lunedì 28 aprile 2008

Caccaddòsso.

Il primo episodio di Caccaddòsso di cui ho coscienza adultera (nel senso che ricordo di averne provato una vergogna da adulto) l'ebbi circa a 9 anni, in IV elementare. C'era la ricreazione dopo pranzo, quella che durava un'ora e precedeva i compiti del doposcuola, in cui si poteva giocare senza vedere alcun confine temporale per il gioco che giocavi. In effetti a quell'età il tempo pare una cosa infinita, sensazione che riesci a simulare giusto in seguito a 1 buona scorpacciata di canne. C'era stranamente Suormichèla invece della Signorina del doposcuola. Ste signorine erano alcune buone tipo Daniela. Placida, vagamente piacente soprattutto perché era sempre sorridente, addirittura aveva ammesso di aver visto al cinema Patrick che era un film dellorròre per cui dai trailer noialtri marmocchi ci si giustappunto cacavaddòsso, lo slogan era qualcosa tipo “Chi dormirà con Patrick?” e bè, i film dellorròre erano una cosa su cui pendeva il biasimo di suore e madri. Quindi Daniela era 'buona'. Altre non è che erano cattive, ma di certo non 'buone'. Tipo Carmelina che invece avevo in V, sorrideva ma in modo labile, si vedeva che non era serena come Daniela anzi le sue Caccheaddòsso probabilmente erano provocate dalla severità delle suore, che in effetti mica skerzavano (ci metto una kappa perché in fin dei conti erano gli anni Settanta).

Però mi sa che doveva essere Daniela perché era in IV e non in V, ma tanto che fa? come dicevo poc'anzi chiunque fosse la suppliva Suormichèla, che d'altronde la volta della mia Caccaddòsso fu un personaggio del tutto marginale.

Fattostà che invece di farci giocare nel cortile asfaltato in cui solitamente si giocava dopo il refettorio quella volta Suormichèla, forse per farci assaggiare la sua autorevolezza x1volta in modo gradevole, ci portò lontano lontano, dietro le fratte proibite di siepi spinose in cui talvolta ci avventuravamo di nascosto, che dominavano l'intero complesso scolastico dall'alto di un montarozzone gigantesco.

Giochiamo giochiamo ma io mi estranio sempre di più, perché ho quel sentore di Caccancoranonaddòsso che quando ti prende ti ciuccia tra il 40% e il 60% delle risorse di sistema. Strano come per certe cose negli anni si cambi tuttosommàto poco. Ora come allora, quando osservo qualcuno che scioltamente assecondi i suoi impulsi defecatòri (lo 'scioltamente' non si riferisce tanto alla consistenza quanto all'indifferenza) in qualsiasi posto e in qualsiasi modo, provo un misto di ammirazione per il savoir-faire e di disgusto per la rozzezza con cui vedo risolvere il problema. La cacca la si fa nel proprio bagno, possibilmente quello grande quando è libero, con l'ausilio di 1 adeguato numero di fumetti da consultare nel frattempo. Comunque gioco sempre più serio e sempre più distratto, contenendo l'impulso sino all'inverosimile.

L'inverosimile arriva pochissimi minuti prima della fine della ricreazione. Allora mi accosto a Suormichela e quanto più piano possibile le bisbiglio che dovrei andare al bagno. “Ma fra cinque minuti andiamo tutti” - ”eh lo so, ma è proprio urgente” e in qualche modo pronuncio la parola 'pupù'. Suormichèla non era poi così terribile, cioè...la sua terribilità era proprio il non esserlo, in un certo senso. Non era di quelle suore di certi amici miei che ti menavano o abbondavano in castighi e punizioni, ma vederla sordamente arrabbiata era molto spaventoso. In un certo senso, m'insegnò fra tanti a temere gli adulti e quindi ad assecondarli. Anzi, non voleva neanche che tu dicessi “Suormichèla è arrabbiata” perché “i cani si arrabbiano”, dovevi dire “Suormichèla è addolorata”, e io credo che il gatto che giochi col topo rispettando i protocolli del politically-correct possa essere un'autentica miniera di Caccheaddòsso. E poi andatevi a leggere cosa combinò a quel povero diavolo del simpaticissimo e intelligentissimo Francesco C. nel vecchio post Cose di marzo 2008, quando si parlava del divino Gianburrasca.

Ma adesso basta, non è l'ennesima storia di Suormichèle: questa era una storia di Caccheaddòsso. I bambini s'incamminano, direbbe Povia vincendo Sanremo la volta dopo. Scendono tornanti sino al cortile asfaltato dal quale si dipanano i corridoi che tortuosamente portano alle latrine. 'Latrine' è la parola giusta. Tutti i bagni delle scuole private e pubbliche, almeno quelli della mia giovinezza, dall'asilo al liceo, erano maiolicati delle peggiori maioliche grigioverde, senza tavolette e pieni di scritte sui muri. Quelli dell'Istituto Parificato della mia I Caccaddòsso consapevole erano proprio così, ci mancava solo Palladilàrdo che si spara in bocca col fucile e Kubrik che filma.

Suormichela apre la serratura dell'edificio, e come un falconiere mi lancia con un “Vai, corri!”. Io caccio dal becco un urlo rapace e mi lancio nel corridoio buio. Troppo tardi. Nella corsa, lo sprint si riversa tutto nelle mutandine.

Intanto arrivano i primi compagnucci, si affacciano nei bagni, si rinfrescano dopo tanto giocare. E si affacciano sulla porta della mia latrina, perché non ce n'era nessuna con un cazzodichiavistèllo. Ma Porcodìo, io capisco che se fai la suora devi xlo+ pregare e non puoi certo metterti a salvare mocciosi rimasti intrappolati nelle tue latrine come fa il pompiere col micetto sull'albero. Ma accidenti così fai dei danni che manco t'immagini. Che dolore vedere il simpaticissimo e intelligentissimo Francesco C. che sciorina 1 dopo l'altra battute simpaticissime e intelligentissime per far ridere i tuoi compagni. Che umiliazione che entri Suormichèla e li cacci come Giesù coi mercanti nel tempio, e che poi ti pulisca il culo con carta igienica & faccia schifata, lei che in classe incita all'amore per il lebbroso (per un approfondimento sui Lebbrosi & le Suore v. ibidem, ma stavolta quando si parla delLa collina dei conigli). Porcaccio Iddio, che brutta scoperta essere più schifoso di un lebbroso. Che male quando Suormichéla giudica le tue mutandine troppo malridotte, quindi le butta chissà dove e ti fa rivestire coi Blugìns a pelle sulle pallette cacate, e scopri che la puzza non ti ha comunque abbandonato. Che orrore quando dopo aver finito i compiti vai a Minibasket e la maestra dice “Scusate bambini ma forse qualcuno ha pestato qualcosa... potreste controllare?” e tutti in coro, capitanati dal simpaticissimo e intelligentissimo Francesco C. essi ti indicano esclamando “Il tuo nome!”, e c'è tuo padre che è arrivato prima per prenderti e portarti a casa, e tu lo deludi colla tua soggettaggine. Ripensandoci, non c'è peggior figlio di puttana di dio, e io ogniqualvolta penso alle Sue nefandezze passate presenti & future vorrei solo scaccolarlo a suon di cannonate. Senza neanche prendere bene la mira.

Poi ce ne sono state altre, di Caccheaddòsso, molto più tardive. La faccio + breve perché già mi sono dilungato troppo, ma in compenso mi dilungo con la seg. riflessione. 'Perché scrivo?'. Pure Umberto Eco se l'è chiesto in un omonimo saggio, quindi potrò ben farlo anch'io che come lui sono un Altro Essere Umano, quindi figurarsi se mi lascio intimidire. 'E soprattutto, perché così prolissamente, e quasi sempre di cazzi che sono praticamente solo miei, e senza ficcare il tutto in un diario e poi in un cassetto di casa mia, ma in un pubblico corner della Vasta Ragnatela Mondiale?'. Per poi rispondermi: 'e che ne so? Sicuramente, perché giudico questi argomenti interessantissimi, e me la persona più indicata per esporli e commentarli nella maniera più oserei dire brillante'. Poi certo, ho il massimo rispetto per le priorità che la pigrizia di ciascuno di noi assegna a ciascuno di noi, quindi figurati se m'offendo se ciò che scrivo non se l'incula nessuno. E così andiamo avanti.


2a Caccaddòsso consapevole.

Stavolta ciò tipo 13 anni, estate della III media, luglio precisamente, si sta al Circeo perché nei consueti Abbruzzi c'è appena stato il Terremoto dell'84, ci si riposa dal licenzioso 'Distinto' riportato, si inizia a tifare seriamente x la Fiorentina. E si corre al mattino presto sulla spiaggia.

Lo si fa solo perché obbligati dagli zii, una mia cara amica grassoccia nell'adolescenza e pigra come me sosteneva che 'se facesse dimagrire allo stesso modo, sarebbe meglio un certo n° di poderose nerbate che lo stesso n° di km di corsa' o qualcosa del genere. Beh anche qui dopo poco l'impulso ci coglie, non si sa se camminare lentissimi per ammansirlo o correre velocissimi e batterlo sul tempo. Comunque, tra passi lentissimi e scatti atroci e preghiere ardenti e promesse di fioretti difficilissimi (è quell'età di mezzo in cui non si crede più a B. Natale ma ancora all'Arrabbiatissimo anzi Addoloratissimo - così Suormichèla è contenta - Vegliardo con la Testa fra le Nuvole), non si sa come ma si arriva a casa. Solo che IL CESSO E' OCCUPATO!!! Dio (è maiuscolo solo perché a inizio frase, la grammatica è una signora bella come poche e in quanto tale sempre la si deve cortegiarla) insaccato avariato con la tenia dentro, quanto sei cattivo. Mi caco addosso. Un costume dell'Upim finisce al secchio.


3a Caccaddòsso consapevole.

22 anni. Hai letto bene, 22 anni. Corro, stavolta per mia iniziativa, lungo un torrente montano che si inerpica solitario lungo gli austeri paesaggi montani degli Abbruzzi. Sono diventato uno serio, certe volte corro anche per 2h filate, non mi fermo mai, per nessun motivo, anche quando mi ringhiano contro i cani da pastore che negli austeri paesaggi montani degli Abbruzzi sono particolarmente cattivissimi. Semplicemente, gli ringhio addosso più forte io. Quelli capiscono che le mie motivazioni sono più radicate delle loro, e guaiscono sottomessi. E poi c'è il trucco di fingere di raccogliere il sasso da per terra, che in effetti lo confermo li fa scappare anche se pare parecchio strano che si facciano tutto sto trip futuribile per un solo gestìno. Non mi fermo mai, mai. Sono dimagrito, e non mi fermerò mai di scappare dalla mia grassezza complessata e quindi dalla mia infelicità (vorrei avere altrettanta tenacia anche per le infelicità ultimo tipo). Neanche se questo vuol dire Caccheaddossoa22ànni. Neanche rallento il passo, toh. L'unica concessione che faccio al mondo civile è che alla fine dell'ora&mezza pattuita mi levo le mutande e con loro a cose fatte finisco di pulirmi, e torno a casa a lavarmi coll'acido muriatico.


E ora c'è la 4a Caccaddòsso consapevole, la + triste.

È oggi, il 28 aprile 2008, ho 37 anni e Rutelli riesce a consegnare la Città che fu dei Cesari a uno che non molti anni fa picchiava nero. Tu quoque, o fastidioso Rutello. A uno che è stato prosciolto per aggressioni di gruppo a studenti di sinistra, per aver lanciato molotov all'ambasciata dell'URSS (ma per questo s'è fatto 8 mesi di gabbio), per aver tirato sassi a Bush padre per poi contribuire al rinforzo dei carrarmatini sparsi per il suo Risiko mondiale, uno che prima contesta la Lega e poi ci si allea, uno che dentro AN è stato con quell'energumeno di Storace il principale riferimento della Destra Sociale, che è stato preso poi a sassate dagli autonomi al Laurentino 38 mentre demolivano i Ponti, che cià la celtica benedetta al collo. Uno che è si è recentemente laureato fuoricorsissimo ingegnere dell'ambiente e territorio (direte: "che c'entra?" - "e che ne so? io sto solo copiando tutto quello che trovo da Wikipedia"), uno che fino all'ultimo giorno lo si beccava far campagna elettorale nelle caserme dei Carabinieri. Questa di Caccaddòsso è solo figurata, ma non per questo meno puzzolente alle mie nari. Magari sarà un bravo sindaco, chissà?, magari vorrà proprio riscattare la sua a dir poco irruenta storia politica colla sua permanenza al Campidoglio. Di certo non potrà fare cose più brutte della Tangenziale Est, o del Fascismo Blu dei parcheggi a pagamento per tutta Roma, o della stazione di Vigna Clara vicino casa mia, che costruita in tutta fretta per i mondiali del '90 giace inutilizzata in una città avida di trasporti pubblici come questa. In bocca al lupo, al Sindaco Alemanno e 'a noi' (quale inquietante doppio senso). Ma nel frattempo, questa Caccaddòsso è quella che mi fa meno ridere. E perché proprio questa?

Perché c'è gente che nega le camere a gas. C'è gente che nega Bolzaneto. Ci sono alcuni tutori dell'ordine istruiti a reprimere menando le mani, invece che colla prevenzione. Ci sono fuori e dentro le periferie ragazzetti col coltello facile che hanno voglia di sfogare il loro legittimo disappunto sociale su stranieri, zecche e omosessuali, e se l'equivoco non fosse troppo tragico sto calderone di presunti responsabili farebbe solo ridere, è come se si individuassero come colpevoli quelli il cui cognome inizia con la A, la N e la T. Vanno placati, col ragionamento ma anche e soprattutto coi fatti. Migliorando la loro condizione sociale, e se serve col codice penale. Non possono mai, dico mai, sentirsi legittimati, dio molosso. E chi li foraggia aveva già i soldini per tappezzare ogni quartiere di manifesti dallo stile grafico omogeneo e quindi costoso. A me non va di perdere tempo e amici così, per problemi che paradossalmente potrei anche condividere ma che diventano infinitamente meno urgenti di fronte ai toni e ai modi della violenza. Che fine fanno adesso, tanto per dirne una, i miei alunni e i miei amici del Forte?

Ricordo quando talora, in società, amavo porre la domanda “Ma voi quand'è stata l'ultima volta che vi eravate fatti la Caccaddòsso?”. Così, tanto per indulgere all'amor di chiacchierata. Tanto per la curiosità di vedere se c'erano delle Caccheaddòsso più divertenti delle mie, e non ce n'erano mai. Eh sì, era piacevole. Ora non più. Mi avete fatto perdere forse per sempre la fragrante comicità delle Caccheaddòsso. Non vi ringrazio.


domenica 20 aprile 2008

Il titolo stavolta è un...














Guarda, se mai avessi dubitato del mio acume dopo stavolta mai più. Ti dico solo che se c’era un campo dove notoriamente ero impreparato quello era l’economia. Eppure pensa che ho fatto. Tò sgamato un Franchising. Uno nascostissimìssimo!

Sì, un franchising. Ciai presente quando la mattina cercavi impunemente di dormire e vedevi che c’erano due che non erano per niente d’accordo e quei due erano l’Arrotino e l’Ombrellaio? Quando eri piccolo le loro inflessioni dialettali dalle radici indoeuropee a stento riconoscibili distorcevano megafoni sin dalle prime luci delle albe del tuo fuso orario indolente. Poi di botto via il rumore di fondo, e ti spunta un italiano gioviale che manco la tua professoressa di lettere delle medie il giorno che il suo peggior ripetente si becca non si sa come la licenza media. Ecco, questo io lo chiamo un franchising. Credi che sia un’evoluzione locale, che solo il tuo arrotino e il tuo ombrellaio abbiano improvvisamente deciso di mettere a frutto i loro corsi serali di dizione, ma poi vedi che Fiorello li fiorella dai network e allora capisci che quello cui assistono le tue stizzite orecchie mattutine è il complotto su scala nazionale di una rete occulta nata dalle ceneri del tuo operaio di quartiere.

Orbene, a chi mi riferisco?

Se non prendi la metro con regolarità non sperare di potermi seguire. Ma altrimenti continua pure a pattinare i tuoi occhi di pixel in pixel. Sei pronto? Sto franchising inizia così: “Vengo Dibòsnia”.

Non ci credi? Ciai davanti un osso duro. Ti contrapporrò metodo euristico e algoritmico.

Càpitami una tarda mattinata di prendere una metro semivuota con indosso i miei Okkiàley nerissimi quasi specchiati, e quindi me la diverto un mondo a guardare tutti gli scarsi passeggeri nei bulbi oculari senza poter essere beccato nella mia indiscrezione. Quand’ecco salire un essere di chiara provenienza Dibosnìaca.

In quei casi, la tattica è fingersi più distratto od occupato che mai (è lo stesso), che se non compri il discorso poi non ti senti obbligato a pagarlo (anche se poi mi stupisco di quanti fissano indiscreti la poveretta salmodiante senza scucire in seguito un centesimo di ecu e senza neanche ostentare alcun rammarico). Ma io ciò certi occhiali alla Bràndol-mosca che nessuno mi coglie il roteare delle pupille, e ho contato finora tutte le ragazzette che mi hanno guardato pensando che i miei bellissimi occhi nascosti fossero altrove ('A-hà sciocchina, tanaliberatùtti!'). E quindi, testa che punta al di là del vetro ma pupille gustative nella direzione opposta, non mi perdo una mossa.

Entra la Dibosnìaca. Si vede che tra pochi istanti si rivelerà essere Dibòsnia, anche se quando ne vedi una mentre entra e non materializzata damblè dietro il suo discorso ti accorgi che cianno la faccia dura e ti guardano con sfida. ‘Però’ penso, ‘tutte sul metro e 40 ste Dibosnìache, è veramente coincidente che…’ Ta-dah! Ecco l’Eurismo. L’intuizione che ti fa cogliere una possibile spiegazione per un fenomeno usuale all’osservazione, ma mai codificato in precedenza. Sissì, prosegui pure col tuo “Signori & signorini” che tanto non mi ci fregherai più. Non mi ruberai più sensi di colpa impunemente.

Che faccio? Mi prendo una giornata tutta per me. Niente lavoro. Passo la mattina di vagone in vagone, di treno in treno, di linea A in linea B. Cioè quello che si chiama una seria indagine algoritmica, in cui analizzo severamente prove e controprove per la tesi successiva. Eccola, infine, la mia tesi.

Vuoi far parte di una grande organizzazione? Vuoi provare a guadagnarti la vita Dibosniàndo? Non conosco ancora indirizzi e nominativi, ma versa la tua quota e ti mandano un kit composto da:

  1. n°10 scatole di fiale da 10 ml di ormoni della decrescita

  2. n°2 dispencer di olio oleoso automesciànte per capelli

  3. n° 1 puttino biondoricciùto

  4. n° 1 biberon

  5. n° 4 flaconi da 50 cl cad. di narcotico infantile color biancolàtte

  6. n° 3 cappellini conici carta-di-giornale alla Pinocchio, taglia unica da “pìcola moneta”

  7. n° 2 contenitori Milk-Shake Mc Donald medium stone-washed, stessa funzione

  8. n° 2 applique dorate multiuso da incisivo superiore

  9. n°1 nastro magnetorganico con su monologo inciso, da ingerire dopo aver mandato a memoria.

Ora, devo per forza dire la mia su questa operazione commerciale non voglio dire bieca perché a me i moralismi mi hanno sempre fatto rodere, ognuno dovrebbe farsi responsabile dei suoi che questa è l’unica cosa su cui concordo col figlio biologico di dio insieme a quella cosa delle travi e pagliuzze che poi è praticamente lo stesso.

Ma diamine, per forza non beccate più una lira con sto sistema. In tutto questo frattempo il pendolare occidentale ha sviluppato gli anticorpi, ha sviluppato. Ormai al poveretto gli fa una fatica boia ricordare cosa fosse successo nel Kosovo o dov’altro e perché, e non se la sente più di pagare coi suoi sudati risparmi il suo malvoto ai malgoverni che se ne infischiarono in sua vece. E’ un franchising ormai esaurito, questo, neanche più gli sgoccioli ci rimangono.

Ma mi permetto in tutta ignoranza e quindi umiltà di immaginare che un filone alternativo ci sarebbe, e secondo me molto più fruttuoso anche di quando la vena odontoaurifera era a regime.

Fra poco ci saranno le Olimpiadi. Rappresentative calcistiche giovanili non si sa bene se coi fuoriquota o no, + sport vari a bizzeffe anche se minori. Ma in compenso si starà dalla mattina alla sera in tivù per svariati giorni. L’occidentale già contiene a stento le acquoline in bocca, pregustando poltrone estive inesauribili per almeno un paio di settimane. Ma c’è qualcosa che turba la sua delicatissima sensibilità, ovvero il comportamento dei Cinesìni e del loro governo. Quei Cinesìni non solo si mettono in posa nei loro carrarmati davanti a inermi studentelli, non solo corrompono Google per far sparire un terzo di vocabolario dalle sue pagine virtuali, ma adesso danno un sacco di botte ai pacifici Altricinesìni del Dalai Lama. Che non si sa bene chi sia e cosa debba fare ma di certo non lo becchi mai una volta che non sorride e quindi è senz’altro buono, e allora come la mettiamo? Gli Atleti giustamente dicono ‘Noi dobbiamo già preoccuparci di saltare/correre/nuotare ecc. che notoriamente non è il massimo del riposante, non spetta a noi occuparci del boicottaggio, per noi questa è un’occasione costruita in tutta una vita e non la si può sciupare per un imbarazzo’ e figurati se gli do torto, senza manco più scomodare pagliuzze & travi. ‘Ah non guardate noi’ fanno i Governi, ‘noi duriamo a stento una legislatura e pure meno, se vedi certe nazioni a forma di calzatura. Ti pare che tocca a noi bruciarci quando le nostre carriere rischiano di durare molto meno di quelle sportive, e con molti meno contratti con gli sponsor?’. Pure a loro, cosa contestare? Eppure c’è qualcosa che non va in questa storia. C’è proprio qualcosa che non va. Ecco, se andando al lavoro per guadagnarmi il pane mentre ciò in testa sti pensieri latenti mi si para innanzi sulla metro un Altrocinesìno che mi canta “Cinesìno di Shanghai, dove vai, dove vai?” e poi:” quanti giorni ci starai, Cinesìno di Shanghai?”, io che ciò la lacrima più fluente dell'emocromo di s. Gennaro anche quando sento Penny Lane per la millesima volta, ma pure il peggio coatto fìo de na mignotta del vagone, pizzicati a un paio di mesi dall’Olimpiade ci svuotiamo le tasche più di S. Francesco davanti al papà stoffivendolo.

Meditate gente, meditate.”

Vedi? C’è pure slogan e testimonial. Si vende sto franchising, si vende. Dovevo fare franchising che si guadagnava bene, altro che il calvo. Era meglio se facevo il Franciàiser, a quest’ora ciavèvo meno scrupoli e molti più soldi e capelli.


martedì 15 aprile 2008

Il racconto più interessante del mondo sull'argomento più palloso.

Rimbambito. Completamente rimbambito. Forse non interessa a nessuno il perché, il giorno dopo la stipula tutta italiana di questo contratto quinquennale nuovo di zecca ma che cavolo, perfino i naufraghi hanno il diritto di insozzare il mare colle loro bottiglie piene di messaggi. Magari scrivo qualcos'altro poi.

Mi arriva la convocazione per fare lo scrutatore alle elezioni. Che strano. L'ho fatto tante volte, e pure il presidente e il segretario, ma è passato un sacco di tempo. Una volta la ritenevo un'ottima occasione di socializzazione intersessuale per un timido come me, che nella convivenza coatta ha sempre avuto la resa migliore. Ma stavolta c'è scritto che il seggio è al 'Centro polifunzionale di Castelnuovo di Porto (RM)' e che 'Le operazioni avranno inizio lunedì 14 aprile 2008 alle ore 7.00'. Eh? Come, i seggi si preparano dal sabato e s'inizia a votare di domenica? Un rapido tuffo nell'Internet (come dice Homer con tono bluffamente smaliziato) mi rivela che dovrò spogliare i voti degli elettori stranieri, gli stessi che un paio di anni fa ci regalarono questo paio di anni fa. 'Che simpatici', penso prima che il gallo canti.

Andatevi a vedere il finale di Cose (ah-ah, bravi commentatori); per quel motivo metto la sveglia alle 05.30 che è notoriamente un'ora fatta apposta per leggere cogli occhi gonfi nel proprio letto le ultime pagine di qualcosa. Il mio programma mi vuole colazionato per le 06.00, evacuato per le 06.30 e se per caso ci ritaglio ¼ d'ora anche doccio-tonificato. Poi alla guida per affrontare in una mezz'ora quella che secondo tuttocittà.it è una distanza di soli 22,8 km e nessuno, dico nessuno potrà rimproverarmi per un ritardo.

La sera della domenica riesco pure ad andare a dormire per le 23.30, leggo un po' e spengo. Mi desto da un blando stato di veglia semicosciente ogni ora, pensando 'che ficata se sarò altrettanto lucido alla sveglia' e non 'che ficata la prevedibilità del sig. dio'. La voce dello stucchevole speaker di Radiorock mi coglie del tutto impreparato a quanto bisogna essere arroganti per fronteggiare il mattino dall'altra parte del fuso orario. Sarà una lunga colazione di frutta ruminata in 1 ora nella ricerca del rassicurante spasmo defecatorio che non verrà. 'Poco male, mi porto i miei Farmamed biodegradabili Copriwater e le mie salviettine umidificate AirOne che m'hanno sempre tratto d'impaccio quelle rare volte che', mi dico ignaro del fatto che traterrò a stento vacue scorregge per tutto il dì.

Appiccio il navigatore satellitare. Mi propone la via Tiberina in luogo della Salaria di tuttocittà.it. 'Vabè, una consolare vale l'altra'. Metto in moto e per due volte alle 6.34 fotografo in corsa col cellulare la mia prima alba mattutina e non notturna dopo il sacco di tempo delle ultime chiuse pre-esame universitario.

Supero il raccordo alle 6.42, leggo il I dei tanti cartelli che m'indicheranno la direzione dei seggi del Centro Polifunzionale ('Però, che org.') e all'imbocco degli ultimi 11 km della Tiberina ingrano la prima per le prossime 2 ore. Dapprima Vilipendo nervoso, 'eccheccazzo, ero praticamente in orario!', poi mi rilasso nel loop di Amen dei Baustelle che mi ammansisce dal lettore cd commuovendomi come ogni volta. Vabè, vedo passare 1 ambulanza, 'che sfiga ci sarà l'incidente'. Il traffico praticamente mi parcheggia in quel cazzo di centro polifunzionale. Sì ma mi parcheggia dove? È immenso e io non ho idea di dove andare. 'Madonna, quindi sto traffico era per venire qui. Tutta sta gente...'. Eh già. Almeno non sono il solo a essere in mostruoso ritardo. Le 8.45.

A un certo punto ciò il raptus del parcheggio. I recenti rapimenti subiti da noi bravi Italiani (ma pessimi elettori mortaccinòstri) negli abnormi parcheggi dei centri commerciali di ultima generazione m'hanno insegnato a cogliere quanti+ punti di riferimento per trovare al ritorno l'autovettura. Mi avvio lungo i fianchi vetrati di una delle tante palazzine infinite, cosparsi di indicazioni numerate di seggi innumerevoli. Chiedo il mio, il 901, e mi ci avvio. Hangar enormi vuoti e occupati da banchi di scuola su cui si accumulano brina, sbadigli e casse di kit da seggio. Trovo il mio, mi aspettano dalle 6.30 un presidentone verace di una 25ina d'anni, la sua mamma signora e una simpatica ragazza di 18 anni che sembra un po' Heater Parisi, 'Allison', dagli occhi molto molto belli e si sa cosa questo voglia dire per la malcapitata di cui lo si dica. “Ma come avete fatto a essere qui in orario, col traffico che c'è?!!”, “Eh, lo sapevamo...”, “e come facevate a saperlo?!!”. Risposte vaghe, appena ascoltate dal mio udito mai come a quell'ora propenso all'oniricizzazione. Boh, si inizia. Si costituisce il seggio.

Avete mai costituito un seggio? Io sì. Si aprono le casse, si scopre che mancano 2 scrutatori su 6, si cerca di capire quanto siano esperti i tuoi sodali (e in questo caso si scoprirà che il presid. non ha manco fatto finta di leggere il libretto di istruz. delle operaz. elettoral. che deve presièd., la sua mamma segretaria meno che mai e che la piccola ma pur brava Allison è alla sua I esperienza di scrutatrice, acc), si sniffa la Coccoina allegata e si copia quello che stanno facendo gli altri. Apriamo come tutti le 3 casse sigillate coi voti di 1200 elettori del consolato di San Paolo, stato Brasile, dipartimento America meridionale. 'Che fico' penso, stasera quando torno a casa cerco su internet il nome & cognome (che tanto c'è il modo di trovarlo sui registri, mi rendoconto subito) del I che nella sua scheda ci mette la fetta di insaccato brasiliano o qualche cruzeiro svalutato e gli scrivo na mail dove gli dico 'che fico eh? sono io che tò scrutato pensa', rimanendoci male se non 'chefìca' pure lui.

Questa vena ilare mi si smorzerà dandomi entro breve l'assaggio di come dev'essere la vita terzomondista di uno che è solo forza-lavoro. 22 ore consecutive di sforzolavoro ininterrotto. Gesti meccanici come apporre timbri o contare schede ripetuti per ore migliaia di volte. Tutto quasi senza mangiare bere fermarsi andare al bagno. C'è una mensa assaltata da quando i primi avvisagliano i sintomi della fame. Io riuscirò a strapparne 1 fetta di carne malcotta ore prima, nervosissima e grassissima che scarterò chirurgicamente nella sua quasi totalità, dei fagiolini sconditi e 1 bottiglietta d'acca2ò frizzantissima che aspettavano solo il mio ingresso illegale fuori orario alle 15.45 sorridendo raminghe e solinghe dall'inox del loro bancone. L'unico approvigionamento delle 2 albe consecutive che ho visto, insieme a mezza scatola di pastiglie di liquirizia Amarelli di Rossano Calabro che fortunatamente avevo appresso e 6 caffé presi 2 alla volta nelle 3 file interminabili fatte alla macchinetta. In più, i bagni erano utilizzati dalle 10.000 persone che tra scrutatori, personale del centro e rappresentanti di lista (uno stuolo, praticamente tutti del Berluska) l'ANSA riferisce brulicassero nel centro che sta ancora Polifunzionando mentre scrivo (e continuerà senza soste a farlo fino alle 3.00 di questa notte, dalle 7.00 del lunedì alle 3.00 del mercoledì sono 44 ore consecutive! senza dormire e senza quasi alimentarsi come Kristo nella sua infinita preveggenza dittatoriale comanda! con bagni Polifunzionanti spesso misti le cui porte non si chiudono perché sporgenti dai loro telai, molti dei quali colla luce saltata e pozzanghere di liquami umani cartaigienizzati ai pavimenti.

E come dev'essere, sta 'vita terzomondista di uno che è solo forza-lavoro'? Vi dirò che se po' fa, non è un impresa impossibile. E che questa è la cosa più terrificante. A un certo punto entri in un mantra di gesti ripetuti, e se una tua necessità improcrastinabile o la semplice lentezza di un tuo collega te l'interrompono t'innervosisci pure. Non parli, non ridi, non ti fai neanche rode il culo. Funzioni. Forse si può fare anche per più giorni. Forse anche per sempre, finchè non muori di logorio. La Storia contemporanea, quell'altra padrona improcrastinabile, ce lo insegna.

Fumatori che nella speranza di finire non fumano mai. Mangiatori e bevitori che nella speranza di finire non mangiano né bevono mai. Se me l'avessero prospettato non ci avrei creduto, anche adesso che sono solo uno stupido ex-fumatore. Fino alle 20.00 abbiamo solo registrato i votanti, semplicemente. Nell'epoca dell'Internet riempiamo 8 registri in formato A3 spessi 10 cm l'uno (non esagero, giuro sulla Tracotanza di dio) con i 96.000 e più nominativi del solo Consolato di San Paolo del Brasile delle spunte dei nostri 1200. Ogni seggio ne possiede una copia in dotazione. Siamo 1200 seggi, l'ANSA vi confermerà. 1200x8 libroni A3x10cm. Sono 9600 copie. I polpastrelli si tagliano appena iniziamo a sfogliarli. Non mi va di fare il calcolo di quanti m-qubi di carta siano, mi rompe i coglioni il solo pensare di farlo a così poco distacco spaziotemporale. Ma viaggiano da Roma a S.Paolo non Ostiense ma del Brasile, e poi da S.Paolo del Brasile a Roma, in compagnia di schede votate, verbali, registri, cancelleria, facchini, ideatori di questo ben più palloso inferno dantesco. Mi scordo di certo un sacco di roba, ma l'esaustività è un'altra di quelle cose che volentieri lascio a chi ha più occhiali di me. E tu sei uno delle decine di migliaia di ingranaggi che assieme a te funziona. 'Per cosa?', ti chiedi senza aspettarti risposta quando l'apatia te lo consente. Ricordi solo la tangenziale di Roma coperta da uno strato di decine di manifesti, altri cm sovrapposti di roba che viaggia pesa si appiccica e va poi smaltita, da cui spuntano le facce di uno che ti ammonisce sornione che tutto questo Se pò fa e di un altro che sfoggia distrattamente punti chirurgoestètici in luogo di punti programmatici. Poi vedi fiorire collaborazionismi stupefacenti. Mi stupivo di come nessuno, compreso io, sbroccasse. Focolai autosopiti di litigi ce n'erano, ma xl'appunto si autosopivano e soprattutto riguardavano i propri colleghi, mai qualcuno cui attribuire la colpa di quanto si subiva, per quanto di quel qualcuno non vi fosse traccia. Stavo per focolare purìo con una giovine e obesa rappresentante di lista di Berluscazzo, perché secondo lei una scheda crociata sul PD (che non è, vi ricordo, l'acronimo della mia esclamazione preferita) con 3 preferenze per l'Italia dei Valori Di Pietra poteva essere valida, e io invece l'avevo considerata nulla. Incredibile, a pensarci adesso per un me + sveglio sostenere la nullità di una scheda PD con uno di Forzaitalia che la difende era come essere acclamato leader di una band motociclistica di scuotitori di zazzere metallari. E zitto zitto vai avanti, perché sennò niente letto, niente paradiso di palpebre chiuse per qualche ora sugli occhi che ti pizzicano come avvolti dalla rubiconda lana di vetro di Giulianoferrara. C'è gente che vive la sua vita così. Incredibile come al giorno d'oggi qualcuno si permetta ancora di contestare il valore delle teorie darwiniane sull'adattabilità degli organismi viventi.

Poi, ora che giudico tutto dall'alto delle mie 5 ore di sonno fuori fuso, ci sarebbe finalmente da parlare dell'utilità almeno politica di quanto è successo. Oggi leggevo che uno del Piddì denunziava irregolarità nei voti esteri che avevano preferito Affollare le Libertà, come successo a parti inverse troppo poco tempo fa. 'A Vàlte', meno chiacchiere sulla rimozione delle vecchie tattiche elettorali e più Sepoffàtti, la prossima volta. Se mi sforzo di proseguire nell'opera di correttezza cronistica poc'anz'intrapresa colla Parabola della giovine obesa rappresentante di liste avverse, dico che le irregolarità c'erano, ma assolutamente aleatorie e quindi paritetiche nelle parti.

Una macchina di morte ma viva, innescata per far votare un popolo che non conosco e che non mi conosce. Che certe volte colla stessa calligrafia, senza mascherarla, riempie le schede di 4 elettori diversi evidentemente apparentati fra loro. Che certe altre si sforza di tracciare il suo pensiero ottuagenario su 'ste cartacce zozze, e lo fa indicando 3 preferenze a 4 liste diverse. O lo fa maledicendo per iscritto l'Italia in cui non abita più e noi che l'abitiamo ancora, con un'ingenuità ben più candida di quella che ho letto nei seggi della Capitale. O magari, provando a cancellare un errore con pennarelli di tutte le fogge o col proibitissimo bianchetto, su un voto che spesso rappresenta l'unico legame rimasto colla propria infanzia. Lo fa provando maldestramente a decifrare le incomprensibili istruzioni su come comporre le schede votate in un plico piccolo da inserire in uno più grande col cedolino elettorale ritagliato per 1 terzo in un punto preciso. Lo fa incurante delle maledizioni degli scrutatori che lo bersaglieranno mentre vegetano sequestrati nel loro Polifunzionamento inqualificabile.

Lo fa esprimendo per la seconda volta, almeno nel mio seggio, un'assoluta controtendenza alla Berluskofilìa di queste parti.


sabato 12 aprile 2008

lunedì 7 aprile 2008

Elzeviro.

Anvedi chi c'è, a Pascuà!

Mortacci tua, a Robbè! Ma nd'eri finito? Io sto sempre qua, ma tu sei sparito!

E lo so, è che sto a famme n'opinione

de che, a Robbè

de chi tocca votà, ormai ce sémo.

Embè, 'n potevi restà dentro ar Raccordo Anulare pe fàttela st'opinione?

ma che ne so a pasquà, l'altra volta ho votato pe l'Unione, me sa mò pe non rischià devo da votà pe la Separazione

de che, a Robbè? Dei beni de tu moje? Ma tte conviene?

Mannò, ma che mì moje porèlla...

allora che? Che tte vòi separà? Il nord dal sud? Ma che stai a votà pe la Lega? Ndo te la sei fatta st'opinione? Dimmelo che vado a riflette da n'antra parte

Ma che Lega, che Lega! Quelli parlano solo de forconi e de cappi, me ricordano mì nonno ar paese quando usciva dalla stalla cogli stivali pieni de merda, io non li capisco proprio, forse contano su li voti de quelli che la merda je piace...

A Robbè, a robbè, devi tenè duro, questi ce rovinano! Io l'Unione già l'ho votata nà volta, non me ce fregano più

perchè, non li rivoti Pasquà?

Ma qui ce vòle l'artennànza ce vòle...ogni volta che gli uni fanno casino je voti subito l'altri

io stavo pure a pensà, dice che ce sta na lista che se chiama No monnezza, ài visto ar Tiggì i napoletani...mì fìo me sta a fa na capoccia così che i professori je dicono de buttà l'aluminio coi vetri, la carta da na parte e i rifiuti organici da n'antra, ma io quando finisco 'n cartone de Tavernello co l'aluminio dentro che ce devo fa? L'altro giorno ho dovuto aspettà che iniziasse Roma-Mancheste pe uscì a buttalli, so ito ai secchioni de n'antro palazzo che quello quando che esce controlla i sacchetti pe tèra, pe vedè si me so sbajato...

e lo so, ma secondo me qua la monnezza ancora la levano, io vòio osà a Robbè, hai visto che stanno a candidà na cifra de operai sopravvissuti, io ciò mì cognato che è n'operaio e fino a mò è pure sopravvissuto: je vòio dì si se presenta così lo voto e je chiedo si me fa avè la pensione anticipata che me so rotto de svejamme presto p'annà la matina a lavorà al mercato

t'ho capito Pasquà, ma qui dovemo considerà er bene comune, mica l'utilità dei singoli...io ce stà sto Veltroni così pacioso, nun se'ncazza mai, secondo me è la persona giusta, hai visto che da sindaco andava pure a visità tutti i centenari, n'antro po' me veniva pure a visità mì suocera ma quella gnente, doveva morì tre mesi prima! Almeno al sindaco l'ha lasciato in pace, pace all'anima sua

tu dici de votà Democratici...ma se poi non funziona?

mbè, votàmo Dittatori la prossima volta.

Poi ce sta la lista de Giuliano Ferrara co la moratoria pè l'aborto...

guarda, preferisco votà pe na lista d'Aborti co la moratoria pè Giuliano Ferrara

ah ah ah!

mortacci sua, ahò

Ma perché, Mastella? Ce sta Casini mò co Mastella? Ma alla fine se presenta o non se presenta, Mastella?

Te ripeto, secondo me è Mastella che sta coi Casini

ahahah che fissa

io vorrei sapè, mò dice che nun se presenta, s'è offeso che non lo voleva nessuno, io vorrei capì ma chi cazzo l'ha votato mai, lo vorrei vedè in faccia uno che l'ha votato, che poi manco è lui, Mastella, er peggio...ma lo vorrei vedè davèro anzi, si se ripresenta me vòio levà lo sfizio de votàllo io

Ammazza peggio dei tre militari dei Lancieri di Montebello vicino a casa mia che quanno ho fatto lo scrutatore a diciott'anni je se scrutava nel secreto dell'urna che i tre voti al Partito dell'amore de Moana e Cicciolina erano i loro

Moana e Cicciolina, Moana e Cicciolina, che figure! Quer furbo der Pannellone, se sarà bevuto i litri de piscio ma se la sarà divertita ai tempi, beato lui...

ma che, non era frocio? Dice che stava co Rutelli quando da ragazzetto je faceva er radicale...

ma che, Rutelli radicale? E i divorzi, e gli aborti? Ma come, mò bacia er culo ar papa...

E che non lo sai? Ma perchè, mò s'è divorziato pure Fini, mò so tutti divorziati, Berlusconi, Casini...anzi, se Berlusconi nun sta attento je se divorzia pure questa de moje, in diretta dalla prima pagina de Repubblica. Famiglia de qua, famiglia de llà, ecco perchè la piazzano de qua e de llà, così se la tolgono dai cojoni e fanno come je pare co le veline, come Sarcosì cò à modella francese

Aò, io alla famiglia ce tengo, se la sò presa loro e io che voto mò, i pacs? Ma chi se l'incula a quelli? Anzi no, che è proprio quello che vojono, d'esse inculati quei frocioni

guarda famo così, damo er voto ar Popolo delle libertà, che mò manco è più la Casa delle libertà che ce l'avranno pure loro il problema della casa, questi so poracci come noi, ciànno i problemi nostri, ciànno.

io nun ho capito perché Berusconi dice sempre “le sinistre, le sinistre...” ma perché, quante sinistre cià? e che è na piovra?

E perché la Destra? Hai visto dice che Storace se lo votano caccia tutti i Rom dall'Italia, dimme quelli a chi non stanno sui cojoni, me sa ch'à sgamato la zampata giusta

infatti ciassomiglia pure a no zampone, si je levi l'occhiali je mancano solo le lenticchie intorno

vabbè comunque ce stava uno avvelenato l'altro giorno vicino al banco mio che diceva sta cosa dei Rom, diceva “Chi non s'integra se disintegra, chi non s'integra se disintegra”...aò, l'avrà ripetuta dumìla volte sta cosa, all'inizio me faceva ride e me piaceva ma poi nun lo reggevo più. Comunque questi qui so troppo della Libertà, a me stì Rom nun me piàciono, cianno na faccia da sorci cianno, hai visto come s'aqquattano dentro ai pitòsfori? Facce caso quando stai ar semaforo, ce ne stanno dù trè pe ogni pitosforo de Roma che te guardano come si te vorebbero depredà.

ma allora chi tocca votà? Qui ognuno cià na cosa buona e una cattiva...ma non poteva esse come quando c’era da seppellì la I repubblica? Là se sapeva chi erano i buoni, votavi Patto Segni e te la cavavi.

Ma che cazzo stai a dì a Robbè, che Patto Segni l’avemo votato solo io e te, l'hai più rivisto tu? s’è smaterializzato dalla vergogna quello dopo ch’à contato sti dù voti nostri.

E’ vero Pasquà, ma d’antronne chi semo noi? Semo il popolo che nun se ricorda o no? Che pe istinto de sopravvive cià la capacità de rimòve qualsiasi magagna vissuta e continuà a fà sempre le stesse fregnacce? E comunque, che fa a sto giro Patto Segni? S’aripresenta?

Ma che s’aripresenta, cò quei dù voti nostri ch’à preso Patto Segni dimme che cazzo vòr dì quer nome l’àmo fatto arivà pè direttissima nel Purgatorio degli sfigati insieme alla Duna e Alvaro Vitali

aòh, qualcosa dovemo pure votà, in fondo la Libertà è na bella cosa, evidentemente quegli altri ce tengono de meno alla Libertà, a me me pare più importante la Libertà della Democrazia, senza la Libertà vai ar gabbio, senza la Democrazia che ne so? E poi ce so stati tutti quei cazzo de patrioti che hanno dato la vita pe facce votà a noi...

e se poi non funziona? se ce fanno uscì dall'euri invano?

E allora noi la prossima volta se buttamo sul Popolo della Prigionia.


Per la cosa dei pitòsfori si ringrazia Il Riccioletto.


domenica 6 aprile 2008

Istantanee 3


















Ma guarda te se dovevo scoprire l'uso del 'Porco2' a quest'età. Come si evince dalla figura è fantastico, molto più trasgressivo di ciò che solitamente si crede di sostituire. Chiedo ufficialmente scusa agli utenti precedenti di questa esclamazione, che avevo sempre tacciato di vigliacchettismo, di burinismo e di barzottismo. Ne approfitto per stare pubblicamente sul chi vive. Tutto lascia temere che fra 1 settimana, quando si vedrà in che brace ci saremo calati, s'inizierà a surrogare il Porco2 testè (ri)scoperto con i consueti improperi. Quindi per il momento, è tutto un subbuglio di pensieri.


Istantanee 2













Ma che schifo quest'uovo è calvo!


Istantanee 1










Ve la ricordate sta roba? Io ci sbroccavo un sacco d'anni fa.
Almeno adesso ditemi se quello verde non era uguale a Minoli.


martedì 1 aprile 2008

Cronaca nera!

Qui se ero un vigliacchetto frescoconvertìto ci ficcavo dentro un po' di grida, qualche Eurialo e Griso e un tantino di latinorum e dicevo che era un manoscritto trovato da qualche parte. Ma siccome è più vero il contrario (nel senso che mi paio più un incosciente blasfemo) dichiaro che questi sono vecchi uni & zeri di una mail spedita il giorno successivo ai fatti ivi narrati. Ecco, a proposito di blasfemìe, siccome sono carino avverto i miei venticinque lettori (ma vaffanculo va) che di blasfemìe ce ne sono in più esemplari. Non ho ritenuto di xxxxàrle perché sono del tipo creativo, poco fastidioso, e perché fanno parte della crudezza dell'attimo in cui si scriveva. Poiché una delle mie prerogative più intense è il possedere dei modi invero squisiti, avviso dei pericoli che si correranno nel continuare la lettura, per lasciare la possibilità di wwwàre altrove. Sarebbe altrettanto carino in una nazione ideale che mi si avvisasse prima di Nelnomedelpadrificàre o Padrenostràre nelle mie vicinanze, invece di mandare al Gàbbio uno squisito come me per un semplice Vilipendio.




"Amici, parenti, concittadini. Mi sembra importante che veniate a conoscenza del recente accadimento accadutomi.

Scrivo sotto l'effetto di una sostanza davvero stupefacente, erba? fumo? quant'altro? di qualità estrema, direttamente coltivata, raccolta e lavorata in un piccolo appezzamento di terra del xxxx, usucapìto da un mio allievo del yyyy. Mannaggia quella marionetta interrotta di dio! Mai stato così fuori. Ma pure adesso, eh! Il fatto è che esco da questa circostanza con la chiara impressione di non essere nato per l'autoaffermazione professionale. Poiché, nell' ora successiva all'assunzione della sostanza stessa, collassai.

In classe! X dio, da una vaga debolezza a sognare tutto nero con dentro la faccia di un allievo ignaro dei miei sogni, che mi dice che sono svenuto. Geniale peraltro, perchè consapevole di quanto quell'evidenza fosse per me lontana anni luce nello spaziotempo. Svenuto, per ore durate una frazione di secondo. Pier dio. I gaudenti dell'ora prima avevano fatto appena l'esame (tutti e quattro sull' 8,5 che non abbasserò nè alzerò perchè sono un Signore, che Dio li fulmini) e, rollatasi la canna, apertasi la porta-finestra che dà su v. Panisperna (perché stavo insegnando Fisica a v. Panisperna, che voglio dire è stiloso almeno quanto insegnare Geografia sulla Terra), mi s'approfittano lucignoli della voglia di fumare la sigaretta prerollàtami in classe porgendomi ben altro surrogato. Ecco il pressò, famo fumà er pressòre dopo l'esame, fuma pressò! Vabé, solo un tiro però, e mi ci tuffo come G. Ferrara su un'opportunità.

Ed ecco che si spengono le luci. Sipario! Dancing in the dark. L'argomento della classe dopo è l'acustica ambientale, i vicini rompono, usa piombo e/o piramidali, quanto ti viene a te l'RT60 a 250?, da oggi in poi non esistono più le mezze stagioni quando a un certo punto il rollio da piacevole si fa intenso, e da intenso si fa foresta di ditarcùlo. Dunque si sviene. Ineccepibile, "ho perso i sensi". E ci si risveglia in un invadente danza tribale di alunni attorno al corpo esanime del fino ad allora insigne Pressò. Porcodio, non capisco un cazzo ancor'ora ma prima! che storia. Qualsiasi evento interatomico fa partire una fantasia, disturbata dalla realtà e dalle sue disperate richieste di attenzione. Ho ancora le mani e i piedi ghiacci, le labbra blu e un'intensa concentrazione sul nulla, MA PRIMA! Sporco dio, sò svenuto in classe a lezione! Che ficata, però. A un certo punto ho pure avuto la percezione di essere un artista, così, per la 1° volta in vita mia. Non vedo l'ora di essere lucido per rendermi conto. Può essere pure che è meno grave di quello che sembri. Però sò orgoglioso, ahò! Pìatelandercùlo a Suormiché, alla fine me sò drogato hai visto? Pure co na certa intensità.

Che vedevodì? So contento. Prima ero ciccione, poi facevo sega a messa, poi so dimagrito ma dopo 6 mesi me so caduti i capelli e poi so svenuto in classe davanti agli alunni miei. Alla fine dovendo tornà indietro me lo rifarei rifà. Tanto poi quelli che m'hanno visto erano 3, fessi e rejetti dal resto del corso, da una parte non mi sputtanano dall'altra mi dispiace che non possano còie la finezza. A pensà io quanto avrei voluto esse presente a na cosa del genere coi professori miei! Che fissa, ancora dura l'effetto. Poi sono uscito accudito dal mio pedagògio perché poverini non era vero che erano fessi ma anzi sono stati proprio carini e ho lungamente succhiato dalla mammella del distributore di merendine. Poichè in effetti a stomaco vuoto dal caffé mattutino ero, e pure dormito poco, ero.

La notizia poi si è Sparta a macchia d'olio, quindi fanne pure 25 copie perùno e mandale a 25 amici di tutto il mondo. Occhio che G. Ferrara non le aveva fatte.



P.S. : Vi tedio ancora per spirito di cronaca, al mosaico mancavano ancora 2 tessere.


1) Prima di spalmarmi come un riccio di burro sulla porta della classe, capogirato e madido, rubavo al vecchietto del saloon il fumetto con la seguente frase: "Ora scusate ma vado a bere qualcosa perché ho la gola secca".


2) Tavola imbandita, neutro sottofondo televisivo, raccoglimento familiare in progress.

Mia madre: "Ma perché ridi? che tte ridi?"

Io, che effettivamente da tempo ruminavo un ilare rimembrare: "No, niente, è che oggi è svenuto uno in classe."

Madre: "a, e che c'è da ridere."

Figlio: "eh, ma dovevi vedere come è svenuto."


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