quello orwelliano, legittimato dalla scorciatoia facile del bispensiero. Bensì uno nuovo, confermato da un nugolo fittissimo di postulati, teoremi, assiomi & corollari. Inestricabili per chiunque voglia addentrarcisi, perché alla fine progettati per resistere a qualsiasi aggressione di agenti logici. Per progettare 1 sistema simile dovrei farmi un culo grosso come un'urbanistica di capanne. Ma alla fine, scommetto che ce la farei a far tornare tutto, se solo mi andasse fino in fondo.
E io mi commuoverei finalmente per ciò che dico, per i nozionismi che trasmetto. “Le onde acustiche non si propagano attraverso materiali del colore degli abiti di chi li indossa, stante in un raggio di 1.917 m. Ciò è ragionevolmente confermato dal fatto che i colori a loro volta sono costituiti da onde magnetoorganiche quanto i suoni da oscillazioni termochimiche, ma di natura particellare. Quindi si assiste a una danza in cui il protone negativo, che vibrando induce la percezione del colore, cerca continuamente il quantum negativo che invece stimola il nostro principale sensore acustico: l'ano”.

Che fissa Luciodalla quando cantava nella sua seconda lingua, l'Inglese Inventato.

Tale asserto (quello prima di Luciodalla) chiaramente smontabile in 4&4=8 è solo un nonsense costato 5 minuti. Se mi dessero miliardi di €cu a me e a tutti quelli che dico io, levandoli a schiaffoni ad altri sempre suggeriti da me, mi metterei a tavolino per qualche annetto e ne uscirei con 2 bei tomi rilegati di cui progetterei anche copertina e impaginazione in omaggio. Ma proprio miliardi eh, perché a me il rigore scientifico, per quanto possa apprezzarne tantissimo l'esistenza, quando tenta di farmi suo complice mi spiana i coglioni come gli schiacciasassi di Hanna & Barbera.
Se qualcuno mi desse retta, la prospettiva di essere obbligato da tutti quei miliardi mi atterrirebbe. Schiatterei dall'angoscia. Dormirei male. Mi ridurrei all'ultimo. Ma un po' questo gioco mi stuzzica, pure gratis.
Facciamo così. Ti preparo solo una lezione. E non su sta cazzata di Fisica Acustica che mi sembrerebbe risibile già solo per il nome che porta. Troppo facile. Come inventarsi una Tellurica Ottica, o un'Onanistica Statica.
Poi, una materia scientifica dovrebbe essere definita non solo qualitativamente, ma anche quantitativamente. E pensa che palle. Facciamo così. Solo una lezione. La Prima Lezione di Musica.








La Prima Lezione di Musica.



Come vuole l'antica consuetudine illuministica, prima di approcciare qualsivoglia indagine scientifica si ripudi il padre putativo del Cristo e i suoi oscurantistici insegnamenti.




i definisce Musica la tecnica con cui si raccolgono i musi ('musi' + 'tecnica'), ovvero tutto ciò che ottenga un seguito nell'attenzione del fruitore, provocando effetti.
Il successo di tale tecnica e di chi la applica può essere quindi misurato contando la quantità di 'musi' raccolti nel proprio uditorio.
Essa può essere di vario tipo: sonoro, visivo statico, visivo dinamico, adimensionale, bidimensionale, tridimensionale, pluridimensionale.

La Musica si divide in due ordini: Superiore e Inferiore.
Secondo il Principio di Causa-Effetto, La Musica Superiore genera reazione. Le ghiandole salivari producono i loro secreti che vengono subito scagliati sull'autore, se siamo a un concerto punk. Quelle lacrimali in certi casi arrivano a idratare l'epidermide circostante. Alcuni arti possono prendere a muoversi in sincrono con il ritmo percepito. Lo spettatore prova il desiderio di partecipare all'azione musicale. Compaiono espressioni facciali apparentemente scollegate dalla realtà circostante. In certi casi documentati i soggetti analizzati cercano di produrre suoni dall'apparato fonatorio o attraverso la percussione di oggetti o di parti del corpo, proprio o altrui.
La Musica Inferiore si riconosce per l'assoluta inerzia in cui lascia il suo recettore. Non costituisce stimolo, se non talvolta come inconsapevole fastidio nella percezione dell'aumento del rumore di fondo. Può spesso essere rimossa con evidente soddisfazione del soggetto testato e del ricercatore che conduce l'esperimento, non trasmettendo informazioni capaci di attivare i recettori neurali del fruitore. Il numero di musi di conseguenza non varia significativamente nel luogo ove l'azione musicale si svolge.
Una volta costituita questa differenza, sarà fondamentale sempre associare una di queste categorie alla musica che si voglia avvicinare. Nel primo caso (Musica Superiore) è bene dedicare all'ascolto la giusta costanza, anche qualora sulle prime si abbiano difficoltà di comprensione (in questo senso si accennerà nel seguito alla distinzione tra Musica 'Bella' e 'Brutta'). È spesso in questi casi che si hanno i risultati più preziosi. Nel secondo (Musica Inferiore) l'ascolto è consentito solo per fini utilitaristici, quali la composizione di una compilation nei rituali di corteggiamento di una potenziale compagna, o lo spingere a tempo il carrello pieno in un ipermercato sottobraccio a te. Anche se spesso la rimozione di musica inferiore comporta effetti distensivi che superano di gran lunga i presunti fini utilitaristici.

Esaurita la trattazione della Musica Inferiore per la palese insufficienza di informazioni trasmesse e reazioni suscitate, passiamo all'analisi della Musica Superiore. Essa può ulteriormente suddividersi in due branche: Superiore Negativa e Superiore Positiva. La Musica Superiore Negativa è quella che induce nell'ascoltatore sensazioni di fastidio se non addirittura anche di rifiuto. Secondo una nomenclatura che sfrutta la nota associazione tra onde chimiche di tipo acustico e onde olfattive della stessa natura, se l'effetto negativo del brano è ottenuto attraverso dissonanze, allora diremo che tale brano è catalogabile come Musica Negativa Profumata. Nel caso in cui invece prevalgano le consonanze, ci si troverà di fronte a un chiaro caso di Musica Negativa Maleodorante.

Condizione talvolta necessaria ma non sufficiente per far parte della Musica Superiore è avere un nome con la Bi. Ad esempio Beatles, Bach, Beethoven, joBim, Bugo, Eric Blair, Carl Barks, PaBlo picasso. Contrariamente a quanto asserito da certe scuole di pensiero, Beethoven va annoverato tra i Musicisti Superiori: pur avendo spesso costituito materia didattica, sono state misurate reazioni di sincero apprezzamento nella maggior parte dei campioni statistici sottoposti a esperimento. Non come 'Baglioni' o the 'Best of Fausto Papetti' che rappresentano chiari casi di come si possa essere con la Bi e non essere necessariamente Superiori.
Altre classificazioni, quale ad esempio quella che divide la Musica in Bella e Brutta, sono da scartarsi poiché rispondono evidentemente a criteri istantanei e non oggettivamente misurabili. Spesso certe forme, inizialmente classificate come Brutte, a un ascolto reiterato costringono lo studioso a ribaltarne la definizione. Il Brutto è spesso temporaneo, proprio com'è a più attente verifiche il Bello.

Una più recente scuola di pensiero, che guadagna consensi sempre maggiori, non si sofferma sulle forme inferiori di musica o su quelle superiori e negative, ma cerca di individuare una Superiorità nell'interazione compositiva che certe vicende musicali innescano nel proprio fruitore. Si è definita la Musica come la tecnica di affabulare musi. Musi intesi come parte del tutt'uno fruitivo. Orbene, dicono alcuni, quale migliore affabulazione dell'instaurarsi di un'interazione ludica fra chi compone lo spunto iniziale e chi lo elabora nelle proprie emozioni, ed esternandole lo rimanda all'artefice iniziale?
In tale teoria, degno di nota è che si supera la distinzione tradizionale tra il ruolo attivo del compositore e il ruolo passivo dello spettatore. Entrambi sono Il Musicista. Riconoscendo un ruolo marginalmente gerarchico a chi inizia temporalmente questo gioco di rimandi, la Musica diventa una tela tessuta da più mani. Quante volte quello che sembra l'artefice unico di un brano veicola inconsapevolmente una serie di emozioni che i suoi contemporanei trasudano? Il Musicista si fa medium della società, cadendo in trance egli segnala unicamente con la propria tecnica ciò che il mondo a lui circostante ha creato già. E il mondo esterno potrà cogliere e sviluppare di rimando le sue proposte facendone nuove poetiche, in un gioco che secondo questa suggestiva teoria può essere l'unico mezzo permanente per contare i musi dei propri giocatori.

Secondo la definizione tradizionale invece, la Musica Superiore Positiva dispone invece di una ben più vasta gamma di sottocasi, suddivisi in diciassei Articolazioni e Scale, fra cui le principali sono la scala endecatonica, la scala di Milano, la scala Mobile, la scala 'Richter-Mercalli', la scala aperta sotto&sopra e la scala Reale (che batte tutte le altre). Affronteremo nel dettaglio lo studio di tali Articolazioni nelle prossime lezioni (che non arriveranno mai, chissà se si è rotto più il cazzo chi scrive o tu che leggi, altro che miliardi, mi dovete portare dio in catene con un imbuto nel buco del pisello, già infilato che mi fa schifo - n.d.r.).

Che cazzata è venuta fuori. Mi immaginavo qualcosa dimolto (dimolto attaccato, alla toscana) più scoppiettante, e invece si vede benissimo che mi ero stancato praticamente subito. E poi è quasi tutto vero. Ma se per caso a una di queste cene di intellettuali europei con Umberto Eco insieme ad antipaticissimi musicisti contemporanei viventi, dopo mangiato viene inventato un manuale del genere, e un giornalista dell'Espresso il giorno dopo spiffera tutto, giuro di studiarmelo a un prezzo modico e di interpretarlo a lezione magistralmente.

sabato 4 ottobre 2008

Minus habens.

A me, stare a informarmi non mi appassiona. La mia attenzione non è gratis, quindi deve essere catturata da un colore, una frase, un odore non banali, poiché è preziosa almeno quanto quella di ciascun altro. Il mio metodo conoscitivo è praticamente quello di bighellonare cogli occhi aperti, e fermarmi solo quando vedo un'anomalia.
Naturalmente questa è la principale delle cause della fallacia della mia preparazione, ma che ci vuoi far? a me va bene così. Certo, se mi dici che così facendo mi perdo 1 sacco di verità piccole & grandi non posso che darti ragione, ma tiro dritto uguale e in genere mi faccio bastare quelle che mi vengono a sbattere addosso o magari altre che scovo io cercando tutt'altro da tutt'altra parte. Ma quando penso a certe altre Verità che io so di sapere, e che so anche quanto sia improbabile che altri ci sbattano il muso, allora mi spavento sul serio.
Quindi, un po' per la responsabilità che mi deriva dall'essere depositario dei seguenti ori colati, un altro po' perché uno non può mica sempre lasciarsi colpire la faccia dalle Verità degli altri ma deve pure colpire lui (che era sempre l'un po' di prima), ecco che ti regalo delle altre Cose, stavolta Minori.

Madonna, non ci posso pensare che probabilmente sarà già tanto se seguirai le mie indicazioni alla lettera solo tu. Tutti gli altri, che stronzi, tireranno dritto sba(di)gliando proprio come farei io. Questo è gravissimo, perché le Verità di cui sono depositario sono quantomeno 1 cifra, ma ce ne sono alcune che so quasi solo io, e che mi raccomando non devi prendere sottogamba. Sono le Verità Minori che ti sto per dire. Difatti, non ci vuole niente a dire “sèntiti i Franz Ferdinand, sò na ficata, senti quanto sono pregni della strafottenza per forza britannica, e della complementare dolcezza nebbiosa che da bravi teddy boys rivelano in circostanze più rare”. Che ci vuole? Apri qualsiasi rivista adolescenziale e ci trovi scritto che te li devi sentì, in culo a ogni poesia, perché è di moda. Che poi ringraziamo tutti quanti La madonna, perché è 1 degli ordini più graziosi che oggigiorno ci possano impartire. No, qui il pericolo è che sottovaluti quello che ti sto per dire, e che ciò si perda per sempre. Facciamo così, stipuliamo un patto: io smetto di introdurre che sennò rischio di perderti da un momento all'altro, e tu mi giuri sull'Inadempienza di dio che mi darai retta. Okkej? okkej. Vado eh. Ti dico 4 altre Cose. Sono Minori e siamo d'accordo, ma la loro preziosità è proprio nella loro condizione minorile. Sì sì aspe', mò te le dico. Pìu che Cose generiche sono 4 dischi. Eccoteli qua (ricorda il tuo giuram. ecc.), anzi aspetta un attimo che me li ficco nelle cuffie anch'io, perché ti devo dire bene cosa ci succede dentro perché sennò non mi credi. Partiamo insieme, eh? io & te. Pronti: via.

Uàu, senti che inizio: geniale sin dal titolo. Al giorno d'oggi qualsiasi perdigiornod'oggi si fa bello colla musica etnica. Ieri (1973), quando tutti inseguivano mitologie celtiche, questi Palepoletàni sfornano un inizio da mercato del pesce. Dentro a sto gruppo talvolta c'era il fratello del produttore di Zucchero, ma se te lo senti solo per questo gossip hai proprio l'indole del poveraccio. C'è il più bravo fiatista italiano pop-rock di sempre, nessuno come lui tarantella col flauto traverso e spara dal sassofono timbri acidi al posto di note. Stavano tutti a imitare le Jethrotullate di Ian Anderson (che a sua volta deve più di 1 grazie a Roland Kirk), e se non cierano buoni ripiegavano sui flautismi primordiali del Peter Gabriel nei Genesis.
È un album di concetto. Un unico lungo brano, come usava all'epoca quando ciavevi roba da raccontare, e all'epoca ce l'avevi spesso perché spesso ti si stava a sentire. Allo scoccare del 6.40 di Oro Caldo avrai i brividi sulla schiena. Al 7.27 invece assieme ai brividi ti vedrai tutte le lacrime davanti alle pupille, senza capire perché. Te lo dico io, il perché. Stai sentendo il primo orgasmo elettrico della tua vita.
Uno di quegli orgasmi sbagliati, distratti da qualcosa, troppo corti. Ma è il primo ad essere elettrico. L'avesse sentito Dick o Burgess o Kubrick, a scorrergli sincrone sarebbero scene di film o pagine di un libro. È come un robot che ejacula campi vettoriali, senza capire cosa sta provando. Non lo capirà mai, non lo può capire, non ha vita. Ma ci stai tu, tu la vita celài, tu sai di cosa si tratta. Non glielo potrai spiegare mai, e allora ti scendono le lacrime. C'è metallo al posto della carne, che gode senza sapere. C'è uno strumento elettrostatico che riproduce archi polverosi, c'è un sassofono che strilla tutto il disappunto possibile, fino a uscire flussi di elettroni al posto di note.
Poi si continua, ma non distrarti. Come spesso capita quando l'orgasmo è sbagliato, dopo se ne cerca un altro. Cercato, forsennatamente voluto, senti quanto. Gli strumenti improvvisano, dialogano. A 10.27 si prova a cambiare ritmo, dimezzandolo. Niente da fare, era giusto quello di prima, torna il raddoppio a 10.53. Gemiti elettrici. Improvvisamente, stop. Ci si ferma su certe carezze coccolose di Stanza Città, pare. Ma il ritmo sembrava solo interrompersi, era il silenzio della miccia accesa. Che in pochi secondi al minuto 0.38 improvvisamente esplode, colpendoti su ogni lineamento della faccia.
Io non ho mai sentito niente così.
Si chiamano Osanna, pregano qualcuno che non risponde. Ora che mi ricordo, i loro dischi sono tutti Superiori.

Quelli di prima le strillavano da un megafono rotto, le loro preghiere. Adesso sentirai appena un bisbiglio, congelato nel rigore architettonico del barocco, riverberarsi contro il marmo. Alza quindi il volume. Il marmo è sacro come la musica, sacra è la voce amletica che si leva ad implorare. Sacro è il riverbero che risponde refrattario, riverbero di onde e di sacri dinieghi.
Direttamente dalla Notte degli Oscar, c'è Bacalov dentro. Fa il George Martin, e gli altri i Beatles. Degnamente, detto senza paura di essere blasfemo (ti pare). Degno anche degli episodi migliori della musica sacra, generati da un equivoco eterno ma capaci di rappresentare il più puro e toccante degli aneliti. Quello da sempre meno corrisposto.
Si parte da un breve Introitus ringhiato, stranamente. Poi arriva il mottetto, a cappella su una discreta leggerissima orchestrazione. Sempre di Bacalov, con lui ciò seguito un costosissimo corso settimanale di musica per film, che mi è stato prezioso per capire che musicare porzioni di idee di altri non m'interessa. Bacalov era simpatico, piccolissimo, sempre coi guanti, molto molto nobile e svogliato. Veniva con l'autista in livrea. Cioè, dentro l'ivrea c'era lautista, lui veniva in una macchina lunghissima guidata dall'autista, che stava in macchina e contemporaneamente in livrea, come una matrioska. Quell'estate l'hanno rifatto alla Chigiana a Siena dietro i cui vetri avevo lungamente sbavato. Durava un mese e si teneva nel famoso collegio internazionale ripieno di studenti (e soprattutto studentesse) di tutto il mondo. Ti facevano non solo sentire gli aneddoti del Maestro, ma pure fare laboratori compositivi. Stavolta però era gratis.
Disco registrato, tornando a noi, il giorno del primo dei miei pianti.

Sì sì, vabbè, ammetto che ciai ragione tu: co sta copertina non posso pretendere che mi dai retta. Però lasciami un attimo dire.
Non so a te, ma a me m'à preso un colpo l'ultima volta che sono andato da Disfunzioni. Parcheggio a via degli Etruschi, che qulo! Ma in compenso, che sfiga, le saracinesche nonostante sia in orario sono giù chiuse. “Ma com'è che Disfunzioni è chiuso?” - “non è che è chiuso, HA chiuso”. Ciai presente la barzelletta militare 'facciano un passo avanti tutti quelli che cianno la nonna viva? XY, dove cazzo vai?'. La stessa delicatezza, lo stesso lutto.
È dal liceo che ogni soldo è messo al pizzo per i ciddì originali, alle medie x i Puffi, al liceo x i ciddì, all'università x le sigarette & altri ciddì. Gli stessi ciddì originali che ora mi ritrovo a centinaia sul piatto sprofondato della bilancia, con sull'altro altissimo 16 giga di semiconduttore a pochissime diecine di €cu pieno di mp3 gratis. Che ora il posto dove li tengo mi sembra il Mausoleo dell'Insensato, ma un tempo mi erano tutto.
Disfunzioni Musicali era il Tempio del Futuro Insensato. Ci passavo pomeriggi, e anche mattine quando facevo sega da solo a scuola e fuori pioveva e io non ciavevo una lira (ah no: quello era Ricordi a v. del Corso), e se non pioveva c'erano appostati i Testimoni di Genova che mi davano Svegliatevi! quando io volevo solo Continuare a dormire!, specie se era per quei motivi lì. Commessi competenti, generi alternativi autoghettizzanti, annunci di gente che cerca gruppi e di gruppi che cercano gente. Raccoglitori pieni di copertine di ciddì fotocopiate, perché sennò me le fregavo tutte io (credo che questo sia il vero motivo x cui Rentùn – storico noleggio di ciddì di prima della guerra del p2p – sia fallito). Insomma: il Paradiso. Entravi lì dentro e non c'era mai, dico mai, diffuso un disco che non avesse almeno 15 anni (giacché se era più recente era target da integrati laddove dentro si era allegramente – si fa per dire – tutti apocalittici sfigatissimi). Chiuso, x dio! In effetti, me ne accorgevo ora, io stesso non compravo un ciddì da 1 paio d'anni. Incredibile. Tutto, dico.
Comunque, una di queste volte che c'era su il disco di almeno 15 anni prima, il disco stavolta era vecchio di almeno 25 anni. Solo che ciò che sentivo, pur'essendo chiaramente bossa, era bossanuovissimo.
Bossanova era il caposaldo Getz-Gilberto, che mi aveva registrato zio Elio e io mi ero sentito col walkman a letto per ore in tutte le notti dell'estate in cui per la prima volta non dormivo nella stanza con mammà papà e fratellò, ma nella mia qualità di Cugino Maggiore da solo nell'antisalone del nostro falansterio estivo abbruzzese straripante di zii e cugini minori. Per l'appunto un caposaldo, a Getz-Gilberto non gli occorrono certo le mie divagazioni minorate. Ma sto cazzo di suono di accordi non inventariati nei Real Book e sto ritmo non di legnetti percossi era l'intersezione fra la bossamia, il rock progressivo di cui ai tempi mi facevo e certe tecniche contemporanee che ho studiato molto dopo. 'Sorprendente', penso, ma ancor più sorprendente è che tuttora resista al repulisti che feci di tutte le facezie con cui, come già detto, mi facevo.
“Che è?”, chiedo indicando l'aria al roscio commesso basettìno che ora lavora molto più calvo in uno dei pochi spacci di ciddì rimasti aperti a Roma, il Settore Ciddì & Divvuddì di Rinascita a Botteghe Oscure.
“<...>”, fa lui centellinando parole e porgendomene la copertina.
La copertina, dicevamo. Guarda su, quante righe! Ho messo il record di prolissaggine. Compenso sintetizzando il concetto allo stremo: è vero, ha i gìnz rossi (come li portava spesso quel commesso) e cortissimi, ed è evidentemente un soggetto. Ma tordo dio, se hai letto fino a quaggiù il tuo tempo non dev'essere granché prezioso: sèntitelo, no. Non te ne parlo per una sorta di sintesi finale; ma sembra certi
fiori di spiaggia dai colori ipnotici.

Questo invece è un disco geniale, esattamente come i 3 precedenti. L'autore è autore pure della colonna sonora deI Soliti Ignoti e di Ma-na-ma-nàh, sigla del Muppet show ma originariamente OST di certi documentari discinti sulle scollacciature svedesi. Il contrabbassista che ci suona dentro una volta m'à messo 10 in Arrangiamento, ehm. Mi sa che alla fine fra i tanti meravigliosi OSTieri italiani d'epoca, Morriconi, Trovajoli, Piccioni e tutti dico tutti quelli minori che minori non sono neanche 1 po' (Alberto Baldan Bembo, Bruno Nicolai, Nino Rota, Riz Ortolani, Stefano Torossi, Lesiman, Goblin, Guido & Maurizio De Angelis, Luis Enriquez Bacalov e altre camionate), a me Piero Umiliani mi piace una cifra (non cel'ò fatta a sbilanciarmi).
Sin dal primo pezzo (Open Space) gliel'ammolla con un tranquillo sfoggio della tecnica dell'aumentazione/diminuzione. Infatti il tema, facci caso, è prima dilatato su una frase di ampio respiro, e poi dimezzato ritmicamente. Prova a sentirtelo in macchina, sto disco, mentre guidi sull'autostrada. Vedrai che adrenalina che ti sale. Io lo mettevo sempre almeno un paio di volte, quando andavo a Bari da solo a fare gli esami al conservatorio. Infatti in tutte quelle volte che ero alla guida, ho avuto solo 1 colpo di sonno; ma non vale perché quella volta c'era mio fratello, che infatti mi ha svegliato.
Già mi pare di sentire la tua querula voce: 'Sì ma perchè dovrei sentirmi questo disco?'. Perché questo disco è il Gèzz come dovrebbe essere il gèzz sempre. Temi geniali, groove geniali, che si dipanano in strutture mai noiose e quindi geniali. Troppo facile annacquare un temino di otto battute in assoli del fiatista, poi del pianista, poi del contrabbassista, poi del batterista, poi del barman, poi del buttafuori, poi di nuovo le 8 battute e poi tutti a casa a smaltire la sbornia. Troppo facile anche fare cose fiche in questo modo quando ciai i fuoriclasse; infatti a Chet Baker, Charlie Parker e Stan Getz dal cuore gli esce la bocca che gli canta cose sincere, anzi singère proprio. Che cazzo gli imparano agli studentelli della maggior parte delle squole di musica, a buttàlla in caciara per ore con strumenti costosissimi e corsi di Velocità ancora più costosi, dove come nel far-west sono in perenne competizione per chi è il + veloce. Invece di dirgli che la musica che devono fare è solo quella propria. Meglio fare a chi ce l'ha più lungo, non si spende e si fatica di meno, e magari ti dice pure qulo e vinci tu. Una volta sono andato a 1 pub per vedere 1 simpaticissimo e bravo batterista, che era timoroso come tutte le volte in cui doveva suonare con un Nome di città italiana notoriamente rapidissimo coi diti sul suo strumento. Anche quel Nome infatti insegna Velocità alle squole di musica. In effetti era stato frettolosissimo x tutta la serata, meglio di una vecchia telescrivente. Quella sera di semibiscrome insolùte avrei preferito ascoltare Vanzina prodursi
con una chitarra senza corde in serenate ruffiane per tentare di entrare in calore Boldi & De Sica e farli riprodurre fra loro.
Ora sto sentendo Goodmorning Sun, se lo sentirai anche tu ti sembrerà di sognarti col fianco sdraiato sul triclinio mentre dall'alto ti si cala in bocca l'uva (matura per carità, sennò mi si straniscono le moltitudini). Insomma, di atmosfere cenè 1 casino, tutte diverse e parimenti scintillanty, provare per credere. C'è pure Lady Magnolia, pensa. E, madonna, Pretty! Presto, presto, tutti a sentire Pretty! Mi sta persino quasi tornando la voglia di far revisionare il flauto e soffiarcene dentro il tema forsennato, e armonizzarlo in quarta e in quinta cantandoci dentro
in contemporanea. Christo, questa roba è superiore, e ne stai avendo segnaletica completamente gratis. Madonna, qui continua, un pezzo dopo l'altro, non ti dico più niente. Piglia solo quella cazzo di macchina e corri ad addentare una strada.

Non c'è una di queste 4 Verità Minori che non meriti che tu te ne faccia piedistallo. Non c'è 1 di questi dischi che non sia aureo & colato. Certo che se non te li adori per bene sei irrecuperabile davvero.
Mi raccomando eh. Hai giurato. Non è che lo faccio per te o per avere i tuoi ringraziamenti, anche se certo mi fa piacere che di queste meraviglie ne godi anche tu. Quanto per un senso di Giustizia. Quindi non scappare via senza combinare niente perché non ciai tempo, cacchio rimediali e mettiteli 1 attimo sul combrùter o sul cellulare o sul lettore mp3. Te li sentirai quando capita. Se poi ti piacciono e vorrai ricambiare, segnalerai roba che merita, ma merita per davvero OGGETTIVAMENTE, che nessuno ama perdere tempo, a me e a tutti quanti coloro che hanno il fegato di circondarti nel quotidiano. Come una catena di Santonio, ma di quelle belle però.

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