domenica 11 marzo 2012

Èr Trifase.



















Qualche ora fa vado a vedere il Requiem di Mozart, a una di quelle chiese che, a differenza di quanto cantavano i Matia Bazar (“il Lungotevere infesta”), infestano invece p.zza del Popolo.

Lo fa un coro di Japanesi più mia madre, che japanese non è, (chissà come stavo, cogli occhi a mandorla), nell'occasione del I anniversario dell'omonimo terremotaccio. L'ingresso è libero, con sottoscrizione facoltativa ma senza consumazione, a meno di non autofornirsi direttamente dalle acquesantiere, bleah.

Chiaramente arrivo tardi. Al Rex tremendae, tipo quasi a 1/3. È pieno di gente, mi trovo un posto in piedi a lato, il più avanti possibile. Ci sono in effetti diverse Japanesi, nel coro come nel pubblico.
Quanto sono belle, le Japanesi, quando sono belle. Per esempio nel coro ce n'è una che mi dà da pensare. A spiagge bianche, amache di corda, sorsi di lattedicocco (il classico lattedicocchi japanesi) ecc. Una di quelle che, come Il Riccioletto raccontava dicesse un suo conoscente veneto, “ti fa venir voglia di far béne”.

Ma pure il Requiem di Mozart, però. Con coro e orchestra. Lo fanno bene, belle dinamiche. L'avevo cantato purìo, con coro & orchestra. Che brividi. Grosse pressioni ha esercitato Miamadre, per farmici andare pure a me; e cavolo se ci ho pensato. Tra Japanesi e Requiem di Mozart che goduria. Però ciò 1 sacco di altre cose da fare.
Io non riesco a capire se mi piacciono di più Certe Japanesi o il Requiem di Mozart; e questo è un dubbio tra due grandezze parimenti incommensurabili che le rafforza entrambe.
Sto cazzo di Requiem di Mozart, che meraviglia. A un certo punto come al solito ciavevo le lagrymae agl'occhi, in questa chiesa che suonava benissimo, mentre cercavo traccia di quegli artifici acustici di cui parlo a lezione ai Secondi in questo periodo dell'anno.
Più ne cercavo, più mi distraevano miniature, bassorilievi, mosaici, altari. Tutto (trucchi acustici & figurativi) per magnificare quel grosso equivoco che non risponde (non risponde mai, provaci un po' tu che sei tanto bravo) al nome Diddìo.

Incredibile, una mole di lavoro empirico di proporzioni, potenziali crolli strutturali sia musicali sia edili e invece no; tutto per magnificare Colui, invece di, l'avrei capito già di più, irriderlo. Mi viene in mente Morgan e i suoi versi, alcuni dei quali tanto geniali che mi consentiranno pessempre di perdonargli qualsiasi bizzarria e brizzoleria. Tre sono le fasi per capire Mozart, io sto ancora in quella intermedia. Quando ero piccolo mi divertiva, e ora stupidamente non ascolto Mozart.
Ogni tanto con ostentata indifferenza mi struscio addosso a questa Japanese che però non era tanto bella, ma era pur sempre Japanese. Poi guardavo tutta quella gente che suonava, cantava, gesticolava, attaccava, e mi veniva in mente che per quei 55 minuti c'era voluto un lavoro titanico di contrappunti e orchestrazioni, prove su prove, impegni disdetti e disattesi, scazzi e sacrifici, spesso anche senza riconoscimenti economici. Lo stesso Mozart pare non beneficò di compenso alcuno, tutto preso dalla sua istessa morte. E allora perché?

Gli esseri umani, io lo so, oltre che spassosi a osservarsi sono ludòfili e ludòmani. Da piccoli non provano vergogna a giocare a voce alta a qualsiasi cosa, pure inventata. Poi a una certa inizia a pesare lo status symbol della Seriosità, che justappunto ti aliena dall'età infantile che tante discriminazioni ti costa in società, sinché invece non capisci che daresti tutto per potervi far ritorno.
Quindi, capisci bene che certe volte ti permette di recuperare l'istanza ludica pure un pretesto pretestuoso quanto La gloria Diddìo (io non posso sottostimare gli Antichi, dovevano essersi resi conto benissimo della pochezza di quel permaloso lanciatore di saette).

Compositori che compongono, esecutori che eseguono, architetti che architettano. Tutta gente che per conseguire 1 know-how fatica non poco. E certo, se ci provi solo per ricavarne mercimonio (ma quale? meglio aprire un centro estetico, allora), come chi troppo in alto sal, cadi sovente. Devi piuttosto essere animato da singèra passione.

Come le Japanesi. Lo confesso: io forse, ahimé, non sono animato da passione vera o totale. Forse per questo non ne ho mai provata una, oltre che per le mie timidi vezzi antisociali. Magari non aderisco totalmente a 1 modello di amore incondizionato. Presempio, mi disturberebbe non poco avere tra i piedi un pargolo dagli oculi amigdalici. “E tu chi sei?”, gli farei ogni tanto. “Xché, pur essendomi sborra malmirata su fazzolettino, io non ti riconosco tutti i jèni?”.
Forse è 1 residuo di protettività della specie. Intendo dire, nella circostanza potrei inconsciamente voler favorire la continuità della mia razza dagli occhi a Litchi (che pure è un frutto cinesco, vedi che buffo il destino). Se sapesse, la mia razza, che bello scherzetto le sto preparando, con la mia mira infallibile a tutti quei fazzolettini così morbidi e a basso prezzo.
A un certo punto, come spesso mi succede stando in piedi passivamente senza per esempio nel frattempo suonare o far lezione, scatta la Sacra Sindrome del Nascondino. Mi scappa la pipì.
Questo mi tacita la vena contemplativa, mozartiana e japanese, in favore di un nuovo rispetto per il confessionale presso cui mi appoggio. Entrarvi adesso potrebbe unire l'utile al dilettevole.
Quindi penso, 'Ma quante di queste persone, la cui età media è pure così avanti, soffriranno del mio stesso problema istantaneo? quanti litri di pipì staremo tutti noi trattenendo? e l'intero Genere Umano, così pronto
in età infantile a jocare in modi tanto schietti quanto complessi e malcelati in quella adultera, quanti milioni di galloni di orina sarà capace di produrre in un minuto?'

Vedi che strano, il Genere Umano. Oggi nelle sue buffe peculiarità l'ho davéro apprezzato.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ao stai a diventà un'orso, lo vedi che te fa bene uscì'!
Mo che arriva l'estate se ne annamo ar mare!!!

Anonimo ha detto...

Ciao vincenzo, vogliamo nuovi racconti sul blog!
A presto

Paperblog