sabato 4 ottobre 2008

Minus habens.

A me, stare a informarmi non mi appassiona. La mia attenzione non è gratis, quindi deve essere catturata da un colore, una frase, un odore non banali, poiché è preziosa almeno quanto quella di ciascun altro. Il mio metodo conoscitivo è praticamente quello di bighellonare cogli occhi aperti, e fermarmi solo quando vedo un'anomalia.
Naturalmente questa è la principale delle cause della fallacia della mia preparazione, ma che ci vuoi far? a me va bene così. Certo, se mi dici che così facendo mi perdo 1 sacco di verità piccole & grandi non posso che darti ragione, ma tiro dritto uguale e in genere mi faccio bastare quelle che mi vengono a sbattere addosso o magari altre che scovo io cercando tutt'altro da tutt'altra parte. Ma quando penso a certe altre Verità che io so di sapere, e che so anche quanto sia improbabile che altri ci sbattano il muso, allora mi spavento sul serio.
Quindi, un po' per la responsabilità che mi deriva dall'essere depositario dei seguenti ori colati, un altro po' perché uno non può mica sempre lasciarsi colpire la faccia dalle Verità degli altri ma deve pure colpire lui (che era sempre l'un po' di prima), ecco che ti regalo delle altre Cose, stavolta Minori.

Madonna, non ci posso pensare che probabilmente sarà già tanto se seguirai le mie indicazioni alla lettera solo tu. Tutti gli altri, che stronzi, tireranno dritto sba(di)gliando proprio come farei io. Questo è gravissimo, perché le Verità di cui sono depositario sono quantomeno 1 cifra, ma ce ne sono alcune che so quasi solo io, e che mi raccomando non devi prendere sottogamba. Sono le Verità Minori che ti sto per dire. Difatti, non ci vuole niente a dire “sèntiti i Franz Ferdinand, sò na ficata, senti quanto sono pregni della strafottenza per forza britannica, e della complementare dolcezza nebbiosa che da bravi teddy boys rivelano in circostanze più rare”. Che ci vuole? Apri qualsiasi rivista adolescenziale e ci trovi scritto che te li devi sentì, in culo a ogni poesia, perché è di moda. Che poi ringraziamo tutti quanti La madonna, perché è 1 degli ordini più graziosi che oggigiorno ci possano impartire. No, qui il pericolo è che sottovaluti quello che ti sto per dire, e che ciò si perda per sempre. Facciamo così, stipuliamo un patto: io smetto di introdurre che sennò rischio di perderti da un momento all'altro, e tu mi giuri sull'Inadempienza di dio che mi darai retta. Okkej? okkej. Vado eh. Ti dico 4 altre Cose. Sono Minori e siamo d'accordo, ma la loro preziosità è proprio nella loro condizione minorile. Sì sì aspe', mò te le dico. Pìu che Cose generiche sono 4 dischi. Eccoteli qua (ricorda il tuo giuram. ecc.), anzi aspetta un attimo che me li ficco nelle cuffie anch'io, perché ti devo dire bene cosa ci succede dentro perché sennò non mi credi. Partiamo insieme, eh? io & te. Pronti: via.

Uàu, senti che inizio: geniale sin dal titolo. Al giorno d'oggi qualsiasi perdigiornod'oggi si fa bello colla musica etnica. Ieri (1973), quando tutti inseguivano mitologie celtiche, questi Palepoletàni sfornano un inizio da mercato del pesce. Dentro a sto gruppo talvolta c'era il fratello del produttore di Zucchero, ma se te lo senti solo per questo gossip hai proprio l'indole del poveraccio. C'è il più bravo fiatista italiano pop-rock di sempre, nessuno come lui tarantella col flauto traverso e spara dal sassofono timbri acidi al posto di note. Stavano tutti a imitare le Jethrotullate di Ian Anderson (che a sua volta deve più di 1 grazie a Roland Kirk), e se non cierano buoni ripiegavano sui flautismi primordiali del Peter Gabriel nei Genesis.
È un album di concetto. Un unico lungo brano, come usava all'epoca quando ciavevi roba da raccontare, e all'epoca ce l'avevi spesso perché spesso ti si stava a sentire. Allo scoccare del 6.40 di Oro Caldo avrai i brividi sulla schiena. Al 7.27 invece assieme ai brividi ti vedrai tutte le lacrime davanti alle pupille, senza capire perché. Te lo dico io, il perché. Stai sentendo il primo orgasmo elettrico della tua vita.
Uno di quegli orgasmi sbagliati, distratti da qualcosa, troppo corti. Ma è il primo ad essere elettrico. L'avesse sentito Dick o Burgess o Kubrick, a scorrergli sincrone sarebbero scene di film o pagine di un libro. È come un robot che ejacula campi vettoriali, senza capire cosa sta provando. Non lo capirà mai, non lo può capire, non ha vita. Ma ci stai tu, tu la vita celài, tu sai di cosa si tratta. Non glielo potrai spiegare mai, e allora ti scendono le lacrime. C'è metallo al posto della carne, che gode senza sapere. C'è uno strumento elettrostatico che riproduce archi polverosi, c'è un sassofono che strilla tutto il disappunto possibile, fino a uscire flussi di elettroni al posto di note.
Poi si continua, ma non distrarti. Come spesso capita quando l'orgasmo è sbagliato, dopo se ne cerca un altro. Cercato, forsennatamente voluto, senti quanto. Gli strumenti improvvisano, dialogano. A 10.27 si prova a cambiare ritmo, dimezzandolo. Niente da fare, era giusto quello di prima, torna il raddoppio a 10.53. Gemiti elettrici. Improvvisamente, stop. Ci si ferma su certe carezze coccolose di Stanza Città, pare. Ma il ritmo sembrava solo interrompersi, era il silenzio della miccia accesa. Che in pochi secondi al minuto 0.38 improvvisamente esplode, colpendoti su ogni lineamento della faccia.
Io non ho mai sentito niente così.
Si chiamano Osanna, pregano qualcuno che non risponde. Ora che mi ricordo, i loro dischi sono tutti Superiori.

Quelli di prima le strillavano da un megafono rotto, le loro preghiere. Adesso sentirai appena un bisbiglio, congelato nel rigore architettonico del barocco, riverberarsi contro il marmo. Alza quindi il volume. Il marmo è sacro come la musica, sacra è la voce amletica che si leva ad implorare. Sacro è il riverbero che risponde refrattario, riverbero di onde e di sacri dinieghi.
Direttamente dalla Notte degli Oscar, c'è Bacalov dentro. Fa il George Martin, e gli altri i Beatles. Degnamente, detto senza paura di essere blasfemo (ti pare). Degno anche degli episodi migliori della musica sacra, generati da un equivoco eterno ma capaci di rappresentare il più puro e toccante degli aneliti. Quello da sempre meno corrisposto.
Si parte da un breve Introitus ringhiato, stranamente. Poi arriva il mottetto, a cappella su una discreta leggerissima orchestrazione. Sempre di Bacalov, con lui ciò seguito un costosissimo corso settimanale di musica per film, che mi è stato prezioso per capire che musicare porzioni di idee di altri non m'interessa. Bacalov era simpatico, piccolissimo, sempre coi guanti, molto molto nobile e svogliato. Veniva con l'autista in livrea. Cioè, dentro l'ivrea c'era lautista, lui veniva in una macchina lunghissima guidata dall'autista, che stava in macchina e contemporaneamente in livrea, come una matrioska. Quell'estate l'hanno rifatto alla Chigiana a Siena dietro i cui vetri avevo lungamente sbavato. Durava un mese e si teneva nel famoso collegio internazionale ripieno di studenti (e soprattutto studentesse) di tutto il mondo. Ti facevano non solo sentire gli aneddoti del Maestro, ma pure fare laboratori compositivi. Stavolta però era gratis.
Disco registrato, tornando a noi, il giorno del primo dei miei pianti.

Sì sì, vabbè, ammetto che ciai ragione tu: co sta copertina non posso pretendere che mi dai retta. Però lasciami un attimo dire.
Non so a te, ma a me m'à preso un colpo l'ultima volta che sono andato da Disfunzioni. Parcheggio a via degli Etruschi, che qulo! Ma in compenso, che sfiga, le saracinesche nonostante sia in orario sono giù chiuse. “Ma com'è che Disfunzioni è chiuso?” - “non è che è chiuso, HA chiuso”. Ciai presente la barzelletta militare 'facciano un passo avanti tutti quelli che cianno la nonna viva? XY, dove cazzo vai?'. La stessa delicatezza, lo stesso lutto.
È dal liceo che ogni soldo è messo al pizzo per i ciddì originali, alle medie x i Puffi, al liceo x i ciddì, all'università x le sigarette & altri ciddì. Gli stessi ciddì originali che ora mi ritrovo a centinaia sul piatto sprofondato della bilancia, con sull'altro altissimo 16 giga di semiconduttore a pochissime diecine di €cu pieno di mp3 gratis. Che ora il posto dove li tengo mi sembra il Mausoleo dell'Insensato, ma un tempo mi erano tutto.
Disfunzioni Musicali era il Tempio del Futuro Insensato. Ci passavo pomeriggi, e anche mattine quando facevo sega da solo a scuola e fuori pioveva e io non ciavevo una lira (ah no: quello era Ricordi a v. del Corso), e se non pioveva c'erano appostati i Testimoni di Genova che mi davano Svegliatevi! quando io volevo solo Continuare a dormire!, specie se era per quei motivi lì. Commessi competenti, generi alternativi autoghettizzanti, annunci di gente che cerca gruppi e di gruppi che cercano gente. Raccoglitori pieni di copertine di ciddì fotocopiate, perché sennò me le fregavo tutte io (credo che questo sia il vero motivo x cui Rentùn – storico noleggio di ciddì di prima della guerra del p2p – sia fallito). Insomma: il Paradiso. Entravi lì dentro e non c'era mai, dico mai, diffuso un disco che non avesse almeno 15 anni (giacché se era più recente era target da integrati laddove dentro si era allegramente – si fa per dire – tutti apocalittici sfigatissimi). Chiuso, x dio! In effetti, me ne accorgevo ora, io stesso non compravo un ciddì da 1 paio d'anni. Incredibile. Tutto, dico.
Comunque, una di queste volte che c'era su il disco di almeno 15 anni prima, il disco stavolta era vecchio di almeno 25 anni. Solo che ciò che sentivo, pur'essendo chiaramente bossa, era bossanuovissimo.
Bossanova era il caposaldo Getz-Gilberto, che mi aveva registrato zio Elio e io mi ero sentito col walkman a letto per ore in tutte le notti dell'estate in cui per la prima volta non dormivo nella stanza con mammà papà e fratellò, ma nella mia qualità di Cugino Maggiore da solo nell'antisalone del nostro falansterio estivo abbruzzese straripante di zii e cugini minori. Per l'appunto un caposaldo, a Getz-Gilberto non gli occorrono certo le mie divagazioni minorate. Ma sto cazzo di suono di accordi non inventariati nei Real Book e sto ritmo non di legnetti percossi era l'intersezione fra la bossamia, il rock progressivo di cui ai tempi mi facevo e certe tecniche contemporanee che ho studiato molto dopo. 'Sorprendente', penso, ma ancor più sorprendente è che tuttora resista al repulisti che feci di tutte le facezie con cui, come già detto, mi facevo.
“Che è?”, chiedo indicando l'aria al roscio commesso basettìno che ora lavora molto più calvo in uno dei pochi spacci di ciddì rimasti aperti a Roma, il Settore Ciddì & Divvuddì di Rinascita a Botteghe Oscure.
“<...>”, fa lui centellinando parole e porgendomene la copertina.
La copertina, dicevamo. Guarda su, quante righe! Ho messo il record di prolissaggine. Compenso sintetizzando il concetto allo stremo: è vero, ha i gìnz rossi (come li portava spesso quel commesso) e cortissimi, ed è evidentemente un soggetto. Ma tordo dio, se hai letto fino a quaggiù il tuo tempo non dev'essere granché prezioso: sèntitelo, no. Non te ne parlo per una sorta di sintesi finale; ma sembra certi
fiori di spiaggia dai colori ipnotici.

Questo invece è un disco geniale, esattamente come i 3 precedenti. L'autore è autore pure della colonna sonora deI Soliti Ignoti e di Ma-na-ma-nàh, sigla del Muppet show ma originariamente OST di certi documentari discinti sulle scollacciature svedesi. Il contrabbassista che ci suona dentro una volta m'à messo 10 in Arrangiamento, ehm. Mi sa che alla fine fra i tanti meravigliosi OSTieri italiani d'epoca, Morriconi, Trovajoli, Piccioni e tutti dico tutti quelli minori che minori non sono neanche 1 po' (Alberto Baldan Bembo, Bruno Nicolai, Nino Rota, Riz Ortolani, Stefano Torossi, Lesiman, Goblin, Guido & Maurizio De Angelis, Luis Enriquez Bacalov e altre camionate), a me Piero Umiliani mi piace una cifra (non cel'ò fatta a sbilanciarmi).
Sin dal primo pezzo (Open Space) gliel'ammolla con un tranquillo sfoggio della tecnica dell'aumentazione/diminuzione. Infatti il tema, facci caso, è prima dilatato su una frase di ampio respiro, e poi dimezzato ritmicamente. Prova a sentirtelo in macchina, sto disco, mentre guidi sull'autostrada. Vedrai che adrenalina che ti sale. Io lo mettevo sempre almeno un paio di volte, quando andavo a Bari da solo a fare gli esami al conservatorio. Infatti in tutte quelle volte che ero alla guida, ho avuto solo 1 colpo di sonno; ma non vale perché quella volta c'era mio fratello, che infatti mi ha svegliato.
Già mi pare di sentire la tua querula voce: 'Sì ma perchè dovrei sentirmi questo disco?'. Perché questo disco è il Gèzz come dovrebbe essere il gèzz sempre. Temi geniali, groove geniali, che si dipanano in strutture mai noiose e quindi geniali. Troppo facile annacquare un temino di otto battute in assoli del fiatista, poi del pianista, poi del contrabbassista, poi del batterista, poi del barman, poi del buttafuori, poi di nuovo le 8 battute e poi tutti a casa a smaltire la sbornia. Troppo facile anche fare cose fiche in questo modo quando ciai i fuoriclasse; infatti a Chet Baker, Charlie Parker e Stan Getz dal cuore gli esce la bocca che gli canta cose sincere, anzi singère proprio. Che cazzo gli imparano agli studentelli della maggior parte delle squole di musica, a buttàlla in caciara per ore con strumenti costosissimi e corsi di Velocità ancora più costosi, dove come nel far-west sono in perenne competizione per chi è il + veloce. Invece di dirgli che la musica che devono fare è solo quella propria. Meglio fare a chi ce l'ha più lungo, non si spende e si fatica di meno, e magari ti dice pure qulo e vinci tu. Una volta sono andato a 1 pub per vedere 1 simpaticissimo e bravo batterista, che era timoroso come tutte le volte in cui doveva suonare con un Nome di città italiana notoriamente rapidissimo coi diti sul suo strumento. Anche quel Nome infatti insegna Velocità alle squole di musica. In effetti era stato frettolosissimo x tutta la serata, meglio di una vecchia telescrivente. Quella sera di semibiscrome insolùte avrei preferito ascoltare Vanzina prodursi
con una chitarra senza corde in serenate ruffiane per tentare di entrare in calore Boldi & De Sica e farli riprodurre fra loro.
Ora sto sentendo Goodmorning Sun, se lo sentirai anche tu ti sembrerà di sognarti col fianco sdraiato sul triclinio mentre dall'alto ti si cala in bocca l'uva (matura per carità, sennò mi si straniscono le moltitudini). Insomma, di atmosfere cenè 1 casino, tutte diverse e parimenti scintillanty, provare per credere. C'è pure Lady Magnolia, pensa. E, madonna, Pretty! Presto, presto, tutti a sentire Pretty! Mi sta persino quasi tornando la voglia di far revisionare il flauto e soffiarcene dentro il tema forsennato, e armonizzarlo in quarta e in quinta cantandoci dentro
in contemporanea. Christo, questa roba è superiore, e ne stai avendo segnaletica completamente gratis. Madonna, qui continua, un pezzo dopo l'altro, non ti dico più niente. Piglia solo quella cazzo di macchina e corri ad addentare una strada.

Non c'è una di queste 4 Verità Minori che non meriti che tu te ne faccia piedistallo. Non c'è 1 di questi dischi che non sia aureo & colato. Certo che se non te li adori per bene sei irrecuperabile davvero.
Mi raccomando eh. Hai giurato. Non è che lo faccio per te o per avere i tuoi ringraziamenti, anche se certo mi fa piacere che di queste meraviglie ne godi anche tu. Quanto per un senso di Giustizia. Quindi non scappare via senza combinare niente perché non ciai tempo, cacchio rimediali e mettiteli 1 attimo sul combrùter o sul cellulare o sul lettore mp3. Te li sentirai quando capita. Se poi ti piacciono e vorrai ricambiare, segnalerai roba che merita, ma merita per davvero OGGETTIVAMENTE, che nessuno ama perdere tempo, a me e a tutti quanti coloro che hanno il fegato di circondarti nel quotidiano. Come una catena di Santonio, ma di quelle belle però.

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