sabato 24 maggio 2008

Ti do 1 pugno che ti mando sino a Milano.


(che poi, come si esprimeva a Milano analogo concetto?
E come dicevano a Roma al posto di “Chi va a Roma perde la poltrona”?
Quale fulgido esempio di meta-scrittura, questo discettare sui propri titoli)





Ho una missione. Cristo, ho una missione.
Solo, perché proprio io? Che domanda sputtanatissima. In questo inelegante teatrino in cui recitiamo tutti, questa do
manda se la sarà posta chiunque per qualsiasi cosa. Se la sarà posta quello che a 20 anni passa di botto dal divertimento di vedere quanti capelli gli cadono all'orrore di cogliere x ultimo la propria calvizie. Oppure quello che a 14 anni, dopo aver primeggiato tra i coetanei a causa di un mix prematuro di muscoletti peli e sburra, si vede superare in altezza anche dal più soggetto della classe. O ancora, quello che capisce che solo la propria pelle porterà x sempre i solchi della propria acne giovanile. Quella che vede che nonostante palestra, massaggi, diete & lassativi la cellulite le rimarrà per sempre, e sempre peggio. Questo per non voler scomodare i drammi ben maggiori che infestano i luoghi + comuni. Ora che ti ho sintonizzato sul mio fastidio, è tempo di dire che missione.

Fra le cose di cui ancora mi stupisco, 3 per lunghezza e intensità principaleggiano. Le elenco sfruttando magistralmente la funzione “Elenchi puntati e numerati” di OpenOffice:

1. l'aver suonato sigle di cartoni animati per 12 anni;
2. l'insegnare fisica acustica da 8;
3. l'aver quindi maturato un discreto tesoretto di nozionismi nei 2 settori, oltre che di esperienze bislacche (vedasi ad esempio Cronaca nera!).


Tralascio ogni approfondimento delle 3 questioni poiché richiederebbe troppo tempo, e io oltre che a essere un pigro d'eccellenza ho come dicevo sin dall'inizio 1 missione.
Lo strano è che da questo cocktail esplosivo emergono delle potenzialità. È da queste che nasce la mia missione. Come diceva Stan Lee creando il suggestivo universo Marvel, “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Solo mortaccisua che nei suoi albi gli eroi godono di poteri divertentissimi, quali ad esempio la forza proporzionale di un ragno. Ma proporzionale a cosa, poi? assumendo che in una proporzione degna di questo nome ci vogliano 2 medi & 2 estremi (
come ben sa anche l'alunno + distratto di una II media), cosa sarebbe proporzionale a cosa? “La forza dell'Uomo Ragno sta alla forza del ragno come la massa dell'Uomo Ragno sta alla massa del ragno”? Oppure:”la forza dell'Uomo Ragno sta alla forza del ragno come l'essere nerd di PeterParker sta all'essere nerd del ragno”? O magari: ”la forza dell'Uomo Ragno sta alla forza del ragno come la ficaggine delle donne dell'Uomo Ragno (mi riferisco alle GwenStacy e MaryJaneWatson disegnate da John Romita Senior, mica quelle scialbe cheerleader che indegnamente le impersonavano nei film) sta alla ficaggine delle ragne del ragno”?).

A parte che la parola ragne mi dà il voltastomaco, ma pure se quella giusta probabilmente è la prima, se vuoi usare un linguaggio scientifico devi stare alle sue regole. Devi essere scientifico. Sennò non sei meglio di quei decerebrati che scrivono sui detersivi “Fino al 30% più bianco di un normale detersivo”, che è un esempio da manuale di quanto possa essere matematicamente e deontologicamente impreciso un pubblicitario e di quanto possa essere porcina una divinità. Questa che sembra una delle mie digressioni più sterili invece non lo è; continua a leggere, invece di indulgere ai tuoi prematuri giudizi.

Il problema è che al posto di avere superpoteri io ciò i buffer delle mie povere cervella completamente intasati di inutili amenità interdisciplinari quali “per RT60 s'intende il tempo (espresso in sec) di decadimento del puro riverbero di 1 sinusoide impulsiva“ e ”il gatto di CandyCandy non era 1 gatto, ma 1 procione”. Questo assurdo privilegio praticamente mi obbliga all'espletamento della seguente missione. Dimostrare che nella sigla “Mazinger Z”, in cui si cantavano le gesta dell'omonimo robot, i versi “Quando udrai un fragor a mille decibèl – giù dal ciel piomberà Mazinger” siano una clamorosa sciocchezza.

Mica solo per l'accento sbagliato di decibèl. È grave per carità, uno mica può dire metrò al posto di mètro, è semanticamente sbagliato e se non sta attento viene pure scaracchiato sui binari. Ma questo lo sanno perfino gli ingenui che ancora pendono dai nazismi del Sedicesimo fra i Maledetti. Il casino grosso è quantitativo, è il fatto che i decibèl siano 1000. Senza nulla togliere alla prestanza del poderoso robò, tale misura è scientificamente impossibile. E io che so di essere tra i pochissimi a detenere l'adeguato know-how interdisciplinare, mi accingo a scientificamente dimostrarlo.

Vorrei avere un contatore di abbandoni causati da un'unica frase. Credo che se stai continuando a leggere sei davvero un gran personaggio. Ritengo che persino l'annosa questione della transustanzazione dell'imene di certe Immacolate Confezioni sia più utile della materia su cui entro breve ti farò ragionare, ammesso che riesca a farlo nei rigorosi termini scientifici che mi propongo di rispettare.

1000 dB è impossibile. Calcola che tipo 194 dBSPL sarebbe il livello di volume che udresti ascoltando sussurrare 20 Kg di tritolo che ti esplodono a 3 m di distanza (Manuale di Acustica, F. Alton Everest, Hoepli 1996 III ed., pag. 25). Ma per farti apprezzare pienamente la portata con cui gli autori di quelle sigle a noi ingenui fanciulli c'incularono sin da piccini dirò di più, senti qua. 100 dBSPL è il volume che corrisponde “solamente” a un autotreno pesante che ti passa a 10 metri (ibidem). La formula con cui ti calcoli gli SPL (nomignolo confidenziale con cui gli addetti ai lavori si rivolgono ai dBSPL) è 10 log di ciò che a un certo punto fa chiasso. Il logaritmo, nonostante il nome anticommerciale che ha, immàginatelo come un contatore di zeri delle potenze di 10. Egli infatti corrisponde all'esponente da dare a 10 per avere come risultato l'ammontare del chiasso di prima (comunque voglio dire, alle brutte c'è la calcolatrice). Ergo quando di dB ce n'hai 100, l'autotreno di prima che ti sfreccia accanto è responsabile di un segnale che vale 10 elevato alla quantità di dB diviso il 10 che moltiplica il log, cioè 1010, cioè 10 seguito da altri 9 zeri, cioè 10.000.000.000, cioè 10 miliardi. Ora, questo vuol dire che se mai qualcuno riuscisse a produrne 1000, la quantità fra parentesi indicherebbe un segnale ampio 10100, cioè 10 alla 100, cioè 10 seguito da altri 99 zeri, cioè:
10.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000, cioè: 10 miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi. Questo sarebbe un segnale che neanche si avvicinerebbe al fragor della nebbia che si alzerebbe se G. Ferrara scureggiasse a 1 cm dalla produzione annuale di farina del Tavoliere delle Puglie. Dico G. Ferrara, altro che Mazinger Z.


'Certo' mi dirai colla superbia sulla faccia, 'quella sicuro era una licenza poetica', come si chiamavano quellecazzo di cose, 'una sineddoche', no, 'un'iperbole'! uau che memoria, 'l'autore non ha fatto 1 brutta figura come dici tu ma una figura retorica e tu sei particolarmente incapace di spiritismi poetici'.

Guarda, stavolta per assurdo voglio darti retta. Ok. Ipotizziamo allora che, fra i vari Mazinger, quello di tipo Zeta fosse particolarmente dotato. Ma la canzone cantava le gesta di lui, non di noi che l'udivamo. Voglio dire che tutti quei dB, se pure qualcuno fosse riuscito a produrli, non avrebbero certo fatto udire un fragor, ma piuttosto avrebbero spappolato i timpani di chicchessia più dell'Imene sopracitato, più che se colpiti dalla gragnuòla di cazzotti colla quale il Tyson ventenne mise al tappeto un sorpreso Trevor Berbick. Trevor Berbick che, non so se lo sai, ma prima di quell'incontro aveva battuto Cassius Clay – Muhammad Alì “con una sola mano, dopo appena ottantasette secondi” (Wikipedia, alla voce omonima), per dopo ritirarsi perché “gli era stata diagnosticata con una tac la presenza di un grumo di sangue al cervello grande come una palla da tennis, dovuta con grande probabilità alle spirochete della sifilide”, per poi morire “assassinato nel giardino di una chiesa della sua città natale colpito da un ignoto con un colpo di accetta (o forse di machete) alla testa” (ibidem – come vedi, il documentarsi e il citare le proprie fonti riserva spesso succose rivelazioni, altro che 1000 dibì). La soglia del dolore non supera infatti i 130 dB, qualsiasi stimolo di livello superiore viene recepito per l'appunto come dolore più o meno intenso.

Uff, che fatica. Per di più, che fatica inutile. Ma finalmente mi sono liberato dall'odioso fardello. Non c'è niente da fare. La Storia è costellata da personaggi minori, e io probabilmente sarò + minore di quanto G.Ferrara non sarà mai stato.

Che smacco, che faticoso & fastidioso smacco per me, questo.


3 commenti:

ivan ha detto...

che storia quella di Trevor Berbick! senza nulla togliere alla tua interessantissima spiegazione sui dB, sia chiaro!

Anonimo ha detto...

fra i mazinga, quello di tipo Z certamente era una versione ottimale - the riciolet

Vilipendio ha detto...

Mah, per carità, ciavete ragione entrambi, sarà forte Tyson vincitore di Berbick e sarà forte il "Z" fra tutti i Mazinger, saran belli gli occhi neri, saran belli gli occhi blu.
Ma il più forte di tutti secondo me rimane G. Ferrara, anche senza i sacchi di farina.

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