sabato 12 giugno 2010

Hopperlamadonna.

L'altro giorno a scuola con un collega si conversava amabilmente, quand'ecco che scatta il classico palindromo semantico. Non in lingua, purtroppo.
È risaputo infatti che in inglese le parole god e dog, anche se invertite, hanno lo stesso significato.

Sempre a scuola, quest'oggi invece, finito l'ultimo esame ho preso e sono andato alla mostra di Hopper, quel bravo pittore recentemente scomparso che ha recitato in tutti quei films di droghe per strada e Geimsdìns, anche se io l'unico film che ho visto dove c'era mi sa che era Velluto blu, sulla scia dell'entusiasmo per Mulholland Drive, ma invece non era per niente bello come M.D. (Mulholland Drive, testone).
Oddio (scegli tu il prefisso che più ti aggrada alla mia devota invocazione), la componente onirica era sempre molto bella. E poi era strano come per non si sa quale magia audiovisiva
era bòna pure quell'insulsa di Isabrutta Rossellini.



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Di Hopper mi piace il suo fotografare le canne per innaffiare di Chinaski77. Quei portaceneri di melamina dai colori sgargianti che cerco sempre su Ebay. Quelle tabelle di gelati sotto le quali amoreggiavano estivi chissà che coppie di ragazzetti ormai vecchi. Quegli orologi a cartellino che scandivano il futuro, il futuro che nel loro acquisto forsennato mi cerco compulsivamente. Le piazze vuote dalle prospettive sbaragliate de Chirico. Quelle altre di Sabaudia. Tutto ciò che ho visto ritratto è un attimo variabile di riposo perplesso. Gente che tiene tra le mani oggetti desiderati a lungo, che abita paesaggi domestici tirati su a fatica pollice per pollice. E adesso si chiede, 'a che pro?'. Ed ecco che arriva Hopper e li fotografa.

Mi piace come sta attento a non far mettere in posa i suoi modelli imponendogliene una, quella più naturale possibile. Io odio essere fotografato, e ora capisco. Odio mettermi palesemente in posa, dentro e fuor di metafora. È una cazzodiviolenza, i selvaggi pellirosse dovevano essersene resi conto e protestavano per questa violazione strappaanima. E se poi non vengo bene che faccio, dopo essermici messo pure in posa? È imbarazzante impegnarsi, dare il tuo max. Poi se non riesci non hai scuse: “Come? era tutto qua?”.
Mi sembra di ricordare che mia cugina abbia riassunto in qualche pagina di album fotografico una serie di scatti in cui compaio con piatti di plastica davanti alla faccia.

I protagonisti dei suoi quadri non ti guardano mai. Anche quando abitano le città più incasinate dalla modernità, le New York pulsanti di folle, binari e sopraelevate. Uscendo dalla mostra su via del Corso era guerra di corsa. Mucchi interrazziali paralleli, miriadi che attraversavano perpendicolari. Le figure dipinte da Hopper invece, sulla scena o non ci sono per niente, oppure guardano fuoricampo facendosi i casi loro. Loro, beati loro, se lo concedono. Secondo me questo è un grande insegnamento. La cosa triste è che evidentemente hanno troppi casi, e nonostante non li si veda mai in faccia (o se li si vede non gli si colgono le espressioni) si capisce bene che quelli che hanno sono casi di dolorosa declinazione. Come i nostri. Anzi sono proprio gli stessi, perché se li hai riconosciuti senza che nessuno te li abbia dipinti, quelli ti mettono tristezza perché sono proprio i casi tuoi.

Ecco cosa vogliono dire, il messaggio è quello già cantato anche dagli Skiantos: “fatti un po' i casi tuoi”; e quando gli avrai dato retta, saranno per te casi amari.

Secondo me tutti quei quadri sono un punto di domanda. Ogni loro sfaccettatura compone le tre dimensioni di un gigantesco Punto Interrogativo. Ogni pennellata è una denuncia delle malefatte Diddio, più poderosa della mia bestemmia migliore.

Cazzo, quant'è bello.

5 commenti:

Il Riccioletto ha detto...

Sì, piace anche a me, peccato che non sono riuscito ad andare lla mostra quando ero a Roma magari avrei trovato un paio di poster da attaccare a casa. Per me è un Tuluzlatrek americano. E comunque bella anche la fase finale dove quasi per contrasto ritraeva dei particolari di case rurali in mezzo a campi di grano. Paradossale come la solitudine dei figuranti fosse il motivo comune indipendentemente se il contesto fosse un desolato campo di grano o una taverna di una metropoli americana.

Anonimo ha detto...

'Nt'è profondo sto ragazzo...

Il Riccioletto ha detto...

Ragazzo ?!? Ma se io ho 50 anni ?!?

Vilipendio ha detto...

Ahahah!
'mazza quanto semo feroci, mo esce fuori che ce piasciono pure li quadri, i tondi no, gli ovali manco, i quadri invece vaffinì che ce stamonfissa. A ferocioni!
De sto passo ce piasceranno pure li tramonti e i cielistellati.

E comunque se tu hai cinquant'anni io ne ho cinquantuno, spero di riuscire a conservare ancora per un bel po' quell'anno di vantaggio sulle porcaggini divine che io da sempre ho su di te.

Hopperrules. Buttate qua.

Anonimo ha detto...

Per me siete tutti giovini.

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