giovedì 9 ottobre 2008

Lezioni americane.

Ciao. Non ti saluto mai. In effetti oggi mi viene di considerarti. Volevo finalmente spiegarti qual è un mio antico sogno marginale, che però sarebbe faticosissimo a realizzarsi.
Ho provato a spiegarlo a qualcuno, qualche volta, ma non credo di esserci riuscito. Altrimenti avrei visto nel mio interlocutore l'incanto, e non la risata cortese. Oppure, nessuno sogna il sogno mio.
Comunque io insegno Fisica Acustica. Che è un intrico scientifico di nozioni marginalissime. Serve come base teorica a chi decide di occuparsi di audio a qualche livello; costoro pagano una retta a una scuola, che in piccola ma ragionevole percentuale va a finire nelle mie tasche.
Incredibile come un meccanismo consueto sia strano, quando te lo scrivi.
Fattostà che nella sua qualità di intrico scientifico, la Fisica Acustica che insegno gode di una coerenza impeccabile, fatte salve le falle nella mia preparazione di docente scarsamente interessato alla materia. Dell'insegnamento mi diverte molto più giocare a generare interessi, come direbbe Morgan prima di finire in tv vicino vicino al silicone di Simona Ventura.
Le lezioni hanno cadenza settimanale. Fatti 2 calcoli, in ogni lezione svolgo meno dell'1,4% del programma per ogni classe. Di classi ne ho una quindicina a settimana. Da qui la sensazione di essere uno stillicidio, che se non lo sai è il fenomeno che provoca lentissime stalattiti e stalagmiti.
Quindi dentro di me divago spesso. La divagazione mi porta a immaginare la seguente fantasia, che non ti spiego subito perché prima ti devo fare la mia classica premessa, una divagazione nella divagazione. Fra parentesi, mentre sto qui a divagarti, contemporaneamente ascolto Lucio Dalla vecchio, che è superiore come poche altre Cose. Il tuo guajo di lettore è che sono molto ramificato, supporto benissimo il multitasking e m'interessa pochissimo che lo sopporti anche tu,

Ti prendo per mano nella spiegazione perché mi fai tenerezza, tu così poco interessato alla questione nelle grinfie di me così logorroico. Quando il cane deL Riccioletto era solo un cucciolo, il secondo insegnò al primo a guadagnarsi leccornie in cambio dell'esecuzione di alcuni comandi. Gli vennero insegnate delle equivalenze elementari, ad esempio 'zampa' = biscotto. Ogni tanto, per affinare il meccanismo, Il Riccioletto sciorinava un elenco di nomi inizianti per zeta: Zorro. Zero. Zazzera. Zoroastro. Niente biscotto se il cane ci cascava. Allora io dicevo 'prova con zappa, zompa, zimpa, zumpa, vediamo quando fa 1 faccia veramente smarrita'. Il Riccioletto aveva allora una reazione che capivo ma non provavo, 'no, ma che sei matto, poverina...', e sentendosi in colpa solo per aver avuto per un attimo le mie crudeltà nelle orecchie, le dava biscotti senza più comandare. Diceva Il Riccioletto una volta recente che era tornato a Roma, che talvolta gli avevo suggerivo esperimenti analoghi anche col fratellino, di 10 anni più piccolo, giungendo dunque ad attribuirmi venature naziste.
Non è nazismo, è scienza ludica. Ti riferisco un pensiero che a mia volta mi riferiva un sodale abbruzzese al lago quest'estate (bella Crì). Ma ci pensi che c'è uno che ha ficcato un virus, per quanto rintronato e mezzo morto, dentro a dei bambini vivi e in salute? Solo poiché essi non sono morti, ragionando per induzione, ha inventato i vaccini. In casi come questo, chissà se il metodo induttivo era eticamente corretto. Il rischio era alto. Ma valutando i grandi numeri, quei bimbi erano niente in confronto alle punture che da allora hanno salvato i culi nostri & loro. Per quanto riguarda poi il bimbo e il cane, mica li metti in pericolo o li fai soffrire. Li confondi un attimo, ma poi se proprio ti spiace te li puoi abbracciare stretti stretti subito dopo. Macché, Il Riccioletto mi diceva che ero nazista. Oddio, 'I can see where are you from' gli direi a questo punto, e lui di rimando 'I certainly was in the right'. Ma l'antefatto di questo spassosissimo battibecco lo conosciamo solo Jason, lui e me che me lo ha raccontato.
Insomma, da sempre mi affascina l'esperimento. Io mi affanno ogni anno con centinaia di alunni a farmi aedo di aride nozioni, manco finisco che subito c'è un refresh di altre centinaia. Pure bello eh, che ne so, ogni anno c'è qualcuno che porta un nome che non ha mai avuto nessuno degli alunni precedenti, o mi fa conoscere un libro o un film o un disco che non adoravo in precedenza e invece poi sì, oppure mi mostra affetto, oppure mi confligge mettendomi in discussione, oppure fa delle battute che mi skiantano o si skianta per le mie, oppure mi mostra quanto devo scendere i calzoni sotto le mutande sul mio culo di quasiquarantenne se voglio sembrare giovane a qualke allocco che ankora ci caska (le cappa esprimono un rigurgito di gioventù). Stupori preziosi. Però cazzo, si parla per lo più di y(t)=Asen(2πft+φ), se non peggio.

Ma ecco arrivare il mio sogno. Sostituire di nascosto la materia che insegno. Inventarle una grammatica, una sintassi, vesti nuove. Scientifiche, coerenti in ogni dettaglio. '2+2=5', ma non quello orwelliano, legittimato dalla scorciatoia facile del bispensiero. Bensì uno nuovo, confermato da un nugolo fittissimo di postulati, teoremi, assiomi & corollari. Inestricabili per chiunque voglia addentrarcisi, perché alla fine progettati per resistere a qualsiasi aggressione di agenti logici. Per progettare 1 sistema simile dovrei farmi un culo grosso come un'urbanistica di capanne. Ma alla fine, scommetto che ce la farei a far tornare tutto, se solo mi andasse fino in fondo.
E io mi commuoverei finalmente per ciò che dico, per i nozionismi che trasmetto. “Le onde acustiche non si propagano attraverso materiali del colore degli abiti di chi li indossa, stante in un raggio di 1.917 m. Ciò è ragionevolmente confermato dal fatto che i colori a loro volta sono costituiti da onde magnetoorganiche quanto i suoni da oscillazioni termochimiche, ma di natura particellare. Quindi si assiste a una danza in cui il protone negativo, che vibrando induce la percezione del colore, cerca continuamente il quantum negativo che invece stimola il nostro principale sensore acustico: l'ano”.

Che fissa Luciodalla quando cantava nella sua seconda lingua, l'Inglese Inventato.

Tale asserto (quello prima di Luciodalla) chiaramente smontabile in 4&4=8 è solo un nonsense costato 5 minuti. Se mi dessero miliardi di €cu a me e a tutti quelli che dico io, levandoli a schiaffoni ad altri sempre suggeriti da me, mi metterei a tavolino per qualche annetto e ne uscirei con 2 bei tomi rilegati di cui progetterei anche copertina e impaginazione in omaggio. Ma proprio miliardi eh, perché a me il rigore scientifico, per quanto possa apprezzarne tantissimo l'esistenza, quando tenta di farmi suo complice mi spiana i coglioni come gli schiacciasassi di Hanna & Barbera.
Se qualcuno mi desse retta, la prospettiva di essere obbligato da tutti quei miliardi mi atterrirebbe. Schiatterei dall'angoscia. Dormirei male. Mi ridurrei all'ultimo. Ma un po' questo gioco mi stuzzica, pure gratis.
Facciamo così. Ti preparo solo una lezione. E non su sta cazzata di Fisica Acustica che mi sembrerebbe risibile già solo per il nome che porta. Troppo facile. Come inventarsi una Tellurica Ottica, o un'Onanistica Statica.
Poi, una materia scientifica dovrebbe essere definita non solo qualitativamente, ma anche quantitativamente. E pensa che palle. Facciamo così. Solo una lezione. La Prima Lezione di Musica.








La Prima Lezione di Musica.



Come vuole l'antica consuetudine illuministica, prima di approcciare qualsivoglia indagine scientifica si ripudi il padre putativo del Cristo e i suoi oscurantistici insegnamenti.




i definisce Musica la tecnica con cui si raccolgono i musi ('musi' + 'tecnica'), ovvero tutto ciò che ottenga un seguito nell'attenzione del fruitore, provocando effetti.
Il successo di tale tecnica e di chi la applica può essere quindi misurato contando la quantità di 'musi' raccolti nel proprio uditorio.
Essa può essere di vario tipo: sonoro, visivo statico, visivo dinamico, adimensionale, bidimensionale, tridimensionale, pluridimensionale.

La Musica si divide in due ordini: Superiore e Inferiore.
Secondo il Principio di Causa-Effetto, La Musica Superiore genera reazione. Le ghiandole salivari producono i loro secreti che vengono subito scagliati sull'autore, se siamo a un concerto punk. Quelle lacrimali in certi casi arrivano a idratare l'epidermide circostante. Alcuni arti possono prendere a muoversi in sincrono con il ritmo percepito. Lo spettatore prova il desiderio di partecipare all'azione musicale. Compaiono espressioni facciali apparentemente scollegate dalla realtà circostante. In certi casi documentati i soggetti analizzati cercano di produrre suoni dall'apparato fonatorio o attraverso la percussione di oggetti o di parti del corpo, proprio o altrui.
La Musica Inferiore si riconosce per l'assoluta inerzia in cui lascia il suo recettore. Non costituisce stimolo, se non talvolta come inconsapevole fastidio nella percezione dell'aumento del rumore di fondo. Può spesso essere rimossa con evidente soddisfazione del soggetto testato e del ricercatore che conduce l'esperimento, non trasmettendo informazioni capaci di attivare i recettori neurali del fruitore. Il numero di musi di conseguenza non varia significativamente nel luogo ove l'azione musicale si svolge.
Una volta costituita questa differenza, sarà fondamentale sempre associare una di queste categorie alla musica che si voglia avvicinare. Nel primo caso (Musica Superiore) è bene dedicare all'ascolto la giusta costanza, anche qualora sulle prime si abbiano difficoltà di comprensione (in questo senso si accennerà nel seguito alla distinzione tra Musica 'Bella' e 'Brutta'). È spesso in questi casi che si hanno i risultati più preziosi. Nel secondo (Musica Inferiore) l'ascolto è consentito solo per fini utilitaristici, quali la composizione di una compilation nei rituali di corteggiamento di una potenziale compagna, o lo spingere a tempo il carrello pieno in un ipermercato sottobraccio a te. Anche se spesso la rimozione di musica inferiore comporta effetti distensivi che superano di gran lunga i presunti fini utilitaristici.

Esaurita la trattazione della Musica Inferiore per la palese insufficienza di informazioni trasmesse e reazioni suscitate, passiamo all'analisi della Musica Superiore. Essa può ulteriormente suddividersi in due branche: Superiore Negativa e Superiore Positiva. La Musica Superiore Negativa è quella che induce nell'ascoltatore sensazioni di fastidio se non addirittura anche di rifiuto. Secondo una nomenclatura che sfrutta la nota associazione tra onde chimiche di tipo acustico e onde olfattive della stessa natura, se l'effetto negativo del brano è ottenuto attraverso dissonanze, allora diremo che tale brano è catalogabile come Musica Negativa Profumata. Nel caso in cui invece prevalgano le consonanze, ci si troverà di fronte a un chiaro caso di Musica Negativa Maleodorante.

Condizione talvolta necessaria ma non sufficiente per far parte della Musica Superiore è avere un nome con la Bi. Ad esempio Beatles, Bach, Beethoven, joBim, Bugo, Eric Blair, Carl Barks, PaBlo picasso. Contrariamente a quanto asserito da certe scuole di pensiero, Beethoven va annoverato tra i Musicisti Superiori: pur avendo spesso costituito materia didattica, sono state misurate reazioni di sincero apprezzamento nella maggior parte dei campioni statistici sottoposti a esperimento. Non come 'Baglioni' o the 'Best of Fausto Papetti' che rappresentano chiari casi di come si possa essere con la Bi e non essere necessariamente Superiori.
Altre classificazioni, quale ad esempio quella che divide la Musica in Bella e Brutta, sono da scartarsi poiché rispondono evidentemente a criteri istantanei e non oggettivamente misurabili. Spesso certe forme, inizialmente classificate come Brutte, a un ascolto reiterato costringono lo studioso a ribaltarne la definizione. Il Brutto è spesso temporaneo, proprio com'è a più attente verifiche il Bello.

Una più recente scuola di pensiero, che guadagna consensi sempre maggiori, non si sofferma sulle forme inferiori di musica o su quelle superiori e negative, ma cerca di individuare una Superiorità nell'interazione compositiva che certe vicende musicali innescano nel proprio fruitore. Si è definita la Musica come la tecnica di affabulare musi. Musi intesi come parte del tutt'uno fruitivo. Orbene, dicono alcuni, quale migliore affabulazione dell'instaurarsi di un'interazione ludica fra chi compone lo spunto iniziale e chi lo elabora nelle proprie emozioni, ed esternandole lo rimanda all'artefice iniziale?
In tale teoria, degno di nota è che si supera la distinzione tradizionale tra il ruolo attivo del compositore e il ruolo passivo dello spettatore. Entrambi sono Il Musicista. Riconoscendo un ruolo marginalmente gerarchico a chi inizia temporalmente questo gioco di rimandi, la Musica diventa una tela tessuta da più mani. Quante volte quello che sembra l'artefice unico di un brano veicola inconsapevolmente una serie di emozioni che i suoi contemporanei trasudano? Il Musicista si fa medium della società, cadendo in trance egli segnala unicamente con la propria tecnica ciò che il mondo a lui circostante ha creato già. E il mondo esterno potrà cogliere e sviluppare di rimando le sue proposte facendone nuove poetiche, in un gioco che secondo questa suggestiva teoria può essere l'unico mezzo permanente per contare i musi dei propri giocatori.

Secondo la definizione tradizionale invece, la Musica Superiore Positiva dispone invece di una ben più vasta gamma di sottocasi, suddivisi in diciassei Articolazioni e Scale, fra cui le principali sono la scala endecatonica, la scala di Milano, la scala Mobile, la scala 'Richter-Mercalli', la scala aperta sotto&sopra e la scala Reale (che batte tutte le altre). Affronteremo nel dettaglio lo studio di tali Articolazioni nelle prossime lezioni (che non arriveranno mai, chissà se si è rotto più il cazzo chi scrive o tu che leggi, altro che miliardi, mi dovete portare dio in catene con un imbuto nel buco del pisello, già infilato che mi fa schifo - n.d.r.).

Che cazzata è venuta fuori. Mi immaginavo qualcosa dimolto (dimolto attaccato, alla toscana) più scoppiettante, e invece si vede benissimo che mi ero stancato praticamente subito. E poi è quasi tutto vero. Ma se per caso a una di queste cene di intellettuali europei con Umberto Eco insieme ad antipaticissimi musicisti contemporanei viventi, dopo mangiato viene inventato un manuale del genere, e un giornalista dell'Espresso il giorno dopo spiffera tutto, giuro di studiarmelo a un prezzo modico e di interpretarlo a lezione magistralmente.

2 commenti:

Il Riccioletto ha detto...

Cmq alla fine il cane sapeva:
1)"ZAMPA": dare la zampa, sapendo scartare comandi malformati financo "zampogna".
2)"ATTERRA": sdraiarsi repentinamente a pancia in sotto in una posizione fermamente simmetrica (tipo sfinge).
3)"ABBAIA": Eseguire una abbaiata unica, decisa, ma non troppo forte da disturbare il vicino (nazista).
4)"INPIEDI": ebbene sì, alzarsi in piedi come un essere umano sano(sulle zampe posteriori).
5)"STAI": Fermarsi impassibile seduta sul marciapiede, foss' anche il marciapiede di Manhattan in data 11/09/2001 poco dopo le 9:00AM. Ferma da far invidia ai bersaglieri di un alzabandiera.

Cazzo però di riportare il bastone non c'è mai stato verso.

Vilipendio ha detto...

Oibò, cosa mi rappresenta quello scintillìo tra parentesi vicino vicino alla mia pur ignifuga coda di paglia?
Io in vita mia non ho mai impartito 1 ordine, io.

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