giovedì 1 ottobre 2009

Celenteromachia.

Gli indizi che preludono all'ineluttabilità dell'inverno sono diversi. La decisione di farsi il primo the. Niente infradito fuori di casa. Le ultime notti ostinate senza il lenzuolo addosso. Nessuna occasione ulteriore di accrescersi la melanina.



Però questo me lo tengo per me, che in te ho talmente poca fiducia da poter tranquillamente pensare che addirittura a te non ti piace l'estate. Non ti piace quando l'impasto di sudore e lenzuola ti si granella tutto di zanzare sazie. Non ti piace che la doccia sia inutile ancora prima di riabbassare il miscelatore, e non ti piace tutto il resto delle cose che all'idea del Bello hanno un'appartenenza palese. Pensa che roba. Come se a uno non gli piace l'ossigeno. Anzi peggio, perché l'ossigeno è necessario ma insapore, come l'acqua; mentre l'estate oltre a essere necessaria è anche cagione di felicità per il non-sprovveduto.

Dunque si cambia registro. Come? nei seguenti due passi. Prima di tutto, alto si leverà il mio peana, madonna abbindolata contrattualmente da un venditore di enciclopedie porta a porta. Hai sentito, che alto?
E poi, oggi la vera notizia è questa: l'altro giorno ho picchiato uno.



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Eh lo so. Adesso ti racconto.
Ma prima devi sapere tutto dei miei trascorsi con la Violenza.



Io ho sempre avuto il terrore della Violenza. Non ho mai fatto a botte. Una volta, forse a 12 anni, uno un po' più grande di me mi ha cinto la testa curvandomi la schiena verso il basso, riuscendoci. Un annetto dopo l'ho fatto io con uno un po' più piccolo di me. Il che dimostra che causa genera effetto. Chissà perché in Primamedia la stessa cosa non era stata per niente traumatica. Quella volta capitò con un mio simpaticissimo compagno di classe che ricordo stranamente pieno di fratelli e sorelle, alcuni dei quali adottati. Sai quegli alterchi infantili cercati da piccoli proprio per testarsi la via della Violenza, come i cuccioli degli animali. Anche qui, storie di teste cinte: la mia schiena andò più giù. Nel mentre, ricordo benissimo le voci degli spettatori di Seconda. “Dagliele, sei più grosso tu”. Vagli a spiegare che la mia grossezza (anvedi che fissa la parola 'gross&zza', guarda le doppie esse & zeta quanto sò palindrome nel loro dinamismo), la mia gross&zza dicevo si doveva alle Cipster e ai Ringo, ai Togo e agli Smarties, non certo alla forza o alla voglia di prevalere. Sarebbe curioso indugiare sul perché quei bruti energumeni di Seconda mi esortassero a dargliele in quanto più grosso all'apparenza. Perché non simpatizzavano per il più magrolino, sarebbe curioso chiedersi? Sarebbe curioso ipotizzare che proprio la loro appartenenza al meccanismo della Violenza richiedeva che il più grosso predominasse, perché altrimenti quella sarebbe stata la fine di un Ordine da poco acquisito. Sarebbe curioso concludere che proprio in questa mia incomprensione, passata e presente, risieda quel terrore che mi è sempre parso di provare.

Ciai ragione, sarebbe curioso. Ma non per me. Specie oggi che ciò ben altro da pensare. Insomma, finadesso pare che a Cinturaditeste il match Me vs Resto del Mondo fosse finito 1-2. Dicevo questo perché ti stavo per parlare dei fondamenti del mio terrore per la Violenza.

La violenza mi fa schifo. Questo non è un giudizio morale, io ho pochissimi giudizi morali che cerco di espiantarmi non appena li sorprendo a essere. Tutti noi, sto ipotizzando al momento, si vivrebbe molto meglio senza. Prendi ad esempio le interrogazioni di Filosofia. Si ridurrebbero tipo a un “e tu, sei Amico della Sofia?” - “io, professoressa, sì. Le sono Amico. Amico non di lei, professoressa; ma della Sofia. Anche se devo ammettere che non mi dispiace il suo modo d'interrogarmi.” La morale, in questo mio capriccioso momento storico, serve per litigare, colpevolizzarsi, trasgredirla ricavandone talvolta piaceri. A parte forse l'ultimo caso, non ne vedo la necessità.

Lo schifo che provo della Violenza è simile allo schifo che provo per l'Invertebrato come categoria animale, che a sua volta trova la sua sublimazione per lo schifo che provo per la Medusa.

La Medusa è una bestia immonda. Di qualsiasi foggia essa sia. Più o meno colorata ad esempio, + o - grande ecc.
Dio morto in croce per mano dell'Uomo (il che mi riempie d'orgoglio, alleviando in me la vergogna di aver perso i 2/3 delle volte a Cinturaditeste), che teste di cazzo gli invertebrati, e prime fra tutti le meduse. Hanno forme terrorizzanti, e infatti i vari creatori di effetti speciali non fanno altro che Rambaldarne le sembianze traendone Oscars, incarnandoci la paura dell'Alieno a loro immagine & somiglianza. Il che dimostra che gli invertebrati fanno schifo. È più carino Bambi o l'insetto-stecco? Tippete o una piovra gigante?
Poi gli invertebrati hanno le carni (qualora si possa usare il termine 'carni' per quei luridi cazzoni viventi) flosce in modo gelatinoso, o che scrocchiano sotto le tue scarpe e figurati sotto i tuoi denti. Pezzi dimmerda. Dice che siete na cifra, molti di più di noi vertebrati. È inutile, non c'è niente da fare. Se non hai un cazzo di scheletro, io ti disprezzo. Diffido anche della cartilagine in luogo delle ossa, la faccia dello squalo è ripugnantemente vitrea; per non parlare della lampreda, vergognoso individuo che finisce con una ventosa tentacolare perpendicolare alla sua sezione, in luogo della testa.

Pezzi di merda, siete dei pezzi di merda. Brutti, brutti in culo come chi vi apprezza. Inquinate il mio mare e la mia gioja di fruitore di innumerevoli bagnetti dove si tocca, perché ho sempre paura di essere disgustato da voi, anzi quelli sono i pesci, bene, allora oltre ad avere lo scheletro, per incorrere nelle mie grazie bisognerà anche non vivere dentro il mare, che resta riservato a me e a un numero epsilon di femmine grande a piacere.

Ammazza quanto divaghi colle tue disgustose curiosità. E ogni volta costringi al divagamento pure me. Sbrighiamoci a concludere: la Medusa oltre a tutto questo si permette il lusso di pizzicarmi, quella puttana meticolosa. Io adesso lo ammetto, sono un uomo giusto. Sì, mi fa schifo vedere la medusa tratta sul bagnasciuga ad agonizzare, perché poi fra vari decenni io potrei calcare col mio calcagno quell'ormai disgustoso tratto di litorale. Ma per giustizia mi impongo sempre di esprimere la mia muta approvazione a tutto questo. Anche se quell'essere indisponente è talmente testa di cazzo da non avere nemmeno un'agonia fruibile allo spettatore.

La medusa può farmi schifo fisico perché mi pizzica più o meno forte; ma questo è superabile. Immergi pure dei sommozzatori con i loro coltellacci e fammi pure sgaràre mentre prendo il mio bagno. Purché in cambio mi liberi dal celenterato male. Lo schifo sta nel contatto con la gelatina vivente, l'esserne urticato ne è solo un'aggravante.
Ricordo bellissimi boccagli tutti rovinati dall'essere stati urlati dentro durante un bagnetto per l'avvistamento di una medusa. Quando si vede la medusa, l'unica è urlare fortissimo da dentro l'acqua a fuori del boccaglio, e allontanarsi scompostamente mulinando ogni proprio arto in direz. contraria.



Deportiamole in tontagna.



Che mi avevi chiesto, prima di schifarmi colle tue meduse? ah sì. Mi avevi fatto un paragone tra lo schifo della Medusa e lo schifo della Violenza. Sì, te lo passo: la paura della puntura celenteracea sta alla paura del prendere botte come la paura dell'esistenza della violenza (e dell'esserne coinvolto anche solo come spettatore) sta a quella data dall'esistenza della medusa (anche solo in una puntata di Quark).

Non deve esistere, la Violenza come la medusa non deve esistere. Ti ripeto che non sto esprimendo un giudizio morale. Sto semplicemente auspicando l'asportazione da un mondo che mi è già di per sé sufficientemente ostico di due cose per le quali semplicemente mi mancano gli anticorpi.

Io film come Funny Games o The Esperiment non li posso proprio vedé (lo dicevo anche da qualche altra parte, che sarebbe impossibile da ritrovare perché iniziano a essere troppe tutte queste lungaggini che ti vieni sempre a sbirciare). La finzione scenica non serve a niente. Come per i film dell'orrore, non riesco a mettermi una mano davanti agli occhi della coscienza e a ricordarmi che è tutto finto. Penso di non saper emergere dal rappresentato, e che mi atterrisca anche la sola possibilità.

Quando ci sono discussioni che io ho il tempo di sospettare inclini a uno scontro fisico anche non mio, il crescere della tensione mi distrugge. È troppo per me. Ecco perché mi sono iscritto prima a prepugilistica sotto il culo dei preti (era una palestra sotto a una chiesa, situaz. tra le + claustrofobiche, brr, però devo ammettere che non c'erano meduse) e poi a lickboxing. Sì occhei, ripeto sempre che sono allenamenti più completi ed estenuanti della corsa e dei bilancieri, con cui pure mi sono afflitto per anni per la paura che poi mi dicessero a vuoto di “dargliele, che ero più grosso”. Ma in realtà volevo vedere se il collidere dei miei arti su dei sacchi troppo inorganici per difendersi, o sui paracolpi tenuti da consenzienti esaltati, potesse essere terapeutico del mio terrore della Violenza.

Lo è stato? - starai qui a chiedermi. Beh, insisti nella lettura, no? Certe volte mi sembra proprio che tu ti perda in dei bicchieri d'acqua mezzi vuoti.

Senti, apprendere l'arte del Pancrazio, del Prepugliato ma anche del Postpugilato, della Quickboxing e di altre amenità, se ciai un terrore tipo me, non serve a niente. Sì, certe volte è inebriante percepirsi migliorare, nel fisico come nella tecnica. Vedere che gli occhietti che pendono dai colpi più poderosi non sono più i tuoi, ma quelli di altri, se non addirittura di altre. Comunque Funny games non me lo rivedrei, esattamente come prima.

Non so se c'entra il fatto che un vero duro non è che sta a vedere seppercaso sei cintura di un colore più scuro del suo. Quello ti tira la sabbia negli occhi. Ti ci ficca dentro i diti. Senza nemmeno essercisi lavato prima le mani. Ti dà il calcio nelle palle. Ti dà la testata sul setto nasale, che ti rompe il setto nasale da cui proviene il grosso delle tue sembianze. Magari ciaveva la lama o er fèro o cosecosì. Ti parla malissimo di mammeta, fijeta, soreta, zieta. Ti sputa da lontanissimo. Ti dice i morti. Coglie le tue debolezze. Inizia a chiederti le Capitali Europee, le Capitali Mondiali; ma anche quelle Nazionali, Regionali & Provinciali. Davanti a tutti. Ti sopraffà, insomma. È questo che mi paralizza. La sopraffazione. Anche se dovessi essere io a sopraffare, non si torna indietro. Il Sopraffatto da me, oltre alla fesseria di essersi lasciato sopraffare da uno così terrorizzabile nonché colla Testa Cinta verso giù il doppio delle volte, dovrebbe scontare il profondo imbarazzo che avrei nell'averlo sopraffatto. Poverino. Poteva essere stronzissimo (e infatti l'unica vittoria conseguita nella Cinturaditeste era stata a scapito di un secchione Agente Cattolico, dell'Az. Catt. cioè, che mi aveva fatto la spia a Flauto col direttore dicendogli che sbagliavo apposta o cose del genere, cosa che io fresco di onta con uno un po' più grande di me non potevo certo perdonare a uno un po' più piccolo di me). Ma mi avrebbe terrorizzato col suo disagio, così come ti può terrorizzare la visione di un animale che metti sotto colla macchina, scoprendolo poi ancora un po' vivo.

Ti premetto, quello che ho scoperto nella circostanza di cui ti dicevo all'inizio, è che mi sono accorto che mentre fai a botte a un certo punto percepisci il fare a botte come una cosa NORMALE. Sì, ok, dapprima c'è il fastidio, il lasciar perdere, il vedere che il fastidio continua, il guardar male ma distogliendo lo sguardo per primo, il desistere, il vedere che porcodio la desistenza viene colta come debolezza e non come semplice lasciar perdere, PORCODIO. Il vedere il suo buffetto sulla tua guancia. Il sentirla avvampare di combustioni indotte. Il sentir fluire anni di repressioni nelle cellule, il lasciarle fluire. Il sentirsi addosso una possibilità. Nuova per me, ma vecchia di secoli. Il vedere che ti porti sempre appresso un instrumento atto a scoraggiare l'aguzzino occasionale.

Il fare a botte è NORMALE. C'era scritto pure in una vecchia canzone che avevo fatto io da giovane. Quest'estate, al mare in Toscana con amici per qualche giorno, parlavamo appunto del tema della Violenza, e tra l'altro ho scoperto che al paese i bambini di una volta chiamavano mangimati noi prole di cittadini, in contrapposizione al razzolare ruspante degli autoctoni per procacciarsi cibo e dignità. Geniale. Quest'ultimi, anche da grandi, li vedi valutare l'uso della forza cosiddetta bruta alla stessa stregua di quanto tu valuti o scarti possibilità dialettiche. E chi dice che l'una sia peggiore dell'altra? Te lo dico io chi lo dice, secondo me lo dice l'intellettualismo radical-chic. Anche questo lo dicevo qui sopra tempo addietro, io trovo la sopraffazione intellettuale deplorevole quanto il bullismo. Anzi peggio perché mascherata da Cosa Giusta, e alle Cose Scontatamente Giuste riserverei un destino anche peggiore di quello che prima riservavo ai giudizi morali. Quando ti avverti pugnante, scopri che quello che fai ti sta scritto nei geni (è geniale, come dire) da tempi più remoti di quelli in cui furono scoperte le infinite possibilità della dialettica. È una possibilità, semplice. È possibile prenderle, darle; è stupido precludersi. Attento, non sono apologetico. Non faccio scale di valori. Non m'interessa stabilire chi, tra botte e dialettica, vinca a Cinturaditeste. Sto solo dicendo che fare a botte è un'eventualità. Così come c'è un momento per mingere & uno per defecare, e che a posteriori puoi pure chiederti se fosse più pertinente l'altra opzione, in luogo di quella fatta (sic). Ma non serve a niente, è andata così. E certo non sarò io quello che ti sprona a produrti nell'una o nell'altra possibilità, specie ora che mi stai sul blog, bleah che schifo.




Perché ancora non vengo al punto raccontandoti la crudezza degli avvenimenti cui la tua meschina attenzione brama? Perché, perché. Perché era meglio farti prima capire che non avrei saputo come raccontare i fatti. Devo limitarmi ad essi? o posso concedermi di indugiare nel compiacimento? e se le avessi prese io, sarei venuto lo stesso tutto fiero da te a raccontartelo? devo vergognarmi delle mie malefatte? cià ragione la morale? o ciavevo ragione io? e se a questo punto ci faccio a botte, colla morale? e se facessi a botte con te, che cerchi sempre di mettermi all'angolo della narrazione? mi sembra che ora che ho fatto il mio esordio nelle Botte si debba stare tutti più in campana, no? Tutti, compreso io.

Ma soprattutto tu, stai più in campana, no? Ma è possibile che ci caschi in continuazione. Ma non è vero niente. Ti pare che ora inizio a fare a botte, alle falde dei Quarant'anni.

Dio d'un dio (questa è di mio zio: bellissima non trovi?), 'Fare a botte'. Come mi piacerebbe e mi atterrirebbe allo stesso tempo. Così, senza rancori particolari.


5 commenti:

Il Riccioletto ha detto...

cazzo, lunghissimo... appena posso

Il Riccioletto ha detto...

letto, molto gradevole.

Vilipendio ha detto...

"Bisogna che meni qualcuno, e quel qualcuno puoi anche essere tu".

Il Riccioletto ha detto...

Ma chi, io ???

Vilipendio ha detto...

Ammazzachezzozzeriaò.
Roba da rimpiangere amaramente che la guerra fredda non sia finita ai rigori.

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