sabato 20 dicembre 2008

La poetica del Riennevaplù.

Che poi è evidente che sono io, il disadattato. Quello incapace di relazionarsi. Mica possono essere tutti gli altri nessuno escluso, no. Cavolo, la statistica è nojosa quasi quanto l'economia, ma è evidente che un evento che abbia una sola probabilità di verificarsi contro svari miliardi di altre mi sa che è ridicolo x davvero.

Dopo 37 anni ancora non ciò capito niente di come mi dovrei rapportare cogli altri. Cogli oni & cogli altri. Quindi no, sono io lo stronzo. Magari fosse retorica; e invece io finora mi sono comportato sempre allo stesso modo. Nonnò, sono proprio stronzo. Piglio e sparisco, senza manco perdermi in parole magiche. Potrei elencarne, di corsi e ricorsi storici. Lustri passati colì, decenni trascorsi colà. Olà: periodici repulisti totali.

Puff; sparisco. Saturato dalla mia stessa impotenza. Niente, è così: a un certo punto intollero il povero coglione che incarno nelle circostanze, e smetto di botto di circostarci. Pure se all'orizzonte non c'è nient'altro. Io nel Nientaltro ci sopravvivo Nientemale, grazie. Tipo, guarda qua: non ciò gastriti. Non celeò! Ergo sto abbastanza bene. Aspetta va', fammi andare a fare un caffè, fintantoché.


Àah.

Io penso che ognuno sia unico, e fin qui niente di originale. Ma oltreché unico, intendo anche sottintendere portentoso nella caratteristica non necessariamente positiva che lo rende unico, o 'nelle caratteristiche', al plurale perché magari è più d'una. Ecco la mia (o una delle mie, ma sicuramente la più sbalorditiva).


Sono la persona più intollerante che esista sulla terra (e fin qui poco di eccezionale, doveva pure essere uno il più intollerante, mica due), ma anche la più tollerante al tempo stesso. Questo è l'assurdo.


Sono capace di resistere per interi multipli delle 24 ore a cose che mi sono insopportabili. Ricordo di averci resistito per almeno una freca di volte, dicendomi 'Dai, che ad es. fra 72 ore è tutto finito', 'dai, che mancano solo 2 risvegli', 'dai, che stasera finalmente ne sono fuori'. E di averlo fatto alla perfezione; credo di essermi fatto sgamare raramente, forse mai. Aggravando sia le insopportabilità contingenti, sia le mie responsabilità d'insopportatore silente.
Intendiamoci: io sono un pigro espertissimo. Non intendo fare niente che non vada a me, e intendo pure litigare fino alla morte pur di difendere il diritto a non farlo. Se provi a costringermici celebro istantaneamente i miei riti vodoo per rianimarmi la testardaggine abbruzzese sopita in qualche cantuccio del dienneà, e con essa mi faccio inespugnabile. E ritengo inestimabile, come detto più volte su questo template che mi si dice essere illeggibile, la capacità di assecondarmi la pigrizia. Perché così faccio solo quello che mi va; non ho detto 'quello che mi piace', ma 'quello che mi va'. È diverso, perché ivi comprendo sia le mie piacenze sia le mie volenze, ovvero quello che io stesso ritengo di dover fare per una mia piacenza di ordine superiore. Tipo che so, non mangiare il cioccolato per passare a pieni voti la Prova Costume.

Quanto la pigrizia mi sia inestimabile mi è chiaro solo adesso. Laddove io ritengo vi sia una ragione trascendente per fare le cose, che so: amore – amicizia – divertimento – lavoro, la pigrizia non mi viene secreta dal sistema immunitario. E mi annullo.

Porcoddio, ho detto 'mi annullo', e questo intendo. E non me ne accorgo. E sapermene accorgere prima di ogni altra cosa mi era inestimabile. E porcoddio, non ne sono capace. E, porccacciodiddio; ecco cosa mi terrorizza in questo momento della vita, impedendomi di mettere fuori di casa la mia socievolezza generalmente piacente. La consapevolezza di esserne, al momento, inconsapevole. La consapevolezza di potermi riconoscere nell'ennesimo stupro solo quando me ne ha decretato le lesioni pure il medico legale.


Guarda le cose che sto a dire. Guarda quando le sto a dire. Adesso. Stavo trastullandomi su Facebook, mangiando il mio piatto di risointegraletonnoalnaturaleolivenereagliolioacrudopeperoncino pensa che fissa se le ricette le facessero così, provando a sentire i Plaid. Mi viene in mente di iniziare un post dicendo 'Che poi è evidente che', anzi, era da stamattina che ci pensavo e mi piaceva. Poi qualche neurone si preme il tasto Invio, ed eccoci qua. Io e te, che basta che scrivo una cazzata e tu subito ognipresenzi. Ma tu pensa sto vegliardo d'Iddio. Diamogli la majuscola per stavolta, va'. Gli gira il culo e ti fa non solo trovare ma soprattutto cercare una risposta. Cazzo, io a sta roba ci dovevo aver pensato da un pezzo. Essa da sola mi costituisce l'antro della vita. Il clichet, il corso&ricorso periodico, il moto inarmonico più cacofonico che possa solo pensare di percepire. Oh, celò in capoccia proprio ora. Io lo so cos'è dio; che ridere a pensare quanti filosofi, quanti teologi, quanti stronzi si siano accapigliati a definirlo, e lui sempre sfuggente come scureggia fuor da sfintere. Sta roba chiamata dio è, semplicemente, l'oggetto del mio odio. Nient'altro. Se non lo odiassi smetterebbe di esistere, ma Lo Stronzo sa benissimo che io non intendo privarmi di lui perché ne ho bisogno, mortacci suoi. Cazzo però, me li scelgo bene i bersagli. Penso non ci sia niente di più acuminato, quanto ad acume, intendo. Un vero Maestro. È un porcone e va bene, ma come non stimarlo, è geniale, l'oggetto del mio odio è geniale.


Fare un bilancio è inutile.


Non ho mai avuto sensi di colpa verso le vittime delle mie pulizie. Poiché mi hanno saturato. Mi apprezzavano per la mia capacità di capire, per l'empatia che sapevo sempre come trovare, per la facilità con cui mi funzionava il meccanismo. Ciononostante, la maggior parte delle volte mi hanno messo nelle condizioni di non essere capito, e di non poter contare su nessuna empatia, da parte di nessuno. Di sentirmi costretto a chiarire. E dopo questa violenza che nella mia immaturità continuo a sentire inaccettabile, me ne hanno fatto percepire l'inutilità, con tranquilla inaudita violenza quotidiana. Di qui, i carpiati nel Nientaltro.


Ho sempre avuto sensi di colpa con loro. Poiché me ne sono fatto saturare senza saper fare per tempo la cosa giusta. Perché mi avevano voluto bene anche per la mia capacità di capire, per la facilità di trovarmi l'empatia. Perché ingenuamente ho dato per scontato che la loro comprensione e la loro empatia mi spettassero di conseguenza.

Soprattutto ho sempre avuto sensi di colpa verso le persone non toccate in alcun modo dalle ragioni della mia fuga nel Nientaltro. Con loro appresso, mai l'avrei raggiunto. Le ho, spietatamente, sacrificate.


Eccolo il bilancio; e infatti è inutile, perché ormai sono saturo. Non serve a un cazzo. Sono saturo.


Non so dire le cose; o non le dico fino alla morte, la mia, o nel dirle deflagro, esternamente e internamente. Ed è irreversibile.


Che sfiga.


Sò pure pelato.
















9 commenti:

Il Riccioletto ha detto...

Bello bello bello...
Da quando avevi messo il post con un questionario, una domanda del quale era "da quale post consiglieresti ad un amico di cominciare?" non avrei saputo quale scegliere in quanto tutti erano notevoli. Ora forse sceglierei questo.

Vilipendio ha detto...

Ma davvero. E perché. Che fissa sta foto.

Il ha detto...

Perché perché, ber di' da Giacobbino.
Er libbro der perché - chi lo vo' legge - sta a cova' sott'ar culo de Pasquino. (Gioacchino Belli)

Vilipendio ha detto...

Vil arisponne...

Ah, ecco.

Anonimo ha detto...

bello questo.
ebbravo.

Vilipendio ha detto...

Bello quanto riscontrarsi la scabbia sullo scroto.
Tipo la famosa canzone, 'Ho scritto Scroto sulla scabbia'.

Vilipendio ha detto...

"ò scroto tano sulla scabbia".

Anonimo ha detto...

la sabbia sullo scroto è un problema tuo.
a me che leggo interessa solo la piacevolezza della scrittura.
datti una spolveratina se tanto ti nuoce ed infastidisce la sabbia.

Vilipendio ha detto...

No-o, quella era la canzone sixties: io scrivevo 'skabbia', colla kappa.
Se genero piacevolezze sono contento, ma la skabbia rimane. E, quale rimedio al malessere denunciato, la scrollatina sarebbe più démodé di un salasso, più obsoleto di un cataplasma, più arcaico di un senapismo.
Sigh.

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