sabato 18 settembre 2010

Giorni di un futuro passato.


Quante sigarette ho avuto, quest'estate.

Volendo bene a tutte, dalla più sbrigativa alla più intensa.
Meravigliose. Saporitissime. Buone per esempio da fumarsi una dopo l'altra, non badando al dubbio che forse non ti va più.

Che simpatiche, le sigarette. Compagne silenziose. Economiche. Salutari.

Io con loro sto bene, quando sto con loro mi sembro 1 altro. Me le immagino sorridere, mentre mi sfrigolano tra le labbra. Negli Abbruzzi ogni sera appena mangiato salivo su in camera mia, uscivo in terrazza, me ne accendevo una e quella era la più bella della giornata. Alle nove-nov&mmezza era quasi buio, e  in mezzo alla pineta c'era sempre davanti a me lo stesso lampione giallo-arancione. Con su la luna piena, pienissima di luce bianca, per nulla diffusa, dal perimetro nitidissimo e nero. Sembrava quei quadri di Magritte dalla luce impossibile.

La cosa che mi amareggia è che se le sigarette potessero parlare, vista la mia bieca figura di stronzo interruttore della loro fruizione non appena rientrato nel Big Ringfinger Road (Grande Raccordo Anulare), a quest'ora direbbero di me pest&corna.
Ma come si fa, dico io, come si fa ad essere tanto ingrati? fare lo snob dopo averne tratto tutta quella gioja. “no-no, ora rismetto, guardaquì: 3-2-1-via”.

Pezzo di merda. Non si fa così. Poi lo sai, che quando smetti non sei più capace di ricominciare, che passano i soliti 3 giorni, decidi colla coda tra le gambe di tornare ai tuoi doveri di fumatore, velocissimo te ne rolli una colle mani tremolanti dal desio, ci metti dentro più tabacco possibile (compatibilmente con l'impellenza dell'operazione), te la accendi e scopri che ti fa schifo.

Che maledizione. Dopo soli 3 giorni, già fa schifo. Quando solo 3 giorni fa era buonissima. Insisti, arrivi esausto a metà e la butti via, colle gambe molli & la testa che gira. Puttanamadonna, non bastava la calvizie, anche questa. Resterò qui a sperare di tornare al più presto su quella terrazza marina iperpanoramica assieme a tutta gente che fuma, la stessa terrazza spagnuola nel cui grembo due mesi fa avevo superato in scioltezza lo schifo illusorio del tabacco.


  
Ci sono cose, particolarmente gravi, durante le quali il non fumare dovrebbe essere un'omissione perseguibile penalmente. Tipo adesso che mi sento il terzo e il quarto disco dei Nouvelle Vague – ma perché nessun sapientone si lamenta mai che non abbiamo due apparati uditivi & 2 cervelli che supportino il multitasking, per poter sentire il terzo e il quarto disco dei Nouvelle Vague contemporaneamente? ma è davvero più importante star qui a indignarsi per le tendine di Gheddafi? Insomma non ti distrarre per cortesia: a questa musica paradisiaca qui, aggiungici l'aroma in bocca del caffè appena consumato e il non fumare è uno spreco di risorse che non ti dico.

Fanno bene, le sigarette. Siamo sicuri io e te, che le sigarette facciano poi così male? evidentemente no, se ho appena finito di dire che fanno bene, ma come farai a sostenere sempre cose impossibili. Di certo fanno bene, benissimo! al cuoricino. Non ho detto “cuore”, ma “cuoricino”. Se avessimo una classe dirigente lungimirante, sui pacchetti oltre alle solite banalità che non interessano mai a nessuno (“incinte”, “cardiovascolari” ecc.), dovrebbe aggiungere “fa tanto bene al cuoricino”. Nessuna branca medica si occupa mai del cuoricino, quando invece è assodato che è lui che detiene il primato di tanti malesseri odierni, per i quali si scialacquano intere profusioni di psychopharmacy che non hanno altri effetti che cerebrali, dimmi tu tra cervella & cuoricino quale collegamento dovrebbe esserci.

Invece, pur avendo dei cuoricini parecchio incasinati, tutti non fanno che parlar male delle sigarette, che invece dicevamo avere un'azione così topica. Non starò qui a ripetere che le sigarette ajutano a socializzare, ad asocializzare, a godersi la solitudine, a esaltare la compagnia, perché sono cose banali e poi le ho già dette.
Piuttosto, caro mio, il punto è un altro.

Il punto, ora ci provo, è questo qui.

Io me lo ricordo quando da piccolo assistevo ai cartoni animati per interi pomeriggi. Senza andare sul particolarmente meraviglioso, ieri al mare col Riccioletto citavamo il “Lieto fine!” colla voce di Pino Daniele (o di Topolino, che tanto è uguale) con cui si chiudevano tutte le puntate di Felix the cat.

Ricordo benissimo come pensavo che quella fine magari era lieta per lui (The Cat), ma per me e mio fratello quella fine era lieta solo per la speranza che trasmettessero finalmente un cartone più divertente, dopo l'unica replica che trasmettevano sempre (quella col professore cattivo pelato &tappo col mascara e i baffoni bianchi + Magister Cilindrus) in cui non succedeva mai niente per un sacco di volte consecutive.

Vuoi sapere come pensavo questa cosa? vuoi davvero sapere come?

Esattamente così, nel modo che ho detto. Senza parallelamente pensare mai a “come vorrei fare un lavoro che mi piace - speriamo che lo stipendio mi arrivi in tempo per pagare le bollette & il condominio - speriamo di conoscere la donna della mia vita prima di arrivare a offrirle solo la mia decadenza fisica”.

Tu dirai “Vorrei vedere se da piccolo eri già così lungimirante da preoccuparti per le bollette future”, e poi, maligno come sempre, “oppure ti sei tradito, e parli del presente, e ti vedi ancora con Felix the cat?”.

A parte il fatto che, come ora ti mostrerò, alla lungimiranza preferirei di gran lungi la miranza-breve. Ma come al solito il punto non lo mica cogli. Strano, pensavo fossi uno forte, in coglionerie.

Ecco il punto: questa cosa la pensavo nel presente. Questa era la modalità con cui io mentalmente commentavo quel lieto fine. Oggi posso aggiungere che sottoscrivo la noja di quel cartone, ma aggiungo che la sua grafica era molto bella e quel micio nojoso mi mette veramente di buon umore quando lo vedo ritratto nel suo ormai rado merchandising. Ma mentre formulo ragionamenti anche banali come questo, ho una serie di processi in background, che mi levano la gioja di vivere.

Aridatemi il presente, lo dico anche in giapponese: aridatemelo.

Quando ero piccolo, io me lo ricordo, vivevo davvero il presente. Lo vivevo guardando i cartoni animati o giocando con i miei amici, o nella costrizione di nuotare o di suonare il pianoforte; ma sempre dedicando a questi eventi del presente una dedizione totale.
Non ricordo più quando, ma a un certo punto ho iniziato, a preoccuparmi veramente. Offuscando gioj&dolori, donn&motori con la preoccupazione delle incertezze future.

Una canzone che prima o poi
scriverò, a un certo punto fa “ho nostalgia del mio futuro, ma spero nel passato”. E intanto è il presente, che non mi entra in mente. Mi vorrei capace di una più infantile fruizione del presente, e sanato da questa perversione adultera del passato e del futuro.

Voglio dire, non è che a questo punto della mia vita fumo perché mi piace ficcarmi il fumo negli organi interni, o per cose tipo sentirmi grande. A quello oramai ho rinunciato.

Certo che fumo per quello, ma soprattutto fumo (è solo un present continuous, un continuativo cazzodidono; in realtà ho rmai rismesso) perché quando esci di casa e ti senti premuto in tasca da un pacchetto da 20, hai la certezza che ciavrai da giocarti a tuo piacere 20 flash sul presente. Potrai giocarteli quando il presente è magnifico (in bocca al lupo), altre quando è carino, altre quando non passa mai, altre quando è drammaticamente merdaceo.

Allora lo vedi che tutto torna? Cosa sono le sigarette, anzi: Le Sigarette, se non lampi di presente? non ti ricordano ad esempio quella che in Lost era la costante temporale di Faraday, ovvero Desmond Hume? In ogni epoca in cui Faraday vedeva Desmond, in lui aveva un'àncora tra i flutti dei suoi viaggi nel tempo. O era Faraday la costante di Desmond? vedi, dannazione? da piccolo questo pensiero di correttezze da verificare non mi sarebbe mai venuto in mente, e senza questo noise io avrei imparato ancora meglio a sciogliermi, nelle mie pindariche associazioni mentali. Ma lo sai che dei Pizzicato Five è molto bello anche Ca et La du Japon? non lo conoscevo mica, prima. Tranne però qualcuna, che come al loro solito è lunghissima e rompicazzo. Ma Sukiyaki song è 1 tajo, un spiscio totale.

Cosa mi stavi dicendo? ah sì, te lo concedo, non hai tutti i torti: le sigarette grimaldellavano Faraday dalla Gabbia di Faraday. Comunque, se mi fai parlare senza interruzioni, dicevo che le sigarette mi piacciono anche e soprattutto per questo: perché sono costanti temporali del presente. Lascia perdere il cancro, vaffanculo il cancro, me lo ricordano tutti quei film-fotocopia, quantèbbrutto il cancro.

Ma quanto è brutto, molto più, non godersi quella terrazza di quest'estate, quella che abbracciava tutto il golfino di mare che avevamo davanti, quella che ci stordiva colle sue placide albe pirotecniche? quanto sarebbe stato sacrilego non fermarsi un attimo tra i suoi flutti immobili e tempestosi? Questa della tutela  del presente, porco dio strabico, è una modalità di advising che ti puoi bella che scordare se non per rade eccezioni, come un lungo post di uno stronzo problematico che per tutto il tempo sembra solo lamentarsi della sua rinnovata condizione di autointerruttore di tabagismi.

E invece no. Sono molto contento di aver finalmente capito cosa mi piace delle sigarette. Delle sigarette mi piace che sono l'unica macchina del tempo col navigatore impostato sul presente. Uno non ci va mai, nel presente, non è sotico. Le agenzie di viaggi nel tempo ci propongono solo scorribande nelle speranze impossibili, o nei revival e nel vintage, e invece qui ciabbiamo così tanto e bel presente, ma lo snobbiamo.

Le sigarette le bocciano, le circoscrivono di ammonimenti minacciosi, le ghettizzano assieme a tutte i poveretti che ci restano attaccati a un capo. Perché la fruizione del presente non vende. Cioè: le sigarette vendono, e pure bene. Infatti con quelle ci si guadagna. Ma tu che te le compri non te le devi godere troppo, né loro né tutto quel presente conseguente. Perché altrimenti ti distogli dai costi del futuro o del passato. Costi che hanno da èsse, giustamente, insostenibili, per costituire fonte inesauribile dei guadagni di Qualcuno. Dici “Fai i nomi, dicci chi”? te ne dico 1 a caso: il god's Pork, presempio, il Porco Diddio.

E sai una cosa? Se ci hai fatto caso, questo fatto l'ho scoperto lamentandomi. Lamentarsi, altra occupazione cancellata presto, a suon di scapaccioni, dagli adulti. Anzi, prima scapaccioni. Poi dal fatto che “lamentarsi è da sfigati”.

Forse sì, 'adulto' del mio cazzo; ma non è forse anche tua madre nella sua tomba, un po' sfigata? non ci tieni per niente, a lamentarla un po' anche tu?
Ma magari, io in tanti momenti mi fossi lamentato. Magari l'avessi fatto, e rumorosamente. Forse avrei risolto tante altre cose, e in meno tempo.

Ecco cos'era quest'estate, quando su quella terrazza tutti fumavano e io no. Appena si accendevano la sigaretta gli si fermavano a tutti le lancette dell'orologio, e a me no. Ecco perché dovevo fumare. Sennò magari in quel mentre godurioso sarei stato lì a pensare se era meglio dormire un po' per farsi più mare all'indomani, o se domani finalmente conoscevo una e andava tutto bene, o se
pur essendo così stanco dovevo proprio passarmi il filo interdentale.

Ma come hai fatto a non accorgerti mai di una cosa che era così facile.

Fuma, fuma per carità. Non fare lo stronzo desigarettizzato. Vivitelo, il presente.

Presèntati.

6 commenti:

Mangimato ha detto...

- Diceva Woody Allen “ho smesso di fumare, vivrò una settimana di più e in quella settimana piovera’ a dirotto”
- Felix the cat faceva cagare, l’unico felino meritevole di attenzione era il Top Cat che oltre ad essere divertente aveva anche uno swing che non ti dico, me se fai un click sul nome lo senti da te
- Quello che ti capita quando ti accendi una sigaretta io la chiamo “Tempo Zero”, ma te lo spiegherò in una prossima occasione perché come al solito…
- …mi metto a leggere il tuo blog alle 4

Lu ha detto...

Non so, sulle sigarette ti ho già detto. Ma è sulla tua canzone che mi preme argomentare. Non lo so se può avere nostalgia del futuro. Ho sempre pensato che alla fine dei conti il futuro non sia un tempo. che sia una forma di egoismo... si può mai avere nostalgia di una forma di egoismo? Non so neanche io. Devo pensare un altro pò.

Lu ha detto...

togli un "non so"... non so neanche perchè alle volte non rileggo ciò che scrivo cazzo.

Vilipendio ha detto...

@ Mangimone: Ooh, Top Cat era in effetti fico, io & Frat ce lo vedevamo sempre, con quei "agente Dìbol" e il gatto blu basso & cicciotto dalla voce nasale, e la sigla bigbandosa. Ok, aspetto il tuo ritorno da Borgata Fidena per sentire questa cosa del Tempo Zero, ma comunque quella del non fumare è una Borgata Diddio angóra biù grossa.

@ Lu: sì, mi avevi detto le sigarette, e infatti pure per me pare che valga lo smettere damblèah, perlomeno sinora è la II volta su 2, che mi vale.
Io poi ho nostalgia del mio futuro perché lo vedo sempre così inconsistente e sfuggevole, me lo ritrovo sempre trasformato in passato senza accorgermene in tempo, e allora magari spero che di questo futuro ormai trapassato si possa salvare qualcosa, e questo mi occlude tutti&2 i bit di autolucidità in real time che ho.
In questo senso forse ci hai preso, uno si dovrebbe più abbandonare alle correnti (che loro sì, pantarèano come fiedenamignotta), e meno all'ego. Non lo so. Ma a proposito di Nonlosò, quale dei tuoi Nonlosò era levabile? Levabile, sembra una marca di reggiseni, anzi reggipetti, che fa più ridere. Dai, lasciamoli tutti questi Nonlosò, ma senti che fico: Nonlosò, da oggi Nonlosò diviene il II nome filiale da me prediletto, laddove il I è senz'altro Lucifero.

@ proposito di Lucifero,
@ Lamadonnola: mannàggiola.

Il Riccioletto ha detto...

bellissima sta cosa dei flash sul presente

Vilipendio ha detto...

È praticam. un flash.

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