giovedì 13 novembre 2008

Jam session for a lonely heart.

Un mio piccolo cruccio è che non volendo deludere le aspettative di nessuno non ho mai tentato di improvvisare. Pensieri, azioni, ora pensavo alla musica. Controllo razionale, ci vuole. Quando si ha la sensazione che il controllo razionale possa non essere sufficiente: rinunciare, dichiarandolo. Così facendo praticamente io sono stato il più grande traditore di me stesso, nella mia storia. L'unica che mi debba interessare. È infatti evidente che Napoleoni, Debelligàllici e Massacri di Irochesi sono serviti a fare da premessa necessaria ai miei sviluppi, e con la mia morte perderanno ogni senso. Questo naturalmente vale anche per te, dal tuo particolarissimo punto di vista contingente. Sia nel senso che anche tu esisti per essermi guest star poco brillante, sia perché il mio discorso può valere anche per te, se lo fai tuo. A quel punto sarei io a brillarti attorno, anche se devo ammettere con ben altri luccichii.

Toh guarda, sto improvvisando. Non ho la più pallida idea di cosa sto scrivendo, o di 1 direzione. Solo la certezza istantanea di un brulicare di sensazioni. Mi colpisce per un attimo, l'idea che tutto st'ambaradan historico sia allestito a mio esclusivo palcoscenico. Oh chiariamo subito che non ciò tempo da perdere in atti di superbia. Ti parlo, se ancora non l'hai capito, del mio punto di vista emotivo. È un punto di vista solo mio, non puoi pretendere di ficcarti in mezzo ai miei occhi o ai miei orecchi o ai miei diti né tantomeno giudicarmi, cosa che ti sconsiglierei di fare con chiunque, a prescindere.

Mi ricordo, ero molto piccolo, di 1 domanda fatta a mia madre. Una di quelle tipo 'dove andiamo quando moriamo' o 'come nascono i bambini', che ci vorrebbe un manuale di istruzioni alla vita infantile che ti spieghi che fanno solo perdere tempo. Meglio che invece giochi, che impari molto di più, e poi sarà tutto 1 gran lavorìo per fartene passare la voglia. La domanda era: "Mamma, ma l'Italiano è la lingua più importante, no".

Mia madre professava Lettere alle medie, ora è in pensione. Quindi per un me forse 5-6ènne era 1 autentica istituzione monumentale, quella che mi avrebbe dato risposta. Non ricordo se facessi la primina o la secondona o addirittura l'asilo, certo è che era il Monstrum di un quadro molto in là da venire, nel mio (personalissimo) gioco elettronico dell'Istruzione. Come uno che per fare la ricerca delle medie cià a disposizione Umberto Eco. Avrei attinto a un pozzo di conoscenza che per i miei modesti bisogni conoscitivi sarebbe stato di un pertinente sbalorditivo.

"Come, la più importante". Ahiahi, mi aspettavo un 'no' o un 'sì', e doveva essere evidentemente un 'sì'. Puzza di mancanza di Ogniscienza.

"Cioè, è la più importante di tutte le altre, dell'Inglese, del Francese, del Tedesco, dello Svizzero. Tutte queste lingue noi le traduciamo in Italiano". Citavo nientemeno che personaggi delle barzellette; il sillogismo quindi mi pareva buono.

"Sì, è molto importante, gli Antichi Romani hanno portato la loro cultura dappertutto, e anche in seguito la cultura italiana, l'arte, la musica, sono state molto importanti, e continuano a esserlo." "No no vabè, non fa niente". Un altro pezzo di adulto divinizzato si era staccato, povera mamàn. Oh, io stranamente l'ho fatta piuttosto corta, ma non c'era stato verso di capirsi, e sì che ero stato chiarissimo.

Io intendevo dire che: ma era una specie di scherzo che gli altri popoli si ostinassero a parlare lingue straniere. Tanto poi tutto veniva tradotto in Italiano. Era una specie di codice segreto che usavano per gioco, per non farsi capire, per farci dispetto. Facessero pure, tanto alla fine quello che scrivevano o che dicevano c'era qualcuno che lo traduceva in Italiano. Che dunque era l'unica lingua che avesse un senso usare.

Credo che questa sia stata l'unica forma vaga di patriottismo con cui mi sia mai compromesso, un sentimento che non ho mai provato. Neanche quando la mia adolescenza si dipanava pigramente tra Tamburini sardi e Piccole vedette lombarde, nonché Contadini allegri, Visconti dimezzati, Cavalieri selvaggiamente inesistenti. Ero troppo inconsapevole per codificare ciò che mi stregò in seguito nelle denigrazioni deamicisiane di certi Elogi di Franti. Come un cieco o un sordo cui si tenti di spiegare la vista o l’udito. A un certo punto un’idea di ciò che ti manca te la fai, ma non puoi capire l’accanimento emotivo con cui il tuo interlocutore ti fornisce le sue descrizioni.

È evidente che non era patriottismo manco quello. Io dicevo quello che notano molti lucidi osservatori di bambini tipo Gianni Rodari: il bambino è egocentrico, tutto deve ruotargli attorno. È uno spudorato terrestrino tolemaico, e ancora non sospetta l’entità dei traumi futuri che avrà, quando si accorgerà di essere in compagnia talmente ridondante che gli conviene cambiar rotta finché è ancora in tempo. Nel frattempo soffre, più o meno consciamente, delle rivoluzioni copernicane che lo frastornano, ma in genere le incassa con molta più classe di certi infantilismi clericali passati presenti & futuri. E si dispone a stanare e a biasimare il suo coetaneo che nel cielo delle stelle fisse tenterà di continuare a brillare più del tempo dovuto. Almeno, il bambino che non ciaveva Maria De Filippi dentro la TV.

Voglio essere ancora più chiaro perché oh, non c’è 1 volta in cui ti scrivo che non mi stupisca di quanto io sospetti la tua ottusità. L’italiano era la lingua più importante perché era evidentemente la lingua che parlavo Io, e a seguire in un’ovvia scala-valori la mia mamma, il mio papà, quella che se tutto andava per il verso giusto avrebbe biascicato sempre meglio il mio fratellino testè nato, i miei zii, i miei amichetti ecc. ecc.

‘Mazza quanto improvviso 'razionale'. Non so se sono io che non mi lascio andare, o cogli anni mi si sia atrofizzato l’organo che esprime certe forme di emotività. Che poi non lo so se è così: ciai fatto caso quante cose vergognose sciorino usualmente di me, delle mie orribili figuracce, delle mie turpitudini, della mia atrofia sociale. Niente di che, credo, ma certo sono più auto-impietoso della media. Allora perché sono inibito nel suonare, perché mi lavo in continuazione se c’è gente che devo vedere, perché cerco di far ridere gli altri, perché cerco di restituire echi di piacevolezza visiva a ogni costo, perché cerco di ostentare sempre la mia assoluta rinuncia alla competitività? Nel frattempo però mi controllo le ortografie, a meno di non inventarmi uno stile prosaico in cui certe licenziosità sono simbatiche, oltre che permesse. Mi istruisco con qualche successo nei derivati del Pancrazio. Soffro come 1 cane quando cado pubblicamente in fallo. Da sempre. Sarò sciemo, o forse coerente. Rifuggo le competizioni. Perdo apposta inconsciamente quando sto vincendo, tipo peresempio a ping-pong. Odio con tutto il cuore, disprezzo e infine sogno di vittoriosamente irridere a ogni livello fisico e mentale chi ostenta la propria competitività, chi cerca di mettere sotto il più debole. Ho paura della violenza, una paura folle, film come Funny games mi fanno star male. Il primo, dico, col cavolo che sono andato a vedere il secondo, perché manco c'è quell'enfasi, quel caricaturale, quell'alieno design d'interni, quel moogheggiare di certe rielaborazioni classiche, a estraniarti dal contesto violento di certi Agrumi meccanici. Dentro Funny games (come quell'altro, The experiment) l'origine della violenza è il quotidiano, mica lo straordinario. In un contesto in cui potresti tranquillamente ritrovarti anche tu. Nella parte della vittima, ma anche (ecco la chiave forse!) in quella del carnefice. Becca Erostrato di Sartre. Becca i lanciatori di cose dai cavalcavia, che già schivai d'un soffio non da bersaglio ma da bersagliatore. Forse mi fa orrore non solo l'idea di subire, ma anche l'idea di lasciarmi andare. Perché magari ci sono insospettabilmente predisposto.

Ma cazzo, giuro che improvvisavo. Partivo proprio da questo, 'perché non improvviso?' E all'improvviso, improvvisando esternazioni apparentemente sconnesse, ti arrivo al dunque.
Dovrei avvertirti che stai per leggere dei soliloquistici cazzimiei; tornare al titolo e inserire un avviso. Ma niente affatto, non c'è spazio. Dovrei usare un nuovo foglio protocollo e poi ricopiare tutto in bella. Mi concedo in tutta superficialità, per 1 volta, un ragionamento a voce alta su di me, senza pensare al tuo sollazzo. In genere da sti luoghi cerco di farti ridere (ma guarda) o più sottilmente piangere, usandomi come mezzo ma non come fine. Bèccati questo. Mi sembra un pedaggio fin troppo modesto, poi puoi sempre accanarmi da esattamente dove ti trovi: qui.

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Se non lài fatto sei un tipo strano. Anche perché non garantisco niente, continuo a non avere idea della mia direzione. Certo è che a partire dal prossimo intervento si ricomincia con gli umorismi tristi e le allegre disperazioni, sta roba freejazz autospeculativa scassa parecchio anche me. Lo dicevo anche ai miei alunnetti oggi pomeriggio, sto pensiero originale: 'L'assenza di strutture castra le creatività'. E loro, dall'alto della loro età media di 22ènni, lo capivano perfettamente.

Il fatto è che ieri ho fatto un incontro che mi ha turbato profondamente, lasciandomi invischiato nella mia stessa tela di sensazioni. Quindi tornavo sull'autobus trattenendo a stento le lacrime, con nelle cuffiette Burt Bacharach. Oh, mi sono scoperto da tempo essere un frocio musicale; a me ste musichette zuccherofilanti sistematicamente m'inculano. È per questo che sentivo il bisogno di alcune gymnastiche spirituali, ti chiedo scusa per avertene coinvolto. Ne ho tratto la sensazione che mai, mai devo avere l'arroganza di ritenere le mie paure più pressanti di quelle di qualsiasi altro, che questo deve farmi abbassare di brutto la soglia delle mie aspettative, persino di quelle che ritengo del tutto legittime. Persino di quelle che razionalmente continuo a ritenere che mi spetti di diritto aspettarmi.

Questa scoperta è macabra, sembra di firmare la propria condanna all'infelicità intingendo il pennino nella giugulare di quel sant'uomo che porse la spugna acetosa in luogo della bramata acquadueò alla crociféssa progenie di dio fintamente morente.
Ma sta scoperta è spesso alleviata dallo scoprire che persone che ritenevi in un modo possono sorprenderti in un altro, che è algebricamente migliore. E con questo, ripagarti dei crediti che avevi contratto con le tue aspettative deluse.

Come ogni altro messaggio fondamentale, anche questo è criptico. Scusami se ti ho usato anche se temevo di esporti a un concerto di stecche. Mi servivi tu perché senò non sarei mai arrivato a tornare in tonalità e concludere il tema. Intuivo che mi avresti costretto a farlo facendo leva sui miei obblighi di ospitalità. Menomale, altrimenti questa miniera di sensazioni sarebbe rimasta ciò che in genere rimane. Una miniera di sensazioni.

2 commenti:

Il Riccioletto ha detto...

Porcoddio.

Vilipendio ha detto...

Davèro.

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