lunedì 28 febbraio 2011

Ludocrazia.

Mah, guarda.
Non è che stia facendo niente di strano. Mi viene da dire: fumo e compongo pezzi. Ho ripreso a fare esattamente quello che facevo 3 anni fa.

Però vuoi mettere, adesso? Ora conosco un sacco di cose. Questo gioco di Vilipendere, e ricordati questa parola – gioco -  , l'ho iniziato allora, per l'appunto come un gioco. Mica sapevo come finiva. Ma, come dicevo in una canzone che non  mi ricordo più se ho scritto o devo scrivere, “Un bel gioco – non può durare poco”. E infatti, sono tre anni.

Però quelle sigarette e quei pezzi di tre anni fa erano, come dire, molto più stolti. Sempre che stolte possano essere delle sigarette, belle come sono. “Ciao, sigarette! vi saluto, se siete in ascolto, sappiate che vi seguo sempre. Siete bellissime, smack.”
Ora conosco un sacco di cose. Adesso non te ne saprei dire neanche una, ma siccome a un certo punto mi andava di scrivere, l'ho fatto. A riandare indietro, tutto è iniziato raccontando la genesi di Vilipendio, ovvero donde ho tratto i miei super poteri di Miglior Bestemmiatore di tutti i tempi. Poi niente, parlavo qua, blateravo là.

Però, piano piano, ogni tanto mi dicevo qualcosa. Certe volte mi rileggevo roba vecchia di mesi, e dicevo "però! questo la sa più lunga di quanto credo".
Se tenessi una rubrica su di un qualche rotocalco (cosa impossibile, giacché il Vilipendio è ancora reato) direi che il subconscio mi necessitava non tanto di riflessioni, quelle ne facevo già, ma di autoanalisi, da tenersi in ambiente privo di qualsiasi noise fuorché dei miei. Sono contento a questo punto di rilevare che ciò il subcosciente molto più strutturato e giocatore di quanto credessi.

Come diceva quello, “Ho capito tante cose”.

 










  


Che ho grosse difficoltà, sin da piccino, ad autodeterminarmi. Ho bisogno di qualcuno che mi dica di fare le cose, e il bello è che quando ne trovo e non concordo su quelle che mi dice, esprimo il mio unico lato profondamente violento, invece di smettere, semplicemente.

Che non so bene quello che mi va. Non me lo chiedo mai. Faccio delle cose perché devo. E perché devo? Boh.
Da qui, certe canzoncine.

Che tutte le volte che io parlavo, o insultavo, o chiedevo a te, in seconda persona, quella persona ero io e sono io.

Che ho fatto bene a pazientare per mesi, per finire di scaricarmi Mosaico di Carlo Cordara.
Provaci pure tu. Mette l'ali ai piè.

Che i Beatles mi piacciono più di ogni altra musica non tanto perché li sento dall'asilo. Ma perché non ho mai sentito nulla in cui più si percepisse un'istanza ludica. Quella, per me, è l'istanza mejo arredata. Qualsiasi effetto sonoro, qualsiasi armonizzazione, qualsiasi trovata orchestrale, era il gioco di quattro bambini geniali assistiti da un adulto coi mezzi e la pazienza di farli giocare per bene. Che siano baronetti tutti e cinque è una delle poche cose funzionanti che la storia possa menzionare.







 








Che sciocchezze, dirai tu. Tre anni ci volevano, a tirarmele fuori?
Hai ragione, qualsiasi stronzo poteva dirmele, quelle cose. Specie se era meno stronzo.
Ma di stronzi come me, di quelli non ne ho ancora mai incontrati. Vorrei dire Oramai non mi stupisco più, di quanto mi trovo rincoglionito. Me ne stupisco sempre più, invece.

Sempre al gioco siamo, comunque. Il gioco, il gioco. C'è più gusto a giocare in più persone, ma ce n'è anche a giocare da soli, se non si trovano giocatori all'altezza. “All'altezza di che? non sarà mica la tua?”
Mi fai tenerezza, oramai, con le tue domande risentite. Io non ho altezze. Né bassezze né altezze. So adesso che voglio giocare, sempre e in ogni luogo, ai giochi che mi va a me. Che possono essere anche quelli di altri; ma solo quando m'interessano. Non puoi immaginarti quanto mi è difficile domandarmelo, “Ma quando m'interessano?”, oh, non mi ricordo quasi mai, di domandarmelo. Perché spesso sarebbe bastato domandarmelo, per interrompere senza tragedie certi giochi che non mi prendeva più di fare.

Comunque, fatto sta che è da un po' che non mi va di scrivere. Non ne sento più l'impulso.
Prima era una ficata. Lavoravo fino al giovedì pomeriggio e non vedevo l'ora di mettermi al computer e scrivere. Il meglio era quando mi facevo la doccia, o la barba. Intere righe, mi venivano in mente. Che paura di scordarmele! Oppure, solo un inizio.
Allora mi mettevo seduto, nel mio studiolo circondato dai miei giornaletti, e scrivevo. A un certo punto avevo capito che partendo da una frase, purché mi piacesse, potevo arrivare a qualsiasi cosa. E alla fine il discorso filava. Fatte le debite proporzioni, hai presente quando Amadeus smerda Salieri improvvisando?
 
Ecco, tipo quelle volte lì. E il bello è che io sono studiatissimo, non improvviso mai, detesto tirarmi fuori le cose dambl'é. Lo faccio solo se sono a mio agio perfettamente, ed è molto raro. Però magari non erano improvvisazioni. Erano autoanalisi. Quindi, quelle cose già mi erano dentro, e io non le creavo mica. Le facevo uscire, finalmente, senza metabolizzarle in gastriti e orticarie come nei mesi dell'ante Vilipendium.

Mannaggia Cristi', mi dispiace che 1) il tuo nome, eliso e mannaggiato sembri una bestemmia vezzeggiativa 2) non “stavoproppoammille”, il mio era più uno stato istantaneo e transitorio, ma soprattutto 3) proprio quando di scrivere me lo dici tu [grazie :) ] non lo sto facendo.

Ora mi va di fumare, fumare molto. E poi, di fare un sacco di pezzi in più. Meno incazzosi, più ludici. Avevo provato, tempo fa, a scrivere una cosa su Berlusconi che pretende di lasciarsi in giro i kleenex colla sburra rinsecchita delle sue pippe tridimensionali, menando pubblico vanto del suo fascinoso potere d'acquisto sulle minorenni diseredate.
Ma non faceva ridere, non c'era l'urgenza. Era artificiale, non c'era violenza nella catarsi, non c'era vilipendio.



 Comunque gioco eh, certi pezzi che mi divertono molto. Penso a Majorca. Penso a Il mio funerale, a Ossi di donna, ad Auto blu. Penso a Copernico. A me divertono molto, a te magari meno, ma che th'ò da dì. Il gioco adesso è questo, e io m'inseguo l'urgenza, deviando il mio calvinismo tricologico & sociale all'indirizzo del Mela canto & Mela suono.

È mio dovere, perseguire il mio gioco. Perseguire me. Mi perseguito, con 1 occhio a me, e 1 alla Ludocrazia.

1 commento:

Il Riccioletto ha detto...

Bellissima l'ultima vignetta con turi stritola.

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