domenica 7 marzo 2010

Le ragioni dei sensi.

Tutto questo parlare di servizio civile mi ha fatto venire in mente una cosa.

Sì, come tante, quella è stata un esperienza. Tante fotocopie, poche giornate veramente lavorative (ma quando dico veramente significo veramente). Tanti coetanei, simili e diversi, con cui avere scambi, confronti, sorprese. Come realizzavamo verso la fine, l'ultimo istante di vita irresponsabile. Tutti quei mesi immolati sull'Altare della patria, nell'attesa che a p.zza Venezia mettano sentinelle armate financo al fianco del Monumento alla Fotocopiatrice. Puoi ancora aspettare, con certe domande. Chi tu sia o debba o peggio voglia essere, è ancora presto per dirlo, quando la carta in formato F4 ti apre quotidianamente il polpastrello in due.

Puoi tergiversare. Tergiversiamo, dai. La mia pigra indole lo è da sempre: tergiversatile.

Nel frattempo giochiamo al computer. Vecchi computer dell'epoca. Ci gira bene roba tipo il solitario di Windows, Freecell, manco Spider c'era all'epoca sennò sai che svolta, solo tre cose pur abusandone non mi hanno mai annoiato, e sono:

a) le sigarette
b) un'altra che sono sicuro che c'era ma adesso non ricordo e non mi va di starci a pensare
c) Spider

Ah, poi c'era Mahjong, Campo minato quello grande, il Flipper! Questi sòcclimax, no te.

Ma in tutti questi vacui catalizzatori dell'entropia devi essere Rain man, per arrivare davvero all'eccellenza. Dopo milioni di ore di gioco hai scalato la china della curva logaritmica, per migliorarti ulteriormente dovresti continuare a ripetere lo stesso gesto per miliardi. Che ficata, ora capisco! Dev'essere questo che mi ha impedito nella vita di terminare qualsiasi attività. In un qualsiasi percorso di studi o nello studio di un qualsivoglia strumento, si arriva a un punto dove la qualità della prestazione dipende dalla ripetitività dell'allenamento, a scapito della sua varietà. E la noja, come dice Er Califfo, è la più turpe delle laide attenzioni riservateci da quel nojoso sputasentenze diddio. Quindi io non ho finito mai niente. Eccomi qua, mi ritrovo infinito.

Ma si parlava di giochi stupidi al combrùter. Venutimi a noja quelli, non restavano che Gli Scacchi.

Gli scacchi. Ho controllato, manco nel mio odierno XP pro cenè più traccia. Gli Scacchi hanno una complessità davvero indisponente, storie di grafi, gaussiane, calcoli delle probabilità, bleah. Sottoprodotti della putrefazione.
Però, leva al criceto la ruota dalla gabbia e mettici Gli Scacchi, e vedrai che tripudio di Alfieri in G6. Roba che nel mentre della partita, anche un innocuo “rispondi tù-u” m'infuriava.

Quindi era tutta un'apertura, un arrocco, una mossa del barbiere. Automatismi che, senza alcuna progettualità, imparavo dal nugolo iniziale di sconfitte.
Niente progettualità. Muovo il pedone, muove il Combrùto, mi freghi un pezzo dopo 10''? e allora ricomincio, finché i secondi non sono diventati minuti e qualche pezzo te lo frego purìo.

Sinké a un certo punto non si passa l'ennesima bella serata nella mansardina in cui di giorno tanto avevo penato sui libri d'ingegneria (e non “tanto avevo studiato” sui libri d'ingegneria) (parlo al passato perché col conseguimento del Servizio Civile avevo capito che l'Ingegneria per me era solo un dispendioso trucco dell'ingegno per il rinvio del militare), e tanto di notte avevo gioito nel vedere film e giocare a Risiko o a Poker, il tutto annaffiato non dai texiani “fiumi di birra ghiacciata” che sono astemio, ma dagli afrori dei fumi di mille jenerose Cigarette. Che buone, le Cigarette! sigh.

Oh, ma mi fai parlare 1 po' pure a me? Quel periodo per me tanto foto-copioso, coincideva con quello in cui i miei vecchi sodali ingegneribili avevano scoperto che nel baretto adiacenze-univesità più squallido si nascondeva il personaggio più madido che riunisse in sé il gestore di bar squallidi e il ciccione campione dilettante di scacchi. Visto che pure loro non potevano amare singeramente l'Ingegneria, magari colla scusa di piangere su di 1 latte tergiversato si sedevano ai tavolini e si facevano battere multipli da quell'unico ciccioso untume di capelli. Sono così rancoroso perché al ricordo mi manca l'appartenenza, e io invece vorrei appartenere a qualsiasi ricordo intenso, bello o brutto che sia, e spesso nei racconti baro & mi ci metto in prima persona, vero Ricciolé? come i funghetti di Copenhagen ;D

Insomma, quella sera tirano fuori le scacchiere e non i VHS o le carte o le armate, e io non reagisco virulentemente solo perché guardacaso, sai quando giochi a Tetris per fottiliardi d'ore e vedi tutto il mondo a piovosi incastri? io nella mia Servitù Civile vedevo tutto a matrici bianconere ottoperotto.

Mi si siede davanti Il Cereòli. Manco si rilassa che già gliòffregato alfiere & cavalluccio.
PoVcodio!
fa lui, tremolandosi più del solito l'epiglottide.

Poi però la faticosità della china logaritmica e il mio orrore per le vittorie (che trova spesso terreno fertile nell'appagamento) gli regalano qualche pezzo ancheallui, finché dopo pochi minuti concordiamo per una patta.




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Se tu in gioventù avessi frequentato assiduamente come me la ss. Messa, invece di stare lì ad allacciare altezzosi equilibri emotivi colla realtà, sapresti che la Parabola non è solo la-conica omonima, sì come l'Iperbole non è solo una fig. geometrica ma anche una fig. retorica; e in una Parabola, all'esposizione segue l'insegnamento.

Cosa cinsegna la Parabola degli Scacchi, cosa cinsegna?

Che porcodio la vita può essere accolta come intrico di regole o come mare di esperienze. Districarsi colla ragione è palloso, ma chissà perché è l'approccio che ho. Tuffarsi di testa l'ho imparato a fare la scorsa estate, acquaticamente. Ma fuor d'acqua ancora pesce, sono.

La ragione mi è baluardo inespugnabile; il senso mi fa senso. Quando ho incontrato persone inverse, me le ho tenute avverse. Eppure negli scacchi mi ci ero buttato a capofitto, arrivando a fregar pezzi in gran copia aL Cereòli nonostante tutto il suo untuoso traino barettistico. Quando invece l'approccio cervellotico, in quel contesto scacchistico, mi aveva da sempre stomacato.

Ma che, allora porcodio dovrei ributtarmi? quale ributtante constatazione.

Però però. Potrei così puntare anch'io a una pari&patta. Il miraggio nella circostanza è, nientepopodimenoché: la Patta. Che assuòna colla Potta, e uno può assuonare alla Potta o bussarci su, se gli va. È pure scritto, bussate alla Potta e vi sarà aperto, yum! Però però però, unciò miha tanta voglia.

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Ah! Ho trovato! Il problema di tuffarsi è che qui mica valeva ricominciare.
Avevo ragione io, mi pareva infatti.



4 commenti:

Il Riccioletto ha detto...

Ah, non sapevo che avevi imparato con gli obbietivi di coscienza. Troppo forte, cazzo, bello avere un blog peccato che non so scrive un cazzo. O cmq lento na cifra. Bello Zanardi alla fine.

Vilipendio ha detto...

Ma chen te ricordi che la mossa del barbiere me l'avevi insegnata tu da piccolo? E chen te ricordi più manco le partite a scacchi in veranda della roulotte, a Porto Pollo, durante tutti quegli albums dei Getrotàll?

L'urlo di chen terrorizza l'occidente.

Al Servizio Civile fui solo trainato per un po' da un vecchio 486 con ancora più tempo libero di me, fino al mom. in cui ci rottamarono entrambi.

Comunque ciai ragione, qui al post di sopra: laggente che mette le mani avanti non sa proprio vive, è 1 cosa che dà proprio ai nervi, tenetevele dietro quelle cazzodimani che io & Il Riccioletto ve le cionchiamo, ammeno che ci avete appena tirato il sasso. Allora tenetele ben davanti e affrontate a testa alta il leggittimo cioncaggio senza sperare in appositi decreti-legge.

Il Riccioletto ha detto...

Ma certo che ricordo le accanite in rulòt, mentre non ho che un ricordo vago del barbiere (raro doppio senso quest' ultimo, di pregiata fattura)

Vilipendio ha detto...

Ahahah, prejévole prejévole!

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