venerdì 28 marzo 2008

Io me mio.

Io sono il possessore non so quanto fortunato di una tecnica di lettura iper-veloce che neanche Superman (pron. “Sùperman”). La voglia empirica di vedere in fretta come va a finire mi fa divorare libri e fumetti più velocemente di chiunque altro conosca. Il fatto che poi mi piaccia rileggere le cose già lette e piaciute può essere indice della pochezza del mio trattenere informazioni, oltre che della mia usuale pigrizia. In quest'ultimo caso, che ci sarebbe di male? Ho sempre ritenuto la pigrizia un organo di senso inestimabile, oltre che impalpabile. Lo dico anche a lezione ai miei alunnetti, legittimando per quanto sia in mio potere le ragioni che avevano a scuola nel non studiare cose solo perché costretti senza alcuna motivazione convincente. Le conosco bene quelle ragioni. Li sprono inoltre a fare lo stesso con la grigia materia che insegno (fisica acustica, ma l’ho già detto) qualora nonostante i miei sforzi non la ritengano di qualche utilità. Ehm - devo dire che la studiano, nonostante sia proprio grigia-grigia. Forse per la pietà che coi miei sforzi ispiro. Ma dicevamo, pensa che orrore se non ce l’avessimo, la pigrizia: ore, giorni, settimane e mesi per erudirci sull'uso delle Tavole dei logaritmi quando una calcolatrice da pochi ecu sarebbe lieta di calcolarcene a bizzeffe in qualsiasi base x (non m’invento niente, l’intero I quadrimestre del mio II liceo m'ha visto coinvolto in codeste pantagrueliche tavolate più perentorie di quelle piovute in testa a Mosè sul monte Sinai). Oppure: rischieremmo – perché no? – di pulire per anni una mela prima di mangiarla, se non vedessimo chiara la convenienza di trarci d’impaccio nel modo più efficiente possibile. E mangiare una mela per quanto possa essere piacevole e salutare non è il massimo della vita, se pensi x es. ai catechismi che ne sono scaturiti. Non so voi, ma io se non avessi la vista e la pigrizia pagherei qualche ecu in più per quest’ultima.


E prima, che stavamo a dì? Della mia iper-lettura. Beh, giudicate voi: il catalogo della mostra “Nell’occhio di Escher” (Musei Capitolini 2004, Roma), 160 pp. circa, 6 prefazioni, 1 introduzione, 1 commento critico, 1 saggio esegetico su ispirazioni e influenze, 1 biografia, 1 catalogo di 102 opere riprodotte, note e bibliografia. Giuro non ho saltato neanche una pagina, e si può ben immaginare che guardando riproduzioni di opere di Escher s’indugi almeno delle belle decine di secondi su quelle più flippate. Tutto, dico tutto nell’arco di 1 seduta su ceramica scrosciospurgànte. 1 cagata, intendo, e fatta, non letta. Ammetto un po’ di mal di pancia quella volta, ma niente di particolarmente straordinario. Una praticamente normale, senza dover perdere il tempo di definire univocamente il concetto di normalità che ciànno già provato in tanti e subito mi suona stimata e palpabile la Pigrizia. Va detto al proposito che mamme, parenti e amici concordemente sin dalla mia più tenera età m’hanno sempre pronosticato (e forse rancorosamente augurato) emorroidi precoci. Sono lieto di smentire tutti. Fatto sta che nel chiuso dei bagni che avevo la ventura di visitare mi sono letto certi Topolini, fumetti, interi capitoli di libri, quotidiani e altri periodici, giornaletti sòzzi e tanto altro, che ancora mi ci lecco i baffi. Anzi è possibile stimare che una piccola ma significativa percentuale della mia disordinata formazione culturale sia passata attraverso gli afrori delle stanze da bagno. Ma in effetti per quanto interessanti questi discorsi siano almeno per me, nei miei intenti principali c’era il parlare delle mie sensazioni su Escher.

Da sempre m’ha ficato, sto tipo. Ma chi s’immaginava che il gioviale copertinista dei tomi di Fisica 1 che mi furono imposti all’università fosse cosi vasto e vario, così anticamente nuovo e interessante? Ora ho scoperto che passò un sacco di tempo in Italia, e che solo l’obbligo di Balillàre i suoi pargoli e scurire eccessivamente le sue camicie lo decise a un improvviso sfilarsi dallo Stivalone. Che tra le varie sue litografie ritrasse Alfedena, l’amato paesello! (bella Daniè), che fra l’altro ci sto adesso e quando mi affaccio dalla vetrata della cucina vedo la pineta in cui avrà passato ore a disegnare, visto il punto di vista ritratto nel ritratto. Aveva girovagato in lungo e in largo per gli Ubertosi Abbruzzi che mi derivano e che amo, ed è un precursore e forse il più grande della Optical Art che mi fa impazzìr, che fu influenzato da italiani tipo Piranesi (andate a vedervi Le carceri d’invenzione) e futuristi fichissimi come Dottori (presto! di corsa su Incendio-città che poi mi ringraziate), oppure che nelle sue più audaci visioni spazio-temporali mutuò la composizione a episodi riuniti in un'unica scena delle opere sacre del medioevo italiano (c’era pure un fumettista italiano interessantissimo che faceva cose simili, di lui mi ricordo una versione di Romeo e Giulietta e altre storie pubblicate daL Giornalino, che anche se era una rivista che si comprava in chiesa ciaveva poi dentro fumetti molto belli, mò m’informo, ecco qua, Google dice che era lo strepitoso Gianni De Luca). E poi la serie 'Roma di notte', squarci riconoscibilissimi della mia città pittati al buio di una torcina elettrica che teneva appesa a 1 bottone del bavero del paltò per astrarne texture ardite e ombre geniali. I 'Giorni della creazione', originalissime elaborazioni della Genesi di cui m'ingozzai da piccolo, cose che di lui non avevo mai visto, una serie di stili veristici o geometrici che non gli sapevo. Infine è morto il 27 marzo 1972, nell'istante esatto in cui spegnevo la mia prima candelina!

Ma poi m’accorgo di una cosa, che sùbito mi diventa principale. Ogni volta che ho provato piacenza (la sensazione, non la città) nei confronti del personaggio e delle sue opere c’era di mezzo la mia esperienza personale. Cioè me, in pratica! Andatevi a rileggere l’ultimo paragrafetto, non ciò voglia di copiaincollare punto per punto, e se non ciavete voglia di rileggere neppure voi che state leggendo a fare? Che, non avete letto manco la parte sull’irrinunciabilità della pigrizia? O ciavète forse una lettura iper-mega-veloce ancora più singhiozzante della mia? Fate come vi pare ma a me questo pensiero ne ha concatenati subitaneamente altri in forma di elenco ordinato di domande, di cui grazie alla mia memoria fotografica allego diapositiva:

1) quanto sono egocentrico?
2) quanto sono presuntuoso?
3) possibile che un uomo dal genio così indubbiamente superiore al mio (Escher) debba essere ammirato da uno così indubbiamente inferiore a lui (io) per il semplice riscontrare nella sua arte intersezioni che risultano marginali e insignificanti a chiunque altro?
4) è questo un meccanismo convenzionale dell’Ammirare l’Arte?
5) o piuttosto è una semplice empatia da Fan Sfigato?
6) tutti fanno così come me?
7) o sto solo giustificando la mia pochezza col mezzogàudio del malcomùne?
8) visto che la mia prima candelina e la sua vita si spensero contemporaneamente il 27/03/1972, quanto ci vorrà ancora prima che incontri la madre dei miei figli?

Questi sono senz’altro punti di riflessione gravissimi e importantissimi, e sarebbe da svilupparli e sviscerarli sistematicamente con un metodo d’analisi il più meticoloso possibile. Ma chi cià tempo? Solo a contorcere questa penultima frase m’è salita una tale noia che tra poco spengo il portatile e vado a letto. Cioè già ci sto a letto, intendo Spengo la luce e dormo. Ma come si fa? Non ciò la voglia di svilupparli ma sti pensieri celiò tutti. Sono troppo stanco e svagato per mettermi a ricordare se ogni volta che ho amato (per vedere cosa cfr. Cose) era per Riconoscenza di pezzi di me. Sarebbe davvero da sbruffone, se così fosse. Fortuna che sono troppo indolente per dolermene, e so che continuerò a godermi tutti i godimenti più nobili e più iniòbili che mi càpitano in guisa di porcello. Sensorialmente cioè, cogli organi di senso spalancati come narici spalancate. I me mine canterebbe Giorgèrrison, solo 3 parole e poi via! di nuovo col broncio. Questo dimostra ancora una volta quanto i Beatles siano più in là di chiunque altro (cioè di me, ci risiamo colla tracotanza), se solo 3 parole delle loro bruciano 1.354 delle mie (almeno finora, non le ho contate, è una funzione automatica di Openòffice, sarò pigro ma non pazzo). Eppure pure oggi con sta scusa ho scritto, e quando ho scritto mi è piaciuto di stare al mondo.


1 commento:

Anonimo ha detto...

Molto bello. Il mio piano per le restanti molteplici ore della giornata è fronteggiare una parallelepipedo piatto il cui rapporto lati di due delle sue facce dicono ritornar sedicinoni e nel cui interno pare abbiano cacciato del plasma. Porcoddio...cmq dicevo... molto bello. Forse troppo nascosto, goccia nel www, ma goccia di accadueesseoquattro.I neologismi che hai neologgato me fanno impazzì. Mecojoni complimenti.

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