mercoledì 28 gennaio 2009

Kynoureismi.

Certo che me lo ricordo ancora benissimo, di quando imparai che non si metteva la q nella parola cuore.
Praticamente quel giorno si alzò Suormichela – 'alzò' è una parola alta per una nana di 130 cm, ci credo che appena ti rendi conto di essere alta 130 cm abbracci la castità e la fornicazione immaginaria col Kristo; che altro volevi abbracciare, in alternativa? giusto cosce di maschi durante funebri pompe all'impiedi.



Che inizio-splatter eh, puro Tarantino-style. Insomma no, si alza Suormichela e scrive sulla lavagna 'quore'. A qualcuno di noi sembra regolare, a qualcun altro no. Quindi spiega che bisogna levare la stanghetta della 'q' da 'quore', perché altrimenti è come se gl'infilzi 1 spada nel cuore. E allora leviamogliela questa stanghetta e dorainn'anzi scriviamo 'cuore' - happy end & applausi, e via colla collaudatissima Didattica del Sensodicolpa.
Io so che in realtà si fa così perché così ordina la grammatica, ma acconsento di buon grado a questo piccolo inganno per i più piccini, così come mai mi sognerei di dire a mio fratello che B. Natale non esiste.

Che poi pare che, a parlarne così, Suormichela mi stia antipatica. Ma no, non particolarmente. Certo veicolava belle cazzate oskurantiste, il nick di ogni suora dovrebbe sempre essere un Argenteo Mother Tenebrarum. Poi maltrattò sistematicamente Francesco C., poi rappresenta pur sempre una delle prime Figure Autorevoli che la mia storia ricordi; quindi non merita certo i miei peli sulla lingua. Che tanto non potrebbe avermeli uguale, avendo essa da tempo abbracciato la castità e non peni all'impiedi. E, aggiungerei, avendo io stesso abbracciato l'ateismo, che m'impedisce di credere nell'esistenza nelle suore ma non nella sfiga che esse portano. Non di Suormichela volevo parlare, comunque. Ma dei bellissimi Gelsuccosi.



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I Gelsuccosi erano i 4 sghiaccioli (leggasi 'sghiaccioli'='ghiaccioli sghici' della Eldorado. Nelle persone di: Dalek, Magic-Cola, Fiordifragola & Lemonissimo. Il Dalek era a strisce orizzontali colorate, di sicuro c'erano il verdementa, il biancolimone, il rossoamarena, il cocacola, e costava ciento lire. Lo stesso importo che solo qualche anno prima, qualora concessoti dalla mammatua, poteva realizzarti i desideri se in America volevi andar. Affascinante era il pensiero che con la paghetta settimanale dell'epoca avresti potuto permetterti una sbronza di 5-Dalek-5 uno dopo l'altro! Ma evidentemente le genitorìadi funzionavano, perché nessuno lo fece mai; fortunatamente, perché dei 4 glaciali eroi il Dalek fu il primo a sparire dal metallo dei tabelloni. Totalmente insapore già a metà della prima leccata, probabilmente ogni Dalek veicolava la dose di coloranti per tingere 1 milione d'italici vessilli macchiati di narcocacola.

Macheccazzodico! Quello era l'Arcobaleno, che proprio per la sua insipienza era bandito dall'elitario quartetto. Che tristezza quando ciavevi giusto le ciento lire x l'Arcobaleno, e la tua lingua narcotizzata dall'insipienza vedeva i tuoi amichetti flippare sui colori psichedelici e i sapori lisergici dei Gelsuccosi autentici! Invece il Dalek era quel miracolo blu col ripieno rosso che senza troppa convinzione provavano a spacciarti per frutti di bosco. Il Lemonissimo era giallo-chiaro con l'anima giallo-scura, e il Fiordifragola rosa-fragola con un candido ripieno di panna. Grazie a questa isocromia, i pubblicitari avevano buon gioco a suggerire metafore fruttuose quanto ardite; checquelli erano solo alcuni Alchini, che quando mi hanno rimandato in Chimica in II liceo per la II volta su 2 mi era giunta voce che gli alchini sono dei composti organici e cianno il sapore della frutta, e infatti nelle caramelle alla frutta invece della frutta ci mettono loro.
Comunque, Fiordifragola e Lemonissimo sculano i legittimi colori dei loro legittimi frutti. Il Dalek no, checcazzo è blu in natura, che secondo te potevano dire 'un guscio provvidenziale di antigelo Paraflù con un morbido ripieno di pomidoroes'?, e questo sancì la fine della bella avventura del Dalek nei neuroni dei bimbi seventies, peraltro tuttora colorati dai più prudenti e mimetici colleghi del Dalek, i quali (Magic Cola a parte) ancora sopravvivono.

Vuoi farmi contento e ricambiare finalmente il sollazzo che ti do? Portami ancora 1 Dalek non del tutto squagliato, anzi che schifo no! lasciami piuttosto sotto casa un tabellone vintage metallico dell'Eldorado, che me lo appendo alla destra del monitor e guardandolo penso a quanto sei ingenuo a non essertelo tenuto te, quando io attizzo il mio desiderio dell'Estate col solo guardarlo. L'Estate, quella stagione che cerco tutto l'anno per tenermi alla larga da qualsiasi asperità geografica la cui derivata prima non sia sempre pari allo zero assoluto, e che scarseggi di sabbia bianca finissima e acque turchine e tropicane-jèah.

Invece, al di fuori della ristretta & altezzosa ghenga dei Gelsuccosi, fece la sua comparsa Lo Squalo, per una fuggevole brevissima estate. Lo Squalo non ce l'aveva mai nessuno dei 2 bar affacciati l'uno sull'altro alla Piazza, 'sicché' (come dicono bellissimamente i miei alunni toscani sul finire delle loro risposte spesso juste) ogniqualvolta si visitavano i paesi del circondario obbligavo i grandi alla perquisizione dei frigidarium dei bar locali. E ogniqualvolta era un buco nel ghiaccio.

Finché sul finire dell'estate, mi sembra nella bellissimissima cittadina di Pescasseroli, ecco spuntarne la pinna di carta blu dal marrone del parallelepipedo dal soffitto scorrevole, giojoso forziere ripieno di glaciali gioje inestimabili.

Lo Squalo era blu, col ripieno forse rosso. Ma in realtà non saprei, forse lo sto mischiando mnemonicamente coi colori più sperimentati del Dalek? non so più, bisognerebbe raccogliere altre memorie. Ci sono bellissime pagine su I sommersi e i salvati di Primo Levi che spiegano come uno, riabboccando negli anni agli ami della propria memoria emotiva, possa senza accorgersene deformarli col proprio peso; quindi secondo l'autore si rende necessario condurre rigorose valutazioni di altrui testimonianze, per trattenerne solo le intersezioni comuni e scartare (spesso a malincuore) tutte quelle che non trovino conferma. Che uno, raccontando spesso a sé e ad altri le sue cose, casualmente distorce; e può promuoversi le distorsioni a verità. Una cosa come la lectio difficilior, che era 1 appunto a margine del testo scritto dai copisti medievali per ricordarsi un significato, che poi entrava per distrazione a far parte del testo ufficiale da loro testé copiato. Il critico sveglio se ne accorgeva per la ridondanza della doppia frase e sceglieva per vera la lezione più difficile, cioè quella che aveva avuto bisogno di una spiegazione, evidentemente. Questo aneddoto insieme a tanti altri dall'effetto altrettanto vivificante su delle lingue morte mi fu narrato davanti a 1 freca di caffè sambucati (prima che decidessi di essere praticam. astemio) dallo smartissimo prof. P###ozzi, che al liceo m'impartì ripetizioni di latino & greco. Spesso inventava all'impronta (lectio difficilior!) versioni sugli argomenti studiati da farmi tradurre a casa. Le scriveva dall'altra parte del tavolo, sul quaderno rivolto verso di me, affinché io potessi leggerle in tempo reale. In greco antico, storie di alfa-beta-gamma ecc, accenti & spiriti dolci & aspri, tutto questo inventato e scritto al contrario! Fortunati i suoi alunni naturali, io (o meglio il mio papà) quelle infusioni di verità le pagavo a botte di 50mila dell'epoca all'ora. Però valevano quanto quelle degli Echi dei libri di Umberto, cioè molto più dell'importo corrisposto. Chiunque faccia cultura nell'unico modo possibile, ovvero generando interesse, merita di essere coperto d'oro & figa non necessariamente in quest'ordine.



Fra l'altro Primo Levi fa le sue considerazioni su un uso scientifico della memoria (era difatti un chimico laureato in Chimica Industriosa) al riguardo di una vicenda personale e non, molto meno allegra delle mie vicissitudini con Lo Squalo (che peraltro stanno per riservarci sgradite sorprese). Quindi merita l'ammirato Tantodicappello che peresémpio pur nella mia pressappochezza rivolgo sempre a Orwell, per la capacità di gestire una cronaca senza alcuna interferenza emotiva; anche quando tali interferenze abbiano l'ampiezza di una permanenza in lager o di una pallottola nel collo nelle trincee spagnole della guerra civile. Sapersi liberare dalle proprie interferenze emotive autoconferisce oggettività & distacco, quindi credibilità; oltre che prassi doverosa ciò rappresenta furba tecnica. È 1 dei miei chiodi fissi, correttezza e lealtà sarebbero un modello autoripagante.

Quindi io cerco di rifarmi a cotanti e cotali modelli, apparentemente ignaro della diversa rilevanza degli argomenti trattati. D'altronde, perché raccogliere le memorie del Partigiano o quelle di Erodoto sulle guerre persiane, e non le mie o quelle di chiunque altro sui Gelsuccosi? secondo me, ci sono cose che a trovarsele per la strada meritano sempre di essere raccolte. Un ferro di cavallo, peresempio. L'altro giorno un signore me ne ha trovato uno davanti mentre aspettavo il 117 e l'ha raccolto imbarazzato, giustificandosi a voce alta per il proprio comportamento bislacco 'perché porta fortuna'. 'Signore ma perché ti vergogni?' gliò fatto silente, annuendo colla testa oscillata e il labbro aggrottato. Niente di strano, dopo 37 anni di Abbruzzi io ho visto il mio primo cinghiale libero & bello sotto casa mia, alle 10 di sera del sabato in quella metropoli tentacolare che è Roma Capoccia. Parlo dell'inizio della Cassia, mica di qualche fratta dell'Agro Romano.
Oppure merita di essere raccolta una banconota da 50milalire, che una volta lò trovata per terra con Antonella e ci siamo andati a cena. O sicuramente una memoria. Non parlo di hardware, ma di quelle software di Primolevi, Orwell o Vilipendio perchenò, accomunate da 1 passione rigorosa e asettica mai autoindulgente.

Ma insomma Lo Squalo. Come quello sbuca forsennato dalla carta, la lingua prende a skiaffeggiarlo colla cupidigia soddisfanda del gourmet collezionista di Gelsuccosi.
Il sapore non è particolarmente buono, acqua fredda e vagamente dolciastra. Il ripieno non è 1 quore (béccati sta puncicata Suormichè) morbido come quello del Dalek e dei suoi confratelli che giustamente si chiamano Gelsuccosi non a caso. In un impeto giustificazionista mi dico che però quei toni di blu sono molto ben sparati.

Poi mi accorgo di quanto 'sparati' lo fossero ben più del previsto. Capisco anche perché fu evidentemente ritirato dal commercio anche prima del finire di quella estate. Lo Squalo ti faceva la lingua blu per ore, sufficienti per farsene ammirare tutto fiero lo scempio da Claudia e Daniela anche dopo il viaggio di ritorno a casa, e per tutto intero quel pomeriggio.
Ma avevo finito anche quell'estate il tabellone della Eldorado, come invece non finivo di pochissimo nessun album delle figurine. Daltr'onde non a caso ero un ciccione.



Basta per oggi, colle rievocazioni del passato. Che ho già dato al riguardo, pubblicamente e per dimolti anni addietro.



Che senso ha tutto questo vaniloquio solo apparentemente disomogeneo? Puro pisciodicane che demarca di velleità il proprio territorio.

C'è in omaggio pure l'Nsima percentuale di temporeggiamenti. Ciò in canna da tempo il vilipendio musicante ai Còni, ma ciò pure la postazione musicale smontata da questestàte. Appena la rimonto registro e con l'ascolto dee-ley ti dànno l'anima (voce del verbo non dare ma dannare, dannato).

Nel frattempo continuo a snocciolarti le perle più arbitrarie della mia saggezza autentica.

Prego, 'Oink' anche a te.

14 commenti:

fruttimentali ha detto...

E bravo Vilipendio. Tra l'altro mi devi spiegare come si riesce a ficcare Primo Levi, Eco, Orwell, gli amanuensi medievali e il Gruppo Italiano in una trattazione dei Gelosuccosi. E il tutto così semplicemente, come un praestigiatore abilissimo che non ti fa vedere le mani mentre fa i trucchetti. Bravo!
Adesso lo so che non c'entra tanto con l'argomento (e non voglio cominciare il "allora ti ricordi..." tanto in voga in questi anni), ma voglio linkarvi quello che più di tutto nella mia vita mi ha fatto flippare davanti alla tivvù nell'età in cui sognavo. Il nonno di Betty Boop. Ripassavatevelo su http://it.youtube.com/watch?v=rHog9UD8RSU. In quel tempo, pur sentendomi superficialmente offeso nell'intelligenza per l'impossibilità tecnica di alcune invenzioni, capivo perfettamente il gioco delle parti e ci stavo, e mi divertivo. Che morbidezza quelle animazioni, che fantasia!


ps
Anonime! (non si tratta di volgare plurale, ma di caso dativo da tradursi "Oh, Anonimo!") Quantunque io abbia volutamente omesso di tirarti in ballo in codesto post, non cadere nell'errore di credere spento il mio fuoco. Guai, a pensare che mi fermerò davanti ad uno "st'attento a te", anzi.

fruttimentali ha detto...

Scusa Vilipè, mi spieghi il titolo "Kynoureismi"? Anche se me lo scrivi dal dritto e dal lato tuo va bene. Grassie.

fruttimentali ha detto...

Ma che ho scritto dativo?, scusate volevo scrivere vocativo, ovviamente. Tutta colpa di Anonimo, mi ha offuscato.

Vilipendio ha detto...

Oh, quella. Era solo una vecchia canzone che mi cantava la mia balia macedone tenendomi tra le poppe. Cavolo se avessi 1 chitarra sottomano la canterei, faceva così:

"Kynoureismi, kynoureismi - dormi con tutti i crismi - kynoureismi", e poi "Kynoureismi, kynoureismi, goditi i miei organismi - kynoureismi".

El Dorado ha detto...

Gelosuccosi, Vilipe', GelOsuccosi.
Erano i 70 dei ghiaccioli, non gli 80 della gommina.

Vilipendio ha detto...

Ahahah, ma questo era un post sull'uso kynodiuretico della memoria, non una merceologica scheda tecnica. Io li ho sempre chiamati così, m'imbarazzerebbe cambiare alla soglia dei 38.

Ti dico 'Amico, non so chi tu sia - ma giù le zampe almeno quest'acqua [ghiacciolata] è mia'.

Detto questo, El Dorado era fra l'altro il protagonista di una bellissima paper-storia di Barks.

Anonimo ha detto...

L'Arcobaleno me lo ricordo a 200 Lire. Per un paio d'estati, forse. Non di più. E dovevo avere probabilmente 7 anni, mese più, mese meno. Lo Squalo mi sfugge.
Ma non sono assolutamente una teste attendibile.
Mi ricordo anche una disputa con l'unico cugino coetaneo: io preferivo ghiaccioli ed anguria, lui gelati e melone. E mi accusava di essere stupida, con un sorrisetto da furbo, da "quello che ha capito tutto della vita", asserendo la mia stoltezza per la scelta di "solo acqua e zucchero", avversa rispetto alla sua, che invece era "sostanza".
Poi, crescendo, ho preferito anche io gelati e melone e non so se sia stato perchè nel frattempo mi son fatta furbetta come lui o semplicemente perchè sono invecchiata.
Ad ogni modo, oggi, non frequento più il mio unico cugino coetaneo.

Mi piace chi affonda nei propri ricordi, senza rimanere sulla superficie acquosa di qualche immagine, ma con la intenzione di scrutarne i fondali.
Un pò meno apprezzo, invece, chi si aggrappa fortemente al ricordo, sia per autocompiacimento ed autocelebrazione del sè (a meno di una estrema ed ironica consapevolezza nell'atto), sia per paura ed incapacità di vivere il presente, rendendolo, in tal modo, non efficacemente latore di futuri ricordi.

Fruttolo, dimmi, cosa ti turba? Di cosa hai bisogno? Parliamone.
Mi metto qui, tutta comprensiva ed auscultante.

El Dorando Pietri ha detto...

A-ha, non ti facevo così ottimista.
Mi si da' del merceologificatore?
Ti dico.
Prima mi si parla di ami della memoria emotiva deformati col proprio peso, di necessità condurre rigorose valutazioni altrui testimonianze e poi quando arrivo ad offrire malincordiale scarto di intersezione non confermata si abbandona allegramente uno dei propri chiodi fissi(che tra l'altro arriva direttamente dal linguaggio tontanaro..attenzione..) precipitando incautamente in contraddizione.
Detto questo, ti sfido a intuirmi il passaggio che lega la mia mutata identità alle tue agghiaccianti memorie.
"Vieni a giocare con noi..."

Vilipendio ha detto...

(oddio che male alla capa) Beh, dai brividi di paura procuratimi dal tuo ultimo virgolettato sembreresti essere il pagliaccione di It; dal tuo proseggiare un telegrafista. Poi, io non ho mai detto di rifuggire le contraddizioni, è già tanto faticoso esserne consapevoli che mi concedo di indulgere a quelle che mi stanno più simpatiche.
Ma quindi aspè, non'ò capito, ci conosciamo? mi sfidi a ricordarmiti o a cosa altro? "Dorando Pietri"?
Metto una regola: facciamo che non vale coinvolgere il buffo autore di queste pagine in film dell'orrore.

Il Riccioletto ha detto...

Per mille trinchetti, non mi sovviene il nome completo del prof P###ozzi del qual pur ricordo vividamente le funamboliche gesta dai tuoi resoconti di Santa Marinella . Appena se beccamo su Scaip me lo devi dì, sebbene di questi tempi privi di ozio e creatività, non riuscirò a pagar compenso superiore alla coppa del nonno.

Doranni telegrafista ha detto...

Ma no, aspetta no? Perché tutta questa furia a rispondere? Così non c'è gusto.
Non apprezzi le citazioni, ne' di King, di cui però sbagli opera, ne' tue, sia nella scelta dei periodi, sia nel metodo di costruzione, sia negli effetti capalgiaci.
Che fretta c'era, dico io? Te lo potevi godere un pochino,il mio commento, te lo smontavi piano piano e coi pezzi mi ci confezionavi una bella replica degna della tua perizia.
Potevi pure provare a risolvere Lindo Vinello e allora mi avevi steso. Con mia grande soddisfazione.
Invece no, l'hai buttata in caciara con una puzzetta d'inchiostro degna solo di seppia messa alle strette.
Capisco che essere apostrofati da uno sconosciuto in casa propria può non essere piacevole, soprattutto se davanti al pubblico dei propro lettori(?),
ma ti garantisco che il mio intervento voleva essere l'omaggio di un ammiratore che apprezza sinceramente il modo in cui ti manifesti in questi spazi.
Vabbè. Un po' deluso mi ritiro. E per sfregio mi chiudo il cerchio da solo. Dorando Pietri: il più famoso SQUALificato della Storia.
Ti sei perso un Compagno di giochi. Per ora.

Vilipendio ha detto...

Dirò 'ah-ah' e 'uau'.

Chiedo scusa per aver sottovalutato l'Aureo Mutaforme, cui però rivolgo giusto un appunto che nulla tolga.

Per dichiarare una serratura, si mostra di sfuggita una chiave. Il pur bellissimo Topolino si discosta dal fumetto d'autore perché qualsiasi dettaglio debba rivelarsi portante nella narrazione viene segnalato con apposita vignetta, quando non addirittura graficamente evidenziato.

Anche nei fumetti/libri/film che ambiscono a glielammollàrgliela di più, la chiave pur se anpassàn viene mostrata. Che nella matassa di dati che si stratifica, come potrebbe il fruitore immaginare che ci sia qualcosa da cercare? e di che tipo dovrebbe essere?

A me stranamente mi avrebbe sbloccato la majuscola sulla parola che, rileggendo con altra attenzione, ho capito per ultima: 'Ottimista'. Senza, non l'avevo ricollegata. Con, assieme a tutto il resto, mi avrebbe suggerito il sublivello su cui impostarmi la testina di lettura. Ma comunque belle storie, parola x parola, parola quadro inzomma.

Non è che ora però debbano fiorire sciarade & indovinelli. La mia pur fantasiosa intelligenza manca del tutto, fra tante altre cose, d'intraprendenze poliziesche. Colle note a margine sì che mi godrei l'intreccio. Senza, nel sapere che ci sia qualcosa che potrei non cogliere, mi subentra un tipo di disperazione simile a quella che mi inducono certe claustrofobie banali e certe altre del tutto assurde.

Detto questo, l'aver sottostimato a sproposito mi ha uscito un tantino di facciadafesso. I miei complimenti per l'ordito, comunque; Lindo era davvero ineccepibile e commisurato, coll'ajuto di Wikipedia (ma, coincidenza assurda nonché vana infine, me ne aveva parlato pure mio padre qualche giorno fa!) forse anche più semplice da decrittare del resto. E l'effetto finale di un strappasorrisi micamale. In 1 parola: pertinente. Orcamadonna (la chiave stavolta è nel duplice accosto animale: se girata nella serratura ne sblocca i connotati sia suini che cetacei), la Pertinenza non è acqua.

aCComodo pugnali ha detto...

Che meraviglia, che leggiadro scambio, che eleganza. Che soddisfazione.
Oltremodo Opportuna l'Osservazione sull'Ottimista.
Così era stata pensata, ma errore di battitura ci fu.
E il tuo averlo rilevato riequilibra tutto.
Anzi, anzi, ma lo vedi quanto è stato più fico così?

Come di pugnalatore che si presenta all'appuntamento colla sua vittima coll'arma senza filo.
E non riuscendo per questo a concludere al primo scambio, ingaggia una serie di incroci col suo avversario
che prolungandosi(lo scambio) produce un affilamento progressivo dei rispettivi strumenti di offesa.

Epilogo: i contendenti si allontanano a braccetto soddisfatti ed affilati, affinati ed affiatati dal confronto.

E stavolta le maiuscole stanno al posto giusto. Tutte.

Vilipendio ha detto...

Ahiahi.
Se stanno al loro posto tutte-tutte, allora dall'impaginazione fatta e dal tuo nuovo Nomen Omen (che ti diventa subito nick: io ti sbattezzo nell'Omen del Papè Satàn Aleppe) si sente puzza di acronimi o acrostici bizzarri. Che sarebbe enigmistica destrutturata, quando a me l'unica che diverte risolvere è quella deterministica delle parole crociate a qualsiasi schema.
O adesso sono passato da ipo-recettivo a iper-recettivo? Boh.
Che è una parola importante da saper dire.

Che fissa, è il primo sbattesimo ufficiale che celebro da Vilipendio & non: Nomen Omen.

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