martedì 15 aprile 2008

Il racconto più interessante del mondo sull'argomento più palloso.

Rimbambito. Completamente rimbambito. Forse non interessa a nessuno il perché, il giorno dopo la stipula tutta italiana di questo contratto quinquennale nuovo di zecca ma che cavolo, perfino i naufraghi hanno il diritto di insozzare il mare colle loro bottiglie piene di messaggi. Magari scrivo qualcos'altro poi.

Mi arriva la convocazione per fare lo scrutatore alle elezioni. Che strano. L'ho fatto tante volte, e pure il presidente e il segretario, ma è passato un sacco di tempo. Una volta la ritenevo un'ottima occasione di socializzazione intersessuale per un timido come me, che nella convivenza coatta ha sempre avuto la resa migliore. Ma stavolta c'è scritto che il seggio è al 'Centro polifunzionale di Castelnuovo di Porto (RM)' e che 'Le operazioni avranno inizio lunedì 14 aprile 2008 alle ore 7.00'. Eh? Come, i seggi si preparano dal sabato e s'inizia a votare di domenica? Un rapido tuffo nell'Internet (come dice Homer con tono bluffamente smaliziato) mi rivela che dovrò spogliare i voti degli elettori stranieri, gli stessi che un paio di anni fa ci regalarono questo paio di anni fa. 'Che simpatici', penso prima che il gallo canti.

Andatevi a vedere il finale di Cose (ah-ah, bravi commentatori); per quel motivo metto la sveglia alle 05.30 che è notoriamente un'ora fatta apposta per leggere cogli occhi gonfi nel proprio letto le ultime pagine di qualcosa. Il mio programma mi vuole colazionato per le 06.00, evacuato per le 06.30 e se per caso ci ritaglio ¼ d'ora anche doccio-tonificato. Poi alla guida per affrontare in una mezz'ora quella che secondo tuttocittà.it è una distanza di soli 22,8 km e nessuno, dico nessuno potrà rimproverarmi per un ritardo.

La sera della domenica riesco pure ad andare a dormire per le 23.30, leggo un po' e spengo. Mi desto da un blando stato di veglia semicosciente ogni ora, pensando 'che ficata se sarò altrettanto lucido alla sveglia' e non 'che ficata la prevedibilità del sig. dio'. La voce dello stucchevole speaker di Radiorock mi coglie del tutto impreparato a quanto bisogna essere arroganti per fronteggiare il mattino dall'altra parte del fuso orario. Sarà una lunga colazione di frutta ruminata in 1 ora nella ricerca del rassicurante spasmo defecatorio che non verrà. 'Poco male, mi porto i miei Farmamed biodegradabili Copriwater e le mie salviettine umidificate AirOne che m'hanno sempre tratto d'impaccio quelle rare volte che', mi dico ignaro del fatto che traterrò a stento vacue scorregge per tutto il dì.

Appiccio il navigatore satellitare. Mi propone la via Tiberina in luogo della Salaria di tuttocittà.it. 'Vabè, una consolare vale l'altra'. Metto in moto e per due volte alle 6.34 fotografo in corsa col cellulare la mia prima alba mattutina e non notturna dopo il sacco di tempo delle ultime chiuse pre-esame universitario.

Supero il raccordo alle 6.42, leggo il I dei tanti cartelli che m'indicheranno la direzione dei seggi del Centro Polifunzionale ('Però, che org.') e all'imbocco degli ultimi 11 km della Tiberina ingrano la prima per le prossime 2 ore. Dapprima Vilipendo nervoso, 'eccheccazzo, ero praticamente in orario!', poi mi rilasso nel loop di Amen dei Baustelle che mi ammansisce dal lettore cd commuovendomi come ogni volta. Vabè, vedo passare 1 ambulanza, 'che sfiga ci sarà l'incidente'. Il traffico praticamente mi parcheggia in quel cazzo di centro polifunzionale. Sì ma mi parcheggia dove? È immenso e io non ho idea di dove andare. 'Madonna, quindi sto traffico era per venire qui. Tutta sta gente...'. Eh già. Almeno non sono il solo a essere in mostruoso ritardo. Le 8.45.

A un certo punto ciò il raptus del parcheggio. I recenti rapimenti subiti da noi bravi Italiani (ma pessimi elettori mortaccinòstri) negli abnormi parcheggi dei centri commerciali di ultima generazione m'hanno insegnato a cogliere quanti+ punti di riferimento per trovare al ritorno l'autovettura. Mi avvio lungo i fianchi vetrati di una delle tante palazzine infinite, cosparsi di indicazioni numerate di seggi innumerevoli. Chiedo il mio, il 901, e mi ci avvio. Hangar enormi vuoti e occupati da banchi di scuola su cui si accumulano brina, sbadigli e casse di kit da seggio. Trovo il mio, mi aspettano dalle 6.30 un presidentone verace di una 25ina d'anni, la sua mamma signora e una simpatica ragazza di 18 anni che sembra un po' Heater Parisi, 'Allison', dagli occhi molto molto belli e si sa cosa questo voglia dire per la malcapitata di cui lo si dica. “Ma come avete fatto a essere qui in orario, col traffico che c'è?!!”, “Eh, lo sapevamo...”, “e come facevate a saperlo?!!”. Risposte vaghe, appena ascoltate dal mio udito mai come a quell'ora propenso all'oniricizzazione. Boh, si inizia. Si costituisce il seggio.

Avete mai costituito un seggio? Io sì. Si aprono le casse, si scopre che mancano 2 scrutatori su 6, si cerca di capire quanto siano esperti i tuoi sodali (e in questo caso si scoprirà che il presid. non ha manco fatto finta di leggere il libretto di istruz. delle operaz. elettoral. che deve presièd., la sua mamma segretaria meno che mai e che la piccola ma pur brava Allison è alla sua I esperienza di scrutatrice, acc), si sniffa la Coccoina allegata e si copia quello che stanno facendo gli altri. Apriamo come tutti le 3 casse sigillate coi voti di 1200 elettori del consolato di San Paolo, stato Brasile, dipartimento America meridionale. 'Che fico' penso, stasera quando torno a casa cerco su internet il nome & cognome (che tanto c'è il modo di trovarlo sui registri, mi rendoconto subito) del I che nella sua scheda ci mette la fetta di insaccato brasiliano o qualche cruzeiro svalutato e gli scrivo na mail dove gli dico 'che fico eh? sono io che tò scrutato pensa', rimanendoci male se non 'chefìca' pure lui.

Questa vena ilare mi si smorzerà dandomi entro breve l'assaggio di come dev'essere la vita terzomondista di uno che è solo forza-lavoro. 22 ore consecutive di sforzolavoro ininterrotto. Gesti meccanici come apporre timbri o contare schede ripetuti per ore migliaia di volte. Tutto quasi senza mangiare bere fermarsi andare al bagno. C'è una mensa assaltata da quando i primi avvisagliano i sintomi della fame. Io riuscirò a strapparne 1 fetta di carne malcotta ore prima, nervosissima e grassissima che scarterò chirurgicamente nella sua quasi totalità, dei fagiolini sconditi e 1 bottiglietta d'acca2ò frizzantissima che aspettavano solo il mio ingresso illegale fuori orario alle 15.45 sorridendo raminghe e solinghe dall'inox del loro bancone. L'unico approvigionamento delle 2 albe consecutive che ho visto, insieme a mezza scatola di pastiglie di liquirizia Amarelli di Rossano Calabro che fortunatamente avevo appresso e 6 caffé presi 2 alla volta nelle 3 file interminabili fatte alla macchinetta. In più, i bagni erano utilizzati dalle 10.000 persone che tra scrutatori, personale del centro e rappresentanti di lista (uno stuolo, praticamente tutti del Berluska) l'ANSA riferisce brulicassero nel centro che sta ancora Polifunzionando mentre scrivo (e continuerà senza soste a farlo fino alle 3.00 di questa notte, dalle 7.00 del lunedì alle 3.00 del mercoledì sono 44 ore consecutive! senza dormire e senza quasi alimentarsi come Kristo nella sua infinita preveggenza dittatoriale comanda! con bagni Polifunzionanti spesso misti le cui porte non si chiudono perché sporgenti dai loro telai, molti dei quali colla luce saltata e pozzanghere di liquami umani cartaigienizzati ai pavimenti.

E come dev'essere, sta 'vita terzomondista di uno che è solo forza-lavoro'? Vi dirò che se po' fa, non è un impresa impossibile. E che questa è la cosa più terrificante. A un certo punto entri in un mantra di gesti ripetuti, e se una tua necessità improcrastinabile o la semplice lentezza di un tuo collega te l'interrompono t'innervosisci pure. Non parli, non ridi, non ti fai neanche rode il culo. Funzioni. Forse si può fare anche per più giorni. Forse anche per sempre, finchè non muori di logorio. La Storia contemporanea, quell'altra padrona improcrastinabile, ce lo insegna.

Fumatori che nella speranza di finire non fumano mai. Mangiatori e bevitori che nella speranza di finire non mangiano né bevono mai. Se me l'avessero prospettato non ci avrei creduto, anche adesso che sono solo uno stupido ex-fumatore. Fino alle 20.00 abbiamo solo registrato i votanti, semplicemente. Nell'epoca dell'Internet riempiamo 8 registri in formato A3 spessi 10 cm l'uno (non esagero, giuro sulla Tracotanza di dio) con i 96.000 e più nominativi del solo Consolato di San Paolo del Brasile delle spunte dei nostri 1200. Ogni seggio ne possiede una copia in dotazione. Siamo 1200 seggi, l'ANSA vi confermerà. 1200x8 libroni A3x10cm. Sono 9600 copie. I polpastrelli si tagliano appena iniziamo a sfogliarli. Non mi va di fare il calcolo di quanti m-qubi di carta siano, mi rompe i coglioni il solo pensare di farlo a così poco distacco spaziotemporale. Ma viaggiano da Roma a S.Paolo non Ostiense ma del Brasile, e poi da S.Paolo del Brasile a Roma, in compagnia di schede votate, verbali, registri, cancelleria, facchini, ideatori di questo ben più palloso inferno dantesco. Mi scordo di certo un sacco di roba, ma l'esaustività è un'altra di quelle cose che volentieri lascio a chi ha più occhiali di me. E tu sei uno delle decine di migliaia di ingranaggi che assieme a te funziona. 'Per cosa?', ti chiedi senza aspettarti risposta quando l'apatia te lo consente. Ricordi solo la tangenziale di Roma coperta da uno strato di decine di manifesti, altri cm sovrapposti di roba che viaggia pesa si appiccica e va poi smaltita, da cui spuntano le facce di uno che ti ammonisce sornione che tutto questo Se pò fa e di un altro che sfoggia distrattamente punti chirurgoestètici in luogo di punti programmatici. Poi vedi fiorire collaborazionismi stupefacenti. Mi stupivo di come nessuno, compreso io, sbroccasse. Focolai autosopiti di litigi ce n'erano, ma xl'appunto si autosopivano e soprattutto riguardavano i propri colleghi, mai qualcuno cui attribuire la colpa di quanto si subiva, per quanto di quel qualcuno non vi fosse traccia. Stavo per focolare purìo con una giovine e obesa rappresentante di lista di Berluscazzo, perché secondo lei una scheda crociata sul PD (che non è, vi ricordo, l'acronimo della mia esclamazione preferita) con 3 preferenze per l'Italia dei Valori Di Pietra poteva essere valida, e io invece l'avevo considerata nulla. Incredibile, a pensarci adesso per un me + sveglio sostenere la nullità di una scheda PD con uno di Forzaitalia che la difende era come essere acclamato leader di una band motociclistica di scuotitori di zazzere metallari. E zitto zitto vai avanti, perché sennò niente letto, niente paradiso di palpebre chiuse per qualche ora sugli occhi che ti pizzicano come avvolti dalla rubiconda lana di vetro di Giulianoferrara. C'è gente che vive la sua vita così. Incredibile come al giorno d'oggi qualcuno si permetta ancora di contestare il valore delle teorie darwiniane sull'adattabilità degli organismi viventi.

Poi, ora che giudico tutto dall'alto delle mie 5 ore di sonno fuori fuso, ci sarebbe finalmente da parlare dell'utilità almeno politica di quanto è successo. Oggi leggevo che uno del Piddì denunziava irregolarità nei voti esteri che avevano preferito Affollare le Libertà, come successo a parti inverse troppo poco tempo fa. 'A Vàlte', meno chiacchiere sulla rimozione delle vecchie tattiche elettorali e più Sepoffàtti, la prossima volta. Se mi sforzo di proseguire nell'opera di correttezza cronistica poc'anz'intrapresa colla Parabola della giovine obesa rappresentante di liste avverse, dico che le irregolarità c'erano, ma assolutamente aleatorie e quindi paritetiche nelle parti.

Una macchina di morte ma viva, innescata per far votare un popolo che non conosco e che non mi conosce. Che certe volte colla stessa calligrafia, senza mascherarla, riempie le schede di 4 elettori diversi evidentemente apparentati fra loro. Che certe altre si sforza di tracciare il suo pensiero ottuagenario su 'ste cartacce zozze, e lo fa indicando 3 preferenze a 4 liste diverse. O lo fa maledicendo per iscritto l'Italia in cui non abita più e noi che l'abitiamo ancora, con un'ingenuità ben più candida di quella che ho letto nei seggi della Capitale. O magari, provando a cancellare un errore con pennarelli di tutte le fogge o col proibitissimo bianchetto, su un voto che spesso rappresenta l'unico legame rimasto colla propria infanzia. Lo fa provando maldestramente a decifrare le incomprensibili istruzioni su come comporre le schede votate in un plico piccolo da inserire in uno più grande col cedolino elettorale ritagliato per 1 terzo in un punto preciso. Lo fa incurante delle maledizioni degli scrutatori che lo bersaglieranno mentre vegetano sequestrati nel loro Polifunzionamento inqualificabile.

Lo fa esprimendo per la seconda volta, almeno nel mio seggio, un'assoluta controtendenza alla Berluskofilìa di queste parti.


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